13/09/2011

Pedofilia: vittime degli abusi sessuali denunciano il Papa e il Vaticano

Pedofilia: vittime degli abusi sessuali denunciano il Papa e il Vaticano

Un'associazione Usa ha Depositato al Tribunale dell'Aia. L'accusa: «Il Vaticano tollera e permette la sistematica e diffusa protezione» di chi commette molestie sui minori

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03/06/2011

Mladic: «Ho difeso la mia gente e il mio Paese. Né colpevole, né innocente»

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DIRETTA TV AL TRIBUNALE ALL'AIA. L'ex generale serbo-bosniaco deve rispondere di due genocidi e altri 10 crimini. Nuova udienza il 4 luglio

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13/03/2009

Liberati gli ostaggi in Darfur

Liberati gli ostaggi in Darfur

 

Soddisfazione di Napolitano, fini e frattini. La conferma della Farnesina: tra di loro il medico italiano D'Ascanio. Erano stati rapiti due giorni fa

 

Mauro D'Ascanio (Ansa)
Mauro D'Ascanio (Ansa)

MILANO - «Liberati i quattro operatori di Medici senza frontiere, tra cui il medico italiano Mauro D'Ascanio, rapiti due giorni fa in Darfur». La notizia è stata diffusa dalla Farnesina. Il direttore generale dell'associazione umanitaria di Medici senza frontiere, Kostas Moshochoritis, in un primo momento aveva confermato che la liberazione era avvenuta verso le 20 (ora italiana) e che non era stato pagato alcun riscatto. «In questi giorni abbiamo avuto contatti diretti con i sequestratori - ha spiegato Moshochoritis - ma non siamo in grado dire a che gruppo appartenessero o se fossero filogovernativi. L'unica cosa che posso assicurare è che non è stato pagato alcun riscatto». Più tardi, in serata, l'organizzazione ha però specificato che non poteva confermare l'avvenuta liberazione, ma solo di essere stati informati della loro possibile liberazione.

GLI ALTRI OSTAGGI - Insieme a D'Ascanio erano stati rapiti anche l'infermiera canadese Laura Archer, il coordinatore francese Raphael Meonier e un guardiano sudanese, mentre un altro operatore locale - e non due, come riferito giovedì - era stato rilasciato subito dopo il sequestro avvenuto a Serif Umra, nel nord del Darfur, da parte di un commando armato.

LE REAZIONI - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso viva soddisfazione per la notizia dell'avvenuta liberazione del connazionale Mauro D'Ascanio e degli altri operatori di «Medici senza frontiere». Lo riferisce l'ufficio stampa del Quirinale. Anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha accolto con «soddisfazione» la notizia. La Farnesina sottolinea come «la linea del silenzio stampa e la forte collaborazione istituzionale abbiano prodotto un risultato importante ed atteso». Il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, ha sottolineato il proprio «apprezzamento per la dimostrazione di professionalità ed efficienza fornita da tutte le Autorità che hanno lavorato incessantemente ed efficacemente per la positiva soluzione della vicenda». Soddisfazione anche dal presidente del Senato, Renato Schifani.

LA GIOIA DEI FAMIGLIARI - L'annuncio della liberazione è stata accolta con gioia in casa di Mauro D'Ascanio. La notizia è stata data alla mamma e ai fratelli di D'Ascanio dalla sede di Roma di Msf. I familiari del medico italiano al momento hanno preferito però non commentare l'avvenuta liberazione. «Siamo felici - risponde al telefono Andrea Pontiroli, un operatore di Msf - ma preferiamo non dire nulla per ora. I familiari di Mauro si riservano di fare una dichiarazione sabato mattina». Ad attendere notizie nella casa di Viale Milano a Vicenza c'erano la madre di Mauro, Anna Maria Di Berardino, e i due fratelli, Andrea e Paola.

GOVERNATORE SUDANESE: «STIAMO TRATTANDO» - Il governatore del Darfur, Osmane Mohammed Yousif Kibir, in precedenza aveva riferito di conoscere la località dove gli ostaggi sono tenuti, ma di stare ancora trattando per la loro liberazione.


12/03/2009

Darfur, sequestrati tre operatori Msf Tra loro un italiano. «Chiesto riscatto»

Darfur, sequestrati tre operatori Msf Tra loro un italiano. «Chiesto riscatto»

 

Le sezioni di Francia e Paesi Bassi erano state espulse da al bashir. Rapiti un medico francese e un infermiere canadese. Due locali rilasciati. La Farnesina: «Massimo riserbo»

 

Un centro di Msf in Darfur (Epa)
Un centro di Msf in Darfur (Epa)

KHARTOUM - Tre operatori della sezione belga di Medici senza frontiere, tra cui un medico italiano, sono stati sequestrati nella regione sudanese del Darfur. Gli altro sono un medico francese (coordinatore della missione) e un infermiere canadese. Per i tre ostaggi sarebbe stato chiesto un riscatto. La Farnesina ha confermato il rapimento dell'italiano, chiedendo però di mantenere il massimo riserbo sulla vicenda.

GRUPPO ARMATO - Il sequestro è avvenuto intorno alle 19 di mercoledì nella cittadina di Serif Umra. Un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nella sede di Msf portando via cinque operatori: oltre ai tre stranieri, anche due operatori locali rilasciati poco dopo. Tutti fanno parte della sezione belga dell'organizzazione, rimasta nel Paese dopo l'espulsione di diverse Ong seguita al mandato di arresto spiccato dalla Corte penale internazionale contro il presidente sudanese Al Bashir. «Possiamo confermare che un gruppo di uomini armati sono entrati (nella sede) e hanno ordinato a cinque persone a seguirli. Tre appartengono allo staff internazionale e due a quello nazionale» ha detto Kamla Saiki, portavoce dell'Unamid (agenzia Onu). In precedenza era stata diffusa la notizia che i rapiti erano sei, ma secondo l'Unamid uno di loro, sudanese, è stato subito rilasciato. «Possiamo confermare che uno dei rapiti è un medico italiano, per il momento non ne forniamo il nome» ha detto un portavoce di Medici Senza Frontiere.

MASSIMO RISERBO - Il ministero degli Esteri, in contatto con i familiari del rapito, si è messo subito in modo per arrivare a una soluzione e ha chiesto a tal fine la collaborazione delle autorità sudanesi, cui è stato sottolineato che obiettivo assolutamente prioritario deve essere la piena salvaguardia dell'incolumità del connazionale e che pertanto non devono essere intraprese azioni che possano comprometterla. Il ministro Frattini ha chiesto di osservare il più stretto riserbo, per non intralciare gli sforzi diplomatici e non mettere a rischio l'incolumità dell'ostaggio.

RISCATTO IN DENARO - Per la liberazione dei tre ostaggi sarebbe stato chiesto un riscatto in denaro. Lo afferma l'agenzia Unamid, che parla di «informazioni ancora non confermate». «Si tratta della prima volta, per quanto ne sono a conoscenza, che operatori umanitari internazionali vengono rapiti in Darfur» ha detto Kamla Saiki, portavoce dell'Unamid. Msf ha intanto deciso di spostare la propria sede in una zona più sicura del Sudan.

ONG ESPULSE - Le sezioni francese e olandese di Msf sono state espulse dalla regione sudanese la scorsa settimana insieme a un'altra decina di Ong (Organizzazioni non governative), dopo che la Corte penale internazionale dell’Aia ha spiccato un mandato di arresto contro il presidente Omar Al Bashir per crimini di guerra e contro l’umanità. Khartoum ha accusato le ong di aver collaborato con la Cpi. L’ordine di espulsione non ha riguardato le sezioni belga, svizzera e spagnola di Medici senza Frontiere.

CRISI DIMENTICATE - Giusto un giorno prima l'organizzazione aveva presentato a Roma il «Rapporto sulle crisi dimenticate», secondo cui Darfur e Sudan, Zimbabwe, Somalia e Myanmar sono le situazioni umanitarie più ignorate dai media italiani nel 2008. «Oltre a portare soccorso alle persone in difficoltà, il nostro obiettivo è anche quello di denunciare quanto l'azione umanitaria viene ostacolata e supportare i mezzi di comunicazione nel diffondere informazioni precise su ciò che avviene in certi contesti» ha detto Kosta Moschochoritis, direttore generale della sezione italiana.


08/03/2009

Bashir in Darfur, sfida alla corte dell'Aja

Bashir in Darfur, sfida alla corte dell'Aja

 

Si temono ritorsioni sulla popolazione nel caso non venga rivisto il mandato di arresto. Il presidente sudanese: «Lotteremo contro il neo colonialismo». «Espulso chi non rispetta le nostre leggi»

 

NAIROBI – Sfidando il mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale, il presidente sudanese Omar Al Bashir è volato da Khartum in due capoluoghi del Dafur: El Fasher e Nyala. A El Fasher è stato accolto da manifestazioni di gioia e giubilo.

MANIFESTAZIONI «SPONTANEE» - Il corteo presidenziale era seguito da un codazzo di uomini a cavallo e a dorso di cammello. Molti i janjaweed, le milizie arabe paramilitari filogovernative che terrorizzano i civili. Ma ai lati della strada cortei di gente che sventolavano bandiere sudanesi e foto del presidente, incriminato. Sotto una dittatura non ci si può rifiutare di partecipare alle «manifestazioni spontanee». Dal palco l’uomo forte del Sudan ha tuonato contro le organizzazioni non governative, i diplomatici e la forza di pace mista Unione Africana/Nazioni Unite: «Se non rispetteranno le leggi del nostro Paese saranno espulsi tutti - ha minacciato tra gli applausi generali -. «Combatteremo contro il neocolonialismo e non permetteremo a nessuno di minare la pace e l'unitá in Sudan».

I NEGOZIATI DI DOHA - Quella di Bashir nella provincia occidentale, dilaniata da un guerra civile che ha provocato almeno 300 mila morti, è una visita dal carattere assolutamente simbolico per dimostrare ai suoi alleati (segnatamente l’Unione Africana, Lega Araba e Cina) e al mondo che il leader è sempre in sella e controlla la situazione. Negli ambienti diplomatici sudanesi corre voce che il leader di Khartoum stia preparando anche una visita a Doha, in Qatar, in previsione dell’apertura di nuovi negoziati di pace con i ribelli darfuriani, ma l’emiro locale rema perché Bashir non si presenti all’appuntamento. Per altro anche i guerriglieri hanno fatto sapere che non intendono parlare con un ricercato.

LE ESPULSIONI - Il viaggio di oggi segue anche l’espulsione di 13 organizzazioni internazionali e la chiusura di tre locali sudanesi, che aiutavano la popolazione sfollata nei campi profughi. L’accusa che viene loro rivolta è di aver collaborato con gli investigatori del tribunale internazionale. Mentre l’aereo di Bashir atterrava a El Fasher un portavoce del governo, incurante delle proteste dell’Onu perché fosse rivisto l’ordine di espulsione, ha ribadito che la decisione è irreversibile: abbiamo le prove che hanno coooperato con la Corte Penale. Le organizzazioni non governative, tra cui Medici senza Frontiere, Save the Children e Oxfam, hanno negato qualunque rapporto con gli investigatori. Resta però il fatto che questi organismi sono dei testimoni scomodi e che il governo ha sempre ostacolato il loro lavoro. L’Onu sostiene che senza le agenzie di volontariato le operazioni umanitarie (le più importanti e impegnative del mondo) crolleranno. Rischiano addirittura uno stop con conseguenze catastrofiche sulla popolazione.

RISCHIO RITORSIONI - In sei anni di conflitto si calcola che gli sfollati siano oltre 2 milioni e mezzo. Sembra quasi che sulla sorte della povera gente si giochi un braccio di ferro. Gli amici di Bashir – più o meno tutti i governi dittatoriali – hanno chiesto al Consiglio di Sicurezza che l’esecuzione dell’ordine di arresto sia procrastinata di un anno. A Khartoum negli ambienti diplomatici c’è un po’ di preoccupazione per il futuro e ci si domanda cosa succederà se l’Onu respingerà la richiesta. Il Sudan cercherà una vendetta con tutte le conseguenze del caso. Se invece il consiglio di sicurezza accetterà le richieste i sudanesi ringalluzziti dalla vittoria potrebbero ritornare a massacrare impunemente le popolazioni africane che abitano il Darfur. Il presidente sudanese, chiudendo i rubinetti degli aiuti cerca di esercitare una forte pressione perché la richiesta di rinvio sia accolta. Insomma o congelate il mandato o la gente senza più nessuna assistenza aiuto morirà.