06/04/2011

Hotel, aerei, fazendas e ospedali Il piano vendite del San Raffaele

Hotel, aerei, fazendas e ospedali Il piano vendite del San Raffaele

La lista con le possibili dismissioni conta al momento una decina di voci. L'obiettivo: incassare subito 120 milioni per far fronte ai 900 di debiti

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05/12/2010

Gli hotel da sogno (e a poco prezzo) secondo la rete

Gli hotel da sogno (e a poco prezzo) secondo la rete

Nella top ten degli alberghi di design d’Europa, c’è anche un nome italiano, a Pesaro. Secondo i giudizi dati in rete ecco quelli dal design curato più belli ed economici: da Madrid a Budapest, da Vienna a Lisbona, si dorme anche con 30 euro

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14/09/2010

Hotel "ritoccati" quando il depliant racconta frottole

Hotel "ritoccati" quando il depliant racconta frottole

Ti aspetti una piscina e trovi una pozza, un panorama e trovi un muro. Un sito smaschera gli alberghi che promuovono se stessi come i luoghi più belli del mondo. E non lo sono affatto

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04/05/2009

L’ex Alitalia degli sprechi: 60 sedi all’estero da chiudere

L’ex Alitalia degli sprechi: 60 sedi all’estero da chiudere

 

A Hong Kong 15 dipendenti in hotel senza alcuna rotta. Il commissario Fantozzi trova depositi sconosciuti per 50 milioni

 

Augusto Fantozzi (LaPresse)
Augusto Fantozzi (LaPresse)

ROMA - Immagina se stesso, Augusto Fantozzi, nei panni di Fausto Coppi sullo Stelvio. Ma a differenza del Campionissimo il commissa­rio di quella che fu l’Alitalia non alza mai la testa dal ma­nubrio. «Condannato a peda­lare e basta», ripete tutti i giorni ai suoi collaboratori. La salita è ripida e a ogni tor­nante c’è una sorpresa. Un nuovo creditore, o una rogna che nessuno poteva prevede­re. Per esempio quella, pazze­sca, con cui Fantozzi è alle prese adesso: le sedi dell’ex Alitalia all’estero. Sapete quante? Sessanta.

Tante era­no ai tempi d’oro, per inten­derci quando (fino a poco tempo fa) all’aeroporto londi­nese di Heathrow la compa­gnia di bandiera italiana sti­pendiava 300 (trecento) per­sone, e tante sono rimaste do­po, quando le destinazioni in­ternazionali dell’Alitalia si erano ridotte a una sparuta quindicina. Magari ci sarà una spiega­zione. Ma che questo possa essere considerato accettabi­le, no davvero. Soprattutto considerando i costi assurdi che ancora adesso gravano sulla liquidazione della com­pagnia di bandiera. C’era una sede in Libia, chiusa giovedì scorso. Una in Senegal. Addi­rittura due in India: a Mum­bai e Nuova Delhi. E via così. Abbassare la serranda di quegli uffici è complicatissi­mo, come sta sperimentando Fantozzi. Si deve liquidare il personale, battagliare con i sindacati, risolvere le grane con il fisco locale. Ma non è soltanto per questo che l’Ali­talia ha continuato a far corre­re per anni gli stipendi, i con­ti dell’albergo, i bonifici ai for­nitori. Talvolta si è giustifica­to il mantenimento in vita di quelle costose strutture con la necessità di conservare gli slot, cioè i diritti di decollo e atterraggio: per una rotta abo­lita! In altri casi è stata solo inerzia. Costosissima inerzia. Prendiamo la sede di Hong Kong, dove l’Alitalia non vola più da tempo, e dal 2008 ha soppresso anche i collega­menti cargo. Quindici dipen­denti e un conto di 1.200 dol­lari al giorno per il lussuoso hotel Hyatt. Per ironia della sorte, la filiale di Hong Kong dell’Alitalia, cioè una compa­gnia aerea fallita, aveva 7 mi­lioni e mezzo di euro, liquidi. Erano depositati in una ban­ca locale.

Un tesoretto che a quanto pare c’è anche in Bra­sile, Argentina, Venezuela e chissà in quanti altri posti. Fantozzi e i suoi hanno calco­lato che nelle banche in giro per il mondo l’Alitalia abbia depositi per molti milioni di euro. Quanti? Decine. Forse una cinquantina. Non saran­no la soluzione, ma perché la­sciarli lì? Soprattutto, perché non fermare al più presto l’emorragia degli uffici este­ri? Tanto più che ogni euro speso per mandare avanti quelle baracche è un euro sot­tratto ai creditori. Nessuno è in grado di dire quale sia esattamente il loro numero. Ma non sono meno di 23 mila, compresi i dipen­denti che devono avere circa 205 milioni di liquidazioni. Di conseguenza, non si può sapere con precisione quanti soldi servano per pagarli. Uni­ca certezza: i debiti con mi­gliaia di fornitori accumulati dall’Alitalia prima del com­missariamento, il 29 agosto 2008, saranno gli ultimi a es­sere onorati. Se ci saranno an­cora soldi. È la dura legge del­le liquidazioni. Prima si paga la «prededuzione», cioè i co­sti della liquidazione e gli im­pegni contratti dai liquidato­ri dopo il commissariamento. Poi i dipendenti. Quindi gli enti di previdenza, gli avvoca­ti e i consulenti. In fondo, gli altri. Cioè i fornitori «ante» 29 agosto. E lo Stato, verso cui l’Alitalia in liquidazione ha un debito di 300 milioni: il «prestito ponte» concesso per evitare il fallimento dopo che era saltata la trattativa con Air France. Che a questo punto sarebbe forse meglio chiamare «regalo ponte». A complicare ulteriormen­te le cose c’è la prospettiva di un contenzioso immane.

Dal­le piccole cause di lavoro dei dipendenti (molti anche ob­bligazionisti) alle controver­sie internazionali. Un assag­gio? L’Alitalia si era coperta dal rischio di cambio sul prez­zo del petrolio con derivati del Credit Suisse. Al commis­sariamento, la banca ha eser­citato il diritto di recesso inca­merando 50 milioni. Almeno 7, sostiene Fantozzi, non do­vuti. Così inevitabilmente si è arrivati alle carte bollate. La fotografia degli sfortuna­ti creditori scattata il 29 ago­sto 2008 è la sconcertante pre­messa di una liquidazione de­stinata a battere ogni record di durata. Roba da far impalli­dire la procedura dell’Itavia, compagnia del Dc9 abbattuto nel 1980 sui cieli di Ustica: ini­ziata nel 1981, ventotto anni dopo è ancora aperta. Per la gioia di avvocati e consulen­ti. I pochi che in queste situa­zioni guadagnano davvero. La lista dei vecchi fornitori che vantano soldi è tanto ster­minata quanto (pare) incom­pleta. Al punto che balla pure la cifra totale: 320 milioni? 350? O 400? Boh. Ci sono so­cietà aeroportuali (gli Aero­porti di Roma hanno penden­ze per una quarantina di mi­lioni), compagnie petrolifere, albergatori. Autonoleggi, ri­storanti, bar degli aeroporti, editori: dal Financial times (39.091 euro) al gruppo l’Espresso (667.567), alla Rcs quotidiani che edita il Corrie­re (293.333), al Messaggero (15.069). Poi Telecom Italia, con 3,5 milioni di bollette ar­retrate. Ma anche le autorità aeroportuali di mezzo mon­do. La Coca Cola (574.505 eu­ro). Il profumiere Yves Saint Laurent (14.605 euro). Non manca nemmeno Peccati di Capri, la piccola ditta napole­tana che forniva i cioccolatini di benvenuto ai passeggeri (3.852 euro). E neppure la In­ce 2002 srl, società alla quale venne affidato durante la ge­stione di Giancarlo Cimoli il restyling della rivista di bor­do, Ulisse 2000, e che era pos­seduta al 50% dall’attore Pino Insegno. Credito: 77.259 eu­ro. E 60 centesimi.

Sergio Rizzo


09/04/2009

Arrivano gli sfollati del terremoto Ma i posti sono già occupati

Arrivano gli sfollati del terremoto Ma i posti sono già occupati

 

FEDERALBERGHI ROMA HA MESSO A DISPOSIZIONE 2000 POSTI LETTO. Gli albergatori del litorale romano: ospitiamo ancora le famiglie senza casa dopo l'alluvione all'Idroscalo

 

 

L'alluvione all'Idroscalo dello scorso novembre (Faraglia)
L'alluvione all'Idroscalo dello scorso novembre (Faraglia)

Posti letto contesi sul litorale romano. Sfollati contro sfollati. Perché, se da un lato anche l'Assohotel di Ostia aderisce alla proposta della Federalberghi romana che ha messo a disposizione duemila posti letto per gli sfollati del terremoto in Abruzzo, l'associazione imprenditoriale, in prima fila nell'assistenza ai senza casa, segnala però pure alcune difficoltà nella collaborazione con il Campidoglio.

ALLUVIONE DI NOVEMBRE - «Stiamo già alloggiando una cinquantina di famiglie dell'Idroscalo rimaste senza dimora dopo l'alluvione del novembre scorso. Ma il Comune di Roma ancora non ci ha pagato i rimborsi previsti», dice Giorgio Bertusi, il presidente dell'Assohotel e gestore dell'albergo Kursaal di Castelfusano. «Di fronte alle difficoltà di mamme, papà e bimbi che non hanno più una casa dove dormire - prosegue - comunque mi rendo conto che il problema diventa secondario».

CORRISPETTIVI IN RITARDO - Molti albergatori sono però perplessi di fronte alle richieste di aiuto che vengono dai Comuni accusati di rimborsare i corrispettivi con molto ritardo. «Prima del terremoto mi sono arrivate molte lamentele da parte degli associati - racconta amareggiato Bertusi - sempre più contrari alla collaborazione con le istituzioni che a vario titolo chiedono collaborazione nell'aiuto a chi, per un motivo o per l'altro, ha bisogno di ospitalità». Un problema che si fa più sentito soprattutto adesso che sta cominciando l'estate e sul litorale i turisti cominciano a chiamare per le prenotazioni. Qualche volta poi il sostegno va a chi proprio non ne ha bisogno. L'albergatore ricorda un caso, riguardante uno degli sfollati dell'Idroscalo, scoperto la settimana scorsa dai vigili di Ostia: «Nonostante avesse l'assistenza alloggiativa, al Pra gli risultano intestate 30 automobili».

Alessandro Fulloni


03/03/2009

LA GUIDA MICHELIN SBARCA SULL'IPHONE

LA GUIDA MICHELIN SBARCA SULL'IPHONE

 

PARIGI - Le guide Michelin festeggiano oggi la loro centesima edizione al Musee d'Orsay dando prova di ottima salute e vitalita' nonostante le ricorrenti polemiche sulla sua utilita' o sui criteri di merito degli chef. La guida, di cui nel 2008 sono state vendute 1,2 milioni di copie, rappresenta lo 0,5% del fatturato del gruppo di pneumatici Michelin assieme alle guide turistiche e le carte stradali che non sembrano aver subito la concorrenza di Gps e internet.

''In questi anni abbiamo visto che sono complementari, tanto e' vero che abbiamo venduto 2,5 milioni di guide turistiche e 12 milioni di carte stradali'' ha dichiarato il direttore generale Carte e Guide Christian Delhaye a margine della conferenza stampa per il lancio della nuova guida per la Francia che ha attirato oltre 250 giornalisti da tutto il mondo, a riprova che per quanto contestata la guida rimane sempre 'un avvenimento' di richiamo.

Per stare al passo coi tempi, le guide gastronomiche Michelin hanno anche deciso di approfittare dell'opportunita' offerte dalla telefonia mobile, cominciando dall'iPhone dove sara' possibile scaricare per 14 euro la sua selezione di alberghi e ristoranti in Europa (7,9 euro per la Francia).

La guida gastronomica, che e' rimasta rossa come quando era stata lanciata nel 1900 in 100 copie da distribuire ai pionieri dell'auto, ha anche in programma una forte espansione all'estero, in Asia con una seconda guida in Giappone (la guida di Tokyo e' stata venduta al suo lancio nel 2007 in 300.000 copie in cinque settimane) e negli Usa, dove e' gia' presente con quattro guide.

La guida gastronomica e' gia' presente in 23 paesi, tra cui l'Italia che puo' vantare 5 tre stelle, di cui 3 attribuite a chef donne, un primato mondiale. Lanciata in Francia nel 1900 (non e' uscita durante le due guerre) come libricino pieno di informazioni pratiche da offrire ai rari pionieri dell'auto, la guida si e' andata via arricchendo per arrivare a selezionare, per la sola Francia 8.499 tra alberghi e ristoranti.

Per celebrare la centesima edizione, Michelin ha anche deciso di affidare ad artisti la creazione, assieme a grandi chef, le copertine di cento guide, tante quante quelle distribuite nel 1900.


Nessuna novità per l'Italia nella centesima edizione della prestigiosa guida gastronomica Michelin, che conferma i cinque ristoranti già laureati con le 'tre stelle', il massimo riconoscimento.

Si tratta del ristorante 'Il Sorriso' di Soriso (Novara), di Le Calandre di Sarmeola di Rubano (Padova), 'Dal Pescatore' di Canneto sull'Oglio (Mantova), 'Enoteca Pinchiorri' di Firenze, e 'La Pergola' situato all'ultimo piano dell'Hotel Hilton di Roma.

Il ristorante parigino dell'omonimo hotel, 'Le Bristol', che vede ai fornelli lo chef Eric Frechon, e' l'unico ad essere stato promosso a 'tre stelle'.

Frechon, 45 anni, strenuo difensore della cucina francese, di cui ripercorre con cura i sentieri originali, e' l'unico ad essere stato promosso al vertice nell'edizione centenaria della bibbia della cucina. Il piu' celebre dei clienti abituali del Bristol e' il presidente francese, Nicolas Sarkozy. Di recente, vi ha invitato l'ex premier britannico Tony Blair e il presidente egiziano Hosni Mubarak in occasione di due loro visite a Parigi.

08/12/2008

Arresti in Pakistan per l'attacco a Mumbai

Arresti in Pakistan per l'attacco a Mumbai

Preso nel raid anche Lakhwi, leader dell'organizzazione Jamaat-ud-Dawa e indicato come regista dell'attentato, in manette anche altri 14 militanti

 

 

ISLAMABAD - Catturato in Pakistan Zakiur Rehman Lakhwi, considerato una delle "menti" degli attentati di Mumbai del 26 novembre. È leader dell'organizzazione Jamaat-ud-Dawa, una fondazione di beneficenza che ha sostituito la sigla Lashkar-e-Taiba dopo la sua messa al bando nel 2002. Lakhwi - incluso nell'elenco dei 20 ricercati di cui l'India aveva chiesto l'estradizione al Pakistan - è stato preso, insieme ad altri militanti, durante un blitz in un campo di addestramento alle porte di Muzaffarabad, capitale del Kashmir pakistano. Nessuna fonte ufficiale ha però confermato l'operazione e l'arresto. Secondo il giornale Dawn, riportato anche dal Times of India, gli arrestati sarebbero una ventina.

TENSIONE TRA I DUE PAESI - Lakhwi è stato indicato come uno dei registi degli attacchi a Mumbai dall'unico militante sopravvissuto catturato in India. Insieme a Yusuf Muzammil, capo delle operazioni anti-indiane dell'organizzazione, è accusato di aver dato ordini telefonicamente ai dieci kamikaze che hanno realizzato l'attentato. Il Pakistan si è detto pronto a cooperare con l'India nelle indagini ma le tensioni tra i due Paesi non si sono allentate, nonostante il lavoro diplomatico degli Stati Uniti.


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29/11/2008

Mumbai, la battaglia è finita

Mumbai, la battaglia è finita

La strage in india. Attacco fallito in aeroporto. Uccisi gli ultimi tre terroristi nell'hotel Taj Mahal. Bilancio provvisorio: 195 morti e quasi 300 feriti

 

 

 

Soldati indiani (Ap)
Soldati indiani
MUMBAI (India) - La battaglia di Mumbai è finita. All'alba le forze speciali indiane hanno ucciso gli ultimi tre terroristi che erano asserragliati nell'hotel Taj Mahal e dopo 62 ore la polizia ha annunciato di aver messo fine agli attacchi terroristici nella capitale finanziaria dell'India. Nell'ultimo scontro a fuoco è morto anche un militare dei Black Cats, corpo d'elite indiano. «Tutte le operazioni sono terminate», ha confermato il capo della polizia di Mumbai, Hassan Gafoor, che poi ha aggiunto: «Erano dieci i terroristi giunti in città, ne abbiamo uccisi nove mentre uno è stato catturato vivo». Più tardi, però, l'emittente indiana Ndtv ha precisato che i terroristi uccisi sono 15: avevano tutti tra i 18 e i 28 anni.

 VITTIME - Il bilancio aggiornato degli attacchi è di 195 morti e 295 feriti. Lo ha riferito il capo dell'unità per le emergenze della città indiana. Il numero degli stranieri rimasti uccisi sale a 26 (tra loro l'italiano Antonio De Lorenzo). Ma secondo le autorità, il tragico bilancio delle vittime è destinato ad aggravarsi. Un vigile del fuoco impegnato nelle operazioni ha detto che «ci sono decine di corpi su un solo piano» dell'hotel Taj Mahal. Gli ostaggi liberati dal Taj Mahal e dall'Oberoi Trident sono in totale 610.

RITORNO A CASA - Nel frattempo 19 italiani provenienti da Mumbai sono arrivati all'aeroporto parigino di Charles de Gaulle per essere imbarcati su voli Alitalia diretti a Roma e Milano. Lo ha annunciato Cesare Morbelli, console d'Italia a Parigi, che era sul posto ad attenderli.

PREPARAZIONE - Secondo le ultime informazioni, alcuni terroristi avevano soggiornato all'hotel Taj Mahal alcune settimane e addirittura alcuni giorni prima dell'assalto all'albergo. Il «Times of India» rivela che mesi fa i terroristi avevano anche affittato un appartamento in città, fingendosi studenti. La notizia spiegherebbe così la perfetta conoscenza dei luoghi dimostrata dai terroristi mentre si muovevano negli alberghi e nei locali di Mumbai. Non solo. Sempre secondo il «Times of India», i terroristi che hanno preso d'assalto la città di Mumbai avevano un piano per far saltare in aria il Taj Mahal Hotel. Apparentemente gli attentatori disponevano di esplosivo sufficiente allo scopo. Secondo le tv indiane, i terroristi avevano l'intenzione di «ridurre ad un cumulo di macerie» il Taj hotel e di replicare il disastro del Marriott ad Islamabad dello scorso settembre. Le rivelazioni, stando al «Times of India», sono state attribuite al terrorista catturato: Azam Amir Kasav, di 21 anni, proveniente dal Faridkot pachistano. Azam, insieme a un altro uomo, era tra coloro che hanno aperto il fuoco alla stazione centrale di Mumbai, uno dei siti della città bersaglio degli attentatori. Durante l'operazione Azam ha anche ucciso un ispettore di Polizia, scrive il giornale.

ADDESTRATI IN PAKISTAN - Proprio Kasav, afferma il sito web del "The Indian Express" che avrebbe avuto "accesso ai dettagli degli interrogatori", avrebbe ammesso davanti agli investigatori indiani di essere un membro del gruppo fondamentalista pachistano Lashkar-e-Tobia (LeT), operativo in Kashmir, e di essersi addestrato in due campi in Pakistan. Anche fonti di intelligence americane, citate dal "New York Times", rivelano che i primi elementi indicano che dietro gli attacchi di Mumbai c'è il Lashkar-e-Taiba, mentre la stampa britannica riporta inoltre la notizia secondo cui alcuni dei terroristi avevano forti legami con cellule britanniche. Il governo di New Delhi ha intanto ribadito le accuse contro Islamabad e per tutta risposta il Pakistan ha deciso di non inviare più in India il capo dei servizi segreti di Islamabad (Isi), il generale Ahmed Shuja Pasha, per collaborare all'inchiesta sugli attentati. In India andrà, invece, un semplice rappresentante, secondo quanto comunicato dal gabinetto del primo ministro Yousuf Raza Gilani.

IN AEROPORTO - Gli attentatori volevano colpire anche l'aeroporto. Secondo quanto riporta l'Agi, che rilancia il "Times of India", poco prima che avessero inizio gli assalti in città, tre terroristi hanno preso un taxi portandosi dietro abbastanza esplosivo per far saltare in aria un intero edificio. Il «Times of India» ha rivelato che l'autista evidentemente non conosceva la nuova strada che immette direttamente all'aeroporto Sahar e ha imboccato una sopraelevata, dove si è dovuto fermare per il semaforo rosso. I terroristi gli hanno urlato di passare lo stesso, ma ormai era troppo tardi: la vettura è saltata in aria e tutto ciò che è rimasto degli occupanti sono una testa mozzata e i frammenti di tre gambe. Senza quella deviazione, quasi certamente il bilancio di questo che è stato ribattezzato l'11 settembre indiano sarebbe stato ancora più tragico.

 

LA RICOSTRUZIONE - L'orrore, a Mumbai, ha inizio mercoledì 26 novembre poco dopo le 22.30 locali (le 18 in Italia): uomini armati di mitragliatori e granate lanciano una serie di attacchi coordinati. Tra i luoghi colpiti la stazione centrale, un ospedale e due hotel di lusso, il Taj Mahal e l'Oberoi/Trident. Gli assalitori prendono in ostaggio decine di persone negli hotel (tra i quali anche alcuni italian). Giovedì, verso le 3, un gruppo che si fa chiamare "I Mujaheddin del Deccan" rivendica gli attentati. Tutta la notte lo scontro a fuoco contrappone le forze di sicurezza indiane agli uomini armati attorno ai due hotel. Verso mezzanotte, le autorità annunciano che tutti gli islamici presenti all'hotel Taj Mahal, salvo uno, sono stati uccisi dalla polizia e dai commando indiani, e che le operazioni proseguono all'Oberoi. Venerdì, verso le 7.30, i soldati delle forze speciali si calano da un elicottero sul tetto di un centro religioso ebraico di Mumbai, dove i terroristi hanno preso degli ostaggi. In mattinata le forze indiane proseguono le loro operazioni: almeno 93 persone, in maggioranza cittadini stranieri, sono liberati all'Oberoi più di 36 ore dopo gli attacchi. Alle 14.30, l'hotel Oberoi è sotto controllo. Ventiquattro cadaveri ritrovati, secondo la polizia. Alle 17.30, l'esercito lancia un assalto al Taj Mahal, per neutralizzare gli ultimi estremisti. Verso le 19: fine dell'intervento delle forze speciali indiane al centro religioso ebraico ortodosso, dove gli islamici detenevano degli ostaggi. Sei israeliani trovati senza vita. Tra gli altri stranieri uccisi negli attentati si conteranno poi almeno cinque americani, due francesi, altrettanti canadesi e un italiano. Alle prime ore di sabato i commando indiani proseguono le operazioni per riprendere il controllo del Taj Mahal, all'interno del quale sono ancora asserragliati due o tre estremisti armati. «È l’assalto finale», indica poco dopo il capo della polizia Hassan Gafoor. Verso le 8.30, l'annuncio che gli attacchi su Mumbai sono terminati e che tutti gli estremisti sono stati uccisi.


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27/11/2008

Terrore a Mumbai, attacchi simultanei: blitz per salvare i turisti presi in ostaggio

Terrore a Mumbai, attacchi simultanei: blitz per salvare i turisti presi in ostaggio

Colpiti alberghi e locali per stranieri. Almeno ottanta vittime. Paura per una donna italiana con figlia

 

 

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MUMBAI - Notte di terrore a Mumbai. La capitale economica dell'India è stata colpita da una serie simultanea di attacchi ad alberghi, stazioni e siti turistici. Decine di ostaggi occidentali, soprattutto americani ed inglesi, sono tenuti in ostaggio dai terroristi negli hotel. Una donna italiana con la figlia di sei mesi è rinchiusa in una stanza dell'hotel Oberoi, uno degli albeghi attaccati e altri connazionali sarebbero presenti in due degli edifici coinvolti negli attacchi. Si parla di almeno 80 morti e novecento feriti. Il ministro italiano degli Esteri Frattini si è detto «molto preoccupato» della situazione.

ATTACCHI SIMULTANEI - Nella città si sono registrate almeno nove sparatorie ed esplosioni quasi simultanee. «E' un attacco terroristico, molte aree sono state preso d'assedio da uomini armati», ha affermato A.K. Sharma, commissario della polizia ferroviaria di Mumbai. L'attacco più grave si è verificato nella sala d'aspetto della stazione ferroviaria, il Chhatrapati Shivaji Terminal, dove uomini armati di Kalashnikov hanno cominciato a sparare e lanciare granate sulla folla. In uno degli attacchi, è rimasto ucciso anche Hemant Karkare, capo dell'unità anti-terrorismo di Mumbai.

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BLITZ PER SALVARE I TURISTI IN OSTAGGIO - Gli altri attacchi hanno preso di mira gli alberghi di lusso e i locali frequentati dai turisti. La tv ha mostrato le immagini delle fiamme che invadono la hall dell'hotel più famoso di Mumbai, il Taj Mahal, dove tre impiegati sono morti: in questo albergo i terroristi hanno preso una quarantina di occidentali in ostaggio. I piani alti dell'hotel sono andati in fiamme dopo il blitz della polizia: la gente fugge dalle uscite d'emergenza. Lo afferma la tv indiana Ndtv mostrando in diretta le fiamme ed il fumo. Dopo che due terroristi erano stati uccisi, molti altri si erano barricati all'interno dell'edificio. Prima del blitz, era stata avviata anche una trattative con la polizia. L'emittente ha aggiunto che agli attacchi stanno prendendo parte almeno 200 terroristi.
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La facciata dell'Hotel Taj mahal,

preso d'assalto dai terroristi

 

 

I LUOGHI PIU' FAMOSI - Altre tre persone sono rimaste uccise da una bomba che ha investito un taxi nella vicinanze. Secondo i media indiani, vi sono sparatorie ancora in corso vicino ad alcuni edifici dell'area di Colaba-Nariman Point, dove si trovano l'Oberoi, il Taj Mahal e altre luoghi frequentati dai turisti, tra cui molti italiani, come il pub Leopold's. Esplosioni e spari sono stati avvertiti anche a Mazgaon, la stazione di scambio della metropolitana e nell'area di Crawford market.

ITALIANI COINVOLTI- L'esercito indiano ha dato l'assalto anche all'hotel Oberoi dove alcuni terroristi si sono asserragliati. Nello stesso albergo, chiuse nella loro camera, si trovano due italiane: una donna e una bambina di sei mesi. Il consolato italiano a Mumbai è in contatto telefonico con la donna. Lo riferisce ai microfoni di Sky Tg24 Francesco Venti, responsabile dell'Assistenza degli italiani a Mumbai. Oltre alla donna, nell'hotel ci sono altri connazionali.

DUE PRESUNTI TERRORISTI UCCISI, NOVE ARERSTATI - Due presunti terroristi sono stati uccisi e altri nove sono stati arrestati in seguito agli attacchi. Ne hanno dato notizia le autoritá indiane.

FARNESINA IN CONTATTO - La Farnesina ha stabilito un contatto con quegli italiani che sono stati sin qui sfollati dagli alberghi oggetto degli attacchi. Tuttavia, cittadini italiani risultano ancora presenti all'interno dei due alberghi coinvolti, e con alcuni di essi le autorità consolari riescono per il momento a tenersi in collegamento.La hall dell'albergo Oberoi è in fiamme, come riportato dalla televisione indiana Ndtv. Un testimone britannico ha riferito alla tv che i terroristi cercano chiunque abbia un passaporto britannico o statunitense. Al momento nella città indiana sono presenti circa 200 italiani. Un cittadino britannico che si trovava all'hotel Oberoi quando hanno fatto irruzione uomini armati, ha riferito alla televisione Sky News che un italiano è stato lasciato andare.

LA RIVENDICAZIONE - Secondo testimoni citati da varie tv indiane, sparatorie sono in corso anche al Marriot Hotel e nuove esplosioni sono state udite al Trident hotel. Secondo il quotidiano on line Times of India gli attentati sono stati rivendicati dai «Deccan Mujahiddin», gruppo terroristico islamico indiano fino ad oggi poco conosciuto. È infatti la prima volta che un sedicente gruppo terrorista usa l'appellativo "Deccan", il nome dell'altopiano che occupa la maggior parte dell'India peninsulare, con un'altitudiane tra i 305 e i 915 metri e alcuni picchi di oltre 1.200 metri. Ma a partire dal 2008 è comparso nella mappa del terrorismo indiano il gruppo autoproclamatosi "Mujaheddin indiani" , che ha rivendicato due serie di attentati, i primi il 13 maggio nel mercato di Jaipur, con un bilancio di 63 morti e 216 feriti, e gli altri il 30 ottobre nello stato dell'Assam, con 76 morti. Nel primo caso i "Mujaheddin indiani" avevano minacciato nuovi attacchi a siti turistici indiani se Delhi avesse proseguito nel suo non meglio precisato sostegno a Washington e Londra. Scettici sulla rivendicazione arrivata, alcuni media attribuiscono gli attentati ai militanti del Lashkar-e-Taiba.
 

 


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