13/11/2010

Duomo, ok all'albero di Tiffany La Curia: contrari, non vogliamo soldi

Duomo, ok all'albero di Tiffany La Curia: contrari, non vogliamo soldi

Davanti alle telecamere del Chiambretti Night il sindaco aveva bocciato la boutique. Offerta per i restauri della Cattedrale. Monsignor Manganini: «No, stravolto un simbolo religioso»

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25/04/2010

Palermo, devastato l'albero di Falcone

Palermo, devastato l'albero di Falcone

Schifani: atto vandalico che offende la città. Le iniziative per il 23 maggio. Messaggi e fotografie asportati durante la notte, a un mese dall'anniversario della strage di Capaci

 

L'albero devastato (Ansa)
L'albero devastato (Ansa)

PALERMO- Un'azione criminale è stata compiuta nella notte tra sabato e domenica contro l'«albero di Falcone», la grande magnolia davanti alla sua casa a Palermo. L'albero, piantato in ricordo del giudice ucciso dalla mafia il 23 maggio del 1992, è diventato luogo simbolo delle manifestazioni contro la mafia. «Ieri, qualcuno ha rimosso dall'albero di via Notarbartolo i messaggi e le fotografie dedicati a Giovanni Falcone e all'impegno civile per la lotta alla mafia. Erano numerosi biglietti, disegni e fotografie che si trovavano sull'albero di magnolia cresciuto di fronte all'abitazione di mio fratello. Un albero che in questi diciotto anni è diventato il simbolo della rinascita della società palermitana e dell'impegno per la legalità», spiega Maria Falcone, sorella del magistrato. E’ scomparso anche il lenzuolo con la scritta «Le vostre idee camminano sulle nostre gambe».

L'ANNIVERSARIO DEL 23 MAGGIO - La sorella di Giovanni Falcone sottolinea che «le forze dell'ordine stanno ancora accertando se il gesto compiuto sia solo un volgare atto vandalico o un preciso avvertimento di stampo mafioso», ma, aggiunge, «indipendentemente da ciò, resta il fatto che questo grave episodio avviene proprio un mese prima del 23 maggio», mentre la Fondazione Giovanni e Francesca Falcone ed il ministero dell'Istruzione stanno lavorando con gli insegnanti e gli studenti delle scuole di Palermo e di tutta Italia per preparare le iniziative in occasione del diciottesimo anniversario della strage di Capaci. Ecco perché, prosegue Maria Falcone, «domani mattina alle 12 saremo lì, con studenti e professori delle scuole di Palermo e con il Prefetto», per mettere nuovamente sull'albero altri disegni e messaggi che gli studenti hanno preparato.

Com'era: l'albero con i messaggi, in una foto d'archivio (Ansa)
Com'era: l'albero con i messaggi, in una foto d'archivio (Ansa)

LE REAZIONI - Il presidente del Senato, il palermitano Renato Schifani, dopo aver avuto conferma dal Prefetto di Palermo del furto dei messaggi, ha dichiarato: «Si tratta di un atto vandalico che offende la città, che certamente reagirà in maniera sdegnata e convinta a questa offesa alla memoria del magistrato Giovanni Falcone e di tutte le vittime della mafia. Non saranno certo questi comportamenti incivili a scalfire il prezioso patrimonio di valori di legalità che Falcone ha lasciato a Palermo e all'intero Paese». «Ci aspettiamo la reazione di Palermo e dei palermitani per ricostruire quello che è stato distrutto», è il commento del procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso. Per il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, «la rimozione delle immagini e delle lettere dedicate a Giovanni Falcone dall'albero che è diventato il simbolo della lotta alla mafia e dell'impegno della società palermitana a favore della legalità è un atto gravissimo, sul quale deve essere fatta piena luce nel più breve tempo possibile». «Un episodio che deve spronarci ad andare avanti nella lotta a tutte le mafie e nel lavoro che stiamo svolgendo per diffondere specie tra i più giovani il valore della legalità», aggiunge la Gelmini.

Redazione online


15/07/2009

Una leggina di 32 pagine per un pittosporo

Una leggina di 32 pagine per un pittosporo

 

Si trova in un giardino privato di Messina, ha gli anni del suo proprietario. La Gazzetta ufficiale dedica 16 fogli al caso, altrettanti nel Bollettino siciliano


 

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L'albero nella proprietà del signor Raffa (Francesco Saya)
L'albero nella proprietà del signor Raffa (Francesco Saya)

ROMA — Sedici pagine sulla Gaz­zetta ufficiale della Repubblica italia­na e altrettante sul Bollettino ufficiale della Regione siciliana, per migliaia e migliaia di copie: chissà quanti alberi sarebbero stati sacrificati per stampar­le, se non fosse per l’uso della carta ri­ciclata. E tutto ciò perché l’intera citta­dinanza italiana venga edotta, con me­ticolosa dovizia di particolari, che un albero di Messina è stato dichiarato per legge di «notevole interesse pub­blico ». Avete capito bene: un solo al­bero.
Bello, bellissimo, da far invidia ai suoi consimili dell’Orto botanico citta­dino, dove, dicono gli esperti, non ce n’è uno paragonabi­le. Ma tutto somma­to né unico né parti­colarmente vecchio.

È un esemplare di Pittosporum tobira, specie vegetale origi­naria del Giappone, che viene utilizzata per le siepi dei giardini pubblici. Più semplicemente, un pittosporo. Ecco come l’ha descrit­to il 23 gennaio 2002 Rosa Maria Pic­cone del Dipartimento di scienze bota­niche dell’Università di Messina che fu incaricata di fare una relazione a so­stegno della proposta di vincolare la pianta: «L’esemplare da me osservato è un alberello alto circa 4 metri, che ha sviluppato la caratteristica chioma ad ampio ombrello, con un diametro di metri 6,60, quasi perfettamente emisferica... Considerato che questa specie ha una crescita del tronco estre­mamente lenta, questo esemplare ha sicuramente più di 50 anni di età, pro­babilmente fra i 70 e i 100 anni». In­somma, stando alla professoressa Pic­cone si tratterebbe di una pianta appe­na più anziana del suo padrone, ovve­ro l’autore della richiesta presentata sette anni fa alla Soprintendenza dei Beni culturali e ambientali. Perché quell’alberello meraviglioso non si trova sulla pubblica via, bensì in un giar­dino privato che af­faccia sul mare, in via Consolare Pom­pea, di proprietà del signor Giuseppe Raf­fa, settant’anni il prossimo 30 novem­bre. Ex agente di commercio in pensione, spiega: «Per­ché ho chiesto il vincolo alla Soprin­tendenza? Me lo consigliarono alcuni esperti. Adesso nessuno potrà taglia­re o spostare l’albero».

Certo, non è stato facile. Prima la richiesta alla Soprintendenza, il 16 gennaio 2002. Quindi la relazione di parte. Poi, dopo quasi cinque anni an­ni, il 20 dicembre 2006, i dirigenti del Soprintendente Rocco Scimone, ver­garono un rapporto favorevole. E tra­scorso un altro anno, si riunì la Com­missione provinciale per la tutela del­le Bellezze naturali e panoramiche di Messina, che deliberò «all’unanimi­tà » la concessione «di vincolo della bellezza individua» al pittosforo del si­gnor Raffa. Non era finita. Il decreto del «Dirigente del servizio tutela del dipartimento regionale dei beni cultu­rali e ambientali» Daniela Mazzarella, è arrivato soltanto il 20 aprile scorso. Mentre la pubblicazione sulla Gazzet­ta ufficiale della Repubblica italiana è di lunedì 13 luglio: a quasi otto anni di distanza dalla richiesta. Anche il pit­tosporo messinese ha così potuto sperimentare sulla propria corteccia la lentezza della burocrazia italiana. Per non parlare dei costi. Timbri, relazioni, riunioni di commissioni, decreti e Gazzette ufficiali stampate in migliaia di copie per decine di migliaia di fogli.

Non senza, però, qualche interessante conseguenza pratica. Per comprenderne la portata bisogna leggere la relazione della Soprintendenza del dicembre 2006, un documento di due paginette dove forse c’è la spiegazio­ne. Poche righe in fondo, per rammen­tare che ai sensi del secondo comma dell’articolo 138 del codice civile in ca­so di vincolo accordato al vegetale, «eventuali modifiche, potature straor­dinarie e ulteriori piantumazioni» do­vranno essere autorizzate dalla So­printendenza. Ma soprattutto che «non si potranno consentire amplia­menti della costruzione retrostante, né la realiz­zazione di ulteriori cor­pi di fabbrica nel giardi­no ». Non c’è che dire. L’ex agente di commer­cio adesso ha la sua bel­la assicurazione ecologi­ca. Morale: a questo pun­to per combattere la ce­mentificazione selvag­gia della costa siciliana non resta che piantare pittospori ovunque. E poi chiedere di vincolare il vegetale. Mica fesso, il signor Raffa: «Perché ho chiesto il vincolo? Quan­do fa molto caldo, sotto quella chio­ma c’è un fresco incredibile. Non sa che cos’è, d’estate, prender il caffè lì sotto».

Sergio Rizzo


22/01/2009

Albero si abbatte su treno, feriti macchinista e capotreno

Albero si abbatte su treno, feriti macchinista e capotreno

 

E' successo al treno della Circumvesuviana di Napoli, alla stazione di Castellammare di Stabia alla fermata delle Terme Stabiane, non sarebbero gravi

 

NAPOLI - Incidente sulla linea della Circumvesuviana, la ferrovia locale che collega Napoli con una vasta zona dell'hinterland. Un albero, staccatosi dal costone prospiciente la linea, si e' abbattuto su un convoglio in transito all'altezza della stazione di Castellammare Terme andando a colpire la cabina di guida. Il macchinista e il capotreno sono rimasti contusi e sono stati trasportati in ospedale: le loro condizioni non desterebbero particolare prooccupazione. 


01/01/2009

Giovane legato a un albero e bruciato vivo nel Catanzarese: è gravissimo

Giovane legato a un albero e bruciato vivo nel Catanzarese: è gravissimo
il fatto e' accaduto a Curinga. si e' salvato perche' le fiamme si sono spente da sole. L'uomo, Cristian Galati, è il fratello di Valentino, scomparso nel 2006 per un caso di «lupara bianca»
 
 
 

CURINGA (CATANZARO) - Un giovane, Cristian Galati, 24 anni, fratello di un ragazzo scomparso dal dicembre 2006, è stato legato e bruciato vivo, ma si è salvato, anche se le sue condizioni sono molto gravi, perché le fiamme si sono spente da sole. Il fatto è successo a Curinga, un paese del lametino. Il giovane, originario di Filadelfia (Vibo Valentia), è stato portato nell'ospedale di Lamezia Terme ma sarà trasferito nel Centro grandi ustioni di Catania per la gravità delle sue condizioni avendo riportato ustioni di terzo grado su tutto il corpo. «Sono stati in due. Mi hanno preso a Filadeldia e poi portato qui e picchiato». Sono state queste le uniche parole dette ai soccorritori. Il ragazzo non ha potuto dire altro a causa della gravità delle sue condizioni.

RITROVAMENTO - È stato un agricoltore che ha sentito i lamenti del giovane, a chiamare i soccorsi. Quando i sanitari del 118 e i carabinieri della Compagnia di Girifalco sono giunti sul posto, una zona boscosa nelle campagne di Curinga, hanno trovato il ragazzo legato e coperto di ustioni. Sul luogo del ritrovamento stanno lavorando adesso i carabinieri della scientifica alla ricerca di elementi utili a rintracciare gli aggressori. Al momento non è ancora chiaro se chi ha dato fuoco a Cristian Galati lo abbia fatto pensando di averlo già ucciso o abbia deliberatamente cercato di bruciare vivo il giovane.

LA VICENDA - La storia di Galati è legata a 5 cinque casi di lupara bianca che si sono verificati nella zona compresa tra Filadelfia, Francavilla Angitola, Acconia di Curinga e Pizzo su cui ha indagato un giornalista della Gazzetta del Sud, Antonio Sisca (subendo minacce e percosse) che ha ripercorso le vicende di Domenico Serraino, di Francavilla Angitola, di Francesco Aloi di Pizzo, di Francesco Stillitano di Francavilla, di Santo Panzarella di Acconia di Curinga e appunto di Valentino Galati di Filadelfia il cui caso era anche finito a «Chi l'ha visto». Valentino Galati , appassionato d'informatica, fino a poco prima della scomparsa, nel dicembre del 2006, faceva il seminarista e poi aveva lavorato come custode di un locale notturno. L'ultima volta che è stato visto, usciva dalla sua abitazione per andare al lavoro e da allora non si è più saputo nulla di lui. La sua auto fu ritrovata dai carabinieri nei pressi della stazione ferroviaria di Vibo Valentia-Pizzo. Nonostante gli appelli dei genitori e la mobilitazione di tutta la comunità di Filadelfia, centro del vibonese, di Valentino Galati non si è saputo più niente. Su quest'ultimo caso in un articolo Sisca ha scritto i nomi dei presunti responsabili di quello che si ritiene un caso di sequestro a cui sarebbe seguito l'omicidio dell'ostaggio.


18:14 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: legato, albero, bruciato, grave, ospedale, catanzaro, calabria | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook