06/03/2012
Ryanair mette la freccia, primo vettore del Paese
Ryanair mette la freccia, primo vettore del PaeseLa compagnia irlandese specializzata nel low cost movimenta 28mln di passeggeri. Tre milioni di passeggeri il differenziale con la compagnia di bandiera. Decolla il traffico sugli scali minori
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25/04/2011
Tenta di dirottare su Tripoli il volo Alitalia Parigi-Roma: arrestato un uomo
Tenta di dirottare su Tripoli il volo Alitalia Parigi-Roma: arrestato un uomoIN STATO CONFUSIONALE, HA CERCATO DI IMMOBILIZZARE UNA HOSTESS. È di origine kazaka. Dietro al suo gesto non ci sarebbero motivazioni terroristiche. Incolumi i 131 passeggeri
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24/02/2011
Tecnici , manager, specialisti, archeologi : la Rete degli italiani che cercano di partire
Tecnici , manager, specialisti, archeologi : la Rete degli italiani che cercano di partireL'odissea dei dipendenti Ericsson, gli studiosi in pieno deserto e i 280 bloccati a Misurata. Ecco i loro messaggi al Corriere e agli amici. Via email, Skype, chat e blog
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31/10/2010
Alitalia viaggia con DB. E lascia Trenitalia a terra
Alitalia viaggia con DB. E lascia Trenitalia a terraLa compagnia aerea ha raggiunto un accordo con le ferrovie tedesche: biglietti unici rotaia più volo con risparmi fino al 30%. E in Italia? "Per Moretti la concorrenza è bella solo quando la fa lui" dice l'ad di Alitalia
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24/05/2010
Cagliari, collisione sfiorata tra velivoli
Cagliari, collisione sfiorata tra velivoliNessun danno ai passeggeri, che non si sono accorti di nulla. Un aereo Ryanair non ha seguito la segnaletica e ha rischiato lo scontro con un mezzo Alitalia in partenza
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| Un aereo Ryanair |
CAGLIARI - Collisione sfiorata sulla pista dell'aeroporto Elmas di Cagliari tra un aereo della Ryanair proveniente da Roma Ciampino e un aereo dell'Alitalia in partenza per Fiumicino.
SEGNALETICA - È successo poco dopo le 9: il velivolo della compagnia irlandese low cost, in fase di rullaggio, non avrebbe seguito le indicazioni della segnaletica del piazzale effettuando una manovra che avrebbe potuto provocare una collisione con l'aereo Alitalia, posizionato regolarmente al punto indicato dalla torre di controllo. Nessun danno ai passeggeri, che non si sono accorti di nulla. Poco dopo il volo per Roma Fiumicino è partito regolarmente.
Redazione online
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27/02/2010
Allarme bomba su volo Milano-Roma
Allarme bomba su volo Milano-Roma
L'aereo Alitalia, con vettore Air One, era partito alle 9 da Linate. I passeggeri sono stati fatti scendere con procedura d'emergenza appena atterrati a Fiumicino
MILANO - Allarme bomba alle 9.50 del mattino all'aeroporto di Fiumicino. I passeggeri del volo Alitalia con vettore Air One, partito alle 9 dall'aeroporto milanese di Linate e atterrato con 5 minuti di anticipo nello scalo romano, sono stati fatti scendere dal velivolo con la procedura d'emergenza. Il comandante ha avvisato che, a causa di un allarme bomba, l'aereo doveva essere evacuato il più rapidamente possibile. I passeggeri sono stati fatti scendere sul piazzale dove hanno atteso per alcuni minuti, poi sono stati recuperati dai bus navetta e accompagnati all'interno del terminal. Sul posto sono in corso gli interventi degli artificieri e dei vigili del fuoco.
Redazione online
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29/08/2009
Revoche delle licenze all'aeroporto di Fiumicino
Revoche delle licenze all'aeroporto di Fiumicino
Fiumicino, caos bagagli Enac: "Verso la revoca delle licenze a società"
Roma - Dopo un'estate di lamentele e caos, iniziano le indagini. Avvio delle procedure di revoca della licenza per i bagagli per due delle società che gestiscono l’handling nell’aeroporto di Fiumicino: Alitalia e Flightcare. È quanto si appresta a chiedere alla prossima riunione dell’Enac, il direttore dell’ente dell’aviazione civile presso l’aeroporto di Fiumicino, secondo quanto annuncia il presidente dell’Enac, Vito Riggio. "Prendo sempre queste decisioni sulle sanzioni a malincuore ma le violazioni sui tempi di consegna sono state tali che, o questa cosa si corregge o sono inevitabili le procedure che obbligano al rientro, pena la cancellazione della revoca" ha spiegato il presidente dell’Enac.
Verso la revoca "Queste due società hanno accumulato inadempienze tali per le quali presumo che già alla prossima riunione del 16 il direttore dell’aeroporto ci dovrà presentare la proposta di revoca" ha detto Riggio. "Se il direttore di Fiumicino lo farà non possiamo fare altro che prenderne atto e proporre un piano di rientro" ha precisato il presidente dell’Enac, spiegando tuttavia che l’avvio della procedura comporta allo stesso tempo la presentazione di proposte, da parte delle società sanzionate, per il rientro dalle inadempienze e, quindi, l’avvio di un piano concordato per l’attuazione delle stesse. Tale piano di rientro dovrebbe durare tra i 60 e i 70 giorni, al termine dei quali avverrà la valutazione finale sulla revoca. "Quando si va oltre i 45 minuti per la riconsegna dei bagagli si superano quei minimi di qualità di servizio che non si può certo definire troppo rigorosi" commenta quindi Riggio notando che superare questi tempi di consegna significa il più delle volte impiegare più tempo per la riconsegna dei bagagli che per effettuare il volo stesso. Riggio ha infine rilevato che per queste inadempienze le due società di handling hanno accumulato multe "rilevanti", non tanto per l’importo, ma per il numero. Sarebbero infatti oltre 60 le multe comminate alle due società per la violazione dei tempi massimi di riconsegna bagagli.
14/05/2009
Malpensa, rivolta dei governatori Easyjet: «Pronti a investire e assumere»
Malpensa, rivolta dei governatori Easyjet: «Pronti a investire e assumere»
Alitalia punta su fiumicino. Matteoli: «Nessuno penalizzato». La Bresso: «L'ultimo imbroglio». E Formigoni: «Basta monopolio, il 50% dei voli Roma-Milano vada ad altri»
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| (Emblema) |
MILANO - Governatori in rivolta dopo la decisione di Alitalia di declassare Malpensa e scegliere Roma come hub puntando su Fiumicino. Pensare che con la scelta di Roma come principale base operativa dell'Alitalia, «si voglia penalizzare Malpensa» è una «sciocchezza», assicura il ministro Altero Matteoli. Ma le sue parole non bastano a placare gli animi di governatori e sindaci. «Si è consumato l'ultimo atto di un vero e proprio imbroglio» sbotta la presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso. «L'esito - sostiene la Bresso - era già scritto, fin dall'inizio, come molti hanno sempre detto. Molti, ma non l'allora opposizione di destra che sulla battaglia per Malpensa costruì, poco più di un anno fa, gran parte della campagna elettorale che l'ha portata al Governo». «Ora - conclude la presidente del Piemonte - la Cai ha scelto di abbandonare quell'hub: l'esatto contrario di quanto sbandierato dalla destra, al di là di ogni considerazione sul futuro dell'aeroporto».
LA QUESTIONE DEL MONOPOLIO - Sulla questione torna anche il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, chiedendo che il 50% dei voli sulla tratta Milano-Roma vengano messi ora a disposizione di un'altra compagnia. «La posizione di Colaninno non è una grande novità, così come che l'Alitalia abbia deciso di puntare su Fiumicino. Lo sapevamo già. Però l'annuncio ufficiale di ieri costringe, come dire, a gettare la maschera e non voglio trovare un termine molto duro». «Non siamo soliti piangerci addosso - spiega il governatore - però vuol dire che Alitalia riconosce ufficialmente di essere una compagnia a servizio di metà del Paese. Quella da Roma in giù o quella comunque intorno a Roma». Per questo, avverte Formigoni, «intorno a Milano e alla Lombardia ci dobbiamo arrangiare noi. Lo faremo, ma Alitalia si tolga dalla testa di poter continuare ad esercitare il monopolio. Se loro utilizzano i proventi della Milano-Roma come li utilizzano, per costruire poi le rotte internazionali da Fiumicino, noi chiederemo che il 50% della Milano-Roma sia messo a disposizione di un'altra azienda di voli, che indicheremo noi e che utilizzerà i proventi per garantire rotte internazionali e intercontinentali da Linate e da Malpensa».
«IL FALLIMENTO DELLA LEGA» - Per Sergio Cofferati, sindaco di Bologna e capolista Pd alle Europee nella circoscrizione Nord-Ovest, «La scelta Cai-Alitalia di rendere Fiumicino hub principale della compagnia, smaschera il fallimento delle promesse elettorale della Lega e della destra». E «preoccupazione» viene espressa dall'Udc lombarda, che denuncia la «ghigliottina dell'Alitalia e dei suoi giganteschi conti in rosso».
I DATI DEL'ENAC - A dar ragione alla scelta di Alitalia di puntare su Fiumicino ci sono d'altra parte i dati raccolti dall'Enac e presentati giovedì a Palazzo Madama. Secondo il rapporto, lo scal0 romano è l'unico tra quelli di medie o grandi dimensioni, che nel 2008 ha registrato una crescita: il numero di voli, tra arrivi e decolli (pari a 340.971) è aumentato del 3,9% rispetto all'anno precedente e il traffico di passeggeri (34.815.230) è cresciuto del 7,2% rispetto all'anno precedente. A Malpensa sono stati effettuati nel 2008 212.841 movimenti (-19,3% rispetto al 2007) e hanno transitato 19.014.186 passeggeri (-19,8%). A Linate i movimenti sono stati 96.823 (-3,6%) e i passeggeri transitati 9.264.561 (-6,7%).
«ORA LASCIATECI INVESTIRE» - Nella polemica su Fiumicino e Malpensa entra in gioco anche Easyjet, con François Bacchetta, general manager del gruppo per il Sud Europa, che esorta le istituzioni a liberare gli slot non utilizzati da Alitalia a favore di vettori come il suo che vogliono investire. «Alitalia - scrive in una nota Bacchetta - ha finalmente fatto la sua scelta, noi abbiamo fatto la nostra tre anni fa quando abbiamo deciso di fare di Milano la nostra prima base dell’Europa continentale. Abbiamo mantenuto le promesse - continua - investendo 600 milioni di euro e basando 15 aerei a Malpensa. Siamo attualmente la prima compagnia dell’aeroporto e continueremo a crescere. Presto baseremo altri due aeromobili e stiamo assumendo altri 70 assistenti di volo italiani in vista della stagione estiva. La nostra promessa di investire e creare posti di lavoro a Linate e Fiumicino - conclude - rimane valida. Il fatto che così tanti slot in questi aeroporti rimangano inutilizzati, non fa altro che danneggiare l’economia italiana ogni giorno e esortiamo chi ha il potere di prendere delle decisioni ad assicurare alle compagnie che vogliono investire di poter utilizzare questi slot il più presto possibile».
LUFTHANSA A MALPENSA - Lufthansa dal canto suo mostra soddisfazione per il lancio della compagnia Lufthansa Italia, basata su Malpensa. «Abbiamo il progetto di far partire voli intercontinentali da Malpensa, ovviamente se tutto ciò avrà un concreto senso economico, ovvero un numero sufficiente di passeggeri» ha detto la portavoce di Lufthansa Italia, Amelie Lorenz, intervistata dal quotidiano online Affaritaliani.it dopo il declassamento dello scalo varesino da parte di Alitalia. «Per il momento un piano concreto non c'è ancora - ha detto - ma la volontà esiste. Abbiamo iniziato un mese e mezzo fa con le destinazioni europee e le tre in Italia, quindi prima dobbiamo verificare il ritorno economico di quest'operazione». Per questo non è ancora possibile fissare una data precisa per l'ampliamento dell'offerta.
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04/05/2009
L’ex Alitalia degli sprechi: 60 sedi all’estero da chiudere
L’ex Alitalia degli sprechi: 60 sedi all’estero da chiudere
A Hong Kong 15 dipendenti in hotel senza alcuna rotta. Il commissario Fantozzi trova depositi sconosciuti per 50 milioni
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| Augusto Fantozzi (LaPresse) |
ROMA - Immagina se stesso, Augusto Fantozzi, nei panni di Fausto Coppi sullo Stelvio. Ma a differenza del Campionissimo il commissario di quella che fu l’Alitalia non alza mai la testa dal manubrio. «Condannato a pedalare e basta», ripete tutti i giorni ai suoi collaboratori. La salita è ripida e a ogni tornante c’è una sorpresa. Un nuovo creditore, o una rogna che nessuno poteva prevedere. Per esempio quella, pazzesca, con cui Fantozzi è alle prese adesso: le sedi dell’ex Alitalia all’estero. Sapete quante? Sessanta.
Tante erano ai tempi d’oro, per intenderci quando (fino a poco tempo fa) all’aeroporto londinese di Heathrow la compagnia di bandiera italiana stipendiava 300 (trecento) persone, e tante sono rimaste dopo, quando le destinazioni internazionali dell’Alitalia si erano ridotte a una sparuta quindicina. Magari ci sarà una spiegazione. Ma che questo possa essere considerato accettabile, no davvero. Soprattutto considerando i costi assurdi che ancora adesso gravano sulla liquidazione della compagnia di bandiera. C’era una sede in Libia, chiusa giovedì scorso. Una in Senegal. Addirittura due in India: a Mumbai e Nuova Delhi. E via così. Abbassare la serranda di quegli uffici è complicatissimo, come sta sperimentando Fantozzi. Si deve liquidare il personale, battagliare con i sindacati, risolvere le grane con il fisco locale. Ma non è soltanto per questo che l’Alitalia ha continuato a far correre per anni gli stipendi, i conti dell’albergo, i bonifici ai fornitori. Talvolta si è giustificato il mantenimento in vita di quelle costose strutture con la necessità di conservare gli slot, cioè i diritti di decollo e atterraggio: per una rotta abolita! In altri casi è stata solo inerzia. Costosissima inerzia. Prendiamo la sede di Hong Kong, dove l’Alitalia non vola più da tempo, e dal 2008 ha soppresso anche i collegamenti cargo. Quindici dipendenti e un conto di 1.200 dollari al giorno per il lussuoso hotel Hyatt. Per ironia della sorte, la filiale di Hong Kong dell’Alitalia, cioè una compagnia aerea fallita, aveva 7 milioni e mezzo di euro, liquidi. Erano depositati in una banca locale.
Un tesoretto che a quanto pare c’è anche in Brasile, Argentina, Venezuela e chissà in quanti altri posti. Fantozzi e i suoi hanno calcolato che nelle banche in giro per il mondo l’Alitalia abbia depositi per molti milioni di euro. Quanti? Decine. Forse una cinquantina. Non saranno la soluzione, ma perché lasciarli lì? Soprattutto, perché non fermare al più presto l’emorragia degli uffici esteri? Tanto più che ogni euro speso per mandare avanti quelle baracche è un euro sottratto ai creditori. Nessuno è in grado di dire quale sia esattamente il loro numero. Ma non sono meno di 23 mila, compresi i dipendenti che devono avere circa 205 milioni di liquidazioni. Di conseguenza, non si può sapere con precisione quanti soldi servano per pagarli. Unica certezza: i debiti con migliaia di fornitori accumulati dall’Alitalia prima del commissariamento, il 29 agosto 2008, saranno gli ultimi a essere onorati. Se ci saranno ancora soldi. È la dura legge delle liquidazioni. Prima si paga la «prededuzione», cioè i costi della liquidazione e gli impegni contratti dai liquidatori dopo il commissariamento. Poi i dipendenti. Quindi gli enti di previdenza, gli avvocati e i consulenti. In fondo, gli altri. Cioè i fornitori «ante» 29 agosto. E lo Stato, verso cui l’Alitalia in liquidazione ha un debito di 300 milioni: il «prestito ponte» concesso per evitare il fallimento dopo che era saltata la trattativa con Air France. Che a questo punto sarebbe forse meglio chiamare «regalo ponte». A complicare ulteriormente le cose c’è la prospettiva di un contenzioso immane.
Dalle piccole cause di lavoro dei dipendenti (molti anche obbligazionisti) alle controversie internazionali. Un assaggio? L’Alitalia si era coperta dal rischio di cambio sul prezzo del petrolio con derivati del Credit Suisse. Al commissariamento, la banca ha esercitato il diritto di recesso incamerando 50 milioni. Almeno 7, sostiene Fantozzi, non dovuti. Così inevitabilmente si è arrivati alle carte bollate. La fotografia degli sfortunati creditori scattata il 29 agosto 2008 è la sconcertante premessa di una liquidazione destinata a battere ogni record di durata. Roba da far impallidire la procedura dell’Itavia, compagnia del Dc9 abbattuto nel 1980 sui cieli di Ustica: iniziata nel 1981, ventotto anni dopo è ancora aperta. Per la gioia di avvocati e consulenti. I pochi che in queste situazioni guadagnano davvero. La lista dei vecchi fornitori che vantano soldi è tanto sterminata quanto (pare) incompleta. Al punto che balla pure la cifra totale: 320 milioni? 350? O 400? Boh. Ci sono società aeroportuali (gli Aeroporti di Roma hanno pendenze per una quarantina di milioni), compagnie petrolifere, albergatori. Autonoleggi, ristoranti, bar degli aeroporti, editori: dal Financial times (39.091 euro) al gruppo l’Espresso (667.567), alla Rcs quotidiani che edita il Corriere (293.333), al Messaggero (15.069). Poi Telecom Italia, con 3,5 milioni di bollette arretrate. Ma anche le autorità aeroportuali di mezzo mondo. La Coca Cola (574.505 euro). Il profumiere Yves Saint Laurent (14.605 euro). Non manca nemmeno Peccati di Capri, la piccola ditta napoletana che forniva i cioccolatini di benvenuto ai passeggeri (3.852 euro). E neppure la Ince 2002 srl, società alla quale venne affidato durante la gestione di Giancarlo Cimoli il restyling della rivista di bordo, Ulisse 2000, e che era posseduta al 50% dall’attore Pino Insegno. Credito: 77.259 euro. E 60 centesimi.
Sergio Rizzo
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03/04/2009
Cgil: «Verso il primo sciopero confederale contro la nuova Alitalia»
Cgil: «Verso il primo sciopero confederale contro la nuova Alitalia»
Mauro RossI, segretario nazionale della Filt Cgil. «La Cai disattende gli accordi di Palazzo Chigi. A rischio il reddito di altre mille famiglie»
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| Mauro Rossi, segretario nazionale Filt Cgil (dal web) |
MILANO – «Incomprensibili iniziative unilaterali dell’azienda, violazioni degli accordi di Palazzo Chigi, problemi denunciati da mesi e non risolti portano inevitabilmente alla crisi e all’apertura della vertenza». A denunciarlo, al termine di un incontro con la dirigenza di Alitalia, in merito alle questioni aperte in ogni area dell’azienda, il segretario nazionale della Filt Cgil, Mauro Rossi, spiegando che «dalle tematiche relative ad organici e alle assunzioni, alle situazioni critiche nelle manutenzioni e nell’handling fino a quelle che riguardano piloti ed assistenti di volo, ciascuno dovrà assumersi presto le proprie responsabilità». Torna a farsi teso il rapporto tra i sindacati e la nuova Alitalia. «Non è servito a molto confrontarsi con il nuovo vertice di Cai che ha preferito continuare con una serie di iniziative unilaterali…»
Cioè?
«L’ultima in ordine cronologico è una lettera di trasferimento di tecnici di linea di base a Roma che sono stati trasferiti, in maniera coatta, a Torino, Venezia, Bari e in diverse città italiane. L’azienda pretende che queste persone si trasferiscano armi e bagagli da un giorno all’altro. Addirittura ci sono tecnici di linea in cassa integrazione in quelle città e potrebbero essere assunti loro e non trasferiti tecnici da Roma. Si tratta di 20/30 tecnici che a regime diventeranno tra 50/100. Inoltre l’azienda sta dando all’esterno lavorazioni di manutenzione che erano sempre state fatte in Alitalia e ora, invece, sono date in appalto in Israele oppure a Malta, o alla Singapore Airlines. Questo fa sì che non si possano richiamare al lavoro i cassaintegrati: in violazione degli accordi di Palazzo Chigi».
Ci sono problemi anche sulle buste paga?
«Esatto. Gli accordi prevedevano anche delle garanzie sulle retribuzioni. Infatti era stato concordato un taglio del 7 % sulle buste paga del personale navigante. Adesso nelle buste paga vediamo tagli del 20%, peraltro con diciture non definite dagli accordi. Non si capisce come vengono fatte queste buste paga. Stiamo assistiamo a dei veri e propri disastri. Ci sono anche altri problemi: ad esempio, hanno deciso di esternalizzare attività su scali esterni a Roma, l'organizzazione del lavoro risulta spesso stravolta di giorno in giorno e non vengono applicati gli accordi sui requisiti per essere assunti. Infine, è stato disatteso l’accordo un accordo importante. Quello che prevedeva che le due aziende Ams (Roma) e Atitec (Napoli) che fanno manutenzione agli aeromobili di medio raggio (Md80 ed A320) e ai motori, fossero acquisite da una nuova compagine azionaria di cui Cai doveva possedere il 20% (il restante 80% suddiviso tra Finmeccanica e Fintec). Niente di tutto questo è avvenuto e i contratti che Cai ha prorogato, subentrando ad Alitalia, scadono ad aprile. Quelle aziende adesso rischiano la chiusura e quindi potrebbero esserci anche problemi di ordine pubblico».
Cosa significa problemi di ordine pubblico?
«Significa che ci sono più di 1.000 famiglie che perdono il reddito».
E allora ora che succede?
«Nel giro di poche ore, noi organizzazioni sindacali, in modo unitario, ci apprestiamo a formalizzare le procedure previste in questi casi. Si avvicina il primo sciopero confederale nei confronti di Cai».
Dopo Pasqua?
«Ritengo di sì, manca proprio il tempo per farlo prima».
Nino Luca
16:59 Scritto in ECONOMIA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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