11/02/2011

Telefonini: alleanza tra Nokia e Microsoft

Telefonini: alleanza tra Nokia e Microsoft

Nokia Maps diventerà una parte essenziale dei servizi di cartografia di Microsoft. Gli smartphone del gruppo finlandese adotteranno il sistema operativo del gruppo di Redmond

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15/09/2010

Sfida «made in Italy» per l'auto elettrica

Sfida «made in Italy» per l'auto elettrica

Domani la firma al Ministero, coinvolti gli atenei da Milano a Palermo. Due i progetti: in campo il meglio delle università e delle imprese

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11/05/2010

Ciancimino jr: «Per mio padre Berlusconi era la più grossa vittima della mafia»

Ciancimino jr: «Per mio padre Berlusconi era la più grossa vittima della mafia»

Il figlio dell'ex sindaco di Palermo: «Ricevo nuove minacce ogni giorno». «Mi disse che certa gente si era accreditata con forza alla sua corte per poi condizionarne le scelte»

 

Massimo Ciancimino (foto d'archivio)
Massimo Ciancimino
(foto d'archivio)

ROMA - «Per mio padre Silvio Berlusconi è la più grossa vittima della mafia». Lo ha dichiarato Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo Vito (condannato per mafia e morto nel 2002), nel corso della presentazione a Roma del libro 'Don Vito', scritto insieme al giornalista Francesco La Licata. Su Berlusconi, spiega Ciancimino jr, «non ho mai cambiato versione. Quando mio padre mi parla di lui, è il 22 luglio 1998. Sono io stesso a sollecitarlo, perché quel giorno si leggeva di Umberto Bossi che diceva che Berlusconi è mafioso e che viene a Milano con i soldi mafiosi. Mio padre mi dice a quel punto che Berlusconi è la più grossa vittima della mafia, ma - aggiunge - soggetti vicini a lui sono a conoscenza di situazioni antecedenti alla sua discesa in campo e riescono ad influenzarne le scelte». «Io - sottolinea ancora il figlio di Ciancimino - non ho mai sentito dire da mio padre che Berlusconi avesse frequentazioni con mafiosi: lui ha sempre detto che certa gente si era accreditata con la forza alla sua corte per poterne poi condizionare le scelte».

IL SIGNOR FRANCO
- Ciancimino jr parla anche del cosiddetto "signor Franco", «l'uomo dei servizi sempre vicino a mio padre», «il burattinaio sfuggente e occulto dell'intera attività politica e imprenditoriale» dell'ex sindaco di Palermo. «Io so chi è - afferma - ma è rischioso raccontare cose di cui non si hanno supporti cartacei. Di cose ne so tante, che non ho scritto sul libro, su Franco e anche su altri illustri personaggi, ma quando tocchi livelli così alti devi avere una documentazione a supporto. Il rischio è quello di lasciare a mio figlio, in caso contrario, l'eredità di un padre mitomane». Quello stesso figlio «al quale devo spiegare perché mi arrivano cinque proiettili di kalashnikov» e perché «continuano ad arrivarmi nuove minacce ogni giorno».

«MIO PADRE AMMAZZATO»
- A proposito della morte del padre, Ciancimino jr afferma di avere «la certezza che sia stato ammazzato». «Mio padre, dopo aver fatto un verbale con il dottore Ingroia e il dottor Caselli - ricorda - su mia sollecitazione, non credendo alla concretezza delle istituzioni della lotta alla mafia, disse proprio a Caselli: 'io sono famoso per il mio cognome, e perché mantengo quello che dico: quando le riuscirà a condannare anche il senatore Andreotti anche a un solo giorno di carcere, dopo 24-48 ore mi chiami e cominceremo a parlare del terzo livello. Andreotti - conclude Ciancimino - fu condannato a Perugia il 18 novembre del 2002, mio padre morì il giorno dopo, non ha avuto nemmeno 24 ore. E io che gli avevo parlato la sera e l'avevo trovato tranquillo, l'ho ritrovato il giorno dopo in un sacco di juta, con la casa chiusa e l'autopsia già eseguita».

Redazione online


10/05/2010

Le mani delle mafie sul trasporto della frutta

Le mani delle mafie sul trasporto della frutta

Smantellata alleanza tra mafia e camorra che imponeva il monopolio dei trasporti agli autotrasportatori di prodotti ortofrutticoli in tutto il centro-sud Italia. Oltre 60 arresti. Sequestrate anche armi provenienti dai Balcani

 

 

 

Smantellata un'organizzazione criminale, composta da esponenti di mafia siciliana e camorra campana, che imponeva il monopolio dei trasporti su gomma ai commercianti e agli autotrasportatori di prodotti ortofrutticoli in tutto il centro-sud Italia, con la conseguente lievitazione dei prezzi della frutta. Decapitati i vertici dei Casalesi, dei clan Mallardo di Giugliano (Napoli), dei Licciardi del quartiere partenopeo Secondigliano e delle famiglie mafiose dei Santapaola-Ercolano di Catania. La Dia di Roma e la Squadra Mobile di Caserta, coordinate dalla Procura distrettuale antimafia di Napoli, hanno eseguito una settantina di ordinanze di custodia cautelare in carcere. In una nota si specifica che i capi delle organizzazioni camorristiche e mafiose si riunivano in un'azienda di trasporti del Casertano per decidere le strategie e le alleanze. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati veri e propri arsenali di armi provenienti dalla Bosnia.


06/04/2010

Nella rete del «criminal network» I clan piegano il web ai loro interessi

Nella rete del «criminal network» I clan piegano il web ai loro interessi

Gli iscritti si chiamano Licciardi, Stolder, Tolomelli, Longobardi, Chierchia, Gallo, Iacomino. Su Facebook «A’ scission ro rion», «Vele di Scampia», gruppi intorno a cui ruotano le famiglie della malavita

 

Un gruppo su Facebook

 

NAPOLI - Tutto ruota intorno ai gruppi A’ scission ro rion (la scissione del rione), Masseria Cardone, A’ scission’ play e Vele di Scampia. Il primo, che fa il tifo per il clan Amato-Pagano, detto anche degli «Scissionisti», conta da solo 4.500 utenti iscritti. Siamo su Facebook: qui, come nella vita «reale», si stringono alleanze, si litiga, si fanno progetti. Gli esaltati un po’ sfigati, quelli che dicono «Viva Cutolo» e giocano a «Mafia Wars», non c’entrano niente. Qui non si gioca. Gli iscritti si chiamano Licciardi, Stolder, Tolomelli, Schlemmer, Chierchia, Gallo, Longobardi, Iacomino. E i «post» pubblicati dai partecipanti alle discussioni non parlano di oroscopo del giorno, bioritmo e test sulle affinità di coppia. Piuttosto, scorre la foto di una moto scarenata con su scritto «e mo jamm’ a fa’ stu muort’», l’immagine delle Vele di Scampia che parla di una fratellanza fra «Kiarolanz e Stolder, scissione para siempre», quella di una Beretta 92Fs per «quelli che almeno una volta hanno avuto il piacere di sparare con questo concentrato di tecnica tutto italiano!», o ancora una triste veduta della «Masseria Cardone», rione di Secondigliano che attualmente, secondo chi la pubblica, sarebbe senza un capo.

IL RIONE SENZA BOSS - Ma non passa molto tempo dalla pubblicazione del post, che tale Licciardi commenta: «ma nun o pnzat a stà capocchia....o scè liev stù cos oi stu povur dij» (tradotto: non date retta a questo deficiente. Scemo, togli questa frase, muoviti, povero Cristo). Il gruppo A’ scission ro rion riscuote un successo incredibile. C’è chi approfitta della bacheca per spiegare che «la famiglia Mazzarella è la numero 1», chi non nasconde le proprie simpatie per il «sistema di Ponticelli» e chi ribadisce: «la scissione regna su tutti un saluto a carmine savastano per un presto ritorno a casa». Il saluto ai carcerati è forse la pratica più diffusa per chi frequenta questi anfratti del web, vere e proprie mappe digitali utili a ricostruire legami e frequentazioni. Chi, neanche due settimane fa, ha creato il gruppo — sembrerebbe un ragazzino 12enne — forse non aveva idea di cosa questo spazio sarebbe arrivato a rappresentare, che quegli slogan, «Meglio morto che pentito», «Meglio detenuto che servo dello Stato», «I pentiti so’ guappi ’e cartone e si mettono paura della galera», avrebbero raccolto tanti consensi da registrare un incremento inarrestabile nel numero di iscritti.

I CONCORRENTI - Niente a che vedere con i gruppi «concorrenti», relegati a svolgere un ruolo di satelliti anche se nati molto tempo prima. Come quello dedicato alle Vele di Scampia, dove l’apice della mediocrità si raggiunge quando l’amministratore invita (trascrizione letterale): «Tossici dipendenti in cerca di soldi, à Secondigliano stà bella robb». Con il gruppo dedicato agli «Scissionisti», quello sulle Vele condivide molti link. Uno mostra il carcere di Poggioreale, e recita (tradotto da un napoletano incomprensibile) «Quando passiamo qui fuori, ognugno di noi ha un amico o un fratello carcerato, e vorremmo aprire queste sbarre per farli venire con noi in questa notte di libertà». Ampio spazio è dedicato ai neomelodici, specialmente a quelli che cantano della detenzione, delle logiche di camorra, dei tradimenti e della fedeltà agli «uomini d’onore».

GLI ASSETTI CRIMINALI - Consultando le pagine di molti iscritti, è possibile ricostruire gli assetti criminali di molte aree popolari. Come il Rione Provolera di Torre Annunziata, roccaforte dei clan controllato dalle famiglie Chierchia-Fransuà, i cui abitanti si danno ad appassionate conversazioni lodando i carcerati, il Kalashnikov, le pistole semiautomatiche e i boss di Cosa nostra, ai quali è dedicato un post dal titolo «Tutti sono maschi ma pochi sono uomini». Fra gli users, non mancano i nomi di detenuti illustri. Sono quelli che su internet si chiamano «fake»: nascondono altre identità, e il più delle volte fanno capo a pagine non consultabili dagli estranei. Lo spazio intitolato a Cosimo Di Lauro, per esempio, è privato, e non accetta amicizie al di fuori dei 77 contatti, italiani e stranieri, già associati al profilo.

Stefano Piedimonte


09/12/2009

Accordo Volkswagen-Suzuki: i tedeschi prendono il 20%

Accordo Volkswagen-Suzuki: i tedeschi prendono il 20%

 

Via a uno schema di alleanza «omnicomprensiva». L'operazione, di 1,6 miliardi di euro, avverrà all'interno di una più complessiva alleanza tra i due gruppi

 

I due amministratori delegati delle case automobilistiche: a sinistra Martin Winterkorn, con Osamu Suzuki (Ap)
I due amministratori delegati delle case automobilistiche: a sinistra Martin Winterkorn, con Osamu Suzuki (Ap)

TOKIO - Volkswagen e Suzuki hanno raggiunto lo schema di alleanza «omnicomprensiva» che prevede, tra l'altro, che la compagnia tedesca acquisti una quota della società nipponica. Lo si legge in una nota congiunta. 2,5 militari di dollari). L'operazione avverrà all'interno di una più complessiva alleanza tra i due gruppi.i

OPERAZIONE DA 1,6 MILIARDI DI EURO - Le due case costruttrici sono già al lavoro sullo sviluppo delle sinergie, mentre, allo scopo di rafforzare il percorso di avvicinamento, Volkswagen, in un'operazione di 222,5 miliardi di yen (circa 1,6 miliardi di euro) rileverà il 19,9% di Suzuki che, si legge nella nota, vuole investire fino alla metà delle risorse ricevute in azioni della casa tedesca. La chiusura dell'operazione è attesa a gennaio del 2010 ed è destinata a dare vita a «una partnership di lungo termine». I rispettivi vertici di Volkswagen e Suzuki hanno siglato lo schema d'accordo che, per presenza globale e diversità dei prodotti, è «un importante passo verso il futuro».

VEICOLI ECOLOGICI - Considerando distribuzione e capacità produttiva, le due società sono complementari, ma uno degli obiettivi principali - precisa la nota - è di rispondere alla crescente domanda di veicoli ecologici. Il management of Volkswagen e Suzuki hanno concluso che le rispettive attività si integrano perfettamente rispetto alle sfide globali. «Due delle principali case costruttrici mondiali si mettono insieme e si preparano ad affrontare le crescenti sfide. Insieme possiamo massimizzare le nostre opportunità», commenta nella nota, Martin Winterkorn, numero uno della casa tedesca. Osamu Suzuki, ceo di Suzuki, rimarca il fatto che le due compagnie devono cooperare «per avvantaggiarsi dei rispettivi punti di forza, in funzione del rispetto dell'ambiente».


23/11/2009

La guerra del web: Murdoch si allea con Gates in funzione anti-Google

La guerra del web: Murdoch si allea con Gates in funzione anti-Google

 

NewsCorp sarebbe in trattativa con Microsoft per cedere a quest'ultima il diritto esclusivo d'indicizzare i propri siti, i siti del magnate australiano sarebbero rintracciabili solo con il motore di ricerca bing

 

Rupert Murdoch (Reuters)
Rupert Murdoch (Reuters)

Un patto del web tra Microsoft e la NewsCorp di Rupert Murdoch. Obiettivo: dare fastidio a Google. Si apre un altro fronte nella guerra che il tycoon australiano, proprietario di un vasto impero mediatico che sul web spazia dal Washington Post e il Sun, ha dichiarato al motore di ricerca di Mountain View, colpevole, secondo Murdoch, di trarre ingiustamente profitti dai contenuti giornalistici prodotti dal network NewsCorp. Secondo quanto riportato dal Financial Times, Murdoch sarebbe in trattativa con Microsoft per cedere a quest'ultima il diritto esclusivo d'indicizzare nel proprio motore di ricerca Bing, che, soprattutto nei Paesi anglofoni, vuole proporsi come vera alternativa a Google, i risultati inerenti ai siti di proprietà di NewsCorp. In parole povere, Microsoft sarebbe disposta a pagare per sottrarre a Google il traffico generato dalle risultati delle ricerche sul network di Murdoch, che scomparirebbe dalla lista di siti indicizzati da Google. Quest'ultima, alle accuse dell'imprenditore australiano, che ha parlato senza mezzi termini di furto di contenuti da parte di Big G. ha sempre replicato che il motore di ricerca porta traffico ai siti e che per titolari dei domini web in qualsiasi momento è possibile decidere di escludere il loro sito dall'indicizzazione di Google.

LA TRATTATIVA - La trattativa con Microsoft, dunque, ancora alla fase iniziale, sarebbe dunque uno strumento di pressione per costringere Google a pagare, sotto la minaccia di vedere avvantaggiato un proprio concorrente. Una prospettiva che finora Google non ha mai preso in considerazione: dopo un meeting la scorsa settimana tra i vertici di Microsoft e gli editori dei principali giornali online britannici, cui Microsoft s'impegnava a garantire migliori posizioni nei risultati delle ricerche, un portavoce di Google aveva dichiarato che l'azienda non era per nulla preoccupata, liquidando il tutto così: «Dal punto di vista economico non è la voce principale dei nostri ricavi». Microsoft pagherà dunque per trasformarsi nel contenitore ufficiale dei siti e delle news di Murdoch? E' ancora tutto da vedere. Nessuna delle due parti ha per ora rilasciato alcun commento. Anche se pochi giorni fa, rispondendo ad una domanda sul tema, Murdoch aveva definito improbabile che l'azienda di Redmond pagasse per garantirsi l'esclusività dei suoi contenuti online: «Se dovessero pagare tutti per tutto quello che inseriscono nel loro motore, non avrebbero nessun profitto». Pochi giorni dopo, però, la trattativa è cominciata.

Elvira Pollina


13/09/2009

Bossi: «Il federalismo non ci basta più»

Bossi: «Il federalismo non ci basta più»

 

Nuova polemica sul tricolore: i militanti lo coprono con uno striscione anti-moschea. Il Senatùr a Venezia: la Padania sarà uno stato libero. Calderoli: «Andare alle elezioni ora sarebbe una pazzia»

 

Il leader della Lega Nord, Umberto Bossi (Emblema)
Il leader della Lega Nord, Umberto Bossi (Emblema)

MILANO - «La Padania un giorno sarà uno stato libero, indipendente e sovrano». Non solo: «Non basterà il federalismo, vogliamo cambiamenti più radicali. Venezia e Milano, se avessero fatto l’accordo secoli fa, non sarebbe arrivato neanche Napoleone». E ancora: «Saremo liberi con le buone o con le meno buone. È un diritto dei popoli essere liberi». Nella giornata conclusiva della festa dei popoli padani, poco prima di riversare in Laguna l'ampolla con l'acqua del Po prelevata sul Monviso, Umberto Bossi è tornato ad alzare i toni e a rilanciare, di fatto, la tematica secessionista. Perchè «l'Italia è già federalista» e ora la gente della Padania non si accontenta più.

«NON CI FERMA NEANCHE IL CARCERE» - «Non ci fermeremo - ha detto il Senatùr -, neppure il carcere ci spaventa. Ci fanno la guerra in tutti i modi ma alla fine pagheranno perchè i popoli vincono. I lombardi, i veneti quando furono uniti non furono mai sconfitti». Il giorno dopo avere buttato lì, durante un comizio a Ferrara, l'ipotesi di elezioni anticipate qualora non si completi il passaggio alla forma dello stato federalista, il capo della Lega gioca una volta di più la carta dell'identità. E annuncia per l'anno prossimo una catena umana sul Po, un atto che dovrebbe simboleggiare una barriera contro l'immigrazione e per ribadire che i popoli padani vogliono ottenere «i loro diritti di libertà».

GLI SCONTRI CON FINI E UDC - Protagonista negli ultimi due giorni di un acceso botta e risposta con Gianfranco Fini sul tema dei diritti agli immigrati, Bossi ha parlato ai suoi fedelissimi rispolverando la questione delle gabbie salariali, spiegando che la vita al Nord costa il 17% in più, ed esortando gli operai ad aderire al federalismo perché questo «è proprio per loro». Poi ha un po' frenato sulla presa di distanze dal Pdl: «Sicuramente da soli si arriva prima, ma alleati si va più lontano. Con la Lega e Berlusconi è come stare sulle spalle di due giganti». Praticamente in simultanea, dalla convention centrista di Chianciano, il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini aveva lanciato un monito al Carroccio: «Basta diktat, in Parlamento ci sono i numeri per una maggioranza senza la Lega».

«ELEZIONI? UNA PAZZIA» - Di elezioni anticipate aveva parlato prima dell'inizio del comizio veneziano anche il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, che aveva cercato di ridurre la portata delle parole pronunciate il giorno precedente dal capo leghista. «Il nostro vangelo - ha detto - è il programma elettorale e noi intendiamo realizzarlo. È evidente che se qualcuno dovesse discostarsi da questo programma, si aprirebbe una questione politica, ma sarebbe pazzia, nel mezzo di una crisi, con le riforme che stiamo realizzando, andare ad elezioni».

«SEDIAMOCI A UN TAVOLO» - Calderoli era intervenuto anche sulle tensioni all'interno del Pdl: «Io di queste cose ne ho viste passare tante, credo che ci sia la necessità di sedersi a un tavolo dove parlare di questi argomenti politici, ricordando però che il programma elettorale c'è e in buona parte è già stato realizzato». Il ministro aveva poi detto che «prima della fine dell'anno ci saranno il decreto attuativo del federalismo fiscale, il codice delle autonomie, la busta paga improntata al costo della vita. Questi sono i temi che interessano la nostra gente e non dare il diritto di voto all'ultimo arrivato». Il «colonnello» leghista aveva infine liquidato con una battuta una domanda sulle vicende private di Silvio Berlusconi e il caso delle feste con ragazze nelle sue residenze: «Escort? Io conosco solo l'auto della Ford».

LA POLEMICA SUL TRICOLORE - Nella kermesse veneziana è stato ancora oggetto di polemica il tricolore che come ogni anno la signora Lucia Massarotto, che abita in Riva degli Schiavoni, ha esposto alla finestra proprio di fronte al palco da cui parlerà Bossi (che in passato le aveva suggerito di usare quella bandiera... al gabinetto). Un enorme striscione della Lega di Gallarate che recita «Mai alla moschea» è stato innalzato polemicamente davanti all'abitazione della Massarotto per oscurare la bandiera italiana. Da parte dei leghisti applausi e grida di approvazione.

Al. S.

Fonte: Corriere della Sera


Casini: «In Parlamento possibile maggioranza contro la Lega»

Casini: «In Parlamento possibile maggioranza contro la Lega»

 

Il leader Udc: «Basta diktat, il Carroccio la smetta di agitare lo spauracchio delle elezioni anticipate»


Casini con Fini (Ansa)
Casini con Fini (Ansa)

CHIANCIANO TERME (Siena) - Chiarisce che lo scontro politico tra Fini e Bossi «non fa sognare i centristi, perché noi non vivremo mai sulle disgrazie altrui». Respinge al mittente l'invito di Dario Franceschini (Pd), rifiutando l'idea di una «santa alleanza» contro Silvio Berlusconi. Rilancia il progetto politico del Grande Centro: «Forse l'unico elemento in condizione di cambiare la politica italiana». E poi sferra l'affondo contro la Lega: «Instilla veleno ogni giorno: prima le ronde, poi le gabbie salariali e la questione degli immigrati. Basta ai loro diktat. Le elezioni anticipate? Facciamole!». Pier Ferdinando Casini conclude i lavori degli Stati Generali del Centro, a Chianciano Terme, e dopo la mossa di Francesco Rutelli (l'esponente del Pd non ha smentito la possibilità di un impegno comune) il leader Udc ci tiene a ringraziare Gianfranco Fini per il suo intervento che sabato ha strappato applausi convinti in platea. «Grazie al presidente della Camera - dice Casini - non per la sua lezione di Catechismo sul biotestamento, ma perché ha assicurato che difenderà i diritti dei parlamentari. Su questo non avevo dubbi, ma credo che il suo intervento sia stato significativo».

DECISIVI - Poi Casini rivendica il ruolo dell'Udc nell'attuale scenario politico: «Siamo decisivi e domani potremmo essere la forza di cambiamento del Paese. In questo momento potremmo avere tre stati d'animo: di compiacimento perché le Europee sono andate bene, le Amministrative meglio, e andiamo sereni verso le Regionali; di consapevolezza: noi eravamo sopravvissuti alle Politiche, oggi siamo decisivi e il corteggiamento a cui siamo sottoposti, basato su questioni non politiche, dimostra che tutti riconoscono che siamo decisivi e domani potremmo essere la forza di cambiamento del paese perché questa politica non piace agli italiani». Tuttavia secondo Casini c'è pure bisogno di «autocritica»: «Bisogna fare di più, il partito ha dato poco rispetto alle nostre possibilità. Noi non alimentiamo il gossip della politica, noi contestiamo la politica fatta di gossip».

BOSSI - Infine Casini lancia la sfida: «Se Bossi pensa di agitare lo spauracchio delle elezioni anticipate per ricattare la politica italiana a sottostare a lui, sappia che in questo Parlamento c'è una maggioranza ampia che a questi diktat non ci vuole stare». «Bossi - scandisce Casini - non spaventa nessuno. La Lega deve avere qualcuno che gli dice basta, è finito, e se non glielo dice Berlusconi una maggioranza in Parlamento si troverà. Se Bossi tira la corda sappia che in Parlamento ci si mette dieci minuti a trovare una maggioranza che faccia a meno dei diktat della Lega». «Non stiamo complottando con nessuno - aggiunge Casini - né stiamo evocando nessun uomo forte o nessun uomo nuovo, anche perché già ne abbiamo avuta esperienza e ci basta...». «Ieri Bossi ha detto: 'o si fa come dico io o si va alle elezioni anticipate' - sottolinea Casini - Io non so da dover arrivano queste voci di voto anticipato. Forse, per motivi diversi, Bossi e Berlusconi fanno circolare questa ipotesi. Ma noi siamo pronti. Noi siamo una forza dell'opposizione e vogliamo le elezioni».

FRANCESCHINI - Tra i primi a replicare a Casini c'è proprio Franceschini: «Stiamo assistendo al 32/mo tentativo di fare il grande centro - afferma il segretario del Pd - perché si mette la parola grande davanti ma poi ci si accorge che è piccolo, residuale». «Il bipolarismo è in Europa e in tutto il mondo - spiega Franceschini - noi non possiamo tornare indietro e non vorrei che un giorno scoprissimo che il bipolarismo è stato creato attorno a Berlusconi e contro di lui». Franceschini ribadisce, come già altre volte, che un conto è fare alleanze programmatiche, un conto è ripercorrere vecchi modelli, come quelli già visti, «che vanno da Mastella a Diliberto, da Dini a Pecoraro Scanio».


29/04/2009

Arrestato Michele Bidognetti

Arrestato Michele Bidognetti

 

Il portaordini di "Cicciotto 'e mezzanotte" intercettato mentre trasferiva le istruzioni del fratello. Sequestrati anche beni appartenenti a prestanome

 

NAPOLI - Trasferiva dal carcere al clan gli ordini di "Cicciotto 'e mezzanotte", ma a tradirlo sono stati proprio i "pizzini". Per questo motivo, Michele Bidognetti, fratello di Francesco Bidognetti, storico capo del gruppo camorristico, è stato arrestato a Casal di Principe (Caserta). L'uomo è stato bloccato su ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. La Dia ha anche sequestrato beni appartenenti a prestanome della famiglia Biognetti-Setola.

ORDINI - Michele Bidognetti è stato incastrato dal ritrovamento di una serie di messaggi, che gli erano stati inviati dal carcere da suo fratello. La figura di Michele è emersa nelle indagini solo negli ultimi mesi, dopo l'arresto di Giuseppe Setola, il killer dei casalesi divenuto reggente del clan dopo l'arresto di 'Cicciotto 'e mezzanotte': prima di allora Michele era infatti considerato una figura di secondo piano del clan. In realtà, Michele Bidognetti - ufficialmente disoccupato, malgrado gli agi in cui viveva - era diventato reggente del clan e portavoce del fratello Francesco, di cui trasferiva gli ordini, rendendoli esecutivi per le attività del clan nel traffico di droga e nelle estorsioni nella provincia di Caserta.

SEQUESTRO - I beni sequestrati durante l'operazione comprendono terreni, aziende agricole e ville, e tra queste quella nella quale vive Assunta Agostino, convivente del cugino del boss Domenico che è diventato collaboratore di giustizia negli anni scorsi, per gli inquirenti acquistata con denaro frutto di estorsioni. Ci sono anche dieci persone indagate per riciclaggio.

MARONI - Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni - riferisce un comunicato - si è congratulato con il Capo della Polizia, Prefetto Antonio Manganelli e con la Direzione Investigativa Antimafia di Napoli per l'operazione. «Quello di Bidognetti - ha commentato il ministro - è un arresto importante che testimonia che la lotta alla mafia è una priorità di questo governo».