17/05/2011

Voto terremoto per il Pdl a Milano Pisapia stacca la Moratti di 6,5 punti

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Merola a Bologna vince per un soffio al primo turno. Fassino passa già al primo turno a Torino. A Napoli avanti il Pdl e De Magistris supera Morcone

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12/10/2010

Estrema destra inglese e Tea Party Alleanza transatlantica anti-Islam

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L'America verso il voto. Il ruolo di Pamela Geller, la blogger «velenosa»

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08/08/2010

Frattini: «I finiani e le nuove alleanze? Da loro golpismo politico»

Frattini: «I finiani e le nuove alleanze? Da loro golpismo politico»

L'intervista Il ministro: «i quattro punti non sono modificabili». Gravissimo che Granata parli di alleanze inedite Bocchino sui coordinatori? Non conosce il premier

 

Franco Frattini e Silvio Berlusconi
Franco Frattini e Silvio Berlusconi

ROMA - I quattro punti fissati sui quali Silvio Berlusconi chiederà la fiducia non sono emendabili. E chi cerca, «attraverso una manovra di Palazzo, nuove alleanze con quanti hanno perso le elezioni, è politicamente golpista», sostiene il ministro degli Esteri Franco Frattini.


Quale tra giustizia, fisco, federalismo e Sud è il tema più ostico per una verifica con i finiani?

«Se le dichiarazioni ascoltate in Parlamento sono coerenti tutti e quattro i punti dovrebbero essere condivisi da Futuro e libertà. Faccio l'esempio del processo breve. Quelle norme sono state approvate in prima lettura senza problemi. È un provvedimento che fa fronte alle lungaggini del processo e che mette al riparo l'Italia dalle accuse e dalle condanne alla Corte di Strasburgo. I finiani, allora componenti del Pdl, lo votarono. Vediamo il lodo Alfano costituzionale. È la conseguenza logica di una sentenza della Corte che ha detto: "con la legge ordinaria non lo potete fare, lo dovete fare con legge costituzionale". Stiamo ragionando su come procedere rispettando i principi della Corte. Un cambiamento che gli stessi finiani hanno condiviso».


È convinto che la giustizia non sia un tema caldo?

«Sì, se c'è onestà intellettuale e la volontà di non tornare indietro rispetto al programma. Se altrimenti c'è una volontà di rimangiarsi il programma votato dagli elettori, allora le cose cambiano. Non è più questione di patto di legislatura, non è più questione di rilanciare quattro punti programmatici, è questione di rinegoziare il programma e sarebbe sbagliato perché su quel programma gli elettori ci hanno votato».


È possibile una ricomposizione con Fini quando un suo seguace come Granata evoca una santa alleanza anti-Berlusconi?

«Prima di risponderle faccio una premessa. La stabilità politica che l'Italia si è conquistata con le elezioni vinte nel 2008 è il primo elemento che porta alla credibilità di un Paese. I nostri partner sanno che c'è una maggioranza in grado di decidere, di prendere impegni, di mantenerli. Non siamo come la maggioranza di Prodi che si impegnava sull'Afghanistan e poi non era in grado di farvi fronte. La stabilità è, pertanto, un fattore prezioso per la credibilità internazionale del Paese e del suo leader...».


Chi mina la stabilità?

«È irresponsabile chi parla di una grande ammucchiata da Vendola a Fini. Non è una questione di politica domestica. È gravissimo che Bersani dica quelle frasi e che Granata si esprima con quelle parole sconsiderate: "vedrete delle alleanze inedite". Sono messaggi ai mercati, agli speculatori internazionali e ai nostri partner in Afghanistan. Qualcuno, nostro competitor economico, avrebbe buon gioco a dire: ecco la solita Italia che cambia un governo ogni 15 mesi. Queste espressioni sono, ripeto, da irresponsabili. Che le dica Bersani, che non sarà mai leader della sinistra, mi paiono la battuta di un disperato. Ma che le usi un esponente come Granata, che dichiara di essere ancora parte della maggioranza, è molto grave. Spero che il presidente Fini, che è stato ministro degli Esteri, lo smentisca. Mi attendo anche che il viceministro Urso - si occupa di commercio estero - intervenga a sua volta, sostenendo che le grandi ammucchiate fanno male all'Italia e quindi vanno respinte».


Il capogruppo dei finiani Italo Bocchino chiede la rimozione degli attuali coordinatori per facilitare il dialogo?

«È un appello irricevibile. All'indomani di uno strappo, chi ha appena costituito un altro gruppo non può avanzare una richiesta del genere. E poi sono note le divergenze di carattere personale tra alcuni ex di Alleanza nazionale e Bocchino. La ricerca di accordo va ricercata, ma su basi diverse. Noto che Italo Bocchino non conosce bene il presidente Berlusconi. Un appello formulato in questa maniera è una buona garanzia per i ministri Bondi e La Russa e l'onorevole Verdini di restare a lungo».


Dovendo fare un pronostico, prevede che abbia successo il chiarimento o si vada al voto anticipato? E in questo caso quando: a novembre o a marzo 2011?

«Mi auguro che la proposta di verifica su cui Berlusconi sta lavorando renda possibile per il governo andare avanti. Perché, ripeto, la stabilità ha un valore prezioso. Se diamo l'impressione ogni giorno di essere in bilico verso le elezioni abbiamo perso credibilità. Lo stato di incertezza non giova».


E se invece i finiani volessero un altro programma?

«Se vogliono un altro programma non possono immaginare nuove alleanze, magari con un gioco di Palazzo, con chi ha perso. Se sostituiamo il gioco di Palazzo alla legittima volontà degli elettori seguiamo un principio golpista, politicamente golpista».


Come valuta la nuova convergenza che si è realizzata sulla mozione contro il sottosegretario Caliendo?

«Quel voto mostra un arretramento su un principio fondamentale che è la presunzione di innocenza. Noi non avremmo mai immaginato di vedere membri eletti con il Pdl, in nome di principi di libertà, di giustizia, di rispetto di diritti delle persone, invocare un principio in cui il semplice avviso di garanzia giustifica l'abbandono di un incarico ministeriale. Questo va oltre la presunzione di innocenza, c'è stato certamente un arretramento. Ci sarà arretramento rispetto al resto? Io mi auguro di no. Ma se ci dovesse essere, noi la grande ammucchiata non la possiamo accettare, dovremmo chiedere con lealtà ai cittadini di ripronunciarsi. L'unica alternativa sarebbero quindi le elezioni anticipate».


Il presidente Fini dovrebbe dimettersi a causa della vicenda della casa in affitto finita al «cognato»?

«Lui ha detto: ben vengano le indagini. Il punto non è giudiziario, ma politico. Qualcuno ha parlato di questione di opportunità, altri di questione di trasparenza. Tutti hanno il dovere di contribuire come possono: basterebbe raccontare, ad esempio, di essere completamente estranei a questa vicenda. Noi ascolteremmo con grande rispetto e attenzione. Noi seguiamo la regola del garantismo non quella del semplice "no comment"».
Lorenzo Fuccaro

Lorenzo Fuccaro


12/07/2010

Casini: un governo per le riforme. Nessun veto su Berlusconi presidente

Casini: un governo per le riforme. Nessun veto su Berlusconi presidente

«Da Vespa gradevolissima serata, con simpatici commensali e una padrona di casa deliziosa». Il leader dell'Udc: il Pd accetterebbe, Lega e Idv forse no.

 

Pier Ferdinando Casini (Photoviews)
Pier Ferdinando Casini (Photoviews)

ROMA — Un «governo di responsabilità nazionale». Secondo Pier Ferdinando Casini è l'unico modo per uscire dalla «crisi politica in atto»: un esecutivo aperto a tutti, che sarà guidato da chi sceglierà il Capo dello Stato, ma per il quale «non è possibile avanzare veti» su Silvio Berlusconi, perché «ha vinto lui le elezioni». È l'appello che lancia il leader dell'Udc dopo le polemiche a non finire seguite alla cena da Vespa, alla quale ha partecipato assieme al Cavaliere. A tavola Casini era seduto tra Gianni Letta e il cardinal Bertone: «Si è trattato di una gradevolissima serata, con simpatici commensali e una padrona di casa deliziosa». L'invito gli è arrivato una ventina di giorni prima, giustificato dal cinquantesimo di attività giornalistica del conduttore di Porta a Porta e lui è andato da solo mentre quasi tutti gli altri ospiti erano accompagnati dalle rispettive consorti. Per il resto «ottime pietanze», clima disteso, Berlusconi che parlava, «come sempre del più e del meno». E il segretario Vaticano «messo ingiustamente in mezzo: di politica italiana non ha detto niente, ha parlato dei rapporti con la Chiesa Russa e dei progressi diplomatici con il Vietnam». Nient'altro da quella cena? E l'offensiva che avrebbe portato avanti il Cavaliere nei suoi confronti, con Bossi che è arrivato a dire «o noi o loro»? «Beh, stando così le cose, allacciamoci le cinture di sicurezza: se basta una cena a far tremare il governo e a far parlare alcune forze politiche di "complotto ai vertici dello Stato", come ha fatto l'Idv, siamo davvero messi male».

La Lega è letteralmente insorta. «Insorgono per un nulla. Ammesso e non concesso che ci siano state offerte all'Udc, cosa che comunque non era possibile in quella cena, appare chiaro a tutti gli italiani che il nostro partito non ha alcuna intenzione di entrare nella maggioranza. Consiglio quindi a tutti gli amici, a destra e a sinistra, di evitare colpi di sole. Ma ciò che più mi meraviglia è che tra gli agitati ci sia soprattutto Tremonti: non vedo perché debba esserlo». Niente che lo giustifichi davvero? «Siamo usciti due anni fa da elezioni in cui tutti ci davano per morti. Poi hanno visto che alle europee abbiamo incassato un successo e alle Regionali siamo stati determinanti. E oggi facciamo addirittura spaventare Bossi e Tremonti. Avevamo detto che il bipolarismo non avrebbe portato a nulla di buono e in effetti non ha fatto altro che gonfiare la Lega e Di Pietro». Resterete quindi distanti dai due poli? «Forse non sono "pierfurbi", come si dice, ma neanche "pierfessi": se insisto con la proposta di un Partito della Nazione, che possa essere un approdo per tanti, ci sarà un motivo. Anche l'altra sera, a casa di Vespa, ho ripetuto ciò che dico ormai da settimane e cioè che ci sarebbe bisogno di un armistizio». Che cosa vuol dire? «Se fossi il Presidente del Consiglio farei un appello: di fronte alla gravità della crisi economica e alla difficile situazione del Paese chiederei a tutte le forze politiche una responsabilità più ampia». Un governo di larghe intese, guidato da Berlusconi? «La guida la sceglie il Capo dello Stato. Ma se Berlusconi assumesse questa iniziativa sarebbe intelligente perché ne avrebbe solo da guadagnare: a quel punto caricherebbe di responsabilità chiunque, di fronte a quell'offerta, decidesse di sbattere la porta in faccia». Si rischierebbe di perdere partiti come la Lega e l'Idv, che si sono sempre dichiarati contrari a questo tipo di ipotesi. «Problemi loro. Ma ci sarebbe un'assunzione chiara di responsabilità. E credo che nel Pd siano in molti a rendersi conto che così non si può andare avanti: mancano ancora tre anni alla fine della legislatura e non può essere disperso il tempo necessario alle riforme. Ormai è già troppo tardi e, comunque, se non si farà questo passaggio prevedo che qualcuno, a breve, punti a percorrere la scorciatoia delle elezioni anticipate».

Ma davvero Berlusconi non le ha offerto nulla in quella cena da Vespa? «A cena no». E in altre occasioni? «Che Berlusconi pensi a rafforzare il suo governo è comprensibile, ma per quanto mi riguarda non c'è alcun interesse a partecipare a questo esecutivo: sarebbe ridicolo e umiliante. Bossi è un esperto di ribaltoni. Io no. Penso sempre ai miei elettori». C'è chi sostiene che l'Udc potrebbe sostituire i finiani. «Ritengo offensivo pensare che possa interessarmi una vendetta contro Fini per la scelta che portò due anni e mezzo fa alla creazione del Pdl. Non ho mai coltivato nella mia vita politica miserie simili». Può essere invece un alleato? «Mi auguro che Fini ritenga positivo il mio ragionamento e la necessità di un'alleanza tra forze che puntano a realizzare riforme importanti per il bene del Paese». Quali? «Penso alle grandi riforme economiche. In questi giorni ci stiamo lamentando della spesa delle Regioni, ma non ci rendiamo conto di quante grandi opere sono state annunciate da questo governo e non realizzate: fate una verifica sull'attuazione delle delibere del Cipe...».

Roberto Zuccolini


23/06/2009

Cellulari del futuro, Nokia e Intel alleate

Cellulari del futuro, Nokia e Intel alleate

 

Oltre gli smartphone, i netbook e i notebook. «Stiamo esplorando nuove idee su forme e materiali per gli apparecchi: tecnologie aperte e rapida innovazione»

 

Una nuova piattaforma per le comunicazioni mobili, più avanzata rispetto agli attuali smartphone, netbook e notebook, per favorire lo sviluppo di un'ampia varietà di prodotti e servizi. È questo che si propongono Intel e Nokia che hanno annunciato, in una conferenza stampa congiunta, di aver stretto un'alleanza strategica a lungo termine per costruire «una nuova era del mobile computing». Il colosso Usa dell'informatica e quello finlandese della telefonia mobile collaboreranno in primo luogo allo sviluppo di una nuova categoria di chipset (circuiti integrati). Ma è prevista anche una stretta collaborazione per lo sviluppo di software open source, e Intel ha acquisito la licenza per le tecnologie modem Nokia Hspa/3G.

RAPIDA INNOVAZIONE - «Questa partnership tra Intel e Nokia unisce l'impegno di molti dei cervelli più brillanti nel mondo dell'informatica e delle comunicazioni - ha detto Anand Chandrasekher, general manager di Intel - ed è destinata a offrire tecnologie aperte e basate su standard che per tradizione favoriscano rapida innovazione, diffusa adozione e ampie possibilità di scelta per i consumatori». «Lavoreremo insieme per il futuro del mobile computing, e stiamo già esplorando nuove idee su forme e materiali per gli apparecchi» ha aggiunto Kai Oistamo di Nokia, aggiungendo che le due società collaborano da tempo e che hanno una visione comune sul futuro dell'informatica e delle telecomunicazioni.