21/02/2010
Valanghe sulle Alpi, due morti
Valanghe sulle Alpi, due morti
Poliziotto travolto con due amici sulla Paganella: cercavano uno snowboard perduto. Scialpinista muore in val Pusteria. Due dispersi in val Seriana. Altissimo pericolo di slavine: fuoripista vietato
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| Un'esercitazione di soccorso valanghe |
TRENTO - Sono già due i morti (più uno venerdì in Lombardia in val di Scalve) per le valanghe sulle Alpi mentre due escusionisti che erano stati dati per dispersi sono stati ritrovati. Il Socorso alpino aveva avvertito: nel fine settimana il rischio valanghe è altissimo, a livello 4 (livello 3 sulle Alpi lombarde) su un massimo di 5 e occorre fare estrema attenzione, in particolare domenica. Il Soccorso alpino del Trentino invita gli escursionisti a evitare sia lo sci che il fuoripista in montagna sabato e soprattutto domenica. Il Centro regionale nivometeo dell'Arpa Lombardia avverte che in questo fine settimana è assolutamente vietata la pratica del fuori pista.
PAGANELLA - In Trentino un escursionista è morto d'infarto sotto una valanga. Si tratta di un poliziotto di 29 anni in servizio alla Polizia Ferroviaria di Lecco, ma originario di Macerata. Altre due persone sono state estratte vive con lievi lesioni. I tre stavano camminando con le ciaspole (le racchette da neve) quando dalla montagna s'è staccato un lastrone di neve e ghiaccio dalla parete a circa 40 metri di altezza. Il fatto è avvenuto sulla Paganella nella zona di Dosso Larici. L'allarme a Trentino Emergenza è stato dato alle 11,10. La polizia di Trento esclude che si siano verificati comportamenti fuorilegge. Secondo il vice questore aggiunto, Salvatore Ascione, i tre amici erano andati a piedi a cercare una tavola per snowboard persa venerdì durante una discesa.
VAL PUSTERIA - Uno scialpinista è morto dopo essere stato travolto da una valanga caduta sulle montagne dell’Alto Adige, nei pressi di monte Elmo a Sesto Pusteria. Intorno alle 10, secondo quanto si apprende, due scialpinisti sono rimasti vittima del distacco di una massa di neve a quota 2.200 metri circa. Immediato l’intervento di due elicotteri e di un mezzo proveniente dalla vicina Austria. L’allarme è stato lanciato dall’amico rimasto fortunatamente illeso. Nella zona le condizioni meteo sono difficili. Il corpo del giovane escursionista è stato trovato quasi due ore dopo.
VAL SERIANA - Si sono salvati per miracolo due alpinisti investiti da due valanghe cadute poco dopo mezzogiorno in alta val Seriana, in provincia di Bergamo, dalla parete rocciosa di Lizzola, a qualche centinaio di metri a valle del rifugio Mirtillo. I due sono riusciti ad allontanarsi mentre scendeva la massa di neve e sono stati sepolti solo parzialmente, riuscendo poi a mettersi in salvo da soli. Sul posto sono giunti una trentina di volontari del Soccorso alpino e due elicotteri del 118. Venerdì pomeriggio in val di Scalve, sempre in provincia di Bergamo, un'altra valanga ha travolto e ucciso Sergio Pennacchio, un bresciano di 25 anni.
VALPAROLA - Una valanga si è abbattuta nella notte sulle Dolomiti, lungo la strada che conduce verso passo Valparola, sfiorando un'autovettura e un camper che la stavano percorrendo nonostante fosse stata chiusa al traffico. Fortunatamente non si sono avuti danni alle persone.
Redazione online
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23/09/2009
Scoperto supervulcano spento in Valsesia
Scoperto supervulcano spento in Valsesia
Scoperto da ricercatori italiani e americani. È unico al mondo: mostra tutto l'apparato profondo, permette di capire i meccanismi di alimentazione
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ROMA - Scoprire un antico e gigantesco vulcano nelle Alpi Occidentali, tra le vallate e i rilievi della Valsesia, non è da tutti giorni. Ma trovare che questo «supervulcano fossile» espone tutto il suo sistema di alimentazione, «dalla cima agli inferi», come dicono soddisfatti gli scopritori, è ancora più eccezionale. La straordinaria avventura scientifica è frutto di una collaborazione italo-americana che ha come rispettivi capi il geologo James Quick, prorettore all’università di Dallas, e Silvano Sinigoi, professore di petrografia all’Università di Trieste.
UN CASO UNICO AL MONDO - «Di supervulcani, cioè di apparati vulcanici di grandi dimensioni, che nel passato hanno prodotto eruzioni notevoli, con la formazione di caldere del diametro di svariati chilometri, ce ne sono diversi in tutto il mondo. Averne trovato e descritto uno nelle Alpi Occidentali è sicuramente una grande soddisfazione», dice il professor Sinigoi, da noi raggiunto per telefono da proprio alla conclusione di un sopralluogo in Valsesia con il collega Quick. Ma l’autentica novità della scoperta, annunciata e descritta nell’ultimo numero della rivista internazionale «Geology», sta nel fatto che per la prima volta è possibile guardare in diretta le parti profonde e inaccessibili dei condotti attraverso cui il vulcano era alimentato. «Ciò è stato possibile grazie al fatto che l’orogenesi alpina, cioè quella lenta dinamica che ha portato al sollevamento e alla formazione delle Alpi ha rivoltato la crosta terrestre facendo emergere tutto l’apparato magmatico che un tempo stava sotto il vulcano, fino a una profondità di circa 25 km, mettendoci a disposizione per la prima volta uno spaccato del suo complesso sistema di alimentazione –aggiunge il professor Sinigoi- . Per questo non esito a dire che il nostro supervulcano fossile della Valsesia è finora unico al mondo».
POTEVA OSCURARE L'ATMOSFERA - Collocato nell’area tra Varallo e Borgo Sesia, il supervulcano fu attivo circa 290 milioni di anni fa, dando luogo a possenti eruzioni che erano in grado di oscurare l’atmosfera e alterare il clima globale. Poi, dopo alcuni milioni di anni di attività, ebbe tregua e, non più alimentato dai magmi profondi, collassò su se stesso, formando una caldera, cioè uno sprofondamento, di una quindicina di km di diametro. «Dallo studio del suo sistema di alimentazione –conclude Sinigoi- stiamo imparando che la semplificazione scolastica dei vulcani, con una camera magmatica profonda che alimenta i crateri in superficie attraverso un sistema di condotti, è troppo schematica e sicuramente dovrà essere modificata».
SCOPERTA RIVOLUZIONARIA - Il supervulcano della Valsesia, in altri termini, anche se ormai è inattivo, promette di rivoluzionare le nostre conoscenze sulla struttura profonda di quella che gli antichi greci indicavano come la «fucina di Efesto», il temibile dio del fuoco. Soddisfazione nella comunità scientifica italiana, per il risultato dei ricercatori italo-americani: «Le ricerche condotte dai professori Quick, Sinigoi e loro collaboratori, sono di estremo interesse per almeno due ordini di motivi –commenta dall’Osservatorio vesuviano il professor Giovanni Orsi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia-. Il primo è che esse permettono di studiare direttamente i processi che avvengono nel sistema di alimentazione di un vulcano, a profondità di chilometri all’interno della crosta terrestre. Il secondo è rappresentato dalle implicazioni che i risultati di queste ricerche hanno sulla definizione del comportamento di un vulcano attivo e, quindi, sulla capacità da parte della comunità scientifica di interpretare correttamente i segnali che esso invia, sia in termini di definizione dello stato attuale sia di previsione di una eventuale eruzione. Questi sono gli obiettivi che la moderna vulcanologia si pone a livello mondiale e, in particolare, in aree vulcaniche densamente abitate come ad esempio l’area napoletana, in Italia».
Franco Foresta Martin
Fonte: Corriere della Sera
11:16 Scritto in GEOLOGIA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: scoperto, antico, supervulcano, gigantesco, valsesia, alpi, fossile, spento, inattivo, geologia, geologi, ricercatori, italiani | OKNOtizie |
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07/08/2009
Nevica cemento sulle Alpi Dieci seconde case ogni una di residenti
Nevica cemento sulle Alpi Dieci seconde case ogni una di residenti
Dossier di legambiente e del ministero dell'Ambiente sulle località di montagna. E' il rapporto registrato in un Comune del Cuneese: ma il record è di Bardonecchia, con 7892 alloggi di vacanza
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| Bardonecchia Alta Val Susa |
Se i dati generali sulla cementificazione del territorio in Italia sono agghiaccianti, con un'area pari a Lazio e Abruzzo sepolta in 15 anni sotto case, capannoni e strade, anche prendendo in esame una zona che si immagina "vergine" come quella dell'arco Alpino, la situazione non migliora. Anzi.
CEMENTIFICAZIONE - Il cemento è dilagato anche tra le valli, infilandosi attraverso un pertugio che in alcuni casi è diventato un fiume in piena: le seconde case. In una località del cuneese, Frabosa Sottana, si è arrivati anche a stabilire il record di dieci abitazioni di vacanzieri di fronte a una di residenti, che probabilmente non ha uguali in altri parti del mondo, o almeno non in mezzo alle montagne. Sul sito del Comune, a scanso di equivoci, si legge infatti che «Frabosa ha un territorio molto esteso di 37kmq dai 490 metri di Gosi, la frazione al confine con il comune di Villanova Mondovi per arrivare agli oltre 2280 metri del Mondolè e comprende le frazioni di Pianvignale, Alma Ressia, Riosecco S. Giacomo e Miroglio. Il comune conta circa 1500 abitanti residenti, ai quali occorre aggiungere oltre seimila seconde case, che pongono il comune piemontese ai primi posti in Italia per numero di alloggi stagionali».
Nonostante l'indubbio impegno messo sul fronte dell'edilizia "turistica" da questo comune del cuneese, il record nazionale assoluto di seconde case sull'arco alpino resta ancora saldamente a un'altra località piemontese: Bardonecchia, che nel suo territorio ospita ben 7892 seconde case, a fronte di 1429 abitazioni occupate da residenti. Sono dati contenuti in un rapporto curato Legambiente, realizzato con il contributo del ministero dell’Ambiente, che si concentra proprio sulla qualità turistica delle località alpine dal particolare punto di osservazione costituito dalla quantità di seconde case, dette anche "letti freddi", per il fatto di essere alloggi chiusi e inutilizzati per gran parte dell'anno.
CRESCE IL MALESSERE TRA I RESIDENTI - «Abbiamo cercato di quantificare le dimensioni di un fenomeno, associato alla speculazione immobiliare, che nella percezione dei residenti è diventato sempre più un elemento di malessere – ha spiegato Damiano Di Simine, responsabile dell'Osservatorio Alpi di Legambiente – troppe seconde case producono degrado del paesaggio, oneri a carico delle amministrazioni locali, e spesso concorrono al declino delle stazioni turistiche montane, oltre che al generale scadimento delle condizioni di vita di paesi in cui, per gran parte dell'anno, le case chiuse prevalgono su quelle abitate dai residenti». Il problema dell'eccesso di seconde case è presente in tutto l'Arco alpino ma mentre altrove, soprattutto nei Paesi di lingua tedesca, si sta cercando di arginare il fenomeno attraverso vincoli urbanistici e misure fiscali di disincentivo, da noi la speculazione immobiliare d'alta quota pare inarrestabile, ed è assecondata da provvedimenti come i condoni edilizi e l'attuale Piano casa. «Siamo estremamente preoccupati per le conseguenze che il Piano casa, per come attuato da regioni come Lombardia, Veneto e Friuli, potrebbe determinare sulla crescita insostenibile delle volumetrie e degli alloggi utilizzati come seconde case, e per questo ci appelliamo ai sindaci affinché, ove possibile, introducano limiti all'applicazione di questa norma per tutelare non solo l'ambiente, ma anche la qualità turistica del proprio territorio» ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Sebastiano Venneri.
L'ESEMPIO POSITIVO DELL'ALTO ADIGE - Se parte delle Alpi si è "innevata" di costruzioni, spesso anche brutte e comunque lontane dalle tradizioni dell'architettura locali, secondo la fotografia offerta da Legambiente ci sono ancora zone dove si è saputo salvaguardare il rapporto tra turismo residenziale e paesaggio. Esistono intere regioni, come l'Alto Adige, dove le seconde case sono una presenza assolutamente marginale. La provincia sudtirolese è indicata infatti da Legambiente come un modello turistico di successo con una dotazione di posti letto superiore a un terzo dell'intera accoglienza turistica alpina, ma distribuita in modo così capillare da portare benefici all'intera comunità, e con una presenza di seconde case ridotta al 20% del patrimonio immobiliare delle 75 località turistiche altoatesine esaminate dal rapporto. Anche qui qualche nota dolente c'è, come in Val Badia e a Nova Levante, dove le seconde case hanno numeri simili o superiori alle residenze. Ma sono comunque "rose e fiori" rispetto al quadro nazionale che vede le località più cementificate concentrate nelle regioni del Nord-Ovest: i 25 comuni "top" per quantità di seconde case sono Piemontesi (8), lombardi (7), veneti (5), valdostani (3) e trentini (2).
Stefano Rodi
11:22 Scritto in AMBIENTE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: ambiente, alpi, cementificazione, montagna, rapporto, legambiente, comuni montani, alloggi, vacanze, territorio, scempio, turismo, dati | OKNOtizie |
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