07/11/2009
Bersani: «Noi siamo l'alternativa»
Bersani: «Noi siamo l'alternativa»
Assemblea nazionale Pd. Rosy Bindi eletta presidente, Letta vice segretario. Riforme: «Nessun "dialogo", ma un confronto trasparente nelle sedi proprie, cioè in Parlamento»
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| Pier Luigi Bersani (Ansa) |
ROMA - «Siamo orgogliosi di sentirci costruttori di un partito, perché costruendo un partito realizziamo la Costituzione. Noi siamo il partito dell'alternativa». Sono state le parole di Pier Luigi Bersani nel suo primo discorso all'assemblea nazione del Partito democratico dopo essere stato nominato ufficialmente segretario del Pd, che ha anche eletto Rosy Bindi presidente del partito. «Saremo un partito che si rivolgerà a tutta l'area del centrosinistra, senza trattini o distinzione di ruoli e senza pretese di esclusività. Avremo un partito plurale, ma non nel senso di attribuire a ognuno una stanza della casa comune. Penso a un partito in cui c'è bisogno di tutti. In vista delle elezioni regionali opereremo per allestire coalizioni democratiche e di progresso. Questo vale per le forze in Parlamento sia per quelle che non sono in Parlamento. Sui temi della democrazia abbiamo aperto un confronto anche con formazioni con cui non abbiamo prospettive di alleanza, come Rifondazione comunista».
ASSEMBLEA - «Esiste una modernità alternativa alla deformazione populista e plebiscitaria del nostro quadro politico e costituzionale. Rifiutiamo l'idea che il consenso venga prima delle regole, che la partecipazione democratica significhi eleggere un capo, che la società civile sia ridotta a tifoseria». Bersani ha proposto poi un'assemblea degli amministratori locali del Pd per parlare «di federalismo vero e non permettere alla Lega di raccontare favole e noi stiamo zitti».
RIFORME - Sulle riforme (rafforzamento delle funzioni di governo e Parlamento, nuova legislazione sui partiti, nuova legge elettorale, nuove norme sui costi della politica) Bersani indica: «Nessun "dialogo", è una parola malata, ma un confronto trasparente nelle sedi proprie, cioè in Parlamento». Sulla nuova legge elettorale, il Pd è disposto anche a una legge di iniziativa popolare. «Siamo pronti a discutere» di riforme a partire dalle proposte che riguardano il superamento del bicameralismo perfetto e il Senato federale, ha riferito Bersani.
GIUSTIZIA - Bersani ha riferito di accettare la riforma della giustizia, ma «a partire dai problemi dei cittadini e non sulle situazioni personali del presidente del Consiglio, con l'aggressività e la volontà di rivincita contro il sistema giudiziario e la magistratura».
ECONOMIA E LAVORO - Secondo Bersani la crisi economica non è affatto superata, «ed è bene che il governo ne prenda atto e adotti le misure necessarie: parli con il linguaggio della verità. Nessuno vuol fare il pessimista o il catastrofista, pretendiamo solo che si riconosca che abbiamo un problema serio che non si risolve da sé. Davanti a un'assunzione di responsabilità da parte del governo, noi non ci sottrarremo ai problemi, ma se continuano a dirci che il problema non c'è o che si può aggiustare con palliativi, diventa difficile discutere. Il governo non presenti una Finanziaria fatta di segnali irrilevanti: servono misure vere». «Il lavoro è il problema numero uno del Paese e il primo impegno del nostro partito», ha aggiunto il segretario. Il Pd sul tema del lavoro si concentrerà su quattro punti: politica dei redditi contro l'impoverimento; garantire soglie minime di reddito; l'ingresso al lavoro dei giovani; uno sguardo sul sistema pensionistico alla luce dei suoi effetti sulle nuove generazioni; rivedere la legge sull'immigrazione e la cittadinanza perché «il Pd è un partito che sta con chi bussa alla porta e non con chi la tiene chiusa».
QUESTIONE MORALE - Infine Bersani ha parlato di questione morale all'interno del Pd: «Occorre prendere posizione contro comportamenti non coerenti con i principi etici del partito. Il Pd non è un'autorità morale, ma deve sentirsi garante di quella dignità nell'esercizio delle funzioni pubbliche che la Costituzione richiede. Una dignità che deve comprendere comportamenti privati coerenti con la credibilità e il rispetto di un impegno pubblico. Nonostante le migliori intenzioni, in questi due anni nel Pd non è stato possibile sanzionare comportamenti non coerenti con i principi che abbiamo enunciato. Chiedo quindi che la commissione etica avanzi proposte non solo di principio, ma di strumenti operativi efficaci per dissociare il partito e il suo nome dalle deviazioni dei singoli».
VOTI - Bersani è stato proclamato ufficialmente segretario del Pd dall'assemblea nazionale del partito per aver ottenuto alle primarie un totale di 1.623.060 voti, pari al 53,3%. All'inizio del suo discorso Bersani ha ringraziato Dario Franceschini e Ignazio Marino, i suoi rivali alle primarie. Poi ha salutato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano («Un rigraziamento per il ruolo di garanzia che sta svolgendo»), e Romano Prodi di cui ha detto «lo sentiamo qui con noi e conosciamo l'affetto con cui segue le vicende del partito». Su proposta di Bersani, l'assemblea ha prima acclamato poi eletto con voto formale Rosy Bindi presidente del partito. Dopo di che Bindi ha proposto Marina Sereni e Ivan Scalfarotto vice presidenti del Pd e sono stati nominati. Enrico Letta è stato eletto vice segretario.
RUTELLI - Bersani poi ha parlanto anche di coloro che in questi giorni hanno lasciato o intendono lasciare il Pd, come Rutelli. «Le defezioni non fanno mai piacere, soprattutto quando avvengono in forme un po' singolari. Sento qualcuno che dice che il Pd lascia un fronte scoperto. Non abbiamo fronti scoperti, abbiamo una ricchezza di culture per tutta l'area del centrosinistra», ha detto il segretario. Rutelli è stato criticato anche nell'intervento di Franceschini, che ha giudicato il suo passaggio all'Udc «un errore grave di ingenerosità. La scelta la si era fatta tempo prima, e allora bisognava dirlo prima».
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| Tag: politica, pd, assemblea nazionale, presidente, rosy bindi, vice segretario, gianni letta, riforme, confronto, trasparenza, alternativa, bersani | OKNOtizie |
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21/01/2009
Rai e Mediaset: alleanza sul satellite
Rai e Mediaset: alleanza sul satellite
Strategie Non c'è solo la caccia ai volti noti: Viale Mazzini potrebbe togliere a Murdoch i propri canali. Nuova piattaforma (gratuita) alternativa a quella di Sky. E nuovo decoder
MILANO — Tempi di strategie televisive. Mentre Sky cerca di portare Fiorello sul satellite, Rai e Mediaset non stanno a guardare e lanciano una nuova piattaforma satellitare alternativa. E gratuita. A giugno parte Tivù Sat che di fatto porterà anche sul satellite tutta l'offerta televisiva digitale terrestre free (ossia quella non a pagamento). Rai e Mediaset (entrambe al 48%) e Telecom Italia Media (al 4%), l'editore di La7, hanno creato una società, Tivù srl, che opererà con due marchi, Tivù e Tivù Sat. Il primo ha il compito di promuovere il digitale terrestre. L'altro di replicare l'offerta digitale in chiaro via satellite.
Tra i motivi che spingono Rai e Mediaset a questa scelta, il fatto che il digitale terrestre (che sarà il sistema di trasmissione televisiva in tutta Italia a partire dal 2012) non garantisce una copertura sul 100% del territorio nazionale. Problema che scompare grazie al satellite, che riesce a penetrare anche nelle zone non digitalizzate. Ma non solo. Tivù si propone, in prospettiva, anche come alternativa a Sky. Ieri alla conferenza sulla tv digitale terrestre il presidente della società Luca Balestrieri (che è anche responsabile per il digitale della Rai) ha spiegato: «La competizione del futuro è tra piattaforme e la tv gratuita ha bisogno di un proprio spazio per competere anche sul satellite». C'è un dato interessante. Oltre il 40 per cento degli abbonati Sky usano il satellite per vedere la tv generalista. Ora alla Rai, ma evidentemente anche a Mediaset, il fatto che Sky abbia gratuitamente i sei canali della tv generalista (da Raiuno a Retequattro, per intendersi) non va giù. Nel caso non arrivasse un riconoscimento economico sui tre canali da parte della pay di Murdoch, la Rai potrebbe anche decidere di scendere dal satellite di Sky per trasmettere solo dal proprio Tivù Sat. Scenari futuri. Quel che è certo è che il decoder della nuova piattaforma sarà diverso da quello di Sky. Ufficialmente non è una lotta alla pay tv. Giancarlo Leone, vicedirettore generale Rai, spiega che per Viale Mazzini ci sono due priorità: «La centralità del digitale terrestre e la diffusione satellitare di un'offerta generalista, semitematica, non a pagamento.
La Rai crede in una politica di canali free», tanto che ora ne arriveranno di nuovi (Rai Storia e Rai 5). Alberto Sigismondi, dirigente Mediaset, che è amministratore delegato di Tivù srl, spiega la strategia della nuova piattaforma: «Sentiamo la necessità di garantire accesso universale a tutti gli utenti italiani. Per ragioni orografiche in molte zone d'Italia il digitale terrestre non ha una copertura completa». Non dica che è solo per questo, ci sarà anche una ragione economica? Sigismondi insiste: «Il costo del raggiungimento capillare del digitale terrestre sarebbe iperbolico. Noi, come Rai e Telecom, pensiamo che esiste una ragione sensata di non lasciare scoperte queste famiglie». Per ora l'offerta satellitare sarà gratuita. Arriverà anche quella pay? «Non è nei piani. L'obiettivo è valorizzare l'offerta free. Non è una piattaforma anti-Sky». Del resto, come ha detto Balestrieri, «la tv a pagamento è importante, ma non potrà mai essere per tutti». Da Sky nessun commento ufficiale, per ora stanno a guardare. Spiegano che non hanno nessun dettaglio sul progetto della nuova piattaforma e valuteranno le cose quando il quadro sarà più chiaro. La partita è appena iniziata.
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| Tag: rai, mediaset, sky, alleanza, satellite, digitale terrestre, alternativa | OKNOtizie |
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