10/05/2010

"Se non sei mia non sarai di nessuno" E le dà fuoco. Un arresto nel Torinese

"Se non sei mia non sarai di nessuno" E le dà fuoco. Un arresto nel Torinese

La ragazza e un'amica hanno riportato ustioni di I e II grado. Valli di Lanzo, l'uomo finito in manette è entrato in casa dell'amata che lo rifiutava dando alle fiamme la cucina

 

TORINO - Per 26 volte condannato, anche per stupro e persino su una minore, ha dato fuoco a due giovani donne, una delle quali era colpevole di averlo respinto. È successo a Levone, in valle di Lanzo, protagonista un uomo di 56 anni, libero a dispetto dei tanti reati per cui è stato giudicato.

«Se non sei mia non sarai di nessuno», ha detto, sprezzante, Marco Langellotti, pluripregiudicato ufficialmente residente a Ciriè (Torino) ma in realtà senza fissa dimora. E ha cercato di bruciare le malcapitate. L'episodio risale allo scorso 25 aprile, ma l'aggressore è stato arrestato solo pochi giorni fa, in seguito alla denuncia delle due donne rimaste ustionate alle gambe, e agli accertamenti dei carabinieri della compagnia di Venaria Reale.

Una storia che ha dell'incredibile, così come è difficile capire perché Langellotti, che ha 26 condanne passate in giudicato per reati che vanno dallo stupro (per due volte, in un caso nei confronti di minore) alla rapina in villa, dallo spaccio alle lesioni, si trovasse a piede libero per una serie di benefici di legge di cui aveva usufruito, anche per ragioni di salute. La vicenda era iniziata alcune settimane prima. Cristina (il nome è di fantasia), 32 anni, in cerca di lavoro, lo aveva conosciuto tramite un amico comune. Lui aveva raccontato di cercare un'addetta alle pulizie. Presentatasi all'incontro, però, la donna aveva capito immediatamente le reali intenzioni dell'uomo, che aveva iniziato a palpeggiarla dicendole che quella del lavoro era soltanto una scusa.

Da allora per la giovane è iniziato un vero e proprio incubo. Per settimane è stata perseguitata dall'uomo con telefonate, sms e pedinamenti. Addirittura, in alcune occasioni lui aveva abbandonato della biancheria intima davanti all'uscio dell'abitazione dove Cristina viveva con i genitori. «Se vuoi stare in pace, parlami - le aveva scritto in un'occasione il maniaco - che ci mettiamo d'accordo». Esasperata per la situazione, la ragazza aveva deciso di trasferirsi temporaneamente in un'altra casa di proprietà della sua famiglia, insieme alla sua amica Elisabetta (altro nome di fantasia), 34 anni.

Fino al 25 aprile. Quella sera, intorno a mezzanotte, Langellotti ha raggiunto la casa tentando di sfondarne la finestra. Così le due ragazze gli hanno aperto tentando di farlo ragionare. Ma senza successo. L'uomo, che aveva con sè una tanica di benzina, le ha costrette in cucina, scaraventandole più volte a terra, e poi ha iniziato a cospargerle con il liquido infiammabile. Dopodiché ha appiccato il fuoco ed è scappato a bordo di una Fiat Uno. Le vittime non sono riuscite a spegnere le fiamme sui loro abiti da sole, ma sono dovute uscire all'esterno e farsi aiutare dai vicini. Trasportate all'ospedale di Ciriè, hanno riportato ustioni di primo e secondo grado alle gambe. Nonostante tutto, Langellotti è rimasto in libertà fino a venerdì scorso. È stato arrestato dai carabinieri su ordine di custodia cautelare del tribunale di Ivrea mentre entrava in un bagno pubblico a Lanzo Torinese (fonte Ansa).


21/09/2009

Filma l'ex moglie a letto con l'amica e mette il video online: denunciato

Filma l'ex moglie a letto con l'amica e mette il video online: denunciato

 

In provincia di brescia. L'uomo voleva vendicarsi e ha nascosto una videocamera nella stanza. Accusato di stalking

 

MILANO - Una videocamera collocata in quella che una volta era stata la sua camera da letto è diventata lo strumento di vendetta di un uomo lasciato dalla moglie. Lei, infatti, ripresa a letto con un'amica, si è ritrova online su Internet, nelle circostanze inequivocabili di un rapporto omosessuale.

DENUNCIA PER STALKING - Il fatto è accaduto in un paese in provincia di Brescia. La donna, sulla cui identità viene ovviamente mantenuto il massimo riserbo, è venuta a sapere della pubblicazione del video su Internet da un amico, che l'aveva trovato casualmente mentre navigava online. A quel punto, la donna non ha potuto far altro che recarsi a denunciare l'ex marito per stalking. La pubblicazione di immagini intime online si può infatti configurare come un atto di persecuzione.

LE VOCI - Secondo indiscrezioni, all'uomo erano giunte all'orecchio una serie di voci diffuse tra le comuni conoscenze della coppia, che indicavano proprio nell'omosessualità della donna le ragioni della separazione. Ed allora avrebbe agito per dispetto.


22/08/2009

Gb, bulli su Facebook: 18enne finisce in galera

Gb, bulli su Facebook: 18enne finisce in galera

 

 

È la prima condanna per questo reato. Keeley Houghton ha pubblicato su Facebook minacce di morte contro Emily Moore, sua ex compagna di scuola

 

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Keeley Houghton si avvia verso il tribunale per la condanna a tre mesi di reclusione


MILANO - Una teenager inglese è finita in cella per bullismo via internet. La diciottenne Keeley Houghton aveva, infatti, postato sulla sua pagina personale di Facebook delle minacce di morte all’indirizzo della coetanea Emily Moore, tiranneggiata e umiliata nei quattro anni precedenti, quando le due ragazze erano compagne di scuola. Nell’udienza di venerdì, il pubblico ministero Sara Stock ha ricostruito l’escalation di intimidazioni e insulti che la Houghton avrebbe destinato alla sua vittima e alla fine i giudici di Worcester l’hanno condannata a tre mesi di carcere minorile. Non solo. La giuria le ha anche proibito di avvicinare in alcun modo la Moore per i prossimi cinque anni. Alla lettura della sentenza, l’imputata (che si era dichiarata colpevole di persecuzione) è scoppiata in lacrime.

ESPULSA DA SCUOLA - Si tratta della prima persona a finire in galera per bullismo via web: in precedenza, infatti, c’erano state condanne per reati di persecuzione e stalking sui social network, mai per bullismo. In passato, per ben due volte la Houghton si era resa colpevole di azioni intimidatorie nei confronti della Moore: nel 2005 venne giudicata colpevole di aver aggredito la vittima all’uscita da scuola (e per questo venne espulsa dall’istituto), due anni più tardi fu accusata di aver preso a calci la porta di casa di Emily. Al momento dell’arresto, l’imputata (originaria di Malvern, nel Wocestershire) avrebbe detto alla polizia di aver scritto le minacce di morte contro la Moore su Facebook di notte, mentre era ubriaca, ma un successivo controllo ha dimostrato che i commenti oltraggiosi vennero postati alle 4 del pomeriggio del 12 luglio e rimasero sulla sua pagina per 24 ore.

NOVITÀ ASSOLUTA - «Una sentenza del genere nei confronti di una diciottenne per cyber bullismo rappresenta una novità assoluta per l’Inghilterra ed è un importante precedente - ha spiegato al «Daily Mail» Emma Jane Cross, leader del gruppo «Beatbullying» - perché l’intimidazione via internet è in continua e preoccupante ascesa e può diventare ancora più dannosa del bullismo a scuola».

Simona Marchetti

Fonte: C.d.S.


Pensionata spinge l'amica sotto il metrò poi torna a casa a dormire: arrestata

Pensionata spinge l'amica sotto il metrò poi torna a casa a dormire: arrestata

 

NELLA STAZIONE METROPOLITANA DI PIRAMIDE. Sembrava un incidente, ma la vittima non è scivolata forse una lite all'origine del tentato omicidio

 

 

Carabinieri sul luogo del tentato omicidio nella stazione di Piramide
Carabinieri sul luogo del tentato omicidio nella stazione di Piramide

Sembrava un incidente, drammatico ma un incidente. Invece potrebbe trattarsi di tentato omicidio. Clamorosa svolta nelle indagini dei carabinieri sull'episodio che venerdì sera intorno alle 19 ha provocato l'interruzione del servizio sulla linea B della metropolitana di Roma: un'anziana donna era «caduta» sui binari alla stazione di Piramide. In realtà, secondo i militari della Stazione Roma Garbatella la pensionata sarebbe stata spinta da una sua amica,. che nella notte è stata arrestata.

TELECAMERE A CIRCUITO CHIUSO - La vittima, di una pensionata romana di 63 anni, era sulla banchina della metrò, poco prima delle 19,30, quando è caduta sui binari ed è stata investita da un convoglio della linea B, che viaggiava in direzione Rebibbia. I carabinieri hanno poi accertato la responsabilità di un’amica della vittima. Si tratta di una romana di 67 anni, anche lei pensionata, che è stata arrestata con l’accusa di tentato omicidio e si trova ora nel carcere di Rebibbia.
Sarebbe stata una lite tra le due anziane donne a provocare il gesto, che è stato scoperto grazie alla visione dei filmati registrati dal sistema di video sorveglianza della metro: nelle immagini si vede la donna arrestata giungere con la vittima sulla banchina e poi spingerla, facendola rovinare sui binari della linea ferroviaria, proprio nel momento in cui sopraggiungeva il convoglio.

A CASA COME OGNI SERA - L’autrice del folle gesto, è poi ritornata come ogni sera a casa sua, dove nella notte è stata rintracciata ed arrestata. La sua amica, ferita, è stata trasportata d’urgenza presso l’ospedale San Giovanni dove le sono state riscontrate fratture multiple su tutto il corpo e una gravissima contusione ad un piede. La donna è ricoverata in rianimazione e la prognosi rimane riservata.


30/07/2009

Usa, trovata viva la bimba estratta dal ventre di una donna uccisa

Usa, trovata viva la bimba estratta dal ventre di una donna uccisa

 

La mamma della piccola è stata uccisa lunedì. La neonata è viva e sta bene. La piccola era con una con una conoscente della madre, sospettata di omicidio

 

NEW YORK- «La piccola è viva e sta bene». Una sorpresa per la polizia, perché la neonata è stata estratta dal corpo della madre, Darlene Haynes, dopo che è stata uccisa aveva poche possibilità di sopravvivere. Ma, invece, ce l'ha fatta. Ed è stata ritrovata a Plymouth, nel New Hampshire, assieme a Julie Corey, amica della Haynes, che è stata arrestata.

L'OMICIDIO- Darlene Haynes, 23 anni, è stata ritrovata lunedì scorso nel suo appartamento di Worcester, in Massachusettes, con il ventre squarciato, chiusa in un armadio della camera da letto. La polizia aveva da subito avviato le ricerche del feto di otto mesi sottratto dall'utero della donna, e il medico legale aveva detto che vi erano possibilità di trovarlo ancora in vita. Gli agenti hanno così seguito la pista indicata da alcuni conoscenti della Haynes, insospettitisi dopo che la Corey, 35 anni, amica della vittima, si fece vedere in pubblico con un neonato proprio quando la Haynes era scomparsa. La Corey era poi scappata nel New Hampshire, con il suo fidanzato, dove la polizia l'ha arrestata.


11/03/2009

Violenza sessuale, medico arrestato: abusi sulla figlia 13enne di un'amica

Violenza sessuale, medico arrestato: abusi sulla figlia 13enne di un'amica

 

È accaduto a Imola, nel bolognese. La polizia postale ha ritrovato sul computer dell'uomo sms, mail e messaggi vocali destinati all'adolescente

 

BOLOGNA - Per più di un anno ha abusato sessualmente della figlia tredicenne di un'amica a Imola, nel bolognese. La ragazzina, però, a settembre ha raccontato tutto alla sua maestra, così l'uomo, un medico di 41 anni, è stato arrestato dando seguito ad una richiesta di custodia cautelare del Pm di Bologna Flavio Lazzarini, convalidata dal Gip Marinella De Simone. La madre, che fa l'operaia e che vive separata dal padre, si fidava completamente dell'uomo, tanto da affidargli spesso la figlia. Lui l'aiutava a fare i compiti e la portava a scuola: era diventato come un secondo genitore. I due avevano instaurato un rapporto molto fitto via computer. Secondo la ricostruzione della polizia di Imola, le violenze sono iniziate nel maggio 2007. Nello scorso settembre la ragazza ha avuto una crisi nervosa a scuola, poco prima di una recita scolastica, ha raccontato tutto alla sua insegnante ed è stata presa in cura da una psicologa. L'uomo si trova nel carcere della Dozza di Bologna e sarà ascoltato nei prossimi giorni.

SUL COMPUTER - Il medico aveva conservato nel suo computer un vero e proprio archivio della relazione. La polizia postale di Bologna, infatti, ha ritrovato chat, sms, mail, messaggi vocali destinati alla ragazza e persino registrazioni di telefonate tra l'uomo e i suoi amici, in cui si vantava della storia, raccontandone anche particolari intimi. Tanto che un conoscente in una conversazione gli risponde: «Quando ti arresteranno ti porterò io le arance in carcere».

LA GELOSIA - Dalle ricostruzioni degli inquirenti è emerso che l'uomo era completamente invaghito della tredicenne. Le inviava messaggi d'amore che, inizialmente, erano corrisposti dalla ragazza. Quando, però, le attenzioni dell'arrestato si erano fatte più pesanti fino all'inizio di una relazione sessuale, la vittima aveva tentato di ribellarsi e di allontanare l'uomo, suscitando in lui una stizzita reazione di gelosia: «Io e te non possiamo smettere di vederci, non posso sopportare che tu veda i tuoi amichetti», le scriveva infatti. Nel frattempo, l'arrestato aveva raccontato ai suoi conoscenti la natura della storia, apparentemente senza preoccuparsi di nulla e difendendosi dietro al fatto che «lei è consenziente». E mentre alle amiche donne si fermava a considerazioni più vaghe, con i maschi era sceso in particolari più intimi, incurante delle loro preoccupazioni.