26/11/2011
Lo sfogo di Laura Antonelli «Delusa e dimenticata, mi basta una torta»
Lo sfogo di Laura Antonelli «Delusa e dimenticata, mi basta una torta»70 ANNI - L'attrice parla attraverso il legale: la vita terrena non mi interessa più. «Sto bene ma non vedo nessuno». Il vitalizio finito nel nulla.
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17/01/2011
Accoltellato perchè non saluta 21enne ucciso da un coetaneo
Accoltellato perchè non saluta 21enne ucciso da un coetaneoA quanto ricostruito dai carabinieri, i due facevano parte della stessa comitiva. Il ragazzo è morto in ospedale
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03/01/2011
Calendario Sarah, lite sindaco-Pro Loco
Calendario Sarah, lite sindaco-Pro Loco«E' un mio avversario politico, vuole candidarsi alle prossime elezioni». Avetrana, è scontro tra il primo cittadino e il presidente dell'associazione culturale: «Vuole solo farsi pubblicità»
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11/08/2010
Alluvioni in India: "Noi, travolti da un fiume di fango"
Alluvioni in India: "Noi, travolti da un fiume di fango"La testimonianza degli amici di Riccardo Pitton, lo studente torinese tra le vittime delle inondazioni. Si trovava in un trekking nel Ladakh. Il suo corpo non è stato ancora trovato
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22/06/2010
Il tesoro di Madoff: «Nascosti 9 miliardi»
Il tesoro di Madoff: «Nascosti 9 miliardi»Le voci: «Il finanziere ha versato i soldi sui conti di amici». Lo avrebbe confessato ai compagni di cella
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| Bernard Madoff (Afp) |
NEW YORK — «Prima di essere arrestato ho fatto in tempo a far sparire nove miliardi di dollari. Li ho trasferiti sui conti di tre persone di mia fiducia». L’ultima voce che esce dal carcere di Butner, in North Carolina, dove Bernard Madoff è recluso da quasi un anno (dei 150 che deve scontare), è anche la più clamorosa: il più grande truffatore della storia avrebbe raccontato ad alcuni compagni di cella di essere riuscito a sottrarre agli investigatori una parte consistente dei 65 miliardi frodati ai suoi clienti.
Ma lo stesso Madoff teme — ammesso che quello che dice sia vero — che il suo tesoro non sia affatto «al sicuro». L’identità dei tre amici ai quali l’ha affidato, infatti, sarebbe nota al suo ex luogotenente Frank DiPascali. E il recordman del crimine finanziario — scrive il New York Post sulla base delle confidenze ricevute da un detenuto — ritiene che DiPascali, che è in carcere e rischia una condanna a 125 anni di reclusione, stia usando queste informazioni per strappare una condanna più mite. In effetti, qualche mese fa gli investigatori del caso Madoff avevano inviato una lunga lettera a Richard Sullivan, giudice distrettuale della Corte di Manhattan, chiedendogli di comminare all’ex braccio destro di Madoff una pena molto ridotta in considerazione del contributo «straordinariamente importante » da lui dato alle indagini. La lettera (dieci pagine) pare che illustri in dettaglio tali contributi, ma proprio per questo è stata secretata.
Tutto vero? Un avvertimento a DiPascali? O, magari, è solo la sparata di un mascalzone dall’ego ipertrofico che, a parte qualche «incidente di percorso» (faccia spaccata a pugni), a Butner gode di una popolarità da grande star del crimine? Difficile dirlo con certezza. E, se di avvertimento si tratta, meglio non prenderlo troppo sottogamba, visto che nel carcere della Carolina Madoff frequenta assiduamente boss mafiosi del calibro di Carmine Persico, ex capo della cosca dei Colombo. Farsa o dramma? Tutta la vicenda Madoff, dal modo grottesco in cui ha costruito la sua megatruffa ai racconti di questo suo primo, seguitissimo anno di detenzione, oscilla tra i due estremi. «Quando è arrivato, il 14 luglio dell’anno scorso, sembrava una visita del presidente», ha raccontato un detenuto: «Elicotteri, sirene, mezzo carcere sprangato e tutti i detenuti che volevano avvicinarlo, toccarlo, avere l’autografo».
Madoff non firma nulla («poi se li vendono su eBay»), ma la popolarità nella quale è immerso non gli dispiace affatto. Non manca mai di vedere le trasmissioni che lo riguardano, insieme agli altri detenuti. E quando qualcuno lo apostrofa «Bernie, li hai fatti fessi, gli hai fregato milioni di dollari», lui corregge compiaciuto: «Miliardi amico, miliardi». Benché adulato dai detenuti— molti dei quali gli chiedono consigli finanziari — e circondato da amici di peso come Persico e Jonathan Pollard, un analista dei servizi segreti della US Navy che, si è scoperto, era in realtà una spia di Israele, Madoff ha vissuto anche momenti drammatici: a metà dicembre è stato trovato in una pozza di sangue, il naso rotto, il volto tumefatto, fratture ad alcune costole. Pare che sia il risultato di un tentativo di estorsione, ma «radiocarcere» ha parlato anche della vendetta di un cliente truffato. Bernard, interpretando alla perfezione il codice omertoso che vige dietro le sbarre, ha minimizzato con gli inquirenti: «Mi sono fatto male da solo cadendo: sono svenuto, colpa di un nuovo medicinale antidepressivo che mi è stato prescritto». Pare che ci sia stato anche un altro episodio di scontro fisico, ma meno grave: un diverbio con un detenuto finito a schiaffi e pugni.
Ma nel complesso Madoff non sembra soffrire troppo lo stato di reclusione: in un lungo reportage dal carcere, la rivista New York Magazine scrive che la detenzione ha restituito al re del crimine finanziario la possibilità di dire quello che pensa dopo il periodo delle indagini e del processo nel quale è stato costretto a fare la parte del pentito, a scusarsi con le sue vittime. «Vadano a farsi fottere », ha detto più volte ai suoi compagni di detenzione: «Li ho riempiti di soldi per vent’anni. Non gli bastavano mai, volevano investire sempre di più. E adesso mi faccio 150 anni. Dovevo uscire da questo gioco sei o sette anni fa». Insomma, una minitruffa che gli è sfuggita di mano. Ma, ora che è in carcere a vita, l'etichetta del maxitruffatore non gli dispiace. «La cosa che più l’ha fatto soffrire — dice un altro detenuto —— è il libro nel quale la sua amante Sheryl Weinstein ha raccontato la loro storia. Ha temuto di perdere la moglie. E’ lì che ha cominciato a imbottirsi di antidepressivi. Ma Ruth Madoff continua a venire a trovarlo».
Massimo Gaggi
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26/03/2010
«Denudato e picchiato in classe» Indagata una maestra nel Ferrarese
«Denudato e picchiato in classe» Indagata una maestra nel Ferrarese
A raccontare la vicenda sarebbero stati gli amici del bambino umiliato. E' accaduto in un asilo. L'insegnante ha presentato le dimissioni, la procura apre un'inchiesta
FERRARA - Nudo, in mezzo alla classe, colpito dai compagni. Era questa la punizione riservata dalla maestra a un bambino di sei anni di un asilo di Ferrara, quando faceva i capricci. A riportare la vicenda è il sito Quotidiano.net, secondo il quale la piccola vittima è stata trasferita in un'altra scuola materna mentre l'insegnante sott'accusa ha rassegnato le dimissioni.
LA VICENDA - «Siamo sconvolti», dicono i genitori. «Non riusciamo a capacitarci - spiegano - di come questo possa essere avvenuto e ora vogliamo la verità». E’ stato il dirigente del circolo didattico a raccontare ai genitori quello che era successo. «Si è scusato con noi - spiegano - era mortificato, diceva di aver già parlato con quell’insegnante, la quale si era subito dimessa, e che aveva già provveduto ad avviare un procedimento nei suoi confronti. A raccontare quel che succedeva in classe per la prima volta sarebbe stato il migliore amico del bimbo; sua madre poi, dopo essersi confidata con altri genitori e avere ottenuto conferme, si sarebbe presentata dal dirigente. «Ora nostro figlio - riprendono i genitori - non vuole nemmeno più parlare con quel bambino perché forse, anche lui, era tra quelli costretti a colpirlo dall'insegnante». La procura minorile ha aperto un'inchiesta, la maestra è stata indagata per maltrattamenti verso fanciulli.
Redazione online
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28/02/2010
Arrestato per stupro ex ballerino di "Amici"
Arrestato per stupro ex ballerino di "Amici"
VIOLENZA CARNALE. Catello Miotto, 25 anni, avrebbe violentato ubriaco la ex moglie di un amico. La donna era vicina di casa
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| Catello Miotto |
VITERBO - In carcere con una accusa di stupro ai danni della ex moglie di un amico: è stato arrestato dai carabinieri Catello Miotto, 25 anni, che nel 2003 aveva partecipato come ballerino alla trasmissione di Maria De Filippi ’Amici’. Il giovane, originario di Napoli ma residente a Bagnaia, piccola frazione di Viterbo, era poi tornato a casa dove aveva aperto una scuola di ballo.
UBRIACO E MOLESTO - Ora la pesante accusa: il giovane avrebbe infatti violentato la ex moglie di un suo amico, di 33 anni, che si era fermata in casa dell’ex per accudire la figlia di 6 anni che vive con il padre, che abita nello stesso stabile di Miotto, al piano inferiore. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri Miotto avrebbe trascorso la serata proprio con l’amico quando, ’brillo’, gli è stato impedito di entrare in un locale dal buttafuori. Il giovane ha quindi deciso di tornare a casa, lasciando gli altri a divertirsi: arrivato nello stabile, anzichè salire nel suo appartamento avrebbe suonato a quello dell’amico, per fare quattro chiacchiere con la ex moglie di lui, che lo ha fatto entrare. Rendendosi conto che era ubriaco, la donna ha tentato di calmarlo, ma quando lui le ha fatto delle avances pesanti, che lei ha respinto, sarebbe scattata la violenza. La donna ha fatto resistenza, graffiandolo, ma lui l’ha condotta in camera da letto e stuprata, fatto confermato dai primi accertamenti medici sulla vittima. Nel frattempo è giunto l’ex marito che lo ha bloccato e ha chiamato i carabinieri. Il giovane è stato portato al carcere Mammagialla di Viterbo. (Fonte Apcom)
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25/12/2009
L'addio a Brittany alla vigilia di Natale
L'addio a Brittany alla vigilia di Natale
I parenti e amici hanno dato l'estremo saluto alla giovane attrice americana proprio alla vigilia di natale. Intanto permangono misteri e illazioni sulle cause della morte
La salma dell'attrice è stata trasportata nel cimitero Forest Lawn Memorial Park nelle Hollywood Hills, dopo cinque giorni dalla sua improvvisa e strana morte, è stato celebrato un funerale strettamente privato. Tutto ciò che si sa è che il papà di Brittany, Angelo Bertolotti, è totalmente sconvolto e ha deciso di non presenziare al funerale: "Sono rimasto estremamente scioccato. Non riesco a crederci. È successo molto in fretta. Sono molto sconvolto. Aveva un paio di problemi ma niente di serio. Sua madre non mi ha mai detto niente, né mi ha parlato di tutto quello che ora si scrive".
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20/10/2009
Mesina nel cast dell'Isola, è giallo
Mesina nel cast dell'Isola, è giallo
L'anticipazione de "la nuova sardegna". Secondo alcune voci, non confermate dagli amici dell'ex bandito sardo, avrebbe già firmato il contratto
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| Graziano Mesina (Ansa) |
MILANO - Graziano Mesina potrebbe "naufragare" verso l'Isola dei Famosi. La Nuova Sardegna dà praticamente per certa la partecipazione dell'ex primula rossa del banditismo sardo al reality show condotto da Simona Ventura su Rai Due. Il programma partirà il 13 gennaio e Mesina avrebbe appena firmato il contratto. «Lui non conferma - scrive il giornale sardo riferendosi a Mesina-, forse aspetta che a dare notizie ufficiali siano la Ventura e il suo staff, ma neanche smentisce».
«NON HA ANCORA FIRMATO» - Secondo altre voci invece, «Grazianeddu», come qualcuno lo chiama ancora nella sua Orgosolo, è stato sì contattato per entrare a far parte del cast del programma ma non ha ancora firmato alcun contratto. «Se mi chiamano sono pronto», avrebbe confidato ad un amico che, letta La Nuova Sardegna, lo ha subito chiamato per avere conferma della notizia.
LE EVASIONI E LA GRAZIA - Noto per le numerose evasioni e per il suo ruolo di mediatore nel sequestro del piccolo Farouk Kassam, Mesina ha lasciato il carcere di Voghera nel 2004, dopo aver ottenuto la grazia del Presidente della Repubblica Ciampi e dal ministro della giustizia Castelli. Da allora l'ex primula rossa del banditismo sardo vive nella sua Orgosolo. Complessivamente Mesina ha trascorso 40 anni in carcere, e quasi 5 da latitante.
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19/08/2009
L’eroina che sventò la truffa all’Inps
L’eroina che sventò la truffa all’Inps
La dirigente ha denunciato tutto ai magistrati, ora vive sotto scorta. Mogli, cognati, sorelle, fratelli, cugini, parenti e amici di uomini di rispetto si spacciavano per braccianti agricoli senza esserlo
C’ è una piccola grande donna da proteggere, in Calabria. Una donna che sta rischiando grosso per aver fatto un gesto che da qualunque altra parte del mondo occidentale, da Helsinki a Vancouver, è ovvio e normale: ha passato ai giudici i documenti d'una truffa all'Inps. Truffa che per anni aveva fatto scrosciare acquazzoni di denaro su mogli, cognati, sorelle, fratelli, cugini, parenti e amici di uomini di rispetto che si spacciavano, senza esserlo, per «braccianti agricoli».
La signora, eroina suo malgrado in un paese dove la semplice osservanza delle leggi può richiedere un coraggio straordinario (come quello che costò la vita a Giovanni Bonsignore, un funzionario regionale siciliano reo di avere denunciato la truffa di una cooperativa) si chiama Maria Giovanna Cassiano, è la dirigente della sede Inps di Rossano, sulla costa dello Jonio in provincia di Cosenza e da due mesi vive sotto scorta dopo essere stata pesantemente minacciata.
Non è una testa di cuoio, non è uno specialista scelto dei carabinieri, non è un poliziotto delle squadre speciali, non è un magistrato d’assalto in guerra con la mafia. È solo una funzionaria di medio livello di un ente pubblico come l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale che ha fatto quanto le era stato chiesto da Roma: controllare come mai nell’area della Sibaritide ci fossero così tanti braccianti agricoli e come mai risultassero così tante giornate di malattia e maternità e indennità di disoccupazione. Una procedura standard, in questi casi.
Prova ne sia che ieri le agenzie davano la notizia di un’altra indagine, per molti versi simile in provincia di Taranto, dove la Guardia di Finanza ha denunciato 363 persone per una truffa organizzata da un’azienda agricola che dal 2003 al 2007 avrebbe simulato una gran quantità di false assunzioni di braccianti agricoli fregando all’Inps, in indennità previdenziali e assistenziali varie, almeno un milione e 200mila euro.
L’inchiesta di Rossano condotta su disposizione della magistratura dai finanzieri del capitano Giovanni D’Acunto, per quanto sia soltanto agli inizi, ha già sollevato il coperchio su qualcosa di più profondo, di più malato, di più pericoloso di tante truffe tradizionali. Dietro alle tre cooperative smascherate fino ad oggi, la «San Francesco», la «Eurosibaris» e la «Meridionale» (altre sono passate al setaccio in questi giorni) c’era infatti l’ombra, attraverso prestanome o addirittura persone che sarebbero risultate del tutto ignare di essere state usate come copertura, di tre famiglie legate a uomini della ’ndrangheta. Uomini che, come dicevamo, avrebbero arrotondato gli incassi di altri affari più o meno illeciti distribuendo La nei dintorni (mogli, fratelli, cognati, parenti...) la qualifica (e le prebende) di «bracciante agricolo».
Nella maggioranza dei casi, da quanto è emerso, era tutto falso. Falsi i poderi dove i falsi braccianti figuravano aver lavorato, false le coltivazioni dove sarebbero stati impegnati, falsi i certificati catastali, false le planimetrie e i timbri e tutti ma proprio tutti i documenti dei vari uffici. E quando un campo di pomodori o di meloni da raccogliere c’era sul serio, raccontano gli investigatori, le cooperative ci mandavano non quei lavoratori che risultavano all’Inps (poveretti, che scomodità...) ma immigrati pagati in nero e senza alcuna tutela previdenziale e sindacale.
Un quadro pazzesco. Concepito dagli organizzatori nella convinzione della totale impunità. Un quadro nel quale spiccano storie, nella loro perversione, assolutamente fantastiche. Come quella di una cooperativa che nel giro di un solo anno avrebbe rastrellato un monte salari di un milione e ottocentomila euro circa senza essere in grado di esibire un solo documento contabile. «Che storia è questa?», hanno chiesto al presidente. E quello: «Ho sempre fatto tutto coi contanti».
Quanto siano riusciti a sottrarre all’Inps tutti quei falsi braccianti, che dopo aver finto di avere lavorato per un certo periodo si spacciavano per «cinquantunisti» (51 giorni l’anno di lavoro), «centunisti» (101 giorni) o «centocinquantunisti» (151) chiedendo quindi indennità varie di malattia, disoccupazione e maternità, non si sa ancora. In un solo anno, ha scritto il direttore del Quotidiano di Calabria Matteo Cosenza denunciando i tormenti di Maria Giovanna Cassiano, si parla di «circa centomila certificati di malattia», di migliaia di persone coinvolte e di «somme stratosferiche per l’Inps: mediamente 4-5 milioni di euro a cooperativa » .
Domanda: può una situazione del genere gonfiarsi per anni e anni senza una qualche accondiscendenza di troppa gente che sapeva e faceva finta di non sapere? È dura da credere. Tanto più che esattamente lo stesso scandalo era scoppiato non molti anni fa nell’area di Gioia Tauro. Dove i magistrati, interrogandosi su «come mai la Calabria ha un ventottesimo della popolazione italiana ma un bracciante stagionale su sette?» scoprirono che «nove braccianti agricoli su dieci » erano fasulli: motociclisti con Honda costosissime, mamme incinte al nono mese, detenuti che figuravano al lavoro mentre erano in cella, studentesse con le unghie laccate e i tacchi a spillo. Tutti «raccoglitori di olive» in uliveti che figuravano catastalmente piantati perfino sulle banchine e nell’acqua del porto di Gioia.
Eppure, pare impossibile, contro la decisione dell’Inps di non sganciare più un euro a tutti i soci delle cooperative taroccate fino alla chiusura delle indagini sono scoppiati nella Sibaritide focolai di rivolta. Le minacce che abbiamo detto alla signora Cassiano. Un tentativo di bloccare la festa patronale di Maria Santissima Archiropita. Due blocchi, a fine luglio e poi di nuovo l’altro pomeriggio, dalle 12 alle 20.30, con ingorghi giganteschi e turisti inveleniti, della statale E 90 che costeggia lo Jonio da Taranto a Reggio.
Peggio, la rivolta è cavalcata da un pezzo del mondo politico. Porta voti, cavalcare queste ribellioni. Per informazioni, chiedete ad Antonio Caravetta, l’uomo forte dell’Udc. Consigliere comunale a Corigliano e recordman di preferenze in zona alle ultime provinciali. Da sempre punto di riferimento dei «braccianti». Com’è scoppiato il casino, ha subito emesso un comunicato: «L’arroganza e l’insensibilità nei confronti dei tanti lavoratori agricoli della Piana di Sibari...».
Gian Antonio Stella
Fonte Corriere della Sera
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