27/05/2010

Scoperta maxi-evasione nel Comasco

Scoperta maxi-evasione nel Comasco

Introiti dal mercato italiano: evasi 112 milioni di euro. Denunciato l'amministratore di due società con sede in Svizzera operanti nel commercio all'ingrosso di tessuti

 

MILANO - Un'evasione di oltre 112 milioni di euro è stata scoperta dai militari della Guardia di Finanza di Olgiate Comasco al termine di verifiche fiscali condotte nei confronti di due società con sede in Svizzera, operanti nel commercio all'ingrosso di tessuti e abbigliamento.

DENUNCIATO L'AMMINISTRATORE UNICO - L'amministratore unico delle due società è stato denunciato alla magistratura comasca per l'omessa dichiarazione di redditi prodotti in Italia. Le società - informa una nota - di fatto traevano dal mercato italiano la maggior parte dei propri introiti operando attraverso un proprio direttore commerciale che costantemente si recava in Italia al fine di acquisire ordinativi da molteplici aziende con sedi in diverse province, tra cui Roma, Napoli, Parma, Torino, Piacenza, Bergamo e Rimini. Nel frattempo il direttore delle società, residente in Italia, espletava sul territorio nazionale funzioni amministrative/gestionali tra cui lo sdoganamento della merce venduta, il trasporto al cliente finale ed i rapporti con le banche.

LE INDAGINI - Le attività ispettive sono iniziate una segnalazione di un altro Reparto del Corpo, cui è seguita un'attività d'intelligence posta in essere attraverso il raccordo informativo con organismi esteri, la consultazione di banche dati e le verifiche sugli apparecchi telepass montati sulle autovetture riconducibili alle società elvetiche ed utilizzate dal responsabile commerciale, ha fornito tutti i passaggi ai caselli autostradali nazionali. Ciò, oltre ad altri riscontri, ha permesso di rilevare una presenza «abituale» del direttore nel territorio italiano al punto da attribuirgli la figura di «stabile organizzazione personale» riconducibile alle società svizzere le quali, di conseguenza, in base alla normativa fiscale italiana, assumono l'obbligo di presentazione anche della dichiarazione dei redditi.

Redazione online


14/03/2009

Passera: «Sì ai Tremonti bond»

Passera: «Sì ai Tremonti bond»

 

L'amministratore delegato di INTESA SANPAOLO al forum di Cernobbio. «I prefetti a controllo sull'erogazione del credito? Non è stata in nessun modo una decisione saggia»

 

Corrado Passera (Imagoeconomica)
Corrado Passera (Imagoeconomica)

CERNOBBIO (COMO) - Al prossimo consiglio di gestione del 20 marzo Intesa Sanpaolo darà il via libera ai Tremonti bond. Lo ha confermato l'amministratore delegato del gruppo, Corrado Passera, a margine del forum di Confcommercio, in corso a Cernobbio. «Credo di sì, anche se continuano a presentarli come una specie di punizione» ha detto Passera, rispondendo ad una specifica domanda. Così dopo il Banco Popolare di Milano che ha presentato istanza ufficiale per 1,45 miliardi, anche Intesa Sanpaolo sembra accogliere la proposta del governo.

CONTROLLO DEL CREDITO AI PREFETTI - Affidare ai prefetti il controllo sull'erogazione del credito «non mi sembra una decisione in nessun modo saggia». Lo ha detto a margine del Forum di Cernobbio, l'ad di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, sottolineando però che se il governo andrà avanti su questa strada le banche assicureranno comunque «la massima collaborazione». Se la decisione del Governo sarà di affidare il controllo sul credito ai prefetti, spiega Passera, «tutte le banche responsabilmente daranno il massimo della collaborazione, ma, mi lasci dire - aggiunge - cosa c'entrano i prefetti?». Secondo l'ad di Intesa Sanpaolo, la crisi fortissima che il Paese sta attraversando «non si affronta con decisioni demagogiche». Il coinvolgimento dei prefetti, «creerà disagio agli stessi prefetti e alle eventuali aziende reclamanti. Inoltre, quello che dico - aggiunge - e credo di interpretare anche la sensazione delle imprese è che l'idea che l'amministrazione e attraverso questa la politica entri nella tematica dell'erogazione del credito non è una cosa di cui si sente il bisogno. A me non pare una buona idea». Tanto più che, conclude Passera, «di controllo e di vigilanza ce ne è sicuramente molta. È importante non voler tutti fare tutto».

 


16/12/2008

Tangenti sul petrolio in Basilicata, finisce in carcere l'ad di Total Italia

Tangenti sul petrolio in Basilicata, finisce in carcere l'ad di Total Italia
I provvedimenti sono stati eseguiti dai carabinieri del Noe, guidati da «Ultimo». Coinvolto anche il deputato Pd Margiotta, che si autosospende dall'incarico: «Sono innocente»
 
 
 
Il pm di Potenza, Henry John Woodcock (Ansa)
Il pm di Potenza, Henry John Woodcock
ROMA - L'amministratore delegato di Total Italia, Lionel Levha, è stato arrestato nell'ambito di un'inchiesta della procura di Potenza per tangenti sugli appalti per l'estrazione di petrolio in Basilicata. Nella vicenda è coinvolto anche il deputato del Pd, Salvatore Margiotta, vicepresidente della commissione Ambiente di Montecitorio, per il quale sono stati disposti gli arresti domiciliari. La misura di detenzione domiciliare per il parlamentare potrà, tuttavia, essere eseguita solo se la Camera dei Deputati darà l'autorizzazione.

ANCHE «ULTIMO» IN CAMPO - Le misure cautelari - in carcere per alcune persone, agli arresti domiciliari per altre - sono state disposte dal gip di Potenza Rocco Pavese, su richiesta del pm Henry John Woodcock, ed eseguite da carabinieri del Noe guidati dal tenente colonnello Sergio De Caprio (il «Capitano Ultimo» che arrestò Totò Riina) e personale della squadra mobile di Potenza, diretta da Barbara Strappato.

GLI ARRESTI - Gli arresti sono stati fatti in gran parte a Roma, con la collaborazione della squadra mobile della Capitale e della polizia municipale di Potenza. La custodia in carcere riguarda, oltre all'ad di Total Levha, anche Jean Paul Juguet, responsabile Total del progetto «Tempa Rossa» (così si chiama uno tra i più grandi giacimenti petroliferi della Basilicata), attualmente all'estero; Roberto Pasi, responsabile dell'ufficio di rappresentanza lucano della Total; e un suo collaboratore, Roberto Francini. È stata anche disposta la detenzione in carcere dell'imprenditore Francesco Ferrara, di Policoro (Matera), e del sindaco di Gorgoglione (Matera) Ignazio Tornetta. Arresti domiciliari, invece, oltre che per l'on. Margiotta, anche per altre tre persone, e obbligo di dimora per altri cinque indagati. I reati contestati, diversi da persona a persona, sono associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d'asta (con riferimento specifico agli appalti dei lavori per le estrazioni petrolifere), corruzione e concussione. Il gip ha inoltre disposto varie perquisizioni, che sono tuttora in corso, e il sequestro di numerose società.

Salvatore Margiotta, deputato del Pd
Salvatore Margiotta, deputato del Pd
LE ACCUSE AL DEPUTATO - L'on. Margiotta, deve rispondere di una somma che l'imprenditre Francesco Ferrara gli avrebbe promesso in cambio di un interessamento del parlamentare e di una sua azione a proprio favore. Secondo il pm Woodcock, in particolare, Margiotta avrebbe fatto valere il suo potere e la sua influenza di parlamentare e di leader del Partito democratico della Basilicata per favorire l'aggiudicazione degli appalti alla cordata capeggiata da Ferrara. In questo senso si sarebbe impegnato a fornire informazioni privilegiate al gruppo di imprenditori e a fare pressioni sui dirigenti della Total, società titolare di una delle concessioni per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi della Val d'Agri. La giunta per le autorizzazioni di Montecitorio, che dovrà decidere se acconsentire oppure no agli arresti domiciliari, ascolterà il diretto interessato nella mattina di mercoledì. «Sono molto amareggiato e stupito dalla gravità delle accuse» ha detto Margiotta, ma anche «altrettanto certo che tutto si chiarirà subito». Margiotta, nel frattempo, ha deciso di autosospendersi da tutti gli incarichi di partito a livello nazionale e regionale.

E QUELLE AL SINDACO - Sempre secondo le accuse, il sindaco di Gorgoglione, Ignazio Giovanni Tornetta, avrebbe ricevuto periodiche «dazioni» di denaro in contanti, doni ed elargizioni varie, oltre a un non meglio definito «oggetto prezioso» per la sua attività di intermediazione tra i manager della Total e la cordata di imprenditori interessata agli appalti del petrolio. Tornetta è alla guida di uno dei Comuni in cui ricadono i giacimenti petroliferi lucani: secondo l'accusa, avrebbe ricevuto più volte somme di denaro dall'imprenditore Francesco Ferrara per la sua attività di mediazione illecita; lo stesso Ferrara, inoltre, avrebbe promesso di affidare ad una società di fatto gestita dal sindaco il servizio mensa per gli operai della sua impresa. Destinatario di un provvedimento di arresti domiciliari è invece Domenico Pietrocola, dirigente dell'Ufficio tecnico della Provincia di Matera, che - sostiene l'accusa - si sarebbe fatto dare da Ferrara 200mila euro nell'ambito di un appalto per lavori stradali in Basilicata.

 

Tangenti sul petrolio in Basilicata, finisce in carcere l'ad di Total Italia

Tangenti sul petrolio in Basilicata, finisce in carcere l'ad di Total Italia

I provvedimenti sono stati eseguiti dai carabinieri del Noe, guidati da «Ultimo». Coinvolto anche il deputato Pd Margiotta, che si autosospende dall'incarico: «Sono innocente»