11/04/2012
Concorso per aspiranti medici, code record sull'Aurelia: 22 chilometri
Concorso per aspiranti medici, code record sull'Aurelia: 22 chilometriCIRCOLAZIONE RALLENTATA. Caos intorno all'Ergife per i 9 mila al test della Cattolica. Traffico in tilt anche sulla Prenestina a causa di un incidente
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20/07/2010
Arrestato presunto killer delle prostitute
Arrestato presunto killer delle prostituteCaccia all'uomo di oltre 24 ore in Friuli e Veneto. Prime ammissioni per l'omicidio della escort romena Diana Alexiu, scomparsa dallo scorso 20 maggio
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| Diana Alexiu (da Chi l'ha visto?) |
UDINE - Un uomo sospettato dell'omicidio di almeno due prostitute è stato fermato dalla Polizia al termine di una caccia all'uomo in corso da oltre 24 ore in Friuli e Veneto. Si tratta di Ramon Berloso, goriziano di 35 anni, condannato in passato per la morte di un uomo durante una rissa in Friuli. Berloso è stato fermato nella notte dalla Polizia Ferroviaria nella stazione di Padova ed è stato condotto in questura a Udine.
INTERROGATO - Da quanto si è saputo, Berloso avrebbe cominciato a fare le prime ammissioni indicando anche la zona, sulle rive del fiume Torre, dove avrebbe abbandonato i cadaveri delle due donne e dove sono ora in corso le ricerche dei corpi. Le operazioni per la sua cattura erano scattate da oltre 24 ore con un centinaio di uomini di Polizia e Carabinieri, con l'impiego di elicotteri e unità cinofile, e hanno riguardato una vasta zona del basso Friuli, ai confini con il Veneto. Il 29 giugno a Cervignano del Friuli venne ritrovata l'auto di Diana Alexiu, una escort romena di 24 anni di cui non si hanno notizie dallo scorso 20 maggio, del cui caso si era occupata anche la trasmissione di Rai 3 Chi l'ha visto?. Nel corso di queste settimane, la Polizia di Udine ha concentrato verifiche e accertamenti nella zona della bassa friulana per risalire alle persone che avrebbero potuto incontrarsi con la donna che, secondo quanto emerso nelle settimane scorse, avrebbe raggiunto il Friuli da Desenzano del Garda (Brescia) per un incontro. Alcuni testimoni avevano riferito agli investigatori di aver visto la donna il 22 maggio in un bar a Palmanova.
ESCORT DI LUSSO - Diana Alexiu, giovane e attraente con alle spalle un'infanzia difficile, era arrivata un Italia da Bucarest nel 2005 per iniziare una nuova vita ed era entrata nel giro delle escort di lusso. Partita da Desenzano il 20 maggio alla guida di una Bmw X5 con targa romena, era giunta verso le 22 al casello autostradale di Palmanova, da dove aveva telefonato al fratello promettendogli di richiamarlo a breve per comunicargli il numero di targa dell'auto del suo nuovo sconosciuto contatto. Ma la telefonata non è mai arrivata.
CACCIA - La caccia a Berloso è scattata dopo la scoperta che stava per incontrare un'altra ragazza. Gli investigatori gli hanno teso una trappola nelle campagne di Aiello (Udine), a poca distanza dalla sua abitazione. L'uomo è però riuscito a evitare la cattura con una manovra spericolata e, abbandonata l'auto nei pressi del cimitero di Crauglio di San Vito al Torre (Udine), è fuggito a piedi. Ricercato per ore, è stato scoperto nella notte alla stazione di Padova. Berloso è sospettato anche della scomparsa di una escort veneziana della quale non si hanno notizie dallo scorso marzo. Berloso era tenuto sotto controllo da alcune settimane dalla Polizia che aveva forti sospetti sul suo conto. L'uomo ha vari precedenti e nel 1996 è stato condannato a Trieste a sei anni di reclusione per omicidio preterintezionale per la morte di un 18enne avvenuta il 24 ottobre 1993 a Farra (Gorizia). Colpito durante una rissa, il giovane morì soffocato riverso in una pozzanghera di fango in un campo di mais nelle campagne del paese. (fonte: Ansa)
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10/06/2010
Violenza sessuale su bimba di 10 anni arrestato il convivente della madre
Violenza sessuale su bimba di 10 anni arrestato il convivente della madreL'uomo viveva con la donna e i tre figli, scoperto dalla compagna, ha ammesso di aver molestato la piccola
ANZIO - Una storia di violenza tra le mura domestiche. I carabinieri di Anzio hanno arrestato un uomo che ha abusato della figlia della convivente, una bambina di appena dieci anni. Scoperto dalla madre della bimba, il molestatore ha ammesso le proprie colpe.
LE AMMISSIONI - Teatro delle molestie una villetta alla periferia della città neroniana dove vivono la donna insieme ai suoi tre figli e il convivente, un cittadino rumeno di 38 anni con qualche precedente penale. Una notte, mentre tutti dormivano, l'uomo è entrato nella camera da letto della bambina e l’ha pesantemente molestata. La triste storia è stata scoperta dalla madre che ha subito chiamato i carabinieri. I particolari riferiti dalla vittima, con l’aiuto degli assistenti sociali e del personale di neuropsichiatria infantile della Asl, hanno convinto gli esperti sulla veridicità del racconto della bambina consentendo di arrestare il 38enne che, in seguito, ha ammesso le sue responsabilità.
M.Mar.
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07/04/2010
Pedofilia, vescovo norvegese si dimette «Ho commesso abusi su un minore»
Pedofilia, vescovo norvegese si dimette «Ho commesso abusi su un minore»IL PASSO INDIETRO RISALE ALLO SCORSO GIUGNO. Choc nel Paese per l'ammissione di Georg Mueller. La violenza compiuta vent'anni fa su un chierichetto
| Georg Muller (Ansa) |
TRONDHEIM (NORVEGIA) - Non si placa la tempesta causata dal caso dei preti-pedofili sulla chiesa cattolica. Un vescovo cattolico norvegese, ma di origine tedesca, Georg Muller, ha infatti confessato di aver abusato sessualmente di un ragazzo minorenne una ventina di anni fa. Lo scrive in apertura del suo sito la tv di stato norvegese, Nrk. In seguito a tale confessione il prelato ha dato le dimissioni nel giugno dello scorso anno. È il primo caso di pedofilia legato alla chiesa cattolica riportato in Norvegia.
IL CASO - Secondo la tv Nrk, il caso, come detto, riguarda Georg Mueller, ex vescovo cattolico di Trondheim, che il 7 giugno dello scorso anno si dimise inaspettatamente comunicando la decisione durante la celebrazione della messa domenicale. «È stato un abuso sessuale il motivo che lo ha spinto alle dimissioni» scrive il sito della tv pubblica norvegese, che aggiunge: «La Chiesa cattolica ha pagato alla vittima tra 400.000 e 500.000 corone norvegese (tra 50.000 e 65.000 euro circa) a titolo di risarcimento danni». L'abuso venne commesso quando Mueller era ancora un semplice prete ed è prescritto per la legge norvegese, specifica Nrk, che riporta come l'attuale vescovo di Trondheim e Oslo, Bernt Eisvig, abbia riferito al Times di Londra che Mueller scelse di dare immediatamente le dimissioni quando venne informato delle accuse che lo riguardavano. Secondo il quotidiano norvegese Adresseavisen, la vittima era un chierichetto che ha mantenuto il segreto per circa 20 anni. È stato il vescovo di Stoccolma ad occuparsi dell'inchiesta. Nrk riporta che il caso è stato inviato al Vaticano, dove è stato valutato arrivando alla conclusione che Mueller, in quel momento vescovo di Trondheim, doveva dimettersi.
LA DIFESA DEL VATICANO - La confessione del vescovo norvegese è arrivata dopo una giornata caratterizzata dalla strenua difesa del Papa dagli attacchi dei media internazionali da parte del segretario di Stato Bertone e del cardinale Sodano. In particolare secondo quest'ultimo che, ricordiamo, è l'ex segretario di Stato, gli attacchi contro Benedetto XVI ricordano quelli contro Pio XII.
Redazione online
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17/01/2010
Il governo tedesco agli utenti: «Non usate Explorer»
Il governo tedesco agli utenti: «Non usate Explorer»
L'allarme: «Mette a rischio la sicurezza del pc». La Microsoft ammette che c'è una falla
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| Steve Ballmer, presidente Microsoft |
Internet Explorer mette a rischio la sicurezza del pc. È l'allarme lanciato dal governo tedesco che ha invitato gli utenti a utilizzare gli altri browser. Secondo la Bbc, la Microsoft ha ammesso che è stata una falla nel suo browser il punto debole dei recenti attacchi a Google. Il gigante di Redmond si è affrettato a chiarire che, per evitare buchi nella sicurezza del pc durante la navigazione on-line, è necessario impostare le opzioni di protezione del browser su 'alto', nonostante le limitazioni nei siti accessibili. Ma le autorità tedesche hanno avvertito che neppure questo accorgimento renderebbe sicuro Explorer. Graham Cluley, responsabile dell'azienda antivirus Sophos, ha spiegato che le versioni più vulnerabili del browser Microsoft sono 6, 7 e 8. Dalla Microsoft, intanto, hanno fatto sapere che si sta lavorando a un 'update' che risolverà il problema. (Fonte Agi)
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29/12/2009
Cultura generale, prova d'esame di fine anno
Cultura generale, prova d'esame di fine anno
Abbiamo letto le risposte delle matricole ai test di ammissione degli atenei e intervistato i docenti. I risultati, sorprendenti: errori di sintassi, ignoranza delle nozioni elementari. De Gasperi? Economista. Matteotti? Ucciso dalle Br. Tu quanto ne sai?

L’Italia è una repubblica. Questo, lo sanno tutti. Chi sia Alcide De Gasperi, invece no: più della metà sostiene convintamente l’ipotesi che sia stato uno statista, ma molti altri lo scambierebbero per un economista o uno scienziato. La domanda non è stata rivolta a uno sparuto gruppo di scolaretti di provincia, ma a diverse decine di studenti al loro primo anno di lettere di una nota università italiana.
Chi crede che il dato costituisca un’eccezione si sbaglia. “I giovani che arrivano all'università sono in condizione di semianalfabeti” ha tuonato qualche giorno fa il rettore dell’ateneo di Bologna, il più antico d’Europa, ed è notizia recente che la facoltà di medicina di Torino ha deciso di istituire un corso di lingua italiana con l’obiettivo di “alfabetizzare” le matricole, (secondo il Centro europeo dell’Educazione, un laureato su cinque riesce appena a raggiungere la soglia minima di decifrazione di un testo).
Una nuova conferma arriva ora dai dati letti in esclusiva da Sky.it e forniti da una delle più qualificate realtà editoriali, Giunti Os, specializzata da decenni in strumenti psicodiagnostici, compresi i test di ammissione degli studenti nelle università italiane considerate di “elite”.
La realtà non è delle più confortanti. Perché, se si può sorvolare sul fatto che solo uno studente su quattro sappia che il filosofo Herbert Marcuse fosse nato in Germania e non in Francia (e poi dicono che tutti i professori sono comunisti), non si può derubricare a errore di distrazione la presunta correttezza di un’espressione come “nessun’amico”, sottoscritta nei test di ammissione da più di uno studente su cinque. Roba che, fino a qualche decennio fa, avrebbe fatto tirare le orecchie a qualsiasi scolaretto delle elementari (“un al maschile non si apostrofa mai” recitava la petulante cantilena delle maestre di un tempo).
Le cose non vanno meglio neppure con il lessico: per alcuni studenti “ingerenza” significa capacità di ingerire, mentre “remissivo” è sinonimo di lento, recente o attento. Qualcuno, così, è già corso ai ripari: su Facebook è disponibile un’applicazione, in grado di “testare il tuo italiano” (per accedere, bisogna essere iscritti al social network).
Buio fitto anche per ciò che riguarda le nozioni di storia. Per quattro studenti su cinque che intendono accedere alle migliori università italiane, il povero Quintino Sella non è lo storico ministro delle finanze di molti dei primi governi unitari, impegnato (già allora!) nello sforzo titanico del pareggio di bilancio, ma un generale garibaldino ucciso durante la battaglia del Volturno, uno dei carbonari fucilati dagli austriaci a Belfiore o un pensatore anarchico.
D’accordo, ci può anche stare: Quintino Sella non è Cavour. Appare invece meno comprensibile come solo uno studente su sei sappia che Achille Occhietto sia stato l’ultimo segretario del Pci, e lo confonda con Massimo D’Alema o addirittura con Enrico Berlinguer, scomparso ormai un quarto di secolo fa. Per Filippo Andreatta, ordinario di scienze politiche nell’università di Bologna, le responsabilità di queste lacune non sono però tutte dell’istruzione: “è un fallimento sociale generalizzato che non riguarda solo la scuola secondaria, ma anche la famiglia e alcune sane abitudini quali la lettura di libri e quotidiani. Ormai da diversi anni, abbiamo allargato la base sociale di chi si iscrive negli Atenei e, ovviamente, anche il numero dei laureati. Questo è un bene e una necessità assoluta; il male, invece, è che non riusciamo a valorizzare la preparazione eccellente da quella di base”.
Tempo fa, Andreatta ha fatto parte della commissione che doveva verificare la preparazione degli ammessi alla laurea magistrale in scienze internazionali e diplomatiche della facoltà “Roberto Ruffilli” con sede a Forlì. Gli studenti erano tutti in possesso di una laurea triennale, eppure il risultato è “stato che buona parte dei candidati riscontravano carenze di tre tipi: nozioni apprese sui libri di scuola, conoscenza del sistema politico italiano, lettura dei giornali”. Qualche esempio? “Molti non sapevano quale ruolo avesse avuto l’Italia nella seconda guerra mondiale e quali fossero i confini della Turchia”. Per altri, Giacomo Matteotti era stato ucciso dalle Brigate rosse e “nessuno aveva una conoscenza dettagliata dell’evoluzione politica della Repubblica”.
Il problema però non riguarda solo le discipline di aera umanistica: secondo Daniele Checchi, docente di economia del lavoro e preside della facoltà di scienze politiche della Statale di Milano, “in Italia il livello di competenze matematiche e la conoscenza della lingua inglese è tra le più basse d’Europa”. Per Giovanni Valotti, direttore della scuola universitaria della Bocconi, le difficoltà invece sono altre: “se devo rintracciare una differenza rispetto a dieci anni fa, non la riscontro nel livello di preparazione, che da noi per fortuna è rimasto piuttosto alto, ma nel grado di maturità. Gli studenti che si iscrivono al primo anno di università sono più inconsapevoli di quanto lo fossero in passato”. Bamboccioni? “Direi proprio di si”. Le matricole sono avvisate.
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08/06/2009
Napoli, bravissima a scuola e clandestina Senza codice fiscale niente maturità
Napoli, bravissima a scuola e clandestina Senza codice fiscale niente maturità
Daria è ucraina, parla sei lingue e fa la badante. Dopo tre anni la legge la ferma. Si mobilita l'istituto Margherita di Savoia
NAPOLI (7 giugno) - Il futuro, per chi è clandestino, vale un tesserino di plastica e sedici caratteri. Un codice fiscale a segnare il confine tra il reato di clandestinità e un sogno. Daria ha grandi occhi verdi, vent’anni e tanta voglia di studiare, frequenta il quinto anno del liceo linguistico «Margherita di Savoia», nei pressi di piazza Dante, nel cuore di Napoli. Questo è l’anno del suo esame di maturità ma una circolare di Stato le ha bloccato la strada. Daria è ucraina e clandestina, non ha documenti italiani, tantomeno il codice fiscale che da quest’anno è obbligatorio per sostenere la prova scolastica.
Il ministero dell’Istruzione, per compilare l’anagrafe dello studente, sta infatti rilevando i dati relativi a ogni singolo candidato, compreso il codice fiscale che passerà al vaglio dell’Agenzia delle entrate. Il termine per inserire i dati sul sito del Ministero è dopodomani. «Sto esaminando la situazione - spiega il preside del liceo linguistico, Carmine Santaniello - spero di trovare una soluzione a breve. La circolare voluta dal ministro Gelmini è un diktat chiaro: senza codice fiscale non si può sostenere l’esame. Daria è stata iscritta tre anni fa in base alle normative vigenti, ha frequentato regolarmente e adesso ci troviamo dinanzi a questo problema. Cercheremo di risolverlo».
Perché la burocrazia stavolta (e una volta di più) pare portare proprio in un vicolo cieco. C’è, infatti, una norma (bella e civile) che sancisce come «tutti i minori, presenti sul territorio nazionale e nei diversi gradi e ordini di scuola hanno diritto all’istruzione, indipendentemente dalla regolarità della loro posizione di soggiorno» (articolo 45 del Dpr 31 agosto 1999, numero 394, «Regolamento di attuazione del decreto legislativo numero 286/1998 sulla disciplina dell’immigrazione e sulle condizioni dello straniero»). Diritto all’istruzione che vale, evidentemente, fino alle soglie dell’esame di maturità perché per la prova finale c’è una circolare (22 maggio 2009) che impone il possesso del codice fiscale.
E adesso? «Adesso ho paura». E gli occhi di Daria tremano insieme alla sua voce. «Paura di finire in carcere, lo stesso timore che ho da cinque anni ogni volta che vedo un poliziotto. Io voglio solo studiare, costruirmi un futuro, vorrei il mio diploma». Un pezzo di carta che la ragazza di Donetsk si è sudata non solo sui libri. «Abito a piazza Carlo III. A casa siamo tutti clandestini perché non riusciamo a diventare regolari. Eppure da quattro anni mamma fa le pulizie ad ore e il mio papà, poverino, lavora tantissimo, fa il saldatore. Io un po’ di tutto: lavo le scale dei condomini, faccio le pulizie, la baby sitter, la badante. E poi studio, mi piace tanto farlo». Gli occhi verdi si rasserenano e fissano quelli di Alfonso, vent’anni anche lui, salernitano con una laurea di Ingegneria da conquistare a Fisciano. «Ci conosciamo da poco - racconta Daria - ma pensiamo già al futuro insieme. Abbiamo parlato a lungo di questo diploma. Dopo vorrei iscrivermi all’università: Scienze Politiche o la scuola per Infermieri. Non mi spaventano i sacrifici e, in questi giorni, sto ricevendo tanto affetto dai professori e dai miei compagni. I napoletani sono gente buona».
Il Margherita di Savoia si è, infatti, mobilitato per aiutare Daria. Professori che si sono offerti di assumerla per regolarizzarla, il preside che cerca una soluzione tecnica, i compagni che stanno per lanciare una petizione. Persino all’Agenzia delle entrate hanno avuto tenerezza per il suo viso pulito. «Quando gli ho chiesto il codice fiscale mi hanno detto: ”Scusaci non possiamo, anzi è meglio che vai via”. Allora ho capito. Ed è tornata la paura».
Daria è una studentessa in gamba, parla sei lingue e in Ucraina ha già un titolo di studio «finito». «Tre anni fa ho dovuto ricominciare tutto - racconta - ma va bene così. Ho accettato di vivere da clandestina». Una vita da invisibile. Una visita dal dottore significa un’attesa di almeno dieci giorni e poco importa se stai male davvero, lei che non ha reddito ha dovuto pagare tutti i libri («Quello di Filosofia costa 42 euro!»), Daria non sa cosa sia una gita scolastica perché ha paura di essere scoperta, paura del proprio nome. Nome illegale che non dà diritto a un banale codice fiscale. «Io non ho mai violato la legge, lavoro tanto, perché senza il codice fiscale automaticamente divento una delinquente? Perché in un paese democratico io devo diventare un’ombra invisibile per non finire in galera? Io ho paura di perdere la casa, vivo sulle valigie, perché da un giorno all’altro mi possono cacciare via. Due anni fa ho chiesto di essere regolarizzata, da allora non so nulla». La burocrazia dei vicoli ciechi.
Daria stringe un libro, muove le mani con il riflesso di chi deve difendere qualcosa. Voleva smettere di studiare, poi l’affetto dei suoi e la premura di docenti e compagne l’hanno convinta. «Devo finire la mia tesina. Come tema ho scelto il razzismo. Ma non perché gli italiani lo siano, anzi. Ho studiato in lingua originale i discorsi di Martin Luther King e mi hanno affascinato. Il più bello? “I have a dream”. Io ho un sogno».
Interviene il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, nella vicenda di Daria. Il codice fiscale, ha spiegato il ministro, serve solo a scopi statistici: «Abbiamo sentito il dirigente scolastico della Campania che in giornata invierà al preside del Margherita di Savoia una circolare per ammettere la ragazza».
In base ai chiarimenti del ministro per Daria, e per tutti i ragazzi clandestini iscritti all’ultimo anno delle superiori, non ci sarà obbligo di presentare il codice fiscale per sostenere l’esame di maturità.
E Daria? Dalla disperazione alla gioia il passo è stato breve. «Quando mia mamma ha letto il giornale è scoppiata a piangere per la felicità. Mi ha detto: “Hai visto che ci hanno ascoltato? Vedrai che ci aiuteranno”. E così è stato. Studierò anche di notte per conquistare questo diploma, continuerò a lavorare perché ne abbiamo bisogno in famiglia, ma il titolo di studio è troppo importante per me. Adesso voglio dire grazie a coloro che mi hanno sostenuto, al preside, ai professori, ai miei compagni. A chi mi ha dato la possibilità di raccontare la mia storia».
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