09/05/2012
Bankitalia: a marzo fermi i prestiti alle imprese
Bankitalia: a marzo fermi i prestiti alle impreseL'analisi dei bilanci bancari. La banca centrale: si blocca il credito alle società non finanziarie e frena quello alle famiglie
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15/06/2011
Yara, individuato il Dna dell'assassino
Yara, individuato il Dna dell'assassinoBREMBATE. Gli inquirenti: profilo maschile e «altamente indiziario» perché non suscettibile di contaminazione casuale
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14/08/2010
Italiani sempre più indebitati: nel 2009 la media è salita a 15.930 euro a famiglia
Italiani sempre più indebitati: nel 2009 la media è salita a 15.930 euro a famigliaLe maggiori sofferenze a roma, lodi e milano. Indagine della Cgia di Mestre: dal 2002 (anno di introduzione dell'euro) al 2009 debiti cresciuti del 91,7%
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12/08/2010
Mozzarelle, dopo le blu quelle a puntini rossi i carabinieri del Nas intervengono nel lodigiano
Mozzarelle, dopo le blu quelle a puntini rossi i carabinieri del Nas intervengono nel lodigianoLa "scoperta" di una donna di Livraga che le aveva acquistate da un suo abituale fornitore
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22/06/2010
Mozzarella blu, le analisi “escludono la tossicità”
Mozzarella blu, le analisi “escludono la tossicità”E’ quanto afferma la procura di Trento, che indaga insieme con quella di Torino sull’anomala colorazione del latticino prodotto in un caseificio bavarese e distribuito in Italia. I magistrati hanno chiesto inoltre una rogatoria internazionale
Le analisi sui campioni di mozzarelle blu forniti dal Trentino "escludono la tossicità, anche se non sono certamente commestibili, perché nessuno le mangerebbe, visto il colore che assumono". E' così che stamani il procuratore capo di Trento, Stefano Dragone, ha fatto il punto sulle mozzarelle che assumono un colore bluastro dopo l'apertura della confezione. E' emerso che "nell'acqua di refrigerazione delle mozzarelle c'è un batterio del genere Pseudomonas, normalmente presente in natura", anche se la ditta produttrice, "la tedesca Jaeger, ha di avere usato tutte le cautele per evitarne la presenza".
Il procuratore di Trento e quello di Torino Raffaele Guarianello, che indagano sulla vicenda dopo che una donna di Mezzolombardo nel Trentino e una torinese hanno denunciato l'anomala colorazione del prodotto acquistato, hanno chiesto intanto una rogatoria internazionale per individuare i responsabili dell'azienda tedesca e iscriverli nel registro degli indagati. Il reato ipotizzato, per ora a carico di ignoti, è la violazione dell'articolo 5 della legge del 1962 sugli alimenti.
Dalla ditta, in Baviera, nella città di Haag, gli importatori "Eurospin e Lidl a quanto ci risulta ad oggi - ha riferito Dragone - le distribuivano da Verona nelle varie città. Trasferiremo dunque gli atti appena compilati alla Procura di Verona, che valuterà le eventuali responsabilità”. "Certo è - ha concluso Dragone - che non ci sono responsabilità dei dettaglianti, dal momento che la legge esclude la punibilità di chi vende confezioni ricevute già chiuse".
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19/06/2010
Sequestrate dai Nas 70mila mozzarelle tedesche. Diventano blu dopo aperte
Sequestrate dai Nas 70mila mozzarelle tedesche. Diventano blu dopo aperteAlcuni esemplari erano finiti nei discount. Le analisi stabiliranno eventuali contaminazioni. Il comandante del nucleo di Torino: eliminate da tutti i banchi frigo della grande distribuzione
TORINO - Nel piatto ormai le sorprese sgradevoli sono quotidiane: incluse le mozzarelle che diventano blu all’apertura della bustina, prodotte in Germania per una società italiana che le commercializzava. La segnalazione è arrivata ai carabinieri dei Nas di Torino da una signora che avendo osservato l’inquietante fenomeno lo ha ripreso col telefonino.
IL SEQUESTRO - Così i Nas hanno sequestrato settantamila mozzarelle presso una importante piattaforma della grande distribuzione che rifornisce numerosissimi discount del Nord Italia. All’apertura la mozzarella, secondo i carabinieri, assume una «impressionante pigmentazione blu». La segnalazione giunta ai Nas però non è la prima: proprio l’azienda distributrice a fronte di numerosi reclami aveva già iniziato a richiamare il prodotto, contestando la fornitura allo stabilimento industriale tedesco di provenienza. Si ignorano al momento - riferiscono i nuclei anti sofisticazione - le cause della mutazione del colore delle mozzarelle al contatto con l'ossigeno. Alcuni campioni sono stati depositati per le analisi microbiologiche e chimiche, rispettivamente presso i laboratori dell'istituto zooprofilattico di Torino e del Centro antidoping del San Luigi Gonzaga di Orbassano. Per ora comunque non vi sono elementi per configurare ipotesi di reato, elementi che potrebbero invece emergere nel momento in cui i prodotti alimentari risultassero essere inquinati da sostanze tossiche o da forti cariche batteriche. L'intera partita di mozzarelle tedesche, assicura il capitano Tamponi, comandante dei Nas a Torino, è stata rintracciata e bloccata e non sussiste alcuna possibilità di ritrovarne qualche esemplare nei banchi frigo della grande o piccola distribuzione.
Redazione online
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08/05/2010
Il computer e le analisi del dna riscrivono la vita di Tutankhamon
Il computer e le analisi del dna riscrivono la vita di TutankhamonLe nuove rivelazioni emerse dalle indagini condotte dal noto egittologo Zahi Hawass. La ricerca in un documentario in onda su Discovery Channel in due puntate, sabato 8 e sabato 15 maggio
MILANO - Il mitico re Tut, il faraone Tutankhamon, non è figlio della bellissima Nefertiti, bensì della assai meno leggendaria Mummia KV35YL. Inoltre, ha avuto due figlie, nate morte dalla sorellastra Ankhesenamon, i cui feti sono stati trovati in una tomba nella Valle dei Re. E ancora: il faraone morì di una forma di malaria associata alla Malattia di Kohler, una patologia rara che distrugge il tessuto osseo, in particolare quello del piede. Sono queste alcune delle più recenti rivelazioni sulla vita e la morte di Tutankhamon, emerse dalle indagini condotte dal noto egittologo Zahi Hawass. Indagini che hanno lasciato il terreno dell’archeologia classica per abbracciare le moderne tecniche di indagini forensi, le stesse che vengono utilizzate dalle polizie scientifiche di tutto il mondo e rese celebri da serie tv tipo Csi, che prevedono l’utilizzo di computer e analisi genetiche. E proprio dai campioni del dna del faraone sono giunte molte delle risposte che la storia attendeva da secoli. Questa lunga e intesa fase di ricerca è ora un documentario che va in onda per la prima volta in Italia su Discovery Channel (canali 401 e 420 di Sky) in due puntate, sabato 8 e sabato 15 maggio.
IL DOCU-FILM - Un documentario che porta la firma di Brando Quilici (INTERVISTA VIRTUANS), regista documentarista italiano, figlio del grande Folco Quilici, che ha trascorso lungo tempo al fianco di Hawass documentando minuziosamente ogni momento saliente, dall’apertura del sarcofago ai prelievi dei campioni organici per le analisi genetiche. «Tutankhamon, la verità svelata», così si intitola il docu-film, è dunque una testimonianza in presa diretta di una ricerca su un personaggio che ancora oggi appassiona il mondo. Il viaggio del dr Hawass è stato ripreso passo dopo passo, dai polverosi e imprevedibili scavi sul campo all’incontaminato laboratorio del dna. La ricerca ha visto la partecipazione di un team internazionale di esperti del settore ed è stata pubblicata in dettaglio su Jama (The Journal of the American Medical Association). Non è la prima volta che Brando Quilici lavora al fianco di Zahi Hawass. Già nella precedente produzione il documentarista italiano e lo studioso egiziano avevano collaborato nel progetto che ha portato a identificare la cosiddetta «regina perduta», Hatshesput, la più grande regina dell’antico Egitto. Nella prima parte del nuovo documentario, viene seguita la fase dell’estrazione del Dna, mai effettuata prima d’ora, sulla mummia di Tutankhamon, con la messa in moto di tutti gli studi trasversali per determinare la famiglia del «re bambino». La seconda parte è invece incentrata sulle ricerche che hanno portato a scoprire le cause della morte del faraone e su come le nuove informazioni sono in grado di dare una nuova visione sul suo regno e sulle sue gesta da leader politico, religioso e militare. Insomma, un deciso balzo in avanti da quando nel 1922 la tomba di re Tut venne scoperta nel 1922 da Howard Carter e nessuno si sarebbe mai immaginato che la scienza e l’archeologia avrebbero potuto insieme dare le risposte alle domande della storia.
Fonte> Corriere della sera
11:01 Scritto in ARCHEOLOGIA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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11/02/2010
La stranezza del Lippi bifronte
La stranezza del Lippi bifronte
L’analisi. Il c.t. azzurro e i suoi rapporti con la Juventus: una situazione poco chiara e di poca utilità
| Il ct della Nazionale Marcello Lippi |
Due cose mi sembrano evidenti intorno alla Juve attuale. La prima è che Rafa Benitez si sta allontanando, forse non c’è mai stato. Due settimane fa veniva dato per certo, già sotto contratto, forse per subito, di sicuro per giugno prossimo. Ora si parla tranquillamente di Allegri e Prandelli mentre nel frattempo è arrivato addirittura un quarto uomo, Zaccheroni e un quinto è stato bruciato, Gentile. Se c’è una cosa che la Juve ha perso nel dopo Moggi-Giraudo è il controllo dell’informazione che la riguarda. Prima usciva quello che volevano i capi, ora esce di tutto. Forse è una conquista, ma è difficile capire per chi. È come se tra la società e il mondo della comunicazione ci fosse un eccesso di leggerezza, di eleganza, di non competenza, che diventa un vuoto a cui nessuno si ribella. Non può essere vero tutto e il contrario di tutto. Questo crea un’incompetenza generale che non è né accettabile né corretta. La seconda cosa evidente è che dietro le scelte della Juve c’è Marcello Lippi. Ferrara, Candreva, Grosso, Cannavaro ne sono dimostrazione.
E del resto lui stesso ammette di aver dato consigli alla sua vecchia squadra. Non c’è niente di pessimo, qualcosa è comprensibile, ma deve essere chiaro che non funziona così. Il commissario tecnico dell’Italia è una figura super partes che non può diventare l’ufficio di consulenza di nessuno. Lippi non ha mai capito bene la differenza tra il suo ruolo e quello di un tecnico di società. È facile confondersi nel calcio dove si pensa tutti di venire dallo stesso mondo. Ma i ruoli sono opposti. Un tecnico lavora nel privato, il c.t. lavora nel pubblico, risponde al pubblico. Alla tua gente puoi far non sapere, puoi chiedere sacrifici di pazienza. A tutta la gente no. Ha anzi diritto di sapere. E tu c.t. hai il dovere di rispondere, non puoi dire «questi sono fatti miei», esistono solo «fatti nostri». A questo punto la cosa potrebbe diventare grave. Nel senso di alcune domande. La Federazione sapeva che Lippi dava consigli a una società? Sapeva ci fosse un rapporto di pre-contratto tra Lippi e questa società? E se lo sapeva, questo la rendeva sicura della trasparenza di Lippi in sede di convocazioni? Mettiamo non sapesse niente e non ci sia niente. È accettabile un così grande numero di equivoci senza una sola nota di chiarezza? È in sostanza accettabile quest’aria di ignoranza generale che la stampa accetta e l’ignoranza particolare che è invece l’ente pubblico ad alimentare? La nazionale non può fare calciomercato, ha il dovere della sintesi e della chiarezza.
Diversamente va in rotta di collisione con le società dei cui tecnici vorrebbe avere i benefici. Ultima considerazione, quasi a margine. Lippi è stato e resta un grande allenatore. Con Capello è stato forse il più moderno espresso dal cuore della scuola italiana. Ma sempre un allenatore è stato. Ora gli si chiederebbe di essere il padre della patria juventina, il garante di ogni situazione tecnica. Punto primo: che valore avrebbe in questa situazione l’allenatore reale della Juve? Di ascoltatore o protagonista? E quali vantaggi avrebbe a essere ascoltatore? In sostanza, Lippi va benissimo, ma se continua a fare l’allenatore. Punto due: come uomo mercato Lippi sarebbe un esordiente, un altro dopo la lunga serie di esordienti juventini. Un tecnico ragiona da artigiano, vede nei giocatori potenzialità che lui può tirar fuori, ma non può dire se altri tecnici ci riusciranno. Infatti Lippi in quelli che sembrano essere stati i suoi consigli alla Juve, ha fino a ora fallito. E allora di cosa stiamo parlando? Dobbiamo davvero tutti commettere una lunga serie di scorrettezze senza sapere a cosa serviranno?
Mario Sconcerti
15:34 Scritto in SPORT | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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14/12/2009
Tutto Galileo... on line
Tutto Galileo... on line
SCIENZA & WEB. L’edizione digitale dell’opera omnia nel nuovo ambiente Pinakes. Possibile la consultazione e l'analisi dei testi

FIRENZE - Galileo? Adesso lo trovi tutto sul web. L’edizione digitale dell’opera omnia di Galileo è stata pubblicata on line nel nuovo ambiente Pinakes (http://pinakes.imss.fi.it:8080/pinakestext/home.jsf). Si tratta di uno dei progetti di ricerca d’avanguardia, in corso a Firenze, presentati al congresso internazionale Cultural Heritage on line in programma domani e il 16 dicembre al Teatro della Pergola di Firenze. Pinakes è un’architettura software, progettata da Rinascimento Digitale e dall’Istituto e Museo di Storia della Scienza, che consente di accedere in maniera integrata a dati di archivi diversi. A Pinakes si affianca Pinakes Text, un software ideato per realizzare edizioni critiche digitali di manoscritti, codici e libri antichi: è un'applicazione open source per la consultazione, la ricerca e l'analisi on line di testi. Organizza i dati testuali riferiti a qualsiasi oggetto digitale con una particolare specializzazione nella gestione delle informazioni linguistiche e filologiche. Si utilizza tramite qualsiasi browser web, quindi l'utente lo può consultare sia da personal computer che da dispositivi mobili.
FIRENZE E TOSCANA LEADER NEL SETTORE - Firenze e la Toscana, hanno spiegato il direttore generale dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze Antonio Gherdovich, il presidente della Fondazione Paolo Galluzzi, e il coordinatore del comitato scientifico Paolo Blasi, sono leader del settore in Italia e punto di riferimento mondiale grazie all’imponente patrimonio culturale e all’eccellenza dei sistemi e delle competenze sviluppati. La Fondazione sta lavorando con l’Università di Pisa e l’Istituto di Linguistica Computazionale del Cnr per la pubblicazione digitale dei diari che il padre dell’Egittologia italiana Ippolito Rosellini produsse nel 1828-1829 durante la spedizione franco-toscana in Egitto e Nubia con Jean Francois Champollion, il celebre scopritore della stele di Rosetta. Altre collaborazioni riguardano il catalogo storico delle fotografie del Centro Romantico dell’Istituto Vieusseux, la Sovrintendenza regionale ai Beni Culturali, la biblioteca Magliabechiana e la Fondazione Memoria Ecclesiae. Magazzini Digitali è invece un progetto realizzato in collaborazione con le Biblioteche Nazionali di Firenze e Roma: è un’architettura hardware e software concepita per la conservazione di lungo termine dei documenti digitali. Magazzini Digitali garantisce anche la conservazione delle tesi di dottorato di tutte le università italiane. L’evento è organizzato dalla Fondazione Rinascimento Digitale in collaborazione con il Ministero dei Beni Culturali e la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.
IL CONVEGNO - Per valutare lo stato dell’arte e i futuri trend nelle crescenti platee di utenti, Cultural Heritage on line (alla seconda edizione dopo il successo del 2006) ha convocato a Firenze esperti, professionisti e istituzioni del mondo intero a discutere su alcuni temi di fondo: beni culturali e web interattivo, biblioteche digitali, cooperazione e integrazione dell’informazione tra musei, archivi e biblioteche pubbliche, conservazione delle memorie digitali. L’obiettivo è di coinvolgere domanda e offerta nella creazione di risorse digitali e nella loro condivisione. Da qui il sottotitolo del congresso: Empowering users: an active role for user communities, ossia dare agli utenti un ruolo di protagonisti attivi. Il particolare valore del congresso è sottolineato dall’alto patronato del Presidente della Repubblica. Tra i sostenitori: Unesco, Regione Toscana, Provincia, Comune, Ambasciata USA ed Ente Cassa di Risparmio di Firenze, che della Fondazione Rinascimento Digitale è promotore.
17:36 Scritto in ARTE | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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21/10/2009
Navi dei veleni, ora si cerca anche a terra Rifiuti radioattivi nel greto del fiume Oliva
Navi dei veleni, ora si cerca anche a terra Rifiuti radioattivi nel greto del fiume Oliva
Lunedì l'Arpacal di Catanzaro, l'agenzia per la tutela ambientale della regione calabrese, darà inizio alle analisi del terreno nei luoghi dove sarebbero stati seppelliti i rifiuti tossici

CATANZARO - Mentre a Cetraro il sottosegretario all'Ambiente, Roberto Menia, è assediato dai pescatori che protestano per l'assenza del governo rispetto ai problemi legati al fatto che nessuno compra più pesce per paura, L'Arpacal (l'agenzia regionale per l'ambiente) promette che lunedì prossimo, dopo 19 anni, cominceranno seriamente le "operazioni di terra", a caccia dei veleni seppelliti, qua e là, nel territorio calabrese. S'inizierà, a quanto pare, dalla foce del fiume Oliva, nella zona di Foresta Aiello, comune di Serra d'Aiello, provincia di Cosenza, dove sarebbero sepolti i rifiuti radioattivi e tossici trasportati dalla nave "Rosso" (ex "Jolly Rosso"), finita sulla spiaggia di Campanara San Giovanni - frazione di Amantea - nella notte del 14 gennaio del 1990.
La riunione operativa. A Roma, a dimostrazione del fatto che si vuole fare sul serio, si è svolta una riunione negli uffici del Servizio Interdipartimentale per le Emergenze Ambientali dell'Ispra (l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) per la presentazione della bozza del "Piano di caratterizzazione" - cioè di analisi e bonifica - nelle aree del fiume Oliva, nei Comuni di Serra D'Aiello ed Aiello Calabro in provincia di Cosenza.
Gli scavi. Si comincerà a scavare su una collinetta a monte della "briglia", una struttura in cemento che serve, normalmente, per frenare il corso dei torrenti, ma che in questo caso sembrerebbe essere stata più utile a chi in quella specie di diga ha nascosto materiale tossico o radioattivo. Già in passato nella collinetta - ma senza che questo avesse prodotto una qualche contromisura - erano state trovate tracce di Mercurio e Cesio 137 a 4 metri di profondità.
L'altro scavo ci sarà in una cava, sempre ai margini del fiume Oliva, in un punto dove in passato era stato individuato materiale radioattivo e , anche in questo caso, senza che la cosa avesse preoccupato nessuno.
Infine, si effettueranno "carotaggi" nel terreno lungo una piccola vallata - una delle tante che fiancheggiano l'Oliva, chiamata "valle del Signore" - dove si teme possano essere stati sepolti altri rifiuti tossici o radioattivi.
Gli anni di ritardo. Ma il sentore che alla foce di quel fiume qualcosa di pericoloso fosse stato sepolto dopo il sospetto "spiaggiamento" della "Rosso", cominciò a sorgere già nel giugno del 2003. Fu quando la Procura di Lamezia Terme trasmise l'indagine a quella di Paola, per competenza territoriale e maturò, in particolare, quando si scoprì un altro scavo nella zona di Serra d'Aiello, fatto dalle maestranze della nave, secondo alcune testimonianze. Quello scavo si aggiungeva ad un altro autorizzato nella discarica di Grassullo (sempre nei pressi di Amantea) per seppellire il carico "ufficiale" della "Rosso".
Finora solo impunità. I dati di fatto in mano a diverse Procure italiane (calabresi, pugliesi, toscane e lombarde) dicono, insomma, che l'avvelenamento sistematico del mare lungo i 700 chilometri della costa tirrenica calabrese e del suo immediato entroterra è avvenuto finora, non solo nell'assoluta impunità dei responsabili, ma senza che neanche una delle decine di navi affondate, dette "a perdere", sia stata individuata o ispezionata. Anche se con anni di ritardo, dunque, sembra che i pubblici poteri mostrino ora di mobilitarsi, quanto meno per capire cosa esattamente sia nascosto in fondo al mare e sotto terra.
Il carico della Rosso. In particolare, si comincerà davvero (almeno così si promette) ad accertare cosa sia stato nascosto vicino all'alveo del fiume Oliva, in un'area di uso agricolo. La nave italiana Rosso di proprietà della società Ignazio Messina e C. partita da Malta e diretta a La Spezia, la notte del 14 dicembre 1990 finì sulla spiaggia di Camponara S. Giovanni, frazione di Amantea. Oltre alle 16 persone dell'equipaggio, il carico ufficiale sarebbe stato composto da nove containers con 23.325 tonnellate di nylon; 75.465 di tabacco; 70 tonnellate di prodotti da bevande.
Gli accertamenti che avranno inizio lunedì, a cura dell'Arpacal (l'agenzia regionale per l'ambiente della Calabria) incaricata come perito tecnico dalla Procura di Paola, dureranno fino alla fine di novembre. Solo allora, dunque, si potrà conoscere almeno una parte di verità.
L'allarme inascoltato. A tracciare una ricostruzione dettagliatissima del dramma dei veleni sepolti, chissà da quanto tempo, in mare e sotto terra da cosche mafiose con connivenze politiche e istituzionali, fu l'ex sottosegretario per i Rapporti con il Parlamento in carica nel 2004 - l'onorevole Cosimo Ventucci del Pdl - in occasione della risposta ad un'interpellanza il 15 luglio dello stesso anno. Un allarme assolutamente inascoltato per anni e anni, soprattutto dal suo stesso Governo.
Il rappresentante dell'Esecutivo, tuttavia, in sostanza disse che per quanto riguardava gli aspetti penali della vicenda, nel gennaio 2004 la Procura di Paola incaricò la sezione inquinamento radioattivo del Reparto Operativo di Carabinieri di indagare nelle zone interessate dallo "spiaggiamento", presentato come un incidente. In particolare si raccomandò l'Arma di controllare l'area di Grassullo e Foresta Aiello, a ridosso della foce del fiume Oliva.
La ragione stava nel fatto - disse Ventucci - che "secondo testimonianze sarebbe stato interrato del materiale proveniente dalla motonave Rosso". E aggiunse che la Procura fece misurare il grado di tossicità nell'area: furono trovate cospicue quantità "di fanghi", oltre ad un'altissima "concentrazione di alcuni metalli pesanti che superano il limite accettabile di inquinamento, provocando un pericolo concreto per il suolo, il sottosuolo e i corpi idrici". Da allora nulla di concreto è mai stato fatto, né dal governo di cui Ventucci era membro, né da altri governi.
Il pentito "scovato". Intanto, a 11 miglia a largo di Cetraro, una nave geostazionaria ha cominciato le ricerche nel luogo dove si presume ci siano i resti del cargo Kuski, inzeppato di scorie radiattive o rifiuti tossici, affondata a colpi di dinamite da un commando del quale faceva parte anche Francesco Fonti, il pentito della 'ndrangheta di San Luca, che svelò a Riccardo Bocca dell'Espresso il traffico micidiale per l'eliminazione di veleni d'ogni sorta.
Traffico che, secondo Fonti, coinvolgerebbe governi, servizi segreti e mafie dislocate in diverse latitudini. Il "pentito", nonostante le sue rivelazioni stiano attivando iniziative delle pubbliche autorità (sebbene tardive) risulta essere ancora senza protezione da parte dello Stato. Si era nascosto a Mantova, ma un deputato assai solerte della Lega l'ha subito "scovato". Poi ha protestato e segnalato immediatamente alla pubblica opinione la sua "inopportuna" presenza nel mantovano. Col piccolo problema di far saltare la copertura di Fonti.
CARLO CIAVONI e ANNA MARIA DE LUCA
repubblica.it
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