17/03/2010

L'Inter piega il Chelsea con Eto'o

L'Inter piega il Chelsea con Eto'o

 

Ritorno degli ottavi di champions league. il cska batte il siviglia 1-2. Festa nerazzurra, inglesi sconfitti 0-1 senza Balotelli. Mourinho gioca in attacco: schiera tre punte e Sneijder

 

 

 

LONDRA - Inter, missione compiuta. Dopo le eliminazioni di Fiorentina e Milan è l'unica rappresentante italiana ai quarti di finale di Champions League. Contro il Chelsea, nel ritorno degli ottavi, bastava un pareggio ma è arrivato anche il gol, firmato Eto'o, al 34' del secondo tempo. Degna conclusione di una bella partita che i nerazzurri hanno giocato con testa e cuore, contro una squadra un po' opaca. Dunque, l'Inter c'è. Dopo la inattesa crisi in campionato (con il Milan arrivato a -1 riaprendo di fatto la lotta scudetto), è lecito sognare la vetta dell'Europa.

Mourinho (Bozzani)

FORMAZIONE D'ATTACCO - Mourinho ha schierato tre punte, Eto'o, Pandev e Milito, oltre al trequartista Sneijder. Un modulo assolutamente offensivo per il passaggio del turno, dopo il 2-1 ottenuto dai nerazzurri a Milano tre settimane fa. Ancelotti sceglie il 4-3-3 con Malouda esterno; con Cech e Hilario infortunati in porta va Turnbull. L'Inter ha concesso poco al Chelsea e non ha mai rinunciato ad andare in avanti. Al 12' il primo pericolo con un rasoterra di Ballack che passa tra le gambe di Samuel e finisce non lontano dal palo. Al 25' Drogba sfrutta un rimpallo e conclude pericolosamente, provvidenziale la ribattuta di Maicon. Al 33'la prima grande occasione per l'Inter: cross di Maicon dalla destra e palla in prossimità del secondo palo per Eto'o che schiaccia di testa a un passo da Turnbull, ma non trova la porta. Nella ripresa il Chelsea sposta il baricentro in avanti, ma l'Inter non cede nulla. Al 20' Sneijder serve Milito di prima intenzione evitando il fuorigioco, è l'occasione più ghiotta ma il "principe" manda fuori alla sinistra di Turnbull. Al 33' il gol partita: perfetto cross di Sneijder per Eto'o che batte Turnbull in uscita con un esterno che si infila nell'angolo. Al 40' il Chelsea rimane in 10 per l'espulsione di Drogba dopo un intervento sulla caviglia di Thiago Motta, già a terra in area. In pieno recupero Turnbull si salva in angolo con i piedi su Eto'o. Sugli spalti c'era il presidente Massimo Moratti, arrivato a Londra lunedì sera: in albergo si è intrattenuto per un'ora con i giocatori in vista del match partita di Stamford Bridge.

MOURINHO: QUI SONO A CASA - Dopo il match Josè Mourinho non trattiene la felicità: «Oggi sono l'allenatore più felice del mondo: Stamford Bridge è davvero casa mia, questo è uno stadio per me "special". È stata un'Inter perfetta, è un grande momento per la squadra, per l'Inter e per tutti giocatori che anno dopo anno facevano fatica a oltrepassare barriera ottavi - ha aggiunto il portoghese -. Ho festeggiato come mai dopo la partita nello spogliatoio. È una vittoria fantastica della mia squadra, che è l'Inter. Tutto quello che ho vissuto nel Chelsea rimane nel cuore. Questa vittoria è la conferma che qui è la mia casa, Stamford Brifge è speciale per me». Infine un augurio a Carlo Ancelotti: «Non vorrei essere l'unico allenatore ad aver vinto uno scudetto al Chelsea, perciò spero lo faccia anche lui». Massimo Moratti ha parole solo per il tecnico: «È la vittoria di Mourinho. Ha fatto scelte di coraggio e ha indovinato alla perfezione la formazione. La squadra ha fatto una grande partita, i difensori sono stati eccezionali». Dunque si allontanano le ombre del campionato, ma restano degli scogli da superare. «Ora godiamoci i quarti, ci sono ancora partite davanti - dice il presidente nerazzurro. E non mi chiedete di scegliere tra Champions e scudetto. Teniamoci stretto anche il campionato, siamo attrezzati per tutto».

IL CASO BALOTELLI - Anche sul caso Balotelli sembra tornato il sereno. «Mario deve tornare a lavorare per ritrovare un posto in squadra. Deve sempre comportarsi come un grande professionista» dice il suo agente Mino Raiola, all'indomani dell'esclusione dai convocati per Londra a poche ore dalla sfida di Champions. «Mario deve essere sempre aperto e critico per migliorare» ha aggiunto Raiola, secondo cui è ancora possibile recuperare il rapporto con Mourinho e non è assolutamente in programma una cessione. «Ha un contratto di tre anni e quindi chi decide il suo futuro è la società - ha detto Raiola -. Hanno per le mani un grande talento e devono gestirlo. Da parte nostra ci sarà piena collaborazione».

PASSA ANCHE IL CSKA - Nell'altra gara odirna il Cska Mosca ha battuto a sorpresa 2-1 il Siviglia e passa così il turno in virtù dell'1-1 dell'andata. I russi sono passati in vantaggio con Necid al 39' ma due minuti dopo gli andalusi pareggiano i conti con Perotti. Nella ripresa, al 10', il gol vittoria di Honda che lancia il Cska verso i quarti, mettendo fine al sogno europeo dell'undici di Manolo Jimenez.

Redazione online


16/03/2010

Inter, contro il Chelsea sfida- verità

Inter, contro il Chelsea sfida- verità

 

Gli ottavi di champions league. La squadra di Mourinho difende a Londra la vittoria per 2 a 1 dell'andata. Il tecnico torna da ex.

 

 

LONDRA - Una passeggiata nel verde di Hyde Park. Per rilassare i muscoli, scacciare la tensione e allontanare le polemiche. L'Inter di Mourinho si prepara alla partita clou della stagione con un imperativo: nervi saldi. Perché la sfida con il Chelsea, dopo la vittoria di misura dell'andata (2-1), sarà una partita per cuori forti. E anche perché le polemiche tra il tecnico portoghese e il ribelle Balotelli (rimasto a casa per «scelta tecnica») non devono assolutamente distrarre l'ambiente. Contro la squadra di Ancelotti è vietato sbagliare. I nerazzurri, che in campionato sono reduci da un'inattesa crisi di risultati (il Milan è arrivato a -1, riaprendo di fatto la lotta scudetto), hanno l'obbligo di concentrarsi su quello che è sempre stato il principale obiettivo della stagione. Un altro fallimento europeo scatenerebbe nuovi e aspri processi; la qualificazione ai quarti, al contrario, riaccenderebbe quegli entusiasmi che nelle ultime settimane (tra liti nello spogliatoio, accuse agli arbitri e prestazioni deludenti) si sono un po' sopiti.

LE SFIDE - Una cosa è certa: servirà una grande Inter. Non certo quella di Catania. Non certo quella delle ultime giornate di serie A. Lo «Special One» lo ha ripetuto spesso: in Europa si va avanti curando i particolari. E i particolari stanno nelle mille sfide che si accenderanno allo Stamford Bridge (fischio d'inizio alle 20 e 45, arbitra il tedesco Wolfgang Stark): Milito contro Drogba, Eto'o (o Pandev) contro Anelka, Cambiasso contro Lampard, Lucio contro Terry, Motta contro Ballack, Snejder contro Mikel. E, ovviamente, Mourinho contro Ancelotti.

OLTRE I QUARTI - Il tecnico portoghese, che torna in Inghilterra da ex, carica i suoi: «Darò tutto quello che posso per influenzare la mia squadra. Ho visto e rivisto sette volte il video della partita d'andata, stoppando e mandando indietro». Il massimo, insomma, per preparare al meglio questa «piccola finale». Mou parla dello stadio, della città, dei tifosi e dei giocatori che erano con lui ai tempi del Chelsea. «Emozionato? Certo. Non confondete il mio controllo emotivo con la mancanza di voglia di vincere», avverte l'uomo che ha vinto due Premier League e tutte le coppe nazionali con i Blues fermandosi due volte in semifinale di Champions. Ma attenzione: «Per me - chiarisce - non sarebbe speciale eliminare il Chelsea, quanto portare l'Inter oltre la barriera dei quarti a cui si è fermata negli ultimi anni». Sconfiggere il tabù. Rendere «speciale» l'Inter anche in Europa.

Redazione online


03/06/2009

AS: "KAKA' E' DEL REAL MADRID", MA IL CHELSEA RILANCIA

AS: "KAKA' E' DEL REAL MADRID", MA IL CHELSEA RILANCIA

 

MADRID - Parte la caccia ai 'neo-galacticos'. Appena recuperata, lunedì, la poltrona di presidente del Real Madrid Florentino Perez ha dato il via alla ricostruzione del club merengue, da riportare agli splendori passati, e subito ha puntato Kakà.

Dopo una giornata di voci e smentite, ieri all'ora di cena sono stati i media spagnoli ad annunciare sicuri: Kakà è del Real per 65 milioni di euro, firmerà un contratto di 5 anni, sarà presentato già la prossima settimana. "Gli offrono tanto, è difficile tenerlo se lui non vuole", aveva detto in contemporanea da Prato Silvio Berlusconi, a un suo sostenitore politico che gli aveva chiesto del futuro del brasiliano. Di sicuro, Galliani oggi è stato a Madrid. Secondo la radio madrilena Cadena Ser, Perez lo avrebbe incontrato già oggi nel suo ufficio dello stadio Santiago Bernabeu a Madrid, insieme con il padre del calciatore brasiliano, Bosco Leite, per parlare del passaggio al Real. Notizia a lungo in sospeso (e per un'ora smentita dallo stesso ad), fino alle parole del Milan: Galliani é sì a Madrid, ma invitato da Perez per festeggiare la sua rielezione.

Secondo As però la trattativa c'era eccome: confermata di fatto dalle parole di Berlusconi, e poi dall'annuncio dei media spagnoli. Sessantacinque milioni al Milan, e un contratto faraonico al giocatore - 9 milioni netti a stagione per 5 anni - che ora dovrà dare la sua risposta definitiva, dopo aver detto no ai fiumi d'oro dello sceicco del Manchester City e aver ribadito stamane a La Gazzetta dello Sport: "lo dico per l'ultima volta. L'ultima. Non voglio andare via dal Milan".

L'ultimo ostacolo sulla via dell'ufficializzazione dell'accordo Real-Chelsea sarebbe però Carlo Ancelotti: secondo Cadena Ser, la radio spagnola più informata sulle vicende Real, una chiamata del neo-allenatore del Chelsea al padre di Kakà avrebbe rilanciato con un'offerta del club londinese di Roman Abramovich. Ultimo thrilling di una telenovela senza fine. Bosco Leite si sarebbe irrigidito e avrebbe chiesto al Real il doppio dei 9 milioni netti a stagione offerti da Perez. Dal ritiro della nazionale brasiliana, dove si trova Kakà, fonti vicine al giocatore fanno peraltro sapere che il passaggio al Real sarebbe imminente. Se il trasferimento venisse ufficializzato in queste ore, potrebbe esserci anche una conferenza stampa del giocatore.

La pietra Kakà sarebbe per Florentino Perez solo la prima del nuovo club madridista che ha in mente, "la migliore squadra del XXI secolo". La prima mossa della ambiziosa campagna acquisti che Perez vuole condurre a passo di carica - "spero di risolvere tutto entro giugno" ha detto a As - è stata questa mattina la presentazione alla tifoseria madridista del nuovo allenatore, il cileno Manuel Pellegrini, prelevato dal Villareal. "Un professionista intelligente, lavoratore, equilibrato" che "propone sempre un calcio elegante" ha detto Perez. Che fra l'altro nell'intervista a As ha ribadito di non avere mai pensato a José Mourinho per guidare il Real. Quanto a Jorge Valdano, tornato al ruolo di dg, è rimasto abbastanza cauto: "Kakà? Abbiamo un progetto, qualsiasi parola potrebbe interferire con la trattativa. Cristiano Ronaldo? Non so". Secondo la stampa spagnola Perez intende rivoluzionare la squadra surclassata in Liga dal Barcelona di Pep Guardiola. Solo tre giocatori - Casillas, Raul e Ramos - sarebbero sicuri di restare. Per tutti gli altri si aspettano le offerte.

Il neo-presidente intanto già si muove per reclutare, secondo il quotidiano El Mundo, i "7 magnifici della nuova era", per i quali sarebbe pronto a spendere più di 300 milioni. Oltre a quello di Kakà sul suo taccuino ci sarebbero, come possibili futuri 'magnifici sette', i nomi di Cristiano Ronaldo, Franck Ribery, Ibrahimovic, David Villa, Diego Forlan. Xabi Alonso, Albiol, Maicon. Kakà, dice la stampa spagnola, è l'obiettivo numero uno di Perez, pronto a inserire nella trattativa con il Milan anche giocatori del peso di Robben e Sneidjer. Su Ribery si muove Zinedine Zidane, da ieri consigliere del presidente del Real, che ha già incontrato a Monaco l' attaccante francese del Bayern. Zidane non nasconde di ritenere l'ex-stella del Marsiglia, un acquisto essenziale per i nuovi 'galacticos' di Perez.

L'ex-numero 10 di Juventus e Real, collabora con la nuova direzione madridista come "ambasciatore del club" e "non vuole danaro": è, ha spiegato Perez, la persona più disinteressata del mondo".


01/06/2009

Ancelotti è il nuovo tecnico del Chelsea

Ancelotti è il nuovo tecnico del Chelsea

 

Diventa il tecnico più pagato della storia della Premier league. L'ex allenatore del Milan firma un contratto triennale da 7 milioni di euro a stagione

 

Carlo Ancelotti (Eidon)
Carlo Ancelotti (Eidon)

LONDRA (GRAN BRETAGNA) - Dopo il giorno dell'addio arriva quello della nuova avventura. Carlo Ancelotti è il nuovo allenatore del Chelsea. La società inglese ha annunciato l'ingaggio del tecnico italiano che ha firmato un contratto triennale. Prende il posto dell'olandese Guus Hiddink che torna ad allenare la nazionale russa a tempo pieno.

L'INGAGGIO - Già definiti, secondo le prime indiscrezioni, i termini del suo contratto: un triennale da oltre sette milioni di euro a stagione. Ancelotti diventa così il tecnico più pagato nella storia della Premier League, a conferma di quanto intensamente il patron della squadra londinese, il magnate russo Roman Abramovich, abbia inseguito questa soluzione. Già dal primo luglio Ancelotti inizierà la sua nuova avventura inglese.

IL COMUNICATO - «Il Chelsea è lieto di annunciare che Carlo Ancelotti ha raggiunto l'accordo per diventare il nostro nuovo manager. Ha firmato un contratto triennale a partire dal 1° luglio 2009. Carlo era il candidato ideale per l'incarico», dice il Chelsea dal proprio sito ufficiale. «Ha dimostrato nel corso degli anni la sua capacità di costruire squadre che hanno lottato e vinto nelle principali competizioni nazionali e internazionali. Ha avuto anche una carriera ricca di successi nelle stesse competizioni e per questo vanta un'esperienza senza pari», aggiungono i blues motivando la scelta. «Siamo sicuri che tutti al Chelsea lo accoglieranno con calore e siamo ansiosi di lavorare con lui», conclude il Chelsea.

«SONO QUI PER VINCERE LA CHAMPIONS» - Nella sua prima intervista al sito del Chelsea, Ancelotti ha spiegato che era arrivato il tempo di cambiare dopo otto anni trascorsi a Milanello. «Trovo le stesse pressioni che vivevo al Milan. Società così importanti competono sempre per vincere tutto, anche la Champions League. L'ho vinta due volte da giocatore e due come allenatore. La Champions è la migliore competizione e la voglio vincere», ha dichiarato Ancelotti.


16/05/2009

Ancelotti ha deciso Vuole andarsene

Ancelotti ha deciso Vuole andarsene

 

Vicenda milan. Il pressing di Berlusconi su Ronaldinho alla base della fuga. La mediazione di Galliani

 

Ancelotti e Berlusconi (Lapresse)
Ancelotti e Berlusconi (Lapresse)

UDINE—È altamente probabile che, a dispetto del desiderio di non muoversi dal suo habitat naturale (Milanello e dintorni), quella di stasera a Udine possa essere la terzultima presenza di Carlo Ancelotti sulla panchina del Milan dopo 8 stagioni e 418 partite ufficiali. La svolta è certamente clamorosa perché nelle ultime settimane, in coincidenza con l’intensificarsi degli spifferi provenienti da Londra, il tecnico rossonero si era impegnato in una spasmodica difesa del contratto che lo lega al club «più titolato al mondo» fino al 30 giugno del 2010, addirittura fornendo pubblicamente e con la solita scanzonata ironia l’identikit dell’allenatore per la prossima stagione: aziendalista, profondo conoscitore delle dinamiche del club, paffutello, «comunque un bel ragazzo»: cioè lui. Ora tutto questo non ha più valore perché le esternazioni da Bar Sport di Silvio Berlusconi hanno provocato una frattura insanabile tra proprietà e conduzione tecnica. Incolpando platealmente il suo allenatore di essere l’unico responsabile della mancata conquista di uno scudetto che nessuno quest’anno è mai realmente riuscito a insidiare all’Inter, il patron rossonero ha fatto traboccare un vaso già ricolmo di incomprensioni e sfuriate. Quella in terra d’Egitto non è stata infatti una sparata fine a se stessa ma è risultata essere l’ultimo anello di una serie di rilievi mossi da un presidente che si sente allenatore a tutto tondo.

È da parecchie settimane, diciamo da metà marzo, da quando è tornato disponibile dopo un infortunio, che Berlusconi rimprovera ad Ancelotti lo scarso utilizzo di Ronaldinho. E questo nonostante gli sia stato spiegato come l’ex Pallone d’oro non sia presentabile a certi livelli perché i suoi allenamenti non sono ritenuti soddisfacenti. È a partire da Siena Milan (1-5) del 15 marzo che il premier fa pressing sul suo allenatore affinché mandi in campo un giocatore che ormai soltanto lui si ostina a considerare decisivo ma Ancelotti, elmetto in testa e il conforto dello zoccolo duro dello spogliatoio, ha sempre resistito in trincea. Né a Siena e neppure nelle successive 8 partite di campionato il brasiliano è stato infatti titolare e a Catania, due settimane fa, è rimasto addirittura incollato alla panchina. E del resto quali siano le sue condizioni attuali lo hanno mostrato in maniera impietosa gli spezzoni conclusivi di Milan-Juve. Se ne sono resi conto tutti meno il capo del governo che, rinchiuso nella sua campana di vetro calcistica, vive nell’utopia che con Ronaldinho in campo il Milan avrebbe potuto vincere lo scudetto. Così, al di là delle concilianti versioni di facciata, Ancelotti ha detto basta: ritiene conclusa la sua avventura in rossonero per la mancanza dei presupposti minimi di fiducia e di sintonia con il suo datore di lavoro. Anche il più sprovveduto degli osservatori di cose rossonere non può infatti non essersi reso conto di quanto poco convinte siano state le smentite berlusconiane al polverone scatenato da quella frase («Se abbiamo perso lo scudetto la colpa è solo di Ancelotti») destinata a lasciare tracce profonde nella storia minima del club.

In questo scenario turbolento si muove Adriano Galliani, consapevole del fatto che il panorama nazionale ed internazionale non offra al momento allenatori funzionali al progetto milanista. Il vicepresidente vicario sta cercando di mediare e di ricucire ma lo strappo è difficile da sanare. Ancelotti se ne vuole andare, a Roman Abramovich ovviamente tutto questo non sembra vero, e stavolta per riuscire nella sua missione (mantenere Carletto a Milano almeno per un’altra stagione), il plenipotenziario di Berlusconi dovrà davvero dare fondo a tutte le sue capacità di diplomatico, consapevole del fatto che non ci sia peggior sordo di chi non voglia sentire, soprattutto se il sordo in questione non soltanto è convinto di essere un eccellente politico ma pure un abile stratega calcistico. «In questi ultimi giorni Ancelotti con noi si è chiuso a riccio ma se davvero dovesse andarsene sarebbe un dispiacere e una delusione». Nelle parole di Rino Gattuso, coscienza critica di uno spogliatoio speciale, c’è tutta l’amarezza di una squadra che stavolta fatica a condividere le scelte del proprio presidente. Anche se è Silvio Berlusconi e anche se è a capo del governo.

«Kakà ingaggiato dal Real Madrid». Il padre: «Falso, nessun accordo». Le speculazioni sul contratto: «percepirà 9.120.000 euro netti all'anno». I giornali spagnoli «As» e «Marca» titolano a tutta pagina: accordo concluso. Ma arriva la smentita.

«Le ore di Kakà come giocatore del Milan ormai sono contate». Lo scrive, sia nell'edizione in edicola che in quella online, il quotidiano sportivo spagnolo «As», secondo cui Florentino Perez, candidato alla presidenza del Real Madrid (e grande favorito di queste elezioni) ha già un accordo con Kakà per il trasferimento in Spagna dell'ex Pallone d'Oro brasiliano. «Ingaggiato», titola a tutta pagina in prima e nell'apertura dell'edizione online anche l'altro quotidiano sportivo spagnolo, «Marca», sottolineando che Kakà è già del Real Madrid. Ma a smentire la stampa spagnola ci pensa il padre del calciatore, dal sito del Milan: «Non c'è nessun accordo con il Real Madrid».

I DETTAGLI - «As» scrive che «l'accordo è già stato assolutamente concluso, ed è stato raggiunto dal club con il giocatore ed il suo agente e padre Bosco Leite». Il giornale sportivo spagnolo è anche prodigo di dettagli: «E' vicina la conclusione dell'accordo anche con il club italiano, che ha già dato il via libera alla trattativa. La società, in particolare Adriano Galliani, è cosciente che data la sua cattiva situazione ha bisogno di vendere giocatori». Quindi, scrive ancora «As», se il 14 giugno Perez sarà il presidente del Real Madrid, Kakà firmerà un contratto quinquennale per il quale percepirà 12 milioni di euro a stagione«. E qui il giornale spagnolo scende appunto nei particolari spiegando che «trattandosi di un giocatore extracomunitario che arriva per la prima volta nel nostro Paese, la ritenuta che verrà applicata dal Fisco sarà del 24%, quindi Kakà pagherà in tasse 2.880.000 euro. Ciò vuol dire che il primo Galattico della nuova era di Florentino percepirà 9.120.000 euro netti all'anno, diventando il calciatore meglio pagato del Real Madrid. Finora lo è Raul, che prende 6.840.000 euro netti a stagione (agli spagnoli viene applicata una tassazione del 43%)». «As» chiude il suo pezzo spiegando che «le smentite fatte finora da Kakà sul suo trasferimento al Real sono state una strategia per evitare il malcontento dei tifosi rossoneri».

LA SMENTITA - Bosco Leite, padre e legale del fuoriclasse brasiliano, in una nota pubblicata sul sito del Milan fa sapere che «non c'è nessun accordo con il Real Madrid, e non costituisce verità l'affermazione secondo cui il giocatore ha già firmato un contratto con il club spagnolo. Kakà - spiega Bosco Leite - è sempre concentrato sulle ultime partite della stagione ed è sempre molto legato al Milan. Qualunque informazione sulla carriera dell'atleta è da considerarsi credibile e ufficiale, solo se avviene attraverso il suo legale rappresentante o attraverso il Milan. Qualsiasi altra fonte di infomazione è da considerarsi inattendibile».

Alberto Costa