14/03/2012
Il cavallo cieco che vince tutto
Il cavallo cieco che vince tuttoLa storia. È un purosangue di nove anni, cieco dalla nascita a causa di un fungo. Ma la cecità non impedisce a Laghat, questo il nome del cavallo, di vincere in pista
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15/04/2010
L'uomo che sussurra ai conigli.
L'uomo che sussurra ai conigli.Un sessantenne della Cornovaglia li addormenta con l'ipnosi
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| Cliff Penrose addormenta un coniglio (da Dailymail.co.uk) |
Del Robert Redford «che sussurrava ai cavalli», il signor Cliff Penrose non ha davvero nulla. Eppure anche lui, come il celebre attore nella trasposizione hollywoodiana del romanzo di Nicholas Evans, ha un rapporto speciale con gli animali, in questo caso si tratta di conigli. Già, perché questo sessantenne baffuto originario di St. Austell, un paesino della Cornovaglia, è il primo rabbit whisperer del mondo: insomma, sussurra ai conigli e li addormenta con l’ipnosi. Una tecnica che l’uomo ha affinato quando, andato in pensione dopo 30 anni di lavoro a causa di un’operazione di triplo bypass, ha potuto trascorrere più tempo con i suoi adorati animaletti (ne ha una cinquantina, fra cui Sonny, un coniglio gigante che pesa 9,5 chilogrammi) e ha imparato a riconoscere i vari stati d’animo delle bestiole.
IPNOSI IN DIRETTA - «I conigli sono animali estremamente intelligenti», ha spiegato al Daily Mail, «e sanno capire la nostra paura o la nostra felicità e comportarsi di conseguenza. Infatti, ho scoperto che se io ero nervoso, anche i conigli diventavano indisciplinati, mentre se ero calmo e rilassato, lo erano pure loro». Essendo salito alla ribalta lo scorso 1° aprile, durante un programma di Radio Cornovaglia della Bbc, inizialmente molti ascoltatori hanno pensato che si trattasse del classico pesce d’aprile, ma la stazione radio si è subito affrettata a spiegare che la storia era assolutamente vera e Penrose ha confermato il tutto ipnotizzando il suo coniglio Tammy in diretta. «La prima cosa da fare è cominciare ad accarezzarlo», ha detto il terapista, «per mantenere un contatto costante con l’animale. Io riesco a capire quando il coniglio è completamente rilassato dalla presenza o meno di vibrazioni nel suo corpo. A quel punto, bisogna mettere la mano destra sotto al corpo e la sinistra sulla schiena e portarlo fino al petto, facendogli un piccolo massaggio: così il coniglio è totalmente rilassato e chiude le palpebre».
RILASSATI - Lo stato di trance dura una decina di minuti, il tempo necessario a Penrose (che offre gratuitamente i suoi servigi ai veterinari della zona), per controllare l’animale, visto che è a pancia all’aria. Ma oltre che preparare i conigli per gli interventi chirurgici, il signor Cliff viene spesso chiamato anche dai proprietari (ha istituito una sorta di hotline a loro dedicata), per calmare qualche esemplare un po’ troppo esuberante. E, a suo dire, in questi casi, l’ipnosi farebbe davvero miracoli. «La gente prende spesso i conigli senza davvero sapere come siano. Quando escono dallo stato di trance, gli animali sono molto più rilassati e tranquilli».
RILASCIO DI ENDORFINE - A dire il vero, qualcuno ha storto il naso di fronte alle abilità ipnotiche di Penrose, sostenendo che i coniglietti in realtà stessero solo fingendo di essere morti, come se fossero stati attaccati da un predatore (in questo caso, l’uomo), ma in difesa del terapista ha parlato al Times Fiona Rawlings, chirurga veterinaria a St. Austell. «Se così fosse, i conigli non si sarebbero mai messi pancia all’aria, perché quella è una parte molto vulnerabile del corpo, ma si sarebbero piuttosto messi tutti rannicchiati. Il lavoro di Penrose è davvero di grandissima importanza. Cliff usa una tecnica di rilassamento che induce il rilascio di endorfine, facendo sentire i conigli più rilassati, e questo ci consente di visitarli meglio ed è anche un validissimo aiuto per curare quegli esemplari che hanno problemi comportamentali, perché li fa sentire meno stressati».
Simona Marchetti
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19/02/2010
Riparare la cartilagine con un gel
Riparare la cartilagine con un gel
Esperimento sugli animali. Allo studio due preparati «ricostruttivi» che stimolerebbero la crescita del tessuto articolare
MILANO - Al solito, ci sarà un po' da aspettare prima che le novità raccontate sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences possano arrivare in clinica. Ma se le due strade (molto simili) percorse da studiosi statunitensi ed europei dovessero rivelarsi percorribili, riparare le cartilagini delle articolazioni potrebbe diventare più semplice e sicuro.
NANOMATERIALE – In entrambi i casi gli esperimenti sono stati condotti sui topolini, per cui saranno necessarie parecchie verifiche prima di arrivare all'uomo; in entrambi i casi si tratta di promuovere la ricostruzione della cartilagine mediante due procedimenti che prevedono l'uso di gel stimolanti locali. La prima ricerca, che arriva dalla Northwestern University di Chicago, ha previsto l'uso di un gel di nanofibre: in pratica, piccoli peptidi lipofili e idrofili che dopo essere stati iniettati sotto forma di gel nell'articolazione, dove c'è la cartilagine danneggiata, riescono ad autoassemblarsi formando una matrice più solida. «Questa matrice è molto simile a quello che normalmente la cartilagine “vede” nell'articolazione; soprattutto, la matrice riesce a legare un fattore di crescita, TGF-beta1 – racconta Ramille Shah, l'esperto di scienza dei materiali che ha messo a punto il gel –. Mantenendo alta e molto localizzata la concentrazione di TGF-beta1 si riesce a stimolare la formazione di nuova cartilagine a partire dalle cellule del midollo osseo. Tra l'altro la nostra nano-matrice lega i fattori di crescita già presenti nell'organismo, rendendo inutile l'inoculazione di costosi fattori di crescita sintetici». Nel giro di un mese, stando agli esperimenti sugli animali, la cartilagine si rigenera. Con risultati migliori rispetto all'altra tecnica a oggi disponibile per stimolare la formazione di nuova cartilagine, la produzione di microfratture (ovvero minuscoli forellini praticati nell'osso sottostante la parte danneggiata per richiamare sangue e facilitare la sintesi di cartilagine). La nuova cartilagine prodotta grazie al nanogel, inoltre, è più simile a quella normale, perché è ricca di fibre di collagene di tipo due; quella generata a seguito di microfratture, invece, è più simile a una «cicatrice», ricca di collagene di tipo uno.
GEL – Il secondo studio racconta gli esperimenti di un gruppo di ricercatori dell'università di Friburgo, in Germania, che hanno invece sfruttato un gel di agarosio, una sostanza molto usata nei laboratori per far crescere le colture cellulari. Iniettandolo nei topolini nello spazio che sta fra l'osso e il periostio (la membrana ossea esterna), nel giro di tre settimane ha consentito la formazione di nuova cartilagine: succede perché, spiegano gli autori, in questa sorta di bioreattore che si viene a creare all'interno dell'osso il gel “soffoca” le cellule e la mancanza di ossigeno è uno dei segnali che fanno partire la sintesi di nuova cartilagine. Questa, una volta prodotta in quantità, è stata quindi estratta e trapiantata dove serviva, a livello articolare. Con un buon successo, visto che si è adattata bene al nuovo ambiente e anche dopo nove mesi era ancora lì, senza dare segni di degenerazione. «Il metodo è veloce, non costoso e consente di ottenere buone quantità di cartilagine a partire dalle proprie cellule – osserva l'autore dello studio, Prasad Shastri –. Con l'ingegneria genetica e la biologia molecolare oggi riusciamo a togliere parti di cartilagine sana e farla ricrescere in vitro per poi reimpiantarla: il procedimento però è complicato, lungo e costoso, inoltre occorre tempo perché l'impianto sia di nuovo perfettamente funzionale. Il nostro metodo potrebbe superare queste difficoltà, usando le cellule del nostro organismo per produrre nuova cartilagine».
CONFERME – Per capire se una delle due strade potrà avere successo nell'uomo occorrono nuove verifiche; di certo si tratterebbe di una novità parecchio utile, perché come spiega Samuel Stupp, che ha collaborato alla ricerca statunitense e dirige l'Istituto sulle Bionanotecnologie in Medicina di Chicago, «la cartilagine non cresce più, una volta diventati adulti. Ma i danni alle cartilagini articolari riguardano tantissime persone e provocano dolori, artrosi e perdita delle capacità funzionali, con un impatto economico enorme e in crescita, visto l'invecchiamento della popolazione generale. Ben vengano quindi metodi alternativi per rigenerare la cartilagine», conclude Stupp.
Elena Meli
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05/11/2009
Dolores e Lolita restano senza pelliccia Il mistero delle orse «calve» di Lipsia
Dolores e Lolita restano senza pelliccia Il mistero delle orse «calve» di Lipsia
Vivono allo zoo. La specie è originaria del Sud America ed è a rischio estinzione. Veterinari preoccupati per due femmine di orso con gli occhiali che si sono ritrovate la pelle glabra
Sono rimaste completamente «calve» e gli esperti non sanno spiegarsene il motivo. Loro non sembrano preoccuparsene particolarmente, ma il fatto che non vi sia una motivazione precisa della loro improvvisa perdita di pelo rende la questione ancor più degna di attenzione. Loro sono due esemplari femmine di orso con gli occhiali, una specie particolarmente diffusa in Sud America, e vivono allo zoo di Lipsia.
CONSULTO MONDIALE - La loro immagine così diversa da come i visitatori del parco erano abituati a vederle ha ormai fatto il giro del mondo. Non sono stati registrati altri sintomi oltre alla caduta del pelo, che normalmente è lungo e ispido, e a fastidi da prurito. Dolores e Lolita, le due orse rimaste «spelacchiate» (hanno conservato qualche ciuffo nella zona del capo mentre per una terza, Bianca, la perdita di pelo è a una fase iniziale) sono state già visitate da diversi veterinari dello zoo e un appello è stato inviato ai giardini zoologici di tutto il mondo per capire se vi siano dei precedenti che possano dare indicazioni su come intervenire. La direzione dello zoo ha reso noto che lo stesso problema si sarebbe in effetti verificato in altri esemplari di orsi andini in diversi bioparchi, europei e non solo.
SPECIE A RISCHIO - Gli orsi dagli occhiali, conosciuti anche come orsi andini, sono una delle specie considerate a rischio di estinzione (classificata come «vulnerabile») secondo la lista dello Iucn, l'Unione internazionale per la conservazione della natura. Allo stato brado si stima che ne siano rimasti tra i 2.400 e i 20 mila esemplari, un range molto elevato dovuto alle difficoltà di conteggio, vista la timidezza di questi animali difficili da rintracciare e catalogare nei territori montuosi dove sono abituati a muoversi.
Foto emmevi
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27/07/2009
Il cane cieco e il suo cane guida: Bonnie e Clyde commuovono tutti
Il cane cieco e il suo cane guida: Bonnie e Clyde commuovono tutti
Entrambi trovatelli, ora cercano casa: ma dovranno essere adottati insieme. Spopola sui media britannici la storia di due inseparabili border collie: lui non vede, la compagna lo aiuta
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| Bonnie e Clyde con una operatrice del canile di cui sono attualmente ospiti |
MILANO - Loro sono un duo fuori dal comune: nella contea inglese di Norfolk i tabloid britannici hanno scovato due border collie, dei quali uno è cieco e l'altro un cane da guida per ciechi. Suona come una di quelle storie strappalacrime Disney raccontate da Hollywood: un cane cieco e il suo cane da guida, Bonnie e Clyde, questi i loro nomi, aspettano in un canile inglese l'arrivo di un padroncino.
IL RITROVAMENTO - Gli inseparabili collie vagavano sotto la pioggia incessante nelle campagne inglesi fino a quando, nei pressi di una strada provinciale, sono stati catturati dai collaboratori di un centro soccorso animali, racconta il Daily Mail. All'inizio i volontari del canile non riuscivano a spiegarsi il motivo per cui uno dei due seguiva costantemente l'altro. Poi la scoperta: Bonnie è il cane guida di Clyde, rimasto cieco a causa di una malattia degenerativa. Quando Clyde si sente insicuro, comincia a tastare dietro a Bonnie e poggia il suo muso sulla sua schiena, così che possa guidarlo», ha spiegato Cherie Cootes, una delle responsabili del canile "Meadown Green Dog Rescue Centre di Norfolk, alla Bbc -. Si fida completamente di lei». Per questo motivo bisogna trovare un'unica casa per questo inconsueto duo.
VITE INSEPARABILI - Clyde ha circa cinque anni, Bonnie due o tre. Entrambi hanno il pelo bianco e nero. E la loro storia ha fatto il giro del mondo. Da dove arrivino, non è ancora chiaro. Non avevano nessuna piastrina quando sono stati trovati. I due collie non possono vivere l'uno lontano dall'altro, ha sottolineato Cootes. «Se lei corre, tende a fermarsi, per essere sicura che lui sia con lei. Lo tiene perennemente sott'occhio. Quando stanno insieme nessuno si accorge che uno dei due non ha la vista. Quando non c'è la compagna, lui però non ha il coraggio di fare neanche un passo».
Elmar Burchia
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28/05/2009
CHOC IN RUSSIA
CHOC IN RUSSIA
Bimba di 5 anni allevata da cani e gatti. Ma i genitori vivevano nella stessa casa. La piccola - chiamata Natasha dai servizi sociali - è stata trovata sporca e trascurata, ma soprattutto alla vista degli agenti ha cominciato ad abbaiare e saltare come un cagnolino.

Mosca, 27 maggio 2009 - Una bambina di cinque anni allevata da cani e gatti e in grado di esprimersi solo come gli animali. La choccante scoperta a Cità, nella Siberia orientale nei pressi del confine con la Mongolia. La polizia e i servizi per la protezione dell’infanzia hanno riferito che Natasha - questo il nome della piccola paragonata a Mowgli, il personaggio del libro dela Giungla - non e’ mai uscita di casa ed e’ stata rinvenuta in un appartamento sporco e in stato di abbandono.
‘’Trascurata, con i vestiti sporchi e con un comportamento piu’ simile a quello di un animale domestico, la piccola Natasha si gettava sulle persone come fosse un cagnolino. In questi anni la bambina ha potuto apprendere solo la lingua degli animali’’, ha detto un portavoce della polizia citato da Interfax.
Nell’appartamento, ha aggiunto, vi era un cattivo odore insopportabile e dappertutto cani e gatti.
La cosa però più sconvolgente è che la piccola viveva come una bestiolina sotto gli occhi dei genitori, che non si sono mai occupati di lei: la mamma di 25 anni e il padre di 27 si palleggiano a vicenda le responsabilita’, e gli ispettori dei servizi per la protezione dell’infanzia hanno avviato indagni per chiarire le circostante di un caso cosi’ raccapricciante. Natasha e’ stata affidata a una istituzione pubblica dove riceve assistenza medica e psicologica, ma dove continua a trattare il personale saltando e abbaiando.
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01/04/2009
La «firma» della materia oscura
La «firma» della materia oscura
ASTROFISICA. Una ricerca guidata dall'Italia potrebbe avere raccolto la sua prima evidenza concreta
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| Il satellite «Pamela» |
ROMA - In una missione ideata e guidata dall'Italia, il satellite internazionale Pamela potrebbe avere raccolto la prima evidenza concreta della materia oscura, la materia invisibile quasi cinque volte più abbondante di quella visibile di cui sono fatte stelle, pianeti, animali e uomini. Il risultato, pubblicato su Nature, si deve alla ricerca coordinata dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e condotta in collaborazione con l'Agenzia Spaziale Italiana (Asi). Vi hanno partecipato l'università tedesca di Siegen, quella svedese AlbaNova di Stoccolma e la Russia, con la sua Agenzia spaziale e centri di ricerca a Mosca e San Pietroburgo. «Riconosco che potrebbe essere la firma della materia oscura», dice Piergiorgio Picozza, dell'Infn e coordinatore della missione, che comunque sottolinea che per avere questa certezza serviranno ancora molte altre verifiche.
PAMELA - Lanciato nel 2006, il satellite Pamela (Payload for Antimatter Matter Exploration and Light - nuclei Astrophysics) è una sorta di osservatorio che misura particelle e antiparticelle. Quello che ha visto è un'abbondanza inattesa di positroni (gli equivalenti degli elettroni nell'antimateria) che potrebbe essere spiegata dalla presenza della materia oscura
Il dispositivo è composto da un magnete e da molteplici rivelatori di particelle, orbita e da circa tre anni attorno alla Terra, a un’altezza tra 350 e 600 chilometri, per studiare i raggi cosmici e, in particolare, la loro componente di antimateria. I raggi cosmici sono particelle accelerate a velocità vicine a quella della luce, probabilmente in seguito agli effetti di esplosioni di supernovae lontane o di altri fenomeni violenti nel cosmo; sono formati soprattutto da protoni, nuclei di atomi di elio, o più pesanti, ed elettroni. Tuttavia, tra le particelle più rare si trovano anche particelle di antimateria - identiche alle particelle di materia ma con carica opposta - e tra queste, in particolare, antielettroni, chiamati anche positroni, e antiprotoni.
LA SCOPERTA - I risultati pubblicati su Nature evidenziano un’anomalia nel rapporto tra il numero di positroni e il numero di elettroni rivelati. Questa abbondanza di positroni può trovare una spiegazione plausibile in un segnale di materia oscura, ma non è da escludere che si tratti di particelle provenienti da pulsar o da altre sorgenti astrofisiche. L’ipotesi è che le particelle di materia oscura presenti nella nostra galassia, interagendo fra loro, si annichilino o decadano, producendo sciami di particelle secondarie di alta energia e, in particolare, coppie protone-antiprotone ed elettrone-positrone che Pamela sta intercettando. «Questi dati, insieme a quelli pubblicati sul rapporto antiprotoni su protoni in febbraio su Physical Review Letters, rappresentano uno dei più importanti contributi di questi ultimi anni alla conoscenza del mistero della materia oscura, permettendo di restringere in modo molto significativo il campo delle ipotesi sulla sua natura», spiega Piergiorgio Picozza dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e Università di Roma Tor Vergata, coordinatore dell’esperimento Pamela.
MATERIA ESOTICA - Oltre ai nuclei di antimateria e ai possibili segnali di materia oscura, i fisici della collaborazione stanno cercando altri tipi di materia esotica, ma anche indicazioni sulle sorgenti dei raggi cosmici e sulle leggi che regolano i loro meccanismi di accelerazione e propagazione nella galassia, oltre a precise informazioni sull’evoluzione dell’attività del Sole. Il lavoro di analisi, cominciato dopo il lancio da Baikonur, in Kazakistan, il 15 giugno 2006, coinvolge una collaborazione internazionale, a cui partecipano scienziati italiani, russi, tedeschi e svedesi. I ricercatori italiani, provenienti dalle Sezioni Infn e università di Roma Tor Vergata, Trieste, Firenze, Napoli e Bari, dai Laboratori Nazionali di Frascati dell’Infn e dall’Ifac del Cnr di Firenze, costituiscono il nucleo centrale e più numeroso della collaborazione. La missione Pamela continuerà a fornire informazioni per almeno altri tre anni. «Andare nel cosmo a studiare l’antimateria di origine naturale è fondamentale per capire l’origine e l’evoluzione dell’Universo in cui viviamo» spiega Enrico Flamini, responsabile Osservazione dell’Universo dell’Agenzia Spaziale Italiana. «Per questo l’impegno italiano in questo campo proseguirà con la missione AMS, il più grande cacciatore di antimateria mai costruito, che verrà agganciata alla Stazione Spaziale Internazionale alla fine del prossimo anno».
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28/02/2009
Cani, crocchette killer alla melamina
Cani, crocchette killer alla melamina
Radicali: divulgare informazioni. Il pm Guariniello: negli Usa migliaia di animali deceduti. Due animali sono morti nel Veneto. Indagini su un’azienda di Pavia. Il ministero le ritira
ROMA — Due cani morti e un’azienda di cibo per animali sotto accusa per aver utilizzato, nella fabbricazione degli alimenti, farina contenente melamina, la stessa sostanza tossica del latte cinese. Lo scandalo del cibo al veleno è arrivato in Italia. Fra novembre e dicembre dello scorso anno, un’allevatrice di cani di San Fior, Treviso, richiede all’Istituto zooprofilattico delle Venezie un esame autoptico su un maltese e un lhasa apso (piccolo cane di compagnia) morti per nefrite e blocchi renali sospetti.
Il veterinario fornisce alcuni referti, fra cui un campione di mangime. «L’esame ha rivelato che il prodotto conteneva melamina, utilizzata per produrre plastiche e vietata nell’alimentazione, in cui determina un falso aumento del valore proteico. Perciò il consumo del mangime era in diretta relazione con il decesso degli animali», spiega Stefano Marangon, direttore sanitario dello Zooprofilattico. A preoccuparsi sono gli animalisti. Esce un comunicato della Lega anticaccia del Veneto che mette in guardia i proprietari di cani e gatti riguardo alla probabilità che circolino in commercio crocchette contaminate. Poi gli Animalisti italiani chiedono al ministero della Salute di rendere noto il nome della ditta: «Se la gente ha il prodotto in casa, ha il diritto di sapere », dice il direttore scientifico Ilaria Ferri. La senatrice dei Radicali-Pd Donatella Poretti presenta un’interrogazione: «La questione è grave — dice —. La vita degli animali ha molta importanza e ritengo che chiarezza e informazione siano il punto di partenza necessario a evitare ogni allarmismo». E Carlotta Bernasconi, vice presidente della Federazione nazionale dell’Ordine dei Veterinari, aggiunge: «C’è chi ha scorte di cibo contaminato e lo ignora: va comunicato immediatamente ».
Ieri la svolta. Il ministero della Salute ha reso pubblico il nome dell’azienda. Si tratta della Diusapet di Marzano, in provincia di Pavia, che realizza prodotti in proprio ma anche farine per conto terzi. Dichiara Gaetana Ferri, direttore della Sanità pubblica veterinaria: «I servizi hanno compiuto campionamenti ufficiali e i mangimi trovati positivi sono stati sottoposti a vincolo sanitario». Il cibo contaminato sta per essere ritirato. Lo dice una nota del ministero: «Si sta provvedendo al ritiro dei quantitativi di tali mangimi eventualmente ancora presenti sul circuito commerciale ». Secondo la Ferri, si tratta di farine animali di origine nazionale, tranne una, di provenienza comunitaria, «su cui si centrano i maggiori sospetti, poiché riteniamo i controlli italiani eccellenti». E ammette la probabile necessità di un’indagine retrospettiva anche oltre frontiera, per ricostruire i percorsi della farina tossica, nostrana o straniera che sia.
Il primo sforzo di tracciabilità viene proprio dalla Diusapet, che si dichiara «costernata» e espone la ricostruzione fatta assieme alla Asl di Pavia: «Da controlli, tutti i campioni delle produzioni attuali, così come quelli di maggio e giugno 2008, sono risultati regolari, mentre sono positivi alla melamina i due lotti della prima settimana di aprile 2008 dei mangimi "Cuccioli" e "Mantenimento Duck & Barley", di cui è stato disposto il ritiro dal mercato». Anche Raffaele Guariniello, sostituto procuratore di Torino, segue da mesi un’indagine sulla melamina: «La sto portando avanti con i Nas di Torino e Bologna. Nasce da uno studio americano, dove sono morti migliaia di cani e gatti per avvelenamento di questo genere». L’indagine avrebbe già prodotto risultati: a Bologna i Nas hanno trovato mangime contaminato in un allevamento di suini.
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03/01/2009
Torino, cane salva la vita alla padrona
Torino, cane salva la vita alla padronaL'animale si è gettato addosso alla donna per impedirle di entrare in una stanza dove era crollato il soffitto, il cedimento forse causato da lavori di ristrutturazione
TORINO - Una bella storia di amicizia tra uomini e animali. A Rivoli, nel Torinese, una donna si è salvata dal crollo di un soffitto nel suo appartamento grazie all'intervento del suo cane. Secondo quanto ha raccontato alla polizia la 50enne, l'animale le si è gettato contro facendola cadere mentre stava per entrare nella stanza dove, in quello stesso istante, stava crollando il soffitto. Il cane ha forse sentito il pericolo e ha così salvato la sua padrona che si trovava in casa con il marito. Ancora da accertare le cause del crollo che potrebbe essere dovuto a dei lavori di ristrutturazione effettuati anni prima.
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27/10/2008
CURIOSITA' DAL MONDO ANIMALE: Quando il ragno mangia l'uccello
CURIOSITA' DAL MONDO ANIMALE: Quando il ragno mangia l'uccelloQueste foto, scattate in Australia, hanno fatto il giro del web: preda assolutamente insolita per il grosso insetto
AUSTRALIA - Di solito accade il contrario, ma questa volta la preda è stata l'uccello: alcune spettacolari immagini documentano come un ragno gigante divora un uccello rimasto intrappolato nella ragnatela. Nello scatto, che ha incuriosito gli esperti della fauna selvatica e i blogger di mezzo mondo, si vede il ragno che avvolge attorno alla sue zampe nere il volatile morto.
Come riferisce al quotidiano australiano «Cairns Post», gli scatti sono stati realizzati da un fotografo amatoriale appassionato di volatili in un giardino a Atheron, vicino alla zona nord tropicale del Queensland, in Australia. Le foto, nel frattempo, hanno fatto il giro del web. «Il grosso ragno (grande quasi come una mano) appartiene alla specie dei Golden Orb Weaver, e di solito divora grandi insetti. E' veramente raro vederlo mangiare uccelli», ha detto Joel Shakespeare, custode del Parco del rettile australiano.
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