05/04/2011

Napolitano alle toghe: «Autonomia e indipendenza, principi inderogabili»

Napolitano alle toghe: «Autonomia e indipendenza, principi inderogabili»

E a Palazzo Chigi: «Ancora atteso il testo della legge». Bossi: «Appello giusto». Il capo dello Stato: «Confronto senza pregiudiziali sulla riforma, ma sia rispettata la divisione dei poteri»

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20/01/2011

Il terzo Polo preme per il passo indietro Berlusconi resiste. E attacca i magistrati

Il terzo Polo preme per il passo indietro Berlusconi resiste. E attacca i magistrati

D'Alema: «Venga al Copasir». Anm: «Inaccettabili gli attacchi». Bossi: «L'hanno massacrato». Fini: «L'unico che trova qualcosa di divertente è il presidente del Consiglio». Casini: «Risponda ai giudici»

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20/12/2010

Berlusconi: "Esiste un accordo tra Fini e i magistrati"

Berlusconi: "Esiste un accordo tra Fini e i magistrati"

Secondo il presidente del Consiglio la riforma sulle intercettazioni sarebbe stata bloccata da un patto tra il leader di Fli e l'Anm. "Se si votasse oggi il Pdl sarebbe al 31%"

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04/10/2010

Berlusconi conferma: "Presto commissione d'inchiesta sui pm"

Berlusconi conferma: "Presto commissione d'inchiesta sui pm"

Dopo la diffusione di alcuni video dei giorni scorsi, il premier attacca nuovamente la magistratura nel comizio di chiusura della festa del Pdl. L'opposizione: "Affermazioni gravissime". E i finiani avvertono: "Non siamo disponibili"

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14/07/2010

Anm: si dimettano i magistrati coinvolti nelle inchieste

Anm: si dimettano i magistrati coinvolti nelle inchieste

Il segretario della categoria nel corso della riunione del comitato direttivo. «È necessario un segnale forte. Il tentativo di sottovalutare la gravità della vicenda è pericoloso»

 

Il presidente dell'Anm Luca Palamara (Ansa)
Il presidente dell'Anm Luca Palamara (Ansa)

ROMA - I magistrati coinvolti nelle ultime inchieste (P3, Eolico, appalti G8) dovrebbero dimettersi. È l'invito rivolto ai colleghi espresso da Giuseppe Cascini, segretario dell'Associazione nazionale magistrati, nel corso della riunione del comitato direttivo dell'Anm. «Bisogna avere la capacità e il coraggio di farsi da parte. Quando il sospetto sulla tua persona getta ombra sulla categoria della quale si fa parte, è necessario lasciare libera l'istituzione», ha affermato Cascini. «È necessario un segnale forte», fermo restando tutte le garanzie previste dalla legge: «Il disciplinare, il primo grado, l’appello, la Cassazione e anche la prescrizione».

RISPOSTA CHIARA - Resta però, sottolinea ancora, «l’indignazione e la presa di distanza» ma ache il timore, perché «il tentativo di sottovalutare la gravità della vicenda è pericoloso». La storia della cosiddetta P3 ha infatti, secondo il magistrato, «caratteristiche analoghe a quella che negli anni Ottanta riguardò la P2. E le differenze sono a svantaggio della vicenda attuale, che ha elementi di grottesco che la rendono peggiore. Per questo», conclude Cascini, «abbiamo il dovere di dare una risposta chiara». Della necessità di risposte «chiare e sollecite» ha parlato anche il presidente dell’Anm, Luca Palamara: «Non vogliamo essere accomunati a realtà che non ci appartengono. Su questi temi bisogna sgomberare il campo da equivoci. Noi vogliamo magistrati integerrimi e indipendenti che fanno il loro lavoro nelle aule di giustizia».

Redazione online


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04/06/2010

Alfano contro le toghe: "Il loro è uno sciopero politico"

Alfano contro le toghe: "Il loro è uno sciopero politico"

Il ministro della Giustizia sulla decisione dell'Associazione nazionale magistrati di protestare contro la manovra: "Il governo chiede a loro un sacrificio così come lo chiede alle altre componenti del Paese". L’Anm: "Tagli mossi da intenti punitivi"

 

 

 

"Lo sciopero dei magistrati è uno sciopero politico, il governo chiede ai magistrati un sacrificio così come lo chiede alle altre componenti del Paese, però mi batterò e mi impegnerò a fianco dei giovani magistrati perché su questo aspetto si chiede un costo individuale troppo alto". Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano, a Lussemburgo per il consiglio giustizia, commentanto la decisione dell'Anm contro la manovra.

La risposta dei magistrati è arrivata tramite il presidente dell'Anm Luca Palamara: "C'è ben poco di politico in questo sciopero. Il sistema giudiziario versa in una grave crisi di credibilità e questo il ministro Alfano lo sa molto bene poiché è proprio questo il compito che la Costituzione assegna al ministro". "Vedendo la manovra - conclude il presidente dell'Anm - sicuramente emergono degli aspetti che ci portano a ritenere che sia mossa da intenti punitivi".


Il ministro Alfano poi, sempre da Lussemburgo, ha commentato le ultime modifiche al
disegno di legge sulle intercettazioni. Il Guardasigilli ha detto: "Noi abbiamo individuato  un punto di equilibrio tra le esigenze delle indagini, l'esigenza  della riservatezza a cui si abbina l'esigenza di non abusare dello strumento delle interecettazioni" su cui è auspicabile e possibile una condivisione "con chi ha cuore la riservatezza dei cittadini".


30/01/2010

Toghe, il giorno della protesta

Toghe, il giorno della protesta

 

LA CERIMONIA DELL'ANNO GIUDIZIARIO nelle ventisei sedi italiane di Corte d'appello. I magistrati decidono di lasciare le aule con la Costituzione in mano. Ma non all’Aquila

 

MILANO - Ieri la Cassazione, oggi le 26 Corti di Appello. Si completa la tradizionale due giorni di cerimonia che apre il nuovo anno giudiziario in Italia. E protagonista, ancora una volta, non sarà solo la relazione di procuratori generali e presidenti delle Corti del Belpaese ma anche la protesta dell’Associazione nazionale magistrati. Una protesta che anche quest’anno l’Anm intende manifestare con clamore, per palesare a tutti il «disagio» di fronte a iniziative giudiziarie di governo e maggioranza bollate come «distruttive» della giustizia, mentre mancano interventi per assicurare che il sistema funzioni con efficienza.

SEDIE VUOTE - E per dire basta ad «insulti e aggressioni», a cominciare da quelli del presidente del Consiglio. Come è scritto nel documento della Magistratura associata. I giudici iscritti all'Anm saranno presenti alle cerimonie con indosso la toga e con in mano una copia della Costituzione. Ma dalle aule di Giustizia i magistrati usciranno in massa per protesta quando prenderà la parola il rappresentante del governo. Non è successo ieri in Cassazione, presenti Napolitano e Berlusconi, per rispetto alle massime Istituzioni e ai doveri costituzionali di lealtà fra Istituzioni. E non succederà, unico caso, oggi all’Aquila dove a prendere la parola è il Guardasigilli Angelino Alfano. Una distinzione, quest’ultima, decisa in segno di rispetto per una regione e un palazzo di Giustizia così dolorosamente colpiti dal terremoto.

«PROCESSO BREVE? SI', MA...» - Intanto però arrivano nuove aperture al processo breve, seppure con tutta una serie di distinguo. Il presidente facente funzione della Corte d'Appello di Milano, Ruggero Pesce, spiega ad esempio nella ua relazione che «è un ottimo intendimento, ma se lo si attuasse senza la preventiva realizzazione dei presupposti strutturali, normativi e finanziari, si offrirebbe solo il fianco a dure polemiche, come si è visto». Per il magistrato, quindi, attuare una riforma come quella del processo breve senza mezzi «sarebbe come chiedere a un malato di guarire semplicemente imponendoglielo per regolamento». «È consolante che la politica si sia finalmente accorta dell'inefficienza del sistema Giustizia e che abbia assunto concrete iniziative per velocizzare il processo civile e penale - fa invece notare il presidente della Corte d'appello di Palermo, Vincenzo Oliveri -. È sconfortante invece che queste iniziative si muovano su uno scenario di scontro istituzionale, in un clima avvelenato, caratterizzato da ripetuti e scomposti attacchi ai giudici».

MESSINA E IL «PIZZO» - Quando ai dati sull'attività svolta, da Messina viene lanciato un allarme: siamo la città più cara d'Italia, a parità di paniere di spesa. Nicolò Fazio, primo presidente della Corte di Appello, spiega la sua analisi motivandola con il pizzo diffuso imposto dalla criminalità organizzata . «Il taglieggiamento -ha spiegato Fazio - rappresenta un costo aggiuntivo che si trasferisce sui consumatori e nel contempo disincentiva la creazione di nuove imprese e il potenziamento di quelle esistenti».

IL TUMORE DEL CIVILE - Nella Capitale, invece, «la giustizia civile continua a restare la più malconcia. Mortificata da un enorme mole di arretrato, si trova da anni in uno stato di grave e profonda crisi che sta sfociando in una vera e propria paralisi della relativa attività, che nuoce agli interessi dei cittadini». Non usa mezzi termini, Giorgio Santacroce, presidente della corte d'appello di Roma, quando nella sua relazione sullo stato della giustizia nel distretto di Roma e Lazio, afferma che «il contenzioso civile si estende in modo quasi tumorale perchè c'è un incremento della domanda di giustizia, che è spesso frutto di uno spiritio litigioso schizofrenico e incontrollato, strumentale e dilatorio».

 

Redazione Online


09/09/2009

L'Anm: «Berlusconi delegittima i pm»

L'Anm: «Berlusconi delegittima i pm»

 

GIUSTIZIA. Il sindacato delle toghe dopo l'attacco alle Procure: «Colpisce i magistrati che combattono la mafia»

 

Silvio Berlusconi (Afp)
Silvio Berlusconi (Afp)

ROMA -La lotta alla mafia «non può tollerare infondate operazionidi delegittimazione dei magistrati e delle forze dell'ordine, esposti in prima linea nell'azione di contrasto alla criminalità mafiosa». L'Associazione nazionale magistrati (Anm) esprime perciò «indignazione» per le dichiarazioni «inaccettabili» del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sulle procure di Milano e Palermo.

LOTTA ALLA MAFIA - «Ancora una volta l'onorevole Berlusconi - lamenta in un documento la giunta del sindacato delle toghe - definisce folli i magistrati che hanno come unica responsabilità quella di esercitare le loro funzioni al servizio del Paese, senza condizionamenti». «È del tutto inaccettabile - sottolinea l'Anm - che il Capo del Governo affermi che i magistrati impegnati in indagini difficilissime su fatti tra i più gravi della storia del nostro paese, quali le stragi mafiose dei primi anni '90, sprecano i soldi dei contribuenti. Come se non fosse interesse di tutti fare piena luce, e con ogni mezzo, su vicende gravissime che presentano aspetti ancora oscuri». «La lotta alla mafia, che il Governo in carica dichiara spesso di voler perseguire con ogni mezzo - prosegue il documento - richiede un impegno corale di tutte le istituzioni e non può tollerare infondate operazioni di delegittimazione dei magistrati e delle forze dell'ordine, esposti in prima linea nell'azione di contrasto alla criminalità mafiosa». A loro l'Anm esprime «il pieno sostegno e la convinta solidarietà della magistratura italiana»


14/06/2009

«Minorenni, veline, Mills e voli di Stato: c'è stato un piano eversivo contro di me»

«Minorenni, veline, Mills e voli di Stato: c'è stato un piano eversivo contro di me»

 

Sul leader libico: «intelligentissimo, se è stato al potere per 40 anni è perché ci sa fare». Berlusconi, intervento-fiume all'assemblea dei giovani industriali. «Non date pubblicità a media disfattisti»

 

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante l'intervento all'assemblea dei giovani industriali (Imagoeconomica)
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante l'intervento all'assemblea dei giovani industriali (Imagoeconomica)

MILANO - La maggioranza «potrà governare tranquillamente per altri 4 anni», perché i risultati delle elezioni europee e amministrative «hanno dato risultati straordinari» e rafforzato «la posizione della nostra parte politica». E questo nonostante un «progetto eversivo» contro il presidente del Consiglio. Lo ha sostenuto Silvio Berlusconi intervenendo a Santa Margherita Ligure all'assemblea dei Giovani imprenditori di Confindustria. Un intervento fiume nel corso del quale il premier ha elencato puntigliosamente quelli che rivendica come i meriti del proprio governo e nel corso del quale ha più volte citato la parola «miracolo» in relazione alle cose realizzate.

NO PUBBLICITA' A MEDIA DISFATTISTI, «MI RIFERIVO A FRANCESCHINI» - Non tralasciando di sferrare un duro attacco alla stampa, proprio negli stessi minuti in cui il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parlava da Napoli della libertà di informazione come di un cardine dell'Europa unita: «Se c'è un momento in cui bisogna prendere con le molle quello che dicono i giornali - ha detto Berlusconi -, è proprio questo: continuo a trovare virgolettati di frasi che non ho mai detto. La stampa italiana dipinge un'Italia che non è quella reale». Poi il suggerimento agli imprenditori: «La situazione della crisi è quella che conoscete, bisognerebbe non avere una opposizione e dei media che tutti i giorni cantano la canzone del pessimismo, del disfattismo, del catastrofismo. Penso che anche voi dovreste operare di più in questa direzione, per esempio non date pubblicità a chi si comporta così. Credo che sia una difesa logica e assolutamente fondata sulla realtà dei fatti». Poco dopo la precisazione: «Mi riferivo al leader dell'opposizione». Così Silvio Berlusconi è tornato sul delicato passaggio del suo intervento al convegno dei giovani di Confindustria, ossia quando ha chiesto alla platea degli imprenditori di non dare pubblicità «ai media e alla sinistra» che «ogni giorno cantano la canzone del disfattismo». Il presidente del Consiglio, spiegano ancora i collaboratori del premier, intendeva dire di «non amplificare, di non dare retta» a chi alimenta il pessimismo come il leader del Pd.

IL «PIANO EVERSIVO» - Senza citare un mandante preciso, Berlusconi ha spiegato che quelle su caso Noemi, veline, Mills e voli di Stato sono state «soltanto calunnie», parte appunto di un progetto eversivo finalizzato a far decadere un presidente del consiglio legittimato dal voto ppolare «per mettere al suo posto un'altra persona non eletta dagli italiani. se questa non è eversione ditemi cosa è?». Il capo del Pdl non ha fatto nomi, ma ha parlato di ricadute negative di queste campagne per l'immagine dell'Italia.

«LA POLITICA DEL CUCU'» - Immagine che, dal canto suo, Berlusconi ha detto di voler contribuire a rilanciare. Rafforzando il peso dell'Italia in sede europea (ha sottolineato che il Pdl è uno dei partiti maggiori all'interno del Ppe e che quindi potrà pesare nelle scelte, in primis facendo nominare un italiano, Mario Mauro, alla presidenza dell'Europarlamento). E esercitando sempre di più quella diplomazia dei rapporti umani - «potremmo anche definirla la politica del cucù» - che lo ha fin qui contraddistinto, pur se questo ha fatto storcere il naso a molti in passato. Il capo del governo ha detto di avere «corteggiato» il leader spagnolo Zapatero, per convincerlo a farsi carico della ricostruzione del forte spagnolo danneggiato dal terremoto in abruzzo e ha spiegato come sia fondamentale instaurare rapporti personali con tutti in politica estera. «E' il saper vivere, il sapersi rendere gradevoli agli altri. Questo si può trasformare in amicizia o in affetto, come è successo con Erdogan, Bush, Blair, Aznar. Tutte perosne che posso annoverare in categoria "amici". Nella politica estera questo serve, non ci sono alternative».

«GHEDDAFI? INTELLIGENTISSIMO» - Agli under 40 di Confindustria («siete tutti forti, giovani, belli, qualcuno anche abbronzato») ha di intendere il proprio ruolo di primo ministro come quello di un imprenditore impegnato a vendere il proprio prodotto a clienti molto diversi tra loro. E tra questi ci può stare anche un cliente «originale», come il leader libico Muammar Gheddafi, «una persona intelligentissima, se è riuscito a stare al potere per 40 anni è perché sa il fatto suo». «Se hai un cliente come lui - ha detto - lo devi prendere per il verso giusto». «Oggi l'Italia è vicino alla Libia e la Libia è amica dell'Italia» ha detto Berlusconi. Che ha poi riferito di avere ottenuto dal leader libico l'allungamento di 30 anni di un contratto con l'Eni e che molte infrastrutture che la Libia si appresta a costruire «saranno offerte prioritariamente a nostre imprese».


21/05/2009

Berlusconi: giudici estremisti di sinistra

Berlusconi: giudici estremisti di sinistra

 

Il premier all'assemblea di Confindustria torna a parlare del caso Mills. L'Anm: «Distrugge il confronto democratico», «Servono più poteri per l'esecutivo». fini: «parlamento interlocutore ineludibile»

 

Silvio Berlusconi durante l'intervento all'assemblea di Confindustria
Silvio Berlusconi durante l'intervento all'assemblea di Confindustria

MILANO - La sentenza sul caso Mills è «una cosa scandalosa» perché «la realtà è esattamente il contrario di quello che questi giudici hanno scritto, perché si tratta di giudici che sono degli estremisti di sinistra». Doveva essere solo un intervento di saluto, quello di Silvio Berlusconi all'assemblea annuale di Confindustria. Invece si è trasformato in un'arringa contro i magistrati e in un lungo elenco di cose fatte e da fare, con un pizzico di propaganda elettorale in vista delle Europee sul perché sia importante «avere un Pdl forte che sia la prima forza all'interno del Ppe».

GIUSTIZIA E CASO MILLS - In un passaggio del suo intervento a braccio, il premier ha parlato delle sue vicende personali e ha spiegato che il suo governo porterà avanti comunque la riforma della giustizia, con la separazione tra le funzioni tra chi giudica e chi rappresenta l'accusa. Perché «Berlusconi ha le spalle larghe e più lo attaccano più ne esce rafforzato», ma qualunque altro cittadino potrebbe non potersi difendere adeguatamente con l'attuale sistema. Dal palco del Parco della Musica, il leader del centrodestra ha dato la propria ricostruzione della vicenda per cui è imputato di corruzione: «Il signor avvocato Mills che io non ho mai conosciuto riceve per le prestazioni da un armatore italiano una parcella da 600mila dollari, così per non pagare tasse dice che è una donazione. E quando viene messo sotto pressione e gli si chiede da dove arrivi quel denaro, decide di chiamare in causa un dirigente Fininvest morto... Poi si accorge di quello che ha fatto e finalmente dice la verità». Per Berlusconi a quella sentenza non si doveva neppure arrivare, perché si riferiva tra l'altro a fatti che avrebbero dovuto essere già prescritti». E quanto alle critiche ai giudici, ha sottolineato, «sarebbe assurdo non poter esprimere un'opinione». Soprattutto se queste riguardano la loro non obiettività legata a motivi politici (uno dei motivi per cui era stata chiesta dai suoi avvocati la ricusazione di Valentina Gandus). E per spiegarlo nulla di meglio di un paragone calcistico: «Sarebbe come se fosse chiamato Mourinho ad arbitrare una partita Milan-Inter».

ANM: «DISTRUGGE CONFRONTO DEMOCRATICO» - Il nuovo attacco rinfocola lo scontro con l'Anm, che ha già definito «inaccettabili le invettive contro i giudici». «Tutti coloro che hanno a cuore le regole della convivenza democratica e il principio di separazione dei poteri dovrebbero intervenire per fermare questo metodo distruttivo del confronto democratico - commenta duramente il segretario dell'Associazione nazionale magistrati Giuseppe Cascini -. Abbiamo detto che questo tipo di aggressioni nei confronti dell'autorità giudiziaria e delle sue decisioni contrasta con i principi fondamentali dello Stato democratico e di diritto. Purtroppo registriamo un crescendo di toni e di invettive che non vorremmo mai ascoltare da chi ha responsabilità di governo. Questo non è un problema dei magistrati, è un problema dei cittadini e del Paese». Il presidente dell'Anm Luca Palamara chiede «rispetto» per i singoli magistrati e l'intera istituzione giudiziaria, «nel corretto e reciproco equilibrio tra i poteri dello Stato», e avverte: «La magistratura non vuole essere trascinata su un terreno di contrapposizione che non le appartiene, il clima di scontro fa male al Paese, ai cittadini e mina la fiducia nell'intera istituzione giudiziaria».

LA «CANZONE DEL PESSIMISMO» - Berlusconi ha parlato anche della situazione economica italiana e internazionale, evidenziando come sia «certamente importante la componente psicologica di questa crisi e ho fatto bene a cercare di infondere sempre ottimismo» perché «la fiducia è un fattore cruciale per uscire dalla crisi». Il premier ha citato il caso dei dipendenti pubblici, che non sono assolutamente toccati dalla crisi perché non rischiano licenziamenti e non hanno avuto riduzioni di stipendio. Eppure anche loro, ha raccontato, in un recente sondaggio si sono mostrati senza alcun motivo meno propensi rispetto al passato ad effettuare acquisti, ad esempio il cambio di un'auto. La colpa? La percezione negativa che verrebbe fornita, a suo dire, dai media e dai suoi oppositori. «Bisogna cercare di allontanare questa paura - ha detto Berlusconi - e sono addolorato quando giornali, tv e opposizione cantano la canzone del pessimismo e del catastrofismo». Anche perché l'Italia, è tornato a ribadire, è messa molto meglio rispetto ad altri Paesi: «Chi perde da noi è assolutamente assistito, a differenza degli Stati Uniti dove non ci sono strumenti come la cassa integrazione».

«INVESTIRE SU TURISMO E SANITÀ» - Quanto al rilancio dell'economia, il premier ha parlato della necessità di investire nei mercati emergenti e nell'offerta turistica, ricordando che la recente promozione di Michela Vittoria Brambilla da sottosegretario a ministro va proprio in questa direzione, e nel campo della sanità, un settore dove vi sarà una richiesta di servizi sempre maggiore. Il capo del governo ha poi spiegato che sarà avviata un'opera di digitalizzazione dell'intero apparato della pubblica amministrazione e ha sottolineato che l'esecutivo da lui varato è fortemente impegnato nella realizzazione di infrastrutture e grandi opere. Nel corso del suo intervento, Emma Marcegaglia aveva invece sottolineato che c'è bisogno di fare avanzare i cantieri e che al di là di molti annunci non c'è stato nei documenti ufficiali del governo un incremento degli investimenti in questo settore. Berlusconi ha poi detto che dal 2010 saranno avviati i progetti per le «new town» nei capoluoghi di provincia, uno degli interventi previsti per il rilancio dell'edilizia.

«IL PREMIER NON HA POTERI» - La presidente di Confindustria lo aveva anche esortato a sfruttare il proprio consenso per effettuare le riforme urgenti dell'assetto istituzionale. Berlusconi si è detto d'accordo, anche perché - ha spiegato - oggi il presidente del Consiglio conta poco, «comprensibilmente dopo il fascismo hanno privilegiato il Parlamento» e sarebbe pure opportuno ridurre il numero dei parlamentari, «ne basterebbero un centinaio, come nel Congresso americano». Ma su quest'ultimo aspetto, il premier non ha preso un impegno in prima persona: «Bisognerà passare per forza per una legge di iniziativa popolare, altrimenti sarebbe come chiedere ai capponi (nella fattispecie i parlamentari che perderebbero il posto, ndr) di votare per anticipare il Natale». Un tema su cui è intervenuto il presidente della Camera Gianfranco Fini, aprendo a Montecitorio i lavori di un seminario sul ruolo del Parlamento nella transizione verso il federalismo fiscale. «L'iter della legge sul federalismo fiscale smentisce la tesi dell'inevitabile tramonto del ruolo del Parlamento come legislatore, della sua presunta marginalizzazione nella definizione delle leggi - ha detto Fini -. Quando riesce a operare attraverso procedure aperte, è e viene percepito dalla società come un interlocutore ineludibile, qualificato e impegnato».

IL SALVATAGGIO DELLE BANCHE - Il capo del governo ha anche rivendicato la primogenitura dell'idea di un intervento dello Stato per il salvataggio delle banche: «Non era così scontato, perché all'inizio, a ottobre, altri Paesi erano scettici e hanno assistito inermi alla caduta di alcuni grandi gruppi bancari».

LA BATTUTA SULLA «VELINA» - All'inizio del suo intervento, Berlusconi non aveva rinunciato anche ad una battuta all'indirizzo di Emma Marcegaglia: «Ieri sera la presidente di Confindustria è venuta a trovarmi a Palazzo Chigi e un commesso mi ha detto: "C'è di là una velina". Era la presidente, era in gran forma, elegante, tutta vaporosa perchè aveva una cena: sembrava volasse sui tappeti di Palazzo Chigi».