28/01/2012

Il ministro Severino a Catania: «Al Paese serve la spinta nobile dei giudici». Corte d'Appello, Canzio all'attacco «La prescrizione? Un agente patogeno»

Il ministro Severino a Catania: «Al Paese serve la spinta nobile dei giudici». Corte d'Appello, Canzio all'attacco «La prescrizione? Un agente patogeno»

Anno giudiziario. Il guardasigilli invita i magistrati a una giustizia efficiente e a vincere il divario tra Sud Italia e l'Europa. Difesa dell'indipendenza della magistratura. Chiara l'allusione al processo Mills, nel quale Silvio Berlusconi è imputato di corruzione in atti giudiziari

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28/01/2011

«Giustizia, situazione fallimentare» Il Pg alle toghe: serve più riserbo

«Giustizia, situazione fallimentare» Il Pg alle toghe: serve più riserbo

Allarme sui processi-lumaca: «Nel 2008 accumulati 81 milioni di indennizzi, 36 non pagati». Cassazione, Esposito apre l'anno giudiziario: commenti o notizie se riferiti dai giudici hanno rilevanza maggiore

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30/01/2010

Toghe, il giorno della protesta

Toghe, il giorno della protesta

 

LA CERIMONIA DELL'ANNO GIUDIZIARIO nelle ventisei sedi italiane di Corte d'appello. I magistrati decidono di lasciare le aule con la Costituzione in mano. Ma non all’Aquila

 

MILANO - Ieri la Cassazione, oggi le 26 Corti di Appello. Si completa la tradizionale due giorni di cerimonia che apre il nuovo anno giudiziario in Italia. E protagonista, ancora una volta, non sarà solo la relazione di procuratori generali e presidenti delle Corti del Belpaese ma anche la protesta dell’Associazione nazionale magistrati. Una protesta che anche quest’anno l’Anm intende manifestare con clamore, per palesare a tutti il «disagio» di fronte a iniziative giudiziarie di governo e maggioranza bollate come «distruttive» della giustizia, mentre mancano interventi per assicurare che il sistema funzioni con efficienza.

SEDIE VUOTE - E per dire basta ad «insulti e aggressioni», a cominciare da quelli del presidente del Consiglio. Come è scritto nel documento della Magistratura associata. I giudici iscritti all'Anm saranno presenti alle cerimonie con indosso la toga e con in mano una copia della Costituzione. Ma dalle aule di Giustizia i magistrati usciranno in massa per protesta quando prenderà la parola il rappresentante del governo. Non è successo ieri in Cassazione, presenti Napolitano e Berlusconi, per rispetto alle massime Istituzioni e ai doveri costituzionali di lealtà fra Istituzioni. E non succederà, unico caso, oggi all’Aquila dove a prendere la parola è il Guardasigilli Angelino Alfano. Una distinzione, quest’ultima, decisa in segno di rispetto per una regione e un palazzo di Giustizia così dolorosamente colpiti dal terremoto.

«PROCESSO BREVE? SI', MA...» - Intanto però arrivano nuove aperture al processo breve, seppure con tutta una serie di distinguo. Il presidente facente funzione della Corte d'Appello di Milano, Ruggero Pesce, spiega ad esempio nella ua relazione che «è un ottimo intendimento, ma se lo si attuasse senza la preventiva realizzazione dei presupposti strutturali, normativi e finanziari, si offrirebbe solo il fianco a dure polemiche, come si è visto». Per il magistrato, quindi, attuare una riforma come quella del processo breve senza mezzi «sarebbe come chiedere a un malato di guarire semplicemente imponendoglielo per regolamento». «È consolante che la politica si sia finalmente accorta dell'inefficienza del sistema Giustizia e che abbia assunto concrete iniziative per velocizzare il processo civile e penale - fa invece notare il presidente della Corte d'appello di Palermo, Vincenzo Oliveri -. È sconfortante invece che queste iniziative si muovano su uno scenario di scontro istituzionale, in un clima avvelenato, caratterizzato da ripetuti e scomposti attacchi ai giudici».

MESSINA E IL «PIZZO» - Quando ai dati sull'attività svolta, da Messina viene lanciato un allarme: siamo la città più cara d'Italia, a parità di paniere di spesa. Nicolò Fazio, primo presidente della Corte di Appello, spiega la sua analisi motivandola con il pizzo diffuso imposto dalla criminalità organizzata . «Il taglieggiamento -ha spiegato Fazio - rappresenta un costo aggiuntivo che si trasferisce sui consumatori e nel contempo disincentiva la creazione di nuove imprese e il potenziamento di quelle esistenti».

IL TUMORE DEL CIVILE - Nella Capitale, invece, «la giustizia civile continua a restare la più malconcia. Mortificata da un enorme mole di arretrato, si trova da anni in uno stato di grave e profonda crisi che sta sfociando in una vera e propria paralisi della relativa attività, che nuoce agli interessi dei cittadini». Non usa mezzi termini, Giorgio Santacroce, presidente della corte d'appello di Roma, quando nella sua relazione sullo stato della giustizia nel distretto di Roma e Lazio, afferma che «il contenzioso civile si estende in modo quasi tumorale perchè c'è un incremento della domanda di giustizia, che è spesso frutto di uno spiritio litigioso schizofrenico e incontrollato, strumentale e dilatorio».

 

Redazione Online


29/01/2010

Basta conflitti tra magistrati e politica

Basta conflitti tra magistrati e politica

 

Il procuratore generale della Cassazione all'apertura dell'anno giudiziario

 

(Eidon)
(Eidon)

ROMA - Basta ai contrasti tra magistratura e classe politica: «on sono più tollerabili». È l'appello rivolto dal procuratore generale della Corte di cassazione, Vitaliano Esposito, nella sua relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario. «Contrasti non più tollerabili tra foro e magistratura e tra magistratura e classe politica», ha detto Esposito.

Per il pg, esiste una «carenza di un comune sentire sui valori della Convenzione europea e sul generale sentimento del giusto e dell'equo che la pervade», ed è «compito del Consiglio Superiore rimuovere tali ostacoli in sede di formazione continua, per quanto riguarda i magistrati». Quella carenza, sottolinea Esposito, «contribuisce ad alimentare anche i contrasti» tra magistratura e politica. Il pg ricorda le parole del Capo dello Stato, secondo le quali «è necessario che si fermi la spirale delle tensioni non solo tra le parti politiche ma tra le istituzioni». Napolitano, ricorda Esposito, «ha ritenuto indispensabile che vi sia autocontrollo delle parti politiche nelle dichiarazioni pubbliche e che quanti appartengono all'istituzione giudiziaria si attengano rigorosamente alla loro funzione». La procura generale della Suprema Corte, proprio per questo, «aveva già ritenuto di sottolineare ai magistrati del pubblico ministero, si legge nella relazione, l'esigenza che la libertà di espressione non sia di pregiudizio per i diritti dei cittadini e per la credibilità del sistema giudiziario».

Redazione online


11/02/2009

Allarme della Corte dei Conti : «Troppa corruzione nella PA»

Allarme della Corte dei Conti : «Troppa corruzione nella PA»

 

Relazione del Procuratore generale: I controlli non sono adeguati. Incide sul prezzo degli appalti e danneggia l'immagine. Nel 2008 ci sono state 77 condanne per danni all'erario

 

ROMA - Allarme corruzione nella pubblica amministrazione da parte della Corte dei Conti. «I controlli interni ed esterni sull'amministrazione non sono pienamente adeguati, vi è un'attuale situazione di loro scarsa efficacia, di pochezza di effetti concreti», ha sottolineato il presidente della magistratura contabile Tullio Lazzaro, per il quale «occorre potenziare e irrobustire i controlli, renderli effettivi nello svolgersi e concreti negli effetti. Nel campo dell'amministrazione, a un maggior e migliore uso dei controlli, corrisponde simmetricamente un minore ricorso al codice penale».

«CONO D'OMBRA DOVE MANCA TRASPARENZA» - «Dove manca la trasparenza si genera il cono d'ombra entro cui possono trovare spazio quei fatti di corruzione o di concussione che rendono poi indispensabile l'intervento del giudice penale» ha poi sottolineato Lazzaro, nel suo intervento all'inaugurazione dell'anno giudiziario. Lazzaro ha ricordato come l'intervento del giudice penale, «a sua volta, prima ancora del definitivo accertamento dei fatti, può avere anche l'effetto, non voluto, di generare un clima di sospetto, una nebbia mefitica che sembra tutto avvolgere e genera sfiducia da parte dei cittadini onesti».

I PREZZI DEGLI APPALTI SALGONO, E L'IMMAGINE DELLA PA SCENDE - Corruzione e concussione, incidono sul prezzo degli appalti e danneggiano l'immagine della pubblica amministrazione. Il procuratore generale presso la Corte dei Conti, Furio Pasqualucci, nella sua relazione ha poi ricordato che la magistratura contabile ha emesso nel 2008 102 sentenze per danno erariale derivato da attività contrattuale, 77 delle quali sfociate nella condanna dei chiamati in giudizio. «Le patologie maggiormente ricorrenti negli appalti pubblici di opere, beni e servizi - ha sottolineato - attengono innanzitutto a fatti corruttivi e concussivi che, al di là della loro riprovevolezza sotto l'aspetto penale, incidono di norma sul prezzo degli appalti medesimi aumentandone l'entità e determinando quini un maggior onere finanziario a carico dell'erario, assolutamente ingiustificato». Inoltre, tali fatti, ha detto ancora Pasqualucci, «vengono costantemente ritenuti dalla giurisprudenza di questa Corte dei Conti pregiudizievoli dell'immagine della pubblica amministrazione lesa nei confronti della pubblica opinione dai comportamenti altamenti anti doverosi dei propri dipendenti».

DA CALCIOPOLI AI RIFIUTI A NAPOLI - Truffe nei settori della spesa farmaceutica-sanitaria, dei rifiuti, e dei contributi comunitari; opere edilizie incompiute e uso sconsiderato dei prodotti finanziari derivati; danno all'immagine causato alla Pubblica amministrazione dai dipendenti pubblici che hanno intascato "mazzett2"; consulenze indebite. È questo il quadro della mala- amministrazione e degli sperperi che emerge dalla relazione del pg della Corte dei Conti Furio Pasqualucci e che, nel 2008, si è tradotto in atti di citazione in giudizio per un totale di circa 1 miliardo e 700mila euro di danni e in 561 sentenze di condanna in primo grado.

I CASI ECLATANTI - Tra i casi più eclatanti segnalati dal pg, l'emergenza rifiuti in Campania che nel 2008 ha portato alle prime condanne da parte della magistratura contabile regionale per un totale di 650mila euro, ma restano da definire altri due giudizi per un totale di 45 milioni di euro di danni, mentre altre istruttorie sono state aperte. La procura regionale del Lazio ha invece contestato a dieci concessionari del servizio new slot (le slot machine collegate in rete) una cifra da capogiro di 70 miliardi di euro di danno erariale (una somma «enorme, pari a diversi punti di Pil», ammette Pasqualucci, ma in relazione alla quale il giudizio è sospeso in attesa di una decisione della Cassazione per regolamento di competenza). Gli onori delle cronache al caso Calciopoli sono andati non solo per processo penale ma anche per quello attivato dalla Corte dei Conti: la procura regionale del Lazio ha emesso due atti di citazione, il primo nei confronti di nove persone tra dirigenti, arbitri, assistenti di gara e due giornalisti Rai ai quali si richiede di risarcire 240milioni di euro, mentre il secondo per contestare ad altre nove persone un milione di euro per danni all'immagine e da disservizio.

LA CLINICA DEGLI ORRORI A MILANO - E ancora: sempre per danno all'immagine , stavolta del sistema sanitario, la procura della Corte dei Conti della Lombardia ha chiesto risarcimenti per oltre 8milioni di euro alle 14 persone coinvolte nell'inchiesta sulla cosiddetta clinica degli orrorì di Milano per interventi ritenuti inutili e dannosi sui malati solo per ottenere rimborsi dallo Stato. Notevoli anche le condanne (77) nel 2008 per danni erariali causati da attività contrattuale, per esempio appalti per la costruzione di strade, scuole o carceri che, a causa di tangenti o sovrafatturrazioni, sono stati eseguiti tardi e male, oppure mai realizzati: le citazioni in giudizio per questo tipo di danno , sempre nel 2008, sono per un totale di 831milioni di euro. Atti di citazione per circa 79milioni di euro sono invece stati emessi per frodi comunitarie, in particolare per lo sforamento delle quote latte, mentre il ricorso ai derivati ha causato citazioni per quasi 46mila euro. Consulenze esterne ed incarichi "illeciti" sono state alla base di 96 condanne in primo grado e di oltre 20milioni di euro di danni contestati nelle citazioni a giudizio.

 


30/01/2009

Cassazione: «Intercettazioni essenziali»

Cassazione: «Intercettazioni essenziali»

 

Inaugurazione dell’anno giudiziario. Carbone: «In Italia processi più lenti che in Africa». Alfano: «Riforma per frenare la gogna mediatica»

 

 

Il capo dello Stato Giorgio Napolitano, il primo presidente della Corte Vincenzo Carbone, il Procuratore Generale Vitaliano Esposito (LaPresse)
Il capo dello Stato Giorgio Napolitano, il primo presidente della Corte Vincenzo Carbone, il Procuratore Generale Vitaliano Esposito
ROMA - Riforma e intercettazioni. Riflettori puntati su questi due punti durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario. Le intercettazioni telefoniche costano molto, ma sono strumenti di indagine essenziali. Questo il punto di vista espresso dal procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario. «Sono strumenti utili per il contrasto a diversi fenomeni criminali e ancora di più necessari per le indagini sulla criminalità organizzata o finalizzate alla cattura di latitanti, in un periodo storico in cui il contributo dei collaboratori di giustizia è estremamente ridotto. L’auspicio è che siano reperite risorse adeguate a un servizio più efficiente».

«STOP A GOGNA MEDIATICA» - Nel suo intervento il ministro della Giustizia Angelino Alfano, ha spiegato che le riforme del processo penale a cui il governo sta lavorando avranno, tra l'altro, come obiettivo quello di porre un freno a una «gogna mediatica» che danneggia la dignità della persona. «Stiamo lavorando ad un diritto processuale autenticamente giusto, rispettoso al contempo delle esigenze investigative e della dignità della persona, soprattutto se estranea all'investigazione e, tuttavia, coinvolta in quella che troppo spesso diventa una gogna mediatica tanto invincibile quanto insopportabile». Nel suo discorso il Guardasigilli ha messo anche l'accento sulle polemiche circa i rapporti tra politica e magistratura, sottolineando che «esse suscitano l'interesse degli addetti ai lavori, ma non sempre coinvolgono quel popolo italiano nel cui nome ogni giorno, tra mille difficoltà che nessuno intende negare». Secondo il ministro della Giustizia, inoltre, «vi è un nemico non convenzionale e occulto della giustizia: è la rassegnazione all’inefficienza, alle polemiche e allo status quo». L’obiettivo dell’azione del governo a riguardo, ha spiegato Alfano, cui devono contribuire tutti gli attori del mondo della giustizia «facendo gioco di squadra» è «quello di ridare con urgenza dignità alla giustizia civile» che per troppo tempo è rimasta «la sorella povera del sistema giudiziario».

«LA RIFORMA SIA CONDIVISA» - Anche il vicepresidente del Csm Nicola Mancino ha parlato della riforma della giustizia, sottolineando che deve essere «praticabile e condivisa». «Quella che stiamo vivendo è una fase interessante per affrontare le riforme necessarie nel settore giustizia, come Lei, con grande equilibrio e riconosciuto senso delle istituzioni, puntalmente sottolinea auspicando capacità di ascolto e di dialogo fra le forze politiche e la magistratura» ha detto rivolgendosi al presidente Napolitano. Il Csm, aggiunge Mancino «è pronto a fare la sua parte, a dare il suo contributo».

PROCESSI LENTI - Il primo presidente Vincenzo Carbone ha sottolineato che in Italia i processi del settore civile avvengono a una velocità che ci pone - nella graduatoria dell'efficienza giudiziaria - al posto numero 156 (su un totale di 181 Paesi), attestandoci così dopo Stati come l'Angola, il Gabon, la Guinea e Sao Tomè. I dati sono tratti da un rapporto della Banca Mondiale. «Non possiamo andare avanti così - ha aggiunto Carbone -. La crisi della giustizia ha conseguenze che vanno ben al di là dei costi e degli sprechi di un servizio inefficienti e si estendono alla fiducia dei cittadini, alla credibilità delle istituzioni democratiche, allo sviluppo e alla competitività del Paese. La crisi di fiducia da parte dei cittadini è la conseguenza più dolorosa dei dati appena esposti e l'incoraggiamento più forte a lavorare per modificarli».

I PRESENTI - Al Palazzo di Giustizia di Roma sono presenti, oltre al presidente Napolitano e al ministro Alfano, i presidenti di Senato e Camera Schifani e Fini, il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, i ministri degli Esteri Franco Frattini, della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, della Semplificazione legislativa Roberto Calderoli, il ministro ombra del Pd per la Giustizia Lanfranco Tenaglia, i vertici delle forze dell'ordine e militari.