21/07/2011

Spider Truman: ho 6 offerte per scrivere un libro

Spider Truman: ho 6 offerte per scrivere un libro

Internet. Parla l'autore del blog sui costi della politica. «Ho 37 anni, da 15 sono precario alla Camera a 900 euro al mese. Il nome? Scelto a caso»

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22/07/2010

Svezia, rivoluzione web arriva il provider pirata

Svezia, rivoluzione web arriva il provider pirata

Il PiratPartiet ha in programma l'avvio di un nuovo servizio di connessione a internet completamente anonimo e senza tracciabilità dei dati. Una mossa che alza il tiro nel confronto sul ruolo culturale del web

pirate bay logo.jpg

Sul fronte digitale europeo si combattono ormai molte battaglie. In Italia siamo ancora alle prove di fuoco contro i blogger persi tra i risultati di Gogòl, mentre la Finlandia dichiara il web un diritto fondamentale dell'uomo. E in Svezia c'è il PiratPartiet, il Partito Pirata, che della libertà totale e incondizionata di godere di ogni tipo di prodotto culturale gratuitamente ha fatto la sua bandiera, con tanto di teschio e ossa incrociate. E dopo aver deciso di ospitare sui propri server The Pirate Bay, la community di scambio digitale più frequentata del mondo (inaccessibile dall'Italia), ora allunga il passo. E annuncia la creazione di un proprio ISP, un provider di connettività per accedere alla Rete in forma completamente anonima e senza lasciare tracce. Come dire, l'incubo di tutti gli addetti alla sicurezza elettronica dell'universo mondo, e non solo dei difensori del copyright.

Rete Libera
. Il "Provider Pirata" non funzionerà proprio come un normale servizio di connessione. Sarà un affare più complicato che chiamare Alice, Libero o Fastweb e chiedere un allaccio Adsl. All'utente sarà chiesto di occuparsi di eventuali malfunzionamenti del proprio collegamento. Dopotutto si tratta di una rete pirata e nessun altro al di fuori dei pirati deve metterci le mani. Gustav Nipe, membro del PiratPartiet e responsabile del provider con le tibie, è chiaro: "Questo è uno dei modi per non soccombere al Grande Fratello. Un provider pirata è necessario, non fosse altro che per mettere il sale sulla coda ai provider 'ufficiali'. Se non si comportano come dovrebbero, ci sarà sempre qualcuno pronto a prendere il loro posto". Il Provider Pirata ha già iniziato la sua attività, al momento in fase di test nell'area di Lund. Arrivare al resto del paese è un'operazione che dovrebbe richiedere non più di qualche mese.

Anonimi. ViaEuropa è la struttura alla base dell'ISP pirata, la stessa dietro il servizio iPredator, la rete privata collegata The Pirate Bay. E questo significa una cosa precisa: gli utenti non avranno nome e storia. Gli indirizzi Ip non saranno conservati, né il provider permetterà al governo svedese di monitorarli. In più non ci saranno "log" delle attività di rete, nessun registro di quello che accade attraverso i server del Provider Pirata. Un grattacapo per chi si occupa di sicurezza informatica e anche della commissione antipirateria svedese. Gustav Nipe non sembra curarsene, anche se Henrik Pontén, membro della commissione, dichiara che il Provider Pirata dovrà comportarsi come ogni altro fornitore di servizio e in caso di richieste da parte delle autorità fornire  dati e dettagli sugli utenti. Ma dalla parte di Nipe, il toro ha già la testa tagliata: se non verranno tenuti registri, questi dati non esisteranno mai.

 


22/04/2010

Soldi dal Congo per i bimbi di Adro

Soldi dal Congo per i bimbi di Adro

Una lettera all’industriale che ha pagato la mensa spiega i motivi del gesto. Settecento euro da una missione comboniana. «Vogliamo un mondo diverso»

 

ADRO (Brescia) — La mail è arrivata martedì mattina assieme alla promessa di 700 euro da versare nelle casse della mensa di Adro «per aiutare uno dei bimbi che rischiano il digiuno». La mano tesa è quella di padre Giovanni Piumatti, comboniano che gestisce una missione nel nord del Congo. Lui, che con la carità cristiana ogni giorno riesce a sfamare 900 bambini africani, quando ha saputo del gesto di Silvano Lancini, il benefattore che ha evitato il digiuno agli alunni di Adro, si è fatto subito avanti per sostenere, anche economicamente, la sua causa. E, paradossalmente, ma non troppo, per una volta la solidarietà arriva dai villaggi costruiti con le donazioni dei bresciani e il lavoro di tanti volontari. Padre Giovanni ha affidato a un’amica bresciana una lettera per «il benefattore di Adro». «Inviamo un contributo per pagare la mensa per un anno ad uno dei tuoi-nostri bambini—si legge nella missiva di padre Giovanni —. Sono soldi che molti amici dell' Italia ci danno per l'Africa. Conoscendo bene i nostri amici sono sicuro che saranno contenti se ne invio una fetta lì, perché anche loro vogliono un mondo diverso: un mondo fatto più di ponti che di barriere».

Certo, le colline della Franciacorta non sono come le foreste di Kivu, né Adro è un paese sperduto del Congo. Ma per padre Giovanni la solidarietà non può conoscere latitudini né privilegiare un solo paese. Quindi ha messo mano al portafoglio per aiutare gli «amici bresciani con i quali ha condiviso tante gioie e fatto sorridere migliaia di bambini africani». Continua padre Giovanni: «A Brescia mi legano alcuni parenti e soprattutto padre Maggioni, il primo bell'esempio di missionario conosciuto in Congo. Senza dimenticare gli amici dentisti, quelli dello "smile mission", che ci hanno costruito tre studi-laboratorio e vengono regolarmente a prestar servizio. Poi Marcello, vigile urbano, che le sue vacanze le ha fatte nel nostro villaggio come volontario. Ci sono tante "perle" anche da voi e il benefattore di Adro né è l’esempio più fervido. Sono sicuro che i miei ragazzi saranno fieri di questo gesto, come gli amici che ci hanno dato questi soldi come pegno di solidarietà e di giustizia. Anche a Adro un piatto caldo può regalare un sorriso a un bambino...».

Giuseppe Spatola


14/04/2010

L'imprenditore benefattore di Adro: «Non vado in tv e vi spiego il perché»

L'imprenditore benefattore di Adro: «Non vado in tv e vi spiego il perché»

«Non lo faccio per paura, la solidarietà la fanno in tanti. E in silenzio». Parla l'uomo che si è fatto carico delle rette per la mensa dei bambini «morosi» del comune bresciano

 

I bambini entrano a scuola ad Adro (Cavicchi)
I bambini entrano a scuola ad Adro (Cavicchi)

MILANO - Ha deciso di mettere mano al portafogli per pagare i buoni pasto ai bambini del paese i cui genitori non hanno potuto far fronte alle tariffe e che per questo, nelle intenzioni del sindaco leghista, avrebbero dovuto restare a digiuno. E per questo suo gesto ha conquistato una grande popolarità. Solo virtuale, tuttavia. Perché il benefattore che ha deciso di tirare fuori 10 mila euro per coprire le spese arretrate e future del servizio mensa per quei ragazzini che non avrebbero potuto altrimenti usufruirne continua a restare anonimo per il grande pubblico. Per propria decisione. E in questa lettera inviata al Corriere, spiega le ragioni della sua scelta.

***

Caro direttore,
ringrazio il Corriere della Sera per lo spazio che mi ha dedicato. Ho ricevuto tante richieste di interviste e di presentarmi in qualche trasmissione tv, ma ho detto di no per ribadire che con il mio gesto non cercavo alcun protagonismo. Chiedo il rispetto dell'anonimato, non per pudore o per paura, ma perchè quello che penso su questo argomento è tutto scritto nel documento e credo che ci si debba occupare delle idee prima che delle persone. Se interessa il tema della solidarietà rivolgetevi a tutti quelli che danno gratuitamente una cosa più importante dei soldi che è il loro tempo. E sono tanti e in silenzio.

Inoltre, nel documento che ho lasciato nel mio Comune mi riferivo alla politica locale che conosco e in particolare parlando del segretario intendevo il segretario di Adro. Se qualcuno ritiene che alcune considerazioni hanno valenza generale sono sue legittime deduzioni. Non iscrivetemi nel gruppo dei soloni che hanno in tasca la soluzione dei problemi del mondo.

Fonte: Corriere.it


06/10/2009

Minacce anonime a Sandro Ruotolo Indagano gli agenti della Digos

Minacce anonime a Sandro Ruotolo Indagano gli agenti della Digos

 

All'esame degli investigatori c'è infatti una lettera contro il reporter di Annozero. Secondo le prime verifiche non si tratterebbe dell'opera di un mitomane: il giornalista è stato pedinato e sorvegliato

 

Sandro Ruotolo con Michele Santoro e Giulia Innocenzi (Ansa)
Sandro Ruotolo con Michele Santoro e Giulia Innocenzi (Ansa)

 

 

 

 

ROMA - Minacce di morte a Sandro Ruotolo, numero due di Annozero, e alla sua famiglia, sulle quali la Digos sta indagando: secondo quanto si apprende, non si tratterebbe dell'opera di un mitomane. All'esame degli investigatori c'è infatti una lettera dalla quale si evince che il giornalista è stato pedinato e sorvegliato. Nella stessa missiva, inoltre, si fa riferimento ad una lista di "obiettivi" in cui Ruotolo sarebbe il secondo.