10/04/2009

I bambini, i disegni e il sisma «La donna fugge con le lacrime»

I bambini, i disegni e il sisma «La donna fugge con le lacrime»

 

«Qui tutti si ricordano la notte del terremoto: adulti, anziani e bambini» dice Emanuele Legge, psicologo

 

(Benvegnù-Guaitoli)

 

L’AQUILA — Facciamo il gioco dei sentimenti, proviamo a descri­vere la tristezza. «C’è una donna che scappa e piange — dice Marica — e il corpo di un uomo è rimasto nudo lì sotto». È una bimba di quat­tro anni ed è sfollata nel campo di Bazzano; per lei la tristezza adesso è fatta così. «Ma parlava con grande serenità — assicurano gli psicologi che han­no raccolto le sue parole — nessun tono drammatico». Poi quella bam­bina ha disegnato la storia che ave­va appena raccontato: si vede una figura femminile che si allontana, dagli occhi cadono grandi lacrime celesti, e a destra c’è una casa con dentro un corpo steso a terra. Gli esperti dicono che è giusto così.

I bambini disegnano. Nelle tendopoli abruzzesi, dopo il sisma che ha distrutto case e certezze, i più piccoli cercano di recuperare qualche briciolo di normalità: con carta, colori e un po' di fantasia (Benvegnù-Guaitoli)

I bambini disegnano. Nelle tendopoli abruzzesi, dopo il sisma che ha distrutto case e certezze, i più piccoli cercano di recuperare qualche briciolo di normalità: con carta, colori e un po' di fantasia (Benvegnù-Guaitoli)

 

Spiegano che la bambina non parlava di cose che ha visto, ma di quello che ha sentito dire dai gran­di, e soprattutto che va bene se lo racconta. «Qui tutti si ricordano la notte del terremoto: adulti, anziani e anche i bambini» dice Emanuele Legge, psicologo. Lui lo sa perché c’era: lavora all’Asl dell’Aquila e adesso è uno sfollato. In questi giorni, da volontario, sta assisten­do gli altri profughi. «Invece di mettere tutto in un cantuccio per poi tirarlo fuori nei momenti critici — prosegue —, è meglio esprimere. Noi chiediamo ai bambini di inventare storie e fa­vole. Alcuni parlano di fughe nella notte o del rumore terribile che hanno sentito. Ma è normale, e ha valore terapeutico». Del gioco dei sentimenti, ieri a Bazzano, faceva parte anche la descrizione della gio­ia: è una distesa di cuori, magari un po’ incerti, ma molto colorati. I bambini terremotati disegnano. Ognuno quello che si sente, non vengono indirizzati. Matteo ha fat­to un prato fiorito. Laura racconta in diretta la sua opera: «Questo qui sopra è Gesù. Poi sotto ci sono tre bambini». Ma alla fine aggiunge un particolare, la figura di un uo­mo sulla sinistra che lancia in aria qualcosa. Sul retro, a mo’ di dida­scalia, scrive di che si tratta: «Che i bambini dicono a un bandito di la­sciare la pistola e andare con loro».

(Benvegnù-Guaitoli)(Benvegnù-Guaitoli)(Benvegnù-Guaitoli)

(Benvegnù-Guaitoli)

Insomma, non tutti si ispirano alla tragedia che hanno appena vis­suto. Però Leila, nata in Abruzzo da genitori macedoni, da due gior­ni riempie fogli con disegni di ten­de da campo: «Spostati, che non vedo bene» dice a chi si mette da­vanti al soggetto che sta cercando di copiare. Lo stesso che, coccolata da un te­am di Save the Children, ha dise­gnato Gloria, 9 anni: due grosse tende numerate, proprio come quelle che ospitano i profughi, ma circondate da farfalle multicolore, e poi un prato in fiore, il sole, le nu­volette azzurre. E ancora: c’è chi ha dipinto una grossa jeep, come quel­le che circolano all’Aquila da gior­ni. C’è Davide, che ha messo le montagne dell’Abruzzo sullo sfon­do, un elicottero in cielo e un’am­bulanza a terra. È quello che vede quando si guarda attorno dal cam­po di Piazza d’Armi, dove abita ora.

Un altro bambino di quella ten­dopoli si è cimentato con le tecni­che ad acquerello: su un cartonci­no ha dipinto una casa nera, e non si sa se gli è scappata la mano oppu­re se è un effetto voluto, fatto sta che quell’edificio sembra tremare. Sopra c’è un volo di uccelli, neri an­che loro. Ma in alto ha disegnato un bel sole che ride, e di lato un al­bero in fiore. «È riuscito a descrive­re tutto — dice Italo Cassa, della Scuola di Pace, venuto all’Aquila per far disegnare i bambini —: in quel quadro c’è il dolore, ma ci so­no anche vita e speranza».

 

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