06/01/2011

Muore per tonsillite una bimba di 8 anni

Muore per tonsillite una bimba di 8 anni

ALL'OSPEDALE PSICHIATRICO GASLINI. Genova, era sotto cura antibiotica. Esclusa la meningite

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07/11/2009

Sospetta influenza A: due bambini morti a Napoli a poche ore di distanza

Sospetta influenza A: due bambini morti a Napoli a poche ore di distanza

 

SONO ATTESI I RISULTATI DEL TAMPONE. Avevano, rispettivamente, quattro e otto mesi. Per entrambi si attende la conferma dell'infezione da H1/N1

 

NAPOLI - Due bambini morti a Napoli a poche ore di distanza probabilmente a causa della nuova influenza. Un piccolo di 4 mesi è deceduto nella terapia intensiva all'ospedale «Annunziata» del capoluogo campano. Il bambino era stato portato con grosse difficoltà respiratorie dai genitori in pronto soccorso alle 11 di sabato mattina; una radiografia aveva mostrato una polmonite interstiziale in atto. Il bimbo non aveva febbre ed è stato trasferito subito nel reparto di terapia intensiva neonatale, dove è stato sottoposto a ventilazione assistita e intubato. È morto alle 12. I genitori hanno autorizzato l'autopsia, che consentirà anche di capire se c'è stato un contagio da virus A H1N1.
L'altra piccola vittima è morta sabato mattina alle 10:30. Aveva otto mesi ed era ricoverata da venerdì all'ospedale Cardarelli per sospetta influenza A. La causa del decesso è una polmonite bilaterale gravissima. Ancora non sono stati resi noti i risultati del tampone a cui la bimba, giunta al Cardarelli dall'ospedale Fatebenefratelli in gravissime condizioni, era stata sottoposta ieri alle 17. Ieri il direttore sanitario del Cardarelli, Franco Paradiso, aveva detto: «Vi sono tutti i presupposti perchè la bambina sia positiva all'H1N1». La bambina era nata da parto trigemellare e già dieci giorni fa era stata ricoverata per problemi respiratori. Le sue condizioni si sono poi ulteriormente aggravate e la famiglia ne ha disposto, in accordo con i sanitari, il trasferimento nell'ospedale Cardarelli dove la piccola è stata subito ricoverata nella rianimazione polmonare e intubata. Le sue condizioni erano state definite già venerdì gravissime.

A TORINO MUORE 75ENNE - Un altro decesso per la nuova influenza a Torino, dove è deceduto uno dei quattro ricoverati all'ospedale Molinette di Torino affetti dal virus H1/N1. L'uomo, di 75 anni, era già in fase terminale per un mieloma che lo aveva colpito. Era stato ricoverato venerdì scorso in condizioni gravissime.


05/11/2009

Le regole per curare la nuova influenza

Le regole per curare la nuova influenza

 

I bambini In questo momento sono i più colpiti, la temperatura può andare oltre i 40 gradi. Antipiretici per abbassare la febbre, no agli antibiotici. Quando chiamare il medico e quando andare in ospedale

 

(Ansa)

Febbre alta, oltre i 38.5, mal di testa, dolori diffusi. Una tria­de di sintomi che lascia pochi dubbi di questi tempi: si tratta, con ogni probabilità, di influenza A. Allo­ra è meglio dimenticare il «fai da te» e chiamare il medico. Perché, se è ve­ro che la nuova influenza non è più cattiva di quella stagionale (che non è ancora arrivata), è anche vero che certe categorie di persone sono più vulnerabili all’infezione da virus H1N1 (come i bambini e i giovani) o rischiano di più le complicanze (co­me le donne in gravidanza). Non tut­ti coloro che vengono a contatto con il virus si ammalano, ma chi lo fa, nel giro di due o tre giorni, si mette a letto ed è bene che ci stia. Del resto non può fare altrimenti proprio per­ché la febbre alta (che può arrivare nei bambini fino a 40 gradi) provoca un grave malessere generale. Ecco perché è bene cercare di ridurla.

IL TERMOMETRO SALE
- «Non dimentichiamoci — dice Massimo Galli del Dipartimento di malattie infettive all’Ospedale univer­sitario Sacco di Milano — che la feb­bre è un meccanismo di difesa del­l’organismo contro l’infezione e non va combattuta in quanto tale, ma per­ché provoca spossatezza, mal di te­sta e dolori al malato e non lo fa ripo­sare bene ». L’antipiretico da preferire è il para­cetamolo. Per il resto non sono indi­cati altri farmaci, tanto meno gli anti­biotici che non funzionano contro i virus e non prevengono le infezioni batteriche. E poi valgono le solite re­gole: stare al caldo, bere molto, so­prattutto succhi di frutta, mangiare quello che ci si sente di mangiare.

ATTENZIONE AI BAMBINI
- Qualche osservazione a parte meri­tano i bambini perché, per loro, la febbre può raggiungere punte di 40 gradi e passa. «Il paracetamolo come antipiretico va bene — dice Susanna Esposito della clinica pediatrica De Marchi all’Università di Milano — e nel giro di sei ore la temperatura do­vrebbe scendere sotto i quaranta. Se non succede, è bene rivolgersi con urgenza al pediatra o andare al pron­to soccorso » . Se la febbre è accompagnata da convulsioni, è sempre opportuno chiamare il pediatra o recarsi, anche in questo caso, al pronto soccorso quando l’attacco dura più di un quar­to d’ora e riguarda non tutto il corpo, ma soltanto una parte. La Società italiana di pediatria non consiglia l’uso del ghiaccio per ridurre la temperatura del corpo, so­prattutto se applicato direttamente sulla pelle e non attraverso una bor­sa. «Vale la pena di ricordare — ag­giunge Galli — che, per prudenza, al di sotto dei 15 anni non si sommini­stra come antipiretico l’aspirina: si sospetta, infatti, che possa provoca­re la cosiddetta sindrome di Reye, ca­ratterizzata da disturbi del sistema nervoso ». Per il resto, anche per i bambini, è fondamentale bere. Non importa se non mangiano per uno o due giorni; poi si riprenderanno ed è importan­te che allora scelgano cibi sani (frut­ta, verdura, carne o pesce) e si ali­mentino in maniera regolare. Se non ci sono particolari proble­mi, la febbre, sia nei bambini che nei giovani e negli adulti, dura due o tre giorni poi comincia a calare: nel giro di una settimana, o poco più, la situa­zione si risolve. Non bisogna dimen­ticare, però, che dopo la comparsa dei sintomi si continua a eliminare virus anche per sette giorni: ecco per­ché non si deve tornare a scuola o al lavoro troppo presto, altrimenti si ri­schia di contagiare gli altri.

LA SPOSSATEZZA
- «Questa influenza — dice Galli — può lasciare, dopo la guarigione, un senso di spossatezza e di stanchezza, qualche volta anche in forma impor­tante. Anzi: è proprio questo che ci fa dire che si è trattato di vera influen­za ». Altre forme simil-influenzali, le co­siddette Ili, che sono diffuse in que­sto periodo e danno gli stessi sinto­mi con febbre elevata, vengono spes­so confuse con l’influenza A (finora sono il 50-60 per cento dei casi, ma stanno diminuendo per lasciare il po­sto all’influenza A) non provocano, infatti, questi strascichi.

LA TOSSE
- «Nei bambini — dice Esposito — dopo due o tre giorni dall’inizio della febbre può comparire tosse, soprat­tutto secca, che allarma molto le mamme. Anche negli adulti questa influenza A provoca spesso una tra­cheite non pericolosa. La tosse può persistere alcuni giorni: non c’è una cura specifica, ma è bene che il bam­bino rimanga in casa per evitare so­vrainfezioni batteriche. L’unica situa­zione che deve allarmare i genitori è la comparsa di difficoltà o di irregola­rità del respiro: è opportuno, anche in questo caso, ricorrere al pronto soccorso » .

IN GRAVIDANZA
- Le complicanze dell’influenza si manifestano di solito nelle persone che hanno già problemi di salute, ma c’è un’altra situazione, questa vol­ta fisiologica, che va guardata con cautela: la gravidanza. Le donne che aspettano un bambino, fra i 20 e i 39 anni, rappresentano circa il 30 per cento di tutti i casi di influenza A che sono finiti in ospedale, almeno se­condo i dati disponibili. E le compli­canze più frequenti sono le polmoni­ti primitive (provocate cioè dal virus dell’influenza) e quelle secondarie (da sovrapposizione batterica). In ge­nerale la comparsa di complicanze è annunciata da un crescendo di sinto­mi e, in particolare, da difficoltà di re­spiro. «Le donne si devono allarmare — spiega Alessandra Kustermann della Clinica ostetrico-ginecologica Man­giagalli di Milano — quando i sinto­mi peggiorano, soprattutto se hanno malattie concomitanti o sono obese. In questi casi il ricovero è obbligato­rio » . Per evitare le complicanze nelle donne gravide con malattie croni­che, andrebbe valutata la sommini­strazione di farmaci antivirali, ma questi ultimi funzionano bene soltan­to se assunti entro 48 ore dalla com­parsa dei sintomi di influenza. E poi non esiste una sperimentazione ade­guata su questa categoria di pazienti: la scelta, quindi, va fatta caso per ca­so. «Si tende a consigliare gli antivira­li come terapia — precisa Galli — nei casi di vera necessità, come ap­punto nei pazienti con malattie croni­che concomitanti, in quelli a rischio di complicanze e in presenza di sinto­mi respiratori importanti».

GLI ANTIVIRALI
- Il virus H1N1 è sensibile a due an­tivirali, l’oseltamivir, che è in com­presse, e lo zanamivir, che viene som­ministrato per inalazione. Quest’ulti­ma può risultare difficile nei bambi­ni e in persone con difficoltà di respi­ro, pazienti che vanno, dunque, se­guiti attentamente. «Siamo in attesa di antivirali da somministrare per iniezione — ag­giunge Galli — che potrebbero esse­re utili nei casi più gravi». Uno, il pe­ramivir, è appena stato autorizzato dalla Fda americana, l’ente di regola­zione di farmaci, per l’impiego di emergenza.

Adriana Bazzi


10/06/2009

Sospetta meningite, muore bimbo

Sospetta meningite, muore bimbo

 

All'Ospedale san Carlo Borromeo. Il piccolo, tre anni, di Settimo Milanese, deceduto poche ore dopo il ricovero. Non frequentava l'asilo da 15 giorni

 

MILANO - Un bambino di tre anni di Settimo Milanese, nell’hinterland del capoluogo lombardo, è morto martedì pomeriggio all’ospedale San Carlo Borromeo per sospetta meningite. In base a quanto riferito dalla struttura sanitaria, gli esami al momento non confermano in maniera univoca la diagnosi che resta, nelle parole dei medici, «sospetta sepsi meningococcica». Indicazioni più precise verranno dall’autopsia, prevista per giovedì mattina. Il bambino era stato ricoverato in codice rosso martedì intorno alle 10 e subito la sua situazione era apparsa molto grave. Trasportato in rianimazione 40 minuti dopo il ricovero, il piccolo è deceduto intorno alle 17. In base a quanto riferito dai familiari, il bambino non frequentava l’asilo da 15 giorni.

NESSUN PROBLEMA PER L'ASILO - Dalla Asl di Magenta, competente per il territorio di Settimo, arrivano rassicurazioni per i genitori degli altri bimbi dell'asilo. «Abbiamo avviato un inchiesta sanitaria - hanno spiegato dal dipartimento Prevenzione - come previsto in questi casi e abbiamo verificato con il sindaco e i responsabili del Comune che il bambino non ha frequentato nessuna comunità scolastica nelle ultime due settimane». Il periodo di incubazione della meningite, infatti, è al massimo di 10 giorni, periodo durante il quale il contatto con una persona infetta potrebbe risultare pericoloso. Nessun allarme per gli altri bambini dunque, la profilassi antibiotica - condotta in parte dall’ospedale San Carlo e in parte dalla Asl di Magenta - ha riguardato solo il personale ospedaliero e i parenti che negli ultimi 10 giorni sono venuti a contatto con il piccolo.