12/04/2012

Maria Carmela Lanzetta ci ripensa. Il sindaco pronta a ritirare le dimissioni

Maria Carmela Lanzetta ci ripensa. Il sindaco pronta a ritirare le dimissioni

LA CONFERENZA DEI SINDACI DELLA LOCRIDE. Minacciata aveva annunciato l'addio alla politica. La visita della commissione Antimafia e di Bersani

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14/03/2012

«Mister Valtur? I soldi sono del padrino»

«Mister Valtur? I soldi sono del padrino»

L'inchiesta - Lo Stato rischia di doversi far carico del marchio sommerso dai debiti. L'antimafia vuole il blocco di tutti i beni del proprietario: 5 miliardi di euro. «È un prestanome di Messina Denaro»

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13/07/2011

Gioco, l'allarme dell'Antimafia. «Nuova frontiera della criminalità»

Gioco, l'allarme dell'Antimafia. «Nuova frontiera della criminalità»

Nel 2010 picchi mai visti di scommesse clandestine. La commissione nella relazione sul fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel gioco, scommesse comprese

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09/03/2011

Allarme della Dia: «La 'ndrangheta ha colonizzato la Lombardia»

Allarme della Dia: «La 'ndrangheta ha colonizzato la Lombardia»

Relazione annuale della Direzione nazionale Antimafia, 1.110 pagine di dati. La regione ha il maggior indice di penetrazione nel sistema economico legale. Trapiantati riti e tradizioni

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09/02/2011

Tratta di prostitute romene: 40 arresti

Tratta di prostitute romene: 40 arresti

Sgominata un'organizzazione strutturata in tre clan. Indagini avviate a Messina nell'autunno del 2007

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17/11/2010

Lombardia: la 'ndrangheta influenza la vita politica, sociale ed economica

Lombardia: la 'ndrangheta influenza la vita politica, sociale ed economica

La relazione al Parlamento della Direzione investigativa antimafia. Pubblici amministratori e tecnici hanno agevolato l'assegnazione di appalti alle cosche

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29/09/2010

Totò Schillaci mafioso per fiction: farà l'attore in tv

Totò Schillaci mafioso per fiction: farà l'attore in tv

L'eroe delle notti magiche reciterà sul piccolo schermo nella parte di un boss: girerà due scene, in una delle quali morirà. La stessa fiction ha arruolato Fabrizio Corona: dopo l'apparizione della passata stagione, sarà un killer.

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23/02/2010

«La corruzione è dilagante L'Italia può restare schiacciata»

«La corruzione è dilagante L'Italia può restare schiacciata»

 


L'allarme dell'ex ministro dell'Interno Pisanu: subito le norme anticorrotti del premier e antimafia. Ma basterà?

 

Giuseppe Pisanu (Emblema)
Giuseppe Pisanu (Emblema)

Una nuova Tangentopoli? L’Italia del 2010 come quella del 1992? «No. Per certi versi, siamo oltre. Allora crollò il sistema del finanziamento dei partiti. Oggi è la coesione sociale, è la stessa unità nazionale a essere in discussione, al punto da venire apertamente negata, anche da forze di governo. Si chiude l’orizzonte dell’interesse generale e si aprono le cateratte dell’interesse privato, dell’arricchimento personale, della corruzione dilagante».

«Sono giorni che vado maturando queste parole - dice Giuseppe Pisanu, capo della segreteria politica di Moro, ministro dell’Interno, oggi presidente dell’Antimafia -. Esitavo a dirle, perché mi parevano eccessive. Apocalittiche. Poi mi sono ricordato che in Giovanni il linguaggio apocalittico è l’altra forma del linguaggio profetico. Quindi non credo di esagerare se dico che è il Paese a essere corrotto. C’è la corruzione endemica, denunciata dalla Corte dei Conti; e c’è quella più strutturata e sfuggente delle grandi organizzazioni criminali, tra le più potenti al mondo. In ordine d’importanza: ’ndrangheta, Cosa Nostra, camorra». La ’ndrangheta calabrese più importante della mafia siciliana? «Sì. A Milano controlla il 90% delle cosche. Ogni anno le mafie riversano su tutta l’Italia fiumi di danaro sporco, che vengono immessi nell’economia legale con l’attiva collaborazione di pezzi importanti della società civile: liberi professionisti, imprenditori, banchieri, funzionari pubblici e uomini politici a ogni livello. Tiri le somme, e capirà perché l’Italia è così in basso nelle graduatorie mondiali sulla corruzione e le libertà economiche».

Ma dell’inchiesta sulla Protezione Civile che idea si è fatto? «Non parlerei di nuova Tangentopoli. Il contesto è diverso anche se il fango è lo stesso. Speriamo che si arrivi presto alla verità e senza vittime innocenti. Diciotto anni fa furono troppe, e la giustizia pagò i suoi errori perdendo dignità e consenso. Bertolaso è un efficiente manager dello Stato, che ha lavorato bene; mi chiedo però se, fermi restando i suoi grandi meriti, non sia rimasto anche lui vittima della logica dell’emergenza. Lasciamo ai magistrati e agli avvocati la vicenda giudiziaria. Interroghiamoci piuttosto sul dilagare della corruzione pubblica e privata e sui rimedi necessari, prima che disgreghi le basi della convivenza civile e delle istituzioni democratiche». Dice Pisanu che «il Paese rischia di piegarsi sotto il peso dell’illegalità. Non sarei così preoccupato se fossi sicuro della tenuta della società civile e dello stesso patto costituzionale».

Non le dice nulla la coltre d’indifferenza calata sulle celebrazioni dei 150 anni dell’unità nazionale? «Nel 1961 celebrammo il centenario all’insegna del miracolo economico e della continuità ideale tra Risorgimento, Resistenza ed europeismo. Oggi l’idea dell’unità nazionale è ridotta a mera oleo g r a f i a , quando non è apertamente negata. Basta guardarsi intorno: crisi generale e immigrazione maldigerita; riletture faziose della storia risorgimentale e serpeggianti minacce di secessione; crescente divario economico e sociale tra il Nord e il Sud del Paese. È un’Italia divisa e smarrita. Non a caso, le indagini sociologiche ci rivelano un 25-30% di italiani reciprocamente risentiti e sempre più distanti gli uni dagli altri. Il peggio è che il risentimento è entrato anche in taluni gruppi politici e, tramite loro, influenza comportamenti istituzionali e prassi di governo ». Pensa alla Lega? «Certo, ma non solo. Anche ai vari movimenti sudisti, da Lombardo alla Poli Bortone a Bassolino: le leghe prossime venture. In generale, è chiaro che, quando si riduce la nozione stessa di bene comune, decade lo spirito pubblico, si allentano i vincoli della legge e si spiana la strada alla corruzione».

Quali allora i rimedi? «Si ponga mano subito alle proposte anticorruzione di Berlusconi. Al riordino della pubblica amministrazione. Al taglio dei rapporti incestuosi tra economia e politica. Al regolamento antimafia per la formazione delle liste». Sulla legge anticorruzione molti ministri sono perplessi. «Penso e spero che le perplessità siano state di carattere formale, che non riguardino l’obiettivo della lotta alla corruzione. Ma, posto che queste cose si facciano, non basteranno. Secondo me, si dovrà agire più in profondità: nelle viscere della "nazione difficile", dove il patto unitario e il contratto sociale debbono essere rinnovati ogni giorno come il famoso plebiscito di Renan. Il problema è innanzitutto politico, e non possiamo certo risolverlo con il bipolarismo selvaggio, con lo scontro sistematico tra maggioranza e opposizione che ha trasformato questo primo scorcio di legislatura in una snervante campagna elettorale. Serve invece il confronto delle idee, serve la competizione democratica, in cui vince chi indica le soluzioni migliori ai problemi che abbiamo davanti».

Sostiene Pisanu che «è necessario un profondo rinnovamento del ceto politico. A condizione che lo si realizzi con strumenti neutrali: non sia la magistratura ma la politica a guidare il processo, o meglio siano gli elettori, grazie a una nuova legge elettorale che consenta ampia libertà di scelta. Il ricambio ci potrà salvare se servirà davvero a migliorare la qualità della classe politica. Come diceva Fanfani, "si può essere bischeri anche a diciott’anni". La Commissione antimafia da me presieduta darà il suo contributo facendo, dopo le Regionali, una verifica accurata sugli eletti. Abbiamo il potere di avvalerci delle strutture dello Stato, delle forze dell’ordine, della stessa magistratura, e lo useremo. Siamo in grado di fare gli accertamenti più scrupolosi e approfonditi, e li faremo».

«La questione morale non solo esiste; è antica come le Sacre Scritture e moderna come la nostra Costituzione - dice Pisanu -. Ne parla il nuovo libro di Giovanni Galloni, che riferisce l’ultimo colloquio con Dossetti prima della sua morte, in cui il vicesegretario della Dc degasperiana ammonisce che, finita l’epoca dei partiti ideologici, si deve tornare alla cultura politica della Carta costituzionale. Certamente vengono da lì i valori e le regole di cui abbiamo bisogno per vincere non soltanto la corruzione ma anche la più estesa malattia politica che sta mettendo a dura prova l’Italia. Il pericolo che corriamo mi ricorda la frase che feci riprodurre suimanifesti della Dc in morte di Aldo Moro. Un pensiero che lo assillava negli ultimi tempi della sua vita: "Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se non nascerà in noi un nuovo senso del dovere"».

Aldo Cazzullo


01/09/2009

Veltroni fa il commissario antimafia ma chiude gli occhi sul vero "delitto"

Veltroni fa il commissario antimafia ma chiude gli occhi sul vero "delitto"

 

L’ex sindaco di Roma, in campo per lo scioglimento del Comune di Fondi, si dimentica dei guai ben peggiori di un paese campano. Guidato dal Pd


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C’è consiglio comunale e consiglio comunale. Per Walter Veltroni, disoccupato della politica diventato professionista dell’antimafia, quello «mafioso» è solo quello di Fondi, a guida centrodestra, di cui da settimane chiede lo scioglimento «per l’evidente intreccio tra poteri criminali e politica». Un attivismo senza precedenti per la legalità, che ovviamente sta a sinistra e mai a destra. Mai una parola su un altro comune poco distante, a guida Pd, che vanta il non invidiabile record di esser stato il primo consiglio comunale ad essere stato sciolto dall’attuale governo, per conclamate infiltrazioni camorristiche. Parliamo di Castello di Cisterna, 7mila anime in provincia di Napoli. Pochi chilometri quadrati ma con un fitto grumo d’interessi edilizi su cui hanno messo le mani le due potenti cosche locali: Rega e Ianuale. A guidare la giunta, prima del ciclone del 3 luglio, erano il sindaco dello Sdi, Aniello Rega, e il suo vice del Pd, Clemente Sorrentino. La Commissione d’accesso antimafia non aveva perso tempo per insediarsi dopo le elezioni comunali vinte dal centrosinistra nel maggio del 2006. Pochi mesi dopo arriva la richiesta di scioglimento approvata dal governo poche settimane fa.
«Una decisione politica, questo non è un comune condizionato dalla camorra. Aspettiamo le motivazioni del decreto, poi agiremo anche con ricorsi e, se serve, azioni legali con richieste di risarcimenti», sostiene Sorrentino. Non la pensa così il deputato del Pdl Amedeo Laboccetta, componente della Commissione antimafia, che per mesi ha chiesto di mandare a casa il sindaco e i suoi consiglieri «colpevoli» di non aver saputo respingere le richieste della camorra.
Le dettagliate interrogazioni del deputato riguardavano, ad esempio, l’informativa antimafia del prefetto, ignorata, che invitava il sindaco a revocare le autorizzazioni a favore del ristorante della moglie del boss Giovanni Rega; la direzione dei lavori, da parte del vicesindaco, per la costruzione di una sopraelevazione del palazzo della madre del boss Ianuale; o le spese del matrimonio di un assessore pagate con danaro pubblico da un ex consigliere regionale inquisito per mafia. Al centro del lavoro dei commissari ci sono in particolare le presunte connivenze tra alcuni esponenti della maggioranza e i parenti di due boss della malavita su atti amministrativi e interessi edilizi.
I commissari hanno spulciato i documenti su appalti pubblici, concessioni edilizie e politiche ambientali. Setacciati gli atti sugli affidamenti diretti dall’ente a varie ditte. «Le conclusioni della commissione di accesso agli atti amministrativi e quelle di vari organismi di polizia andavano nella stessa direzione - afferma Laboccetta - quella delle infiltrazioni mafiose nel comune». Ma per il centrosinistra locale, quello del deputato Pdl era «sciacallaggio politico». A giugno, nonostante il lavoro della Commissione, il sindaco Rega non ha esitato ad avviare i preparativi per candidarsi alle provinciali di Napoli. La marcia indietro è arrivata probabilmente con le voci di un imminente scioglimento della giunta. Che l’amministrazione di Rega navigasse in acque poco limpide lo si era capito anche da un’altra inchiesta, che ha coinvolto l’assessore Giosafatte Nocerino, che nel 2004, quando era nella Margherita, si fece pagare, questa è l’ipotesi della procura di Napoli, il pranzo nuziale con 20mila euro provenienti dai fondi della Regione. I soldi li avrebbe ricevuti dall’ex consigliere regionale Roberto Conte, ex Margherita poi Pd, arrestato nel 2008 e condannato il 4 giugno per concorso esterno in associazione mafiosa. Non c’è solo Fondi. Qualcuno lo faccia presente al commissario Veltroni.


20/04/2009

Grasso: «Costituito un pool per monitorare gli appalti post-terremoto»

Grasso: «Costituito un pool per monitorare gli appalti post-terremoto»

 

L'annuncio del Procuratore Antimafia. Quattro magistrati lavoreranno con il Viminale con l'obiettivo di evitare infiltrazioni mafiose

 

Piero Grasso (LaPresse)
Piero Grasso (LaPresse)

ROMA - Un pool di quattro magistrati che lavorerà in stretto contatto con il Viminale e avrà l'obiettivo di effettuare analisi preventive e accertamenti per evitare infiltrazioni mafiose negli appalti per la ricostruzione del terremoto che ha colpito l'Abruzzo. L'organismo, ha annunciato il Procuratore Antimafia Piero Grasso è stato costituito questa mattina e diverrà immediatamente operativo. «Non c'è ancora un allarme ma una legittima attenzione - ha detto Grasso - perchè vogliamo evitare che gli sciacalli delle case si trasformino in sciacalli delle casse dello Stato. Vogliamo che i soldi della ricostruzione vadano a chi ha diritto». Il pool di magistrati della Procura nazionale anti mafia è composto dai pm Gianfranco Donadio, Vincenzo Macrì, Alberto Cisterna e Olga Capasso.

«AGIRE PRIMA PER EVITARE I PROCESSI» - I magistrati del pool saranno a disposizione del procuratore e del prefetto dell'Aquila e, ha aggiunto il procuratore Grasso, prenderanno contatti con il ministro dell'Interno «per mettere a disposizione banche dati, esperienza e informazioni». L'obiettivo è quello di agire a monte per evitare di arrivare a dei processi che si trascinino per anni e anni come è avvenuto per il terremoto dell'Irpinia. «Dobbiamo agire prima - conferma Grasso - ed evitare di fare i processi». Il compito primario dei magistrati sarà innanzitutto quello di individuare possibili prestanome per le organizzazioni criminali. «Il certificato antimafia è aggirabile, basta creare una società con dei prestanome - spiega infatti il procuratore antimafia - e dunque dobbiamo vedere se nel campo delle relazioni dei criminali ci siano probabili prestanome. Un'indagine che, conclude Grasso, «può essere fatta solo con le intercettazioni e i collaboratori di giustizia». Il procuratore, infine, ha ribadito la disponibilità della Procura nazionale antimafia di sollevare dalle indagini già in corso i colleghi impegnati all'Aquila in modo che si possano concentrare sulle indagini per accertare le eventuali responsabilità nei crolli». Siamo disposti a fare da pronto soccorso giudiziario - dice Grasso - e mandare all'Aquila i magistrati di questo ufficio».