09/12/2010
Casalinghe disperate antiterrorismo
Casalinghe disperate antiterrorismoDa Wikileaks. Sit com e show satirici incidono più che programmi governativi da 500 milioni di dollari
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16/02/2010
Pakistan, la Cia cattura Baradar, il mullah capo militare dei talebani
Pakistan, la Cia cattura Baradar, il mullah capo militare dei talebani
IL NYT AVEVA DA GIORNI LA NOTIZIA: HA ASPETTATO A DARLA SUA RICHIESTA DELLA CASA BIANCA. Preso a Karachi, il numero due del mullah Omar. È nato nel 1968 in un villaggio dell’Oruzgan
WASHINGTON – Un successo che conta. Con un'operazione congiunta della Cia e dell'intelligence pachistana è stato catturato a Karachi il mullah Abdul Ghani Baradar. Figura di spicco dei talebani, è considerato il vero responsabile militare del movimento. Sopra di lui c’è solo il misterioso mullah Omar. Baradar sarebbe stato arrestato alcuni giorni fa, ma il «New York Times», che ha rivelato la notizia ha aspettato a pubblicarla su richiesta della Casa Bianca. Poi quando le voci sono iniziate a circolare nella regione il giornale ha deciso di scriverla. Nato nel 1968 in un villaggio dell’Oruzgan, il mullah è ritenuto un abile comandante tanto dai nemici che dai suo compagni. Per questo Omar gli ha affidato la responsabilità del settore nord dove ha combattuto fino alla caduta del regime nel 2001. Catturato una prima volta dagli afghani filo-Usa è stato poi rilasciato per l'intervento – sembra - dell’intelligence pachistana.
Tornato libero ha conquistato una posizione di rilievo nel consiglio talebano che ha il suo rifugio a Quetta, Pakistan. E, agendo in stretto coordinamento con il mullah Omar, Baradar ha diretto le operazioni degli insorti mostrando ottime capacità organizzative. Il suo arresto è significativo per quattro motivi. Primo. Nel breve termine i talebani avranno qualche difficoltà, anche se l’esperienza insegna che sono veloci nel rimpiazzare i leader caduti. Proprio Baradar ha dato disposizioni in questo senso. Secondo. La collaborazione dei servizi pachistani nel blitz è il segnale che qualcosa sta cambiando a Islamabad: forse hanno deciso di fare sul serio contro i militanti. Terzo. Baradar non era nascosto in Afghanistan ma a Karachi, in Pakistan: la conferma di dove siano i santuari dei terroristi. Quarto. Il mullah potrebbe fornire informazioni interessanti sul network estremista. I pachistani sanno come farlo parlare, non sappiamo però se condivideranno quello che scopriranno
Guido Olimpio
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05/01/2010
I ministri Maroni e Frattini: «Sì ai "body scanner" in Italia»
I ministri Maroni e Frattini: «Sì ai "body scanner" in Italia»
Terrorismo. Il titolare dell'Interno: «Collocarli a Roma e Milano». La protesta in Gran Bretagna: infrangono leggi sui minori
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| Un body scanner negli Usa |
MILANO - Sì ai body scanner anche negli aeroporti italiani, lo dicono martedì in due interviste i ministri Frattini e Maroni. Il percorso dei controlli aeroportuali sembra dunque destinato a allungarsi. In principio furono i controlli sul bagaglio a mano, dopo l’11 settembre la proibizione di portare a bordo oggetti taglianti (anche le forbicine da ricamo), dopo Richard Reid, il terrorista «delle scarpe», l’obbligo di togliersi le calzature per passare i check. E dopo i tentati attentati con l’esplosivo liquido in Gran Bretagna, la proibizione di portare a bordo bottigliette con più di 100 ml.
LA NOVITA' - Adesso - dopo il tentato attentato sul voto Amsterdam-Detroit del giorno di Natale - bisognerà anche mostrarsi nudi prima di salire in aereo. Per il ministro dell’Interno Roberto Maroni «premesso che la gestione compete alle società aeroportuali e sono deciso a far sì che siano collocati quanto meno a Fiumicino e Malpensa». Per Maroni le obiezioni sulla privacy contro i body scanner possono essere superate «con scanner poco invasivi della figura del corpo del passeggero, che appare opacizzato all’operatore, ma è in grado di rilevare qualunque anomalia, come la presenza di un sacchetto o di un oggetto». Il ministro degli Esteri Franco Frattini da parte sua osserva che «i terroristi cercano strumenti sempre più sofisticati per eludere i controlli». E quindi «La privacy delle persone è un diritto assoluto e inviolabile ma il diritto di non saltare per aria, è la precondizione di tutte le libertà»". Si doteranno di body-scanner molti aeroporti statunitensi, quelli olandesi, la Germania ha dichiarato il suo interesse, Londra ha promesso di introdurli «gradualmente». Ma oggi diverse associazioni britanniche protestano che gli apparecchi rischiano di infrangere le leggi per la tutela dei minori, che proibiscono la creazione di immagini oscene dei bambini. Ai ministri di Londra viene chiesto di esentare i minorenni dai «full body scanner»; e si chiedono garanzie che le immagini dagli 80mila scanner previsti, comprese quelle dei vip, non finiscano su internet.
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03/01/2010
Yemen: chiusa l'ambasciata Usa
Yemen: chiusa l'ambasciata Usa
Brown: «intensificheremo azioni comuni antiterrorismo con stati uniti». «In risposta alle minacce fatte da Al Qaida nella Penisola Arabica di attacchi contro gli interessi americani»
SANAA (YEMEN) - L'ambasciata degli Stati Uniti nello Yamen è stata chiusa in risposta alle minacce fatte da Al Qaeda. Gli impiegati yemeniti della rappresentanza diplomatica sono stati invitati a restare a casa fino a nuovo ordine. Lo ha reso noto la stessa ambasciata Usa con una nota nella quale è scritto che la sede di Sanaa «è chiusa come risposta alle minacce fatte da Al Qaida nella Penisola Arabica di attacchi contro gli interessi americani in Yemen».
AZIONI COMUNI USA E GB IN YEMEN E SOMALIA - Il presidente Usa Barack Obama, nel suo consueto discorso del sabato, ha detto agli americani che intende fare «tutto ciò che è in suo potere» per difendere gli Stati Uniti d'America. Nello stesso tempo il premier britannico Gordon Brown da Londra ha annunciato che Gran Bretagna e Usa intensificheranno le loro azioni antiterroristiche in Yemen e Somalia. «Downing Street e la Casa Bianca hanno deciso di intensificare le iniziative comuni del Regno Unito e degli Stati Uniti per contrastare la minaccia terroristica emergente in Yemen e in Somalia dopo il mancato complotto terroristico di Detroit» è detto in un comunicato emesso in serata a Londra. Londra e Washington in particolare finanzieranno una nuova forza speciale anti-terrorismo in Yemen e proporranno in sede Onu il rafforzamento del contingente di pace internazionale presente in Somalia.
VERTICE SICUREZZA ALLA CASA BIANCA - La minaccia Al Qaida è reale, le misure di sicurezza vanno rafforzate. Per questo Obama ha chiamato a rapporto per martedì prossimo alla Casa Bianca i responsabili di tutte le principali agenzie di sicurezza. In quel vertice intende fare il punto sull'intero arco dei controlli.
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16/12/2009
Londra, filma edifici: arrestata italiana
Londra, filma edifici: arrestata italiana
CINQUE ORE IN CELLA IN VIRTU' DELLE LEGGI SUL TERRORISMO. La disavventura di Simona Bonomo, 32 anni
LONDRA - Arrestata secondo le leggi anti-terrorismo, tenuta in cella per cinque ore e poi multata, semplicemente per aver filmato alcuni edifici. È successo a Simona Bonomo, 32 anni, un'italiana che a Londra frequenta un corso d'arte alla London Metropolitan University. Bonomo ha raccontato al quotidiano britannico The Guardian, di essere stata avvicinata da due «agenti di supporto», una sorta di poliziotti di quartiere, mentre il 19 novembre stava girando un piccolo filmato amatoriale nell'area di Paddington.
FERMATA - Quando gli agenti le hanno chiesto perché stava filmando e lei ha risposto loro «per divertimento», uno dei due ha ribattuto: «Ti piace guardare quegli edifici. Stai filmando per divertimento? Non ti credo». Quando la studentessa si è rifiutata di far vedere il filmato al poliziotto, questi ha incalzato: «Posso guardarlo comunque se voglio, se credo abbia a che fare con il terrorismo. Stai filmando un sito importante». Gli agenti hanno poi accusato Bonomo di comportarsi in maniera indisponente e, affermando che stava comunque andando in bicicletta in contromano, hanno minacciato di multarla. Poi, dopo averla lasciata per qualche minuto, gli agenti sono tornati con rinforzi e, accusandola di essere aggressiva, l'hanno ammanettata e portata in centrale. Dopo cinque ore di reclusione, è stata rilasciata con una multa di 80 sterline per disturbo dell'ordine pubblico. Bonomo, che il giorno dopo è tornata sul posto per raccogliere le testimonianze di alcuni muratori che hanno assistito all'arresto, contesta la multa. Il filmato che contiene le testimonianze dei muratori sembra corroborare la sua versione dei fatti.
NON È UN CASO ISOLATO - Quello della 32enne italiana non è un caso isolato. Nell'ultimo mese diversi fotoreporter, turisti e fotografi amatoriali sono stati fermati per aver scattato fotografie a monumenti o edifici londinesi. Il quotidiano The Independent aveva avviato una campagna stampa per chiedere conto di questi interventi della polizia, segnalando i casi di persone fermati per essersi fermate a scattare innocenti foto turistiche e pubblicando anche una guida dettagliata ai diritti da far valere in questi casi (se e quando si è obbligati a dichiarare le generalità, con quali motivazioni può intervenire la polizia ecc) secondo le leggi britanniche. E proprio in questi giorni i responsabili hanno risposto dando istruzioni (e pubbliche assicurazioni) per evitare che i controlli di polizia, anche in base alle leggi antiterrorismo, violino i diritti dei cittadini britannici e dei turisti.
corriere.it
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21/05/2009
Pianificavano attacchi terroristici a New York, 4 uomini in manette
Pianificavano attacchi terroristici a New York, 4 uomini in manette
Il gruppo è stato «incastrato» con un operazione coordinata dall'Fbi. Volevano colpire due sinagoghe nel Bronx, a New York, con bombe al plastico e abbattere un aereo militare
| Uno degli arrestati portato via dagli agenti dell'Fbi (Ap) |
WASHINGTON – Quattro presunti terroristi fai-da-te sono caduti nella trappola dell’agente provocatore. Volevano colpire due sinagoghe nel Bronx, a New York, con bombe al plastico e abbattere un aereo militare usando un missile portatile Stinger. Solo che le loro armi erano inerti: le avevano ricevute da un infiltrato dell’Fbi. E i quattro sono stati arrestati. L’inchiesta – secondo quanto comunicato dalle autorità – è iniziata un anno fa quando un informatore, che lavora da sei anni con l’Fbi, avverte i federali: ci sono quattro persone che frequentano la moschea di Newburg – 60 miglia a nord di New York - che vogliono dell’esplosivo. Esprimono rabbia per la presenza dei soldati Usa in Afghanistan e parlano di fare «qualcosa in America».
CELLULA SPONTANEA - I sospetti sono tutti cittadini afro-americani. Il presunto capo si chiama James Cromitie, ha precedenti penali e sostiene di essere legato al gruppo jihadista Jaish Mohammed, attivo in Pakistan. I suoi complici sono ex detenuti convertiti all’Islam: tra loro anche la moglie di Cromitie. La talpa dell’Fbi registra le conversazioni e il 6 maggio accompagna gli estremisti a ritirare quello che ritengono sia un piccolo arsenale. Esplosivo al plastico C 4 (tipo militare) e un lanciatore anti-aereo Stinger, un’arma che può essere usata da un solo uomo ed è facilmente trasportabile. I militanti controllano ma non si accorgono che si tratta di materiale inerte fornito dall’Fbi. Anzi, esultano perché sono convinti che il momento dell’attacco sia vicino. Mercoledì sera raggiungono la sinagoga di Riverdale e piazzano una carica sotto una vettura. Pochi istanti dopo sono in manette: l’Fbi seguiva passo dopo passo le loro mosse e li ha catturati con le mani nel sacco. Per gli investigatori il quartetto sarebbe il classico esempio di cellula spontanea. Militanti cresciuti o nati in Occidente si armano, si addestrano e cercano i bersagli in modo autonomo. Internet, cd rom e video rappresentano gli strumenti utili all’indottrinamento. Non sono troppo sofisticati – e in questo caso sono apparsi abbastanza sprovveduti - ma hanno la determinazione nell’agire. Spesso scoprono la militanza in carcere e da criminali si trasformano in terroristi. I loro compagni di cella possono diventare i membri di un gruppo eversivo. «Ribollivano di rabbia e cercavano di acquisire le capacità per attaccare. Certamente non erano Al Qaeda», è stato il commento di un funzionario. Per altro lo schema delle indagini ricorda operazioni simili lanciate dall’antiterrorismo statunitense: per incastrare i sospetti è necessaria la presenza di un agente provocatore che a volte asseconda i piani dei criminali e in altre offre loro le armi. Un metodo che ha suscitato perplessità e riserve.
Guido Olimpio
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