16/12/2011
Istat: gli stipendi con l'aumento più alto sono quelli di Palazzo Chigi. Istat, Italia più vecchia Quasi un milione di persone cercano lavoro da un anno. Quasi la metà dei disoccupati cerca un posto da oltre 1 anno
Istat: gli stipendi con l'aumento più alto sono quelli di Palazzo Chigi. Istat, Italia più vecchia Quasi un milione di persone cercano lavoro da un anno. Quasi la metà dei disoccupati cerca un posto da oltre 1 annoPresentato l'annuario statistico una fotografia dell'italia e degli italiani. Spetta ai dipendenti della Presidenza del Consiglio la palma d'oro dei 'travet' con l'aumento di stipendio più alto nel 2010. Continua il calo delle nascite, anche se crescono i residenti grazie all'immigrazione. In cerca di lavoro 2 milioni di persone, la metà dei quali non lo trova da un anno. Quasi il 40% non ha ancora 30 anni. Forte il divario tra Nord e Sud, con la Sicilia che ha dati quattro volte peggiori del Trentino Alto Adige. Lo rivela Istat nell'Annuario statistico 2011
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02/07/2011
Stretta sull e pensioni, revisioni tagliate a partire dai 1.400 euro
Stretta sull e pensioni, revisioni tagliate a partire dai 1.400 euroMANOVRA E PREVIDENZA. I risparmi sulla previdenza di oltre 13 milioni di cittadini. Rivisti i criteri per la reversibilità e l'invalidità
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27/12/2010
L'assegno di previdenza? Arriverà un anno più tardi
L'assegno di previdenza? Arriverà un anno più tardiFinisce il trattamento anticipato per le donne se non hanno 40 anni di contributi. Tutte le novità del 2011: da «quota 96» alle finestre mobili
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10/06/2010
Per le statali «scalone unico», in pensione a 65 anni a partire dal 2012
Per le statali «scalone unico», in pensione a 65 anni a partire dal 2012E poi dovranno attendere come tutti un anno ancora per lasciare il lavoro. Il limite per le dipendenti pubbliche innalzato di 4 anni in più dai 61 anni del 2011. Risparmi per 1,45 miliardi
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| Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi (Eidon) |
MILANO - Uno scalone unico, che comporterà risparmi complessivi per 1,45 miliardi e nessuna deroga sulle "finestre" per le dipendenti pubbliche che subiranno l'innalzamento secco dell'età di pensionamento a 65 anni, a partire dal 2012. È quanto dovrebbe prevedere il testo che approderà giovedì in Consiglio dei ministri per far adeguare l'Italia alla richiesta di Bruxelles di equiparare in anticipo l'età di pensionamento delle lavoratrici pubbliche con i colleghi uomini.
PASSAGGIO DIRETTO - Sarà quindi unico lo "scalone" che obbligherà le lavoratrici pubbliche ad andare in pensione di vecchiaia a 65 anni dal 2012, con un innalzamento secco dell'età di pensionamento da 61 a 65 anni. Il risparmio complessivo derivante dall'anticipo al 2012 dell'innalzamento dell'età per andare in pensione sarebbe valutato in 1,450 miliardi tra il 2012 e il 2019, derivante da 2 miliardi di minor esborso per le pensioni compensato dalle maggiori spese che comporterà il mantenimento al lavoro delle impiegate in termini, tra l'altro, di mancato effetto sul blocco turn over e delle rivalutazioni delle liquidazioni. Il provvedimento non dovrebbe inoltre contenere alcuna deroga per le lavoratrici pubbliche che dovranno attendere, come tutti gli altri lavoratori, lo slittamento di un anno per andare in pensione per effetto della finestra unica prevista dalla manovra correttiva.
SALVI I REQUISITI MATURATI ENTRO IL 2011 - La bozza di riforma dell'età pensionabile per le statali prevedrebbe anche una clausola di salvaguardia per le lavoratrici che matureranno i requisiti per andare in pensione entro il 31 dicembre 2011. La norma punta ad evitare una massiccia uscita anticipata dal lavoro, consentendo alle statali - che in base all'attuale normativa potrebbero andare in pensione a 61 anni anche durante il prossimo anno - di poter mantenere il requisito anche negli anni successivi, quando per tutte le altre scatta l'innalzamento a 65 anni di età, come richiesto dalla Ue. (Fonte Ansa)
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20/05/2010
Camera e Senato sospendono i prepensionamenti di anzianità
Camera e Senato sospendono i prepensionamenti di anzianitàSchifani e Fini "hanno adottato un provvedimento di sospensione dei pensionamenti anticipati di anzianità previsti per i dipendenti dei due rami del Parlamento". Schifani: è giusto che in tempi di difficoltà economica anche le Camere taglino le spese
"Con il presidente Fini riteniamo che sia giusto e doveroso che in questo momento il Parlamento dia segnali concreti e non soltanto proclami". Il presidente del Senato, Renato Schifani, a margine della commemorazione di Massimo D'Antona a Palazzo Giustiniani conferma la volontaà di incidere sui costi del Parlamento.
Per questo motivo, i presidente di camera e Senato "hanno adottato un provvedimento congiunto di sospensione dei pensionamenti anticipati di anzianità previsti per i dipendenti dei due rami del Parlamento, con effetto immediato e sino al 31 luglio 2010". Lo rende noto un comunicato spiegando che il provvedimento "si è reso necessario per consentire ai rispettivi Uffici di presidenza di definire, nel periodo di sospensione, attraverso il confronto con le organizzazioni sindacali, misure finalizzate a ridurre la dinamica della spesa in questo settore".
"Seguendo un percorso di scelte decisionali forti - riferisce Schifani - ho incontrato i questori e i vicepresidenti e abbiamo tracciato un programma di riduzione dei costi del Senato. Mercoledì ci incontreremo con il presidente della Camera, i vicepresidenti e i questori, per concordare assieme regole nuove, condivise che incidano sensibilmente sulla riduzione dei costi della politica".
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24/01/2010
Brunetta, proposta anti-bamboccioni: «Ai giovani 500 euro al mese»
Brunetta, proposta anti-bamboccioni: «Ai giovani 500 euro al mese»
Il ministro in tv: «Le risorse? Si deve agire sulle pensioni di anzianità, Tremonti è d'accordo». «L'Italia è piena di giovani perbene, che rischiano e che vogliono la libertà»
| Renato Brunetta (LaPresse) |
MILANO - Cinquecento euro al mese per i giovani, agendo sulle pensioni di anzianità, per aiutarli così ad uscire di casa. È la proposta anti-bamboccioni che il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha avanzato durante la puntata di Domenica In su Raiuno. «La verità - ha detto Brunetta, tornando sul tema del fenomeno dei "bamboccioni" - è che la coperta è piccola e quindi non ci sono risorse per tutti. Secondo me si deve agire sulle pensioni di anzianità, quelle che partono dai 55 anni di età. Facendo in questo modo si potrebbero trovare risorse che consentirebbero di dare ai giovani non 200 ma 500 euro al mese» ha spiegato il ministro, sottolineando che su questa proposta «è d'accordo anche il ministro Tremonti». In tv Brunetta ha riconosciuto che «una proposta del genere scatenerebbe le proteste dei sindacati, che sono quelli che difendono i genitori», ma per il ministro si deve andare nella direzione di dare «meno ai genitori e più ai figli». «L'Italia - ha aggiunto il ministro - è piena di giovani perbene, che rischiano e che vogliono la libertà. La colpa, se hanno la libertà tarpata, è nostra, dei loro genitori».
LA NOTA - Dopo le dichiarazioni a Domenica In di Brunetta, il portavoce del ministro della Pubblica amministrazione ha fatto delle precisazioni attraverso una nota: «Qualsiasi intervento a favore dei giovani come i 500 euro di sgravi, detrazioni sugli affitti, borse di studio, prestiti d'onore, incentivi per autoimprenditorialità e altro ipotizzati oggi dal ministro Brunetta su Raiuno, va realizzato, come ha ben precisato lo stesso ministro, senza aggravare in alcun modo il deficit di bilancio della spesa corrente». «Le risorse necessarie - si legge ancora nel comunicato - vanno quindi reperite intervenendo interamente sulle anomalie e sulle distorsioni del sistema pensionistico e di welfare che, come noto, dà troppo ai padri e quasi nulla ai figli». «Su questa e altre ipotesi a favore dei giovani - conclude la nota - il dibattito è aperto e il ministro Brunetta ne parlerà nei prossimi giorni con i competenti membri del Governo, a partire dai ministri Tremonti, Sacconi, Meloni e Gelmini».
«PROPOSTA DELINQUENZIALE» - La proposta fatta da Brunetta in tv non è comunque piaciuta a Paolo Ferrero, portavoce nazionale della Federazione della Sinistra. «La proposta di dare soldi ai giovani togliendoli ai pensionati è delinquenziale. Punta semplicemente, e consapevolmente, a scatenare una guerra tra i poveri dentro un folle conflitto tra generazioni. Le risorse per dare un vero salario sociale e non una elemosina ai giovani ci sono - continua Ferrero -, basta prenderle dai ricchi: si tassino i grandi patrimoni, le rendite e i redditi più alti». «Invece delle provocazioni inutili di Brunetta, questo governo dovrebbe affrontare davvero il dramma di troppi giovani che diventano trentenni e più invischiati nel precariato» ha detto il deputato Pd Enrico Farinone, vicepresidente della Commissione Affari Europei. «Come fai a comprare una casa se guadagni mille euro al mese senza certezze per il futuro?» ha concluso.
«ABBIAMO TOCCATO UN NERVO SCOPERTO» - In mattinata Brunetta era tornato ad esprimersi sul tema dei "bamboccioni" anche ai microfoni di Rtl. Ricordando le polemiche scatenate la scorsa settimana dalla sua proposta di far uscire «per legge» i diciottenni da casa, Brunetta ha detto: «L'ho detto per scherzo, come paradosso, ma è successa un'ira di Dio perché evidentemente abbiamo toccato un nervo scoperto, che è quello del familismo da un lato e del bamboccionismo culturale prodotto dai nostri egoismi dall'altro». Insomma, quella sulla 'legge anti-bamboccionì era solo «una lucida provocazione», mentre per Brunetta la vera colpa «non è dei giovani ma dell'egoismo e della miopia dei genitori, che sono iperprotetti dal welfare e lasciano pochissimo spazio di lavoro e garanzie ai giovani, e in cambio se li tengono in casa». Per il ministro della Pubblica amministrazione, al di là delle polemiche, bisogna fare «un esame di coscienza, dare prospettive di libertà di scelta ai giovani e non di costrizione: non c'è lavoro, nelle università non ci sono campus e borse di studio, la preparazione delle università non è abbastanza buona. Infine - ha detto Brunetta - tra pensioni di anzianità e welfare, tutta la stabilità va ai padri, mentre tutta la flessibilità rimane ai figli».
Redazione online
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20/06/2009
Inps: revocate 6-7000 pensioni d'invalidità assegnate indebitamente
Inps: revocate 6-7000 pensioni d'invalidità assegnate indebitamente
Bonanni: finalmente finirà «l'isteria da scalone» che va avanti da anni. Crolla nei primi 5 mesi del 2009 l'erogazione delle pensioni d'anzianità: -67% rispetto al 2008
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| Il presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua con (a destra) il ministro dell'Economia Giulio Tremonti (Graffiti press) |
ROMA - La campagna dell'Inps di controllo della correttezza delle pensioni di invalidità sta avendo successo e l'Istituto ha già revocato 6-7.000 assegni indebitamente erogati. Lo ha annunciato il presidente dell'Istituto Antonio Mastrapasqua a margine del seminario di studio dei dirigenti Inps su «Competenze e innovazione a servizio del Paesè sottolineando che circa il 12-13% dei trattamenti controllati vanno ritirati. La campagna che prevede entro fine anno 200.000 verifiche potrebbe portare alla revoca di 20.000 pensioni nel complesso.
PENSIONI DI ANZIANITA' - L'Inps stima inoltre un «calo consistente» delle pensioni di anzianità nell'intero 2009 e ipotizza che le tendenza al ribasso si mantenga anche nel 2010. Mastrapasqua ricordando che il calo registrato nei primi cinque mesi dell'anno (-67% rispetto allo stesso periodo del 2008) è «effetto delle nuove norme» sul pensionamento di anzianità ma anche frutto di un atteggiamento diverso nei confronti del lavoro essendo questo tipo di uscita dall'attività esclusivamente volontaria. Mastrapasqua ha sottolineato come mentre nei primi cinque mesi del 2008 il dato sulle pensioni di anzianità aveva sforato le previsioni (132.343 contro le 80.620 previste) quest'anno le pensioni liquidate sono state meno delle attese (43.247 contro le 44.600 previste). Il presidente Inps si è detto convinto che anche i risultati di bilancio saranno in linea con le previsioni.
BONANNI - Il drastico crollo delle richieste di pensioni di anzianità è un fatto «naturale» e che pone fine a quella «isteria da scalone» che va avanti da anni, commenta il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, secondo il quale il dato dell'Inps «segue la logica che noi abbiamo sempre sostenuto: se si è realisti e si pensa al futuro è naturale che chi ha libertà di restare lo fa». Parlando a margine della festa della Cisl, Bonanni ha sostenuto che «dare la libertà di restare a lavoro permette di accumulare più anni e quindi innalzare il reddito da pensione».
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