24/10/2010

«Do il mio seme per coppie lesbiche» Due donne senesi accettano l'offerta

«Do il mio seme per coppie lesbiche» Due donne senesi accettano l'offerta

L'uomo, un disabile di Cortona, ha aperto un sito web

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27/09/2010

A Stoccolma il 4 stelle dotato di sex toys

A Stoccolma il 4 stelle dotato di sex toys

PROTESTA LA POLIZIA: «NOI COMBATTIAMO LA PROSTITUZIONE LORO LA "GLORIFICANO"». L'hotel Berns e il nuovo servizio alla clientela: giochi erotici in ogni camera

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07/09/2010

L'orribile sospetto Tomizawa morto in pista

L'orribile sospetto Tomizawa morto in pista

Troppe domande senza risposta, troppi casi strani nelle dichiarazioni dei piloti. Fino alla clamorosa ammissione di Jorge Lorenzo. La testimonianza di uno spettatore. Ora il procuratore della Repubblica di Rimini ha aperto un fascicolo d'inchiesta

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30/07/2010

Il partito del sesso scompiglia l'Australia

Il partito del sesso scompiglia l'Australia

No a qualsiasi tipo di censura, compresa quella su internet. Sì al diritto all'eutanasia, alla depenalizzazione dell'uso personale di droghe, ai matrimoni omosessuali. Ma soprattutto, un'inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa. Il programma del Sex Party

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Si chiama Partito del Sesso e già dal nome si capisce che non ama gli eufemismi. Soprattutto, ha evitato di ricorrere a terminologie sdolcinate (ricordate il Partito dell'Amore di ciccioliniana memoria?). E anche il suo programma elettorale brilla per chiarezza.

Quarto incomodo della campagna elettorale australiana ormai entrata nel vivo - le elezioni si terranno il 21 agosto - l'Australian Sex Party è pronto a scompigliare la scacchiera politica federale, dominata da uno scontro tra i laburisti, attualmente al governo con Julia Gillard e dati per favoriti, e il centro-destra di Tony Abbott, con i verdi a fare da ago della bilancia.

Così, mentre i politici dei principali schieramenti si scannano sull'immigrazione e sulle tasse al settore minerario, il Partito del Sesso cambia le carte in tavola con un programma estremamente libertario, che parte dagli interessi dell'industria erotica, in particolare della Eros Association, di cui la formazione politica è quasi una diretta emanazione, per allargarsi ai diritti civili e ad altre questioni scottanti. "Faremo drizzare i capelli a Tony Abbott, e a Julia Gillard, li faremo ingrigire", ha promesso battagliera la presidente del partito Fiona Patten, quando due giorni fa ha lanciato la campagna nazionale da un bar di Melbourne.

Il programma? No alla censura su contenuti erotiestci, ovviamente. Ma anche una ferma opposizione a filtri e limitazioni che riguardino internet, e ad altre forme di controllo da parte dei fornitori di connettività. E poi la depenalizzazione dell'uso personale di qualsiasi droga; la legalizzazione dell'eutanasia; l'introduzione del matrimonio per gli omosessuali e più in generale la loro completa parità di diritti. Infine, la richiesta di una commissione per indagare sugli abusi sessuali sui minori commessi dalle Chiese australiane (la cattolica e l'anglicana si spartiscono la maggioranza dei fedeli).

Ma a che risultato puntano? "Al meglio che possiamo fare", commenta a Sky.it il cofondatore del partito Robbie Swan, eclettico lobbista dell'industria erotica e dei diritti civili, giornalista satirico, vegetariano militante e insegnante di meditazione trascendentale ("ho fatto un corso anche in Italia, a Livigno", specifica). "Lo scorso dicembre abbiamo partecipato a due elezioni locali straordinarie in cui siamo diventati il maggiore tra i partiti minori, con circa il 3 e mezzo per cento dei voti. Un 4 per cento quindi sarebbe un risultato eccellente".

La partenza, per il Sex Party, era stata tutta in salita. La registrazione, lo scorso agosto, era avvenuta solo dopo una battaglia durata mesi, in cui i religiosi più militanti sostenevano che usare il termine "sesso" come nome di una formazione politica fosse osceno. Ma il partito si è presto smarcato da un'immagine pruriginosa, per battere l'accento sulle libertà personali, pronto a scontrarsi frontalmente con chiese e confessioni. "Qui in Australia siamo ancora sotto l'influsso di un cattolicesimo retrogrado”, commenta ancora Swan. “Noi riteniamo che la religione non debba influenzare la politica".

Obiettivo del partito è intercettare il voto di protesta e degli indecisi, ma anche di chi, sulle libertà personali, ritenga verdi e laburisti troppo moderati. In quanto alle questioni calde dell'attuale campagna elettorale, il Sex Party non si pronuncia: “Non abbiamo un programma sull'immigrazione o le tasse, ma per il futuro non lo escludo”, dice Swan. “In fondo siamo appena nati”.

Carola Frediani


28/07/2010

Afghanistan, il Pentagono apre inchiesta sulla fuga di notizie

Afghanistan, il Pentagono apre inchiesta sulla fuga di notizie

Obama: «nel dossier nulla di nuovo». Nel mirino gli oltre 91.000 documenti riservati diffusi dal sito WikiLeaks sulla guerra

 

WASHINGTON - Il Pentagono ha disposto l'apertura di un'inchiesta criminale sulla fuga di notizie che ha permesso al sito WikiLeaks di diffondere oltre 91.000 documenti riservati sulla guerra in Afghanistan.


OBAMA: «NULLA DI NUOVO» -
Il presidente Barack Obama ha commentato la fuga di notizie sulla guerra in Afganistan, il giorno dopo la diffusione da parte di WikiLeaks di 92.000 documenti riservati sulle operazione militari americane. Obama ha detto che il dossier di WikiLeaks «non rivela nulla di cui già non fossimo a conoscenza». Il presidente ha comunque definito "preoccupante" la fuga di informazioni. Obama ha parlato dalla Casa Bianca, al termine di un incontro con i leader di maggioranza e minoranza al Senato. «Anche se mi preoccupa la diffusione di informazioni così riservate sulle nostre operazioni militari, il fatto è che questi documenti non rivelano nulla di nuovo, nulla di cui l’opinione pubblica non fosse già stata informata», ha detto Obama.

LA STRATEGIA NON CAMBIA - La strategia Usa nella lotta al terrorismo e nelle relazioni con il Pakistan non cambia dopo l'esplosione della «bomba» Wikileaks. Lo ha precisato il capo di Stato maggiore Mike Mullen: non ci saranno conseguenze sulle relazioni con Islamabad, dopo che in parte dei 92mila resoconti di intelligence sulla guerra in Afghanistan svelati dal sito internet sono emersi elementi di collaborazione tra i servizi segreti pakistani (Isi) e i talebani.

 

 


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19/06/2010

La Cina apre a Obama, yuan più flessibile

La Cina apre a Obama, yuan più flessibile

VALUTE E POLITICA. L'annuncio di Pechino dopo le pressioni di Washington: «La ripresa dell'economia cinese ha acquistato solidità»

 

Lo yuan diventa un poco più flessibile (Reuters)
Lo yuan diventa un poco più flessibile (Reuters)

Pechino accontenta Obama. La Cina renderà «più flessibile» la sua valuta, lo yuan. Lo afferma la Banca Centrale cinese in una nota. La Cina sta subendo da diverso tempo forti pressioni, in particolare dagli Usa, per aumentare il valore dello yuan in modo da correggere gli squilibri nel commercio internazionale e favorire la ripresa economica. La decisione di Pechino è stata definita «molto incoraggiante» dal direttore del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn.

CONTENUTO AUMENTO - La decisione di rendere «più flessibile» il tasso di cambio dello yuan, afferma la «People's Bank of China» in un comunicato diffuso sul suo sito web, è stata presa considerando che «l'economia globale si sta gradualmente riprendendo». «La ripresa e la crescita dell'economia cinese ha acquistato solidità con il rafforzamento della stabilità economica», prosegue il comunicato. Di conseguenza, «è desiderabile procedere ulteriormente con la riforma del tasso di cambio del reminbi (un altro nome dello yuan) e incrementare la flessibilità del tasso di cambio». La Banca Centrale cinese precisa che «un'enfasi costante verrà messa nel riflettere l'offerta e la domanda del mercato in riferimento ad un paniere di monete. La fascia di oscillazione rimarrà la stessa che è stata annunciata in precedenza sul mercato interbancario delle valute». Secondo l'istituto centrale cinese inoltre, il surplus commerciale cinese si è «notevolmente» ridotto nel 2010, e quindi «non esistono le basi per un aumento su larga scala del tasso di cambio del reminbi». Parole queste che sembrano indicare la volontà di procedere ad un contenuto aumento del tasso di cambio della valuta cinese.

Redazione online


16/06/2010

Anche Bush su Facebook

Anche Bush su Facebook

L'ex presidente degli Stati Uniti sbarca sul social network più popolare del pianeta. Molti i messaggi di benvenuto e qualche commento ironico. Bush è solo l'ultimo di una schiera di politici repubblicani arrivati su FB: da Sarah Palin al senatore Scott B

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E’ durato poco più di un anno il “silenzio stampa” di George W. Bush, 43mo presidente degli Stati Uniti che, seguendo le orme di tutti gli altri politici, ha recentemente inaugurato una pagina Facebook, con tanto di video in cui, prima di tutto, ci rassicura che lui e Laura stanno benissimo e in ottima salute nel loro amato Texas. Se otto anni di presidenza sono stati un grande onore, la pensione poi, dice Bush, non è tanto male soprattutto perché gli ha permesso di scrivere il libro che sarà pubblicato il prossimo novembre. A batterlo sul tempo, tuttavia, è stata proprio sua moglie Laura, già da un po’ su Facebook , che ha pubblicato “Spoken from the heart” al quale il presidente ha dedicato un post, ricordando che il libro, per la terza settimana consecutiva, è in testa alla classifica delle vendite del New York Times.

Nella presentazione anche un riferimento al suo impegno con Bill Clinton per raccogliere fondi da destinare
ai terremotati di Haiti, incarico affidatogli da Obama che gli costò immediatamente un “attacco”  della rete per un video in cui, lo si vede stringere la mano a un haitiano per poi (sembra) pulirsela sulla spalla del suo predecessore. I fan della sua pagina Facebook, almeno finora, per lo più gli scrivono di sentire la sua mancanza sebbene ci sia anche chi, in maniera colorita, lo invita a continuare a rimanere nell’ombra ringraziandolo, ironicamente, di aver fatto già “fin troppo” per gli Stati Uniti. Ad esempio, un utente chiede all’ex presidente di non fare attacchi preventivi alla sua fattoria su Farmville.
Proprio per non attirare facili critiche, Bush jr sembra indirizzato a mantenere un “low profile”, particolarmente adatto ad un pensionato, sebbene decisamente speciale.

Molto più “pepata”, invece, la pagina dell’
ex governatrice dell’Alaska, Sarah Palin che non perde giorno né occasione per lanciare strali alla volta dell’amministrazione Obama. E non solo. Recentemente, la leader dei Tea Party, ha postato una nota in cui accusa di “stalking” il giornalista Joe McGinnis che ha affittato una casa confinante con la sua, per poter portare a termine la biografia che sta scrivendo proprio sull’ex governatrice. Se la legge, sottolinea il magazine Slate, non è dalla parte di Sarah Palin, lo sono molti suoi fan sul social network e anche certa stampa locale come il quotidiano Frontiersman che ricorda al giornalista che in Alaska la privacy e la proprietà privata possono essere difese anche a costo della morte (altrui).

Negli ultimi giorni l’attenzione della rete, tuttavia, si è spostata piuttosto sul cosiddetto “boobgate” dopo che il presentatore
Howard Stern per primo, immediatamente rilanciato dall’Huffington Post, ha affermato che l’ex governatrice si è rifatta il seno. Poco disturbato dai riferimenti al suo passato di modello sembra essere invece il senatore Scott Brown che raccoglie grandi consensi fra i suoi circa duecentomila fan di Facebook che vogliono lui come futuro presidente degli Stati Uniti . Per ora, tuttavia, con i suoi quasi nove milioni di fan, Barack Obama sembra dormire sonni tranquilli; almeno in rete.

Angela Vitaliano


07/06/2010

Partono male le borse europee: Milano perde oltre l'1,50%

Partono male le borse europee: Milano perde oltre l'1,50%

L'euro ha toccato quota 1,1888 sul dollaro, valore minimo dal 10 marzo 2006. In rosso tutte le principali piazze finanziarie. Male anche in Asia: Tokyo chiuso con un calo del 3,84%

 

TOKYO - Apertura negativa per le principali piazze finanziarie europee: in ribasso per Piazza Affari dove l'indice Ftse Mib segna un ribasso dell'1,67% a 18.421 punti. In rosso anche l'All Share che perde l'1,63% a 19.068, e l'indice Star che lascia sul terreno lo 0,92% a 10.173,61 punti. Parigi perde l'1,57% e Londra l'1,21%. In rosso anche Francoforte e Amsterdam che perdono rispettivamente l'1,08% e l'1,52%.

MALE ANCHE L'ASIA - La settimana si era aperta male già con i dati asiatici, a cominciare da Tokyo, dove la Borsa ha chiuso perdendo il 3,84%. a 9.520,80 punti, dopo aver toccato un minimo giornaliero di 9.502,62 punti. Sullo sfondo i deboli dati sul lavoro Usa, ma soprattutto i timori di nuovi problemi sul debito in Europa, legati all'Ungheria.

L'EURO TOCCA IL MINIMO DAL 10 MARZO 2006 - L'euro è scambiato a 1,1903 dollari e 108,64 yen sul mercato dei cambi di Tokyo, contro 1,1966 dollari e 109,72 yen di venerdì a Wall Street. Lo yen passa di mano a 91,26 sul dollaro, contro 91,69 yen di venerdì. La moneta unica in mattinata ha toccato quota 1,1888 sul biglietto verde, il valore minimo dal 10 marzo 2006.


24/05/2010

A scuola più tardi, maggioranza divisa Lega: no al ritorno sui banchi a ottobre

A scuola più tardi, maggioranza divisa Lega: no al ritorno sui banchi a ottobre

Ma il ministro Gelmini apre: «Posticipare l'inizio dell'anno aiuterebbe il turismo». Il Carroccio boccia la proposta di legge presentata in Senato dal Pdl: «Inattuabile, l'Ue prevede 200 giorni»

 

 

Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)
Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)

MILANO - Maggioranza divisa sull'ipotesi di posticipare l'apertura dell'anno scolastico. Il senatore Giorgio Rosario Costa (Pdl) ha proposto la riapertura delle scuole il 30 settembre, anche per dare una mano all'industria turistica. Ma la Lega Nord non ci sta. «La proposta del Pdl di tornare a scuola il 30 settembre è inattuabile», ha commentato la senatrice del Carroccio, Irene Aderenti, che spiega: «La direttiva europea prevede 200 giorni di scuola e va rispettata. Se togliamo i giorni di scuola del mese di settembre si rischia di non rispettare questo minimo. Inoltre, estendere questa proposta a tutto il territorio nazionale significa mettere in difficoltà le famiglie e i lavoratori dipendenti perchè questi alla fine di agosto, la maggior parte, iniziano il lavoro. E dove mettono i bambini?».

Sì DELLA GELMINI - «Molta aperta» alla proposta del senatore Costa si è detta invece Mariastella Gelmini. Ai microfoni di Sky il ministro dell'Istruzione Gelmini ha spiegato che di questa idea «si discute da tempo. Io sono molto aperta su questo. Il nostro Paese vive di turismo e a settembre si possono avere migliori opportunità economiche per le vacanze». «Posticipare l’apertura dell’anno scolastico - ha aggiunto - potrebbe aiutare molte famiglie e dare anche un aiuto al settore turistico. Vedremo come il Parlamento deciderà in merito».

I SINDACATI - Anche i sindacati confederali della scuola Flc Cgil e Uil scuola, come la maggioranza, hanno accolto divisi la proposta del senatore Costa di rinviare l'inizio dell'anno scolastico. Secondo Mimmo Pantaleo (segretario della Flc Cgil) quella del parlamentare Pdl è un’idea «un po' stravagante: non se ne capisce il senso a meno che, come sospettiamo noi, dato il parere favorevole anche della Gelmini, posticipare l’inizio dell’anno serva al ministero per prendere tempo per risolvere le mille incertezze in cui oggi versa il sistema. Il punto vero - ha aggiunto Pantaleo - è che c’è una situazione caotica, soprattutto alle primarie e alle superiori. Le vacanze estive sono una scusa, dietro il progetto di posticipare ci sono le conseguenze delle politiche sbagliate del governo». Possibilista, invece, Massimo Di Menna (Uil scuola), per il quale «l’idea non è poi così malvagia, ma il mese di settembre dovrebbe essere dedicato ad attività "parallele", come attività di integrazione per bambini stranieri, corsi di recupero per gli studenti con lacune, accoglienza e orientamento alle prime classi superiori. La proposta si può approfondire trovando una soluzione - ha spiegato Di Menna - ma ancora una volta registriamo che sulla scuola si fanno tante proposte che creano dibattiti senza poi intervenire seriamente sui problemi strutturali del sistema, come il sostegno alla scuola pubblica e la retribuzione del personale».

Redazione online


09/03/2010

Call center anti suicidi Uno squillo ogni venti minuti

Call center anti suicidi Uno squillo ogni venti minuti

 

La partita iva pentita, il consulente senza clienti, l’operaio licenziato che non sa dov’è il centro per l’impiego. Padova, via al centro d’ascolto: la disperazione corre sul filo

 

PADOVA—La vita per molti imprenditori e liberi professionisti del Nord Est è appesa a un filo, in equilibrio sull’orlo di un incubo. Il filo è quello del telefono, l’incubo quello di perdere il lavoro e con questo la casa e gli affetti. In quindici, uomini sul ciglio del precipizio fatto di disperazione per il fallimento professionale, hanno chiamato ieri nelle prime cinque ore al numero verde anticrisi istituito dalla Camera di commercio di Padova nell’ambito di un progetto voluto dalle istituzioni padovane, in prima fila Provincia e Comune. Un patto che unisce l’amministrazione di Zanonato, sponda Pd, con quella di Palazzo Santo Stefano, retta dal Pdl. Concordi su un punto: la crisi rischia di portarsi via decine di persone, uccise dall’ansia di un’economia che stenta a ripartire. Un barlume di speranza da ieri mattina alle 8 provano a darlo sei operatori del call center che risponde al numero 800-510052. Sono un gruppo di giovani consulenti laureati in psicologia del lavoro.

Formati nel dialogare con le persone in difficoltà, con davanti un pc con tutto lo scibile sulle opportunità finanziarie, assistenziali e di primo «soccorso» per chi le chiama cercando di capire come uscire dalle sabbie mobili dell’asfissia creditizia, della cassa integrazione che sta finendo o che non è mai iniziata. Venti minuti dopo l’attivazione della linea nell’ufficio dove opera provvisoriamente il pool di esperti arriva la prima telefonata. E’ un consulente aziendale, 42 anni, residente in periferia di Padova. «Ho sempre lavorato duro e tanto - racconta al passato al telefono - poi da un anno a questa parte è iniziato l’effetto domino. Prima un’azienda mi ha detto che si rivolgeva ad un altro professionista, una seconda ha iniziato a ritardare i pagamenti delle mie prestazioni personali, una terza ed una quarta hanno chiuso. Altre due hanno mandato una raccomandata con cui non rinnovavano il contratto di consulenza biennale. In dodici mesi mi sono trovato disoccupato per mancanza di clienti. Sono passato dal lavorare 12 ore a zero. Ho provato a passare dalle consulenze organizzative e di mercato a quelle fiscali, ma non è cambiato nulla».

Il 42 enne con una laurea di Cà Foscari in tasca ed una professionalità diventata obsoleta di colpo chiede un aiuto, «per ricominciare a lavorare, per rimanere nel giro» spiega alla signorina al telefono. Ancora prima di parlare di soldi, quello che lo terrorizza è rimanere tagliato fuori dal circuito produttivo, con la giacca e la cravatta nell’armadio e la valigetta 24 ore vuota. Di casi come i suoi ce ne sono un terzo sulle quindici chiamate ricevute nelle prime cinque ore dal call center. Vengono indirizzati allo sportello provinciale del lavoro. Viene suggerito ai neo disoccupati della consulenza aziendale e delle professioni immateriali di rivolgersi anche alle agenzie di lavoro interinale. Forse lì domanda ed offerta di conoscenza torneranno ad incontrarsi. I più angosciati sono due operai: un lattoniere che nel 2008 si era messo in proprio aprendo nel garage dietro casa una piccola azienda assieme al cognato-collega e ad un dipendente romeno. La piccola azienda che lo ha convinto a mettersi in proprio è saltata. «Sono dell’Alta padovana - spiega l’uomo - il mio ex datore di lavoro mi aveva promesso ordinativi per due anni. Ho lavorato appena sei mesi a pieno regime, e sono arrivati puntuali i pagamenti solo del primo trimestre. Mi trovo con i debiti dell’avviamento da pagare e con zero prospettive per il futuro».

Per lui forse una risposta può averla uno dei consorzi di confidi delle associazioni di categoria artigiane. Numeri di telefono dati dalla operatrice vengono ripetuti dall’altro capo del filo come se fossero quelli di una schedina vincente del Superenalotto. A chi è rimasto «sotto padrone » come si dice ancora nella Bassa padovana non è andata meglio: «Ho ancora un mese di cassa integrazione, e poi non so cosa fare» spiega un operaio metalmeccanico della zona di Monselice. Lo indirizzano al centro provinciale dell’impiego. «Cos’è?» risponde stupito. «L’ex ufficio collocamento». «Dov’è? Ancora lì in zona industriale? » chiede. La sede si è trasferita da una decina d’anni in zona Stanga ma chi non ha mai dovuto cercare impiego non lo sa. «E' la prima azione di questo genere a tutela degli imprenditori, dei lavoratori in difficoltà e quindi delle loro famiglie che viene attivata nel Veneto e l'obiettivo è quello di aiutare gli utenti a trovare risposte concrete - spiega il presidente della Camera di commercio di Padova Roberto Furlan - Le istituzioni di Padova hanno dato vita ad una rete istituzionale, frutto di un patto anticrisi: è la dimostrazione che a Padova sappiamo lavorare in una logica di squadra». Per vincere la partita più importante: quella di rimanere aggrappati al lavoro, alla casa, a tutto quello che riempie l’esistenza materiale di senso nell’ex miracolo del Nord Est.

Alberto Gottardo