04/01/2012
«Ecco a chi davo soldi e gioielli». Parla l'uomo che rise del terremoto
«Ecco a chi davo soldi e gioielli». Parla l'uomo che rise del terremotoL'inchiesta da novembre risponde ai magistrati. Già arrivati i primi riscontri dal Ros. Piscicelli collabora e fa i nomi. «Assumevo figli dei potenti» Per ottenere lavori ho sempre dovuto dare qualcosa in cambio. Il progettista dei lavori dei Mondiali mi è stato imposto
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17/11/2010
Lombardia: la 'ndrangheta influenza la vita politica, sociale ed economica
Lombardia: la 'ndrangheta influenza la vita politica, sociale ed economicaLa relazione al Parlamento della Direzione investigativa antimafia. Pubblici amministratori e tecnici hanno agevolato l'assegnazione di appalti alle cosche
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'Ndrangheta, arrestata in Calabria la "cricca" degli appalti
'Ndrangheta, arrestata in Calabria la "cricca" degli appaltiAssociazione mafiosa, estorsioni, ricettazione, detenzione di armi e danneggiamenti: sono queste le accuse che hanno portato ai 7 fermi e all'interdizione di diversi imprenditori. Il giro di affari si attesterebbe intorno ai 6 milioni di euro
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11/10/2010
Il sistema di appalti segreti degli alti funzionari pubblici
Il sistema di appalti segreti degli alti funzionari pubbliciConcessa ai dirigenti dello Stato la possibilità di procedure riservate. La norma «nascosta» nella manovra. I dubbi dell'Authority
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05/06/2010
Gli affari e i nomi dei potenti Trovato il grande archivio
Gli affari e i nomi dei potenti Trovato il grande archivioL’indagine | Sequestrati dal suo commercialista migliaia di documenti. I pm ora trattano per convincere Anemone a parlare
ROMA — Appalti pubblici, ristrutturazioni, incarichi ai consulenti: è stata trovata nell’archivio del commercialista Stefano Gazzani la nuova lista tuttora all’esame dei pubblici ministeri di Perugia. Sono 34 i faldoni sequestrati nello studio del professionista che curava gli affari di Diego Anemone, ma anche quelli del Provveditore Angelo Balducci e del funzionario Mauro Della Giovampaola. Migliaia di documenti acquisiti dai carabinieri del Ros che servono a ricostruire l’attività dell’imprenditore accusato di corruzione, l’elenco dei suoi clienti, i rapporti economici con i privati, ma soprattutto con gli enti pubblici. E uno dei «contenitori» ritenuto di maggior interesse investigativo è il numero 33, contrassegnato dalla dicitura «appunti Gazzani». Proprio per cercare di ottenere nuove conferme a quanto già emerso dalle intercettazioni telefoniche e dall’esame dei documenti contabili, i magistrati hanno proposto allo stesso Anemone una sorta di patto che preveda una linea morbida in cambio della sua collaborazione. E non escludono, nonostante le smentite ufficiale dei legali, di riuscire ad aprire una breccia.
Le due cassette
È il verbale di sequestro allegato al fascicolo processuale messo a disposizione degli indagati, a rivelare quanto è stato portato via dai militari dell’Arma: oltre al computer personale di Gazzani, quelli dei suoi collaboratori, almeno quattro chiavette Usb e le chiavi di due cassette di sicurezza che si trovano in una banca di San Marino. Poi c’è l’intero archivio con i faldoni divisi per nominativo e contenenti tutti i documenti relativi alle aziende, compresa la contabilità. E ancora: l’elenco dei clienti e quello dei consulenti utilizzati per effettuare i lavori, soprattutto quelli pubblici. Tra le carte, è stato rintracciato pure il resoconto di una verifica fiscale effettuata dalla Guardia di Finanza negli anni scorsi. «Tutto è stato fatto secondo le regole - afferma l’avvocato Bruno Assumma - e lo dimostreremo proprio analizzando questa documentazione ».
Gli inquirenti sono convinti che numerosi lavori, soprattutto quelli effettuati negli appartamenti di privati, servissero ad Anemone a rafforzare la rete che gli consentiva poi di aggiudicarsi gli appalti pubblici. Il resto lo avrebbero fatto le «mazzette » versate. Nel «porto franco » di San Marino Gazzani è stato certamente svariate volte. Lì aveva accompagnato anche la madre di Claudio Rinaldi, il commissario dei Mondiali di Nuoto accusato di corruzione perché sospettato di aver preso soldi in cambio di alcune autorizzazioni concesse ad Anemone. E dunque il contenuto delle due cassette potrebbe rivelare nuovi dettagli su eventuali tangenti versate a funzionari e politici.
La trattativa
Proprio per avere chiarimenti su quanto emerso sino ad ora, i pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi avevano convocato Anemone per un interrogatorio. «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere », ha spiegato lui, ma qualcosa potrebbe cambiare nel suo atteggiamento. Sono stati gli stessi magistrati a prospettargli l’ipotesi di una collaborazione nel tentativo di aprire uno spiraglio. Sul tavolo della trattativa la Procura di Perugia può mettere il ritiro dell’istanza sul commissariamento delle aziende. L’udienza è fissata per mercoledì prossimo 9 giugno, dunque i tempi sono stretti. Però basterebbe una minima apertura dell’indagato per orientare le scelte dell’accusa. Una sorta di accordo che potrebbe comprendere anche il via libera al patteggiamento.
Ufficialmente i difensori smentiscono. «Posso escludere - dichiara l’avvocato Claudio Cimato - che il mio cliente abbia intenzione di parlare. Del resto non abbiamo ancora visto le carte processuali e fino alla discovery completa non ci sarà alcun cambio di linea». Parole che ricalcano quelle pronunciate un mese fa, nonostante Anemone avesse appena accettato di rispondere alle domande di un finanziere che si era presentato nel carcere di Rieti un’ora prima del suo ritorno in libertà. In quell’occasione l’imprenditore smentì la versione fornita dal generale dei servizi segreti Francesco Pittorru sulle due case regalate. «I soldi erano un prestito», aveva messo a verbale l’alto ufficiale. Anemone spiegò che aveva detto il falso.
Fiorenza Sarzanini
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02/06/2010
La casa di Bertolaso, Zampolini accusa
La casa di Bertolaso, Zampolini accusaL’inchiesta - I verbali: «Pagava Anemone. Alloggi a Di Pietro. Lavori a chi era indicato da Prodi, Veltroni, Rutelli»
| Antonio Di Pietro (LaPresse) |
ROMA —«L’affitto della casa di via Giulia di Guido Bertolaso l’ho versato io per conto di Diego Anemone. Era un piccola casa, Diego mi dava i soldi in contanti che io portavo al proprietario. Aveva anche provveduto a ristrutturarla». È il 18 maggio. Di fronte ai magistrati di Perugia parla l’architetto Angelo Zampolini. Conferma i sospetti degli inquirenti. E smentisce la versione fornita dal capo della Protezione civile che aveva negato fosse stato il costruttore a mettergli a disposizione quell’appartamento. Poi gli viene chiesto se sappia che tipo di rapporti c’erano tra l’ex ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro e Angelo Balducci. Zampolini glissa. Ma quattro giorni dopo chiede di essere nuovamente interrogato. E rivela: «Io so che Balducci fece avere al ministro due case in affitto a Roma attraverso la congregazione Propaganda Fide. La prima era in via della Vite ed è stata per un periodo una delle sedi dell’Italia dei Valori. L’altra era in via delle Quattro Fontane, credo fosse per la figlia. Anche in questo caso Anemone si occupò della ristrutturazione». Replica Di Pietro: «Escludo di aver preso quegli appartamenti, chiederò agli inquirenti di saperne di più». L’architetto Zampolini, che si era occupato dell’acquisto delle case per l’ex ministro Claudio Scajola, per il generale dei servizi segreti Francesco Pittorru e per il manager delle Infrastrutture Ercole Incalza — pagate in parte con i soldi di Anemone — conferma dunque la sua volontà di collaborare con i pubblici ministeri che indagano sugli appalti per i «Grandi Eventi». I carabinieri del Ros e la Guardia di Finanza stanno adesso verificando ogni dettaglio, compresi quelli che riguardano la scelta degli architetti per i lavori del G8 a La Maddalena e per le celebrazioni dell’Unità d’Italia. «Io fui estromesso, mentre lavoravano quelli indicati da Prodi, Veltroni e Rutelli», ha raccontato Zampolini.
L’affitto per Bertolaso e il ritardo dei pagamenti
Il riferimento a un appartamento di Bertolaso del quale si ignorava l’esistenza, viene rintracciato nella «lista Anemone». Accanto al cognome ci sono due indirizzi: quello di via Bellotti Bon, dove risiede con la famiglia, e quello in via Giulia. Poche ore dopo la pubblicazione dell’elenco, il Dipartimento della Protezione civile dirama un comunicato per affermare che «né lui né i suoi familiari possiedono alcun immobile in quella zona del centro della città. Per un breve periodo Bertolaso ha potuto utilizzare un appartamento in Via Giulia, posto nelle sue disponibilità da un amico — che non era il costruttore Anemone — e non ha mai notato nella sua permanenza attività di ristrutturazione, né di altre opere edili, che comunque non sarebbero state di sua competenza o responsabilità». A smentire questa versione ci pensa Zampolini. «L’amico — dichiara a verbale il 18 maggio — è proprio Anemone. Fu lui a incaricarmi di pagare l’affitto, 1.500 euro sempre in contanti. Ricordo che una volta c’era un ritardo di circa sei mesi e versai i soldi tutti insieme. Anemone si occupò anche della ristrutturazione dell’appartamento». Di tutto questo Bertolaso non aveva fatto alcun cenno durante l’interrogatorio del 12 aprile scorso, quando era stato convocato con il difensore perché indagato di corruzione. E aveva omesso di parlare anche dell’incarico ottenuto da sua moglie Gloria Piermarini per la ristrutturazione dei giardini del Salaria Sport Village, il circolo che Anemone aveva in società con il figlio di Angelo Balducci. Contratti sui quali sono stati disposti nuovi accertamenti.
Le case per il leader dell’Italia dei Valori
Quando l’interrogatorio sta per terminare i pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavernesi chiedono a Zampolini se sia a conoscenza del tipo di rapporto che c’era fra Balducci e Di Pietro, quando quest’ultimo guidava le Infrastrutture. Il leader dell’Italia dei Valori è già stato ascoltato a Firenze come testimone, ha affermato di aver cacciato l’alto funzionario. Di fronte agli investigatori e al suo legale Grazia Volo, l’architetto tace. Ma il 22 maggio chiede di essere nuovamente sentito. E rivela: «Non è vero che Di Pietro ha cacciato Balducci, fu lui ad andare via perché era pressato dalle richieste del ministro che voleva essere introdotto in Vaticano. Io so che proprio Balducci gli fece avere in affitto due case di proprietà della congregazione Propaganda Fide. La prima si trova in via della Vite, nello stesso palazzo dove abita la giornalista Cesara Buonamici. Anemone si occupò della ristrutturazione e poi l’appartamento fu utilizzato come sede dell’Italia dei Valori. Non so se ha mai pagato l’affitto, comunque si trattava di una cifra molto bassa». Zampolini va avanti: «Mi risulta che Di Pietro chiese anche un’altra abitazione, era per la figlia. Si trova in via Quattro Fontane e ricordo che Anemone, oppure uno dei suoi collaboratori, mi disse che stavano facendo dei lavori di ristrutturazione per il ministro». L’architetto chiarisce che fu proprio lui a firmare alcune Dia, le «dichiarazioni di inizio lavori», poi depositate presso il Comune di Roma «anche se non ero sempre io ad occuparmene davvero».
L’Auditorium di Isernia per avere il via libera
Secondo l’architetto, Di Pietro quando era al governo «osteggiava gli appalti che erano stati programmati per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Erano lavori fortemente voluti da Romano Prodi e da Francesco Rutelli, mentre lui era contrario. Si convinse soltanto quando nel programma dei lavori fu inserito l’Auditorium di Isernia, per il quale erano stanziati oltre 20 milioni di euro. Appena fu approvato il progetto lui concesse il via libera anche a tutte le altre opere». Il 18 maggio, quando è stato interrogato dai pubblici ministeri di Firenze e Perugia, Di Pietro ha affermato di essere «un teste dell’accusa» e poi ha chiarito di non aver «mai ritenuto affidabili né Balducci, né Pietro Rinaldi», poi diventato commissario per i Mondiali di Nuoto e tuttora indagato per corruzione proprio perché accusato di aver accettato soldi e favori da Anemone. Una versione che Zampolini ha negato.
I progetti per La Maddalena
Durante il suo interrogatorio di dieci giorni fa, Zampolini si è soffermato sulle dinamiche del «sistema» messo in piedi per la gestione dei lavori e ha affermato che «durante il governo Prodi i miei progetti in vista del G8 a La Maddalena e delle opere per le celebrazioni dell’Unità d’Italia furono scartati perché venivano privilegiati altri». In particolare ha fatto due nomi. «Quelli che lavoravano erano Stefano Boeri, che era amico di Prodi e Rutelli. E l’architetto Napoletano che era amico di Walter Veltroni». Si tratta probabilmente del professionista che si è occupato anche della ristrutturazione del loft con vista sul Circo Massimo che è stato la prima sede del Partito democratico. Il nome di Boeri compare nelle carte processuali. Annotano i carabinieri del Ros: «Nella tarda serata del 31 luglio 2008 l’architetto Marco Casamonti riferisce al collega Stefano Boeri, cui è stata affidata la progettazione generale delle opere del G8 alla Maddalena, che la Giafi Costruzioni (Carducci Valerio), aggiudicataria di una di queste opere (un albergo) gli ha chiesto di predisporre la progettazione di una spa avendo verificato che il progetto predisposto dal tecnico incaricato, architetto Giovanni Facchini, è assolutamente carente... "Ti telefonavo per questo... mi ha chiamato una delle ditte che ha vinto le gare al G8... alla Maddalena... che sono quelli che han fatto con noi... sai... il concorso dell’Auditorium di Firenze. E devo venire alla Maddalena... ci hanno dato l’incarico di fargli una specie di spa per l’albergo... ma questo albergo pare che l’abbia progettato un certo Facchini... un nome così... e dice che è una cosa orrenda... ma tu l’hai visto questo progetto dell’albergo? Ma è veramente così brutto?". Boeri, dopo aver confermato che l’impresa Giafi Costruzioni è in difficoltà per l’esecuzione dei lavori a causa delle riscontrate carenze progettuali, comunica a Casamonti che provvederà ad organizzargli un incontro con l’ingegner Angelo Balducci che coordina l’intera attività edificatoria».
Fiorenza Sarzanini
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14/05/2010
Inchiesta grandi eventi, Anemone parla con i pm
Inchiesta grandi eventi, Anemone parla con i pmCi sarebbero state delle prime ammissioni da parte dell'imprenditore che avrebbe smentito le dichiarazioni del generale della Gdf Francesco Pittorru. Pioggia di smentite da parte delle persone finite nella lista del costruttore
Diego Anemone, il costruttore protagonista dell'inchiesta di Perugia sugli appalti per i Grandi eventi avrebbe fatto le prime ammissioni. Secondo indiscrezioni, infatti prima di uscire dal carcere di Rieti per la scadenza dei termini di custodia cautelare, avrebbe smentito le parole del generale Pittorru che aveva dichiarato di aver ricevuto da Anemone un prestito e di aver poi provveduto al saldo.
A quanto si apprende, l'uomo considerato a capo della cricca sostiene di non aver mai avuto i soldi indietro.
Intanto, arriva una pioggia di smentite da parte delle persone presenti nella lista Anemone, l'elenco di 350 persone alle quali il costruttore romano avrebbe fatto lavori, trovato su un computer dell'imprenditore. Primo fra tutti Nicola Mancino che dice di non aver avuto regali.
E la politica non sta guardare. Se da una parte Silvio Berlusconi dichiara chi sbaglia paga, dall'altra Pierluigi Bersani chiede di fare chiarezza. E Cicchitto afferma il suo "no alle liste di proscrizione.
Giovedì, sono scesi in piazza alcuni giovani che hanno messo in atto un sit-in sotto la casa di Scajola, con cartelli "Fai la valigia".
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10/05/2010
Gli appalti della «cricca»: ecco le consulenze d’oro
Gli appalti della «cricca»: ecco le consulenze d’oroGli affari sulla costruzione della scuola dei marescialli a firenze. Incarichi a un giro di parenti: 3,5 milioni per un cantiere bloccato
ROMA— Consulenti pagati a peso d’oro anche se l’appalto era stato bloccato. Continua a riservare sorprese l’indagine sui lavori pubblici commissionati nell’ambito dei Grandi Eventi. Perché nelle carte processuali dei magistrati di Firenze che hanno indagato sulla costruzione della Scuola dei Marescialli a Firenze, c’è un intero capitolo dedicato agli incarichi affidati a professionisti esterni per un totale di oltre tre milioni e mezzo di euro. Basti pensare solo uno è stato ricompensato con oltre un milione di euro. Un elenco di personaggi, talvolta imparentati tra loro, che però non comparivano nelle liste ufficiali del Provveditorato. Non solo. Gli accertamenti affidati ai carabinieri del Ros hanno consentito di scoprire che era stata addirittura ingaggiata una società per svolgere le mansioni affidate a uno dei funzionari. Lui stesso è stato costretto ad ammetterlo quando gli sono stati mostrati i documenti acquisiti, relativi ai due lotti del cantiere. Ha sostenuto che era tutto concordato con il Provveditore della Toscana Fabio De Santis, tuttora in carcere con l’accusa di aver fatto parte dell’associazione composta anche da Angelo Balducci, Guido Anemone e Mauro Della Giovampaola. Del resto le liste relative al 2009 mostrano come siano stati elargiti compensi per circa un milione di euro anche per altri lavori gestiti dalla stessa struttura.
Nomi e compensi
Il 19 febbraio scorso viene convocato Sergio Fittipaldi, 61 anni, «dirigente a contratto con il ministero delle Infrastrutture». Il 5 maggio 2009 è stato nominato "Responsabile Unico del procedimento" del cantiere. Pochi giorni dopo ha disposto la sospensione dei lavori. Secondo l’accusa, il blocco è stato determinato per favorire il costruttore Riccardo Fusi e la sua Btp che era stato estromesso in favore della società Astaldi. È il filone d’inchiesta dove è indagato anche il coordinatore del Pdl Denis Verdini proprio perché avrebbe tentato di agevolare l’amico imprenditore. Fittipaldi viene dunque ritenuto testimone chiave. E, incalzato dai pubblici ministeri, riconosce a verbale di aver effettuato nomine esterne nonostante lo stop che aveva imposto. «Per la vicenda della scuola dei marescialli, durante l’incarico del mio Rup, furono disposte alcune consulenze che hanno coinvolto un gruppo di professionisti tutti coordinati dal professor Silvio Albanesi... Sono stati tutti nominati con lettere di affidamento subito operative a firma del provveditore De Santis che rimandavano ai particolari economici e quant’altro ad atti successivi, cioè a schemi di disciplinare che dovevano regolare il contratto. Ricordo di aver fatto il calcolo del compenso comunicandolo al ministero che ha le relative carte. Il professor Albanesi ha pattuito un compenso di 950.000 euro circa per il lotto A e il lotto B. L’architetto Carpenzano aveva un compenso di circa 200.000 euro per la parte architettonica, per l’impiantistica meccanica l’ingegner Eugenio Cimino aveva un compenso di circa 350.000 euro del tutto simile a quello della parte elettrica dell’ingegner Dario Zaninelli. Per la parte strutturale il compenso era stato congruito e accettato con la società Italingegneria di Roma, con direttore tecnico il figlio del professor Albanesi, ingegner Tommaso Albanesi ed era di circa 1 milione e 100.000 euro. Vi era poi l’incarico all’ingegner Fabio Frasca che aveva la consulenza degli impianti a rete esterna dell’area. Per costui il compenso accettato era di circa 90.000 euro. De Santis nel conferire gli incarichi pensava di attingere dal quadro economico generale gestito dal ministero con fondi del ministero dell’Interno eMinistero delle Infrastrutture con la particolarità che quelli dell’Interno sono definiti finanziamenti annuali e quindi in prima battuta erano erogazioni pubbliche, salvo poi addebitare all’impresa inadempiente l’esubero delle spese e quindi anche i costi di consulenza». Una tesi che i legali di De Santis, Remo Pannain ed Enzo Gaito, hanno già respinto. Fittipaldi riconosce poi che «Albanesi lo conosco da tempo, mentre il figlio l’ho conosciuto in questa occasione».
La società Schema
Fittipaldi nomina i consulenti, ma questo evidentemente non basta. E così decide di firmare un altro contratto con la società Schema, che di fatto svolge le mansioni a lui affidate. Quando i magistrati gliene chiedono conto, dichiara: «La ragione è che la struttura ministeriale stava a Roma e io a Firenze. La mia struttura mi doveva consentire di controllare il gruppo di consulenti nominati. Il precedente Rup non aveva l’esigenza di una verifica tecnica del gruppo di lavoro, che non c’era neanche. La società Schema mi mette a disposizione una persona all’occorrenza, che rimane presso la sede, a cui io mi rivolgo in relazione ai compiti e alle esigenze che man mano si manifestano. Ad esempio: la Schema fornisce supporto al Rup nei contati con i consulenti che devono redigere documenti progettuali aggiornati, quindi è una struttura tecnica che verifica la bontà delle soluzioni in variante che man mano si sviluppano. A tal fine mi sono avvalso dell’ingegner Bosi. Un altro esempio è questo: in cantiere vi sono due lotti, con due direttori dei lavori. Uno è nella struttura del provveditorato, uno nella struttura del ministero, quasi che fossero due appalti distinti. Il riordino delle riserve dell’impresa, lo screening sulle riserve, è stato fatto da Schema. Inoltre mi appoggio a Schema per i pareri legali. L’importo a favore della società Schema era una tantum e stabilito in 600.000 euro complessivi fino alla fine del procedimento. Il disciplinare non è mai stato formalizzato. Gli incaricati di tale società hanno fino ad ora lavorato in forza di una lettera di incarico dell’ingegner De Santis che daterei circa a giugno 2009». A Fittipaldi viene poi chiesto di elencare le ragioni che giustificarono il blocco del cantiere visto che secondo il suo predecessore era necessario un provvedimento motivato del ministero e anche in questo caso lui non può che «confermare la circostanza». Poi aggiunge: «È stata proprio questa la ragione del contrasto che ha poi portato alla sostituzione di Mercuri».
Fiorenza Sarzanini
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08/05/2010
Bertolaso si difende, ma spunta un assegno di Anemone
Bertolaso si difende, ma spunta un assegno di AnemoneInchiesta G8, il capo della protezione civile si difende mentre a Perugia procedono le indagini. Sulle prime pagine dei giornali anche il piano per salvare l’euro e la situazione politica della Gran Bretagna dopo il voto.
Sulle prime pagine dei quotidiani il piano di salvataggio dell’euro e le manovre per la formazione del governo dopo le elezioni in Gran Bretagna. In promo piano anche la vicenda Guido Bertolaso. Su Repubblica le indiscrezioni sulla procura di Perugia che starebbe analizzando i conti del capo della Protezione civile. Ci sarebbe un assegno di 25 mila euro alla moglie di Bertolaso. Sul Giornale la difesa di Bertolaso.
Questa volta l’Europa non perde tempo e manda un messaggio forte a mercati e speculatori. Il vertice dell'Eurogruppo vara un piano per salvare l'euro e si appresta a mettere in campo un meccanismo per aiutare i Paesi in difficoltà. Sarà un Consiglio dei ministri delle Finanze dell'Ue a definire, domenica prossima, le modalità tecniche del sistema di “pronto-intervento” per difendere la stabilità della zona euro e mettere l'unione monetaria al riparo dagli effetti della crisi greca e dalle turbolenze dei mercati finanziari. Nelle cronache di Corriere della Sera e il Sole 24 ore la Ue ha capito che doveva mandare un segnale forte e chiaro: salveremmo gli stati in difficoltà e difenderemo la moneta unica. Ritardi e tentennamenti, come accaduto per il piano a sostegno della Grecia, sarebbero stati fatali. e il
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07/05/2010
Il superteste racconta: portavo il costruttore dal cerimoniere del Papa
Il superteste racconta: portavo il costruttore dal cerimoniere del PapaL’inchiesta - Alcune compravendite di case passavano da «Propaganda fide». Gli incontri di Anemone con monsignor Camaldo. E Don Evaldo rivela: altri sacerdoti sapevano dei soldi
| Ratzinger con mons. Camaldo |
Appartamenti trasformati in dimore di lusso grazie alle ristrutturazioni compiute dalle imprese di Diego Anemone. A beneficiarne erano «politici e prelati», così come ha raccontato Laid Ben Hidri Fathi, l'autista di Angelo Balducci, che del costruttore era diventato collaboratore. Di fronte ai magistrati di Perugia l’uomo ha cominciato a fornire dettagli e identità.
E ha svelato: «Ero io ad accompagnare Diego agli incontri con queste persone. Ricordo in particolare che era in rapporti con monsignor Francesco Camaldo». Si tratta del cerimoniere del Papa, per quindici anni segretario particolare del vicario di Roma cardinal Ugo Poletti. I legami con il Vaticano sono uno dei filoni principali dell'indagine sugli appalti dei Grandi eventi, soprattutto dopo la scoperta che una delle «casseforti» dell'imprenditore era gestita da don Evaldo Biasini, 83 anni. Ma anche perché alcune compravendite di case passavano proprio da enti religiosi come «Propaganda Fide», di cui Balducci era consigliere. Dimore che sarebbero state acquistate seguendo la procedura già scoperta nel caso del ministro Claudio Scajola. L'attenzione della Guardia di finanza si concentra su 15 operazioni sospette: trasferimenti di denaro dai conti di Anemone a quelli dei suoi prestanome— in particolare il geometra Zampolini e la segretaria Alida Lucci—e poi trasformati in assegni circolari da versare al momento del rogito.
Gli incontri
Il testimone—che aveva ricevuto il compito di gestire una serie di conti correnti di Anemone e per questo aveva ottenuto anche la delega ai prelevamenti per contanti—non fornisce dettagli sui contenuti dei colloqui. Ma è preciso nel riferire in quali occasioni portò Anemone da monsignor Camaldo. Sinora l’inchiesta aveva fatto emergere una buona conoscenza tra il prelato e Balducci. Tanto che quando il provveditore è stato arrestato, monsignor Camaldo ha commentato: «Sono molto addolorato, è una persona di assoluta limpidezza morale, conosciuta e stimata in Vaticano da tanti anni, sono certo che dimostrerà la sua completa estraneità alle accuse». Adesso si intravede una rete più ampia. Anche perché nel 2008 lo stesso prelato finì nell'inchiesta avviata dal pm Henry John Woodcock su Vittorio Emanuele di Savoia, sospettato di complicità con alcuni faccendieri inseriti nella massoneria. Per quale motivo incontrava Anemone? Tra gli interessi comuni c'erano soltanto acquisiti e ristrutturazioni di appartamenti, come racconta Hidri Fathi? È presumibile che monsignor Camaldo venga ascoltato dai magistrati di Perugia quando saranno terminati gli accertamenti sulle 15 operazioni sospette emerse nell'indagine.
Rogiti e assegni
Nell'elenco delle persone da interrogare c'è anche il notaio Gianluca Napoleone che ha stipulato tutti i rogiti delle operazioni immobiliari gestite dall'architetto Angelo Zampolini. E sono proprio quelle «anomale» movimentazioni di denaro scoperte sui suoi conti presso la Deutsche Bank e su quelli della Lucci a celare — secondo i pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi— l'acquisto di case che Anemone avrebbe poi intestato ai politici, ai funzionari statali e a quei religiosi che lo avrebbero agevolato nella concessione degli appalti pubblici, ma anche nei lavori di ristrutturazione di interi stabili. Per questo, oltre alle verifiche effettuate presso istituti di credito e banche dati finanziarie, l'interesse degli investigatori si concentra sulle mappe catastali per rintracciare eventuali cambi di destinazione d’uso e verificare i proprietari degli appartamenti che spesso risultano intestati a società.
I sacerdoti
In questo vorticoso giro di case si inseriscono gli affari gestiti da Balducci e Anemone attraverso «Propaganda Fide» e soprattutto la Congregazione del preziosissimo sangue di cui era economo don Evaldo Biasini, che nella sua cassaforte conservava contanti messi a disposizione del costruttore in caso di emergenza. Il sacerdote, missionario in Africa, ha poi raccontato di aver messo a disposizione del costruttore i conti dell'Ente, di fatto utilizzati per depositare assegni e prelevare contanti.
Leggendo il verbale della perquisizione nella sede dell'Istituto dai Ros, si scopre che oltre a don Evaldo altri preti erano a conoscenza delle strane movimentazioni effettuate per favorire il costruttore. Afferma il sacerdote: «Sui depositi della Congregazione, intestati a me perché rivesto la carica di economo, sono autorizzati ad operare don Giuseppe Montenegro quale rappresentante legale e don Nicola Giampaolo, direttore di Primavera missionaria che ha sede ad Albano Laziale» cioè dove si trova anche la Congregazione.
Fiorenza Sarzanini
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