15/07/2010
Matrimoni gay, l’Argentina dice sì
Matrimoni gay, l’Argentina dice sìE’ il primo Paese sudamericano a legalizzare le unioni tra persone dello stesso sesso. Il provvedimento, presentato dal governo di centrosinistra, è stato approvato dopo un dibattito al Senato di 15 ore. Il voto è stato trasmesso in diretta tv
La cattolicissima Argentina è il primo Paese sudamericano a legalizzare i matrimoni tra persone dello stesso sesso. La legge è entrata in vigore giovedì 15 luglio dopo il voto del Senato, così sentito, da essere trasmesso in diretta tv.
Il provvedimento, sostenuto dal governo di centrosinistra del presidente Cristina Kirchner, è stata approvato con 33 voti a favore e 27 contrari dopo un estenuante dibattito di 15 ore. La legge modifica il codice civile in cui non sarà più citato il matrimonio come l'unione di marito e moglie ma come "parti unite in matrimonio". Le coppie avranno gli stessi identici diritti di quelle eterosessuali, sia per le adozioni e l'assistenza sanitaria. Nel resto del mondo i matrimoni gay sono consentiti in Olanda, Belgio, Spagna, Canada, Sud Africa, Norvegia, Svezia, Portogallo e Islanda.
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10/06/2010
Rai, i compensi scritti nei titoli di coda
Rai, i compensi scritti nei titoli di codaTrasparenza sugli stipendi dei conduttori di trasmissioni non di servizio pubblico. La Commissione di vigilanza approva un emendamento che chiede di inserire costi e stipendi dei conduttori
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| Antonella Clerici (LaPresse) |
MILANO - I compensi Rai nei titoli di coda. Bisognerà vedere in quale corpo tipografico verranno scritti e se per sapere quanto guadagna Antonella Clerici o Carlo Conti bisognerà munirsi di una lente d'ingrandimento. Ma il principio rimane valido.
LA DECISIONE - Alla fine dei programmi saranno trasmessi i compensi dei conduttori, degli ospiti nonchè i costi dei format dei programmi di servizio pubblico, compresi trasmissioni di approfondimento e tg. Saranno inoltre trasmessi i compensi dei conduttori dei programmi non di servizio pubblico. È quanto prevede l'emendamento approvato dalla Commissione di Vigilanza con i voti di maggioranza e opposizione. In serata la Commissione ha approvato all'unanimità il parere al contratto di servizio 2010-2012 tra Rai e ministero dello Sviluppo economico, obbligatorio ma non vincolante. Il testo, che contiene alcuni emendamenti allo schema trasmesso dal ministero, sarà ora sottoposto al vaglio delle parti. L’emendamento sui titoli di coda, presentato dal capogruppo Pdl Alessio Butti, è passato - con alcune modifiche - anche con i voti dell’opposizione che ha chiesto che la trasparenza non riguardasse solo i programmi di approfondimento ma tutti quelli di servizio pubblico, compresi i Tg. Sono stati invece respinti tutti gli emendamenti dell’opposizione sulla norma relativa alla neutralità tecnologica della Rai. L’articolo 20 del contratto prevede che la programmazione Rai sia presente su tutte le piattaforme tecnologiche e l’azienda si impegna a mettere a disposizione una piattaforma distributiva per ogni piattaforma tecnologica. In questo modo, contesta l’opposizione, la Rai non è tenuta a scegliere la piattaforma Sky e può restare solo su Tv Sat, a vantaggio di Mediaset.
Redazione online
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28/01/2010
Berlusconi: 10 punti contro la mafia «Meno immigrati: meno criminalità»
Berlusconi: 10 punti contro la mafia «Meno immigrati: meno criminalità»
CDM A REGGIO CALABRIA: APPROVATO ANCHE IL PROVVEDIMENTO CONTRO IL LAVORO NERO. Il Cdm approva il piano anti-mafie e l'Agenzia per i beni confiscati. Il premier: «Meno clandestini, meno crimini»
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| Berlusconi davanti alla prefettura di Reggio (Ansa) |
REGGIO CALABRIA - Un piano in dieci punti per combattere la criminalità. Il Consiglio dei ministri che si è svolto a Reggio Calabria ha dato il via libera al piano straordinario di contrasto alla criminalità organizzata.
L'esecutivo ha approvato il ddl con le nuove norme antimafia, in dieci punti, e varato un decreto che istituzionalizza l'Agenzia nazionale per la gestione dei beni confiscati, con sede nella città calabrese. Ecco le misure previste dal disegno di legge: l'istituzione di un codice antimafia, un testo unico che raccoglie e razionalizza tutte le leggi approvate in materia dal 2001 a oggi; la creazione di una mappa nazionale delle organizzazioni criminali; la realizzazione di un sistema di informazione sulle cosche attraverso un desk interforze; interventi contro le infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti.
«MENO IMMIGRATI, MENO CRIMINE» - Nella conferenza stampa al termine del Cdm, Berlusconi ha parlato del codice delle leggi antimafia: «Abbiamo fatto un grande lavoro per riassettare tutti gli impianti legislativi per combattere la criminalità organizzata. Il codice ha una veste utile ed efficace per tutti, forze di polizia e magistratura, per una maggiore attività di contrasto alla mafia». Attività che, spiega, avrà tra i principali obiettivi la confisca dei patrimoni mafiosi. Facendo riferimento ai fatti di Rosarno (da cui è scaturita la volontà di organizzare il Cdm in Calabria), il premier spiega: «I risultati sui nostri contrasti all'immigrazione clandestina sono molto positivi e una riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali». Ma il governo chiede anche il sostegno economico all'Europa nel contrasto all'immigrazione clandestina: «Stiamo facendo un'azione molto forte nei confronti dell'Unione europea che deve caricarsi il costo della vigilanza che la Libia e altri Paesi sopportano per fermare e rimpatriare gli immigrati».
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| Da sinistra: Alfano, Maroni, Bossi, in piedi, e Berlusconi (Ap) |
MARONI: «AGGREDIRE I PATRIMONI MAFIOSI» - L'altro versante fondamentale dell'intervento riguarda la criminalità organizzata. E l'arma di attacco più efficace, accanto alle operazioni di polizia, principale è quella economica, spiega il ministro dell'Interno Maroni. «La Direzione Investigativa Antimafia è una struttura di eccellenza, che ha tanti compiti, ma da ora in avanti avrà come priorità l'aggressione ai patrimoni mafiosi - dice -. Credo che fra 15 giorni potremo tornare a Reggio Calabria per insediare qui l'Agenzia per la gestione dei beni confiscati alle mafie». Prospettiva che deriva dal pacchetto contro la criminalità, suddiviso in un Ddl e in un decreto. Quest'ultimo proprio per la creazione dell'Agenzia sui beni confiscati. «Nel decreto - dice Maroni - si prevede l'immediata costituzione dell'Agenzia dei beni confiscati perchè abbia visione complessiva» e che possa rendere «immediatamente utilizzabili i beni» sequestrati alla criminalità organizzata. Il ministro evidenzia i risultati fin qui raggiunti: «Nei 19 mesi del governo Berlusconi sono stati sequestrai 12.111 beni mobili e immobili alle organizzazioni criminali, per un controvalore di 7 miliardi di euro (+100% rispetto allo stesso periodo precedente) e sono stati confiscati 3.122 beni per un controvalore di circa 2 miliardi di euro (+345%)». Il tema della messa all'asta dei beni confiscati è stato controverso nei mesi scorsi: il rischio è che mafia e 'ndrangheta se ne riappropino. «Qualche bello spirito - dice a questo proposito Berlusconi - ha detto che i criminali sono pronti a ricomprare i beni sequestrati messi all'asta. Molto bene, vuol dire che noi così li sequestreremo un'altra volta». Il premier afferma poi che «la mafia, la 'ndrangheta, la camorra e le altre organizzazioni criminali sono una terribile patologia per il Paese: ne paghiamo le conseguenze anche per l'immagine che diamo all'estero per la brutta abitudine di programmi sulla mafia che portano in giro per il mondo questa immagine negativa. Una moda - sottolinea il premier - che spero sia ormai finita». Berlusconi affronta, poi, in generale, anche il tema dell'attuale scenario politico, affermando che non c'è «nessuno scontro con nessuna istituzione. Non c'è mai stato e non c'è».
LAVORO NERO - A Reggio è stato deciso anche il via libera al piano straordinario Sacconi contro il lavoro nero in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Prevede che 550 ispettori effettuino controlli in 20mila aziende. Nel mirino i settori dell'agricoltura e dell'edilizia. La task force sarà formata da personale del ministero del Lavoro, dell'Inps e carabinieri. Le ispezioni riguardano in particolare l'uso di mano d'opera anche stagionale, il fenomeno del caporalato e le truffe ai danni dell'Inps attraverso fittizi rapporti di lavoro, attività gestita prevalentemente dalle organizzazioni criminali. Obiettivo: verificare 10mila aziende agricole (2mila in Calabria, 2.500 in Campania, 3mila in Puglia e 2.500 in Sicilia) e altrettanti cantieri (1.346 in Calabria, 3.814 in Campania, 2.564 in Puglia e 2.276 in Sicilia). Nell'edilizia, le ispezioni riguarderanno sia gli appalti privati che quelli pubblici.
DUE MILIONI DI EURO - Particolare attenzione sarà riposta sulla correttezza delle procedure di appalto e subappalto e sul rispetto della normativa antimafia, argomento toccato sia da Maroni sia dal ministro della Giustizia, Alfano. Il piano prevede risorse aggiuntive per quasi due milioni di euro, destinate alle spese di viaggio, vitto e alloggio per gli ispettori provenienti da altre regioni (50, «per assicurare una maggiore trasparenza»). In occasione della riunione del Cdm sono stati presentati i risultati dell'azione ispettiva nel 2009: a fronte di una diminuzione delle violazioni di carattere formale (-28% per la tenuta del libro unico del lavoro), sono fortemente aumentate le violazioni accertate in materia di lavoro nero (+44%), di appalti e somministrazione (+193%), di orario di lavoro (+118%), di rispetto dello Statuto dei lavoratori (+208%), di truffe nei confronti degli Istituti (+483%), di sicurezza sul lavoro (+53%).
ALFANO: 'NDRANGHETA NELLA LEGISLAZIONE - «Da domani la parola 'ndrangheta farà parte della legislazione nazionale» ha spiegato il ministro della Giustizia . «Siamo intervenuti per introdurre nella legislazione italiana la parola 'ndrangheta che prima non figurava. La modifica andrà inserita nel decreto in vigore domani». Si è dunque seguito l'esempio del 1982, quando nel 416 bis si inserì il riferimento alla mafia. «È una grande operazione di natura culturale, ma anche di natura tecnica» che darà maggiori strumenti ai magistrati, ha detto Alfano.
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| La manifestazione dei lavoratori (Afp) |
BERLUSCONI CONTESTATO - Arrivando in prefettura, il premier Berlusconi si è rivolto ad alcuni cittadini che attendevano il suo arrivo: «Siete contenti che abbiamo portato qui il Cmd? Così vi facciamo vedere quello che stiamo facendo contro la criminalità». Ma non c'erano solo sostenitori: così come avvenuto per il pullman che ha portato i ministri, anche il corteo di auto del premier è stato contestato davanti all'ingresso posteriore della prefettura. Tra i manifestanti diversi lavoratori a rischio licenziamento e alcuni che sono già in cassa integrazione. «La nostra azienda non ha più accesso al credito e sta per chiudere. Siamo un centinaio» ha spiegato il capo delegazione della De Masi costruzioni. E un portuale di Gioia Tauro: «In due anni 500 persone hanno perso il posto di lavoro. Siamo qui a chiedere un intervento serio al governo. La 'ndrangheta si sconfigge con il lavoro, non solo con le chiacchiere e potenziando le forze di polizia. Se non c'è occupazione la manovalanza della mafia crescerà».
«MANTERREMO LE PROMESSE» - Il premier si è rivolto ai calabresi anche con un messaggio pubblicato sul quotidiano La Gazzetta del Sud: «La riunione a Reggio Calabria del Consiglio dei ministri è un'altra promessa mantenuta. Il governo, con questo gesto, ribadisce che anche in Calabria lo Stato c'è. La sconfitta della 'ndrangheta e di tutte le altre mafie costituisce per noi l'emergenza più importante, in assoluto. Per questo dobbiamo ripristinare il controllo dello Stato su tutto il territorio, come premessa indispensabile per la riuscita degli interventi sull'economia e sulle infrastrutture che abbiamo già predisposto e in parte già avviato».
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21/01/2010
Apprendisti a 15 anni: l’ultimo anno di scuola si potrà fare a bottega
Apprendisti a 15 anni: l’ultimo anno di scuola si potrà fare a bottega
Approvato l’emendamento Cazzola al ddl lavoro. Via libera di Confindustria, contrari
Pd e Cgil. Il ministro Gelmini: "Vogliamo favorire l'occupazione rapida dei giovani"
L’ultimo anno di scuola si potrà svolgere non in classe ma «a bottega». Lo stabilisce l’emendamento al ddl collegato alla Finanziaria del relatore Giuliano Cazzola (Pdl), approvato dalla commissione Lavoro della Camera, dove si legge che «l’obbligo di istruzione si assolve anche nei percorsi di apprendistato per l’espletamento del diritto dovere di istruzione e formazione». La norma vale per tutte le scuole: di fatto si potrà cominciare a lavorare come apprendisti già a 15 anni, e questa esperienza varrà come ultimo anno di obbligo scolastico. Il provvedimento lunedì approderà in Aula a Montecitorio, per poi tornare al Senato per il via libera definitivo.
Soddisfazione, intanto, è stata espressa da Cazzola per «il lavoro svolto ed il clima di collaborazione trovato in commissione» sul ddl delega. Secondo Cazzola, «la norma consente di contrastare l’evasione dell’obbligo scolastico che è molto diffusa nell’ultimo anno». E in questo senso la legge anche Emma Marcegaglia: «Chi lascia la scuola deve continuare ad avere formazione», sostiene il numero uno di Confindustria.
Ma l’apprendistato a 15 anni non piace a tutti. La maggioranza e il ministro Sacconi «hanno deciso di fare carta straccia dell’obbligo scolastico», afferma Giuseppe Fioroni, responsabile Pd area Welfare. Diverse le reazioni dei sindacati: «È l’ultimo atto dello smantellamento di un vero obbligo scolastico», commenta il segretario della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo, mentre il segretario generale della Uil scuola, Massimo Di Menna, invita il governo a rivedere la norma e il segretario confederale della Cisl Giorgio Santini parla di misura «frettolosa», da correggere prima dell’approvazione in aula.
Critiche «ideologiche», replica il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che da tempo insiste sulla necessità di riscoprire l’apprendistato come strumento formativo che integra apprendimento e lavoro. «Non si tratta per nulla di anticipare l’età di lavoro - continua il ministro - , ma di consentire il recupero di un giovanissimo demotivato a seguire gli altri percorsi educativi attraverso una più efficace modalità di apprendimento in un contesto lavorativo». E il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, si dice «favorevole ad ogni iniziativa che permetta un rapido inserimento dei giovani nel mondo del lavoro».
In particolare si aprono interessanti prospettive nell’artigianato, dove l’apprendistato rappresenta, oggi come in passato, il principale strumento di inserimento: nel 2008 un apprendista su tre era occupato in un’impresa artigiana. E proprio l’apprendistato è stato protagonista dell’ultimo convegno di Confartigianato, dedicato al piano Italia 2020 per rilanciare l’occupazione giovanile messo a punto dal ministero del Welfare e da quello dell’Istruzione: «Abbiamo trovato con il ministro Sacconi una comunanza di vedute - spiega il presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini - , che va nella direzione da noi indicata già da tempo: riportare attenzione su un meccanismo, l’apprendistato, che era stato “scolarizzato” dai governi precedenti e ora viene rimesso nel luogo dove deve stare, l’impresa.
In un momento economico ancora difficile come quello attuale, la proposta approvata oggi (ieri ndr) dà speranza a tanti giovani che potranno trovare qualificazione nel mondo del lavoro, anziché rimanere fuori dal sistema scolastico. Da sempre l’apprendistato nelle nostre imprese offre sia un’occasione di formazione dal punto di vista tecnico e non solo, sia prospettive di lavoro concreto». Secondo i dati dell’Ufficio studi di Confartigianato, infatti, nel 2009, nonostante la crisi, una impresa artigiana su quattro ha avuto difficoltà a reperire personale qualificato.
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27/11/2009
Sacconi: «Sì alla pillola Ru486, ma solo se usata in ospedale»
Sacconi: «Sì alla pillola Ru486, ma solo se usata in ospedale»
Il pd: «Prevaricazione politica». Idv: «posizione talebana». Il parere del ministro all'Aifa: «Attento monitoraggio del percorso abortivo in tutte le sue fasi»
| La pillola Ru486 |
ROMA - Via libera all'uso della pillola abortiva Ru486, ma solo durante il ricovero in ospedale. È la sintesi del parere che il ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, ha inviato all'Aifa. Una lettera preparata dopo che la commissione Sanità del Senato aveva approvato a maggioranza il documento finale dell'indagine conoscitiva sulla RU486, chiedendo al governo di fermare la procedura di immissione in commercio del farmaco in attesa del parere tecnico del Ministero della Salute. Il ministro Sacconi, dopo aver citato la legge 194 e i pareri del Consiglio Superiore di Sanità del 2004 e del 2005, scrive al presidente dell'Aifa Sergio Pecorelli di ritenere che «la specialità Mifegyne, nota anche come pillola RU486, possa essere utilizzata per uso abortivo, in compatibilità con la legge 194, solo se l'intera procedura abortiva, e fino all'accertamento dell'avvenuta espulsione dell'embrione, sia effettuata in regime di ricovero ordinario nelle strutture sanitarie indicate dall'art. 8 della suddetta legge». «Ritengo anche necessaria - prosegue Sacconi - una specifica sorveglianza da parte del personale sanitario cui è demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative disponibili e sui possibili rischi del metodo, in particolare relativi alla eventuale richiesta di dimissioni anticipate della paziente».
L'OPPOSIZIONE - La decisione di Sacconi provoca le critiche di Pd e Idv. «Il ministro Sacconi ed il sottosegretario Roccella - afferma Livia Turco, capogruppo dei Democratici nella commissione Affari Sociali di Montecitorio - mettono in scena una prevaricazione mai vista della politica sulla competenza tecnica, stravolgendo tra l'altro la legge 194. In tutto ciò la salute delle donne non c'entra. Mi auguro che l'Aifa continui a dare prova di autonomia di giudizio e respinga questa inaccettabile prepotenza». «L'unica cosa che ha dimostrato il voto della commissione sanità del Senato sulla RU486 - dichiara Silvana Mura, deputata dell'Idv - è che maggioranza e governo non hanno alcun ritegno a mistificare spudoratamente e a stravolgere la realtà, quando questa non ha nulla a che vedere con i loro furori ideologici di novelli talebani».
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26/11/2009
Ru486, stop in commissione «No all'immissione sul mercato»
Ru486, stop in commissione «No all'immissione sul mercato»
Sì di PDL e lega, voto contrario del PD.. finocchiaro: «il governo dica cosa vuole». Approvato in Commissione il documento finale dell'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva
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| (Ansa) |
ROMA - Il Senato blocca la RU486. La commissione Sanità di Palazzo Madama ha infatti approvato a maggioranza con il voto favorevole di Pdl e Lega e quello contrario del Pd, il documento finale dell'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva presentato dal presidente e relatore Antonio Tomassini. Nel documento si chiede di fermare la procedura di immissione in commercio della pillola Ru486 in attesa di un parere tecnico del ministero della Salute circa la compatibilità tra la legge 194 e la pillola abortiva. L'indagine è dunque conclusa e la parola passa al governo, ha spiegato il presidente della stessa commissione di Palazzo Madama, Antonio Tomassini. «La decisione comparirà nei resoconti parlamentari, verrà inviata agli organi di governo e da loro discenderà in che misura tenerne conto. Noi abbiamo una funzione di indirizzo e proposta. L'indagine conoscitiva serve a far maturare in chi la svolge gli esatti termini di una vicenda». Quelle della maggioranza e del governo «ancora una volta sono chiacchiere, ci dicano una volta per tutte cosa vogliono fare» è il commento a caldo del capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro. «Ho l'impressione - ha aggiunto la senatrice - che il ministro Sacconi avrebbe potuto sollevare un arbitraggio sulla scorta delle valutazioni dell'Agenzia europea del farmaco (Emea), invece non l'ha fatto. Credo che in questa vicenda, per ragioni di natura politica ma senza avere il coraggio di dire che non vogliono la commercializzazione della pillola, il governo sta facendo una serie di chiacchiere. Credo che sia giunto il momento - conclude - di dirci che cosa vogliono realmente». Dura la reazione dell'Idv: il presidente del gruppo al Senato, Felice Belisario parla di «un autentico colpo di mano». «È assolutamente indecente quanto deliberato questa mattina dalla commissione Igiene e Sanità del Senato» ha aggiunto il dipietrista. Soddisfatto il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri: «Abbiamo voluto ed ottenuto che sulla pillola Ru486 si facesse chiarezza» ha spiegato. «Troppi erano e sono ancora - ha aggiunto - i dubbi che legano la sua somministrazione alla salute delle donne. Per noi lo stop - ha concluso - è una vittoria di civiltà, una vittoria in difesa della salute».
APPROVATA A MAGGIORANZA - La mozione del relatore Antonio Tomassini è stata approvata a maggioranza. Quattordici i voti a favore, compreso quello del presidente della commissione, e otto quelli contrari, tutti dell'opposizione. Secondo i regolamenti dell'indagine conoscitiva, le altre due mozioni, quella della senatrice radicale eletta nelle fila del Pd, Donatella Poretti, e quella del Partito democratico, non sono state votate, perché precluse dal voto favorevole della mozione di maggioranza.
L'AIFA E L'INDAGINE - Lo scorso settembre la Commissione Igiene e Sanità del Senato aveva dato all'unanimità parere favorevole a un'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva, dopo il sì dell'Agenzia italiana del Farmaco alla vendita. Autorizzando l'immissione in commercio della Ru486, l'Aifa aveva sottolineato che l'utilizzo del farmaco in Italia deve avvenire nel rispetto della legge sull'interruzione di gravidanza, e la sua somministrazione segue un rigido protocollo medico.
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09/09/2009
Via libera alla norma sui precari Interesserà 12-13 mila insegnanti
Via libera alla norma sui precari Interesserà 12-13 mila insegnanti
Approvato dal Consiglio dei ministri. Prevista l'indennità di disoccupazione per i docenti ai quali non sono state rinnovate le supplenze annuali
| Mariastella Gelmini (Infophoto) |
ROMA - Il Consiglio dei Ministri ha approvato una norma che consente di tutelare gli insegnanti precari. La norma verrà inserita nel decreto legge Ronchi (su questioni ambientali) e interesserà una platea di 12-13 mila docenti ai quali quest'anno non saranno rinnovate le supplenze annuali: questi docenti, ha spiegato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini a Palazzo Chigi, potranno così beneficiare dell’indennità di disoccupazione, sulla base di un accordo con Ministero del Welfare e Inps.
COSA PREVEDE LA NORMA - Coloro che hanno diritto all'indennità di disoccupazione - ha spiegato la Gelmini in una conferenza stampa al termine del consiglio dei ministri - potranno avere (grazie alla norma inserita nel decreto Ronchi e quindi in vigore appena pubblicata in Gazzetta ufficiale) una via preferenziale per rimanere all'interno della scuola, attraverso le supplenze brevi, e potranno essere coinvolti in progetti educativi: contro la dispersione scolastica, il sostegno ai soggetti più deboli, o per l'orientamento. Sarà, inoltre, possibile siglare accordi con le Regioni che potranno partecipare anche in maniera finanziaria all'attuazione di questi progetti. Il progetto sarà valido soltanto per quest'anno. «Per il prossimo prevediamo - ha assicurato il ministro - che questo tipo di problemi non ci sia più».
«RAGGIUNTO UN IMPORTANTE OBIETTIVO» - «Abbiamo raggiunto un obiettivo importante che anche i sindacati attendevano con ansia» ha voluto aggiungere il ministro dell'Istruzione, commentando l'ok dato dal Consiglio dei ministri alla norma sui precari. Il ministro, riferendosi quindi alla platea dei soggetti interessati, ha ricordato che la Finanziaria prevedeva un taglio di 43.000 posti; 30.000 - ha precisato - si sono però liberati con i pensionamenti e dunque il numero effettivo si aggira tra i 12 e i 13 mila.
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22/04/2009
L'estate sarà meno costosa al cellulare
L'estate sarà meno costosa al cellulare
Le nuove tariffe entreranno in vigore dal primo luglio 2009. Approvato nuovo regolamento che riduce del 60% i costi per l'uso del cellulare in un altro Paese europeo
MILANO - L'Europarlamento di Strasburgo ha approvato mercoledì a larga maggioranza il nuovo regolamento che mette un tetto al costo degli sms e delle chiamate in roaming nei Paesi dell'Unione. Telefonare o inviare sms da un altro Paese europeo può infatti rivelarsi molto costoso: la Commissione europea cita l'esempio di un cittadino tedesco che si è visto chiedere 39,000 euro dal proprio operatore per aver scaricato un episodio di una serie tv mentre si trovava in Francia. Attualmente il costo di un sms inviato da un altro Paese dell'Ue è circa dieci volte superiore a quello nazionale mentre il costo in media per una chiamata dall'estero è di 0,46 euro al minuto.
EURO TARIFFE - Dal primo luglio 2009, gli operatori potranno addebitare un massimo di 11 centesimi (Iva esclusa) per un sms, rispetto agli attuali 28 cent di media. La tariffa massima per le chiamate in roaming invece, passerà dal 1 luglio a 43 centesimi al minuto, per poi scendere a 39 cent nel 2010 e infine a 35 cent dal 2011. Le chiamate ricevute invece, avranno un costo massimo di 19 cent al minuto dal 1 luglio prossimo, che verrà ridotto a 15 cent dal 1 luglio 2010 e poi a 11 cent dal 2011. Entro il 1 luglio 2010, inoltre, il fornitore del paese di origine non potrà addebitare ai propri clienti alcun costo per la ricezione di un messaggio vocale in roaming, escludendo altri costi, come quelli addebitati per l’ascolto dei messaggi.
INTERNET MOBILE- Per quanto riguarda l'Internet via cellulare, ovvero la trasmissione di dati - come il download di una canzone o l' invio di e-mail dal cellulare - le tariffe «wholesale» (all’ingrosso) non potranno superare l'euro per megabyte a partire dal 11 luglio 2009 (rispetto a 1, 68 euro attuali), fino a scendere a 50 centesimi dal 2011. E’ stato inserito nella nuova legge anche il principio della tariffazione delle chiamate al secondo, dopo i primi 30 secondi di conversazione: non si pagherà più il primo minuto di conversazione anche se la chiamata è più breve, ma l'addebbito scatterà alla risposta e poi per ogni secondo successivo. Secondo il nuovo regolamento, infine, quando un cliente entra in un altro stato membro dell’Ue, l'operatore del paese di origine deve fornirgli tutte le informazioni sulle tariffe di roaming (Iva inclusa) che gli verranno addebitate per le chiamate ricevute o effettuate e per gli sms nel paese in cui si trova. Queste informazioni dovranno essere fornite «automaticamente mediante un servizio messaggi, senza indebito ritardo e gratuitamente».
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