15/12/2009
Bush, ritrovate 22 milioni di email
Bush, ritrovate 22 milioni di email
Non esisteva un sistema di archiviazione. Serviranno a far luce su alcune scelte controverse dell'amministrazione repubblicana
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| George W. Bush (Ap) |
MILANO - Alcune associazioni americane, che per prime scoprirono nel 2007 che non esisteva di fatto un sistema di archiviazione delle email dello staff presidenziale, hanno rivelato di aver recuperato 22 milioni di email inviate dall’amministrazione Bush negli ultimi anni. Inizialmente si pensava che il numero di comunicazioni andate perdute fosse molto inferiore, attorno ai 5 milioni, ma con la scoperta inquirenti e storici sperano ora di far luce su alcuni punti dell'era Bush.
SCELTE CONTROVERSE - «Molte scelte controverse furono prese in quel periodo e c’èra preoccupazione circa la disponibilità di documenti che avevano il dovere legale di conservare», ha detto Meredith Fuchs, consigliere generale del National Security Archive, una delle organizzazioni che ha chiesto di cercare i documenti. Gli americani però dovranno aspettare molto tempo prima di spulciare la corrispondenza di Bush perché la documentazione sarà catalogata dagli Archivi di Stato prima di poter essere resa pubblica. «Sembra che non volessero che quelle email venissero conservate», ha commentato Melanie Sloan della Citizens for Responsability and Ethics in Washington, «potremmo non sapere mai del tutto cosa successe in quegli anni».
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02/03/2009
Unabomber, archiviata la posizione di Elvo Zornitta. «Nessuna prova»
Unabomber, archiviata la posizione di Elvo Zornitta. «Nessuna prova»
L'ingegnere: «Finalmente respiro a pieni polmoni come un uomo libero». Accolta la richiesta della Procura: «Mancano elementi sufficienti per sostenere l'accusa»
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| Elvo Zornitta |
TRIESTE - «Mancano elementi per sostenere l'accusa». Per questo motivo, il gip di Trieste, Enzo Truncellitto, ha disposto l'archiviazione del procedimento contro l'ingegnere Elvo Zornitta, unico indagato per gli attentati attribuiti a Unabomber. La richiesta di archiviazione era stata presentata lo scorso 30 dicembre dal sostituto Procuratore della Repubblica di Trieste, Federico Frezza. Si chiude così, con una sconfitta per la giustizia, la ricerca del folle bombarolo che da almeno 14 anni terrorizza il Nordest, disseminando le sue trappole esplosive.
«UN UOMO LIBERO» - «Finalmente respiro a pieni polmoni come un uomo libero - è il primo commento di Zornitta all'Apcom -. È un gradissimo sollievo. Anzi, è una benedizione: con tutti i problemi che ci sono in questo momento, almeno uno lo abbiamo risolto». «Questa vicenda è durata veramente troppo - rivela l'ingegnere - ricordo che solo due anni fa si diceva che c'erano ben altre prove e adesso invece siamo alla fine di un calvario». Ma come ha fatto in tutti questi anni a mantenere la calma nonostante fosse l'unico sospettato? «Sono una persona molto nervosa, in realtà, anche se dal di fuori posso sembrare calmo. E sono anche un pessimista. È stato difficile mantenere la calma, ma l'ho dovuto fare per la mia famiglia che doveva trovare un riferimento e che non c'entrava nulla in questa vicenda».
IPOTESI DI REATO - Zornitta era indagato per le ipotesi di reato di lesioni personali gravissime e utilizzo di materiale esplosivo e si era trovato al centro di una complicata vicenda giudiziaria nella quale è indagato il perito balistico Ezio Zernar, in servizio nel Laboratorio Indagini Criminalistiche della Procura di Venezia. Nel processo in corso davanti al Tribunale di Venezia, Zernar è accusato di aver manipolato il lamierino trovato in un ordigno inesploso, attribuito a Unabomber, al fine di costruire una prova contro Zornitta. Sull'ingegnere friulano, Polizia e Carabinieri indagano da circa sei anni. Tre anni fa Zornitta aveva ricevuto un avviso di garanzia e circa due anni fa era comparso davanti al gip di Trieste nell'incidente probatorio che doveva accertare se un paio di forbici sequestrate in un suo capanno fossero le stesse che avevano tagliato il lamierino trovato nell'ordigno inesploso. Proprio durante l'incidente probatorio emerse l'ipotesi che il lamierino fosse stato manomesso da Zernar.
LE TAPPE - Su Unabomber hanno indagato quattro Procure, decine di investigatori, una ventina di magistrati. La prima esplosione risale al 21 agosto 1994, alla Sagra degli Osei, a Sacile (Pordenone). Gli attentati sono proseguiti per un paio d'anni con la stessa tecnica (un tubo metallico esplosivo), poi hanno subito uno 'stop' di circa quattro anni, dal 1996 al 2000, quando il bombarolo è passato a una confezione di uova, prima, un tubetto di pomodoro, poi, e uno di maionese acquistati in un supermercato di Portogruaro (Venezia), fino a un cero votivo nel cimitero di Motta di Livenza (Treviso). A Natale 2003 un ordigno è scoppiato nel Duomo di Cordenons (Pordenone). È a questo punto che viene costituito un nucleo specializzato di investigatori, il 'pool' interforze, che comincia a controllare centinaia di persone, cui segue un'intesa tra le Procure generali di Venezia e Trieste, che riuniscono i vari fascicoli d'indagine sparsi nel Nordest sotto l'ipotesi dell'aggravante terroristica, e le mettono in capo alle Procure distrettuali di Venezia e Trieste. In questo periodo Elvo Zornitta, ingegnere di Azzano Decimo (Pordenone), sposato, una figlia, viene indagato per gli attentati. Da allora si susseguono altri episodi, tra cui lo scoppio in uno sciacquone di un bagno del Palazzo di Giustizia di Pordenone, l'esplosione di un evidenziatore giallo nelle mani di una bimba di nove anni sul greto del Piave e un accendino inesploso, avvolto in nastro adesivo nero, il 2 aprile 2004 dentro un inginocchiatoio nella chiesa di Sant'Agnese, a Portogruaro (Venezia). È proprio per questo episodio - che non è l'ultimo della serie - che nell'agosto 2006 il nome di Elvo Zornitta diventa pubblico.
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| Tag: unabomber, archiviazione, caso, posizione, zornitta, prove, ingegnere, procura, elementi, accuse | OKNOtizie |
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