09/07/2009

Caso Sandri, il pm in aula mima il gesto di Spaccarotella

Caso Sandri, il pm in aula mima il gesto di Spaccarotella

 

Il processo - chiesti 14 anni di reclusione. «Ci sono 5 ricostruzioni concordanti: l'agente si ferma e punta l'arma verso l'area di servizio»

 

 Il pm Giuseppe Ledda, con una Beretta a braccia tese per simulare in aula il modo in cui il poliziotto Luigi Spaccarotella avrebbe esploso il colpo che l'11 novembre del 2007 uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri (Ansa)
Il pm Giuseppe Ledda, con una Beretta a braccia tese per simulare in aula il modo in cui il poliziotto Luigi Spaccarotella avrebbe esploso il colpo che l'11 novembre del 2007 uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri (Ansa)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

AREZZO - Ha impugnato la pistola in aula per mostrare alla corte il modo in cui il poliziotto Luigi Spaccarotella avrebbe esploso il colpo che l'11 novembre del 2007 uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri: per la dimostrazione, il pm Giuseppe Ledda - che ha chiesto 14 anni di reclusione per l'agente - ha portato in aula una Beretta, come quelle in dotazione alla polizia, e ha mimato il gesto impugnandola a braccia tese.

«CI SONO 5 RICOSTRUZIONI CONCORDANTI» - Giovedì mattina, in corte d'assise ad Arezzo, è iniziata la requisitoria del magistrato: «Ci sono 5 testimoni - ha detto Ledda - che con diversi angoli visivi hanno visto la scena o parti sostanziali di essa. Sono cinque ricostruzioni sostanzialmente concordanti: Spaccarotella si ferma e punta l'arma verso l'area di servizio». A quel punto il magistrato ha impugnato la pistola mimando il gesto. Riferendosi ad alcune discordanze fra le testimonianze, Ledda ha aggiunto: «Un braccio era teso, non ha rilevanza se l'altra mano fosse sull'arma, o sul polso». Poi il pm, impugnando la Beretta con il braccio destro teso e protraendo in avanti il sinistro, ha chiesto: «Altrimenti a cosa serviva questa mano sinistra? Cosa era un saluto romano? Un saluto generico? Ma via, sono scenari ridicoli».


20/03/2009

Sacerdote muore carbonizzato in auto in area di servizio dell'autostrada A4

Sacerdote muore carbonizzato in auto in area di servizio dell'autostrada A4

 

Don Silvano Caccia, parroco di Giussano, era stato collaboratore della diocesi di milano. Stava tornando dal Trentino: forse un guasto al motore. Al momento gli investigatori non escludono alcuna pista

L'auto carbonizzata di don Silvano Caccia (Fabrizio Radaelli/Ansa)

L'auto carbonizzata di don Silvano Caccia (Fabrizio Radaelli/Ansa)


L'incidente è avvenuto nell'area di servizio Brianza Nord sull'autostrada A4 Venezia-Milano (Fabrizio Radaelli/Ansa)

L'incidente è avvenuto nell'area di servizio Brianza Nord sull'autostrada A4 Venezia-Milano (Fabrizio Radaelli/Ansa)

 

Don Silvano Caccia
Don Silvano Caccia

MILANO - Don Silvano Caccia, 54 anni, parroco di Giussano (Milano), è stato trovato morto carbonizzato nella sua auto, poco prima delle 22 di giovedì sera, nell'area di servizio Brianza Nord dell'autostrada A4 Milano-Venezia, in direzione del capoluogo lombardo. L'incendio dell'auto era stato segnalato da alcuni clienti di un autogrill. Il sacerdote, che stava rientrando dal Trentino, potrebbe essersi fermato per riposare dal viaggio (il sedile era reclinato) e aver accidentalmente lasciato cadere una sigaretta accesa. Oppure, l'incendio potrebbe essere stato causato da un malfunzionamento del vecchio motore a gas della Punto. Al momento, comunque, gli inquirenti non escludono alcuna pista investigativa. Don Silvano Caccia aveva lavorato per anni nella Diocesi di Milano: fino all’ottobre del 2008 era stato il responsabile del Servizio per la Pastorale della famiglia.

INCARICO IN DIOCESI - Don Silvano Caccia era nato a Trezzo sull'Adda (Milano) e in ottobre avrebbe compiuto 55 anni. Era stato ordinato sacerdote nel 1982. Laureato in pedagogia, aveva insegnato al seminario arcivescovile di Venegono e nel 2001 il cardinale Carlo Maria Martini l'aveva chiamato come responsabile del Servizio per la Pastorale della famiglia della diocesi di Milano. Nell'ottobre scorso don Caccia aveva assunto la responsabilità della comunità pastorale di Giussano, che comprende cinque parrocchie. Don Caccia era andato in Trentino mercoledì per gli esercizi spirituali, ma la sera dopo aveva deciso di fare rientro in anticipo a Giussano a bordo della sua Punto alimentata a gas. Nella notte, alla camera mortuaria dell'ospedale di Gorgonzola (Milano), è accorso a pregare l'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, di cui don Caccia è stato per anni stretto collaboratore. Tettamanzi lo scorso gennaio l'aveva inviato a Città del Messico per l'incontro mondiale delle famiglie in vista del prossimo appuntamento che si terrà a Milano nel 2012.

 


04/12/2008

Sparatoria sull'A1, ucciso un malvivente Il procuratore: «Colpo accidentale»

Sparatoria sull'A1, ucciso un malvivente Il procuratore: «Colpo accidentale»

Scontro a fuoco nell'area di servizio La Macchia Ovest vicino ad Anagni. Colluttazione con agenti della stradale, quattro i componenti della banda, caccia ai fuggiaschi

 

L'area di servizio dove c'è stata la sparatoria (Fotogramma)
L'area di servizio dove c'è stata la sparatoria (Fotogramma)
ANAGNI (Frosinone) - Tragica sparatoria all'alba, intorno alle 5, vicino ad Anagni e precisamente nell'area di servizio La Macchia Ovest nel tratto Roma-Napoli dell'A1. C'è stato uno scontro tra agenti della Polstrada e una banda di quattro malviventi: nella colluttazione è partito un colpo che ha ucciso uno dei banditi, un uomo di circa 30 anni forse di origine campana ma di cui non sono state diffuse le generalità. Dopo la sparatoria gli altri tre sono fuggiti ed è scattata una caccia all'uomo in tutta l'area del Frusinate.

LA RICOSTRUZIONE - Tre dei malviventi, forse tutti originari di Napoli, erano a bordo di una Lancia K, risultata rubata, parcheggiata accanto a un tir in cui stava il quarto uomo. Gli agenti, insospettiti, si sono avvicinati per verificare quanto stesse accadendo. I malviventi hanno tentato di fuggire a piedi, ma uno di loro è stato raggiunto da un poliziotto ed è scoppiata una lite durante la quale dalla pistola dell'agente è partito un colpo che ha raggiunto l'uomo alla schiena uccidendolo. Secondo una prima ricostruzione, a bordo del camion doveva essere caricata la refurtiva che era nella Lancia K. Nell'auto la polizia avrebbe trovato dei documenti, ma non quelli della vittima. Gli investigatori stanno ora esaminando le riprese delle telecamere attive nell'area di servizio. In corso anche i rilievi della Scientifica di Frosinone e degli agenti della Stradale.

«COLPO ACCIDENTALE» - Il procuratore di Frosinone, Margherita Gerunda, ha chiarito alcuni aspetti della sparatoria. «Il colpo di pistola è partito dall'arma dell'agente senza che il grilletto venisse premuto ma nel corso di una colluttazione - ha dichiarato durante una conferenza stampa -. Ad attestarlo è la bruciatura rinvenuta sull'abito della persona deceduta che è stata colpita di schiena. Inoltre il bossolo del proiettile è rimasto inserito nel tamburo della pistola». Il magistrato ha detto che i malviventi venivano seguiti dopo che era giunta una segnalazione della polizia autostradale di Orvieto, da tempo sulle tracce di una banda che prende di mira gli autotrasportatori. «L'agente ha sparato un colpo mortale alla schiena di un malvivente e lo ha fatto involontariamente» ha concluso Gerunda.