03/02/2012

La Corte dell'Aja: la Germania non deve risarcire le vittime italiane dei nazisti

La Corte dell'Aja: la Germania non deve risarcire le vittime italiane dei nazisti

Westerwelle: «Bene, riconosciuto il diritto. Ora collaboriamo con Roma». Sentenza storica: l'Italia «ha mancato di riconoscere l'immunità riconosciuta dal diritto internazionale» a Berlino

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07/02/2011

Festival Wave trasloca: da Arezzo a Lecce Vendola: "Non è scippo, noi investiamo"

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LA POLEMICA TRA REGIONI. Da 25 anni in Toscana, ora dal 14 al 17 luglio in Puglia. Valenti: «Sulla musica si scommette come in Francia»

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15/01/2011

Bimba di 11 anni muore a scuola Ipotesi: arresto cardiaco

Bimba di 11 anni muore a scuola Ipotesi: arresto cardiaco

È accaduto nella scuola media Cesalpino di Arezzo. Secondo il racconto fatto dai familiari al medico del 118, però, la bambina non aveva problemi di cuore

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18/12/2010

Intrappolati sull'A1, coda di 38 km Il presidente toscano: «Class action»

Intrappolati sull'A1, coda di 38 km Il presidente toscano: «Class action»

La Protezione civile: ignorate nostri allarmi. Tra Firenze e Arezzo auto e camion fermi da più di 20 ore. Polemica tra Rossi e il presidente dell'Anas Ciucci

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05/12/2009

Liceo intitolato a Balotelli e Sissoko Ma solo per un giorno

Liceo intitolato a Balotelli e Sissoko Ma solo per un giorno

 

I due giocatori di Inter e Juventus. L'iniziativa antirazzismo dello scientifico Francesco Redi di Arezzo

 

L'entrata del liceo scientifico Redi di Arezzo
L'entrata del liceo scientifico Redi di Arezzo

AREZZO - L'istituto Francesco Redi di Arezzo ha cambiato nome. Per un giorno solo. Sabato, in occasione di Juventus-Inter, è diventato il liceo scientifico «Balotelli-Sissoko», dal nome dei due giocatori di colore di Inter e Juventus, il primo italiano, il secondo del Mali. Sabato mattina il preside ha affisso al cancello d'ingresso una targa di cartone che riporta i nomi dei due giocatori. «La mia è una provocazione», ha detto il preside Claudio Santori. «Credo che servano anche queste cose per far riflettere ragazzi e adulti, perché nessuno può essere italiano per il colore della pelle».

ESEMPIO - L'iniziativa era stata presa all'unanimità dal consiglio d'istituto per dare un segnale contro il razzismo negli stadi, senza l'opposizione da parte di un gruppo di studenti che aveva invitato su Facebook a non andare a scuola sabato per criticare la scelta relativa a Balotelli, definito arrogante, presuntuoso e viziato e quindi non esempio da seguire. «Gli assenti di sabato mattina sono un centinaio, la metà di un sabato normale», ha spiegato il preside. Lo scientifico Redi ha 54 classi e oltre 1.300 studenti. «Nel giorno della partita Juve-Inter ci è sembrato giusto dare un segnale. Vorrei ribadire - ha aggiunto il preside - che io non ho indicato Balotelli come modello. Il modello per me è Socrate e il suo pensiero sul rispetto della legge». Lo scientifico di Arezzo, dall'ingresso fino alla aule, è tappezzato sui muri da gigantografie con gli articoli della Costituzione. «Anche gli studenti più distratti la leggono, la rileggono e la assorbono», ha spiegato Sartori. Le lezioni di sabato sono state regolari fino alla sesta ora, quando è stata convocata un'assemblea straordinaria per valutare l'iniziativa e le reazioni che ha provocato.


15/07/2009

Omicidio Sandri: 6 anni a Spaccarotella Dopo il verdetto urla contro la Corte

Omicidio Sandri: 6 anni a Spaccarotella Dopo il verdetto urla contro la Corte

 

Violente proteste in aula. Il padre della vittima: «Una vergogna per l'Italia». Il pm aveva chiesto 14 anni di reclusione. Derubricato il reato da omicidio volontario a colposo

 

Un'immagine di Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso da un colpo di pistola sull'autostrada A1, nei pressi di Arezzo (Ansa)
Un'immagine di Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso da un colpo di pistola sull'autostrada A1, nei pressi di Arezzo (Ansa)

AREZZO - La corte d'Assise di Arezzo ha condannato a sei anni di reclusione il poliziotto Luigi Spaccarotella, che l' 11 novembre 2007, nell'area di servizio Badia al Pino, vicino ad Arezzo, uccise con un colpo di pistola il tifoso laziale Gabriele Sandri. Il pm aveva chiesto una pena di 14 anni di reclusione. Ma la corte ha derubricato il reato da omicidio volontario a colposo. Subito dopo la lettura del dispositivo, vi sono state urla in aula contro i giudici.

I GENITORI - «Adesso me lo hanno ammazzato una seconda volta. Come fai a credere nella giustizia? Adesso non ci credi più». Così Daniela Sandri, la madre di Gabriele, tra le lacrime, ha commentato la sentenza del Tribunale di Arezzo. «Quando stasera tornano a casa, li avranno dei figli - ha aggiunto -? Come fanno a guardarli negli occhi? Gabriele non me lo ridà nessuno, ma questo è troppo, è una cosa tremenda». «È una vergogna per tutta l'Italia», ha urlato Giorgio Sandri, padre di Gabriele. «Hanno ammazzato mia moglie un'altra volta, forse adesso la portiamo via con l'ambulanza, hanno ammazzato mio figlio. Io consiglierei a tutti i cittadini di non spendere più i soldi per la giustizia perché se la giustizia è questa sono soldi buttati. Non sono bastati cinque testimoni che hanno visto quello che ha fatto l'individuo, quando basta un pentito di mafia per mandare gente all'ergastolo per 30 anni. Evidentemente la divisa ha il suo peso. Mi vergogno di essere italiano, mi vergogno di aver creduto nella giustizia. Per fortuna che c'è la giustizia divina che penserà a Spaccarotella, a quella non potrà sfuggire senz'altro». Svenimenti, scene di panico e parolacce sul piazzale antistante il Tribunale di Arezzo, dove si sono radunati una trentina di amici di Gabriele. La reazione alla lettura della sentenza era stata di grande rabbia, e alcuni tifosi della Lazio amici di Gabriele hanno inveito contro Spaccarotella e contro i giudici, ma dopo un po' il fratello di «Gabbo», Cristiano Sandri, li ha riportati alla calma dicendo che così «si uccide Gabriele per la terza volta, fatela finita». Un'amica di Gabriele, Cinzia, dall'emozione ha accusato un malore, è stata soccorsa dai sanitari ed è stata portata via in ambulanza.

SPACCAROTELLA - «Ho pianto di gioia. Ho fatto bene a credere nella giustizia». È felice Luigi Spaccarotella, commentando al telefono con il suo avvocato Federico Bagattini, l'agente condannato oggi a sei anni per omicidio colposo. «Sono contento per Spaccarotella», ha commentato l'avvocato Federico Bagattini, che con il collega Francesco Molino difende l'agente. «E' stato riconosciuto quanto lui ha sempre detto, e cioè di non aver voluto ammazzare nessuno». «Ovviamente la pena è molto gravosa, troppo eccessiva, e su questo punto faremo appello. Intanto usciamo dall'omicidio volontario, che evidentemente è il risultato al quale tendevamo», ha aggiunto Bagattini. Nonostante la condanna l'agente di polizia per ora non andrà in carcere: i suoi difensori hanno, infatti, annunciato appello, per cui, in base alle previsioni del codice di procedura penale, l'imputato attenderà in libertà il processo di secondo grado, che si svolgerà probabilmente il prossimo anno. Solo quando la sentenza nei confronti di Spaccarotella diventerà irrevocabile sarà emesso il provvedimento per l'esecuzione della pena.

COLPA COSCIENTE - Il reato di omicidio colposo del tifoso Gabriele Sandri, per il quale il poliziotto Luigi Spaccarotella è stato condannato a sei anni di reclusione, è stato commesso con l'aggravante - riconosciuta dalla Corte d'assise - della «colpa cosciente», cioè della previsione dell'evento. La colpa cosciente - molto simile al dolo eventuale - ricorre quando l'agente ha previsto l'evento senza però averlo voluto (a differenza della colpa incosciente, che è senza previsione alcuna dell'evento): in definitiva, l'agente Spaccarotella avrebbe sparato contro Sandri - secondo i giudici - senza intenzione di ucciderlo, ma accettando il rischio che quell'evento potesse verificarsi. L'omicidio colposo è punito dal codice con una pena massima di cinque anni: è quindi verosimile - ma lo si saprà solo quando la sentenza sarà depositata - che i giudici abbiano determinato la pena sommando al massimo previsto per l'omicidio colposo un altro anno proprio in virtù dell'aggravante della colpa cosciente.

IL PROCESSO - La sentenza di primo grado arriva dopo quattro mesi dall'apertura del processo, che aveva preso il via lo scorso 20 marzo. La giuria si era riunita in Camera di Consiglio alle 11.30, dopo le repliche e le controrepliche della mattinata. Il pubblico ministero, Giuseppe Ledda, aveva chiesto 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale, con le attenuanti generiche per lo sconto di un terzo della pena. All'esterno del tribunale di Arezzo si erano radunati alcuni amici di Gabbo con degli striscioni: «È ora che sia fatta giustizia per Gabriele», recitava uno. L'omicidio avvenne l'11 novembre 2007 nell'area di servizio dell'A1 di Badia al Pino, nei pressi di Arezzo: il ragazzo fu raggiunto da un colpo sparato dal poliziotto.

CONSIGLIERI PDL: «INTERDETTI» - «Possiamo solo lontanamente immaginare quanto la famiglia di Gabriele stia passando in questo momento e a loro esprimiamo tutta la nostra vicinanza e solidarietà. Quella emessa dalla Corte di Assise di Arezzo è una sentenza che ci lascia tutti interdetti e sgomenti». Lo dichiarano in una nota i consiglieri comunali del Pdl, Alessandro Cochi, Marco Visconti, Federico Guidi, Ugo Cassone, Luca Gramazio.

ALEMANNO - «Esprimo profonda insoddisfazione per la sentenza che ha condannato l'agente di polizia Luigi Spaccarotella a soli 6 anni di reclusione per l'omicidio di Gabriele Sandri». Lo afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. «Pur riservandomi di leggere le motivazioni della sentenza, mi pare non accettabile la derubricazione del reato da omicidio volontario a colposo. In ogni caso, la pena risulta troppo mite rispetto a un fatto così grave che ha duramente colpito non solo la famiglia ma tutta la città. Mi auguro che il Pubblico Ministero, data la diversità fra le richieste e la sentenza, ricorra in appello e, in quella sede, la sentenza possa essere rivista per non lasciare in tutto il mondo degli sportivi romani un senso di profonda ingiustizia».

LOTITO - «È necessario attendere le motivazioni della sentenza, prima di esprimere qualunque giudizio e confermare il rispetto che si deve ai giudici ed alle loro decisioni nell'ambito di una vicenda triste che ha colpito profondamente la coscienza di tutti noi» ha detto il presidente della Lazio, Claudio Lotito.


09/07/2009

Caso Sandri, il pm in aula mima il gesto di Spaccarotella

Caso Sandri, il pm in aula mima il gesto di Spaccarotella

 

Il processo - chiesti 14 anni di reclusione. «Ci sono 5 ricostruzioni concordanti: l'agente si ferma e punta l'arma verso l'area di servizio»

 

 Il pm Giuseppe Ledda, con una Beretta a braccia tese per simulare in aula il modo in cui il poliziotto Luigi Spaccarotella avrebbe esploso il colpo che l'11 novembre del 2007 uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri (Ansa)
Il pm Giuseppe Ledda, con una Beretta a braccia tese per simulare in aula il modo in cui il poliziotto Luigi Spaccarotella avrebbe esploso il colpo che l'11 novembre del 2007 uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri (Ansa)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

AREZZO - Ha impugnato la pistola in aula per mostrare alla corte il modo in cui il poliziotto Luigi Spaccarotella avrebbe esploso il colpo che l'11 novembre del 2007 uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri: per la dimostrazione, il pm Giuseppe Ledda - che ha chiesto 14 anni di reclusione per l'agente - ha portato in aula una Beretta, come quelle in dotazione alla polizia, e ha mimato il gesto impugnandola a braccia tese.

«CI SONO 5 RICOSTRUZIONI CONCORDANTI» - Giovedì mattina, in corte d'assise ad Arezzo, è iniziata la requisitoria del magistrato: «Ci sono 5 testimoni - ha detto Ledda - che con diversi angoli visivi hanno visto la scena o parti sostanziali di essa. Sono cinque ricostruzioni sostanzialmente concordanti: Spaccarotella si ferma e punta l'arma verso l'area di servizio». A quel punto il magistrato ha impugnato la pistola mimando il gesto. Riferendosi ad alcune discordanze fra le testimonianze, Ledda ha aggiunto: «Un braccio era teso, non ha rilevanza se l'altra mano fosse sull'arma, o sul polso». Poi il pm, impugnando la Beretta con il braccio destro teso e protraendo in avanti il sinistro, ha chiesto: «Altrimenti a cosa serviva questa mano sinistra? Cosa era un saluto romano? Un saluto generico? Ma via, sono scenari ridicoli».


29/03/2009

Arezzo, sparatoria in strada Muore un ventenne, due feriti

Arezzo, sparatoria in strada Muore un ventenne, due feriti

 

Colpi d'arma da fuoco poco prima dell'alba fra due gruppi di immigrati dall'Albania. Indagini in corso

 

Un ventenne albanese morto e due suoi connazionali feriti, di cui uno gravemente. È il bilancio di uno scontro con sparatoria tra due gruppi di albanesi, così ipotizzano gli investigatori, avvenuto la notte scorsa intorno alle 4 ad Arezzo, in un piazzale antistante via Torricelli. Il ventenne, Agim Leka, è stato accompagnato al pronto soccorso dell'ospedale di Arezzo su un'auto che si è poi allontanata a gran velocità: i sanitari sono usciti perché hanno sentito chiedere aiuto, trovandolo nell'atrio a terra. Il giovane, raggiunto da più colpi di pistola, è morto poco dopo.

I FERITI - È invece stato trasportato all'ospedale da un'ambulanza Ruci Rodjan, 27 anni, colpito da un colpo di pistola all'arteria femorale di una coscia. Operato, è ricoverato in prognosi riservata. Sconosciuta l'identità dell'altro ferito, indicato sempre come un albanese: portato in ambulanza in ospedale, per una ferita forse provocata da un cacciavite, è poi fuggito a piedi. La sparatoria è avvenuta poco dopo le 4 nel piazzale antistante un'abitazione di via Torricelli, ad Arezzo, dove vivono alcuni albanesi. A fronteggiarsi sarebbero stati appunto due gruppi di albanesi antagonisti. Non si conoscono i motivi della rissa.

TESTIMONI RETICENTI - La squadra mobile, diretta da Marco Dalpiaz, giunto sul posto assieme al questore Felice Ferlizzi, sta ascoltando numerosi testimoni, tutti albanesi, per ricostruire la dinamica dei fatti, ma si trova di fonte ad un muro di reticenze. Da quanto emerso al momento sembra che nella tarda serata di ieri alcuni componenti dei due gruppi si sarebbero affrontati nei pressi di un night. Sarebbe stata anche rubata l'auto di un albanese, ritrovata poi sotto l'abitazione di via Torricelli.


09/11/2008

Travolge pedone ad Arezzo, arrestato

Travolge pedone ad Arezzo, arrestato

INCIDENTE NEL SALERNITANO: QUATTRO MORTI. Il pirata della strada è stato individuato grazie alla targa della sua auto, caduta nell'impatto. Ha confessato

 

 

AREZZO - Sabato sera ad Arezzo ha travolto e ucciso con la propria auto un pedone, Franco Valdambrini, 45 anni, che stava attraversando la strada per entrare in un ristorante. Poche ore dopo il pirata della strada è è stato rintracciato e arrestato: è Giorgio Galli, 41 anni, residente a Foiano della Chiana (Arezzo), individuato grazie alla targa della sua Suzuki Swift che si è staccata durante lo schianto. Era vicino alla sua casa a ed ha subito ammesso le sue responsabilità, dicendo di essere fuggito per paura. È stato accompagnato in ospedale per i prelievi ematici e poi in Questura. Sarà poi trasferito al carcere di Arezzo con l'accusa di omicidio colposo e omissione di soccorso.

QUATTRO MORTI NEL SALERNITANO - Domenica mattina c'è stata un'altra tragedia, nel Salernitano. Quattro persone, forse minorenni, sono morte in un incidente sul raccordo autostradale Sicignano degli Alburni-Potenza, all'altezza del comune di Buccino. Secondo le testimonianze, si sono scontrati un pulmino, «completamente accartocciato», e un'auto. Il furgone, con a bordo un gruppo di giovanissimi giocatori di pallamano, avrebbe fatto un salto di corsia finendo sull'auto. I sanitari del 188 hanno riferito di aver visto «tre delle vittime rimaste incastrate nell'abitacolo». «Non siamo riuscite ad estrarle - hanno spiegato -, sono dovuti intervenire i vigili del fuoco. Abbiamo soccorso tre feriti, il più grave è un minorenne che è stato portato all'ospedale San Leonardo di Salerno».

 


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