07/08/2009

Un cittadino bengalese accoltellato nel negozio di alimentari dove lavorava

Un cittadino bengalese accoltellato nel negozio di alimentari dove lavorava

 

TOR BELLA MONACA. L'uomo è ricoverato in prognosi riservata. Fermati tre degli aggressori, identificato anche un dodicenne

 

Il negozio dove è avvenuta l'aggressione (foto Mario Proto)
Il negozio dove è avvenuta l'aggressione (foto Mario Proto)

Un immigrato di origine bengalese, di 23 anni, è stato aggredito mercoledì pomeriggio all'interno del negozio di frutta e verdura dove lavora in via Villabate, nel quartiere di Tor Bella Monaca, alla periferia di Roma. L'uomo è stato colpito con calci e bastoni e con un arma da taglio da un gruppo di italiani ed è stato poi trasportato al Policlinico di Tor Vergata dove è stato ricoverato in prognosi riservata per un trauma cranico, una ferita lacero contusa alla testa e due ferite da taglio al fianco destro. Secondo le prime ipotesi d'indagine, l'agguato sarebbe scattato come vendetta perché il giovane avrebbe fatto un commento a una ragazza, legata a uno degli appartenenti al branco.

TENTATO OMICIDIO - Nel giro di poche ore fermati i presunti aggressori sono stati identificati e e fermati dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Frascati e quelli del Nucleo Investigativo di Roma e della Compagnia di Frascati. Si tratta di tre uomini, un diciottenne, un diciannovenne e un trentottenne fermati con l'accusa di tentato omicidio. Al raid avrebbe preso parte anche un ragazzino di 12 anni, che per la sua età non è però imputabile. Sul movente dell'agguato sono in corso le indagini dei Carabinieri che, per ora, tendono ad escludere la natura razzista. Alcuni testimoni hanno confermato l'ipotesi legata a una battuta del giovane nei confronti di una ragazza, cliente del negozio di frutta, altri tendono invece ad escluderla.

I TITOLARI DEL NEGOZIO - Stupore da parte dei titolari del negozio di frutta e verdura. «Abbiamo aperto questo negozio circa 4 mesi fa. Non abbiamo mai avuto problemi nel quartiere». A raccontarlo una dei fratelli Mollah, titolari dell'omonima frutteria. All'indomani dell'aggressione nel negozio, con due ingressi su via di Villabate e un'insegna «Mollah alimentari» scritta con vernice rossa sul muro, sembra una giornata come tutte le altre. «Abdul ci aiuta qui in negozio da circa un mese - prosegue l'uomo che non era presente al momento dell'aggressione- da quando mia sorella è tornata nel nostro paese. È un bravo ragazzo, non ha mai creato problemi. So che gli aggressori hanno avvicinato Abdul qui fuori - prosegue - lui ha cercato di scappare ma è stato picchiato e si è accasciato per terra davanti ad un bar. Oggi sono andato a trovarlo e mi ha detto di sentirsi meglio e di aver riconosciuto dalle foto alcuni degli aggressori». Anche nel bar di via Ravanusa parlano di Abdul come «un bravo ragazzo, una persona silenziosa che non da fastidio a nessuno». Ieri pomeriggio quando Abdul si è accasciato davanti all'ingresso del locale c'era solo il figlio della titolare: «L'ho visto barcollare e accasciarsi per terra - dice il ragazzo - non ho visto gli aggressori perché penso siano scappati prima che lui arrivasse qui davanti. Mi dispiace per l'accaduto perché Abdul è un nostro cliente abituale e non da fastidio a nessuno, quindi non credo ci possano essere ipotetiche storie di ragazze infastidite».

I TESTIMONI - «Ho sentito qualcuno che piangeva in strada e mi sono affacciata dalla finestra. A quel punto ho visto un ragazzo per terra in un lago di sangue», ha raccontato una signora che abita nelle vicinanze. «Aveva delle ferite sulla testa e dei tagli sul corpo - prosegue la donna - c'era gente affacciata che si è precipitata in strada e poco dopo sono arrivati i soccorsi. È un ragazzo che conosco di vista, abita qui in zona e spero che stia bene. È assurdo che accadano cose del genere in pieno giorno». D'accordo anche altri residenti della zona di Tor Bella Monaca vecchia. «Siamo completamente abbandonati - dice un'altra residente e madre di una 14enne - servono controlli da parte della polizia e dei carabinieri. Altro che ronde, questo quartiere fa davvero paura». Una ragazza fa notare che nessuno è accorso in aiuto dell'aggredito. «So che aveva dato fastidio ad una ragazza della zona, una diciassettenne fidanzata da tempo con un ragazzo del quartiere. Lei ha raccontato tutto e da lì è stata organizzata una spedizione punitiva», spiega la ragazza che ha assistito all'aggressione. «Secondo me non c'è nulla di razzista, sarebbe successo anche con un italiano - aggiunge - ieri pomeriggio lo hanno preso a bastonate in testa lasciando quattro bastoni per terra spezzati a metà e ricoperti di sangue. La cosa assurda è che qui tutti hanno paura e non hanno mosso un dito finché non sono arrivati i soccorsi».


30/03/2009

Donna decapitata dal figlio

Donna decapitata dal figlio

 

A CATANIA. Del delitto si era accusato il marito ma poi la verità è venuta a galla. Il padre ha cercato di coprirlo

 

CATANIA - È stata quasi decapitata, ma a uccidere la donna a Catania non è stato il marito, come si era pensato in un primo tempo. C'è stato infatti un colpo di scena nel caso dell'omicidio della casalinga di 41 anni, Maria Pia Scuto, trovata con la testa quasi recisa totalmente con un cutter. A ucciderla è stato infatti il figlio 15enne. Il padre Giuseppe Riccio, di 35 anni, si era accollato tutto ed era stato fermato per omicidio volontario, ma alla fine la verità è venuta a galla.

LA CONFESSIONE - Messo alle strette il ragazzo ha confessato il delitto agli investigatori. Il padre aveva tentato di coprirlo, addossandosi l'omicidio e avanzando un movente passionale, parlando anche di una email quale causa scatenante della furia omicida. La polizia aveva deciso il sequestro del pc. Una versione che ha però zoppicato. A quel punto, incalzato dai poliziotti, il giovane ha ammesso di avere ucciso in un raptus la madre.

IL CORPO - Il corpo della donna, sgozzata, è stato trovato nell' ingresso della cucina della casa della coppia, al settimo piano di un edificio di via Costanza, con la testa quasi recisa dal collo. La morte è stata provocata da colpi di arma da taglio, che non è stata trovata. Al momento del delitto nell'abitazione erano presenti la madre della vittima e il figlio di 15 anni della coppia.