10/01/2011

Grande fratello, vuole entrare armato di coltello: «Sono un nuovo concorrente»

Grande fratello, vuole entrare armato di coltello: «Sono un nuovo concorrente»

Un romano di 38 anni è stato bloccato domenica sera mentre cercava di introdursi negli studi di Cinecittà

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09/11/2010

Rapinava le farmacie e terrorizzava i clienti: il video

Rapinava le farmacie e terrorizzava i clienti: il video

La polizia di Parma è riuscita a bloccare, anche grazie a queste immagini, un uomo che aveva messo a segno diversi colpi. Entrava come un avventore qualunque ma poi, pistola alla mano, si faceva consegnare i soldi

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15/06/2010

Pakistan, “Ucciderò Bin Laden con l’aiuto di Dio”

Pakistan, “Ucciderò Bin Laden con l’aiuto di Dio”

La polizia pakistana ha arrestato un cittadino americano che si aggirava in una foresta del Paese armato di pistola, pugnale, spada e attrezzatura per la visione notturna. E in testa un’idea fissa: uccidere l’uomo più ricercato del mondo.

 

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Si muoveva guardingo in una foresta al nord del Pakistan equipaggiato con visore notturno. Infilate nella cintura una spada e una pistola.  E nella testa la convinzione di poter catturare il “nemico pubblico numero uno”. Quando i poliziotti pakistani l’hanno arrestato non potevano credere alle loro orecchie: “Sono un americano e sono qui per ritracciare e uccidere Bin Laden”.

L’uomo, Gary Brooks Faulkner, un operaio edile 52enne originario della California era al suo settimo viaggio nel Paese asiatico. Inizialmente, racconta un funzionario della polizia pakistana, “quando ci ha detto che voleva uccidere Bin Laden, siamo scoppiati a ridere. Ma quando abbiamo ritrovato l’attrezzatura e le armi, anbbiamo capito che non scherzava affatto”.


Oltre alle armi Faulkner aveva con se nello zaino una Bibbia con diversi passi sottolineati. E quando i servizi segreti, che l’hanno interrogato nel carcere di Peshawar, gli hanno chiesto perché fosse convinto di catturare Bin Laden, la risposta è stata sconcertante: “"Dio è con me, e io sono fiducioso che riuscirò a ucciderlo".



06/06/2010

Bari, tragica rapina: il benzinaio spara, muore un ladro

Bari, tragica rapina: il benzinaio spara, muore un ladro

Un 23enne è morto per un colpo di pistola sparato dal gestore di una stazione di servizio che aveva assaltato insieme a un complice riuscito a fuggire. Per terra i militari hanno recuperato tre bossoli. Non si è appreso se i rapinatori fossero armati

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Un giovane rapinatore di 23 anni è morto sabato sera per un colpo di pistola, che l'ha raggiunto al fianco, sparato dal gestore di una stazione di servizio che aveva assaltato assieme con un complice riuscito a fuggire. Il ragazzo, nato nel quartiere periferico San Paolo di Bari, è morto in ospedale dove è stato trasportato dopo essere stato abbandonato in una cava di calcestruzzo poco distante dal luogo della rapina. Il suo ritrovamento è stato reso possibile da una telefonata anonima al 112.

La vittima e il complice erano giunti nella stazione di rifornimento Tamoil in sella ad una motocicletta. Non si è appreso se fossero armati. Secondo la prima ricostruzione dei carabinieri, quando hanno intimato al gestore di consegnare l'incasso sono stati affrontati dall'uomo armato con una pistola il quale ha sparato contro di loro. Per terra i militari hanno recuperato tre bossoli.


26/04/2010

Uomo armato vicino all'Air Force One

Uomo armato vicino all'Air Force One

Il giovane era dotato di equipaggiamento in uso alla polizia, voleva parlare al presidente. Un 23enne fermato dalle forze di sicurezza all'aeroporto di Asheville, da cui era appena decollato Barack Obama

 

Obama saluta prima di salire a bordo dell'Air Force One e lasciare la cittadina di Asheville (Ap)
Obama saluta prima di salire a bordo dell'Air Force One e lasciare la cittadina di Asheville (Ap)

WASHINGTON - Un uomo originario dell’Ohio è stato fermato dalla polizia americana all’aeroporto di Asheville, nella North Carolina, mentre era in possesso di un’arma, pochi minuti dopo il decollo dallo stesso scalo dell’Air Force One con a bordo il presidente Barack Obama. Joseph Sean McVey, 23 anni, ha detto ad un ufficiale di polizia che aveva intenzione di incontrare il presidente: l’uomo era in possesso di equipaggiamenti in dotazione alla polizia, hanno spiegato le autorità locali.

Joseph Sean McVey (Ap)
Joseph Sean McVey (Ap)

L'INCHIESTA - McVey è stato accusato di porto d’armi illegale e di condotta illecita. L’uomo, in ogni caso, non è mai riuscito ad avvicinarsi alla zona in cui si trovava il presidente. Le autorità locali hanno aperto un’indagine per stabilire come mai l’uomo fosse in possesso di equipaggiamento della polizia, pur non essendo un agente, e quale era il suo obiettivo reale. I servizi segreti americani, che curano la sicurezza di Obama, non hanno commentato l’arresto.

Redazione Online


Preso a Salò: è finita la fuga dell'uomo che ha fatto la strage nel Mantovano

Preso a Salò: è finita la fuga dell'uomo che ha fatto la strage nel Mantovano

Si è costituito con una telefonata: «Sono stanco, venitemi a prendere». Aveva sparato alla sua ex, a un'anziana vicina e a un conoscente che era in auto con moglie e bambini

 

Una vecchia foto dell'omicida, Omar Bianchera, 44 anni
Una vecchia foto dell'omicida, Omar Bianchera, 44 anni

MANTOVA - «Sono stanco, mi arrendo...venitemi a prendere». È finita nei pressi del Lago d'Idro la caccia all'uomo che ha seminato morte e terrore tra Mantova e Brescia. Omar Bianchera, che ha ucciso tre persone nel mantovano e ne ha ferito una quarta, è stato rintracciato ad Anfo, un paese nei pressi del lago di Idro, ed stato poi portato nella caserma di Salò. Secondo quanto riferito dagli stessi inquirenti il killer si è costituito telefonando al 113. La telefonata è stata ricevuta dalla questura di Brescia e sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Salò competenti per Anfo, il comune della Valsabbia dove il fuggitivo era arrivato scappando dopo il triplice omicidio. Il camionista 44enne di Volta Mantovana ha chiamato con un cellulare dalla propria autovettura, parcheggiata in prossimità della Rocca di Anfo, nei pressi del lago di Idro, nel bresciano. A quel punto la polizia ha subito "girato" la segnalazione ai carabinieri della zona, più vicini alla località, e l'omicida è stato raggiunto e quindi ammanettato. Le armi della strage erano nell'auto.

LE VITTIME - Le vittime sono l'ex moglie e due conoscenti con i quali l'omicida, che ha seri problemi psicologici ed è un fanatico di armi, aveva avuto degli screzi. Un'altra persona è rimasta ferita. A quanto si è appreso gli investigatori avevano localizzato, attraverso le celle del suo cellulare, gli spostamenti del killer verso la provincia bresciana che confina con quella mantovana.

L'EX MOGLIE- Il killer, Omar Bianchera, 44 anni, autotrasportatore, noto alle forze dell'ordine per precedenti di droga, sembra aver seguito nel suo delirio un preciso itinerario di «vendetta», spinto dal desiderio di eliminare tutti coloro con i quali sentiva di avere dei conti in sospeso. Domenica mattina si è diretto in auto verso la casa dell'ex moglie, Daniela Gardoni, 38 anni, che abitava in un appartamento in via Risorgimento, la strada principale di Volta Mantovana. I due erano separati da una decina d'anni ed erano in causa appunto per quell'appartamento, in cui avevano vissuto insieme: proprio martedì scorso il Tribunale aveva assegnato la casa alla Gardoni. L'uomo aveva rivolto parecchie minacce all'ex moglie e aveva anche detto a un amico che, prima o poi, l'avrebbe uccisa. L'uomo, arrivato alle 7 di mattina davanti alla casa della donna, un paio d'ore dopo ha esploso alcuni colpi contro le finestre; l'ex moglie è scesa di corsa ed è salita in auto, cercando di andare dai carabinieri, ma l'uomo le ha sparato più volte. L'auto ha percorso circa 200 metri, poi è finita contro un muro. Bianchera, che l'inseguiva, è sceso dalla sua vettura e ha freddato Daniela Gardoni con due colpi di pistola senza dire nulla. Inutilmente un ragazzo, di passaggio in sella a uno scooter, ha cercato di difendere la donna: l'omicida lo ha brutalmente scansato e ha continuato a sparare.

LA CONOSCENTE - Subito dopo Bianchera è risalito sulla sua auto e si è diretto verso la località Piccard, sulla via per Monzambano. Qui ha ucciso una sua lontana parente, Maria Bianchera, 71 anni, con la quale aveva avuto screzi a proposito dei confini: le loro abitazioni, in località Piccarda, distano una decina di metri. L'uomo ha fatto fuoco almeno 5 volte, uccidendo la donna e ferendo il marito. Proseguendo nel suo itinerario di «vendicatore», sempre in auto è andato in località Pile, a poca distanza. A quanto si è appreso voleva regolare i conti con il capofamiglia Luigi Platter, al quale qualche tempo fa aveva affittato dei locali in cui era stata aperta una birreria.

UCCISO DAVANTI AI BAMBINI - Nella corte si è imbattuto invece nel figlio di Luigi Platter, Walter, 35 anni, che stava partendo per una gita in auto con la moglie e i due bambini. Bianchera ha fatto scendere dalla macchina la donna e i piccoli e poi ha fatto fuoco su Platter, che era rimasto in auto, e lo ha ucciso. La moglie Virginia Deidonè, nel tentativo di difendere il marito, è rimasta ferita di striscio. Poi è fuggita in strada per chiedere aiuto. L'omicida ha quindi abbandonato l'auto per darsi alla fuga tra campi e boschi, dove i carabinieri lo stanno cercando.

LA CACCIA ALL'UOMO - Bianchera inizialmente si era nascosto nei boschi attorno alla zona collinare dell'alto Mantovano, vicino al lago di Garda. Le forze dell'ordine hanno organizzato posti di blocco in tutta la zona e hanno svolto battute per rintracciarlo, anche con l'ausilio di elicotteri. L'uomo era armato con un fucile a pompa e due pistole calibro 38, una delle quali regolarmente denunciata.

ALLA MADRE: «HO FATTO UN MACELLO» - «Ho fatto un macello...». Queste le parole pronunciate al telefono, parlando con la madre, da Omar Bianchera, il camionista 42enne di Volta Mantovana che stamani ha compiuto una strage uccidendo tre persone. L'uomo è ancora in fuga nelle campagne tra il bresciano e il mantovano. La telefonata è stata intercettata dai carabinieri, che avevano provveduto a mettere sotto controllo i telefoni dei congiunti dell'uomo nella speranza che questi provasse a contattarli, come in effetti poi è stato con la madre. È stata così localizzata la zona da dove è partita la chiamata. Ora ingenti forze dell'ordine si stanno muovendo verso quell'area, nel tentativo di chiudere ogni via di fuga all'uomo, ritenuto estremamente pericoloso.

«NESSUNO POTEVA IMMAGINARE» - Il sindaco di Volta Mantovana, Giuseppe Adami, che è anche il medico del paese, è sconvolto. «Bianchera? Qui in tanti lo conoscono, eccome, ma nessuno avrebbe mai immaginato una cosa simile. Si sa che è orfano di padre, che si era separato da anni. Ha ancora la mamma, una sorella». «Proprio questa mattina - racconta il sindaco - mi sono recato a deporre una corona ai caduti. Con me c'era il maresciallo del posto. E tra di noi commentavamo quanto fosse tranquilla la nostra cittadina. Poi è arrivata una telefonata, all'inizio sembrava per un incidente stradale. E invece...». In qualità di medico, è stato tra i primi ad arrivare a casa di Maria Bianchera, che era sua paziente.

LE TESTIMONIANZE - «Ho sentito gli spari mentre ero in casa con mia moglie, sono sceso e ho visto tutto e mi sono detto: 'Non è possibile". Me lo diceva sempre, "voglio ucciderla", ma non pensavo che l’avrebbe fatto davvero», racconta un vicino di Daniela Gardoni. «Era un tipo introverso, senza amici - racconta un altro conoscente di Omar Bianchera -. So che aveva spesso discussioni. Forse si è autocaricato fino a scoppiare».

Redazione online


25/04/2010

Terrore nel Mantovano, uccide tre persone e fugge

Terrore nel Mantovano, uccide tre persone e fugge

Un uomo armato ha seminato il panico tra Mantova e Brescia. Ha ucciso la ex compagna e altre due persone, poi ha fatto perdere le sue tracce nei boschi della zona. Paura tra gli abitanti

 

 

 

Si chiama Omar Bianchera, ha 42 anni e risiede a Volta Mantovana l'uomo che questa mattina ha ucciso la ex moglie, Daniela Gardoni, di circa 40 anni, e altre due persone prima di far perdere le sue tracce nei boschi che attorniano la zona collinare dell'alto mantovano, vicino al lago di Garda. Le forze dell'ordine hanno organizzato battute e posti di blocco in tutta la zona per rintracciarlo, ma l'uomo sembra aver fatto perdere le proprie tracce lungo i declivi che arrivano sino al Garda, tra le province di Brescia, Mantova e Verona. Sarebbe armato di tutto punto. Avrebbe con sé due pistole e un fucile e si teme possa uccidere ancora.

A Volta Mantovana, appena si è saputo quello che era accaduto, si è diffuso il panico. Le strade ora sono deserte e la gente è chiusa in casa. "Ha già ucciso tre volte - ha detto la titolare di un bar alla periferia del paese - potrebbe farlo ancora". L'uomo, Omar Bianchera è infatti armato.


Secondo quanto si apprende, la strage di questa mattina tra Mantova e Brescia, sarebbe stata un evento annunciato. Il killer, Omar Bianchera, negli ultimi mesi aveva rivolto continue minacce alla ex moglie, Daniela Gardoni, 40 anni. La loro era stata una separazione travagliata.


Proprio martedì scorso, la donna aveva vinto una causa riguardante la casa in via Risorgimento in cui la coppia aveva vissuto. Stamani l'uomo si è presentato sotto la casa in cui viveva la moglie ed è scoppiata una lite. Bianchera ha sparato alcuni colpi di pistola alla ex moglie che era salita in auto cercando di andare dai carabinieri. Circa 200 metri dopo la vittima ha perso il controllo dell'auto ed è finita contro un muro.

Bainchera, che l'inseguiva, è sceso dalla sua vettura e ha freddato Daniela Gardoni con due colpi di pistola senza dire nulla. Un ragazzo, in sella a uno scooter, ha cercato di difendere la donna, ma è stato brutalmente spostato dall'omicida che ha poi sparato all'ex moglie, uccidendola. Subito dopo Bianchera è salito sulla sua auto e si è diretto verso la località Piccard. Qui ha ucciso un'altra donna, Maria Bianchera, 71 anni, con la quale sembra avesse problemi riguardanti dei terreni e ha ferito il marito. Sempre in auto è andato in località Pile, a poca distanza, dove ha ucciso un altro uomo, Walter Platter, 35 anni, al quale, qualche tempo fa, aveva affittato dei locali in cui era stata aperta una birreria, e ferito sua moglie Virginia. Ha quindi abbandonato l'auto per darsi alla fuga nei campi, dove i carabinieri lo stanno cercando.
I due feriti sono ricoverati in ospedale ma non risultano essere gravi.


02/01/2010

Obama: Al Qaeda dietro l'attentatore

Obama: Al Qaeda dietro l'attentatore

 

Venerdi' vertice con i responsabili delle agenzie per la sicurezza. Il presidente Usa in tv: «Il nigeriano del fallito attentato aveva aderito a una cellula yemenita dell'organizzazione»

 

Obama: 'Al Qaeda ha armatol'attentatore del volo Delta'

 

WASHINGTON - Il presidente Usa Barack Obama ha attribuito a una cellula yemenita di Al Qaida la responsabilità di aver armato e addestrato il fallito attentatore del volo Amsterdam-Detroit.Obama ha parlato dalle Hawaii, dove si trova in vacanza, nel suo discorso radiotelevisivo settimanale. Riferendosi al giovane nigeriano arrestato, Umar Faruk Abdulmutallab, il presidente ha detto: «Noi sappiamo che veniva dallo Yemen, un paese in preda a una grande povertà e a insurrezioni sanguinose. Risulta che abbia aderito a una cellula affiliata ad Al Qaeda e che questo gruppo della penisola araba l'abbia addestrato, equipaggiato con gli esplosivi e diretto per l'attacco a questo aereo in rotta verso l'America». Tutte le persone coinvolte nel fallito attentato al volo Amsterdam-Detroit «saranno tenute a risponderne» ha aggiunto Obama.

CAMBI AL VERTICE - Anche se la pista yemenita era stata accreditata da varie fonti e dai media, finora le autorità americane non avevano parlato di un legame diretto con Al Qaeda da parte dell'attentatore e del gruppo yemenita, riferendo solo di generici «legami» con il gruppo terrorista. Ma il risvolto più significativo del discorso riguarda soprattutto l'azione di sicurezza e prevenzione, con gli interventi che Obama si prepara a fare tra i responsabili dell'intelligence Usa. E il vertice già fissato per venerdì con i responsabili delle agenzie governative si annuncia particolarmente teso.


18/08/2009

Con il mitra al comizio di Obama «Posso farlo, da noi è ancora legale»

Con il mitra al comizio di Obama «Posso farlo, da noi è ancora legale»

 

Non è la prima volta che gli ultraconservatori si presentano armati alle convention. Un uomo con fucile automatico e pistola tra la folla in attesa del presidente americano: «Posso farlo, è la legge»

 

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PHOENIX (Arizona, Usa) - Ancora americani che si recano armati ad un comizio del presidente Barack Obama. È successo a Phoenix dove, secondo quanto riporta il giornale locale The Arizona Republic, un uomo circolava con una mitraglietta semiautomatica al braccio ed una pistola nella fondina nel luogo dove era atteso il discorso del presidente sulla riforma sanitaria. Ad una diretta domanda del giornalista sul perchè girasse armato, l'uomo ha risposto: «perchè posso farlo, in Arizona ancora ci sono alcune libertà».

Anche la Cnn ha ripreso la scena ed il suo repoter ha raccontato di aver visto almeno un'altra persona armata con una mitraglietta. E di fronte alla denuncia da parte di altri media sulla presenza di diversi armati, la polizia di Phoenix ha ricordato che chi possiede legalmente un'arma non ha bisogno di un permesso speciale per portarla. Nessun crimine è stato commesso e nessuno è stato arrestato, hanno concluso gli agenti dell'Arizona.

I PRECEDENTI - Non è la prima volta che gli ultraconservatori, sostenitori del diritto a girare armati che sostengono sia sancito dalla costituzione, scelgono questo modo minaccioso ed intimidatorio di protestare contro l'amministrazione democratica ed in particolare la riforma sanitaria. Una settimana fa un uomo è stato arrestato nel New Hampshire dopo che la polizia lo ha trovato in possesso di un'arma non denunciata poco prima dell'arrivo di Obama ad una riunione cittadina sulla riforma. E sempre all'esterno della town hall del New Hampshire un uomo armato ha protestato brandendo un cartello con la famosa frase di Jefferson: «L'albero della libertà deve essere innaffiato ogni tanto con il sangue dei patrioti e dei tiranni».


03/08/2009

Roma, turista coreano mette ko un rapinatore con un colpo di taekwondo

Roma, turista coreano mette ko un rapinatore con un colpo di taekwondo

 

TEATRO MARCELLO. L'uomo è stato arrestato dai carabinieri e li ha ringraziati: «Mi stavano massacrando di botte»

 

«Vi devo ringraziare, quelli lì mi stavano massacrando di botte». Così un rapinatore ha accolto l'arrivo dei carabinieri. Poco prima, infatti, l'uomo armato di un coltello aveva cercato di derubare un gruppo di coreani in visita al Teatro Marcello a Roma. Ma i turisti, invece di arrendersi, avevano messo in pratica qualche mossa di taekwondo (letteralmente «combattimento con le gambe»), l'antica arte marziale coreana che sfrutta pugni e, soprattutto, calci volanti.

L'ARRESTO - I carabinieri in motocicletta del Nucleo Radiomobile di Roma hanno arrestato un 48 enne di origini ligure con l'accusa di rapina aggravata. L'uomo aveva adocchiato un gruppo di turisti coreani in visita nei pressi del Teatro Marcello, nel cuore della capitale, si era avvicinato e dopo aver minacciato uno di questi con un coltello, ha cercato di allontanarsi con la sua borsa. Ma da «carnefice» è diventato praticamente «vittima»: i coreani non si sono persi d'animo e uno di loro, accortosi di quanto era accaduto, ha affrontato il rapinatore a colpi di taekwondo, disarmandolo e colpendolo così duramente da metterlo k.o. All'arrivo dei Carabinieri il pregiudicato è parso sollevato, quasi fosse contento di essere arrestato. La refurtiva è stata interamente recuperata e restituita al proprietario mentre l'uomo è stato condotto nel carcere di Regina Coeli.