19/02/2010
Berlusconi: « Chi commette reati non può restare in alcun movimento politico»
Berlusconi: « Chi commette reati non può restare in alcun movimento politico»
Bersani: «Dal premier ancora arroganza e vittimismo». Il premier: «Vogliono farmi fuori. Niente tangentopoli, solo birbantelli. Inasprire norme su corruzione»
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| Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi (Lapresse) |
ROMA - «Non credo ci siano dubbi sul fatto che chi sbaglia e commette dei reati non possa pretendere di restare in nessun movimento politico». Silvio Berlusconi in un'intervista concessa a Palazzo Grazioli a due agenzie di stampa è molto netto nel dire come il Pdl (e a suo avviso anche gli altri partiti) debba comportarsi di fronte a chi commette reati. Ma le sentenze debbono essere passate in giudicato? «Dipende da caso a caso: noi abbiamo deciso che le persone che sono sottoposte a indagini o processi in via di principio non debbano venire ricomprese nelle liste elettorali, ma anche che se ci sono dei dubbi sulla loro colpevolezza sarà l'Ufficio di presidenza a decidere caso per caso».
UNA NORMA PER LE «LISTE PULITE» - Successivamente il premier è andato a pranzo con il presidente della Camera Gianfranco Fini. All'incontro ha preso parte anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Durante il pranzo si sarebbe parlato di una nuova norma per rendere più rigide le norme sulla corruzione. I due leader sarebbero poi tornati sul tema affrontando la questione delle Regionali e delle liste nelle quali, hanno concordato, bisogna evitare nel modo più assoluto che possano entrare «persone discusse».
TANGENTOPOLI - L'Italia non è di fronte ad una nuova Tangentopoli e il fatto che ci siano stati molti arresti di personaggi coinvolti in fatti di tangenti e che diverse inchieste, da Milano a Roma a Firenze, riguardino atti di corruzione e concussione è semplicemente dovuto a comportamenti «birbantelli» da parte dei singoli aveva detto in precedenza il premier. In ogni caso, aveva aggiunto il capo del governo, saranno presto inasprite le norme contro la corruzione. Il provvedimento sulla corruzione, annunciato dal presidente del Consiglio, sarà un disegno di legge e sarà presentato venerdì in Consiglio dei ministri ha confermato poi ai giornalisti a Montecitorio Niccolò Ghedini.
«BIRBANTI OVUNQUE» - «Non c'è nessun ritorno di Tangentopoli» ha poi puntualizzato Berlusconi anche perchè «tutti i partiti hanno il finanziamento pubblico» e dunque si tratta di «fatti personali che rientrano nelle statistiche» che dimostrano come su 100 persone possono esserci «1, 2, 3, 4 o 5 individui che possono essere dei birbantelli o dei birbanti che approfittano della loro posizione per interesse personale». Berlusconi ha infine sottolineato che ciò «vale per le imprese, per i sindacati, per la magistratura e per i movimenti politici».
«PIU' NONNO CHE PAPI» - Mercoledì sera Berlusconi ha cenato con un gruppo di senatori a Palazzo Grazioli e in quella occasione si è presentato in versione canterina. Il premier, come sua abitudine e come riferito dalle agenzie di stampa, ha intrattenuto i suoi ospiti accompagnato da Mariano Apicella. Per il suo «pubblico» il Cavaliere ha intonato due canzoni in francese, ma anche una in inglese tratta dalla colonna sonora di Un americano a Parigi. In particolare il premier si sarebbe divertito a cantare il verso che dice «come to papà», scherzando su quel «papi» che lo accompagna dopo la vicenda del «Casoria-gate». «Mi hanno fatto lo sconto - avrebbe ironizzato - perché ormai io sono più nonno che papi». Berlusconi è tornato anche a ribadire il suo nuovo status di "single". «Ora - ha scherzato - sono un buon partito e sono molto corteggiato. Ma ho poco tempo per le donne, cerco di dedicarmi ai miei figli e ai miei nipoti».
«VOGLIONO FARMI FUORI» - Il Cavaliere ha poi spiegato che nel corso della prossima campagna elettorale «sarà difficile andare in piazza perché la polizia mi dice che è sempre più pericoloso». «Già nel '94 - ha argomentato - hanno cercato di farmi fuori con le indagini giudizarie, con gli avvisi di garanzia. Poi hanno cercato di rovinare le aziende della mia famiglia, ma anche in questo non ci sono riusciti. Ed allora cercano di farmi fuori fisicamente... Non è cambiato nulla».
LE INTERCETTAZIONI- Altro capitolo le intercettazioni riportate in questi giorni dai giornali. Berlusconi, viene ancora riferito, se ne sarebbe lamentato con i senatori. «È una indecenza», ha detto il premier, spiegando che certe frasi, estrapolate dal contesto e scritte senza che si capisca il tono con cui sono state pronunciate «danno un'idea completamente diversa» dall'intenzione originale. Per questo il presidente del Consiglio avrebbe ribadito la sua intenzione di dare un'accelerata al ddl sulle intercettazioni che si era arenato al Senato, pur senza fissare una tempistica. Qanto al testo in discussione a palazzo Madama, ha commentato, «non mi convince del tutto perchè lo vorrei ancora più severo, però l'attuale testo è meglio della situazione attuale che è di barbarie pura».
LETTA AL QUIRINALE - Nel corso della serata il leader del Pdl è tornato a parlare anche della possibile candidatura di Gianni Letta per il Quirinale, una volta che sarà terminato il settennato di Giorgio Napolitano. «La presidenza della Repubblica è un posto per chi ha dato tanto, è un posto per Letta». Una «candidatura» non nuova, ma che assume una valore diverso anche alla luce del ruolo della esposizione che il sottosegretario sta avendo nella vicenda delle inchieste sul G8 e nella difesa pubblica di Guido Bertolaso. Il Cavaliere avrebbe poi scherzato anche sul suo futuro. «Sono stato così bene con voi - ha detto congedando gli ospiti - che quando sarò anziano mi farò fare senatore a vita».
LE ELEZIONI REGIONALI - Il capo del centrodestra ha poi parlato delle candidature per le prossime elezioni regionali e amministrative e ha ribadito la necessità di continuare a essere «garantisti» ma stando attenti a candidare persone che «non offrano ai nostri avversari motivi per attaccarci». Secondo quanto viene riferito da alcuni partecipanti, il premier avrebbe ribadito di essere "fiducioso" sull’esito delle regionali, ma allo stesso tempo si sarebbe detto dispiaciuto di non poter fare campagna elettorale "in mezzo alla gente", appunto perché dopo l'episodio di Piazza Duomo c'è un problema legato alla sua sicurezza personale. Berlusconi sarebbe poi tornato a lamentarsi della politica dei due forni dell’Udc. «Fosse stato per me - avrebbe dichiarato - ne avremmo fatto a meno dappertutto, ma abbiamo lasciato che le scelte venissero fatte a livello locale».
BERLUSCONI: «SEMPRE VITTIMA» - «Berlusconi con arroganza e vittimismo trova sempre il modo per chiamare al giudizio di Dio, raffigurando sempre un nemico e falsificando le posizioni altrui - ha invece commentato il leader del Pd, riallacciandosi ad altre dichiarazioni del premier che hanno inteso presentare il voto regionale come una sorta di referendum sull'operato del governo -. Se il premier vuole una sfida nazionale, ci trovera». «Noi diremo agli italiani - ha aggiunto Bersani - che di Berlusconi siamo interessati fino ad un certo punto e che il problema e la soluzione non può essere sempre lui. Noi abbiamo altri problemi e soluzioni, in primis le questioni sociali e di questo chiederemo conto a Berlusconi, che ha governato 7 anni su 9, e al governo che ha disarmato la capacità di reagire minimizzando».
Redazione online
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13/11/2008
Vigilanza, Pdl e Lega eleggono Villari (Pd) Veltroni: «Si dimetta, no ad arroganza»
Vigilanza, Pdl e Lega eleggono Villari (Pd) Veltroni: «Si dimetta, no ad arroganza»Di pietro: «Colpo di mano contro la democrazia». Gentiloni: «Probabili dimissioni». L'esponente del Partito democratico votato dalla maggioranza. Lui: «Non volevamo che accadesse»
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| Riccardo Villari |
Scheda - Chi è Villari: l'epatologo centrista, tifosissimo del Napoli
INCONTRO - Lo stesso Villari ha spiegato che è stata rotta una «prassi», e che non assumerà posizioni in contrasto «con quello che deciderà il mio partito». «Non volevamo che accadesse - ha aggiunto - ma prendo atto dell'esito della votazione perché credo di avere il dovere di rispettare i presidenti delle Camere e il presidente della Repubblica come rappresentante delle istituzioni». Villari però non ha ancora rassegnato le sue dimissioni: l'esponente Pd ha dichiarato all'Agi il suo intento di seguire «un percorso istituzionale»: vedrà, «appena possibile», il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ed i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani. «Poi - ha aggiunto - all'interno del gruppo politico e dei partiti che lo compongono saranno fatte le valutazioni finali».
REAZIONI - Marco Beltrandi, componente Radicale della Vigilanza Rai, invita invece Villari a non dimettersi «in quanto ci sono atti dovuti che la Commissione deve adottare senza ulteriori ritardi». «A lui vanno le mie congratulazioni per l'elezione a presidente della Vigilanza Rai - afferma Beltrandi - che pone fine ad un vulnus costituzionale durato oltre sei mesi, per sanare il quale i radicali hanno condotto varie e gravi iniziative non violente». Mario Landolfi, deputato del Pdl e membro della commissione di Vigilanza Rai nella scorsa legislatura, commenta l'elezione con una battuta: «Dopo Obama, Villari Clinton...». Per Maurizio Gasparri, Pdl, «l'elezione di Villari rappresenta una soluzione che sblocca una vicenda che ha una rilevanza istituzionale importante. Villari ha raccolto voti trasversali, e cioè più voti di quelli a disposizione del centrodestra. A questo punto crediamo che la Vigilanza possa funzionare, con un presidente affidato all'opposizione».
DI PIETRO - Non la pensa così Antonio Di Pietro. «Signor presidente Videla - ha esordito in aula il leader Idv rivolto al premier - lei è un capo di governo modello Argentina, umilia ogni giorno il Parlamento con colpi mano. Pochi minuti fa ha promosso e realizzato ultimo atto provocatore di questa deriva antidemocratica, la nomina di una persona scelta dalla maggioranza» alla presidenza della vigilanza. «La maggioranza ha avuto l’arroganza di scegliere chi deve rappresentare l’opposizione: un comportamento tipico delle dittature argentine».
ROSA - In precedenza il leader del Pd, Walter Veltroni, e quello dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, avevano chiesto all'Italia dei valori una rosa di possibili nomi tra cui scegliere il candidato per la presidenza della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai: un atto di buona volontà per la situazione di impasse venutasi a crear sul nome di Leoluca Orlando. Dopo una quarantina di sedute andate a vuoto, nella giornata di mercoledì c'era stata la prima votazione valida per la nomina del nuovo presidente. Ma il candidato designato dalle minoranze, l'ex sindaco di Palermo, oggi dipietrista, non aveva ottenuto il quorum necessario, a causa della scheda bianca votata in massa da tutti i consiglieri del Pdl, che da sempre esprime dubbi sul nome avanzato dall'Idv. Non solo: anche due degli esponenti del centrosinistra non avevano votato per il fondatore della Rete, segno che anche all'interno dell'opposizione non c'è unanimità di vedute sul suo nome.
IL VETO DEL PDL SULL'IDV - Il nome del presidente della Vigilanza viene per prassi scelto dall'opposizione, trattandosi di una commissione di garanzia. Tuttavia il centrodestra non ritiene Orlando sufficientemente super partes per poter ricoprire questo ruolo che è al tempo stesso istituzionale e politico. Un giudizio che molti esponenti del Pdl estendono all'intero partito di Antonio Di Pietro, accusato di essere giustizialista. Di qui la nuova mossa di Veltroni e Casini, che oltre a sollecitare il partito dell'ex pm a proporre candidature diverse, avevano diramato una dichiarazione congiunta in cui dicevano no alla discriminazione dell'Idv e invitavano il Pdl a non compiere «gesti provocatori» eleggendo un «presidente di comodo». Poi, a scompaginare le carte, è arrivato il voto su Villari.
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| Tag: veltroni, rai, blitz, dimissioni, arroganza, pdl, pd | OKNOtizie |
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