03/12/2009

«Marrazzo, copie del video ancora in possesso dei carabinieri indagati»

«Marrazzo, copie del video ancora in possesso dei carabinieri indagati»

 

LE MOTIVAZIONI DEL TRIBUNALE DEL RIESAME, «Attuale il pericolo che reiterino il reato»

 

Piero Marrazzo (Lapresse)
Piero Marrazzo (Lapresse)

ROMA - Copie del video di Piero Marrazzo in compagnia della transessuale Natalie «sono ancora in possesso dei carabinieri indagati e dunque è attuale il pericolo che reiterino il reato». Con queste motivazioni il tribunale del riesame di Roma ha confermato la custodia in carcere dei carabinieri Carlo Tagliente e Luciano Simeone e disposto gli arresti domiciliari per Nicola Tamburrini. I primi due sono accusati del ricatto all'ex governatore del Lazio.

 

 

Fiorenza Sarzanini


04/11/2009

Marrazzo:«Carabinieri violenti, m'impedirono di tirar su i pantaloni»

Marrazzo:«Carabinieri violenti, m'impedirono di tirar su i pantaloni»

 

I contenuti della deposizione fatta il 2 novembre ai magistrati. «Nell'abitazione di Natalie entrarono solo due persone che mi trattarono con estrema durezza»

 

Piero Marrazzo (LaPresse)
Piero Marrazzo (LaPresse)

ROMA - «Ribadisco che nell'abitazione di Natalie entrarono solo due persone che mi trattarono con estrema durezza e con violenza. Mi spinsero in un angolo impedendomi di tirare su i pantaloni che mi stavo levando quando sono entrate». È uno dei passi della deposizione di Piero Marrazzo fatta il 2 novembre scorso davanti al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed al sostituto Rodolfo Sabelli.

«STATO PSICOLOGICO D'INFERIORITÀ» -Tale versione contraddice quella dei carabinieri accusati del ricatto secondo il quale nell'appartamento di via Gradoli si trovava anche il pusher Gianguarino Cafasso, morto nello scorso settembre. «In tale modo, per il mio abbigliamento - ha aggiunto Marrazzo - mi trovavo in uno stato psicologico di inferiorità e umiliazione. Inoltre in più occasioni vennero a contatto con me quasi a volermi intimidire, come per farmi capire che erano armati. Per tutto quel tempo sono stato costretto a stare nella stanza da letto e solo in un'occasione mi sono affacciato sulla soglia della porta ed ho potuto vedere con chiarezza che vi erano solo due persone, oltre a Natalie». «Mi sentivo come fossi stato sequestrato. Natalie invece per qualche tempo mi è sembrata essere stata collocata fuori dal balcone; ho dedotto questo dalla circostanza che l’ho vista passare davanti alla stanza da letto spinta verso il balcone e dal luogo dove mi trovavo per qualche tempo non l’ho più vista».

«SOLO 1000 EURO ERANO PER NATALIE» - Ai magistrati che indagano sul presunto ricatto ordito ai suoi danni Piero Marrazzo ha spegato la questione soldi. Non era di 5000 mila euro la cifra pattuita per la prestazione «mercenaria con il trans Natalie», ma di 1000 euro. «Preciso - ha dichiarato - che la somma che avevo nel portafogli al momento di entrare nell'appartamento di Natalie era di soli 3000 euro; 1000 euro e non 3000 come ho detto in precedenza li ho appoggiati su un tavolinetto e gli altri 2000 euro erano rimasti nel mio portafoglio per mie necessità. Non dovevo, in altri termini, consegnarli a Natalie». Marrazzo ha quindi aggiunto che «successivamente, come ho detto, la somma di 2000 euro contenuta nel portafogli è stata sottratta dai due carabinieri entrati». «Mi sono confuso nelle dichiarazioni rese in precedenza sull'entità della somma - ha precisato - perché ricordavo che il giorno precedente avevo effettuato un prelievo dal conto corrente a me intestato presso l'agenzia Unicredit di viale Mazzini, dentro la Rai, una somma di 5000 euro; mi era rimasta la somma di 3000 euro dopo aver effettuato alcuni pagamenti per esigenze familiari per un importo di circa 2000 euro».

COCAINA - Nell'audizione del 2 novembre, come si legge dai verbali, Marrazzo precisa di far uso di droga, rispondendo ad una domanda dei pm, solo occasionalmente ed in compagnia di transessuali. «Mi è capitato sporadicamente di aver consumato cocaina solo durante questa tipologia di incontri». Parlando di Natalie, Marrazzo afferma di conoscerlo «già da qualche tempo e di essere stato con lei in qualche altra occasione, ma non più di due-tre volte dal gennaio di quest'anno. Non so dire con precisione da quanto conosco Natalie». Marrazzo riconosce poi di aver avuto «altri incontri di questo tipo con un'altra persona, un certo Blenda (e non Brenda come è stato scritto in questi giorni ndr), nome che ho letto sui giornali e che mi sembra di ricordare». «Nell'occasione di un incontro con Blenda ricordo che è passato anche un altro trans del quale non rammento il nome. Mi sembra che ho avuto solo due incontri con Blenda».

RICATTATO - «Né Blenda né Natalie mi hanno mai chiesto del denaro o ricattato in relazione a foto o video che mi ritraevano», sottolinea Marrazzo ai magistrati che indagano sul presunto ricatto messo a punto da quattro carabinieri. «Non sono a conoscenza di video o foto - ha aggiunto - scattate da Blenda in occasione di questi incontri, ma il mio stato confusionale negli stessi incontri, dovuto all'assunzione occasionale della cocaina non mi mette nelle condizioni di saperlo». Marrazzo afferma inoltre che il 3 luglio, quando entrò in casa di Natalie, di non aver «visto alcun piatto con la cocaina». «Ho visto invece la cocaina nel piatto - si legge nel verbale di interrogatorio - solo dopo l'irruzione dei due carabinieri e non ho visto chi l'ha collocata». Quanto a Natalie, l'ex presidente della Regione Lazio afferma di non ricordare se gli abbia dato assegni «per pagare le sue prestazioni, assegni poi restituitimi in cambio di contanti». Marrazzo, infine, ritorna su una telefonata arrivata su un'utenza della presidenza della Regione: «per quanto ricordo - dichiara - ho ricevuto solo una telefonata sull'utenza fissa della mia segreteria da parte di persona che, per come si è qualificata al telefono alla mia segretaria, ho pensato fosse uno dei due carabinieri che è intervenuto il 3 luglio; la telefonata è stata presa dalla mia segretaria ed è stata effettuata pochi giorni dopo il 3 luglio».

IL RINVIO- Il verbale dell’ultimo interrogatorio reso dall’ex governatore è stato depositato oggi al tribunale del riesame e proprio per questo è stata rinviata, dopo pochi minuti l’udienza, davanti al tribunale del riesame per l’esame dei ricorsi delle difese dei 4 carabinieri in carcere. Il collegio, presieduto da Francesco Taurisano, ha accolto la richiesta di termini a difesa fatta dagli avvocati degli indagati e ha disposto il rinvio a lunedì 9 novembre proprio perché i pubblici ministeri hanno depositato proprio stamane il verbale.


03/11/2009

Caso Marrazzo: «I soldi servivano anche per la droga»

Caso Marrazzo: «I soldi servivano anche per la droga»

 

Marrazzo sentito per oltre due ore dai pm: «Mai stato ricattato, quella in via Gradoli fu una rapina», «ho agito sempre per il bene dei cittadini»


Piero Marrazzo (Inside)
Piero Marrazzo (Inside)

MILANO - «Qualche volta poteva capitare che quei soldi servissero anche per la droga». Lo ha detto Piero Marrazzo ai magistrati romani che lunedì pomeriggio lo hanno sentito, come testimone, nel quadro degli accertamenti sul presunto ricatto ordito ai suoi danni da quattro carabinieri. l'ex governatore del Lazio è stato circa due ore a colloquio con i magistrati. Ad accompagnarlo la moglie Roberta Serdoz e l'avvocato Luca Petrucci. Davanti ai pm, Marrazzo, secondo quanto si è appreso, è entrato nel merito dei cinquemila euro che aveva pattuito con il trans Natalie in occasione dell'incontro sfociato nell'irruzione dei carabinieri nell'appartamento di via Gradoli.

«MAI STATO RICATTATO» - Nel corso del colloquio con gli inquirenti, l'ex presidente del Lazio ha ribadito di «non essere mai stato ricattato». Inoltre Marrazzo ha sottolineato di considerare l'episodio di inizio luglio una rapina di ciò che c'era nel suo portafogli, precisando che il giorno dell'irruzione dei carabinieri nell'appartamento di via Gradoli non si sarebbe accorto che qualcuno stava girando un video e aggiungendo inoltre di non avere visto in quell'occasione Gianguarino Cafasso, il pusher morto nel settembre scorso. Cafasso tentò di piazzare il video anche contattando Max Scarfone il fotografo del caso Sircana. Secondo quanto si è appreso la posizione di Marrazzo non è cambiata e nel procedimento appare sempre come parte lesa. «Non sono stato vittima di nessun ricatto e ho sempre svolto il mio ruolo di Presidente della Regione Lazio nell'interesse esclusivo dei cittadini». Questo uno dei passaggi chiave del colloquio tra Marrazzo e i magistrati romani, durante il quale non si è parlato, sembra, della telefonata di Silvio Berlusconi del 19 ottobre scorso nella quale il premier avvertiva il governatore della Regione che ad alcuni giornali del suo gruppo era stato proposto l'acquisto del video, girato abusivamente nell'appartamento di via Gradoli.

Dall'audizione di Marrazzo trapela poi che il compenso per Natalie, il trans con il quale l'ex governatore del Lazio fu sorpreso dai due carabinieri nell'appartamento di via Gradoli a Roma, fu di mille euro. Marrazzo ha spiegato ai magistrati che la sera del 3 luglio aveva con se una disponibilità di cinquemila euro, ma che soltanto mille sarebbero stati pattuiti con Natalie.

«VENGA RISPETTATO IL DOLORE DELLA FAMIGLIA» - «Il mio assistito chiede di rispettare il dolore della famiglia, di sua moglie e delle sue tre figlie di cui due minorenni. Non è più un uomo pubblico e da oggi solo il silenzio può proteggere i suoi cari»: questo l'appello del legale di Marrazzo, Petrucci.

SENTITO IL TRANS BRENDA - In procura anche Brenda, il transessuale che avrebbe avuto rapporti sessuali con Piero Marrazzo: è stato sentito come testimone, nell'ambito dell'inchiesta sul presunto ricatto ai danni dell'ex presidente del Lazio. L'audizione del trans è ritenuta fondamentale dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli per chiarire tra l'altro, la questione dell'esistenza di un secondo video in cui apparirebbe Marrazzo e del quale hanno fatto cenno alcuni transessuali. Ai pm Brenda ha spiegato di non essere più sicura di aver riconosciuto Marrazzo come la persona che avrebbe incontrato nei primi mesi del 2009 così come dichiarato in un primo momento al Ros.

GLI INTERROGATORI DEI CARABINIERI - Martedì saranno sentiti quattro dei cinque carabinieri coinvolti nell'indagine sul presunto ricatto del quale sarebbe stato vittima Marrazzo. Si tratta di Luciano Simeone, Carlo Tagliente e Nicola Testini, tuttora detenuti in quanto ritenuti artefici del ricatto, e Donato D'Autilia, indagato per ricettazione. I primi tre, ha fatto sapere il loro difensore Marina Lo Faro, si avvarranno della facoltà di non rispondere. Non sarà invece sentito Antonio Tamburrino, altro militare dell'Arma in carcere.


02/11/2009

Marrazzo, nuove accuse ai ricattatori

Marrazzo, nuove accuse ai ricattatori

 

L’inchiesta - Da oggi cominciano gli interrogatori. Le contraddizioni tra l’ex presidente della Regione e Natalie. I carabinieri arrestati avrebbero rapinato numerosi trans. L’ipotesi di video su altri clienti

 

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ROMA — I carabinieri che ri­cattavano Piero Marrazzo avrebbero compiuto altre rapi­ne. A confermare il sospetto de­gli investigatori del Ros è stato Natalie, 37 anni, il transessuale filmato in compagnia del go­vernatore. Durante i suoi due interrogatori della scorsa setti­mana ha riferito nomi e circo­stanze. Questa parte della sua deposizione è stata coperta da omissis, probabilmente per na­scondere il nome dei clienti presenti durante le irruzioni. Dieci giorni dopo la scoperta dell’esistenza del video utilizza­to per tenere sotto pressione il presidente della Regione La­zio, si rafforza l’ipotesi che al­tri incontri possano essere sta­ti «ripresi». E dunque che an­che ad altre persone possano essere stati chiesti soldi in cam­bio del silenzio.

Ci sono diversi brani del ver­bale che i pubblici ministeri hanno «omissato». L’attendibi­lità di Natalie — all’anagrafe Jo­sé Alexandre Vidal Silva — è confermata dalla scelta dei ma­gistrati di concedere un per­messo di soggiorno a fini di giustizia. E questo fa ritenere che abbia fornito elementi pre­ziosi per verificare quanto am­pio fosse il «giro» dei militari in servizio presso la Compa­gnia Trionfale, tuttora rinchiu­si in una sezione speciale del carcere di Rebibbia. «Sono mol­to noti nell’ambiente dei trans — ha affermato il transessuale — perché soliti entrare nelle ca­se e rubare tutti i soldi e gli og­getti di valore. A una mia ami­ca transessuale di nome Raquel che abita in Due Ponti 150, da quanto da lei riferito­mi, hanno rapinato 1.600 euro in contanti, un computer e tan­ti profumi di marca».

Natalie tornerà al palazzo di giustizia nei prossimi giorni, ma prima — domani pomerig­gio — il pubblico ministero ascolterà Nicola Testini, Lucia­no Simeone e Carlo Tagliente, accusati di estorsione e altri re­ati. Nessuna richiesta è stata presentata per Antonio Tam­burrino, accusato soltanto del­la ricettazione del filmato, e questo — sottolinea il suo lega­le Mario Griffo — «conferma come le posizione processuali siano molto diverse». In vista dell’udienza del Tribunale del Riesame fissata per mercoledì, il magistrato ha deciso di ascol­tare nuovamente Marrazzo, for­se addirittura già oggi.

Sono ancora troppe le con­traddizioni e le omissioni che emergono da una lettura com­parata dei verbali riempiti dai protagonisti di questa vicen­da. E quelle più evidenti ri­guardano proprio la ricostru­zione fornita dal governatore e quella di Natalie, anche su dettagli apparentemente bana­li, quasi accreditando la possi­bilità che in realtà siano stati due gli incontri filmati.

Nel primo interrogatorio il transessuale sostiene che l’irru­zione dei carabinieri avviene a giugno, Marrazzo parla degli inizi di luglio. Secondo Natalie era pomeriggio, il governatore dice invece «le prime ore della mattina » .

L’ex presidente della Regio­ne dovrà poi precisare quanti soldi abbia davvero versato ai carabinieri (finora ha detto che furono portati via 2.000 euro suoi e 3.000 di Natalie) e, so­prattutto, se quella mazzetta di banconote che si vede nel filmi­no fosse il prezzo del ricatto. «Erano almeno 15.000 euro», ha raccontato agli investigatori del Ros Max Scarfone, il foto­grafo che fece da intermediario per vendere il filmato. «Erano certamente tanti, molto più di 5.000. Una «pila» alta: sotto quelli da cinquecento euro e poi quelli da cento, fino ad arrivare a quelli da cinquanta e da dieci», ha aggiunto Giangavino Sulas, il giornalista di Oggi che ha potuto vedere il vi­deo. Ma soprattutto dovrà dire se è vero che dopo l’irruzione chiese a Natalie di rag­giungerlo a casa — co­me ha raccontato il transessuale — e, in ca­so affermativo, per quale ragione.

Ancora tutti da chia­rire anche i rapporti tra i carabinieri arresta­ti e Gianguarino Cafas­so, lo spacciatore mor­to qualche settimana fa, che per primo aveva tentato di vendere il video. I militari so­stengono che fu proprio lui a filmare Marrazzo, ma i magi­strati ritengono questa versio­ne «non credibile», anche se proseguono gli accertamenti per capire quale sia stato il suo ruolo effettivo.

Fiorenza Sarzanini


01/11/2009

Caso marrazzo «Marrazzo mi chiamò: vieni a casa mia»

Caso marrazzo «Marrazzo mi chiamò: vieni a casa mia»

 

Natalie: i carabinieri gli chiesero 100.000 euro. Omissis sui nomi dei clienti


Il trans Natalie (Emmevi)
Il trans Natalie (Emmevi)

ROMA - Sono due i verbali di Natalie, 37 anni, il trans ritratto nel vi­deo insieme al governatore Pie­ro Marrazzo. Il primo è del 24 ottobre scorso, davanti ai cara­binieri del Ros.

Ma è soltanto tre giorni dopo, di fronte ai ma­gistrati, che dichiara: «Circa quaranta minuti dopo il fatto Marrazzo mi ha chiamato dicen­domi di andare a casa sua. Quando arrivai da lui, prima di entrare nel palazzo, c’era un uo­mo di vigilanza, come o anche più alto di me, che mi fece se­gno di entrare. Preciso che quando arrivai quest’uomo sta­va parlando al telefono. Una vol­ta entrato in casa, Marrazzo che era solo, mi disse che i carabi­nieri gli avevano portato via an­che 2.000 o 2.200 euro che ave­va nel portafogli e che era mol­to nervoso perché temeva che i due potessero fargli qualcosa di male». La sua testimonianza viene ritenuta fondamentale da­gli inquirenti — che le hanno concesso un permesso di sog­giorno ai fini di giustizia — ma anche dai difensori dei carabi­nieri arrestati Mario Griffo e Marina Lo Faro perché può aiu­tare a ricostruire che cosa accad­de davvero nel suo appartamen­to il 3 luglio. Nel verbale ci so­no però numerosi omissis che probabilmente coprono infor­mazioni su altri clienti e altre circostanze che il transessuale ha cominciato a verbalizzare. «Ero a casa con Piero, così io lo chiamo, sono venuti due ca­rabinieri in borghese, ossia Car­lo e quello bellino. In quell’occa­sione, eravamo insieme in inti­mità, quando hanno suonato al campanello. Mi sono trovato davanti i due carabinieri, in bor­ghese, che mi hanno fatto vede­re il tesserino. Carlo ha chiesto se stavo con qualcuno, io gli ri­spondevo negativamente. Loro sono entrati, dicendo che alcu­ni amici miei gli avevano riferi­to che io avevo un cliente che gli interessava molto vederlo. Quindi, in camera da letto, han­no visto Piero in mutande (bianche). Carlo, quindi, mi ob­bligava ad uscire nel balcone e andava con l’altro carabiniere in camera a parlare con Piero. Io non ho quindi sentito quello che si sono detti. Sono stati a parlare circa 20 minuti mentre ero costretta a stare in balcone. Loro infatti avevano chiuso la fi­nestra in modo tale che non po­tessi né tentare di entrare, né sentire la conversazione. Come detto, dopo 20 minuti mi face­vano rientrare. I due carabinie­ri, pertanto, alla mia presenza, minacciavano Piero, dicendogli che se lo avessero portato in ca­serma perché stava con un tran­sessuale gli avrebbero rovinato le carriera. Io pregavo Carlo di non portare Piero in caserma ma di portare me, perché altri­menti lo avrebbero rovinato. A quel punto Carlo mi obbligava ancora una volta ad uscire in balcone, chiudendo ancora le porte dello stesso. Vedevo che i due carabinieri continuavano a parlare con Piero che sembrava molto imbarazzato e nervoso. Dopo al massimo 5 minuti mi hanno consentito di rientrare dentro e io ho sentito che Carlo voleva 50.000 euro per lui e 50.000 euro per l’altro carabi­niere. Volevano i soldi subito, ma Piero non li aveva. A quel punto Carlo si rivolgeva all’al­tro carabiniere e gli diceva di andare fuori e di chiamare Nico­la. Quindi il carabiniere giova­ne usciva per pochi minuti e quando rientrava scuoteva la te­sta, ma non so cosa significas­se. Carlo, quindi, chiedeva a Pie­ro il numero del cellulare, ma Piero gli dava quello dell’uffi­cio, i due carabinieri volevano un appuntamento per ricevere i soldi. Dopo che i due carabinie­ri se ne sono andati Piero mi ha ha confidato che i predetti gli avevano rubato oltre 2000 euro dal portafoglio. Non so se han­no preso altro. Volevano porta­re via anche il mio computer ma alla fine hanno desistito per­ché li ho minacciati di chiama­re la polizia. Piero, dopo circa 5-10 minuti, se ne è andato. Era molto agitato e preoccupato. Quando sono venuti da me i due carabinieri e hanno sorpre­so Piero non c’era droga. Ribadi­sco che durante le circostanze che Piero è venuto a casa mia nessuno ha girato alcun video. Non posso però dirvi se Carlo e l’altro carabiniere abbiano ri­preso qualcosa, ossia abbiano girato il video nel momento in cui mi hanno chiuso fuori, per­ché fecero in modo di chiudere anche la tenda. Mai Piero ha portato cocaina con lui e mai io gliela ho data».

Come raggiungeva la sua abitazione il signor Marraz­zo? «Non posso fornirvi indica­zioni al riguardo, poiché lui quando veniva, suonava il cam­panello ed entrava. Non l’ho mai visto con alcuna macchi­na, né se fosse accompagnato da qualcuno».

Ha subito altre rapine da parte di carabinieri? «L’unica volta che i due cara­binieri sono venuti e casa mia è stata quella che vi ho descrit­to. Tuttavia, sono molto noti nell’ambiente dei trans, perché soliti entrare nelle case e ruba­re tutti i soldi ed oggetti di valo­re. Ad una mia amica (transes­suale) di nome Raquel che abi­ta in via dei due Ponti 150, da quanto da lei riferitomi, hanno rapinato 1.600 euro in contan­ti, un computer e tanti profumi di marca».

Conosce il signor Cafasso Gianguarino? «Non credo di conoscerlo, avrei bisogno di vederlo in fo­to, ma tale nome non mi dice niente » .

Conosce Rino? «Si, lo conosco di nome, per­ché si dice, nell’ambiente, che portasse droga ai trans. So che è morto, sempre per averlo ap­preso nell’ambiente. Non so dirvi se Rino di cui ho sentito dire in questi termini sia Cafas­so Gianguarino. Il 29 ottobre viene sentito per due volte l’avvocato Cin­quegrana, difensore di Cafasso, che racconta le confidenze del suo cliente. «Mi disse che la ri­presa era stata fatta dai due ca­rabinieri e che Marrazzo gli die­de assegni per 50.000 euro». E la seconda volta aggiunge: «Ca­fasso mi disse che lui era pre­sente, ma non so che cosa in­tendesse » .

Fiorenza Sarzanini

corriere.it


30/10/2009

Su il giornale: «il primo che scrive una riga fuori posto lo trascino in tribunale»

Su il giornale: «il primo che scrive una riga fuori posto lo trascino in tribunale»

 

«Su di me uno squallido vociare». Gasparri mette a tacere le voci su un suo presunto coinvolgimento in una retata antitrans nel '96

 

Maurizio Gasparri
Maurizio Gasparri

MILANO - «Questo vociare è uno squallore vergognoso. Ma vi giuro che il primo che scrive una riga fuori posto, o che solo lascia intendere qualcos'altro, lo trascino in tribunale». Maurizio Gasparri non ci sta. E dalle pagine de Il Giornale mette a tacere le voci e le «malignità», come scrive il quotidiano diretto da Vittorio Feltri, su un suo possibile coinvolgimento nell scandalo che ha travolto Marrazzo. Se il capogruppo del Pdl al Senato è al centro del gossip e dei pettegolezzi, spiega Il Giornale, è anche per le voci su un suo presunto coinvolgimento in una retata antitrans a Roma, nel '96. I «cicalecci» però, sottolinea Chiocci nel suo articolo, nascono dalla coincidenza che 15 anni fa Gasparri abbia vissuto con la famiglia in via Gradoli e da un episodio accaduto nel '96 e raccontato a tutti dallo stesso senatore.

L'EPISODIO DEL '96 E IL RACCONTO DEL SENATORE - Secondo la ricostruzione del quotidiano di Feltri, confermata al giornale dal diretto interessato nella primavera del 1996 l'ormai ex sottosegretario agli Interni «venne invitato al Circolo del Polo, nella zona sportiva dell'Acqua Acetosa, che a quei tempi e anche in questi) la sera pullulava di donne o uomini in vendita con perizoma e calze a rete». La moglie di Gasparri arrivò all'appuntamento in auto, in compagnia di Italo Bocchino poiché il marito, attardatosi per questioni di partito, le disse che l'avrebbe raggiunta di lì a poco. Gasparri arrivò però con molto ritardo perché, qualche minuto prima, una pattuglia di carabinieri s'era incuriosita dall'indugiare a singhiozzo di una Fiat Punto fra i viali dell'Acqua Acetosa. Gasparri si qualificò e spiegò che stava facendo su e giù lungo quei viali pieni di circoli sportivi perchè non conosceva l'esatta ubicazione del Circolo del Polo e a causa della scarsa illuminazione, non riusciva a trovare l'ingresso. Chiarito l'equivoco, Gasparri trovò la strada giusta e arrivò a destinazione. «Una volta al tavolo Gasparri ha sbandierato ai quattro venti l'episodio - prosegue il quotidiano - fors'anche per giustificarsi dell'inqualificabile ritardo: "Ahò, ma lo sapete? M'hanno fermato i carabinieri qua vicino. Pensa se passava qualcuno e me vedeva, poteva pensá che annavo coi trans!"».


27/10/2009

Marrazzo, vicine le dimissioni

Marrazzo, vicine le dimissioni

 

Forse già oggi la decisione che porterebbe subito al voto la Regione. La scelta della moglie di Marrazzo Roberta Serdoz: «Non lascerò Piero, la famiglia è unita». Insieme nella loro villa. Lei torna in tv. «Reagisci, torna a lavorare» le avevano chiesto i colleghi del Tg3

 

Piero Marrazzo
Piero Marrazzo

ROMA - Piero Marrazzo si prepara all'addio finale. Il presidente della Regione Lazio, autosospesosi dall'incarico dopo il caso a luci rosse che lo ha visto coinvolto, sembra intenzionato a compiere l'ultimo passo: le dimissioni. Non a novembre, come ha lasciato intendere ieri il reggente della giunta regionale Esterino Montino, ma subito. Forse già stamattina. Una decisione che provocherebbe un effetto immediato, il voto anticipato, così come richiesto a gran voce dal Pdl.

ALLE URNE - Il presidente del gruppo al Senato, Maurizio Gasparri, il vicepresidente vicario Gaetano Quagliariello e i senatori del Pdl eletti nel Lazio hanno infatti presentato al ministro per i Rapporti con le Regioni, Fitto e al ministro dell'Interno, Maroni, un'interrogazione urgente nella quale chiedono di verificare l'esistenza della delega a Montino per l'esercizio delle funzioni. I parlamentari del Pdl, nell'interrogazione, chiedono inoltre «se allo stato attuale gli organi della Regione siano legittimati a svolgere le rispettive funzioni ovvero se debba intendersi il Consiglio regionale decaduto, mentre la Giunta in carica solo per l'esercizio dell'ordinaria amministrazione». Infine concludono i senatori: «Se, stante la situazione di cui sopra, il Presidente del Consiglio regionale non debba dichiarare la cessazione dalla carica del presidente della Regione ai sensi dell'articolo 44, comma 2, dello statuto della Regione Lazio». Ma a chiedere le dimissioni di Marrazzo è stato anche Antonio Di Pietro. «Piero Marrazzo dovrebbe fare un ulteriore passo indietro - ha dichiarato il leader dell'Italia dei valori - dia le dimissioni al più presto per evitare che la sua autosospensione venga interpretata dai cittadini come l'ennesimo papocchio politico».

«La mia famiglia, comunque, rimane unita». Ro­berta Serdoz, la moglie di Pie­ro Marrazzo, è la fierezza perso­nificata. Nella grande casa di Colle Romano, immersa nel si­lenzio del castagneto, il cami­no è acceso come sempre. Ci sono tante foto sui muri, le fo­to di una vita, le foto di loro due felici. Sembra un secolo fa. Come può reagire una don­na tanto ferita, tradita nel pro­fondo? Poteva cedere di schian­to e invece lei ha tirato fuori l’orgoglio, la grinta da reporter mostrata per anni in televisio­ne e che adesso le serve come il pane a casa sua, tra le mura amiche, per riprendere in ma­no una situazione drammati­ca. Dopo un weekend di auten­tica umiliazione e sofferenza, Roberta ha deciso che non ab­bandonerà suo marito, anzi gli starà vicino, perché ora lui è di questo che ha più bisogno. Pie­ro Marrazzo, travolto dallo scandalo, sta male. I suoi amici più stretti sono davvero preoc­cupati, ieri mattina respirava a fatica, s’è svegliato con le palpi­tazioni, l’hanno dovuto accom­pagnare al Gemelli: «Stress psi­cofisico », hanno detto i medi­ci, trenta giorni di stop.

Ma non è questo il tempo delle parole, delle spiegazioni, adesso quello che conta è stare insieme - così ragiona un’ami­ca della coppia - condividere come prima il lettone in ferro battuto che Roberta si porta dietro da sempre. Come un ni­do, un estremo rifugio. Per Pie­ro non ci sarà bisogno di un te­rapeuta - continua l’amica del cuore - perché Roberta per lui, da sempre, è la migliore tera­peuta che possa esistere, con la sua capacità di parlare, di ri­dere, di riflettere. Forse, più in là, si prenderanno anche una vacanza. Per stare vicini, per ri­trovarsi. Ma è presto per fare programmi, questi sono solo i giorni del dolore e della fatica di andare avanti.

 


25/10/2009

Marrazzo, si cerca altro video

Marrazzo, si cerca altro video

 

IL CASO LAZIO. I ricattatori gli avrebbero chiesto anche un trasferimento. Forse altre vittime. Le immagini sequestrate a «Chi»

 

 

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(Proto)

 

ROMA - «Mi sono venuti sotto al­tre volte». È questa frase, pronuncia­ta da Piero Marrazzo al termine del­l’interrogatorio del 21 ottobre scor­so, a svelare quanto forti fossero le pressioni esercitate dai carabinieri che lo ricattavano. Dopo l’irruzione nella casa di via Gradoli avvenuta agli inizi di luglio, li incontrò altre volte. Volevano soldi, ma chiedeva­no anche favori. In particolare pre­tendevano un suo intervento affin­ché uno di loro ottenesse il trasferi­mento dalla caserma di via Trionfale. In mano avevano i suoi tre assegni per un totale di 20.000 euro e il video che lo ritraeva insieme ad un transes­suale. Ma forse avevano anche altro. Le indagini si concentrano sulla pos­sibilità che esista un secondo filmato dove il governatore della Regione La­zio è ripreso in un’occasione diversa e con lui ci sono due transessuali.

Altri ricatti
Adesso le indagini dovranno veri­ficare perché, mentre trattavano con il governatore, i carabinieri poi arre­stati abbiano tentato in ogni modo di vendere le immagini a giornali e televisioni. Se il loro obiettivo era quello di tenerlo sotto scacco, dove­vano essere consapevoli che la pub­blicazione — anche parziale — avreb­be fatto svanire la possibilità di otte­nere da lui nuovi vantaggi. E dunque non si può escludere che si fossero messi al servizio di qualcuno e stesse­ro eseguendo nuove disposizioni, an­che con la speranza di ricavare mag­giori guadagni. Max Scarfone — il fo­tografo noto per aver ritratto il porta­voce del governo Prodi Silvio Sirca­na mentre si avvicina con l’auto ad un transessuale — li conosceva be­ne, tanto da aiutarli a prendere con­tatti con «testate giornalistiche ed agenzie » . Durante l’interrogatorio ha eviden­ziato «i loro innumerevoli contatti negli ambienti criminali della città», ma soprattutto «le rilevanti risorse patrimoniali che hanno a disposizio­ne ». Gli stipendi dei sottufficiali del­l’Arma si aggirano sui 1.500 euro al mese. Da dove arrivavano gli altri sol­di? L’ipotesi esplorata dagli inquiren­ti è che altri ricatti possano essere stati portati avanti, altri clienti mi­nacciati. Almeno due militari arresta­ti hanno ammesso di avere buoni confidenti nell’ambiente dei transes­suali di quella zona. Persone dispo­ste a fornire la «soffiata» giusta pur di poter continuare a svolgere le pro­prie attività illecite come lo sfrutta­mento e lo spaccio di droga. Dunque a segnalare la partecipazione di per­sonaggi pubblici a incontri e festini. Ed è proprio questa certezza investi­gativa ad avvalorare l’ipotesi che ci si­ano vittime di altri ricatti. Del resto l’eventualità di finire nei guai non sembrava spaventarli: il carabiniere scelto Carlo Tagliente era già finito sotto stretta osservazione dei suoi su­periori per alcune violazioni discipli­nari, sospettato pure di essere un consumatore di stupefacenti.

«Sembrava in trance»
Intorno a Marrazzo erano riusciti a stringere una tenaglia. Lo tenevano sotto pressione e intanto trattavano la vendita del filmato. Mostravano un video di un minuto e mezzo, cer­tamente parte di un film molto più lungo. Una sorta di «promo» per cat­turare l’interesse dei possibili acqui­renti prima di consegnare tutto il «gi­rato » che potrebbe durare addirittu­ra quindici o venti minuti. Questo al­meno sospettano gli investigatori del Ros dopo aver ascoltato le inter­cettazioni telefoniche e ambientali dei loro colleghi che forniscono det­tagli ai propri interlocutori. La scor­sa settimana ne hanno sequestrato una copia nella redazione di «Chi», il settimanale della Mondadori diretto da Alfonso Signorini, e questo vuol dire che la trattativa era già in una fa­se avanzata. Agli inizi di settembre «Oggi» aveva invece visionato le im­magini, ma non le aveva ritenute in­teressanti.

Era stato pro­prio Scarfone a contatta­re l’inviato Giangavino Sulas. «Mi diedero ap­puntamento in piazza Mazzini — conferma il giornalista — e lì, oltre al fotografo, trovai un certo Antonio che mi disse subito di essere un carabiniere. Dopo un lun­go giro in macchina mi portarono in un appartamento nella zona nord do­ve c’era un altro uomo che negò inve­ce di appartenere all’Arma. Mi fecero vedere il filmato che era di pessima qualità e con l’audio abbassato. Era stato certamente girato con un telefo­nino. Indugiava sui particolari, si chiudeva con un’inquadratura della targa dell’auto di servizio del presi­dente, una Lancia K. Ma la cosa che mi colpì fu proprio Marrazzo che si appoggiava allo stipite di una porta e sembrava quasi in trance. Era robac­cia e d’accordo con il mio direttore comunicammo di non essere interes­sati » . Il presidente della Regione, ed ex conduttore di «Mi manda Raitre», ha raccontato durante il suo interrogato­rio di essere stato minacciato dai due carabinieri che fecero irruzione nel­l’appartamento «perché volevano i soldi». Ha ammesso di aver staccato i tre assegni per paura dell’arresto, vi­sto che nella stanza c’erano strisce di cocaina. Ha anche aggiunto che «la droga era sparita dopo che loro usci­rono dalla casa», così facendo presu­mere che se la siano portata via. Ma potrebbe aver omesso alcuni dettagli di quell’episodio e di quanto è avve­nuto nei giorni successivi sulle ri­chieste ricevute.

Fiorenza Sarzanini

corriere.it


Il colloquio e il pianto con la famiglia «Basta, adesso voglio sparire»

Il colloquio e il pianto con la famiglia «Basta, adesso voglio sparire»

 

LA GIORNATA DI MARRAZZO: Prostrato, barba lunga e occhiaie profonde. Il governatore: lascio, Pago la mia debolezza


(Benvegnù-Guaitoli)

L'appartamento del caso Marrazzo

 

ROMA - «Ho sbagliato e pagherò. Ora voglio solo sparire, sparire a lun­go». I suoi amici sussultano a questa frase. Davanti hanno un Piero Marraz­zo irriconoscibile: barba lunga, le oc­chiaie profonde di chi non ha dormi­to neanche un minuto, un maglione blu stropicciato al posto della solita giacca. Prostrato, debilitato, «un ma­lato ». Sono, queste, le ultime parole pro­nunciate da Piero Marrazzo prima di allontanarsi definitivamente dall’atti­vità politica e istituzionale. Pochi mi­nuti prima aveva pronunciato le paro­le più difficili del suo mandato di go­vernatore: «Ho deciso di autosospen­dermi immediatamente e ho conferi­to al vicepresidente Montino la dele­ga ad assumere la responsabilità di governo e di rappresentanza, rinun­ciando a ogni indennità e beneficio connessi alla carica. Ho detto la verità ai magistrati prima che la vicenda fos­se di dominio pubblico. Si tratta di una vicenda personale in cui sono en­trate in gioco mie debolezze inerenti alla mia sfera privata». Parole attese, ma che hanno riaper­to immediatamente la corsa alla suc­cessione.

il Pd ha deciso che il candi­dato per le regionali sarà scelto con le primarie di coalizione. Per i nomi si va da Enrico Gasbarra a Silvia Costa, da Walter Veltroni a David Sassoli (ma negano tutti di volersi impegna­re) per il Pd, Stefano Pedica per l’Idv, Luigi Nieri e Patrizia Sentinelli per Si­nistra e Libertà e — a sorpresa — Bru­no Tabacci dell’Udc. L’ultimo atto pubblico di Marrazzo ha chiuso una vicenda che da quando era diventata di dominio pubblico aveva costretto l’ex presidente ad an­nullare tutti gli impegni ufficiali. An­che quelli più importanti: giovedì po­meriggio doveva partecipare, alla pre­senza del presidente della Repubbli­ca, agli «Stati generali dell’Antima­fia », all’Auditorium. Saputo che il Quirinale si era infor­mato, con discrezione, circa la sua eventuale presenza, Marrazzo ha pre­ferito rinunciare per evitare possibili imbarazzi. E, dopo un vertice di mag­gioranza, è rimasto a lungo da solo nel suo ufficio. Anche venerdì ha fat­to lo stesso, è uscito dalla Regione so­lo dopo mezzanotte: destinazione Col­le Romano, una comprensorio di lus­so lungo la via Tiberina, a dieci chilo­metri da Roma, dove aveva abitato a lungo con moglie e figlia in un villino adiacente a quello dei suoceri. Lì lo aspettava sua moglie, la giornalista del Tg3 Roberta Serdoz.

Un saluto freddo prima della drammatica con­fessione, interrotta da pianti e silenzi. Un colloquio andato avanti fino all’al­ba nel tentativo di ricomporre quello che, inevitabilmente, era andato in frantumi. Poi Roberta è andata a dormire nel villino vicino, quello dei genitori, do­ve era rimasta la figlia. L’aveva porta­ta lì per proteggerla dalla tensione, dalle discussioni, dai chiarimenti ne­cessari. Piero Marrazzo a dormire ne­anche c’è andato, distrutto com’era. Poco dopo l’alba è uscito con l’auto privata per andare a incontrare la fi­glia più grande, già maggiorenne. Lì è stato raggiunto da un Sms dal­la moglie: «Sono distrutta». Roberta Serdoz gli ha comunicato in questo modo, con un sms, la decisione di ab­bandonarlo e di partire per qualche giorno con la loro figlia di otto anni.

Il transessuale Brenda coinvolto nella vicenda (Proto)

Il transessuale Brenda coinvolto nella vicenda (Proto)

Ieri, per l’ultimo appuntamento isti­tuzionale Piero Marrazzo ha scelto una sede non istituzionale, Villa Picco­lomini, dove prima di dettare alle agenzie la nota sulla sua autosospen­sione ha sussurrato ancora agli amici: «Sono pentito, ho sbagliato e adesso sono pronto a pagare. Mi è crollato il mondo addosso, di colpo. E non vo­glio farmi vedere in giro almeno per un po’, non voglio apparire, non vo­glio dichiarare nulla: tutto ciò che chiedo, adesso, è sparire». E poi le ha anche ripetute, queste parole, ha guar­dato negli occhi i suoi collaboratori più fidati e ha detto loro che era il mo­mento di andarsene: «Basta, voglio sparire». L’ha ripetuto più volte, facendo ve­nire brividi di preoccupazione a quel­li che in questi anni gli sono stati più vicino, e che anche ora, in questo mo­mento terribile, hanno deciso di rima­nergli accanto. In ogni caso, il suo ca­po ufficio stampa Sandro Cristaldi e il suo portavoce Nicola Zamperini a me­tà giornata hanno dato le dimissioni, le hanno consegnate nelle mani di Esterino Montino, colui che traghette­rà la Regione fino alle prossime elezio­ni: il primo atto di Montino reggente, così, è stato respingerle. Ma comun­que quei due, anche ieri, hanno conti­nuato a fare ciò che facevano: sono stati con Marrazzo, e anche ieri fino a sera. Poi, poco prima di mezzanotte, sono andati via, ciascuno a casa pro­pria. E chissà come deve essersi senti­to l’ormai ex governatore del Lazio, in quella casa grande e così silenziosa, di colpo completamente solo.

Maurizio Fortuna


24/10/2009

Pd in pressing su Marrazzo,Franceschini orientato a chiedergli di lasciare

Pd in pressing su Marrazzo,Franceschini orientato a chiedergli di lasciare

 

Contraddette dai verbali le dichiarazioni del presidente della regione Lazio. Tensione nel partito alla vigilia delle primarie. Maroni: «Resti al suo posto». La Bindi: «Io non mi candido»

 

Piero Marrazzo (foto M. Di Vita)
Piero Marrazzo (foto M. Di Vita)

ROMA - Dopo la divulgazione sulla stampa dei particolari della vicenda che lo vede coinvolto, va prendendo corpo l'ipotesi di dimissioni del presidente della Regione Piero Marrazzo. Secondo quanto si apprende il segretario del partito Dario Franceschini starebbe maturando questo orientamento, ma una decisione verrà presa, probabilmente, solo di concerto con gli altri due candidati alla segreteria del partito. L'ufficio stampa del Partito democratico, in riferimento alle ricostruzioni comparse sulle agenzie di stampa, informa che il segretario Dario Franceschini è in contatto continuo con Pier Luigi Bersani e Ignazio Marino e che i tre candidati alla segreteria del Pd hanno concordato che ogni scelta del partito, in riferimento alla vicenda Marrazzo, sarà condivisa fra di loro d'intesa con il partito e il gruppo consiliare regionale.

RIUNIONE IN REGIONE - Per i vertici della Regione Lazio quella di sabato è stata una mattinata convulsa, aperta con una riunione tra i più stretti collaboratori politici di Piero Marrazzo alla presenza sia del vicepresidente della giunta regionale del Lazio Esterino Montino che del legale del governatore, Luca Petrucci. Una riunione per mettere a punto una exit strategy che corregga la rotta intrapresa in un primo momento dal governatore, ovvero quella di non lasciare e concludere la legislatura (scadenza naturale tra 155 giorni), ora che i contorni dell'inchiesta che vedono Marrazzo vittima di un'estorsione e quattro carabinieri in carcere, sono più nitidi. Tra le ipotesi anche quella di dimissioni immediate da parte del governatore. Ma c'è anche chi spinge verso una soluzione soft: restare «per senso del dovere», soprattutto perché la Regione ha in campo questioni aperte del calibro del piano sanitario e del piano rifiuti, ma di fatto passare le «consegne» al vicepresidente Esterino Montino. Quest'ultima ipotesi eviterebbe il commissariamento e soprattutto eviterebbe al Pd di precipitare in campagna elettorale subito e di votare tra 90 giorni.

GASBARRA: INDISPONIBILE - L'ex presidente della Provincia di Roma Enrico Gasbarra si tira indietro: «Questa è una vicenda molto amara. Sono sconcertato su come si possano infangare le persone e le famiglie. Di come assurdamente la vittima paghi più dei criminali. Ritengo assurdo il gioco del toto-presidente, me ne sottraggo e comunque ribadisco la mia indisponibilità». «In questo momento difficile - aggiunge - il Pd deve rassicurare politicamente i militanti e gli elettori, facendo sentire nel contempo a Piero sincera solidarietà e sostegno politico e umano. Marrazzo ha battuto la destra, ha assicurato la vittoria della coalizione avviando con la sua giunta un ottimo e onesto lavoro per i cittadini del Lazio. Sono certo - ha concluso Gasbarra - che presto il presidente saprà chiarire ogni cosa. Questa vicenda rafforza ancora di più la mia amicizia personale con Piero e la sua famiglia».

SMENTITO DAGLI SVILUPPI - Venerdì Marrazzo aveva dichiarato l’intenzione di continuare il suo mandato: «Continuerò con serenità e determinazione a essere presidente», tutto è «basato su una bufala», aveva detto, seppure visibilmente scosso. Ma è stato smentito dagli sviluppi della vicenda. Aveva affermato di non aver pagato i ricattatori, mentre esistono gli assegni, sia pure non incassati, e addirittura di non aver nemmeno saputo del ricatto, mentre dai verbali pubblicati oggi emerge il contrario. Smentita anche la non esistenza del video: il maresciallo Antonio Tamburrino, uno dei quattro indagati sentiti sabato dal gip, ha consegnato una copia del cd ai carabinieri. Infine, il trans Natalie ha riferito in un'intervista che il presidente l'avrebbe chiamata venerdì «per tre volte» chiedendole di «non parlare con nessuno» in merito alla vicenda. Natalie asserisce, tra l'altro, di conoscere Marrazzo da sette anni.

MARONI: «NON SI DIMETTA» - Commentando la vicenda Marrazzo, il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha affermato: «È una vicenda personale, non credo debba dimettersi». Parlando a margine dell'Assemblea federale degli eletti nella Lega in Lombardia, Maroni ha detto: «È una brutta vicenda, che mi addolora molto perché vede il coinvolgimento di 4 carabinieri. Stiamo verificando per capire cosa possa essere successo e per questo sono in contatto con il comandante generale dell'Arma». «Dopo di che - ha aggiunto - essendo stato vittima di un ricatto, come ha detto lui, non credo debba dimettersi. Sono sempre dell'idea che la vita personale è personale e ognuno può fare ciò che crede». «Se una persona subisce un ricatto - ha concluso - diventa vittima del reato quindi non può essere condannata. Bisogna condannare chi compie i reati. Però ci sono ancora lati oscuri della vicenda per i quali ci sta pensando la magistratura».

CASINI: «DEVE LASCIARE» - Di parere opposto il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini: «Non conosco i dettagli del caso Marrazzo se non da quello che ho letto sui giornali. Una cosa voglio dire con chiarezza: un uomo politico che cede a un ricatto deve smettere di fare politica, deve ritirarsi. Se ha ceduto a un ricatto, dico se - perché è giusto che usi il condizionale - allora ha terminato il discorso con la politica». Pro dimissioni anche Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra: «L'articolo 44 dello statuto della Regione Lazio prevede che le dimissioni del presidente comportino lo scioglimento del consiglio regionale. Si proceda e si vada a votare rapidamente. Marrazzo si sottragga responsabilmente ad una vicenda molto triste e nel rispetto della legge elettorale ci porti alle urne a fine gennaio».

DI PIETRO: GIOCO SPORCO - «Sulla questione Marrazzo ci sono alcuni aspetti che vanno chiariti al più presto», afferma in una nota il presidente dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro. «Il primo - dice di Pietro - riguarda la posizione dello stesso governatore del Lazio. Marrazzo ha l'obbligo di dirci se è ancora in grado di governare la Regione o se si trova in uno stato di potenziale ricatto che gli impedisce di svolgere quel ruolo. In questo caso, come purtroppo temiamo, è necessario che rassegni subito le dimissioni». «Il secondo aspetto - osserva il leader Idv - riguarda l'umiliazione dell'Arma dei carabinieri che, a causa di alcune mele marce, si ritrova con la divisa sporca. Chiediamo che i carabinieri coinvolti siano sottoposti ad una pena esemplare». Di Pietro accusa poi «il sistema di dossieraggio, di veleni e veline che sta inquinando la vita politica italiana. È grave che, per sconfiggere l'avversario politico, vengano ordinati e costruiti appositi dossier. È un gioco sporco in cui si rischia il massacro, è un'operazione antidemocratica che azzera il confronto sul piano politico per dar spazio ai dossier. È una strategia mafiosa che va subito bloccata».

LA BINDI: «NON MI CANDIDO» - «Mi auguro che Marrazzo chiarisca presto la sua vicenda. Ma non sono disponibile ad una candidatura a presidente della regione Lazio», ha affermato Rosy Bindi da Milano, dove è candidata all’Assemblea nazionale del Pd nel collegio 15. «Le voci sul mio nome - ha sottolineato in una nota - sono del tutto prive di fondamento e mi stupisce che possano circolare con tanta facilità. Ricordo che sono toscana e vivo a Sinalunga. Chiunque si candiderà a presidente del Lazio sarà un candidato o una candidata con una biografia, una storia e radici espressione di questa regione e il Pd del Lazio saprà individuare, anche attraverso primarie di coalizione, la persona giusta».