06/04/2011

Ozono, perdita record sull'Artico

Ozono, perdita record sull'Artico

Diminuzione del 40% nella zona sotto osservazione. È stata registrata dal satellite Envisat dell'Agenzia spaziale europea. La causa: venti forti e inquinamento

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05/08/2010

L'epopea della Investigator nell'Artico, ritrovati i resti quasi 160 anni dopo

L'epopea della Investigator nell'Artico, ritrovati i resti quasi 160 anni dopo

La nave inglese era andata in soccorso della missione di sir Franklin. Rinvenuti su un fondale di 11 metri di profondità nella baia di Mercy

 

Un'illustrazione d'epoca della Investigator bloccata dai ghiacci artici
Un'illustrazione d'epoca della Investigator bloccata dai ghiacci artici

Trovati nelle gelide acque dell'Artico canadese i resti di una nave affondata quasi 160 anni fa. Sono ciò che rimane della Investigator, un'imbarcazione inglese inviata in soccorso delle due navi, Erebus e Terror, della spedizione del 1845 di sir John Franklin che cercava il Passaggio a nord-ovest (la via di collegamento più corta tra Europa ed Estremo oriente che passa nell'estremo nord canadese).

L'EPOPEA - Tre anni dopo senza avere notizie, l'Ammiragliato britannico dà il via alle operazioni per sapere cosa è successo alla missione di Franklin (tutti i 129 membri della spedizione non furono mai trovati, vennero rinvenuti solo alcuni resti) mettendo in palio 20 mila sterline per chiunque fosse riuscito a prestare soccorso alla spedizione. Tra le varie navi che presero parte alle ricerche c'era anche l'Investigator, guidata dall'irlandese sir Robert McClure. Partita dall'Inghilterra nel gennaio 1850 con 66 membri dell'equipaggio, attraversò tutto l'Atlantico, passò lo Stretto di Magellano e risalì l'intero Pacifico, fece scalo alle Hawaii ed entrò nell'Artico passando dallo Stretto di Bering. Dopo due anni di infruttuose ricerche della spezione di Franklin, la Investigator nell'estate 1852 rimase intrappolata dai ghiacci nella baia di Mercy e si preparò a passare l'inverno artico con temperature che raggiunsero 54 gradi sotto lo zero. Nella primavera successiva i primi membri dell'equipaggio morirono a causa degli stenti e del cibo razionato. McClure con alcuni marinai partirono con le slitte in cerca di soccorsi, ritornò con viveri e un medico. I marinai più debilitati riuscirono a raggiungere l'isola Melville dove vennero salvati dalle altre navi della missione. Una parte però rimase sulla Investigator per un altro inverno artico e alla fine vennero salvati dalla Resolute. McClure e il suo equipaggio furono i primi a completare, in parte su slitta, il passaggio a Nord-ovest.

LOCALIZZAZIONE - Dopo quasi 160 anni, il 25 luglio una missione canadese ha localizzato i resti della Investigator sui fondali della baia di Mercy a undici metri di profondità, a 600 km a nord del circolo polare artico. Ora la missione proseguirà fino al 10 agosto per cercare i resti della Erebus e della Terror. «Per lunghi anni questa area non è stata raggiungibile a causa dei ghiacci», ha detto Marc-André Bernier, capo del Servizio di archeologia subacquea di Parks Canada. «Ma ora, a causa del riscaldamento climatico, torna a essere accessibile».

Paolo Virtuani


30/04/2009

Polo sud, la piattaforma Wilkins si spezza

Polo sud, la piattaforma Wilkins si spezza

 

Immagini dal satellite dell'agenzia spaziale europea. Il riscaldamento globale ha provocato profonde fratture nel ghiaccio, grossi iceberg alla deriva

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La foto, scattata dal satellite dall'Agenzia spaziale europea, mostra la profonda frattura lungo il Wilkins ice shelf e grossi iceberg che si staccano dalla piattaforma

Le immagini dell' Esa -l' agenzia spaziale europea -mostrano grossi iceberg staccarsi dal «Wilkins ice shelf », una piattaforma di ghiaccio che si trova nella penisola Antartica. I ricercatori hanno affermato che il «Wilkins ice shelf» -grande quanto la Giamaica- è ha rischio di disgregarsi completamente nelle prossime settimane. La piattaforma è rimasta perlopiù stabile nel corso dell'ultimo secolo, ma ha cominciato a ritrarsi negli anni '90. Il «Wikins ice shelf» era tenuto insieme da un «ponte» di ghiaccio che legava l'isola di Charcot alla terra ferma Antartica. Ma in seguito al crollo del ponte avvenuto nelle scorse settimane, le fratture nel lato nord della piattaforma si sono ampliate e altre si sono formate per l'assestamento del ghiaccio. Secondo i dati del satellite, i primi iceberg si sono staccati venerdì scorso e da allora circa 700 km quadrati di ghiaccio sono caduti in mare.

RISCALDAMENTO GLOBALE - « Ci sono pochi dubbi sul fatto che questi cambiamenti sono il risultato del riscaldamento dell'atmosfera nella penisola Antartica, che è stato più rapido nell'emisfero sud», ha affermato David Vaughan, ricercatore del British Antarctic Survey. « Otto piattaforme di ghiaccio lungo la penisola Antartica hanno mostrato segni di rottura negli ultimi decenni e il distaccamento del «Wilkins ice shelf» è l'ultimo e il più grande della serie» spiega lo scienziato. La piattaforma ha perso il 14 % della sua massa nel corso dello scorso anno. Secondo i dati, negli ultimi 50 anni le temperature medie nella penisola Antartica sono aumentate di due gradi e mezzo, un aumento superiore alla media globale. Nelle prossime settimane gli scienziati ritengono che il «Wikins ice shelf» perderà circa 3,3370 km quadrati di ghiaccio, un'area grande quasi quanto il Lussemburgo. La rottura delle piattaforme antartiche non provoca in sé l'aumento del livello degli oceani, perché il ghiaccio non si scioglie ma continua a galleggiare, ma insieme all'aumento della temperatura dell'acqua è un importante indicatore del cambiamento climatico in atto nel pianeta.


30/03/2009

L'altra faccia del riscaldamento globale

L'altra faccia del riscaldamento globale

 

Su Vanguard. Reportage dalla Groenlandia: dove il riscaldamento globale è anche un'opportunità

 

Un frame del reportage di Adam Yamaguchi
Un frame del reportage di Adam Yamaguchi

GROENLANDIA - Il riscaldamento globale e lo scioglimento dei ghiacci che ne deriva, sono un disastro naturale o un'opportunità? L'aumento della temperatura sta radicalmente trasformando l'Artico: i ghiacci si sciolgono, il livello del mare aumenta, i fiumi sono in piena o addirittura straripano. Gli esperti assicurano che le conseguenze di qui a pochi decenni saranno disastrose per tutto il Pianeta. Ma non tutti la pensano così.

I LOVE GLOBAL WARMING - L'altra, inaspettata, faccia della minaccia climatica è al centro dell'inchiesta "I Love Global Warming", realizzata da Adam Yamaguchi, in onda su Vanguard martedì 31 marzo alle ore 23, sul canale 130 di Sky. Con un reportage dalla Groelandia, Yamaguchi, atteso il 4 aprile al Festival Internazionale di Giornalismo a Perugia, propone un viaggio nella terra dei ghiacci per scoprire che a dispetto del disastro ecologico, la Groelandia vive un momento storico di sviluppo, scoprendo nuove terre da coltivare e nuove possibilità di crescita per il turismo incentivato dal clima più mite.

OSPITI - In studio, come ogni martedì, Davide Scalenghe e tra gli ospiti la direttrice del dipartimento di sostenibilità ambientale del WWF Italia Eva Alessi e Sabrina Melandri, ricercatrice dell’IEFE Istituto di Economia e Politica dell'Energia e dell'Ambiente dell’Università Bocconi di Milano.


06/01/2009

«I ghiacci artici ai livelli del '79»

«I ghiacci artici ai livelli del '79»

I dati del Centro di Ricerca sul Clima Artico dell'Università dell'Illinois. Dopo l'allarme scioglimento dei mesi scorsi, le superfici ghiacciate sono aumentate velocemente

 

Un orso polare tra i ghiacci artici
Un orso polare tra i ghiacci artici
 
 
 
MILANO - Il livello dei ghiacci artici è tornato ai livelli del 1979. Lo rivelano i dati, per certi versi sorprendenti, del Centro di Ricerca sul Clima Artico dell'Università dell'Illinois. Nei primi mesi del 2008 - riferiscono gli studiosi - la superficie ghiacciata aveva subito una forte riduzione, tanto che qualcuno aveva predetto la scomparsa totale dei ghiacci artici entro l'anno. Ma nei mesi invernali i territori ghiacciati sono aumentati velocemente invernali riportando i livelli a quelli di 30 anni fa.

LE CAUSE - Gli scienziati americani monitorano periodicamente la solidità del ghiaccio terrestre attraverso i satelliti. Ogni anno milioni di chilometri quadrati di ghiaccio si sciolgono e si risolidificano con l'arrivo dell'inverno, ma gli scienziati non si aspettavano un andamento così improvviso negli ultimi mesi. Bill Chapman, uno dei ricercatori del centro universitario, spiega che negli ultimi tempi le temperature nelle zone artiche sono state particolarmente rigide. A contribuire al raffreddamento sarebbe stato il calo dei venti che rende più facile la formazione di ghiaccio, lasciando uno strato di neve in superfice.

 


18/10/2008

ARTICO, PRIMA NAVE IN PASSAGGI A NORDOVEST E A NORDEST SENZA GHIACCI

ARTICO, PRIMA NAVE IN PASSAGGI A NORDOVEST E A NORDEST SENZA GHIACCI

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
BREMERHAVEN (GERMANIA) - Per la prima volta, una spedizione scientifica nell'Artico ha potuto percorrere il passaggio a Nordovest - lungo l'America - e quello a Nordest - dalla parte della Russia - entrambi liberi dai ghiacci. Lo ha annunciato l'Istituto di ricerca tedesco Alfred Wegener.

"La nave di ricerca scientifica Polarstern è rientrata dall'Artico a Bremerhaven", ha detto alla France Presse la portavoce dell'istituto all'origine della spedizione polare, sottolineando che "é la prima ad aver attraversato i passaggi a Nordovest e a Nordest" senza aver dovuto rompere il ghiaccio.

Il 6 ottobre scorso l'Agenzia spaziale europea (Esa) aveva comunicato che la banchisa artica aveva registrato in agosto il secondo più forte scioglimento dall'inizio delle osservazioni satelltari, 40 anni fa; e che il mese successivo, per la prima volta, i due passaggi erano stati entrambi liberi dai ghiacci, contemporaneamente e per alcune settimane. La 'Polarstern', peraltro, è un rompighiaccio: il suo comandante, Stefan Schwarze, ha detto che l'impiego di una nave del genere era comunque preferibile, per l'incertezza sui movimenti dei lastroni e il possibile riformarsi della banchisa.

La 'Polarstern' aveva lasciato Bremerhaven il 12 giugno scorso per una spedizione scientifica in Groenlandia e nelle Spitzbergen prima di iniziare, con partenza da Reykjiavik (Islanda), il periplo dell'Artico, della durata prevista di 70 giorni. "L'obiettivo era arrivare nel cuore dell'Artico per fare ricerche, ciò che non sempre è possibile, ma questa volta lo é stato", ha precisato la portavoce. La direttrice dell'istituto Alfred Wegener, Karin Lochte, ha spiegato, in una conferenza stampa, che l'apertura contemporanea dei due passaggi ha offerto possibilità interessanti per la ricerca scientifica ma è assai preoccupante se la si considera in termini di effetto serra e cambiamento climatico.

Alcuni dei 117 scienziati di 12 Paesi presenti a bordo del rompighiaccio hanno potuto osservare "specie di uccelli che si trovano abitualmente nell'Atlantico del nord", ha detto il capo della spedizione, Wilfried Jokat, Gli studiosi hanno effettuato prelievi dai fondali marini e misurazioni acustiche, al fine di elaborare un modello geofisico migliorato per l'Artico centrale. Tali lavori - ha osservato Jokat - sono molto importanti per valutare le risorse naturali dell'Artico.

 Secondo l'Agenzia geologica americana (Usgs), l'Artico racchiuderebbe riserve, sfruttabili già grazie alle attuali tecnologie, di 90 miliardi di barili di petrolio e di 44 milioni di barili di gas naturale liquefatto. A quanto riferito la settimana scorsa dall'Esa, il ramo più lungo del passaggio a Nordovest - la via Amundsen, vicino alle coste canadesi - era aperto da luglio. Il ramo più diretto, un po' più a nord, era diventato navigabile il 18 agosto, secondo le osservazioni fatte in particolare dal satellite europeo Envisat. Il passaggio a Nordest, invece, si era aperto il 5 settembre. Il 22 settembre, entrambi i passaggi erano di nuovo chiusi. L'apertura del passaggio a Nordovest e di quello a Nordest alla navigazione permetterebbe grandi risparmi di tempo e dicarburante nei collegamenti tra Europa e Asia, riducendo larotta di oltre 4.000 chilometri.


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25/06/2008

POLO NORD: ARTICO SEMPRE PIU' A RISCHIO

POLO NORD: ARTICO SEMPRE PIU' A RISCHIO
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Il tasso di scioglimento della copertura glaciale artica ha raggiunto un nuovo record

Il mitico passaggio a nord-ovest rischia di diventare una passeggiata o meglio, una piacevole crociera. Secondo l'ultima ipotesi, prospettata alla rivista National Geographic da alcuni esperti, lo strato di ghiaccio stagionale che circonda il Polo Nord geografico potrebbe sciogliersi nei prossimi mesi.
Ciò non significa, come hanno riportato alcune testate, che il
Polo Nord si squaglierà nei prossimi quaranta giorni, ma che lo spessore di ghiaccio annuale formatosi durante l'inverno potrebbe non sopravvivere all'estate.
Nulla toglie alla
gravità del fatto. Tanto più che l'inquietante previsione non contraddice i recenti modelli che prevedono lo scioglimento dei ghiacci dell'Artico fra il 2013 e il 2030.
La scorsa estate la banchisa artica ha raggiunto un minimo storico:
4,13 milioni chilometri quadrati. Rispetto al 2005, anno del precedente record negativo, il calo è stato del 24%. E se si guarda all’estesione media dei ghiacci, il deficit è del 38%.
Oggi il
tasso di scioglimento della copertura glaciale dell'emisfero settentrionale ha raggiunto un livello mai visto e in appena un anno è andata persa il 65% della superficie: "Non pensavamo neanche che il sistema potesse perdere una così grande quantità di ghiaccio tutto insieme", spiega David Barber, dell'Università di Manitoba.
Le osservazioni sul campo e le immagini satellitari permettono di valutare la situazione con lucidità e il quadro che gli esperti si fanno dimostra che le
calotte polari vengono influenzate dai cambiamenti climatici più in fretta del previsto. A causa dell'effetto causato dall'albedo (la capacità riflettente) del ghiaccio, infatti, l'aumento delle temperature avrebbe un tasso tre volte superiore a quello nelle altre zone del globo.
L’area più sofferente è quella in prossimità della
Siberia. In questa zona sono anni che le temperature stanno subendo il maggiore rialzo, anche durante l’inverno. Secondo gli studiosi è già in atto il progressivo scioglimento del permafrost, la crosta di terreno ghiacciato, dove si trovano intrappolate enormi quantità di gas, tra cui il metano. Ciò causerà l’immissione in atmosfera di quantità enormi di gas serra, che a loro volta contribuiranno all'aumento della temperatura del globo, in un circolo vizioso dai funesti presagi.


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