28/10/2011
Trovato il manichino di Berlusconi con le mani insanguinate
Trovato il manichino di Berlusconi con le mani insanguinateIN GALLERIA. Era davanti alla libreria Rizzoli, aveva un cartello con la scritta «Brigate artistiche - Art-tentato»
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19/09/2010
Mauro Marin attacca gli animalisti davanti al circo: «Andate a lavorare»
Mauro Marin attacca gli animalisti davanti al circo: «Andate a lavorare»Il vincitore del Grande Fratello ha preso le difese degli artisti di Moira Orfei. Intervento dei carabinieri
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20/03/2010
I fumetti Bonelli 'consacrati' a Napoli
I fumetti Bonelli 'consacrati' a Napoli
Una mostra e un convegno. Esposte oltre 200 tavole originali dei maggiori artisti del presente e del passato. Il patron: «Cerco un erede»

NAPOLI - Londra, Amsterdam, le gole del Grand Canyon. Le foreste dell'Amazzonia e quelle dell'Ontario. Viaggi nel tempo e nella fantasia, a cavallo o in un'astronave: sono trasferte a costo contenuto, voli last minute che non finiscono di affascinare, quelli di un albo Bonelli. I fumetti della casa editrice milanese ricevono consacrazione a Napoli, con una mostra e un convegno. Si intitola "L'Audace Bonelli", l'avventura del fumetto italiano, l'esposizione aperta al Palazzo delle Arti (Pan) dal 19 marzo (inaugurazione alle 19) al 9 maggio, a cura di Napoli Comicon e Sergio Bonelli Editore: oltre 200 tavole originali dei maggiori artisti del presente e del passato, che sono solidi e consegnati alla storia della nostra editoria.
PRODOTTO DI NICCHIA - Ma il futuro di Bonelli, qual è? Lo chiediamo al diretto interessato. Sergio Bonelli, classe 1932, è al timone da 53 anni. Nell'ambiente si mormora a più riprese di una probabile, imminente cessione dell'azienda. «Ma dove si dice che sto vendendo? E chi lo dice? - sbotta lui -. Di tanto in tanto, è vero, mi è arrivata qualche proposta da altri editori, che però non ho mai approfondito». Certamente la crisi del settore preoccupa. «I numeri fanno pensare che il fumetto stia per diventare un prodotto di nicchia». Ma l'erede di Bonelli, chi sarà? «Volendo trascurare l’ipotesi di una diretta continuità gestita da mio figlio Davide, possiamo fare un gioco e cercare di comporre l’identikit del mio successore ideale». E allora cerchiamolo. «Mi piacerebbe che avesse un nome prestigioso nella storia dell’editoria ma anche del fumetto italiano, che vantasse qualche antico successo ma avesse voglia di tentare strade nuove; che puntasse su autori esperti ma anche non rinunciasse a scoprire i giovani talenti… Ma è meglio che mi fermi. Dal mio identikit si sta profilando un compratore che non troverò mai. Pazienza, allora non vendo!» conclude Bonelli in partenza per Napoli.

SFORNATE 28 TESTATE - Il tempo è quello delle celebrazioni: la storia della Bonelli inizia nel 1940, quando Gian Luigi Bonelli, il papà di Tex Willer, acquistò la Edizioni Audace da Lotario Vecchi. Il nome dell'editrice cambierà più volte: Araldo, Cepim, Daim Press, Altamira, finché Sergio, il figlio di Gian Luigi, le darà il suo. Durante la guerra era stata la mamma, Tea Bonelli, a prendere in mano un'azienda familiare e artigianale, ma con una forte vocazione industriale, capace ancora oggi, in mezzo a una delle crisi più feroci per il settore, di sfornare 28 testate fra nuovi albi, ristampe e raccolte. E le vendite? «Fra le 900mila e il milione di copie al mese - dice Mauro Marcheselli, direttore editoriale - e abbiamo avuto riedizioni un po' in tutto il mondo: Russia, Brasile, Argentina, Stati Uniti, Norvegia, Svezia, Francia, Turchia, ex Jugoslavia e potrei continuare».

VUOTO LETTERARIO - Un successo tutto da studiare: al convegno "Fenomenologia di Bonelli" (sempre al Pan, 19 marzo dalle ore 15), intervengono addetti al settore, ma anche semiotici, sociologi, massmediologi, fra i quali Alberto Abruzzese (Iulm), Gino Frezza (Università di Salerno) e Matteo Stefanelli (Università Cattolica di Milano), che la vede così: «Bonelli si è inserito in un vuoto che denunciò già Antonio Gramsci: la mancanza, in Italia, di una letteratura nazional-popolare. Giallo, mystery, western, hard boyled, feuilletton: Gian Luigi Bonelli ha mescolato i generi, travasando in un fumetto letture come Spillane e Jack London». E poi il formato: «L'albo Bonelli - osserva Stefanelli -, col suo formato simile a un quaderno, non è più sciatto come la vecchia striscia a fumetti, ma neppure incute il timore reverenziale della libreria. Gian Luigi Bonelli ha capito che la cultura popolare, da noi, deve passare dall'edicola e ha consacrato un oggetto anfibio, insieme elegante e casalingo».
GRAPHIC NOVEL - Un po' libro, un po' giornaletto. Con buona pace dei sostenitori della graphic novel, il romanzo a fumetti, elitario e sofisticato, ma soprattutto ponderoso. «La graphic - commenta Marcheselli - è un volume d'autore che arriva a 250-300 pagine, con personaggi che nascono e muoiono lì, senza essere ripresi in serie. Ma noi già trent'anni fa, con la collana "Un uomo un'avventura", ci eravamo messi per quella strada: pubblicammo Pratt, Toppi, Manara, Bonvi, Battaglia, Crepax: i più grandi autori dell'epoca». Un altro mito da sfatare è l'idea che i Bonelli siano stati superati dai manga: «Bonelli e il Giappone sono le due grandi tradizioni del fumetto in bianco e nero, economico e popolare. Sono gemelli» conclude Stefanelli.
COMICON IN ARRIVO - La mostra di Napoli è un antipasto di quello che sarà la dodicesima edizione del Comicon: dal 30 aprile al 2 maggio, a Castel Sant'Elmo, sul Vomero, a Napoli. La kermesse quest'anno è dedicata al Nero: omaggi a Diabolik, Kriminal, Satanik, a Spirit di Will Eisner e ai fratelli argentini Alberto e Enrique Breccia, tenebrosi e picareschi. Il 1 maggio la consegna dei premi Attilio Micheluzzi, con la designazione del miglior fumetto e dei migliori autori del 2010, in un appuntamento che oramai gareggia con Lucca per la palma della migliore fiera italiana del settore.
Alessandro Trevisani
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21/07/2009
«Uccidete la cultura»: artisti in piazza
«Uccidete la cultura»: artisti in piazza
Manifestazione bipartisan Tra cinema, teatro e lirica un migliaio a Montecitorio. Al sit-in contro i tagli del governo Moretti e Verdone ma anche Barbareschi
ROMA — Palloncini neri e cartelli listati a lutto per celebrare «la morte dello spettacolo »: così un migliaio di protagonisti del mondo del cinema, del teatro, della danza, della musica, ha protestato ieri in piazza Montecitorio, di fronte alla Camera dei deputati, contro i tagli del governo Berlusconi al Fus, Fondo unico per lo Spettacolo, con cui lo Stato finanzia il settore. Meno 130 milioni di euro quest’anno, passando dai 511 milioni previsti dal governo Prodi nel 2008, ai 380 attuali. A protestare attori e registi, ma anche molte maestranze, musicisti, ballerini, coreografi, costumisti. Tra i tanti volti noti, Carlo Verdone e Nanni Moretti, Mario Monicelli ed Ettore Scola, Luca Zingaretti e Mariangela Melato, Ricky Tognazzi ed Enrico Lucherini, Paolo Virzì e Giuliano Montaldo, Valerio Mastandrea e Ascanio Celestini.
Verdone, tra i primi ad arrivare, è anche uno dei più duri nel commento: «Un omicidio, stanno uccidendo la cultura. E se sono qui, lo faccio soprattutto per le nuove generazioni». «Delitto» è invece il termine che utilizzano entrambi gli esponenti del Pd giunti al sit-in per solidarizzare con i manifestanti: l’attuale e l’ex segretario del Pd, Dario Franceschini e Walter Veltroni.
In una piazza che ha ripetutamente invocato le dimissioni del ministro per i Beni culturali Sandro Bondi (e contro i tagli ieri si sono espressi i due ex ministri della Cultura Francesco Rutelli e Giovanna Melandri) i fischi sono stati indirizzati soprattutto agli interventi dei due parlamentari del Pdl Luca Barbareschi e Gabriella Carlucci, che dal palco hanno comunque provato ad argomentare le loro ragioni, spiegando oltretutto di condividere in larga parte le proteste (contraria ai tagli del governo anche un’altra parlamentare del Pdl, Fiorella Ceccacci Rubino, che ha parlato di un settore «che contribuisce con imposte dirette e indirette a un gettito per l’erario di diversi miliardi di euro l’anno»). Barbareschi si è rivolto alla platea parlando di «atteggiamento fascista», poi, sommerso da cori di buuu, ha proposto «uno sciopero vero e a oltranza, per quattro mesi e non una manifestazione piccola come questa e fatta di lunedì» raccogliendo anche applausi.
Sui tagli al Fus ieri è intervenuto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ai giornalisti, durante la cerimonia del Ventaglio al Quirinale, ha spiegato di «non poter far nulla» per rispondere agli appelli che gli sono stati rivolti: «Perché siamo alla vigilia, anzi sull’orlo di una approvazione in Parlamento». Tuttavia, ha spiegato Napolitano, la questione tornerà presto alla ribalta, in autunno, con la legge finanziaria, quando si dovranno stabilire le priorità nell’erogazione delle risorse disponibili di fronte all’esigenza di ridimensionare la spesa pubblica. «Occorre fare uno sforzo — ha concluso il capo dello Stato — per selezionare le vere priorità, perché se si dice che tutte le spese sono prioritarie si dice che nessuna lo è».
Margini per un cambiamento di rotta del governo non se ne vedono, stando almeno alle parole pronunciate ieri sul palco da Andrea Purgatori, che a nome dell’associazione «100 Autori» ha fatto parte di una delegazione che subito prima della protesta ha incontrato a palazzo Chigi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, in veste di mediatore tra le parti. «L’aria che tira — ha detto Purgatori — non è buona, nonostante Letta comprenda molte delle nostre ragioni ».
Edoardo Sassi
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