20/06/2010

Kuwait, lite tra principi per le auto di lusso E lo zio ammazza il nipote dopo una cena

Kuwait, lite tra principi per le auto di lusso E lo zio ammazza il nipote dopo una cena

SANGUE NELL'EMIRATO. I due erano soci nell'import di vetture di alta gamma

Un delitto eccellente alla corte reale del Kuwait. Il principe Basel Al Sabah, 52 anni, è stato assassinato dallo zio Faisal – molto più giovane, ha solo 32 anni - al termine di una burrascosa cena. Per ora le autorità hanno negato qualsiasi motivazione politica ed hanno invece parlato di un contrasto personale legato al mondo delle corse automobilistiche e dei motoscafi. Basel era stato il grande promotore di gare ed aveva guidato uno speciale comitato sportivo mentre Faisal, il killer, era stato fino a poco tempo fa il vice presidente dello «Auto & Motorcycle Club». Una carica che però aveva perso in seguito a contrasti sulla gestione. E, secondo diverse fonti, la cena doveva probabilmente servire a ridefinire gli incarichi.

IL BUSINESS DELLE AUTO - La stampa del Golfo non ha neppure escluso che all’origine della lite ci sia stata una disputa sull’import di vetture di lusso, un business che zio e nipote avevano in comune. Ma la riunione, alla quale erano presente altre personalità dell’emirato, si è trasformato in un regolamento di conti. Faisal ha estratto all’improvviso una pistola ed ha sparato cinque volte contro il rivale «che aveva appena finito di lavarsi le mani». L’assassino è stato poi immobilizzato dagli altri commensali, che lo hanno legato con un cavo del telefono. Il Kuwait è un paese relativamente tranquillo, anche se la vicinanza all’Iraq e all’Iran lo espone a tensioni ben nascoste dai principi. Le autorità hanno più volte neutralizzato cellule qaediste, legate a gruppi operanti nel teatro iracheno e in Arabia Saudita. Più di recente, i servizi di intelligence hanno smascherato una rete spionistica al servizio di Teheran.

Guido Olimpio


04/04/2010

Tensione in Sud Africa, ucciso leader di estrema destra. I suoi: «Vendetta»

Tensione in Sud Africa, ucciso leader di estrema destra. I suoi: «Vendetta»

Appello alla calma del presidente zuma, Terre'blanche massacrato per motivi economici. Per il suo movimento, però, si tratta di un delitto politico.

 

I poliziotti sul luogo del delitto
I poliziotti sul luogo del delitto

JOHANNESBURG - L'uccisione del leader di estrema destra Eugene Terre'blanche, massacrato a bastonate nella sua azienda agricola. La promessa di vendetta dei militanti del movimento di resistenza Afrikaner. E l'appello alla calma lanciato dal presidente Jacob Zuma. Sale la tensione in Sud Africa a poco più di due mesi dall'inizio dei mondiali di calcio. Tutto è cominciato con l'assassionio di Terre'blanche, personaggio politico che nei primi anni '90 si oppose alla fine dell'apartheid. L'uomo è stato picchiato a morte nella sua fattoria. Ma non si tratterebbe di un delitto politico: la polizia ha spiegato di aver arrestato due operai neri. Pare che la causa dell'omicidio sia lo stipendio non pagato.

LA REAZIONE
- Il Movimento di resistenza Afrikaner respinge però questa ipotesi e lega invece l'uccisione al canto di un brano dell'era dell'apartheid, nel cui testo si dice "uccidi il Boer". «Invitiamo i nostri militanti a restare calmi, per il momento», ha affermato il segretario generale del Movimento di reistenza Afrikaner, Andre Visagie, che ha convocato una riunione dei vertici per il primo maggio per decidere «azioni specifiche».

CHI ERA
- Terre'blanche, che si descriveva come il Boer, è stato la voce dell'opposizione più estrema alla fine del governo dei bianchi, ma ha vissuto in una relativa oscurità dalla sua uscita dal carcere nel 2004, dopo aver scontato la condanna per aver picchiato un nero quasi fino ad ucciderlo. Il suo partito - la cui bandiera assomiglia alla svastika nazista - si è ripreso due anni fa e ha dato il via al tentativo di costruire un fronte unito tra i partiti di estrema destra, senza in realtà riscuotere un grande seguito. La polizia ha detto che i presunti killer hanno 16 e 21 anni ed entrambi lavoravano per Terre'blanche. «Pare che l'abbiano attaccato perché non erano stato pagati per il loro lavoro», ha detto un portavoce. Qualunque sia il motivo, l'omicidio è un ulteriore colpo ai timori di tensioni nel paese. Il presidente Jacob Zuma, salito al potere l'anno scorso, ha assicurato agli afrikaner che non hanno niente da temere dal suo governo, aggiungendo che tutti i sudafricani devono vivere insieme.

 

Redazione online


13/02/2010

Par condicio, la Rai cancella la trasmissione dedicata a Bachelet

Par condicio, la Rai cancella la trasmissione dedicata a Bachelet

 

Il vicepresidente del csm fu ucciso dalle br il 12 febbraio 1980. Il figlio: «Annullata la puntata di "A sua immagine" dedicata a mio padre, parlava un deputato Pd, io»

 

MILANO - Doveva essere un ricordo pubblico a 30 anni dalla sua morte. Ma nessuno potrà per il momento vedere la trasmissione realizzata dalla Rai che sarebbe dovuta andare in onda oggi. Colpa dell'interpretazione che la tv pubblica ha dato del regolamento della par condicio. «La Rai ha appena cancellato la puntata della trasmissione religiosa "A sua immagine" dedicata a Vittorio Bachelet nel trentesimo anniversario della morte». Lo ha comunicato Giovanni Bachelet, figlio del vice presidente del Csm ucciso dalle Brigate rosse il 12 febbraio 1980.

LA DECISIONE - Il programma doveva essere trasmesso oggi pomeriggio alle ore 17 su Raiuno e conteneva un'intervista a Giovanni Bachelet, deputato del Pd, che in occasione della messa funebre del padre pregò pubblicamente anche per i terroristi. «Preghiamo per i nostri governanti: per il nostro presidente Sandro Pertini, per Francesco Cossiga. Preghiamo per tutti i giudici, per tutti i poliziotti, i carabinieri, gli agenti di custodia, per quanti oggi nelle diverse responsabilità, nella società, nel Parlamento, nelle strade continuano in prima fila la battaglia per la democrazia con coraggio e amore. Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà perchè, senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri». La notizia della cancellazione della trasmissione tv, che sarebbe avvenuta in ossequio alla legge sulla par condicio, è stata diffusa nell'ambito del festival «Manifutura 2010», in corso di svolgimento a Pisa. «La trasmissione era stata registrata una settimana fa - ha detto Giovanni Bachelet - ma è stata cancellata perchè conteneva un deputato Pd, cioè me». Assai sorpreso per la decisione della Rai, presa sulla base del nuovo regolamento, Giovanni Bachelet ha spiegato che nell'intervista ricordava solo suo padre e di non aver mai parlato di politica e che lui non è candidato alle prossime elezioni regionali.

Redazione online


12/01/2010

Teheran: ucciso fisico nucleare Il regime accusa gli Usa e Israele

Teheran: ucciso fisico nucleare Il regime accusa gli Usa e Israele

 

La vittima è Massud ali-Mohammadi, professore all'università della capitale iraniana. L'uomo è stato assassinato facendo esplodere una motobomba controllata a distanza

 

Teheran (Ansa)
Teheran (Ansa)

TEHERAN (IRAN) - Insolito delitto in Iran. Una bomba ha ucciso un professore universitario a Teheran. Lo ha reso noto la tv di stato iraniana.

LA VITTIMA - Il docente è Massud Ali-Mohammadi, era un fisico nucleare ed è stato ucciso vicino alla sua abitazione nella capitale da una motobomba controllata a distanza. L'esplosione avrebbe provocato anche due feriti, secondo un portavoce del ministero della Sanità. Il docente è stato vittima di «elementi antirivoluzionari e delle potenze arroganti», afferma l'agenzia filogovernativa Fars. Il professore universitario è stato descritto da Press Tv, tv di stato iraniana in lingua inglese e primo organo di informazione a dare la notizia della sua uccisione, come uno «strenuo sostenitore» della rivoluzione islamica del 1979 che rovesciò il regime dello shah e instaurò il regime degli ayatollah. Un'altra televisione di stato, Irib, ha successivamente accusato «elementi anti-rivoluzionari» dell'omicidio dell'uomo: «Massoud Ali-Mohammadi, rivoluzionario e impegnato professore dell'università di Teheran, è stato ucciso questa mattina, con un atto terroristico, da membri anti-rivoluzionari delle potenze arroganti». L'Iran, solitamente, si riferisce alle potenze occidentali proprio con il termine «arroganza globale».

AUTOPSIA - Il procuratore di Teheran, Abbas Jafari-Dolatabadi ha detto che il corpo della vittima è stato portato all'istituto di Medicina legale per l'autopsia, ma non ha indicato quale pista le indagini stiano seguendo per ora e ha sottolineato che nessun arresto è stato ancora effettuato. Il vice procuratore, Fakhreddin Jafarzadeh, ha precisato che l'esplosione è avvenuta mentre Ali-Mohammadi usciva a bordo della sua auto dal parcheggio di casa sua, a Pol-e-Rumi, vicino al quartiere di Qeitarieh. L'ordigno, ha aggiunto, era stato piazzato su una moto ed è stato probabilmente azionato a distanza.

LE ACCUSE - Le prime rituali accuse del regime contro le potenze occidentali si sono poi trasformate successivamente in qualcosa di più circostanziato a carico di Israele e Usa. Teheran punta il dito contro «agenti sionisti e americani» per l'attentato , si legge sul sito web della tv di stato.


30/12/2009

Canada: ucciso Nick Rizzuto, figlio del capomafia di Montreal

Canada: ucciso Nick Rizzuto, figlio del capomafia di Montreal

 

Il padre, ora in prigione, è il boss della città del Quebec. Secondo la polizia si tratta di un regolamento di conti tra gang rivali

 

Nick Rizzuto (da Montrealgazette.com)
Nick Rizzuto (da Montrealgazette.com)

MONTREAL - Nick Rizzuto, 42 anni, figlio del presunto capomafia di Montreal, è stato ucciso martedì pomeriggio nella città canadese. Secondo la polizia si è trattato di un regolamento di conti tra bande rivali. Rizzuto, figlio del boss Vito, si trovava in una strada del centro quando un killer gli si è avvicinato e gli ha sparato davanti a diversi testimoni terrorizzati. La vittima, la 31ma morta ammazzata nel 2009 nella metropoli del Quebec, è deceduta durante il trasporto all'ospedale.

LOTTA - La famiglia Rizzuto, originaria di Cattolica Eraclea in provincia di Agrigento, è arrivata in Canada nel 1954 e da allora ha avuto un ruolo di spicco nella criminalità organizzata canadese. Secondo lo scrittore esperto di mafia canadese Antonio Nicaso, l'omicidio si inquadra nel tentativo di strappare il controllo del territorio alla famiglia Rizzuto, al potere ormai da decenni, da parte di bande rivali. Quest'omicidio potrebbe ora scatenare una vera e propria guerra di mafia in Quebec. Secondo Nicaso, il delitto potrebbe essere legato a una serie di attentati incendiati ai bar italiani di Montreal avvenuti di recente. L'avvicinamento ad alcuni gruppi malavitosi potrebbe avergli creato nemici tra le bande della città provenienti da Haiti o potrebbe trattarsi di un regolamento di conti all'interno della mafia di Montreal.

IN PRIGIONE - Il padre Vito, dal 2004 in una prigione in Colorado dove sta scontando dieci anni per contrabbando e per il suo ruolo nell'eliminazione di tre membri del clan Bonanno, riuscì a farsi riconoscere boss di Montreal mettendo d'accordo varie famiglia mafiose, delinquenti comuni, i criminali irlandesi e colombiani e la banda di motociclisti degli Hell's Angels.


16/11/2009

Morto suicida stalker di Pescara Dopo gli spari all'ex, la fuga a Foggia

Morto suicida stalker di Pescara Dopo gli spari all'ex, la fuga a Foggia


Continua...


03/07/2009

Mafia, ucciso boss dei Santapaola

Mafia, ucciso boss dei Santapaola

 

Assassinato Raimondo Maugeri. Il 47enne era ritenuto il reggente della cosca nel rione Villaggio di Sant'Agata


CATANIA - Il boss Raimondo Maugeri, di 47 anni, ritenuto il reggente della cosca Santapaola nel rione Villaggio Sant'Agata di Catania, è stato ucciso questa mattina in un agguato in via Zia Lisa 23. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, l'uomo era a bordo di un ciclomotore quando è stato affiancato da una moto di grossa cilindrata con due uomini a bordo, che hanno sparato cinque colpi di pistola di grosso calibro centrandolo al torace.

HA TENTATO LA FUGA - Nonostante sia rimasto gravemente ferito, Maugeri ha tentato la fuga, riuscendo a evitare altri colpi. L'uomo è riuscito a trovare riparo in un deposito di ferro usato, ma è morto una decina di minuti dopo. Sul posto per le indagini sono presenti i carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Catania, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura etnea.

«DELITTO DI ALTO LIVELLO» - Per il procuratore di Catania, Vincenzo D'Agata, quello di Maugeri è un «delitto d'alto livello, le cui ricadute non sono per il momento ipotizzabili». «È un brutto delitto per lo spessore criminale della vittima - aggiunge il procuratore etneo - adesso però dobbiamo aspettare per dare un'attenta e precisa chiave di lettura. Una nuova guerra di mafia a Catania? È ancora presto per dirlo, lo vedremo esaminando cosa succederà in città nelle prossime ore. Se ci sarà una rappresaglia per vendetta - sottolinea D'Agata - allora si aprirà una faida; se invece non accadrà alcunchè significherà che è un omicidio di 'pulizia internà alla stessa cosca Santapaola».


23/05/2009

Delitto Rostagno deciso dai boss, 2 arresti

Delitto Rostagno deciso dai boss, 2 arresti

 

IL GIORNALISTA-SOCIOLOGO FU UCCISO LA SERA del 26 settembre 1988. I provvedimenti riguardano il capomafia Vincenzo Virga, e il presunto killer Vito Mazzara

 

Mauro Rostagno
Mauro Rostagno

PALERMO - Si apre, dopo ventun anni, uno squarcio di verità sull'omicidio di Mauro Rostagno: il delitto del giornalista-sociologo, uno dei fondatori della comunità Saman, ucciso la sera del 26 settembre 1988 a Lenzi (Trapani), sarebbe stato deciso ed eseguito da boss trapanesi. L'inchiesta della polizia di Stato ha portato alla conclusione che furono i boss ad ordinare l'agguato. Il gip del tribunale di Palermo, Maria Pino, ha emesso due ordini di custodia cautelare su richiesta dei pm della Dda, Antonio Ingroia e Gaetano Paci. I provvedimenti riguardano Vincenzo Virga, già capo del mandamento mafioso di Trapani, attualmente detenuto a Parma, indicato come il mandante, e Vito Mazzara, accusato di essere l'esecutore materiale, detenuto a Biella.

«VOLEVANO ZITTIRLO» - I magistrati riconducono il delitto all'attività informativa e martellante di Rostagno condotta attraverso l'emittente Rtc Radio Tele Cinè. Un mese prima di morire, il giornalista stava preparando uno scoop. Per Ingroia e Paci che hanno chiesto il provvedimento, il movente è chiaro: «Muovendo forti ed esplicite accuse nei confronti di esponenti di Cosa Nostra e richiamando in termini di speciale vigore l'attenzione dell'opinione pubblica, Rostagno aveva toccato diversi uomini d'onore e generato un risentimento diffuso nell'ambito dell'organizzazione criminale». L'omicidio del giornalista sarebbe stato quindi deliberato in seno a Cosa Nostra: l'ordine di provvedere - sottolineano gli inquirenti - così come riferito dai collaboratori di giustizia è stato dato dall'allora rappresentante provinciale Francesco Messina Denaro (morto da anni e padre del superlatitante Matteo) e il mandato per l'organizzazione e la materiale esecuzione è stato conferito a Vicenzo Virga. Rostagno si era fatto dare una telecamera portatile dai tecnici della sua emittente. La cassetta con le riprese la teneva chiusa in un cassetto, in ufficio, e ne aveva fatto una copia che teneva in borsa: fu la prima cosa che i killer cercarono la sera del 26 settembre 1988, dopo avergli sparato. Il commando utilizzò due fucili calibro 12 (uno dei quali esplose tra le mani di un sicario) e una pistola. Otto colpi diretti alla schiena nel buio del piccolo borgo di Lenzi, fra Custonaci e Valderice, nel Trapanese.

FONDAMENTALI GLI ACCERTAMENTI BALISTICI - Sono stati alcuni accertamenti balistici a dare un impulso decisivo all'inchiesta che ha portato all'emissione dei due ordini di custodia cautelare. Con la collaborazione tecnica del Gabinetto regionale di Polizia Scientifica di Palermo, tre bossoli e tre cartucce inesplose calibro 12 trovate sul luogo dell'agguato, sono stati sottoposti ad analisi comparative con i dati balistici relativi ad altri omicidi avvenuti in provincia di Trapani con le stesse modalità: l'impiego di un fucile semiautomatico calibro 12 e di un revolver calibro 38. Lo stesso modus operandi, compreso l'utilizzo di una Fiat Uno da parte dei killer, è stato riscontrato in altri tre casi: il duplice omicidio di Giuseppe Piazza e Rosario Sciacca, avvenuto l'11 giugno 1990 nel comune di Partanna; l'omicidio di Antonino Monteleone, commesso in contrada Marausa (Trapani) il 7 dicembre 1990; l'omicidio dell'agente di custodia Giuseppe Montalto, avvenuto il 23 dicembre 1995 a Palma, altra frazione del capoluogo. Per tutti e tre gli episodi la Corte d'Assise di Palermo ha condannato all'ergastolo il killer Vito Mazzara. Dal confronto balistico sono scaturiti ulteriori elementi che hanno permesso l'individuazione di "impronte da cameramento", identiche per forma e dimensione, su uno dei tre bossoli sul luogo dell'omicidio di Rostagno.



14/04/2009

Costruttore trovato morto nel siracusano

Costruttore trovato morto nel siracusano

 

Un imprenditore edile, Ignazio Morello, 47 anni, rinvenuto cadavere in un pozzo a Lentini, l'uomo era scomparso mercoledì. il corpo ritrovato con dei mattoni legati alla pancia

 

LENTINI (SIRACUSA) - Ora si dovrà stabilire se si è trattato di un omicidio o di un suicidio. Il cadavere di un piccolo imprenditore edile di Palagonia nel Catanese, Ignazio Morello, di 47 anni, è stato ritrovato questa notte in un pozzo, di proprietà dell'ex suocero, in contrada San Giovanni, nel territorio di Lentini nel Siracusano. L'uomo era scomparso dalla sua abitazione mercoledì scorso. Il corpo senza vita è stato ritrovato in posizione verticale e con dei mattoni legati intorno alla pancia. Indagano i carabinieri.


11/04/2009

NAPOLI: 13 ANNI, SI IMPICCA. FRATELLO FU UCCISO DOPO RAPINA

NAPOLI: 13 ANNI, SI IMPICCA. FRATELLO FU UCCISO DOPO RAPINA

 

NAPOLI - La morte del giovanissimo fratello, ucciso quattro anni fa per vendicare un tentativo di rapina, l'aveva segnato indelebilmente. Oggi Antonio, un nome convenzionale, si è tolto la vita a soli 13 anni: si è impiccato in casa, a Villaricca (Napoli), approfittando dell'assenza dei genitori. Come biglietto d'addio, una lettera colma di rancore verso il padre: quel genitore, ritenuto dagli investigatori legato a un potente clan camorristico, che Antonio probabilmente riteneva responsabile della condotta criminale del fratello Sebastiano e quindi della sua uccisione, compiuta in un contesto sociale di estremo degrado da un branco di aggressori, tra cui vari minorenni, che voleva così "punire" la tentata rapina di un motorino.

Al loro arrivo nella casa del suicidio, i carabinieri della compagnia di Giugliano hanno trovato acceso il computer di Antonio.

Era ancora attivo il programma di Messenger, una chat tra le più note e frequentate sul web. Da qui l'ipotesi che il tredicenne avesse annunciato il suo gesto agli interlocutori virtuali, e che magari qualcuno di loro abbia inutilmente provato a dissuaderlo.

Un'ipotesi che i militari accerteranno esaminando il computer, che è stato sequestrato, alla ricerca di tracce che possano gettare ulteriore luce sui motivi del gesto disperato di Antonio. Una cosa comunque sembra certa: il ragazzino, che aveva appena 9 anni quando il fratello maggiore Sebastiano fu ammazzato, non era mai più ritornato sereno dopo quella tragica morte, avvenuta il 10 marzo 2005. Il fratello di Antonio venne ucciso a 14 anni (ne avrebbe compiuti 15 due mesi dopo l'omicidio) a Mugnano, alle porte di Napoli, con un colpo di pistola alla nuca. L'omicidio nacque per "vendicare" una tentata rapina compiuta da Sebastiano. Quello stesso giorno, infatti, il quattordicenne aveva tentato di rapinare il motorino ad un ragazzo a Mugnano, senza riuscirci. La vittima della tentata rapina aveva chiamato un gruppo di amici che avevano inseguito Sebastiano fino a raggiungerlo in una strada isolata: lì lo avevano aggredito in dieci, picchiandolo e poi finendolo con un colpo di pistola alla nuca. Il 15 marzo la polizia arrestò cinque persone, tra le quali tre minorenni, accusate di aver partecipato all'omicidio, mentre altri due membri del branco si costituirono nei giorni immediatamente successivi.

Sebastiano era già stato segnalato l'8 marzo 2004, quando era ancora tredicenne, ai carabinieri per rapina e detenzione di coltello. Un esordio precoce sulla strada della criminalità, di cui Antonio evidentemente incolpava il padre camorrista.