28/10/2010

Freddato con quattro colpi di pistola Avvocato trovato morto nel suo studio

Freddato con quattro colpi di pistola Avvocato trovato morto nel suo studio

CASSINO (FROSINONE). In via Cimarosa. L'assassino, 62 anni, si è costituito: ha ucciso per una causa di lavoro non andata a buon fine

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10/07/2010

Arrestato l'assassino della Tarantino l'ha massacrata dopo un rifiuto

Arrestato l'assassino della Tarantino l'ha massacrata dopo un rifiuto

Leopoldo Ferrucci, 42 anni ha confessato: «Ho perso la testa per lei». Il corpo della donna, collaboratrice de Il Tempo, era stato trovato lunedì in un campo a Riano

 

 

Anna Maria Tarantino (foto Faraglia)
Anna Maria Tarantino (foto Faraglia)

ROMA - Risolto il «giallo» dell'omicidio di Anna Maria Tarantino, l'mpiegata di banca e collaboratrice del quotidiano Il Tempo di 44 anni scomparsa domenica 4 luglio e rinvenuta cadavere il giorno successivo nelle campagne di Riano. Nel corso della notte i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e quelli del Nucleo investigativo di Ostia hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto, Leopoldo Ferrucci, un uomo di 42 anni, ritenuto responsabile del delitto. Gli accertamenti dell'autopsia avevano evidenziato i segni di una morte violenta e non naturale: di fronte all'evidenza delle indagini svolte dai militari, l'uomo ha confessato le proprie responsabilità nella caserma di via in Selci davanti al pubblico ministero della procura della Repubblica di Tivoli.

L'ASSASSINO - «L'ho uccisa perchè mi ha rifiutato. Ho perso la testa per lei». È quanto ha confessato agli investigatori Leopoldo Ferrucci. Lui e la sua vittima domenica scorsa, giorno del delitto, si sono incontrati, perchè lei aveva chiesto di essere accompagnata da Ikea per fare degli acquisti. Non ci sono mai arrivati: mentre erano in auto l'uomo ha fatto delle avances ad Anna Maria Tarantino che lei ha respinto. A questo punto Ferrucci preso da uno scatto di rabbia ha colpito la donna con calci e pugni, prima in auto e poi fuori. Per poi strangolarla ed abbandonarla in campagna. Si attendono comunque anche le analisi ad opera del Ris per chiarire più a fondo quanto accaduto. L'uomo, un autotrasportatore che aveva un precedente per furto, aveva conosciuto la Tarantino qualche mese fa per un trasloco. Domenica scorsa Ferrucci, un uomo robusto e non molto alto, si era offerto di accompagnarla con la sua Fiat Doblò all'Ikea per caricare alcuni mobili, visto che l'auto di lei non funzionava. Una volta in macchina, lui ha tentato un approccio ma è stato rifiutato. Non una relazione finita male, dunque, bensì un rifiuto, un no alle avances dell’uomo, culminato in una lite che avrebbe scatenato l’ira del respinto, che ha picchiato selvaggiamente la donna. L'uomo sostiene di non aver voluto uccidere Anna Maria.

LA RICOSTRUZIONE - La donna nei giorni scorsi, aveva chiesto a Leopoldo F. di accompagnarla all'Ikea. L'uomo, che gli agenti decrivono come una persona semplice, deve aver frainteso le intenzioni della Tarantino. I due, che si erano conosciuti qualche mese fa perché l'uomo lavora come autotrasportatore e la donna aveva bisogno d'aiuto per un'operazione di trasloco, si sono rivisti domenica scorsa. Dopo il rifiuto delle avances da parte di lei, lui l'ha aggredita. Pugni, calci e poi lo strangolamento. La donna, infatti, è morta per soffocamento. Dopo un lungo interrogatorio cominciato con delle resistenze da parte di Leopoldo F. che assicurava ripetutamente «non l'ho uccisa io», l'uomo è crollato e ha confessato. L'ha picchiata selvaggiamente e prima di abbandonarla le ha portato via la borsa il telefono, tutti gli oggetti personali. Gli inquirenti sono risaliti all'identità della donna anche attraverso una scarpa nuova, ancora con l'etichetta, che la Tarantino indossava al momento dell'aggressione, e che si è scoperto essere stata acquistata il giorno stesso in un negozio nel quale il titolare ricordava la donna vestita con una camicetta rosa e un pinocchietto blu. Da chiarire, la provenienza di alcuni quadri ritrovati in casa di Leopoldo F., che potrebbero essere di proprietà della Tarantino. Intanto, l'uomo è stato fermato per gravi indizi di omicidio volontario.

I carabinieri sotto l'abitazione della vittima (Ansa)
I carabinieri sotto l'abitazione della vittima (Ansa)

IL LIBRO - Anna Maria Tarantino era impiegata all'ufficio aste dell'Unicredit di via del Corso, a Roma, e ad tempo collaborava al quotidiano «Il Tempo». Nei prossimi giorni avrebbe dovuto presentare il suo primo libro Un soffio dei vita, dedicato alla madre scomparsa dopo un tumore. Libro che oggi gli amici giornalisti rileggono alla luce della tragedia: «Si nasce per guadagnare affannosamente, e poi, perdere tutto inesorabilmente», si legge all'inizio. E così si chiude: «Il destino ha recitato la mia vita lasciandomi prigioniera del dolore».

GLI AMICI - La soluzione all'indagine è arrivata anche grazie all'impegno degli amici della donna. Uno di loro, un ex fidanzato, non avendo più notizia di Anna Maria da domenica si era recato nella sede de Il Tempo per chiedere alla redazione di sollecitare notizie sulla donna scomparsa. Dopo poche esce un'agenzia di stampa che parla di una donna ritrovata morta a Riano , e quella successiva dell'autopsia da cui risulta che è stata picchiata e strangolata. La redazione ha contattato i carabinieri. E' toccato all'ex fidanzato il compito di riconoscere l'amica.

Redazione online


01/02/2010

Torino, caccia all'assassino del 15enne

Torino, caccia all'assassino del 15enne

 

A scientifica è al lavoro per cercare tracce biologiche. Tensione nel quartiere. La polizia è sulle tracce dei rumeni che hanno aggredito e ucciso il loro connazionale per una sigaretta negata


Messaggi di saluto per Giorgio, 15 anni, ucciso a Torino forse per una sigaretta negata (Fotogramma)
Messaggi di saluto per Giorgio, 15 anni, ucciso a Torino forse per una sigaretta negata (Fotogramma)

TORINO - Lacrime, preghiere e mazzi di fiori, a Torino, per il giovane romeno ucciso in strada nel quartiere di Borgo Vittoria. Il giorno dopo la tragedia in cui il quindicenne ha perso la vita, sgozzato per una sigaretta negata, è quello del dolore per parenti e amici.

CACCIA ALL'ASSASSINO - E, intanto, è caccia all'assassino: gli investigatori della squadra mobile, che sperano di trovare tracce biologiche dell'aggressore sui vestiti della vittima, hanno continuato per tutta la giornata a confrontare le testimonianze raccolte. Si cerca un giovane, forse anche lui romeno, di qualche anno più grande della vittima. Alcuni passanti lo hanno visto circondare la vittima, nei giardini pubblici di via Vibò, e poi sparire nel nulla. Per George M., questo il nome del giovane morto, non c'è stato nulla da fare.

MESSAGGI E STRISCIONI - «È una morte assurda», gridano ora gli amici del quartiere, che si sono dati appuntamento in via Vibò per l'ultimo saluto al ragazzo. Attaccate a un palo della luce ci sono le sciarpe della Juventus e della Dinamo Bucarest, le squadre del cuore del quindicenne. Poco più in là, in mezzo a una aiuola, sono stesi due lenzuoli. Sul primo c'è scritto «ciao angelo, per sempre», mentre su quello accanto è disegnato un grosso cuore blu attorno al nome Giorgino. Un altro striscione - «ma un cuore con le ali lo hai avuto solo tu» - compare anche nella vicina via Breglio, sotto l'abitazione della vittima, dove la mamma Elena si è chiusa nel suo dolore. «Era davvero un bravo ragazzo, un giovane tranquillo e spensierato», dicono di lui alcuni vicini di casa. «Andava a scuola, voleva fare il grafico, e frequentava la parrocchia - continuano - non aveva mai dato problemi alla sua famiglia. Non riusciamo a credere che se ne sia andato così, per una sigaretta. Il nostro - sottolineano - è un quartiere di periferia, con tanti problemi, ma non siamo il terzo mondo. Speriamo che prendano presto l'assassino». Al momento, però, di lui non ci sono tracce.

TENSIONI NEL QUARTIERE - E la rabbia cresce nelle vie attorno al luogo dell'aggressione. Nel tardo pomeriggio una folla arrabbiata, 200 giovani e quasi altrettanti curiosi, si è formata davanti a un bar, dove le forze dell'ordine sono intervenute per una rissa. «Hanno preso l'assassino», «è lì, presto correte», è stato il tam tam che si è sparso tra gli amici di George. Ma era un falso allarme. Dopo un'ora di tensione, pianti e qualche malore - sono arrivate due ambulanze - è tornato solo il dolore e l'attesa «che si faccia giustizia». (Fonte: Ansa)


27/05/2009

Arrestato l'assassino di Quarto Oggiaro

Arrestato l'assassino di Quarto Oggiaro

 

L'aggressione domenica sera, davanti a un bar di via Satta. Preso un pregiudicato per l'omicidio di Francesco Crisafulli. Ha dormito nei campi per nascondersi

 

MILANO - Per dargli un nome e un cognome la polizia aveva impiegato poche ore e forse nemmeno: la sua faccia a Quarto Oggiaro la conoscevano in tanti e lui non si era affatto preoccu­pato di nasconderla. Prenderlo è sta­ta questione di un giorno e mezzo, giusto il tempo di cercarlo e trovarlo: la fuga di D.F., così si chiama il killer che l’altra sera aveva trasformato un bar di Quarto nella scena di un film di Tarantino, è finita tra le strade del quartiere e le campagne appena fuo­ri, senza quasi cominciare.

Un uomo sui cinquanta, pregiudicato. Più che una fuga, in verità, il suo è stato un nascondersi da animale braccato: la polizia gli aveva fatto ter­ra bruciata attorno, per una notte in­tera era rimasto sdraiato nei campi evitando le case di chi avrebbe potu­to dargli una mano, tutte ormai tenu­te d’occhio. E appena ha messo fuori la testa dalla sua tana l’hanno becca­to. È successo alle dieci di ieri sera. La stessa ora in cui lui, domenica, era arrivato in quel bar di via Satta per scaricare una pistola intera su Francesco Crisafulli — fratello del boss Biagio «Dentino» — ammazzan­do lui e lasciandosi dietro altri tre fe­riti. Se n’era andato a piedi, com’era arrivato: telecamere a parte (in quel­l’incrocio ce n’erano due), lo aveva­no visto in troppi. Più che una guer­ra tra clan sulla droga che circola in zona, sembra, dietro l’esecuzione ci sarebbe stato un fatto personale.

Paolo Foschini


12/04/2009

Uomo ucciso per strada a Torino

Uomo ucciso per strada a Torino

 

Nessuno ha visto l'assassino. Ancora Oscuri i motivi del delitto. La vittima, Osvaldo Squillace, è stata freddata con un colpo di pistola. Aveva vinto al gratta e vinci

 

TORINO - Osvaldo Squillace, 43 anni, pregiudicato, padre di due bambini di 7 anni e due mesi, è stato freddato sabati sera all'interno di un Suv Mercedes di proprietà di un'altra persona. Il fatto è avvenuto poco dopo le 21 nel quartiere Mirafiori, in strada Del Castello. Secondo le prime ricostruzioni, lo sparatore avrebbe agito all'improvviso, per poi dileguarsi altrettanto velocemente. I carabinieri intervenuti sul posto hanno soltanto trovato il bossolo della pistola che ha sparato. L'uomo è morto durante il trasporto in ospedale. Per ora è buio fitto su movente e circostanze di quella che sembra una esecuzione per vendetta o per regolamento di conti. A quell'ora, la strada era buia e pressoché deserta. La vittima è stata trovata da un passante sanguinate, al posto di guida, colpito da due colpi di pistola. Un terzo proiettile è stato trovato intatto lì vicino, forse espulso volutamente dall'omicida la cui pistola si sarebbe inceppata.

AVEVA VINTO 500MILA EURO - Squillace è un volto noto alle forze dell'ordine di Torino in quanto un anno fa aveva vinto con il Gratta e Vinci 500 mila euro ed era poi scappato facendo perdere per un po' di tempo le sue tracce. Poi però la cosa era rientrata ed è possibile che questa vicenda non sia legata all'omicidio. Le indagini sono a 360 gradi, potrebbe trattarsi di una vendetta. L'uomo dopo la vincita non aveva più lavorato e conduceva una vita agiata a Carmagnola, in provincia di Torino, dove, dopo essersi separato, viveva con la sua giovane compagna


09/01/2009

Luca Delfino condannato a 16 anni più 5 in ospedale psichiatico

Luca Delfino condannato a 16 anni più 5 in ospedale psichiatico

Ha potuto usufruire della riduzione di pena per il rito abbreviato per l'omicidio volontario premeditato dell'ex fidanzata Maria Antonietta Multari

 

 

Delfino all'arrivo in tribunale (Ansa)
Delfino all'arrivo in tribunale
 
 
 
 
 
SANREMO - Luca Delfino è stato condannato a 16 anni e otto mesi di carcere, più altri 5 anni di ricovero in una struttura psichiatrica. Delfino è stato riconosciuto colpevole dell'omicidio volontario premeditato dell'ex fidanzata Maria Antonietta Multari, massacrata per strada a Sanremo il 10 agosto 2007 con decine di coltellate. I giudici hanno accolto la tesi dell'accusa, ma hanno riconosciuto la semi infermità mentale dell'imputato che, nel conteggio degli anni di condanna, ha bilanciato di fatto l'aggravante della premeditazione. Il pm aveva chiesto l'ergastolo.

RITO ABBREVIATO - Delfino ha potuto usufruire della riduzione di pena per il rito abbreviato. Alla lettura della sentenza la madre della vittima, Rosa Tripodi, è svenuta in aula e quando si è ripresa ha continuato a ripetere «l'avete ammazzata due volte». Poi ha chiesto di essere accompagnata in ospedale per accertamenti. Il padre di Maria Antonietta, in lacrime, ha commentato «bisogna farsi giustizia da soli».