11/02/2012

Sequestra e picchia assessore: «Non ha tolto la neve dalle strade»

Sequestra e picchia assessore: «Non ha tolto la neve dalle strade»

VITERBO. Arrestato in flagrante un abitante di Cellere: stava portando la sua vittima in una grotta, minacciandolo con un coltello

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16/09/2010

Marsilio: «I figli di immigrati nati in Italia non sono italiani»

Marsilio: «I figli di immigrati nati in Italia non sono italiani»

In visita all'elementare multietnica Pisacane. L'assessore alla scuola: «Sbagliato considerarli non stranieri, non è solo un fatto anagrafico, ma una questione culturale». Alemanno: «Si è espressa male»

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04/08/2010

Tangenti post-sisma, Daniela Stati: ho tutelato i lavoratori

Tangenti post-sisma, Daniela Stati: ho tutelato i lavoratori

L'assessore dimissionario alla Protezione civile dell'Abruzzo, indagata per corruzione, si dichiara estranea ai fatti. Poi rivolge un messaggio al premier: "Caro presidente mi aggiungerò agli altri casi nazionali".

 

 

 

“Sono arrabbiata” dice Daniela Stati, l’assessore regionale alla Protezione civile dell’Abruzzo che ha rassegnato le dimissioni dopo essere stata indagata per corruzione nell’inchiesta sulla corruzione post terremoto.

Arrabbiata perché, sostiene ai microfoni di Sky TG24, la sua unica colpa “è quella di aver voluto tutelare i diritti dei lavoratori di una società che di fatto ha sempre avuto pareri legali che la certificano, e aver cercato di farla lavorare senza ancora fare una delibera, senza affidargli un euro di lavoro senza dare commesse”.


L'inchiesta sulla ricostruzione del dopo terremoto ha portato anche all'arresto di quattro persone. Per tutti l'accusa è
aver agito per essere inseriti nella lista di beneficiari degli interventi di ricostruzione dopo il terremoto.
Tra le persone finite in manette ci sono anche il padre di Daniela Stati, Ezio Stati, ex consigliere regionale Dc e attuale esponente di spicco del Pdl e il compagno, Marco Buzzelli.

Questi fatti “hanno sfregiato la mia famiglia” continua l’assessore dimissionario che ribadisce la sua estraneità ai fatti.

“Ho scelto di dimettermi per correttezza istituzionale – prosegue la Stati che precisa – E anche per non mettere in imbarazzo il presidente della regione Chiodi che ringrazio”.
Daniela Stati rivolge anche Denis Verdini e manda un messaggio a Silvio Berlusconi: “Caro presidente io mi aggiungerò agli altri casi nazionali”

Gli interrogatori –
Le cinque persone coinvolte nei fatti di corruzione legati alla ricostruzione post-sisma sono state ascoltate davanti al Gip del Tribunale dell'Aquila.
Al Palazzo di giustizia di Bazzano si sono presentati Ezio Stati, ex consigliere regionale Dc e attuale esponente di spicco del Pdl - agli arresti nel carcere dell'Aquila; l'ex deputato di Fi Vincenzo Angeloni, medico odontoiatra di Avezzano (detenuto a Regina Coeli) e Sabatino Stornelli, amministratore delegato di Selex service management, società di Finmeccanica, al quale è stato imposto l'obbligo di dimora nel comune di Roma.

Presenti anche Daniela Stati, figlia di Ezio, e assessore dimissionario alla Protezione civile regionale, e il suo compagno Marco Buzzelli, attualmente agli arresti domiciliari. Tutti loro dovranno confrontarsi con l'accusa di corruzione.


07/04/2010

Leghisti si tassano contro i rapinatori

Leghisti si tassano contro i rapinatori

La proposta arriva dopo una serie episodi criminali avvenuti a Lesmo, in Brianza

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MILANO - In Brianza - nel Comune dove Silvio Berlusconi ha una delle sue residenze - sono in arrivo le taglie sui rapinatori. L'assessore alla Sicurezza di Lesmo, Flavio Tremolada, ha proposto agli altri due leghisti in giunta (il sindaco e parlamentare Marco Desiderati e l'assessore ai Servizi sociali Paola Gregato) di autotassarsi per creare un fondo e istituire le taglie. "Li ho già sondati - ha spiegato Tremolada - e daremo atto alla proposta. Lesmo non è il Far-West ma è anche vero che non possiamo più tollerare una situazione di terrore come quella con cui siamo costretti a convivere in questi giorni con rapine continue. Abbiamo anche chiesto un incontro al prefetto". Che Arcore sia a pochi chilometri e che nel comune di Lesmo si trovi villa Gernetto, dove il premier ha intenzione di aprire l'università della Libertà, ha raccontato Tremolada, non ha fatto desistere i rapinatori nonostante la presenza delle forze dell'ordine. "Penso di aver fatto ricorso vanamente a tutti gli strumenti che le leggi ci consentono. Adesso basta" ha concluso lanciando l'idea della taglia.

La proposta arriva dopo una serie episodi criminali, in particolare rapine, avvenuti nel territorio di Lesmo. Si tratta di fatti su cui stanno indagando i carabinieri coordinati dalla Procura di Monza ma che, secondo gli inquirenti, non sarebbero legati specificamente a quella zona. Si tratterebbe infatti di una coppia di rapinatori che, a volte insieme, talora uno alla volta, fanno irruzione in esercizi commerciali, di preferenza farmacie e tabaccai, mettendo a segno piccoli colpi da poche centinaia di euro. I rapinatori, oltre che a Lesmo e Peregallo hanno colpito anche a Monza, Brugherio e in altri centri della Brianza e quindi le indagini coprono un territorio piuttosto vasto. Quanto alla proposta della taglia gli investigatori fanno notare che simili misure non sono mai servite a risolvere un caso delittuoso.

PD, COLLETTA PER FORZE ORDINE NON TAGLIE - L'idea di autotassarsi per mettere una taglia sui criminali lanciata oggi da Flavio Tremolada, l'assessore alla Sicurezza di Lesmo, in Brianza, non piace a Giuseppe Civati, che è stato coordinatore nazionale della campagna di Ignazio Marino e come consigliere regionale del Pd é stato eletto proprio a Monza. "Prima di inventarsi un far west collinare - ha commentato - bisognerebbe fare qualcos'altro. L'assessore, il sindaco di Lesmo e il ministro dell'Interno Roberto Maroni, anche lui leghista, dovrebbero fare una colletta per pagare la benzina alle auto delle forze dell'ordine". "Ripeto - ha concluso - chiamino Maroni, visto che hanno il numero".

DE CORATO, A MILANO TAGLIE NON SERVONO - In un piccolo paese le taglie possono essere utili ma in una metropoli come Milano non sono praticabili, secondo il vicesindaco Riccardo De Corato che così ha commentato l'idea lanciata dall'assessore alla Sicurezza di Lesmo (Monza). "Io amministro una grande città - ha spiegato De Corato, che è deputato del Pdl - se fossi assessore in un paese con settemila abitanti, magari l'avrei fatto. A Milano è una strada non percorribile". "Noi - ha aggiunto - abbiamo un ottimo prefetto, questore e comandante dell'Arma. I reati in città si sono ridotti del 18%". Uno strumento di questo tipo, secondo il vicesindaco, però può servire se "si mette dove non ci sono forze dell'ordine".

CITY'S ANGELS, CI VUOLE CERTEZZA PENA -"Non bisogna tornare al Far West, le leggi ci sono, quello che manca è la certezza della pena". Lo ha detto Mario Furlan, fondatore dei City's Angels, commentando l'idea di una taglia sui criminali lanciata dall'assessore alla Sicurezza di Lesmo (Monza). "Mi sembra una reazione emotiva forse sulla scia di troppi fatti di cronaca nera - ha detto Furlan -. Certi paesi sembrano tranquilli ma quando poi capita qualcosa le reazioni alle volte sono spropositate". "Credo proprio che la proposta delle taglie non possa trovare concreta applicazione - ha aggiunto - E' un'idea che significa anche scarsa fiducia nelle forze dell'ordine che invece lavorano bene". "Ci vuole invece certezza della pena - ha ripetuto -. I cittadini vogliono essere sicuri che chi ha commesso dei reati non abbia sconti e resti in galera"(Ansa)


20/10/2009

Montecity-Santa Giulia: 5 arresti

Montecity-Santa Giulia: 5 arresti

 

L'INDAGINE SULLE OPERE DI BONIFICA delle aree a sud di milano. Tra gli arrestati l'imprenditore Grossi e Rosanna Gariboldi, assessore a Pavia e moglie di Abelli (Pdl).

 

I lavori nell'are ex Redaelli del quartiere Santa Giulia (Fotogramma)
I lavori nell'are ex Redaelli del quartiere Santa Giulia (Fotogramma)

MILANO - Cinque ordinanze di custodia cautelare sono state emesse nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Milano sulla bonifica dell'area ex industriale Montecity-Santa Giulia, nella zona sud del capoluogo lombardo, interessata da operazioni immobiliari. Tra gli arrestati nell'indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Milano figurano l'imprenditore Giuseppe Grossi a capo della Sadi, impresa di bonifiche ambientali per aree ex industriali, accusato di risponde di appropriazione indebita e frode fiscale, e Rosanna Gariboldi, assessore a Pavia e moglie del parlamentare del Pdl, Giancarlo Abelli. La Gariboldi è accusata di riciclaggio. Gli altri tre arrestati sono collaboratori di Grossi. Nel febbraio scorso erano stati stato arrestati, nell'ambito della stessa inchiesta, l'avvocato svizzero Fabrizio Pessina e due ex appartenenti alla Guardia di Finanza, accusati di aver creato fondi neri gonfiando i costi di bonifica dell'area.

LE ACCUSE - Rosanna Gariboldi è accusata di aver ricevuto soldi da conti esteri a Montecarlo "schermati" di Grossi. Nei mesi scorsi, la procura aveva avviato una rogatoria in terra monegasca sul conto dell'assessore. Gli inquirenti avevano individuato un conto corrente a Montecarlo dal quale, nel luglio del 2007, era partito un bonifico su un deposito svizzero gestito da un fiduciario di Grossi per 500.000 euro. Poi, in due tranche, nel marzo e nell'ottobre del 2008, sul conto monegasco erano arrivati complessivamente 632.000 euro da conti esteri «schermati» che per l'accusa facevano riferimento a Grossi. Rosanna Gariboldi aveva dichiarato che le somme non erano altro che la restituzione di un prestito fatto a Grossi, «un amico». Quest'ultimo è indagato dal febbraio scorso quando appunto due suoi collaboratori, gli ex appartenenti alla Guardia di Finanza, Giuseppe Anastasi e Paolo Paqualetti, e l'avvocato svizzero Fabrizio Pessina, erano stati arrestati con l'accusa di aver riciclato all'estero per conto di Grossi 22 milioni di euro sovrafatturati nei costi di bonifica dell'area Santa Giulia.


19/08/2009

Scazzottata tra politici locali alle selezioni regionali di Miss Italia

Scazzottata tra politici locali alle selezioni regionali di Miss Italia

 

Il sindaco: «atto inqualificabile e di una gravità assoluta». Rissa tra il presidente del Consiglio comunale di Melito Porto Salvo e l'assessore al Bilancio

 

MELITO PORTO SALVO (Reggio Calabria) - Pugni e schiaffi in piazza. A pochi passi dalla zona allestita per le selezioni regionali di Miss Italia. È successo a Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria. La rissa è scoppiata tra il presidente del Consiglio comunale, Giuseppe Salvatore Minniti, e l'assessore comunale al Bilancio, Giuseppe Latella. I motivi non sono ancora chiari: potrebbe essere stata una diversità di opinioni sulla scelta dei componenti della giuria del concorso di bellezza.

DIMISSIONI - Ad avere la peggio è stato Latella, finito a terra con il volto insanguinato, poi soccorso e trasportato in ospedale a Melito Porto Salvo e infine trasferito a Reggio Calabria, dove tra l'altro dovrà essere operato. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri. Il sindaco del centro del Reggino ha incontrato la stampa e ha definito quanto successo lunedì sera «un atto inqualificabile e di una gravità assoluta». Il primo cittadino ha anche reso noto che l'assessore Giuseppe Latella si è dimesso, e la stessa cosa ha fatto l'assessore allo Spettacolo Beniamino Pulitanò, che ha promosso la selezione del concorso di Miss Italia. Il sindaco Iaria, infine, ha auspicato anche le dimissioni del presidente del Consiglio comunale e protagonista della scazzottata Giuseppe Salvatore Minniti.


30/07/2009

Bari, carabinieri in cinque sedi di partiti

Bari, carabinieri in cinque sedi di partiti

 

Le acquisizioni nelle sedi regionali di Pd, Socialisti, Prc, Sinistra e Libertà e Lista Emiliano. Nel mirino i bilanci del centrosinista della Regione Puglia Quindici gli indagati, tra cuil'ex assessore Tedesco

 

Alberto Tedesco ex assessore alla Sanità e ora senatore del Pd (Arcieri)
Alberto Tedesco ex assessore alla Sanità e ora senatore del Pd (Arcieri)

BARI- I carabinieri si sono presentati giovedì mattina in cinque sedi di partiti del centrosinistra a Bari. I militari hanno acquisito i bilanci dei partiti della Regione Puglia nell'ambito dell'indagine del pm Desirè Digeronimo sul presunto intreccio tra mafia, politica e affari nella gestione degli appalti pubblici nel settore sanitario. Indagate 15 persone tra cui l'ex assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco, ora senatore del Pd.

LE ACQUISIZIONI- I militari si sarebbero presentati nelle sedi regionali di Pd, Socialisti, Prc, Sinistra e Libertà, e Lista Emiliano. Gli accertamenti disposti dal magistrato, che ha firmato decreti di esibizione di documentazione, riguardano l'ipotesi di illecito finanziamento pubblico ai partiti in riferimento al periodo compreso dal 2005 ad oggi, comprese le ultime elezioni al Comune di Bari.

L'INCHIESTA- Sono una quindicina le persone indagate tra cui l'ex assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco, ora senatore. Le ipotesi di reato sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, alla concussione, al falso, alla truffa; per alcuni reati si ipotizza l'aggravante di aver favorito un'associazione mafiosa.


24/04/2009

Cadavere sepolto nella spiaggia di Licola È quello dell'ex assessore Landi

Cadavere sepolto nella spiaggia di Licola È quello dell'ex assessore Landi

 

Macabro ritrovamento: ucciso a colpi di pistola. Era sepolto sotto un metro di sabbia. Il corpo notato da un passante: spuntava la mano dalla sabbia


Roberto Landi

Roberto Landi

 

NAPOLI - È dell'ex assessore di Villaricca, Roberto Landi, 50 anni, il cadavere trovato sepolto sulla spiaggia di Licola. L'ex amministratore della giunta di Lello Topo, un passato nella Margherita (fu eletto consigliere comunale nel 2006, era considerato uomo di fiducia del consigliere regionale Roberto Conte, più volte arrestato) e un presente nell'Udc (aveva aderito a fine ottobre 2008), partito per il quale meditava di presentarsi alle prossime consultazioni provinciali per l'area Mugnano, Melito, Villaricca. Da un giorno mancava da casa: i familiari, preoccupati, ne avevano denunciato la scomparsa.

Il cadavere è stato ritrovato dai carabinieri, sepolto sotto uno spesso strato di sabbia, all’incirca un metro, e avvolto in un telo. Era stato notato da un passante che ne ha scorto la mano emergere dalla sabbia. Il corpo era crivellato da almeno tre colpi di arma da fuoco di piccolo calibro. Le modalità lasciano presumere che non si sia trattato di una esecuzione di camorra. D'altronde l'ex amministratore veniva considerato persona perbene che non aveva alcun rapporto con aree malavitose. La salma è stata trasportata all’obitorio per essere sottoposta ad autopsia. La macabra scoperta è avvenuta all’altezza di una traversa di via Alice.

Landi, biologo, aveva svolto un'intensa attività politica, mentre la famiglia gestiva un centro di analisi cliniche. Era stato prima nella Margherita, poi nella lista civica Villaricca Democratica e aveva assolto l'incarico di assessore ai Lavori Pubblici.


25/11/2008

Lazio, Di Carlo rimette delega sui rifiuti dopo il fuorionda su «Report»

Lazio, Di Carlo rimette delega sui rifiuti dopo il fuorionda su «Report»

L'assessore regionale: «Ho parlato in modo volgare della mia amicizia con Cerroni: sono stato un ingenuo», «La trasmissione mi dipinge come un maneggione, magari anche corrotto»

 

 

L'assessore Di Carlo
L'assessore Di Carlo
ROMA - È pronto a riconsegnare al presidente Piero Marrazzo la delega sui rifiuti. Mario Di Carlo, assessore alle Politiche della casa della Regione Lazio, annuncia la sua decisione all'indomani della puntata di "Report" dedicata al piano rifiuti nel Lazio. «La situazione non permette che deleghe così importanti siano gestite da un ingenuo» spiega l'esponente del Pd. Tutto nasce da alcune frasi "fuorionda" trasmesse durante la trasmissione di Milena Gabanelli: in un modo decisamente colorito, Di Carlo parla dei suoi rapporti con Manlio Cerroni, il gestore della discarica di Malagrotta. «Vengo dipinto come un volgare maneggione, probabilmente anche corrotto - spiega Di Carlo - Sono una persona onesta, sono solo un ingenuo. Ho risposto per due ore a domande sul piano rifiuti del Lazio, sui gassificatori di Roma e Albano, sugli inceneritori di San Vittore e Colleferro, sulle discariche di Roma, Guidonia, Viterbo, Latina, Roccasecca, Colleferro, Civitavecchia e Bracciano, sulla raccolta differenziata, e non mi sono accorto che all'intervistatore di tutto questo non importava nulla».

Video: Di Carlo, Cerroni e le code alla vaccinara (da Report)

RACCONTATO COME UNA MACCHIETTA - Di Carlo prosegue nel suo racconto spiegando che «finita l'intervista, e apparentemente spente le telecamere, per un'altra ora gli ho parlato in modo intollerabilmente volgare purtroppo, e me ne scuso, della storia di amicizia tra me e l'avvocato Cerroni. L'ho fatto perché conosco l'intervistatore da 20 anni. Ho visto che nella trasmissione sono state utilizzate solo quelle frasi che consentivano di raccontarmi come una macchietta. Quindi - aggiunge - con la mia ingenuità ho contribuito ad alimentare questo clima di sospetti».

IL FUORIONDA - A proposito del suo rapporto con Cerroni, Di Carlo - durante il fuorionda trasmesso dal programma condotto dalla Gabanelli - afferma: «A tutti e due ci piace andare a mangiare, che c….o ne so, la coda alla vaccinara, capito? Nel mondo che vive lui, co chi c…o ce va, co' Caltagirone a mangiare la coda alla vaccinara? Lui non ce l'ha sostituti. Non ce l'hai una soluzione, no? Tuo nipote c'ha 14 anni, te ce n'hai 82, quanto c…o pensi di campare ancora? Cioè quanto pensi di campare lucido?». L'intervistatore gli chiede: lui (Cerroni, ndr) ti ha chiesto di sostituirlo? Risposta: «No di sostituirlo, lui aveva visto che io non m'ero candidato alla Camera, non avevo seguito Rutelli, nel 2001, e quindi mi disse: "Perché non te ne vieni a lavorare con me?". No, io se fossi andato a lavorare con lui gli avrei chiesto la televisione, cioè ormai la politica la fanno i giornali no? La fanno i giornali e la televisione, i politici sono degli utili idioti!».

REAZIONI - Il caso Di Carlo ha sollevato una vera e propria bufera. In una nota congiunta del gruppo federato "La Sinistra", Prc, Verdi e Sd affermano che la restituzione della delega è «un atto dovuto: quanto accaduto è oggettivamente incompatibile con un incarico istituzionale delicato e importante». Bruno Astorre, assessore ai Lavori pubblici della Regione Lazio, difende invece il collega: «Conosco Mario Di Carlo, la sua storia personale e politica. La sua amicizia è per me un fatto positivo. Gli riconosco le doti della lealtà, della franchezza, della trasparenza di comportamento». L'opposizione attacca: «Mario di Carlo si dimetta da assessore - chiedono il capogruppo di Alleanza nazionale alla Regione Lazio, Antonio Cicchetti e il consigliere Francesco Lollobrigida -. Dopo le ammissioni inequivocabili ascoltate nella trasmissione "Report", che dimostrano i suoi coloriti rapporti con l'indiscusso leader del sistema dei rifiuti nel Lazio, crediamo non sia sufficiente la rinuncia alla sola delega ai rifiuti, che peraltro non capiamo quando gli sia stata attribuita». Il coordinatore regionale e Capogruppo di FI alla Regione Alfredo Pallone e il Consigliere regionale di FI Massimiliano Maselli chiedono un Consiglio straordinario: «Marrazzo farebbe bene ad accettare le deleghe rimesse da Di Carlo e quest'ultimo, sebbene sia solo una pedina di uno scacchiera ormai disordinata, dovrebbe avere il buon gusto di dimettersi anche dal suo ruolo di assessore».

E IL VIDEO IMPAZZA SUL WEB - Intanto la «vaccinara» dell'assessore regionale del Lazio Mario Di Carlo impazza sul web e nelle suonerie dei telefonini. A portare su YouTube e sul suo sito «le ormai note parole sulle cene tra Di Carlo e Cerroni a base di coda alla vaccinara» andate in onda su Report è stato il consigliere del Municipio XVI di Roma Marco Giudici (Pdl). Il video sul suo sito marcogiudici.it e su YouTube, spiega, è cliccatissimo. «Fa bene a rimettere le sue deleghe l'assessore ai rifiuti Mario Di Carlo, sia per le sue dichiarazioni fuori onda, sia per i suoi folli progetti di gestione dei rifiuti a Roma», ha detto Giudici. Il video «sta letteralmente dilagando sul web al ritmo di più 50 contatti ogni 10 minuti».


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03/11/2008

Piacenza, a un assessore lombardo la prima multa anti-prostituzione

Piacenza, a un assessore lombardo la prima multa anti-prostituzione

L'uomo è stato sorpreso mentre stava contattando una ragazza a bordo della propria auto, la donna è fuggita, lui ha pagato in contanti i 500 euro del verbale.

 

 

 

Prostitute in strada (foto d'archivio)
Prostitute in strada
 
 
PIACENZA — C'è chi l'amore lo fa per noia, chi se lo sceglie per professione e chi, come un assessore di Pavia multato dai vigili di Piacenza, per passare una serata «senza inibizioni». La Caorsana (il quartiere a luci rosse della città emiliana a un passo dal confine pavese) non è certo la via del Campo di De Andrè. Né la lucciola nigeriana in tanga, sorpresa in auto mentre teneva compagnia al politico del centrosinistra, è paragonabile a Bocca di Rosa. Nessuna giustificazione e supermulta per chi l'amore lo vuole «mercenario». E pensare che il cliente «famoso», sorpreso dagli agenti, ha anche accennato a un «lei non sa chi sono io...». Dura lex, sed lex. Il decreto Maroni a Piacenza non fa sconti a nessuno.

500 EURO - L'assessore pavese è stato fermato pochi minuti dopo la mezzanotte di sabato da una pattuglia di motociclisti della polizia municipale. Mentre gli agenti si avvicinavano alla macchina, la lucciola si è dileguata nei campi lasciando solo il «cliente». A quel punto il politico ha cercato di difendersi dicendo che era uscito di casa solo per comprare le sigarette. Una scusa a cui i vigili non hanno creduto. «I miei agenti — sbotta Carlo Sartori, comandante dei vigili — hanno fatto il loro dovere. Cosa importa se il cliente è un politico di Pavia? L'ordinanza è in vigore da lunedì scorso e noi l'abbiamo applicata alla lettera». Nulla da fare, quindi, per l'assessore, che ha 50 anni ed è sposato. Anzi, per evitare che il verbale venisse spedito a casa, l'uomo ha preferito pagare subito i 500 euro di sanzione e non rischiare di venire scoperto dalla moglie che lo credeva impegnato in una riunione politica. «Se me lo spedite a casa rischio il divorzio — ha confidato ai vigili contando le banconote che aveva in tasca —. Pago subito, in contanti. È stata solo una sbandata, che ho fatto di male? Non sono un cliente abituale...». Messo in tasca il verbale, con il portafogli alleggerito di 500 euro, l'assessore ha ingranato la prima e si è allontanato verso Pavia. Prima però ha supplicato gli agenti: «Non ditelo in giro. Ho una reputazione da difendere».

 


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