06/07/2010

La ragazza del G20 «Dama bianca? Io parlo tre lingue»

La ragazza del G20 «Dama bianca? Io parlo tre lingue»

«Mi attaccate perché sono carina»

 

Federica Gagliardi su Facebook
Federica Gagliardi su Facebook

ROMA - La dama bianca è nerissima. «Non sono né un’ochetta, né una dama, né una tenera. È chiaro?». Ma in Italia, sa com’è, una ragazza attraente al seguito di Berlusconi in Canada, inevitabilmente attira su di sé sguardi e cattiverie: «Appunto, sì, cattiverie». Ci vuole un poco di gentilezza per convincerla a raccontarsi. Lei prima si schermisce: «Non sono così importante... ». Ma poi, sorridendo, si apre.

Racconta dettagli privati — «vivo ancora con mamma e papà, mi appoggiano in tutto»—e scenari futuri: «Se farò politica? Per adesso mi preparo, certo mi piace. Ma chissà, non ho la palla di vetro». Non ce n’è bisogno: da anni lei insegue quel sogno, la politica. È stato tutto chiaro una settimana fa: Federica Gagliardi è stata catapultata sui giornali per via della partecipazione al G20 canadese. «È stato istruttivo, basta con questo chiacchiericcio». Oggi è tornata alla normalità, al lavoro trovato da poche settimane: assistente del segretario generale della Regione Lazio. Dica la verità: è così arrabbiata per le dicerie dei colleghi, invidie? «No, ce l’ho coi giornali: indossavo un abito casto, bianco perché c’erano trenta gradi. Ma perché raccontarmi così? Solo perché sono bionda e carina? Fossi stata brutta non vi sareste accorti di me».

È passata dal nulla al vertice dei grandi del mondo: «Ma ho fatto un sacco di gavetta, anche in uno studio legale». Ha fatto altro: candidata con l’Idv, collaborazioni con un assessore di Veltroni, con An, infine il comitato Polverini. Mesi fa l’incontro con Berlusconi, lei al comitato Polverini e lui in visita in una delle iniziative preelettorali: «Gli ho chiesto di fare un’esperienza internazionale. Ed è arrivata la telefonata ». E lei cos’ha fatto? «Mi sono andata a documentare, sul G8 e sul G20». Certo però è insolito che una sua richiesta al premier sia stata subito accolta: «Ma no, ho i titoli necessari». Sì ma vede, Federica: l’Italia è piena di ragazzi che collezionano titoli. «Ma è anche il Paese del gossip. Io parlo tre lingue, ma chi l’ha scritto? Adesso, vedrete, finirò nel dimenticatoio...».

Al. Cap.


28/01/2009

Sgominata banda di spacciatori Tra loro un assistente di San Vittore

Sgominata banda di spacciatori Tra loro un assistente di San Vittore

 

Trenta gli arrestati, quasi tutti residenti nel quartiere «Di Vittorio» di San Donato. L'uomo, addetto ai colloqui, portava ai detenuti messaggi, cocaina e tessere telefoniche

 

MILANO - Sgominata all'alba di mercoledì una banda di trafficanti di droga che operava in tutta la zona a sud-est di Milano: fra i trenta arrestati c'è anche un assistente della polizia penitenziaria, addetto ai colloqui a San Vittore, che portava ai detenuti messaggi, cocaina e tessere telefoniche. L'operazione è stata condotta dai carabinieri della Compagnia di San Donato Milanese insieme con quelli di Lodi, Pavia, Piacenza, Milano e Lecco. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere riguardano un gruppo criminale che gestiva il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina ed hashish.

MESSAGGI E COCA - Gli arrestati, molti dei quali già pregiudicati per reati specifici, sono tutti italiani tranne due nordafricani, e vivono in gran parte in un’area di San Donato Milanese, il quartiere «Di Vittorio», noto per la commissione di reati legati agli stupefacenti. L’indagine, coordinata dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Milano Ester Nocera, è durata quasi due anni e ha permesso di disarticolare un sodalizio criminale di trafficanti e soprattutto spacciatori che si avvalevano anche della collaborazione di un assistente della polizia penitenziaria, addetto ai colloqui del carcere di San Vittore. L'assistente portava messaggi, cocaina e tessere telefoniche ai detenuti indicatigli, permettendo alla banda di mantenere i contatti con chi veniva, di volta in volta, arrestato.