08/02/2010

«Troppe minacce, rinunciamo» Sciolta l'associazione Sos racket

«Troppe minacce, rinunciamo» Sciolta l'associazione Sos racket

 

Avevano smascherato con un video la «Signora Gabetti», boss delle case Aler occupate. Terza intimidazione in pochi mesi per il presidente Frediano Manzi: «Siamo stati abbandonati»

 

Frediano Manzi (Salmoirago)
Frediano Manzi (Salmoirago)

MILANO - Dopo l'ennesimo atto intimidatorio, il presidente di Sos Racket e Usura Frediano Manzi ha deciso di sciogliere l'associazione attiva da 13 anni. Domenica mattina ignoti hanno dato fuoco con liquido infiammabile al suo furgone per la consegna dei fiori a Caronno Pertusella (Varese). Manzi che ha poi contattato i sette membri del Consiglio direttivo e insieme hanno deciso la chiusura dell'associazione. «Negli ultimi tre mesi - spiega - questo è la terza pesante intimidazione che riceviamo, dopo che hanno sparato contro un chiosco a Parabiago e hanno messo una bomba carta nel chiosco di Nerviano, senza contare ovviamente le telefonate ricevute. Ma non è per paura che chiudiamo, ma per la totale impossibilità di lavorare in condizioni di sicurezza». Manzi spiega di non sapere da dove provengano tutti questi atti intimidatori «viste le decine d'inchieste aperte in tutta Italia in conseguenza alle nostre denunce» ma non intende mettere a rischio «le decine di volontari che collaborano con un'associazione alla quale non è stata trovata neanche una sede sicura».

LA «SIGNORA GABETTI» - Una delle ultime denunce di Sos Racket e Usura ha portato all'arresto di Giovanna Pesco, detta «la signora Gabetti», e di altre persone con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'occupazione abusiva di appartamenti, alcuni di proprietà dell'Aler, in via Padre Luigi Monti, nella periferia nord di Milano. «Dopo questa denuncia - ricorda Manzi - si sono interrotti completamente i rapporti con la Regione Lombardia, mentre da gran parte delle istituzioni milanesi non abbiamo mai avuto nessun appoggio: il sindaco Moratti non ha mai detto una parola, il vicesindaco De Corato ci ha delegittimati in pieno».

QUARTIERI «PROIBITI» - Da quando Sos Racket e Usura si è occupata del racket delle case popolari a Milano, «non possiamo più entrare in alcuni quartieri della città senza essere bersagliati da insulti e minacce», prosegue Manzi. «Questo non è tollerabile in un paese civile, come non è tollerabile che parte delle istituzioni milanesi abbiano con noi avuto un atteggiamento non d'appoggio ma di scontro e delegittimazione, dopo che noi abbiamo dimostrato che, per la loro inerzia, hanno creato a Milano dei quartieri ghetto, permettendo di fatto alla criminalità organizzata di sostituirsi allo stato». Collaborazione è arrivata dalle forze dell'ordine ma «per il resto siamo stati totalmente lasciati allo sbando. Non ce la sentiamo più di andare avanti in questo stato - aggiunge - sembra di essere nel quartiere Zen di Palermo, non a Milano». Sul sito dell'associazione, un video che proviene dagli abitanti di via Padre Luigi Monti: «Questo sarà l'ultimo documento che noi pubblicheremo». Cancellato anche il presidio per la legalità organizzato dall'associazione per sabato 13 febbraio in via Ciriè a Milano.

Redazione online

 

 


16/01/2010

Due ruote e sicurezza: pistola-laser contro gli eccessi di velocità

Due ruote e sicurezza: pistola-laser contro gli eccessi di velocità

 

INIZIATIVA DELL'ASSOCIAZIONE «di traffico si muore». Via dei Fori Imperiali: auto e moto a 70-90 km orari. La prova-denuncia dei ciclisti dopo la morte di Eva

 

 

ROMA - C’è il centauro in «scooterone» che sfreccia a 71 chilometri orari. Il Suv che tocca i 70. Il tassista a 81 orari. L’utilitaria con permesso disabili (beatamente esposto) che si lancia, per il centro di Roma, a 90 chilometri orari. Cronache di una mattina qualunque, in via dei Fori Imperiali. Solo che, venerdì, le folli andature di (molti) automobilisti romani hanno trovato il rilevatore di velocità del Coordinamento «Di traffico si muore» ad immortalarne la sistematica violazione dei limiti imposti dal codice della strada.

LIMITE DI 50 KM DISATTESO - «Siamo qui nel punto in cui è stata uccisa la povera Eva – ricorda Paolo Bellino, per il Coordinamento – per dimostrare come, sotto gli occhi del Campidoglio, il limite di 50 chilometri orari, che vige sull’intero territorio capitolino, viene costantemente disatteso. I ciclisti rischiano la vita, le auto non si curano dell’alta velocità. E non si fa nulla per impedire tutto questo». Qualche automobilista disciplinato non manca. Ma la percentuale è veramente irrisoria. Taxi, autoblu, Ncc, semplici cittadini, centauri. Nessuno è escluso. Subito dopo la svolta a destra, alla fine di via Cavour, in direzione piazza Venezia, inizia la corsa. Pronti al semaforo. Via, acceleratore al massimo.

Rilevatore di velocità: la pistola-laser (Foto Mario Proto)
Rilevatore di velocità: la pistola-laser (Foto Mario Proto)

LA PISTOLA-LASER - Alle undici del mattino, solo le auto con permessi Ztl possono entrare in centro. Questo, però, non basta ad allentare la frenesia. Anche i bus si muovono sul filo: 50-55 chilometri orari. Il Coordinamento «Di traffico si muore» ha acquistato un laser per la rilevazione della velocità. E annuncia battaglia su questo fronte. Proprio la «pistola-laser» crea scompiglio tra gli automobilisti. Lungo via dei Fori Imperiali chi, nonostante la fretta, nota i ciclisti romani intenti nella rilevazione, prova a rallentare. Guarda incuriosito. Preoccupato, forse, che si tratti di forze dell’ordine appostate per elevare multe. Un automobilista inverte addirittura la marcia su via dei Fori Imperiali per chiedere lumi. «Mi avete fatto la multa?». «Non siamo vigili» rispondono i ragazzi del Coordinamento. «Ambè». Neanche le contravvenzioni, dunque, possono essere un deterrente? «Non bastano – prosegue Bellino – c’è chi le multe nemmeno le paga. Serve educazione e disciplina stradale. È necessario che i capiscano di non essere uniche utenti della strada». Rilanciano dal Coordinamento: «Attendiamo un’altra vittima per arginare la situazione?».

Simona De Santis

fonte: corriere.it


17/10/2009

Mancino: «No a Csm sotto il ministero» Anm: «Difenderemo la Costituzione»

Mancino: «No a Csm sotto il ministero» Anm: «Difenderemo la Costituzione»

 

Il presidente dell'Associazione magistrati: «Sarebbe un ritorno al passato, a cui ci opporremo». Capezzone: «csm non è terza camera: niente veti preventivi»


Nicola Mancino (Lapresse)
Nicola Mancino (Lapresse)

AVELLINO - «A chi dice che bisogna fare un doppio Csm io dico che non si può, perchè uno dei due dovrebbe andare sotto al ministero della Giustizia, il che è assurdo. O si è giudici e si è indipendenti, oppure si è qualcos'altro e bisogna vedere che cos'è questo qualcos'altro». Lo ha detto il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, rispondendo a una domanda dell'agenzia Ansa sulla riforma della Giustizia. «Al momento non c'è un testo di riforma - ha detto Mancino a margine di una conferenza organizzata dall'Ordine degli avvocati di Avellino - e quindi non si può esprimere un parere. Ci sono propositi, molti velleitari, molti duttili e prudenti, molti altri non ancora definiti. Quando ci sarà una proposta definitiva, che è nei poteri del Governo formulare, allora noi ci esprimeremo».

RISPETTARE I GIUDICI - «Ci sono troppe polemiche. Un magistrato va giudicato più per quello che scrive che non per quello che s'immagina debba scrivere», ha rinforzato Mancino commentando il caso Mesiano, il giudice della sentenza Fininvest-Cir (nota come lodo Mondadori) pedinato da una troupe di Canale 5. La vicenda sarà esaminata martedì prossimo dalla prima commissione del Csm. «Bisogna rispettare - ha detto Mancino ad Avellino, dove partecipa ad un convegno dell'Ordine degli avvocati - un giudice che fa una sentenza. Se la sentenza non è condivisibile c'è il grado successivo di giudizio».

ANM: «DIFESA A OLTRANZA DELLA COSTITUZIONE» - «Difenderemo a oltranza i valori della Costituzione» ha sottolineato, da canto suo, il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, replicando all'iniziativa lanciata dal premier Silvio Berlusconi di procedere a una riforma della giustizia mettendo anche mano alla Costituzione. Parlando con i cronisti a margine dei lavori del Comitato direttivo centrale dell'Anm che si è riunito sabato, Palamara spiega: «Noi diciamo no a una riforma della Carta costituzionale perchè difendiamo l'autonomia della magistratura nell'interesse dei cittadini. Ma dire no alla riforma della Costituzione- sottolinea- non vuol dire no a una riforma della giustizia che renda più veloci i processi». Quanto agli annunci del Governo di procedere a una riforma delle modalità di elezione del Consiglio superiore della magistratura, Palamara dice: «Il nostro obiettivo è garantire l'autonomia e l'indipendenza dei magistrati, noi abbiamo avviato comunque una seria riflessione di autoriforma della magistratura». Quindi un «no» deciso all'ipotesi di far dipendere i pubblici ministeri dall'esecutivo. «Questo sarebbe un ritorno al passato, a cui ci opporremo».

CAPEZZONE: «CSM NON È LA TERZA CAMERA» - «Sorprende dover constatare che una personalità così esperta e che ha attraversato così tante stagioni e con così rilevanti responsabilità come Nicola Mancino sembri dimenticare che il Csm non è una sorta di terza Camera autorizzata a contendere al Parlamento la definizione e l'approvazione delle riforme in materia di giustizia. E che la contesa inizi prim'ancora che vi siano testi di riforma proposti dal Governo o dal Parlamento rende la situazione ancora più grave e perfino surreale». Così Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, ha commentato le frasi di Nicola Mancino. «È così che il Csm si prepara ai prossimi mesi? Qualcuno pensa di schierare il Csm contro le riforme della giustizia prim'ancora che il processo riformatore sia iniziato? È accettabile che ci siano veti preventivi su testi che non sono ancora stati presentati? E, anche una volta che i testi saranno stati presentati, e poi discussi, e infine approvati, qualcuno pensa che il potere legislativo spetti al Csm in condominio con le Camere? Siamo a questo punto di confusione e di invasione di campo?» ha concluso Capezzone


11/05/2009

Show comico di Obama alla cena dei giornalisti , una battuta per tutti

Show comico di Obama alla cena dei giornalisti , una battuta per tutti

 

L'Incontro annuale con l'Associazione dei Corrispondenti. Il presidente prende in giro amici e nemici. E se stesso

 

WASHINGTON - Non ha ri­sparmiato nessuno. Con iro­nia caustica, a tratti contun­dente. Repubblicani e demo­­cratici, Dick Cheney e Joe Bi­den, collaboratori e avversari, Hillary Clinton, sua moglie Mi­chelle e, come vuole il rito, neppure se stesso. E come si dice in America, he brought down the house, ha buttato giù il teatro a forza di applau­si. Barack Obama ha fatto il suo debutto, sabato sera, alla cena annuale della White Hou­se Correspondents’ Associa­tion, l’associazione dei giorna­listi che coprono la presiden­za, l’appuntamento probabil­mente più mondano e conteso della capitale americana.


Un galà da 2.500 persone, dove per tradizione il presidente mescola il serio alla celia e tut­ti i grandi media fanno a gara per avere ai loro tavoli il me­glio di Hollywood, che questa volta non si è fatta pregare due volte, rapita dal fascino di Obama: c’erano fra gli altri Ro­bert De Niro e George Lucas, Demi Moore col giovane com­pagno Ashton Kutcher, Glenn Close e Ben Affleck, Sting e Ste­ven Spielberg, Forest Whi­taker e Donatella Versace, Tom Cruise e Katie Holmes. «Credo che i miei prossimi cento giorni saranno così pie­ni di successo, che li complete­rò in 72 giorni e al settantatree­simo mi riposerò», ha esordi­to fra le risate Obama, che ha appena girato la boa fissata da Roosevelt. Una delle battute migliori l’ha dedicata a Hil­lary: «Siamo stati rivali, ma og­gi non potremmo essere più vicini: appena è tornata dal Messico, mi ha subito abbrac­ciato suggerendomi di andar­ci », ha detto il presidente, rife­rendosi al rischio di contagio del virus H1N1. Evocando la nota tendenza alla scurrilità del capo del suo staff, Obama ha spiegato che «il motherday, la festa della mamma è una fe­sta difficile per Rahm Ema­nuel, che dopo la parola mother non è abituato a usare day ». In effetti l’epiteto preferi­to da Emanuel è motherfuc­ker, bastardo. L’assenza di Dick Cheney al­la cena dei corrispondenti? «È occupato a scrivere le sue me­morie — ha sibilato Obama— dal titolo provvisorio 'Come sparare agli amici e interroga­re le persone'». Durante una battuta di caccia, l’ex vicepresi­dente infatti sparò accidental­mente, ferendo un conoscente scambiato per una preda. E quanto alle interrogazioni, Cheney ancora oggi difende l’uso del waterboarding con­tro i presunti terroristi islami­ci.

Neppure Michelle, vera star della serata in fucsia e a brac­cia scoperte, è sfuggita ai lazzi del marito: «Sta cercando di ri­marginare le divisioni della na­zione, compreso the right to bare arms », che può significa­re sia il diritto alle braccia nu­de, ma anche il diritto a porta­re armi, sancito dal secondo emendamento della Costitu­zione, uno dei temi più contro­versi della vita pubblica ameri­cana. Obama ha anche rovescia­to, probabilmente senza pen­sarci, la celebre e sfortunata battuta di Silvio Berlusconi sul­la sua abbronzatura. Parlando del leader repubblicano al Con­gresso, John Boehner, patito della lampada, il presidente ha detto: «Abbiamo molto in co­mune: anche lui è una perso­na di colore, ma quello suo non mi sembra naturale». Ver­so la fine del suo discorso, Obama ha poi scelto note più serie, dedicando alcune rifles­sioni all’industria dei media, alle prese con una crisi sistemi­ca, dove la recessione econo­mica e la rivoluzione tecnologi­ca innescata dalla rete si com­binano con effetti micidiali: «Molti giornalisti — ha detto il presidente — hanno perso il lavoro negli ultimi mesi e mol­te testate lottano per risponde­re ai cambiamenti in atto. Non tutto sarà a lieto fine, ma sap­piamo anche che il successo dei media è essenziale al suc­cesso della nostra democra­zia ». E ha chiuso citando Tho­mas Jefferson: «Tra un gover­no senza giornali e giornali senza un governo, io preferirò sempre la seconda opzione».

Paolo Valentino


01/05/2009

A DUE ANNI QI COME QUELLO DI EINSTEIN

A DUE ANNI QI COME QUELLO DI EINSTEIN

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LONDRA - Una bambina di Londra di appena due anni e quattro mesi è diventata il membro più giovane della Mensa, l'associazione internazionale dei cervelloni, con un quoziente intellettivo di 156, appena più basso di quello di Einstein, che si dice fosse circa di 160. E' Elise Tan Roberts, vive a Edmonton, nord di Londra e sa già recitare l'alfabeto, contare fino a 20 in inglese e a 10 in spagnolo, capisce la differenza tra i tre tipi di triangoli e conosce svariate capitali del mondo. Quando a cinque mesi Elise, nata il 16 dicembre 2006, ha detto la sua prima parola e a 18 ha imparato a contare fino a 20, i genitori, Louise e Edward, hanno capito che la piccola era diversa dagli altri bambini. Elise è stata valutata dalla professoressa Joan Freeman, esperta in psicologia dell'educazione, secondo cui il grande dono della bimba è nella sua capacità mnemonica. "Non è solo molto intelligente - ha detto Freeman - questa bimba ha un vero e proprio dono".


21/03/2009

Napoli: migliaia di persone in piazza per gridare «no» a tutte le mafie

Napoli: migliaia di persone in piazza per gridare «no» a tutte le mafie

 

La manifestazione indetta dall’associazione «Libera» di don Ciotti. Ripetuti i nome delle 900 vittime uccise negli ultimi anni dalla criminalità organizzata. Saviano sul palco

 

(Insidefoto)
(Insidefoto)

NAPOLI - Il Sud civile, che non si arrende, il Meridione che vuole resistere alla criminalità organizzata è sceso in piazza sabato mattina a Napoli per la quattordicesima giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime di tutte le mafie indetta dall’associazione «Libera» di don Luigi Ciotti, con la sorpresa finale di Roberto Saviano, la cui presenza è stata tenuta segreta fino all'ultimo.

IN MIGLIAIA - A sfilare sul lungomare Caracciolo migliaia di persone, giovani, istituzioni e i parenti delle vittime. Traffico paralizzato e numerose vie del centro interdette alla circolazione di auto e moto per permettere ai partecipanti di poter attraversare a piedi la città. Nel corso della marcia sono stati ripetuti senza sosta i nomi delle oltre 900 vittime (cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali) uccisi da mafia, 'ndrangheta e camorra negli ultimi anni. «Questa manifestazione è un segno fortissimo, significa da un lato che Napoli ha sofferto per la camorra e dall’altro che è un segno di riconoscimento della capacità che Napoli ha di reagire», ha detto il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino.

SAVIANO - Roberto Saviano è arrivato sul palco mentre è in corso la lettura dei nomi delle vittime. Ed è stato proprio l'autore di Gomorra a chiudere il lungo elenco, leggendo a voce più alta i nomi dei sei immigrati ghanesi uccisi nella strage di Castelvolturno lo scorso 18 settembre e terminando con: «In ricordo di quelli di cui non si conosce ancora il nome». Poi lo scrittore nel mirino dei clan della camorra si è allontanato in fretta con la sua scorta.

 



23/11/2008

L'Arcigay: denunceremo la Binetti

L'Arcigay: denunceremo la Binetti

L'esponente teodem aveva avvicinato gli omosessuali ai pedofili ma poi si era scusata. Via libera dal consiglio nazionale all'azione civile nei confronti dell'onorevole del Pd per le sue dichiarazioni

 

ROMA - Diventerà anche una vicenda giudiziaria. Dopo che a lungo è stato un caso politico. Il Consiglio nazionale Arcigay riunitosi a Bologna, ha dato mandato al presidente nazionale Aurelio Mancuso, di conferire incarico ad un legale per intraprendere una azione civile nei confronti dell`onorevole Paola Binetti.

LA DECISIONE - «Le molteplici dichiarazioni rilasciate dalla numeraria dell`Opus Dei in differenti occasioni - spiega il movimento in una nota - sono lesive della dignità delle persone omosessuali, del loro vissuto quotidiano e rappresentano un concreto ostacolo al perseguimento degli obiettivi costitutivi di Arcigay». Il Consiglio nazionale ha anche approvato all`unanimità un documento che intende rilanciare con forza l`iniziativa politica sulla cittadinanza delle persone e delle coppie omosessuali e, per favorire «un confronto aperto dentro e fuori il movimento lgbt» promuove indicativamente per il 14 di marzo «una grande manifestazione nazionale di rilancio dei temi di libertà e dei diritti civili collegati ad un più generale movimento di cambiamento profondo della società italiana».

 


17:37 Scritto in ATTUALITA' | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: arcigay, associazione, denuncia, pd, binetti, politica, politici | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook