25/11/2010
Stefania Nobile ai domiciliari
Stefania Nobile ai domiciliariLa figlia di Vanna Marchi scarcerata per motivi di salute. Condannata con la madre a 9 anni di carcere nel 2009
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24/07/2010
Dossier Telecom, indagati Tronchetti Provera e Buora
Dossier Telecom, indagati Tronchetti Provera e BuoraL’ex presidente della società è accusato insieme all’allora vice presidente di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e abusi informatici. I legali scacciano i sospetti: “Estranei ai fatti”
L'ex presidente di Telecom Marco Tronchetti Provera è indagato insieme all'allora vice presidente Marco Buora per "associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e accessi abusivi informatici" nell'ambito dell'inchiesta sui presunti dossier illeciti della società. La notizia, anticipata dal “Corriere della Sera”, viene confermata da ambienti giudiziari. Ad avviare l'indagine sui manager è stata la procura di Roma che ha poi trasmesso gli atti per competenza a Milano. Il legale di Tronchetti Provera, Roberto Rampioni precisa: "E' estremamente difficile commentare qualcosa di cui non si ha alcuna evidenza, al di là della sommaria ricostruzione riportata dalla stampa e precisamente dal Corriere della Sera di oggi". Sia il suo assistito che Buora comunque sarebbero "estranei" ai fatti.
“Ricostruzioni, interpretazioni e sottolineature non possono tuttavia modificare i fatti, che sono molto lineari - prosegue il legale - la vicenda riguarda un sistema informatico (Radar) presente in TIM dal 1999 (ben prima dunque dell'arrivo di Tronchetti Provera e Buora: 2001). Tale sistema fu scoperto e segnalato nel giugno 2006 sia all'Autorità Giudiziaria di Milano sia al Garante della Privacy dalla Telecom di Tronchetti Provera: su espressa indicazione di Tronchetti Provera. Per questi fatti, che – si badi bene - nulla hanno a che vedere con la vicenda dei dossier, i Pubblici Ministeri di Milano non hanno mosso alcuna contestazione né a Tronchetti Provera né a Buora all'esito delle indagini nel luglio 2008 (e, per vero, a identiche conclusioni sembra esser giunto il PM di Roma, avendo anch'egli chiesto l'archiviazione). Anche per questo, seppur attualmente, stando alle notizie di stampa, fosse pendente presso la Procura di Milano un fascicolo in indagini preliminari derivante dalla trasmissione da parte del GIP di Roma, tale circostanza non preoccuperebbe perché a tali fatti Tronchetti Provera e Buora sono estranei. Salvo pensare che - ma è oltre il paradosso - denunciando loro Radar, volessero "autodenunciarsi".
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19/03/2010
«Cappotto di cachemire e stipendio Così ho comprato Sandro Frisullo»
«Cappotto di cachemire e stipendio Così ho comprato Sandro Frisullo»
«Sapeva delle ragazze che frequentavo. In cambio ottenni forniture per l’Asl». Le rivelazioni di Tarantini: «Accordo per protezione politica. Pagavo anche un altro». Un omissis sul nome
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| Sandro Frisullo (Ansa) |
BARI - «Con Frisullo avevo un accordo per una sorta di "protezione politica" ad un costo fisso di 12.000 euro al mese, somma che ho versato da gennaio/febbraio 2008 fino a novembre 2008. Per le delibere che avevo vinto alla Asl Lecce consegnai a Frisullo in due, tre tranches 50.000. Di seguito iniziai i pagamenti mensili». È la metà di novembre scorso. Mentre è agli arresti domiciliari Gianpaolo Tarantini, imprenditore pugliese diventato famoso per aver portato Patrizia D’Addario e altre ragazze a pagamento nelle residenze del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, parla dei suoi rapporti con i politici locali. Rivela il «prezzo» pagato per essere favorito negli affari. E mette nei guai l’ex vicepresidente della Regione elencando non soltanto le «mazzette » versate, ma anche gli altri regali, comprese le prestazioni sessuali di tre ragazze. Alcune circostanze avrebbero già trovato riscontro, su altre è lo stesso giudice a sollecitare nuovi accertamenti «per approfondire nuovi spunti investigativi».
Tangenti a due politici
Tarantini dichiara che «sono due gli unici politici pugliesi ai quali ho corrisposto tangenti». Uno è Frisullo, il nome dell’altro è stato invece «coperto» dai magistrati con un omissis, probabilmente in attesa di ulteriori verifiche. Aggiunge l’imprenditore: «Ho conosciuto Frisullo attraverso De Santis (l’imprenditore Roberto De Santis) che, come ho già detto, me lo presentò nel 2006/2007. Frisullo sapeva delle frequentazioni che avevo, delle ragazze che frequentavo. Quando il rapporto con lui si intensificò pensai di sfruttare l’opportunità rappresentata dal fatto che lui era assessore alle infrastrutture e vicepresidente della giunta regionale, chiedendogli alcuni piaceri in cambio di denaro, cosa che effettivamente avvenne. In particolare gli chiesi una estensione, per forniture alla Asl di Lecce, di una delibera già fatta per il policlinico di Bari per circa 2 milioni di euro, aggiudicata alla Tecnohospital per l’acquisto di ferri chirurgici fino alla soglia del 40 per cento senza nuova gara in virtù di una legge regionale. Gli chiesi ciò conoscendo i contatti che aveva con la Asl di Lecce e in particolare con il dottor Valente (anche lui arrestato giovedì, ndr). Chi decide tutto è il direttore amministrativo, in questo caso era Valente. Frisullo parlò con Valente emi fece aggiudicare quest’altra fornitura... Sondai prima il terreno facendo chiedere a Frisullo se Valente era disponibile. Luimi disse di sì e io mi adoperai per illustrare ai primari di Lecce e provincia il prodotto sponsorizzato dalle mie ditte... Anche per la successiva fornitura dei tavoli operatori alla Asl di Lecce intervenne Frisullo... A Frisullo presentai Mimmo Marzocca, titolare di una società di archiviazione di cartelle cliniche di cui non ricordo il nome. Marzocca aveva l’esigenza di concludere una gara con la Asl di Lecce con l’ampliamento di una delibera e mi promise dei soldi per il mio intervento con Frisullo. Ebbi da Marzocca 70.000/80.000 euro in varie tranches da 20.000/25.000 euro l’una. Lui mi dava una busta nella quale c’erano i soldi... A Frisullo consegnai complessivamente circa 80.000 euro trattenendo per me solo 10.000 euro. Concordai conMarzocca il pagamento di 100.000 euro destinati a Frisullo... A me interessava dare i soldi a Frisullo per consolidare il rapporto con lui in vista di altri interventi. I soldi li ho dati o nella sua stanza alla Regione o nella sua macchina, a volte messi in busta. Spesso ci incontravamo al distributore Q8 a San Giorgio/ Torre a mare. Lui arrivava con la sua macchina, faceva uscire l’autista della Regione, io entravo e gli davo i soldi».
Scarpe, abiti e cappelli
Tarantini racconta l’evoluzione del suo legame con il politico del Pd. Dice che si «intensificò fino all’estate del 2008 e si raffreddò dopo la mia vacanza in Sardegna perché lui aveva appreso del mio rapporto con Mannarini e, conoscendo la sua dipendenza da cocaina e dei racconti che lo stesso faceva nell’ambiente leccese delle nostre vacanze in Sardegna, non li approvava. Nel periodo in cui frequentavamo Frisullo mi diceva di non parlare al telefono o nella sua stanza per timore di intercettazione. Peraltro mi aveva detto di aver trovato una microspia nella sua macchina... Nonostante i rapporti si fossero un po’ allentati nel periodo settembre 2008/marzo 2009 continuai a pagare. In qualche occasione si lamentò con me perché per un paio di volte non ero stato puntuale dicendomi che quei soldi gli servivano per aiutare i fratelli. Oltre ai soldi ho regalato a Frisullo due cappotti di Burberry, un cappello sempre di Burberry. Ricordo che comprai il secondo cappotto perché mi disse che il primo che gli avevo regalato gli era stato rubato. In un’altra occasione acquistai per lui due abiti, un paio di scarpe Church di camoscio marrone, alcune camicie, due cravatte e un cappotto di cachemire. E poi cestini a Natale, buoni benzina, cene e pranzi sempre pagati da me.
L’incontro con Sonia a Milano
Sono le intercettazioni a rivelare come, oltre a Terry De Nicolò, Frisullo abbia avuto rapporti anche con altre ragazze procurate da Tarantini. Come Sonia Carpentone, che ha incontrato a Milano. Il 2 settembre 2008 il politico si accorda con Claudio Tarantini, fratello di Gianpaolo e anche lui indagato, per partire insieme. Il giorno successivo alle 18.30 Sonia invia un sms proprio a Claudio: «Scusa se ti disturbo, volevo solo sap se x stasera vuoi ke ved. Devo saperlo subito x organizzarmi x favore». Alle 19.32 l’imprenditore chiama Frisullo.
Tarantini: sono al bar
Frisullo: stanno già qui?
Tarantini: sì
Frisullo: scendo
Il 4 settembre Claudio Tarantini chiama Sonia, detta Monia, che dice di essere nella camera del suo amico (alludendo verosimilmente a Frisullo).
Sonia: Claudio guarda che sono dal tuo amico
Tarantini. A vabbè... ma vieni qua prima
Sonia: eh, io sono qua da lui
Tarantini. No, ti devo parlare prima, un attimo
Sonia: ma come faccio? Sono qua nuda
Tarantini: a vabbè, allora poi dopo viene qua, dai...
Annotano gli investigatori: «La stessa notte, alle 2.26 Frisullo tenta di chiamare Claudio Tarantini mentre si trova in compagnia di una donna. Frisullo e Tarantini si trovano a Milano nello stesso albergo. In sottofondo si sente la voce di Frisullo che parla con la donna alla quale dice: «Aspetta un attimo, provo di nuovo... o lui in macchina... che io sappia il suo telefono...». Dopo aver saputo di essere indagato Frisullo si è presentato davanti ai pubblici ministeri. Scrive il giudice: «Frisullo ha negato di conoscere il pagamento in favore di Terry De Nicolò da parte di Tarantini, aggiungendo di aver scoperto solo successivamente che la De Nicolò fosse una escort. E sull’incontro con Sonia Carpentone a Milano, lo ha ammesso ma con la precisazione che il pagamento fu effettuato direttamente da lui».
Fiorenza Sarzanini
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18/03/2010
«Sanitopoli», arrestato Frisullo: avrebbe accettato denaro ed escort
«Sanitopoli», arrestato Frisullo: avrebbe accettato denaro ed escort
In carcere l'ex vicepresidente di Nichi vendola e altre. Accusato da «Gianpi» Tarantini, deve rispondere di associazione per delinquere, corruzione e turbativa

Frisullo quando era in giunta con Vendola
BARI - L’ex vicepresidente della giunta regionale pugliese Sandro Frisullo (Pd) è stato arrestato e condotto in carcere su disposizione della magistratura barese nell’ambito delle indagini sulla gestione della sanità pugliese. L’indagine si avvale anche delle dichiarazioni accusatorie rilasciate dall’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini
L'ACCUSA - Frisullo è accusato di associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Da novembre era stato proprio «Gianpi» Tarantini a riferire agli inquirenti dei rapporti avuti con Frisullo quando questi era vicepresidente della giunta pugliese. Tarantini - nel corso di alcuni interrogatori - rivelò ai pm del pool «sanità», Ciro Angelillis, Eugenia Pontassuglia e Giuseppe Scelsi di aver offerto a Frisullo escort e denaro (che il politico avrebbe accettato), in cambio di vantaggi per le sue società nell’aggiudicazione di appalti presso la Asl di Lecce.
ALTRI TRE ARRESTI - Il provvedimento restrittivo notificato all’ex vicepresidente è anche a carico di altre tre persone - medici e funzionari della Asl salentina - che avrebbero concorso con l’ex amministratore regionale nella commissione, a vario titolo, dei reati contestati a Frisullo. Dei tre arrestati - dei quali non si sono appresi per il momento i nomi - due sono stati posti ai domiciliari, uno in carcere.
LE PAROLE DI GIANPI - L’ex vicepresidente avrebbe ottenuto soldi e prestazioni sessuali con escort dall’imprenditore barese Tarantini in cambio di un suo impegno per sbloccare i mandati di pagamento per le forniture di protesi e di materiale sanitario che le società della famiglia Tarantini avevano fatto alle Asl. Emerge dagli interrogatori, in parte secretati, a cui è stato sottoposto da novembre l’imprenditore da parte dei tre magistrati del pool sanità.
IL SISTEMA - Il «sistema Tarantini», quello ideato dall’imprenditore barese, - secondo l’accusa - tra il 2008 e il 2009, con la complicità di funzionari delle Asl, ha consentito a «Gianpi» di pilotare e vincere appalti per la fornitura di protesi e di materiale sanitario, fatti questi che nei mesi scorsi hanno portato all’arresto di funzionari dell’azienda sanitaria accusati di essere stati corrotti da «Gianpi». Frisullo - a quanto trapela - sarebbe l’unico politico della giunta di centrosinistra guidata da Vendola tirato in ballo.
VIA DALLA GIUNTA - Il nome dell’ex vice-governatore era già uscito nel luglio 2009 e gli costò il posto nel governo regionale di Nichi Vendola. Dai verbali emerge che «Gianpi» - da quattro mesi gli arresti domiciliari a Roma per la vicenda dei coca-party organizzati nell’estate del 2008 in Sardegna, - sta collaborando attivamente con gli inquirenti. Ai magistrati ha svelato il modo in cui riusciva a pilotare gli appalti corrompendo i funzionari della Asl che si adoperavano per truccare le gare (due sono stati recentemente arrestati), ma anche gli strumenti con cui si è ingraziato, tra il 2007 e l’inizio del 2009, il vice-governatore della Puglia. In cambio dei «doni» ottenuti, Frisullo si sarebbe attivato per sollecitare e sbloccare i mandati di pagamento per le forniture di protesi e di materiale sanitario che le società «Tecno Hospital» e «System Medical», della famiglia Tarantini, avevano fatto alla Asl Bari guidata da Lea Cosentino, soprannominata «lady Asl», che da un mese è agli arresti domiciliari per falso e peculato.
Redazione online
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03/03/2010
Traffico di armi con l'Iran, nove arresti a Milano
Traffico di armi con l'Iran, nove arresti a Milano
Operazione della Guardia di Finanza contro un giro di armamenti in violazione dell'embargo internazionale contro il regime degli Ayatollah. Fra i fermati anche 007 di Teheran

Nove persone, fra cittadini italiani e stranieri, sono stati arrestati con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata all'illecita esportazione di armi e sistemi di armamento verso l'Iran, in violazione del vigente embargo internazionale. Secondo quanto riferito dalla Guardia di Finanza Comando Provinciale Milano, tra le persone colpite dalle misure cautelari, ci sono anche alcuni soggetti ritenuti essere appartenenti ai servizi segreti iraniani.
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01/02/2010
Indagati per evasione fiscale cinquanta promotori finanziari di Mediolanum
Indagati per evasione fiscale cinquanta promotori finanziari di Mediolanum
Nell'ambito dell'inchiesta su Italease. Facevano tutti capo allo stesso commercialista, Marco Baroni. Un giro da oltre 10 milioni di euro
MILANO - Cinquanta promotori finanziari di Mediolanum sono indagati dalla Procura di Milano per aver evaso il fisco, emettendo fatture false per circa 10 milioni di euro, tra il 2006 e il 2008. Gli inquirenti sono arrivati ai promotori finanziari attraverso l'analisi della documentazione trovata a Giovanni Guastalla, fiduciario svizzero, già indagato per riciclaggio e associazione a delinquere nell'ambito di uno dei filoni dell'inchiesta su Italease in cui sono stati arrestati cinque persone tra cui l'A.D. Massimo Faenza e Massimo Sarandrea, l'ex intermediario d'affari Carlo Calza e Roberto Fabbri, ex vice direttore generale di italease. Arrestato anche l'altro mediatore Luca De Filippo. Al pm Roberto Pellicano, che coordina l'indagine, Guastalla aveva raccontato delle sue attività con società off-shore, che avevano effettuato operazioni inesistenti a favore di diversi promotori finanziari, i quali evitavano così il pagamento delle tasse.
IL COMMERCIALISTA - Tutti gli indagati avrebbero fatto capo ad uno stesso commercialista, Marco Baroni, al quale Mediolanum aveva affidato un contratto di consulente fiscale per i propri promotori. Lo studio di Baroni è stato perquisito venerdì scorso dagli uomini della Guardia di Finanza. Baroni avrebbe suggerito ai promotori ora indagati come effettuare fatture false per dribblare il fisco. Nelle indagini sono finite anche numerosissime fatture emesse nel 2009, che però potrebbero essere ancora «sanate» con la prossima dichiarazione dei redditi.
Redazione online
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14/12/2009
Calciopoli: Giraudo condannato a 3 anni
Calciopoli: Giraudo condannato a 3 anni
La sentenza del tribunale di Napoli. Le accuse all'ex dirigente juventino: frode sportiva e associazione a delinquere. Due anni a Lanese
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| Antonio Giraudo (Eidon) |
NAPOLI - L'ex amministratore delegato della Juventus Antonio Giraudo è stato condannato a tre anni nell'ambito del processo denominato «Calciopoli». Giraudo aveva scelto di essere processato con rito abbreviato.
LA SENTENZA - Giraudo è stato condannato per frode sportiva e partecipazione ad associazione per delinquere. L'accusa aveva chiesto, per l'ex dirigente della Juventus, cinque anni di carcere. Il gup Eduardo De Gregorio, nella sentenza emessa al termine del processo di calciopoli col rito abbreviato, ha riconosciuto l'esistenza di una associazione per delinquere che avrebbe condizionato gli esiti dei campionati di calcio. Lo si evince dal dispositivo della sentenza emesso oggi con la quale sono stati condannati quattro imputati (Antonio Giraudo, Tiziano Pieri, Paolo Dondarini e Tullio Lanese) per il reato associativo finalizzato alla frode in competizioni sportive.
LE ALTRE CONDANNE - Il gup presso il Tribunale di Napoli Di Gregorio ha poi condannato l'ex presidente dell'Aia Tullio Lanese a 2 anni di reclusione, l'ex arbitro Pieri a 2 anni e 4 mesi e l'ex arbitro Dondarini a 2 anni. Giraudo, Pieri e Lanese sono stati condannati per frode sportiva e partecipazione ad associazione per delinquere mentre Dondarini solo per il reato di frode. Il gup ha poi assolto altri 7 imputati tra ex arbitri ed ex segnalinee. Solo uno degli assolti è ancora in attività ed è l'arbitro Rocchi.
LE REAZIONI - «Giraudo è stato un ottimo amministratore, non penso che abbia fatto nulla di disdicevole. Per tutto quello che ho sentito in tutti questi anni nel calcio, bisognerebbe condannare per frode sportiva tutti per 50 anni». Maurizio Zamparini, presidente del Palermo, commenta così la sentenza. «In questo Paese le imputazioni gravi sono in tutte gli angoli. Talvolta queste condanne vengono date per non smentire l'accusa, le prendo con le molle. Stimo Giraudo come prima», conclude Zamparini.
Di tutt'altro parere l'ex patron del Bologna Giuseppe Gazzoni Frascara per il quale «La condanna di Giraudo e dei suoi "compagni di merende" sta a significare che c'è la volontà di fare giustizia, e di voler andare fino in fondo nella vicenda Calciopoli. Troppe volte in questo Paese abbiamo assistito a "insabbiamenti" di varia natura, e devo confessare che temevo che anche in questa occasione non si sarebbe venuti a capo di nulla. Devo invece constatare con piacere che non è così, e che siamo solo all'inizio di una operazione di pulizia speriamo definitiva».
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01/12/2009
Maxi blitz contro cosca pugliese: in manette boss e colletti bianchi
Maxi blitz contro cosca pugliese: in manette boss e colletti bianchi
Tra le accuse associazione a delinquere, tentato omicidio, usura, riciclaggio. Oltre ai boss Parisi e Di Cosola coinvolti direttori di banca, professionisti, amministratori pubblici e avvocati
ROMA - Bari messa sottosopra con un blitz all'alba, con oltre mille finanzieri che hanno eseguito quasi un centinaio di arresti disposti dalla Dda di Bari, a carico di affiliati ad una cosca mafiosa pugliese - completamente smantellata. Sono stati sequestrati beni per 220 milioni di euro, compresa la holding imprenditoriale del clan operativa anche all'estero. Le accuse sono quelle di associazione a delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio, usura, riciclaggio, turbativa d'asta, e traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Tra i destinatari delle misure eseguite dal Gruppo Investigativo sulla Criminalità Organizzata delle Fiamme Gialle di Bari, vi sono anche alcuni «colletti bianchi».
GLI ARRESTATI - I destinatari dei provvedimenti restrittivi sono 83 persone (53 sono state poste in carcere, 30 ai domiciliari): tra questi figura il capoclan barese "Savinuccio Parisi", assieme a suoi luogotenenti e gregari, e il boss Antonio Di Cosola, egemone dell'omonimo clan contrapposto agli Strisciuglio. Parisi, tornato il libertà da qualche tempo dopo aver scontato in carcere una pena definitiva, è ritenuto da anni dagli inquirenti il capo carismatico di una frangia della mafia barese attiva soprattutto nel rione Japigia di Bari che nei primi anni Novanta era il market della droga.
AMMINISTRATORI PUBBLICI - Nell'indagine della Guardia di finanza sono coinvolti anche amministratori di alcuni Comuni del barese e professionisti. I primi sono indiziati di aver rilasciato autorizzazioni amministrative per favorire l'attività imprenditoriale apparentemente lecita del clan Parisi, gli altri di aver offerto la propria consulenza per favorire gli affari illeciti del boss.
Nell'inchiesta sono coinvolti - a quanto è dato sapere - direttori di banca, professionisti, amministratori pubblici e avvocati. Per la prima volta - viene fatto rilevare - l'indagine «fotografa» il coinvolgimento di persone della Bari bene in indagini sulla criminalità organizzata. A sostegno di questa ipotesi accusatoria vi sarebbero non solo intercettazioni telefoniche e ambientali, ma anche filmati video ritenuti dagli inquirenti particolarmente significativi.
12:32 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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11/05/2009
Calciopoli, i pm vogliono 11 condanne Chiesti cinque anni per Giraudo
Calciopoli, i pm vogliono 11 condanne Chiesti cinque anni per Giraudo
A Napoli il rito abbreviato davanti al gup De Gregorio. L'accusa per l'ex amministratore delegato della Juve è di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva
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| I pm Beatrice e Narducci accerchiati dai giornalisti (Ansa) |
NAPOLI - I pubblici ministeri Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci hanno chiesto 11 condanne nei confronti degli imputati di Calciopoli che vengono processati con rito abbreviato davanti al gup Eduardo De Gregorio. La condanna più pesante, a 5 anni di reclusione, è stata chiesta per l'ex amministratore delegato della Juventus, Antonio Giraudo.
LE RICHIESTE - Giraudo è accusato di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva. Due anni di reclusione sono stati chiesti per l'ex presidente dell'Aia, Tullio Lanese. Queste le altre richieste di condanna. Per quanto riguarda gli arbitri, tre anni e 6 mesi per Tiziano Pieri, due per Stefano Cassarà, Paolo Dondarini e Marco Gabriele, un anno e quattro mesi per Domenico Messina e Gianluca Rocchi. Sul fronte assistenti, c'è la richiesta di tre anni per Duccio Baglioni, uno Giuseppe Foschetti e Alessandro Griselli.
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16/03/2009
'Ndrangheta, venti arresti a Milano sequestrati dieci milioni di euro
'Ndrangheta, venti arresti a Milano sequestrati dieci milioni di euro
MILANO - Venti ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite questa mattina su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Gli arrestati sarebbero componenti della 'ndrangheta responsabili anche a vario titolo di detenzione e porto illegale di armi da guerra, tentato omicidio, estorsione. Durante le indagini gli investigatori hanno sequestrato somme di denaro per un totale di 10milioni di euro. Le indagini hanno potuto accertare che questa costola della 'ndrangheta legata alle famiglie Nicoscia e Arena, era riuscita ad inserirsi anche nella gestione degli appalti legati alla Tav.
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