26/11/2010

Sciolto l'enigma delle stelle pulsanti

Sciolto l'enigma delle stelle pulsanti

Con la collaborazione degli astronomi italiani dell’INAF. Ora è sicuro: le Cefeidi le «candele» di riferimento degli astronomi, girano una intorno all'altra

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15/10/2010

Scontro tra asteroidi, mistero spaziale

Scontro tra asteroidi, mistero spaziale

ASTRONOMI PERPLESSI. Dopo la collisione si è formata un'insolita cosa a X

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14/10/2010

Le galassie si «nutrono» di gas freddo

Le galassie si «nutrono» di gas freddo

ASTRONOMIA. E' il carburante per la nascita e la cresita di nuove stelle e dell'intera galassia. La scoperta di astronomi europei potrebbe portare a riscrivere molte teorie

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01/10/2010

Nello spazio c'è un'altra Terra

Nello spazio c'è un'altra Terra

Individuato il pianeta Gliese 581g: si trova a 20 anni luce da noi. Potrebbe ospitare forme di vita: c'è acqua e atmosfera e la temperatura varia tra i -12° e i -31°

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25/08/2010

Sette pianeti per una stella. Un nuovo sistema extrasolare

Sette pianeti per una stella. Un nuovo sistema extrasolare

Gli astronomi dell'osservatorio europeo Australe (Eso) in Cile hanno annunciato la scoperta di almeno cinque corpi celesti, forse sette: si tratta della struttura più simile alla nostra mai identificata finora

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22/07/2010

Scoperta la stella più massiccia, pari a 265 volte la massa del Sole

Scoperta la stella più massiccia, pari a 265 volte la massa del Sole

La luminosità è 10 milioni di volte quella solare. Il doppio di quello che gli scienziati ritenevano essere il limite massimo possibile

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Un mostro. Gli scienziati ritenevano che non potesse nemmeno esistere una cosa del genere. È la stella più massiva che sia mai stata scoperta: si chiama R136a1, la sua massa è pari a circa 265 volte quella del Sole e la sua luminosità è 10 milioni di volte maggiore. Gli astronomi ritenevano che non potessero esistere stelle con una massa superiore a 130 volte il Sole. Ora la fisica dovrà essere rivista, anche perché si stima che «il mostro stellare» in realtà quando ha iniziato a brillare aveva una massa addirittura pari a 320 volte quella solare, che ha perso in quanto l'ha utilizzata per brillare come 10 milioni di soli, come ha confermato l'astrofisico Paul Crowther, docente all'Università di Sheffield, che ha guidato lo studio.

STRUMENTO EUROPEO - R136a1 è stata individuata utilizzando una combinazione di strumenti del Very Large Telescope dell’Eso, l’osservatorio astronomico europeo che si trova in Cile. Gli astronomi hanno scoperto un intero gruppo di stelle dello stesso tipo in due ammassi: NGC 3603 ed RMC 136. Il primo, a 22 mila anni luce da noi, è una specie di «incubatrice cosmica» per stelle neonate. Il secondo ammasso è un’altra nube di stelle giovani, supercalde e supermassive, che si trova nella Nebulosa della Tarantola, nella Grande Nube di Magellano distante 165 mila anni luce. Queste grandi stelle in incubazione, milioni di volte più luminose del Sole, sono relativamente giovani, e nel tempo perdono massa in seguito all’azione dei venti solari. Il gruppo di Crowther ha scoperto diverse stelle con temperature di oltre 40 mila gradi, più di sette volte più calde del Sole. «Sono stelle che brillano molto, sono gigantesche ma le più grandi "vivono" solo 3 milioni di anni».

 

 


26/02/2010

La morte in diretta di un exopianeta «divorato» dalla stella-madre

La morte in diretta di un exopianeta «divorato» dalla stella-madre

 

Gli astronomi seguono l’evento dal vivo per la prima volta. Il cannibalismo cosmico è noto e fa parte della storia violenta dell’universo. La vittima è Wasp-12b

 

 

Wasp-12b (a sinistra) risucchiato dalla sua stella
Wasp-12b (a sinistra) risucchiato dalla sua stella

Una stella sta divorando il suo pianeta. Gli astronomi seguono l’evento in diretta per la prima volta. Il cannibalismo cosmico è noto e fa parte della storia violenta dell’universo. Già si conoscono diverse galassie nate dall’inglobamento di altre. In questo caso, però, è interessante seguire come il tutto stia avvenendo scoprendo i vari meccanismi in azione.

VITTIMA - La vittima è il pianeta Wasp-12b che ruota attorno a una stella della taglia del nostro Sole appartenente alla costellazione Auriga. Quando il pianeta venne scoperto nel 2008 rivelò subito la sua stranezza da record fra gli oltre 400 pianeti extrasolari finora scoperti. Da allora è sotto stretta osservazione da parte di un team internazionale di astronomi che comprende da Shu-lin Li dei National Astronomical Observatory in Cina, al professor Douglas N.C. dell’Università americana di Santa Cruz, al Jet Propulsion Laboratory della Nasa, alla National Science Foundation statunitense. Ora sulla rivista britannica Nature raccontano la loro interessante scoperta.

PIANETA GASSOSO - Scrutando il soggetto hanno visto che si tratta di un pianeta gassoso analogo al nostro Giove, ma sei volte più grande in volume e purtroppo vicinissimo alla stella madre: 75 volte più vicino della Terra rispetto al Sole. Questa prossimità causa su di esso negative conseguenze perché la potente gravità della stella genera paurosi effetti di marea con pesanti deformazioni della forma e movimenti interni dai quali si genera un riscaldamento per frizione. Di per sé ha già una temperatura elevata, circa 2.500 gradi centigradi: ma tende a essere sempre più caldo e per questo si espande come una bolla. I suoi strati esterni diventano di conseguenza meno densi e la materia di cui sono costituiti viene assorbita dalla forza gravitazionale dell’astro-madre distribuendosi intorno ad esso e formando anelli sul piano equatoriale, simili a quelli esistenti intorno al nostro Saturno, per farci capire.

RISUCCHIATO - La materia risucchiata è notevole: hanno calcolato che la massa perduta è di sei miliardi di tonnellate al secondo. Quindi sarà fagocitato interamente e ciò accadrà fra 10 milioni di anni. La cifra potrà sembrare un tempo lungo, ma per gli astronomi e per i cicli dell’universo è un battito di ciglia. Eppure è un pianeta ancora giovane, però la sua sorte è segnata. Alla fine vivrà 500 volte meno della nostra Terra calcolata fino a oggi. Tuttavia la lunga agonia planetaria sta almeno facendo felici gli scienziati per la straordinaria opportunità che offre. In fondo è una variazione della sorte riservata pure alla nostra Terra, la cui vita è legata alla vita del Sole. E, quando si spegnerà, per il pianeta azzurro sarà finita. Tutto cambia in continuazione, anche in cielo.

Giovanni Caprara


07/01/2010

Le «vedove nere» del satellite Fermi

Le «vedove nere» del satellite Fermi

 

MISSIONE ITALIANA. Identificate altre «millisecond pulsar». La scoperta apre una nuova via alla verifica finale della teoria di Einstein

 

(Afp)
(Afp)

In meno di tre mesi i radioastronomi hanno identificato quasi una ventina di nuove millisecond pulsar. Si tratta di antichissime stelle di neutroni rotanti che riprendono vita assorbendo materia da una stella vicina, talvolta fino a consumarla pressoché completamente. Una sorta di vedove nere del cosmo. Queste pulsar sono al contempo gli orologi più precisi in natura, e per questo potrebbero aiutarci ad aggiungere l’unico tassello mancante alla Teoria della Relatività Generale di Albert Einstein: la rivelazione diretta delle onde gravitazionali. Questa scoperta è stata possibile grazie alle indicazioni fornite da Fermi, la missione satellitare della Nasa dedicata allo studio della radiazione gamma, alla quale l’Italia partecipa con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Il risultato viene presentato a Washington durante la conferenza internazionale dell’American Astronomical Society.

LE «VEDOVE NERE» - Una pulsar è ciò che rimane dell’esplosione di una stella di grande massa.
È una sorta di nocciolo densissimo che eredita un intenso campo magnetico, e ruota molto velocemente su se stesso. Ma, poiché durante questa rotazione emette particelle accelerate e radiazione su una banda molto ampia (dal radio ai raggi gamma), col tempo tende a esaurirsi. Le più antiche fra le pulsar sono anche le più veloci. Si chiamano millisecond pulsar e ruotano centinaia di volte al secondo. Sono così veloci perché hanno fatto parte di un sistema binario, e sono riuscite a procrastinare la loro fine «succhiando» materia dalla stella compagna. In questo modo è come se fossero ringiovanite: grazie all’acquisizione di altra materia riescono a guadagnare nuova accelerazione nella loro rotazione. Quattro delle pulsar appena scoperte, poi, sono in sistemi binari con stelle la cui massa è stata consumata fino a ridursi a non più di dieci volte la massa di Giove. Vengono per questo chiamate «vedove nere» (black widows): perché a forza di succhiare materia stanno esaurendo la stella compagna che ha consentito loro di riprender vita.

LA PRIMA PULSAR - La prima millisecond pulsar fu scoperta 28 anni fa e da allora ne sono state trovate solamente una sessantina nella nostra galassia: a causa della bassissima intensità della loro emissione radio sono, infatti, oggetti che è molto difficile individuare con una ricerca svolta “alla cieca” perlustrando l’intera volta celeste. Quello che ha fatto Fermi è fornire ai radioastronomi una mappa del cielo, che si è rivelata una vera e propria mappa del tesoro. Nelle vicinanze del disco della nostra galassia, Fermi ha individuato un centinaio di sorgenti gamma ben localizzate ma non identificate, cioè prive di associazione certa con sorgenti note ad altre lunghezza d’onda. I radioastronomi hanno osservato alcune di queste sorgenti e hanno scoperto delle sorgenti radio che si sono rivelate velocissime pulsar. Dopo la sorpresa, hanno capito di avere in mano un metodo straordinario che permette loro di andare a colpo sicuro. Sfruttando cinque fra i più potenti telescopi radio al mondo, hanno iniziato ad analizzare tutte le sorgenti gamma potenzialmente interessanti: nel giro di pochi mesi hanno riconosciuto ben 17 millisecond pulsar. Queste particolari pulsar sono stelle ancora poco conosciute, quindi grandi speranze vengono riposte dai ricercatori su questa scoperta per la comprensione della natura e della evoluzione di queste esotiche sorgenti astrofisiche.

OROLOGI PRECISISSIMI - Ma questo risultato è importante anche per un’altra ragione. Le millisecond pulsar sono sul lungo periodo gli orologi più precisi che esistano in natura, e fanno concorrenza agli orologi atomici costruiti dall’uomo. Il monitoraggio dei cambiamenti temporali in un «dispositivo» così preciso ed esteso su tutto il cielo potrebbe permettere di rivelare per la prima volta in modo diretto le onde gravitazionali, che rappresentano il tassello mancante alla verifica sperimentale della Teoria della Relatività Generale. Monitorando le variazioni del periodo di rotazione indotte dalla deformazione della struttura dello spaziotempo dovuto alle onde gravitazionali, questa costellazione di millisecond pulsar appena scoperta potrebbe così venire a costituire una sorta di sistema GPS per la rivelazione della radiazione di fondo gravitazionale.
«Fino all'avvento di Fermi si conoscevano solo una manciata di pulsar gamma, sottolinea Ronaldo Bellazzini, responsabile dell’esperimento Fermi per l’INFN. In poco più di un anno Fermi ha scoperto diverse decine di nuove pulsar fra cui numerose rotanti attorno al loro asse anche centinaia di volte al secondo. Ma non solo - prosegue Bellazzini - ora Fermi ha iniziato a giocare a ruoli invertiti rispetto ai telescopi radio: mentre prima erano questi a consegnarci la ricetta con cui cercare questi oggetti esotici e misteriosi, ora è Fermi a indicare ai grandi telescopi radio dove puntare le loro sensibilissime antenne per individuare questi deboli ma estremamente precisi orologi cosmici».

LA SORPRESA - «I più sorpresi sono stati proprio i colleghi radioastronomi» dice Patrizia Caraveo, responsabile per l’INAF dello sfruttamento scientifico dei dati Fermi. «Dopo avere passato anni a scandagliare il cielo per scovare ad una ad una con grande fatica le pulsar velocissime, adesso non possono credere che qualcuno dica loro dove andare a guardare. Così facendo risparmiano tempo di osservazione e tempo di calcolo dedicato all’analisi dei dati, e al contempo la loro produttività è aumentata in modo vertiginoso. Se si premiasse la produttività degli astronomi, avrebbero diritto ad un bonus sostanzioso». «Inoltre - prosegue Caraveo - questo risultato, oltre ad aumentare in modo considerevole il numero di pulsar superveloci nella nostra galassia, dimostra che l’emissione gamma è una caratteristica comune a questo tipo di oggetti. Si tratta di un grande risultato della missione Fermi, risultato sul quale nessuno avrebbe scommesso appena qualche mese fa». «L’accurata elaborazione dei dati di Fermi effettuata presso l’ASI Science Data Center, il centro elaborazione dati scientifici dell’Agenzia Spaziale Italiana a Frascati, sta contribuendo in modo determinante al successo di questa missione, consentendo alla comunità scientifica di sfruttare al meglio e rapidamente i dati rilevati dal satellite» fa notare Paolo Giommi, responsabile del centro per l’ASI.


18/09/2009

Scoperto il primo pianeta extrasolare roccioso come la Terra

Scoperto il primo pianeta extrasolare roccioso come la Terra

 

Lo ha individuato il satellite corot. ma l'ambiente non e' adatto a ospitare la vita. Si trova a 500 anni luce da noi nella costellazione dell'Unicorno

 

Una ricostruzione di Corot-7b
Una ricostruzione di Corot-7b

MILANO - Il più piccolo pianeta extrasolare e il più vicino alle sembianze della Terra ruota attorno ad una stella distante 500 anni luce dalla Terra nella costellazione Monoceros, L’Unicorno. Ora gli astronomi che lavorano con il satellite Corot hanno costruito un preciso identikit fornendo la prima solida prova di un pianeta roccioso nella nostra galassia.

IL SATELLITE - Corot è un satellite nato per compiere questo lavoro. Lanciato dal Cnes, l’agenzia spaziale francese, permette di indagare la presenza di nuovi pianeti quando questi transitano davanti all’astro madre, un metodo prezioso per capire le loro caratteristiche fisiche. Combinando queste misure con quelle della velocità radiale si arriva ad un’accurata stima della massa, del raggio e della densità media. Così si è visto che Corot-7b, come è stato battezzato il pianeta la cui presenza era stata inizialmente individuata all’inizio dell’anno, ha una densità media 5,5 grammi per centimetro cubo. Ciò lo rende il più simile, tra tutti i pianeti di questo tipo rilevati, a Mercurio, Venere, Terra e Marte. Un bel risultato nella ricerca del gemello della Terra per il satellite Corot al cui programma ha collaborato anche l’ESA europea fornendo alcune parti tra cui delle ottiche del telescopio. Per questo, in cambio, vari astronomi europei lo utilizzano nelle loro osservazioni. Per quanto riguarda il diametro esso è meno del doppio della nostra Terra mentre la sua distanza dalla stella è di 2,5 milioni di chilometri. Intorno ad essa compie un giro in 20,4 ore. L’ambiente non sembra però essere dei migliori essendo un po’ infernale e quindi senza vita. Intanto Corot continua a indagare e presto avremo altre preziose informazioni sul lontano corpo celeste.

Giovanni Caprara