23/11/2008
Mafia, scoperto bunker nel rione Zen C'era anche un poligono di tiro
Mafia, scoperto bunker nel rione Zen C'era anche un poligono di tiroNel locale sotterraneo nel quartiere-feudo dei Lo Piccolo trovate anche munizioni e diverse dosi di cocaina
PALERMO - Un bunker sotterraneo all'interno del quale era stata realizzato anche un poligono di tiro: lo ha scoperto la polizia a Palermo. Nel locale che si trova nel quartiere Zen sono state trovate anche munizioni e diverse dosi di cocaina pronte per la vendita. Secondo gli inquirenti, attraverso la complessa rete di cunicoli che porta all'ambiente, boss latitanti potrebbero essere riusciti a sfuggire alla cattura.
Al rifugio gli agenti del commissariato
San Lorenzo sono giunti seguendo le
tracce di un pregiudicato (nella foto):
Antonino Grimaldi, 29 anni
NELL'EX FEUDO DEI LO PICCOLO - Il quartiere Zen è l'ex feudo dei capi mafia di San Lorenzo Salvatore e Sandro Lo Piccolo, ora detenuti. Al rifugio gli agenti del commissariato San Lorenzo sono giunti seguendo le tracce di un pregiudicato: Antonino Grimaldi, 29 anni. Perquisendo la sua abitazione, la polizia ha scoperto il passaggio segreto che portava al locale. L'uomo è stato arrestato e deve rispondere di detenzione di munizioni e spaccio di droga.
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15/11/2008
Attacco mafioso al vice di Confindustria
Attacco mafioso al vice di ConfindustriaIntercettate in carcere le frasi dei boss: «Gli imprenditori non pagano più, la colpa è di quello». Croce con una finta bomba a Giuseppe Catanzaro. Lo Bello: alzano il tiro. Lo sfogo: «Vogliamo soltanto lavorare»
| Giuseppe Catanzaro |
AGRIGENTO — Allarme mafia per gli imprenditori-coraggio della Valle dei Templi. Misure rafforzate per Giuseppe Catanzaro, vice di Ivan Lo Bello in Sicilia, presidente degli industriali di Agrigento, capofila di una rivolta che annulla i guadagni di Cosa Nostra e fa terra bruciata attorno a due superlatitanti pronti a reagire con nuove minacce. Prima le «voci» dal carcere captate dagli inquirenti con obliqui messaggi di vendetta nei suoi confronti. Adesso una teca di vetro con una croce legata a fili elettrici e batterie, un macabro cofanetto lasciato sul muretto dell'azienda di famiglia. Vigilanza e videocamere installate agli angoli di uffici e capannoni dove lavorano cento dipendenti non sono bastate per evitare al «postino» di recapitare il messaggio di morte. Adesso si passano al vaglio migliaia di immagini. Novanta le persone già controllate.
Intanto, cresce la tensione, anche ai vertici di Confindustria Sicilia. «Stanno alzando il tiro», commenta Lo Bello, preoccupato ma fiducioso: «È la reazione a successi importanti conseguiti grazie all'incisività di magistratura, forze dell'ordine e alla collaborazione del mondo imprenditoriale ». Lo stesso non sempre compatto come sa Lo Bello, addirittura accusato di essere stato «monotematico», stando all'aggettivo usato dall'ex presidente degli industriali di Catania Fabio Scaccia anche per questo defenestrato un mese fa dai probiviri. Tensione simile a quella emersa a Caltanissetta dove non tutti condividono l'impegno di Antonello Montante, altro vice di Lo Bello nell'isola. Una ragione in più per «rafforzare i controlli» come i vertici di Confindustria chiedono su Agrigento, mentre entra nel vivo il processo in cui Catanzaro accusa con altri sei imprenditori i mafiosi che potevano contare su un «pizzo» di centomila euro l'anno incassato da quel pugno di vittime.
Un primo determinato drappello che Catanzaro sta facendo crescere convincendo allo stesso passo i colleghi di Porto Empedocle e Favara, Sciacca e Aragona, costruttori e fornitori, titolari di piccole e grandi imprese. Con una raffica di denunce e nuove indagini sugli intrighi eccellenti di una provincia dove queste battaglie hanno determinato lo scioglimento per infiltrazioni mafiose di due comuni, Siculiana e Campobello di Licata. A fine settembre, le prime inquietudini per alcune «voci » rimbalzate dal carcere di Petrusa dove sono reclusi i compari di Gerlando Messina e Giuseppe Falzone, i superlatitanti un tempo con roccaforti a Porto Empedocle e Campobello. «Questi non pagano più...». Rubinetti a secco. Guadagni interrotti. Ed un colpevole additato oltre le sbarre a chi è ancora fuori. Appunto, Catanzaro, un quarantenne sposato e («per fortuna», commenta amaro) senza figli.
Una vita di inferno. Costretto a mutare spesso percorsi e case in cui dormire. La teca con la croce è un pessimo segnale per il questore Girolamo di Fazio e per il colonnello dei carabinieri Mario Di Iulio, decisi ad alzare la guardia in una città che registra fermenti simili a quelli palermitani con i giovani di Libero Futuro e Addiopizzo impegnati in un lavoro porta a porta, convegni, dibattiti. Un'atmosfera colta da uomini come Salvatore Montemagno, il capo della Mobile che all'inizio del processo contro il gruppo accusato da Catanzaro e soci si presentò in aula con tutti gli uomini del suo ufficio: «Per sottolineare che lo Stato non avrebbe lasciato soli i testimoni della svolta». Aria nuova, sgradita ai boss di una provincia dove stanno per scattare investimenti per due milioni di euro, dal discusso rigassificatore da realizzare a Porto Empedocle al raddoppio della Caltanissetta- Agrigento. Cemento, movimento terra, forniture di tondini di ferro sono i settori più inquinati da imprese mafiose che «dovranno restare fuori dal business», come ripete Catanzaro. «Vogliamo solo lavorare con il giusto profitto. Senza parassiti, compresi mafia e racket».
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11/11/2008
Mafia Spa, attività da 130 miliardi l'anno Usura in crescita: le vittime sono 180mila
Mafia Spa, attività da 130 miliardi l'anno Usura in crescita: le vittime sono 180milaI dati del rapporto «Sos impresa» di Confesercenti. La principale fonte di guadagni è il traffico di droga, con 59 miliardi. Poi armi, contrabbando, tratta di persone
ROMA - Cosa Nostra, 'Ndrangheta, Camorra e Sacra Corona unita, unite sotto la provocatoria sigla Mafia Spa, hanno fatturato quest'anno circa 130 miliardi di euro, con un utile che sfiora i 70 miliardi al netto degli investimenti e degli accantonamenti. Il dato emerge dal rapporto «Sos impresa» di Confesercenti, titolato «Le mani della criminalità sulle imprese». Al primo posto degli introiti della Mafia Spa ci sono i traffici illeciti, che fanno segnare un attivo di 62,80 miliardi di euro. La principale fonte di guadagni resta il traffico di droga, con 59 miliardi di euro, mentre armi e altri traffici costituisco 5,80 miliardi dell’attivo, il contrabbando 1,20 miliardi e la tratta degli esseri umani 0,30. Ancora: 21,60 miliardi di euro arrivano dalle "tasse mafiose", ovvero racket (9 miliardi) e usura (12,60 miliardi); da furti rapine e truffe un miliardo.
APPALTI E SCOMMESSE - L'attività imprenditoriale porta in bilancio 24,70 miliardi di euro di attivo: appalti e forniture pesano per 6,50 miliardi, agromafia 7,50 miliardi, giochi e scommesse 2,40 miliardi, contraffazione 6,30 miliardi, abusivismo 2,2 miliardi. Un mercato emergente che inizia a dare un importante giro di affari è quello delle ecomafie che pesa per 16 miliardi di euro, marginale invece il giro della prostituzione che frutta solo 0,60 miliardi mentre da proventi finanziari ne arrivano 0,75. Dal totale di 130 miliardi di fatturato ne vanno sottratti 60 di passività: 1,76 per stipendi di capi, affiliati, detenuti e latitanti, 0,45 miliardi per la logistica; per la corruzione la criminalità organizzata spende 3,8 miliardi, altri 0,70 servono per le spese legali; negli investimenti vanno 30 miliardi, nel riciclaggio 22,50 e 7,50 in accantonamenti. Il solo ramo commerciale, che incide direttamente sul mondo dell’impresa, ha ampiamente superato i 92 miliardi di euro, cifra intorno al 6% del Pil nazionale.
ATTIVITÀ FRUTTUOSE - Ogni giorno una massa enorme di denaro passa dalle tasche dei commercianti e degli imprenditori italiani a quelle dei mafiosi, qualcosa come 250 milioni di euro al giorno, 10 milioni l’ora, 160mila euro al minuto. Il settore più in crescita, che pesa sulle imprese per 32 miliardi di euro, è quello dell’usura: aumentano gli imprenditori colpiti, sale la media del capitale prestato e degli interessi restituiti nonché dei tassi di interesse applicati, facendo lievitare il numero dei commercianti colpiti a oltre 180mila, con un giro d’affari intorno ai 15 miliardi di euro. Stabile il giro del racket delle estorsioni, dove rimane sostanzialmente invariato il numero dei commercianti taglieggiati, 160mila, con una lieve contrazione dovuta al calo degli esercizi commerciali e all’aumento di quelli di proprietà di malavitosi. Cala il contrabbando, in parte sostituito da altri traffici, mentre cresce il peso economico della contraffazione, del gioco clandestino e delle scommesse.
I NUMERI DEL PIZZO - Un capitolo del rapporto è dedicato al pizzo a Palermo e Napoli. Con degli esempi: un euro per tenere un banco al mercato a Palermo, tra i 5 e i 10 a Napoli; un massimo di 500 euro per un negozio, ma se è elegante o nel centro il prezzo sale a mille. Se si possiede un redditizio supermercato servono almeno 3mila euro, che possono arrivare anche a 5mila; per un cantiere la somma da sborsare a Palermo è di 10mila euro. I soldi versati hanno superato abbondantemente i 6 miliardi di euro: numeri che rapportati alla crisi economica diventano sempre più insopportabili per le imprese, molte delle quali preferiscono chiudere o cambiare città piuttosto che denunciare il malaffare. I commercianti taglieggiati sono circa 150mila, comunque meno di quelli che finiscono vittima degli usurai (180mila). In questo campo, gli interessi praticati dalla criminalità superano il 10% mensile. Nel complesso il tributo pagato dai commercianti supera i 15 miliardi di euro. Un terzo degli imprenditori coinvolti si concentra in Campania, Lazio e Sicilia, ma preoccupa anche il dato della Calabria, il più alto nel rapporto attivi/coinvolti. A Napoli nel 2007 si sono registrati più fallimenti (7,2%, il 15% del totale nazionale).
TRUFFE ALIMENTARI - Un altro settore molto inquietante (e in crescita) è quello delle truffe alimentari: falsificazione di date di scadenza sulle etichette di prodotti, macellazione clandestina e riconfezionamento abusivo di alimenti andati a male minacciano la salute degli italiani. Il rapporto «Sos impresa» indica che nel 2008 i sequestri effettuati dai carabinieri dei Nas relativi ai generi alimentari sono aumentati del 93% rispetto al 2007. Il valore dei sequestri tra il 2005-2007 è stato di 7,8 milioni di euro, mentre nei soli primi otto mesi del 2008 si è raggiunta la cifra di 15,1 milioni. Infine, anche le ricariche telefoniche sono diventate un business per la malavita. «Dopo la scoperta di una truffa di 50 milioni di euro nei confronti di Tim, le indagini hanno portato alla luce una vasta organizzazione criminale che vede coinvolti gruppi pachistani, clan camorristici e un folto numero di imprese che gestiscono servizi telefonici a pagamento» si legge nel documento.
15:07 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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