28/09/2011

Michael Jackson, al via il processo

Michael Jackson, al via il processo

Il processo durerà cinque settimane. Il medico Murray rischia 4 anni e si commuove davanti alle foto choc del cantante morto

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08/07/2011

Insegnava al disabile nell’aula chiusa a chiave

Insegnava al disabile nell’aula chiusa a chiave

Il caso in procura. Una docente precaria si rivolge al provveditore e racconta la vicenda, andata avanti per tutto l’anno. “Caso assurdo, si faccia chiarezza”.

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30/03/2011

Prescrizione breve, subito in discussione L'opposizione lascia la Commissione

Prescrizione breve, subito in discussione L'opposizione lascia la Commissione

Passa il voto che inverte l'ordine del giorno dei lavori a Montecitorio. Discussione giovedì. Tensione in Aula, Fini minaccia la sospensione. Casini: «Vergogna». Il Pd insorge: «Sit-in di protesta»

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10/06/2010

Intercettazioni, il governo pone la fiducia

Intercettazioni, il governo pone la fiducia

Voto di fiducia giovedì' alle 11.30. Berlusconi: «Solo magistrati e giornalisti le vogliono». Battaglia in Senato. L'opposizione protesta contro la decisione dell'esecutivo

 

 

 

Il Senato voterà domani la fiducia sul disegno di legge che limita l'uso delle intercettazioni da parte della magistratura e impedisce la loro pubblicazione sui media fino al termine delle inchieste.

La fiducia è stata chiesta oggi in aula dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, su un maxiemendamento del governo che ricalca l'ultimo testo del ddl, cambiato in due tornate successive dalla maggioranza.


"Valutate le circostanze il governo è autorizzato a porre la questione di fiducia su un emendamento interamente sostitutivo del testo che tiene conto dei lavori della commissione Giustizia", ha detto oggi in aula Vito.


Vito ha aggiunto che il consiglio dei ministri ha autorizzato la fiducia nella seduta del 29 maggio scorso, ma il suo portavoce, dopo la sospensione della seduta, ha corretto il ministro, perché il 29 maggio era un sabato e il cdm si era riunito martedì 25 maggio, comunque prima che il ddl subisse le ultime modifiche.


Il voto, che chiuderà un anno di tormentato esame del ddl al Senato, è stato fissato per domani intorno alle 12, dopo le dichiarazioni di voto finali, ma l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro ha annunciato battaglia fino all'ultimo.


In una nota Di Pietro ha fatto sapere che i senatori del suo gruppo hanno occupato da stasera l'aula del Senato "nell'estremo tentativo di bloccare la votazione sul ddl. E' la nostra resistenza al dittatore Berlusconi".


La Camera aveva votato nel giugno 2009 il disegno di legge - in una versione che è stata rimaneggiata poi a Palazzo Madama diverse volte - e anche in quell'occasione il governo aveva posto la fiducia.


"Il maxiemendamento contiene piccole novità, ma non tali da farci cambiare opinione sul provvedimento", ha detto la capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro. "Il testo è pieno di elementi di irragionevolezza e ci sono motivi per ricorrere alla Corte costituzionale prima di qualsiasi attività referendaria", ha aggiunto con riferimento alla dichiarata intenzione dell'Idv di avviare la raccolta delle firme per un referendum abrogativo non appena il testo diventerà legge.


Dopo il Senato, il ddl tornerà alla Camera per la terza lettura, ma ieri il presidente di Montecitorio, Gianfranco Fini - a capo della minoranza del Pdl che aveva in più occasioni criticato il provvedimento -, ha detto che l'ultima versione emersa al Senato rappresentava per lui un buon compromesso.


Maurizio Gasparri, presidente del gruppo del Pdl al Senato, ha commentato la fiducia dicendo che "è un diritto della maggioranza arrivare alla decisione, visto che di intercettazioni si discute da due anni".


Il premier Silvio Berlusconi, tornando anche oggi sull'argomento, ha detto che la legge sulle intercettazioni è solo un primo passo per garantire la privacy dei cittadini e sarà migliorata in seguito, precisando che gli oppositori sono solo "una "piccola lobby di magistrati e giornalisti".


Editori, sindacati di giornalisti, magistrati e della polizia di Stato, hanno criticato duramente il disegno di legge perché ostacola le rispettive attività, con danno al diritto di cronaca e alla lotta alla criminalità, anche quella mafiosa.


20/01/2010

Processo breve, via libera dal Senato

Processo breve, via libera dal Senato

 

Giustizia / Resta il muro contro muro tra maggioranza e opposizione. Il provvedimento passa ora alla Camera. Bagarre in aula, Gramazio (Pdl) lancia un faldone contro l'Idv

 

 

Il Senato approva il ddl sul processo breve. Il provvedimento passa ora all' esame della Camera. Nel corso della discussione i capigruppo hanno espresso le intenzioni di voto, ribadendo le posizioni difese nei giorni scorsi. Nel corso della discusione in aula i senatori dell'Italia dei Valori hanno inscenato una contestazione contro Maurizio Gasparri, capo gruppo del PDL al Senato.  Berlusconi fatti processare", "muoiono processi Cirio-Parmalat". Sono queste le scritte apparse su alcuni cartelli esposti dai senatori dell'Idv al termine degli interventi in Aula sul processo breve. I commessi hanno prontamente tolto i manifestini dalle mani dei parlamentari, ma loro continuano a tenerli sui banchi. C'è ne è anche uno listato a lutto con scritto "La giustizia è morta". Il senatore del Pdl, Domenico Gramazio, dal centro dell'emiciclo ha tirato il fascicolo degli emendamenti contro i banchi dell'Idv. Ma anche lui eè stato allontanato dai commessi.

In precedenza duro attacco del PD che per voce di Anna Finocchiaro, boccia il provvedimento. "Con il processo breve decretate la fine di migliaia di processi penali e quindi ci sarà una denegata giustizia per migliaia di cittadini". Lo afferma la Presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro, nella dichiarazione finale in aula al Senato per il ddl sul processo breve. Finocchiaro aggiunge: "Fissate in due ore la durata di una tratta ferroviaria, ben sapendo che la vecchia locomotiva potrà farcela solo in tre ore".

E' invece a fare il PDL. Maurizio Gasparri dice nell'aula del Senato "Ma è davvero breve questo processo? Nel ddl la parola breve non c'è. La legge che noi proponiamo non cancellerà i processi. Riguarderà solo l'1% dei processi". Lo afferma in aula al Senato il capogruppo dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri, nella dichiarazione finale sul processo breve. Gasparri aggiunge: "Per i reati di mafia e terrorismo arriviamo ad oltre 15 anni di durata. E' questo un processo breve?". Gasparri sottolinea che "l'articolo 111 della Costituzione prevede il giusto processo e l'articolo 6 della Convenzione
europea per i diritti dell'uomo prevede la ragionevole durata dei processi".

Il processo breve incassa l'approvazione della Lega Nord che rilancia accusando l'opposizione "Fino a pochi mesi fa eravate d'accordo con questa riforma. Quando vi siete accorti che questa riforma avrebbe riguardato anche il Presidente Berlusconi, avete cambiato idea e vi siete contraddetti. Siete voi che vi dovreste vergognare". ha detto il capogruppo della Lega, Federico Bricolo.

L'Italia dei valori esprime tutto il suo dissenso sul processo breve. "Si vuole salvare Berlusconi dai suoi processi. Approvate così una norma che non esiste in nessuna parte del mondo. L'Italia, culla del diritto, rinnega il diritto - dice il capogruppo dell'Idv al Senato Luigi Li Gotti, nelle dichiarazioni finali in aula. Li Gotti aggiunge: "Non sapete cosa significhi l'interesse collettivo. Il Parlamento è smarrito ed asservito".

L'UDC bocca il provvedimento. Gianpiero D'Alia, capogruppo dell'Udc, invita in aula la maggioranza a non procedere all'approvazione del ddl sul processo breve: "Fermatevi finché siete in tempo. Restano in piedi incongruenze e storture - dice D'Alia - come possiamo votare questa amnistia? Noi voteremo contro".

 


18/01/2010

Berlusconi ai giudici: non sarò in aula ma si prosegua

Berlusconi ai giudici: non sarò in aula ma si prosegua

 

Nel processo sui diritti televisivi il premier invia una lettera per spiegare i motivi della sua assenza, ma autorizza a procedere

 

 

Silvio Berlusconi

 

Con una lettera inviata ai  giudici della prima Sezione penale del Tribunale di Milano, dove è in corso il processo sui diritti tv, Silvio Berlusconi spiega di non  poter essere presente oggi in udienza a causa di "accadimenti  sopravvenuti" che hanno determinato un cambio degli appuntamenti in  agenda. Per oggi, infatti, la presidenza del Consiglio aveva dato, nel novembre scorso, la disponibilità del premier a poter essere presente in aula.

"Fermo restando l'interesse ad esser presente al processo",  scrive ancora Berlusconi, "autorizzo a procedere" in sua assenza anche perché, per oggi, sono in discussione alcuni aspetti procedurali.  Nella missiva inviata ai giudici il premier spiega poi che era sua  intenzione rendere dichiarazioni in aula ma che i suoi difensori lo hanno sconsigliato poiché non è ancora esaurita la fase dedicata all'audizione dei testi


15/12/2009

Duro scontro alla Camera su Tartaglia Parla Di Pietro, escono i deputati del Pdl

Duro scontro alla Camera su Tartaglia Parla Di Pietro, escono i deputati del Pdl

 

Il ministro: legge per oscurare siti che inneggiano a odio nel prossimo cdm. Maroni: «Campagna contro premier provoca spirale emulativa». Il leader dell'Idv: non ci faremo intimidire

 

ROMA - Alta tensione alla Camera durante l'informativa di Maroni sull'aggressione contro Silvio Berlusconi. Al termine del suo intervento ha preso la parola Di Pietro («Non ci faremo intimidire») e i deputati del Pdl hanno lasciato l'Aula.

DI PIETRO - «Noi non facciamo opposizione in odio a Berlusconi ma per amore del nostro Paese - ha detto il leader dell'Italia dei Valori -. Da quindici anni ci battiamo contro provvedimenti che offendono le coscienze. Questo crea odio, questo arma la mano istigata da problemi di una maggioranza e un governo che piegano il Parlamento a proprio uso». L'intero gruppo del Pdl è uscito dall'Aula prima dell'intervento di Di Pietro. E questi, ironico: «Rispettiamoli, non vorrei rovinare loro le orecchie con le mie parole». L'idv Barbato, commentando l'uscita dei deputati, ha parlato di «popolo della mafia».

CICCHITTO - Replica di Cicchitto: «La mano di chi ha aggredito Berlusconi è stata armata da una spietata campagna di odio: ognuno si assuma la propria responsabilità». Il riferimento è a «un network composto dal gruppo editoriale Repubblica-L'Espresso, dal mattinale delle procure Il Fatto, da quel terrorista mediatico di nome Travaglio, da alcuni pm che vanno in tv a parlarne, da un partito, Italia dei Valori e dal suo leader Di Pietro, da qualche settore giustizialista, onorevole Bersani, del suo partito».

PREMEDITAZIONE - Maroni nella sua informativa ha parlato della premeditazione del gesto di Massimo Tartaglia: «Dice di aver agito per rabbia, ma la premeditazione del suo gesto risulta provata». Era in piazza Duomo già dalle 11 di domenica e «aveva con sé altri oggetti atti a offendere, tra cui un crocefisso in materiale resinoso». Quindi Maroni ribadisce il corretto comportamento delle forze dell'ordine e sottolinea che «i dispositivi attuati hanno consentito di sventare una violenta contestazione al presidente del Consiglio proprio sotto il palco». La responsabilità della sicurezza e della protezione istituzionale del premier, spiega, «compete direttamente all'Aisi», il servizio segreto civile. «È auspicabile che le misure sulla sicurezza delle alte cariche dello Stato non costituiscano motivo di polemica politica». Ma su questo punto Bersani e Casini hanno chiesto chiarimenti al responsabile del Viminale.

I DUE TESTIMONI - Maroni ha poi citato un servizio trasmesso da Striscia la Notizia secondo cui due testimoni avrebbero avvisato la polizia di un possibile attentato al premier senza essere presi in considerazione: «Ho chiesto al capo della polizia e al questore di Milano di contattare immediatamente le due persone che sono state portate in Questura dove hanno reso una testimonianza che si sono rifiutati di firmare». I due hanno confermato di avere contattato la polizia segnalando una matto che disturbava i passanti ma senza far riferimento a parole pronunciate da Tartaglia contro Berlusconi.

SPIRALE EMULATIVA - Il ministro attacca l'«asprezza dei toni assunta dalla dialettica politica»: «La crescente campagna contro la persona del premier, che in molti casi travalica le regole del confronto democratico - spiega -, finisce per provocare una spirale emulativa». Quindi un nuovo attacco contro i social network e l'annuncio di una prossima iniziativa legislativa: «La creazione di gruppi su Internet che inneggiano all'aggressore del premier costituiscono una vera e propria istigazione a delinquere. Stiamo valutando l'oscuramento, con soluzioni che intendo sottoporre al prossimo Consiglio dei ministri». Infine gli auguri al premier: «Voglio rinnovare lo sdegno mio personale e di tutto il governo per la gravissima aggressione. A Berlusconi va la mia solidarietà e vicinanza con l'augurio che torni presto a svolgere la sua preziosa attività». Segue un applauso dei deputati.

LA SICUREZZA DEL PREMIER - Quindi ha preso la parola Pierluigi Bersani: «I discorsi sul famoso clima nell'immediatezza di questi fatti sono scivolosi. Il rischio è che qualcuno si vesta da pompiere per fare l'incendiario, e che cominci un gioco di criminalizzazione tra noi, che va oltre il segno». Il segretario del Pd ha detto di non condividere le affermazioni di Cicchitto e ha chiesto al governo di dare delle risposte: «Pensiamo di andare avanti tutta la legislatura con 26 voti di fiducia all'anno? Parlo di qualcosa ce non c'entra con questi fatti, ma che riguarda un processo democratico che dobbiamo garantire. Credo che oggi dovremmo fermarci qui e chiedere al ministro dell'Interno una risposta più convincente su che cosa non vada nei sistemi di sicurezza e di tutela del presidente del Consiglio: ci sono stati altri episodi che hanno riguardato anche le residenze del premier. Vogliamo essere sicuri che sia ben tutelato».

CASINI: NO A CENSURA DEL WEB - Per Casini, «la solidarietà è doverosa, ma diciamo no alle strumentalizzazioni o alle intimidazioni che rischiano di alimentare nuove campagne di odio». Il leader dell'Udc si oppone all'ipotesi di censura del web: «Sarebbe sbagliatissimo e ancora più sbagliata sarebbe la censura sui giornali». «Occorre isolare i violenti senza se e senza ma e - conclude -, doppiopesismi e ambiguità non sono consentiti. Occorre riprendere a lavorare con sobrietà». E sulla sicurezza del premier: «Ribadiamo la fiducia nel ministro Maroni e siamo fiduciosi che approfondirà questi aspetti».


10/12/2009

La scuola degli scandali imbarazza la «Grande Mela»

La scuola degli scandali imbarazza la «Grande Mela»

 

La storia delle due prof scoperte in aula senza veli. Le due avvenenti professoresse sono state denunciate dal bidello dell'istituto. Ma c'è un'altra storia piccante

 

Le tre professoresse (da sinistra Allison Musacchio, Cindy Mauro e Alini Brito
Le tre professoresse (da sinistra Allison Musacchio, Cindy Mauro e Alini Brito

NEW YORK - Mentre gli studenti assistevano a uno spettacolo nel vicino auditorium, le due insegnanti di lingue restavano sole in classe completamente nude. Quella che può sembrare una scena di un film a luci rosse, è ciò che realmente accaduto lo scorso 20 novembre alla «James Madison High School» di New York. Cindy Mauro e Alini Brito, due avvenenti professoresse di francese e spagnolo, sono state trovate senza veli e in atteggiamenti sexy in un'aula da Robert Colantuoni, bidello dell'istituto che ha prontamente informato i suoi superiori. Le docenti sono state sospese dall'insegnamento e la scuola ha aperto un'indagine interna. La notizia, diffusa dal quotidiano della Grande Mela «New York Daily News» ha superato velocemente i confini cittadini e sta facendo il giro del mondo.

RELAZIONE INOPPORTUNA - Il bidello che avrebbe trovato le due professoresse in atteggiamenti sexy non ha voluto rilasciare alcun commento alla stampa, mentre i dirigenti scolastici hanno confermato che «è avvenuto un episodio sgradevole mentre gli studenti erano all'auditorium» e che «le due professoresse sono state momentaneamente sospese». Il marito della Brito, a telefono, ha dichiarato al New York Daily News di non credere a questa storia: «Sono tutte fandonie, il distretto scolastico non ha informato mia moglie di queste accuse».

SEXY E GIOVANILI - L'episodio naturalmente è diventato anche l'argomento più dibattuto tra i ragazzi dell'istituto. Addirittura è stato creato un gruppo su Facebook che discute con ironia, ma anche con fermezza «la storia delle insegnanti lesbiche». «Dopo quello che è accaduto bisognerebbe installare telecamere nascoste nelle classi, vero ragazzi? scherza uno studente sulla pagina del social network che ha già 500 fan. Tuttavia tra i liceali c'è anche chi difende a spron battuto le insegnanti e chi invece condanna senza mezzi termini la loro condotta: «La professoressa Brito e sempre stata elegante e molto carina con noi, ma non si è mai comportata da civetta» dichiara uno studente sedicenne al quotidiano newyorkese. Di diverso avviso Eddie Ramirez, che condanna entrambe le insegnanti e precisa: «Ad esempio la professoressa Mauro veniva in classe vestita come una teenager - portava top scollati e jeans corti - ed era sempre molto sexy. Sembrava la classica persona in cerca di un flirt». Alcuni studenti hanno anche raccontato che l’insegnante Mauro in estate aveva colorato di rosa alcune ciocche dei suoi capelli e avrebbe sul corpo diversi tatuaggi sexy: un sole sulla parte bassa della schiena, un fiore sulla gamba e una stella sul piede.

UN ALTRO EPISODIO - Tuttavia gli scandali della scuola di Brooklyn non finiscono qui. Secondo il quotidiano della Grande Mela un’altra storia piccante, nata nelle aule dell’istituto, toglierebbe il sonno ai dirigenti scolastici della James Madison High School. La professoressa di studi sociali Allison Musacchio, secondo i ben informati, avrebbe una relazione «inappropriata» con uno dei suoi studenti. Gli inquirenti avrebbero appurato che più di 200 telefonate e sms sarebbe stati scambiati tra la professoressa e il giovane nel giro di pochi mesi. Ma la Musacchio, che come le due colleghe è stata temporaneamente sospesa, ha negato ogni accusa: «Non potrei mai fare una cosa del genere. Ho dei principi morali che rispetto».

Francesco Tortora


07/12/2009

Finanziaria, è scontro in commissione: approvata con solo voto del centrodestra

Finanziaria, è scontro in commissione: approvata con solo voto del centrodestra

 

FINI: «IL RISPETTO DEL REGOLAMENTO E' STATO TOTALE». L'opposizione se ne va denunciando un «precedente gravissimo», una sorta di voto di fiducia in commissione

 

Gianfranco Fini (Ansa)
Gianfranco Fini (Ansa)

ROMA - Percorso ancora tumultuoso per la legge Finanziaria. Le opposizioni hanno abbandonato i lavori della commissione Bilancio alla Camera dove era in corso l'esame della legge di bilancio. Pd, Idv e Udc, hanno prima denunciato in aula quella che hanno definito una «anomalia», uno «sfregio nuovo e innovativo» e un «precedente gravissimo», cioè una sorta di voto di fiducia direttamente in commissione sul maxiemendamento presentato dal relatore.
Successivamente però il maxiemendamento è stato approvato in commissione bilancio con il voto della sola maggioranza. Il testo può approdare così all'aula che avvierà l'esame mercoledì prossimo.

FINI - «Al di là delle scelte politiche che non sta al presidente della Camera commentare, il rispetto del regolamento è stato totale, e su questo l'opposizione ha convenuto» avrebbe dichiarato dopo la decisione dell'opposizione il presidente della Camera Gianfranco Fini secondo quanto rilevano fonti della presidenza della Camera.

RITOCCHI - Il voto è cominciato e si è concluso in poco più di dieci minuti. Il maxiemendamento presentato dal relatore è passato con una modifica dell’ultima ora. Per quanto riguarda i ritocchi alla formulazione del testo dove si ripartiscono i fondi dello scudo fiscale, 30 milioni (nel biennio 2010-2011) andranno al ministero degli Affari esteri per le sedi internazionali mentre nuove risorse arriveranno per il rinnovo contrattuale dei circa 100 operai a tempo determinato del Corpo forestale.

VEGAS - La fiducia in Aula sulla Finanziaria «dipenderà dagli emendamenti presentati. Se l’opposizione presenterà numerosi emendamenti è probabile; altrimenti non è detto» ha spiegato il viceministro all’Economia, Giuseppe Vegas, il quale ha aggiunto che «governo e relatore terranno il testo approvato in commissione Bilancio».


23/09/2009

Scudo fiscale allargato al falso in bilancio

Scudo fiscale allargato al falso in bilancio

 

Si chiude a dicembre. Escluse le segnalazioni antiriciclaggio. Franceschini: è una vergogna. Tremonti: in linea con l'Ocse

 

ROMA - Via libera della Commissione Finanze del Se­nato, con il parere favorevole del governo, allo scudo fisca­le allargato. Il pagamento del­la sanzione del 5% per il rien­tro o la regolarizzazione dei capitali e dei patrimoni illeci­ti all’estero renderà non puni­bili anche alcuni reati penali fiscali e societari, compreso il falso in bilancio. Lo scudo resterà invece precluso per i contribuenti nei cui confron­ti fossero stati già avviati gli accertamenti da parte del fi­sco e per chi avesse a carico procedimenti penali già av­viati.

L’emendamento che modi­fica lo scudo fiscale, che sarà oggi stesso al voto nell’Aula di Palazzo Madama, anticipa inoltre la chiusura della sana­toria al 15 dicembre e solleva gli intermediari incaricati del­le procedure di rimpatrio e re­golarizzazione dall’obbligo di segnalazione ai fini dell’an­tiriciclaggio. «Il nuovo scudo fiscale è in piena linea con lo schema dell’Ocse» ha detto il ministro dell’Economia, Giu­lio Tremonti, respingendo le critiche molto dure dell’oppo­sizione. Secondo Dario Fran­ceschini, candidato alla segre­teria del Pd, lo scudo «si chia­ma condono ed è una vergo­gna», mentre per Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, non è nient’altro che «riciclaggio di Stato». «Il nostro sistema è molto simile a quello inglese e a noi risulta che il costo dello scu­do britannico per i contri­buenti sia più basso rispetto a quello dello scudo italiano. Poi quella è un’amnistia asso­luta che non guarda a nessun reato che ci può essere dietro la costituzione illecita di pa­trimoni all’estero» ha detto ancora Tremonti, senza sbi­lanciarsi più di tanto sul pos­sibile gettito dell’operazione. «La lotta all’evasione sta dan­do risultati positivi e questo ci fa pensare a un gettito con­sistente » ha aggiunto il mini­stro ricordando che, dopo le modifiche approvate in Sena­to, la sostanza del provvedi­mento «ricalca in pieno quel­la dello scudo fiscale degli an­ni passati».

Rispetto ad allora resta esclusa la possibilità di acce­dere alla sanatoria da parte delle società, ma le garanzie giuridiche offerte dallo scu­do saranno più o meno le stesse. La copertura, che pri­ma delle modifiche riguarda­va solo l’omessa o infedele di­chiarazione fiscale, si esten­derà a una serie di reati tribu­tari, come la dichiarazione fraudolenta, ad esempio con l’uso di fatture inesistenti, e l’occultamento o la distruzio­ne di documenti contabili. La stessa norma prevede la non punibilità di altri reati commessi per eseguire oppu­re nascondere i reati prece­denti. Tra questi i reati di fal­sità materiale, falsità ideolo­gica in atto pubblico, falsità nelle scritture private, sop­pressione e occultamento di atti, fino alle false comunica­zioni sociali. Visto che lo scu­do è accessibile solo alle per­sone fisiche, la non punibili­tà del falso in bilancio, nella versione attuale della norma, sarebbe in sostanza circo­scritta alla contestazione del falso in bilancio commesso dal contribuente nelle vesti di amministratore della socie­tà. Dopo il voto atteso per og­gi dal Senato, le modifiche al­lo scudo fiscale contenute nel decreto correttivo del provvedimento anticrisi del­lo scorso luglio dovranno passare al vaglio della Came­ra dei Deputati. Dove partirà una corsa contro il tempo, vi­sto che il decreto dovrà esse­re convertito in legge entro sabato 3 ottobre.

 

 

Mario Sensini

Fonte: Corriere della Sera