19/11/2010

Treviso, aeroclub cita Auschwitz Si muove la procura: la toglieremo

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LA POLEMICA. L'associazione protesta contro l'Enac mutuando la scritta posizionata dai nazisti all'ingresso del campo di concentramento. Rivolta della comunità ebraica

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27/01/2010

Giornata della Memoria, il premio Nobel Eli Wiesel oggi alla Camera. Benedetto XVI: fu odio razzista e nazista

Giornata della Memoria, il premio Nobel Eli Wiesel oggi alla Camera. Benedetto XVI: fu odio razzista e nazista

 

Schifani con la stella gialla: «Oggi sono ebreo anche io». Scritte antisemite a Roma, «Ricordare il passato, serve ai vivi». Napolitano: «Una tragedia che insegna»


L'ingresso del campo di sterminio di Auschwitz, simbolo dell'olocausto. Nel giorno che ricorda la sua liberazione, avvenuta 65 anni fa ad opera dell'Armata Rossa, si celebra la Giornata della Memoria (Ansa)
L'ingresso del campo di sterminio di Auschwitz, simbolo dell'olocausto. Nel giorno che ricorda la sua liberazione, avvenuta 65 anni fa ad opera dell'Armata Rossa, si celebra la Giornata della Memoria (Ansa)

MILANO - Appuntamenti, celebrazioni, mostre, commemorazioni. Un programma variegato che ruota attorno ad un unico grande obiettivo: non dimenticare gli orrori del nazismo, le deportazioni nei campi di concentramento e lo sterminio di massa compiuto nei lager con sistematica ferocia. Tutta l'Europa celebra il Giorno della Memoria. Lo fa nei luoghi simbolo della tragedia, le baracche di Auschwitz e degli altri campi - tra cui la Risiera di San Sabba a Trieste - dove furono concentrati gli uomini e le donne destinati alla morte o ad una lunga prigionia fatta di stenti e sofferenze. Lo fa nelle capitali delle nazioni che hanno vissuto in prima persona il dramma delle deportazioni. Lo fa nel giorno in cui avvenne, 65 anni fa, la liberazione proprio del campo di Auschwitz Birkenau, che della tragedia è diventato il tragico e più noto emblema.

«ESPERIENZA CHE INSEGNA» - Al Quirinale è stato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a presiedere le celebrazioni. La Shoah, ha detto il capo dello Stato, è «una tragica esperienza carica di insegnamenti e di valori». Questa pagina di storia «é ancora" piena di insegnamenti» ha detto il presidente rivolgendosi in modo particolare ai giovani presenti all’iniziativa e dicendosi «confortato dall’aver ascoltato le riflessioni degli studenti sulla Shoah». Napolitano ha anche ricordato la «lotta per la libertà e il pieno riconoscimento dei diritti dei popoli, e in particolare per il diritto dello Stato di Israele di vivere in sicurezza».

«ODIO RAZISTA E NAZISTA» - Papa Benedetto XVI, parlando in tedesco nel corso dell'udienza generale del mercoledì, ha invece parlato di «orribile crimine», di «megalomania disumana» e di «odio razzista dell’ideologia nazista». «Il ricordo di questi fatti, in particolare la tragedia della Shoah che ha colpito il popolo ebraico, così come la testimonianza di tutti coloro che si sono opposti a questa follia a rischio della propria vita - ha detto il pontefice -, ci ricorda sempre più all’assoluto rispetto della dignità della persona e della vita umana».

«OGGI SONO EBREO» - Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha invece preso parte alle commemorazioni alla risiera di San Sabba, a Trieste, indossando una stella gialla come quella che era appuntata sugli abiti dei deportati: «Ogni uomo oggi è ebreo. Anche io oggi sono ebreo - ha detto il numero uno di Palazzo Madama -. Mai più Shoah per gli ebrei, ma anche per coloro che, ancora adesso, alcuni di noi si ostinano a ritenere diversi. La diversità deve essere bandita. L'odio razziale, la xenofobia che purtroppo albergano in taluni sono veicolo di pericolosi pregiudizi, di falsi convincimenti che possono degenerare in violenza morale e fisica».

«PRESIDIO MORALE E CIVILE» - Alla Camera la cerimonia protocollare è stata incentrata sull'intervento di Eli Wiesel, ex internato a Auschwitz e premio Nobel per la pace nel 1986. A Montecitorio al fianco del presidente della Camera, Gianfranco Fini, sono presenti il premier Silvio Berlusconi e lo stesso Giorgio Napolitano. Fini ha esortato a «guardare con viva preoccupazione all'indifferenza che ancora in questi giorni circonda il rinnovarsi di fenomeni antisemiti, razzisti, xenofobi, e anche, sembra incredibile ma è vero, il rinnovarsi di minacce di sterminio». Per Fini «rendere testimonianza dello sterminio del popolo ebraico non è solo il doveroso ricordo di milioni di nomi e di storie» ma anche «un presidio morale e civile, affinchè mai più accada che l'aberrante logica di un potere totalitario si abbatta sugli inermi, sugli innocenti, su interi popoli contro i quali decretare le discriminazioni più odiose per motivi di razza, di religione, di genere, di condizione sociale, in una folle progressione criminosa capace di raggiungere il genocidio». In precedenza Silvio Berlusconi aveva spiegato che le istituzioni hanno «il compito di rendere omaggio alle vittime e di proteggere le future generazioni da deliranti ideologie ispirate dall'odio razziale».

«RICORDARE PER I VIVI» - «Non dobbiamo consentire che il nostro passato diventi il futuro dei nostri figli» ha invece detto Elie Wiesel, concludendo il suo intervento nell'Aula di Montecitorio. In un passaggio del suo discorso, Wiesel ha espresso anche un certo rammarico: «I testimoni hanno parlato, ma il mondo si è rifiutato di ascoltare, altrimenti non si spiegherebbero i genocidi che sono avvenuti nel dopoguerra. Se Auschwitz non ha guarito il mondo dall'antisemitismo, cosa potrà guarirlo?». Il Premio Nobel per la Pace ha poi spiegato che «il razzismo è stupido, e l'antisemitismo un'infamia». Inaugurando la mostra su Auschwitz Birkenau al Vittoriano aveva invece spiagato che «per i morti ormai è troppo tardi, ma non lo è per vivi» e che «la memoria è per loro e ricordare è l'unica cosa che ci può aiutare a vivere con dignità, onore e magari anche gioia».

SCRITTE ANTISEMITE A ROMA - Ma il pericolo è anche il rigurgito di antisemitismo. A Roma nella notte sono comparse scritte antisemite davanti a un ex luogo di tortura trasformato in Museo della Liberazione. «Olocausto propaganda sionista» hanno scritto, in particolare, ignoti su un muro di via Tasso, a pochi passi dalla Basilica di San Giovanni. La scritta, vergata con spray nero, è stata firmata con due croci celtiche e una svastica, dice la polizia, che è intervenuta sul posto all'1.50 di oggi.

Redazione Online


21/12/2009

Ritrovata la targa di Auschwitz, 5 arresti

Ritrovata la targa di Auschwitz, 5 arresti

 

Le persone finite in manette hanno tra i 20 e i 39 anni: «SONO PREGIUDICATI, NON NEONAZISTI». L'insegna rubata è stata recuperata in una abitazione privata nel nord della Polonia. È stata fatta a pezzi

 

Una foto del campo di concentramento nell'aprile del 1945 (Afp)

 

 

È stata ritrovata la scritta «Arbeit macht frei» («Il lavoro rende liberi»), il simbolo dell'Olocausto che campeggiava all'ingresso di Auschwitz e il cui furto, all'alba di venerdì, ha sollevato un'ondata di indignazione nel mondo intero. Lo ha reso noto in nottata la polizia polacca, che ha arrestato cinque persone. I ladri, hanno precisato in mattinata le autorità polacche, sono dei pregiudicati, ma non dei neonazisti.

 

(Valery Hache/Afp)

 

L'INSEGNA FATTA A PEZZI - Il pannello in ferro battuto, lungo cinque metri, è stato tagliato in tre pezzi, secondo la televisione di Stato polacca. Il portavoce della polizia di Cracovia, Dariusz Nowak, ha detto che i cinque arrestati hanno età comprese fra i 20 e i 39 anni e sono finiti in manette poco prima della mezzanotte nel nord del Paese. La scritta è stata ritrovata in un'abitazione privata, ha aggiunto. I cinque sono stati trasferiti a Cracovia per essere interrogati. Dopo il furto, l'insegna era stata sostituita con una copia e la polizia polacca aveva offerto una ricompensa per indicazioni utili alla cattura dei ladri.

INDIGNAZIONE - Il furto del simbolo della Shoah ha sollevato, a meno di un mese dalla Giornata mondiale della memoria, sdegno e condanna ovunque, in particolare in Israele. Il museo di Auschwitz e diverse istituzioni hanno offerto una ricompensa pari a circa 25mila euro per potere ritrovare la scritta, che fu realizzata su ordine dei nazisti nel 1940 da un prigioniero polacco, il fabbro Jan Liwacz, schedato col numero di matricola 1010. L'uomo sopravvisse e alla fine della guerra reclamò la restituzione della sua opera.


28/04/2009

Un messaggio ritrovato ad Auschwitz

Un messaggio ritrovato ad Auschwitz

 

É rimasto nascosto nella terra per più di mezzo secolo. Nel campo di concentramento è stata rinvenuta una bottiglia con uno scritto di sette deportati

 

(Ansa)

MILANO - Per oltre 65 anni sono rimaste nascoste nella terra. Ora, grazie all’inaspettata scoperta di alcuni operai che stavano demolendo un tramezzo della Scuola Superiore di Auschwitz, le parole scritte con una matita, da sette deportati sono emerse alla luce.

IL MESSAGGIO E LE FIRME - L’edificio sotto il quale era custodita la bottiglia fu utilizzato durante la guerra dalle milizie tedesche come deposito del campo di concentramento di Auschwitz-Birchenau, dove i sette firmatari - il francese Albert Veissid e i polacchi Bronislaw Jankowiak, Stanislaw Dubla, Jan Jasik, Waclaw Sobczak, Karol Czekalski e Waldemar Bialobrzeski, all’epoca tutti tra i 18 e 20 anni - erano impegnati nella costruzione di un rifugio anti-atomico. La lettera risale al settembre del 1944. Jerzy Mensfelt, portavoce del museo di Auschwitz, diffondendo la notizia del ritrovamento, ha dichiarato che ulteriori dettagli potrebbero emergere nei prossimi giorni. «Siamo certi che almeno due delle persone che compaiono in calce alla lettera sono sopravvissute alla deportazione, ma non sappiamo cosa ne sia stato di loro né se siano ancora in vita. Come del resto per tutti gli altri».

LA TESTIMONIANZA - Secondo quanto riportato sul sito della testata francese Le Point , Albert Veissid non ha alcun ricordo di quel messaggio affidato alla bottiglia. «Eppure non ho dimenticato nessun particolare del campo e quel maledetto numero (12063, ndr) affianco al mio nome è proprio quello che ho tatuato sul braccio», ha dichiarato l’ottanquattrenne signor Veissid all’agenzia di stampa francese AFP. E avanza anche un’ipotesi su chi potrebbe aver scritto la lettera: «Mi ricordo, tuttavia, di aver stretto amicizia con un gruppo di polacchi cristiani che lavoravano per il rifornimento del campo. Potrebbero essere stati loro a siglare il messaggio con il mio nome e il mio numero di matricola».

Simone D’Ambrosio