12/10/2011
Antitrust contro le assicurazioni «I premi crescono oltre la media »
Antitrust contro le assicurazioni «I premi crescono oltre la media »RC AUTO. Per il presidente Catricalà Rc polizze più alte che in Europa. L'attacco alle compagnie online
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25/07/2010
A Kragujevac, Detroit serba «Ci scoprì Agnelli, bentornati»
A Kragujevac, Detroit serba «Ci scoprì Agnelli, bentornati»Ma il sindacato avverte: servono migliori retribuzioni e condizioni di lavoro. Parla il presidente di Zastava Aleksandar Ljubic: il marchio italiano è di casa, ma è un primo passo.
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| Una veduta dello stabilimento di Kragujevac (Reuters) |
KRAGUJEVAC—Da Belgrado sono 140 chilometri di autostrada a due corsie in direzione Skopje-Salonicco. La «Detroit balcanica» è un cantiere sprofondato nel cuore della Serbia tra le foreste della Sumadija punteggiate di monasteri ortodossi. Kragujevac è una distesa di palazzoni socialisti, impalcature e bar con i tavolini bruciati dal sole rallegrata da qualche vecchia Zastava color ruggine, superstiti 128, mitiche Yugo. Ammaccato, come le fabbriche distrutte dai bombardamenti Nato del '99, l'orgoglio serbo abita ancora qui, all'ombra degli impianti che furono la gloria della Jugoslavia di Tito, i primi a esportare negli Usa auto prodotte in Europa orientale. «Vogliamo tornare in pista, abbiamo i coreani di Yura a Raca, i tedeschi di Leoni a Procuplie, non so quanto ci vorrà ma Kragujevac può diventare il maggior polo di attrazione di tutto l'Est per gli investimenti in auto e componentistica», scommette Nebojsa Zdravkovic, vicesindaco della quarta città del Paese (180 mila abitanti) e coordinatore municipale del «sistema Fas», l’alleanza con la Fiat.
Per Zdravkovic l'annuncio di Sergio Marchionne sullo spostamento della produzione del nuovo monovolume L-0, l’erede di Multipla, Idea e Musa, da Mirafiori ai 30 ettari di capannoni di Kragujevac, è solo un passo previsto lungo il cammino avviato con l'accordo del 2008 per la joint venture tra Fiat (67%) e governo serbo (33%), quella Fiat Automotive Serbia (Fas) che ha assorbito il settore auto del colosso Zastava nato due secoli fa come produttore di cannoni e ne ha assunto finora mille dipendenti. «Il contratto fissa il traguardo di 2.400 assunti e 200 mila vetture prodotte in un anno a partire dal 2012 — spiega il vicesindaco —, un ritorno all'epoca d'oro, quando quasi ogni famiglia aveva un membro alla Zastava, non mi dispiacerebbe che anche i miei figli lavorassero qui. Il processo ormai è avviato». «La cooperazione con gli italiani risale agli anni Cinquanta, fu Agnelli a scoprirci — precisa Aleksandar Ljubic, presidente del board dei direttori del Gruppo Zastava e consulente del ministero dell'Economia— per noi Fiat è un marchio domestico, nel 2008 le abbiamo solo dato il bentornato». Belgrado ha fatto di tutto per attrarre gli investimenti: dieci anni di esenzioni fiscali dal 2008, contributi fino a 10 mila euro per ogni operaio assunto sommando aiuti che vanno dalla previdenza ai corsi di riqualificazione e spalmati sul decennio, altre esenzioni fiscali previste dall'Accordo centro-europeo di libero scambio, accordi di formazione che coinvolgono università e politecnico locali. Fino al 2012 ci sarà da lavorare sulle infrastrutture: soprattutto trasformare in autostrada il tratto che dalla E10 svolta verso Kragujevac e migliorare i collegamenti ferroviari: da Belgrado oggi sono otto ore.
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| La fabbrica della Zastava |
Il ritorno degli italiani ha avuto anche un côté politico. Alle elezioni del 2008 vinse la coalizione filo-europea fedele al presidente Boris Tadic, un esito che è sempre stato collegato all' annuncio sull'accordo imminente con gli italiani fatto dallo stesso Tadic pochi giorni prima del voto. «L'abbiamo voluto tutti, oggi però ci propongono condizioni di lavoro disumane» commenta oggi Radisa Sreckovic. Vive con la moglie Svetlana, le due figlie Aleksandra e Katarina e la madre Tomanja a Velico Krcmare, 25 km da Kragujevac. Dei suoi 47 anni, 24 li ha passati alla Zastava, poi in Fiat ad assemblare la Punto fino allo scorso gennaio. «Troppe pressioni, si lavora dal lunedì al venerdì in due turni di otto ore, due pause di dieci minuti e mezz'ora per il pranzo. In futuro ci sarà un tetto di 120 auto prodotte in un giorno e se a fine giornata non si raggiunge l'obiettivo, si resta. Lo stipendio doveva essere 40 mila dinari, circa 400 euro, non siamo arrivati a 30 mila. Un chilo di pane costa 35 centesimi e lo stipendio di un professionista raramente supera i 500 euro, ma far studiare i figli costa. Mia moglie è insegnante e guadagna 400 euro al mese, la nostra figlia maggiore è andata al mare la prima volta l'anno scorso». «Negli ultimi giorni si è molto drammatizzato a fini politici - conclude il leader sindacale Zoran Mihailovic - noi non temiamo ripensamenti, ma finora in Fas non abbiamo fatto un'ora di sciopero. Ma la priorità resta il diritto per tutti a migliori retribuzioni e condizioni di lavoro. Anche in Serbia».
Maria Serena Natale
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11/07/2010
Fiat, è ufficiale: la nuova Panda sarà prodotta a Pomigliano
Fiat, è ufficiale: la nuova Panda sarà prodotta a PomiglianoAccordo raggiunto tra la Fiat e i sindacati, esclusa la Fiom. Marchionne scrive ai dipendenti: “Serve un nuovo patto sociale. Le regole della competizione internazionale non le abbiamo scelte noi, possiamo solo decidere se stare dentro o fuori”
La produzione della Panda resterà e si farà a Pomigliano d'Arco. Lo ha ufficializzato la Fiat dopo l'incontro avvenuto a Torino venerdì 9 luglio tra Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, e l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne. "Si è convenuto di dare seguito all'accordo del 15 giugno scorso riguardante il progetto 'Futura Panda a Pomigliano' decidendone l'avvio operativo. A tale scopo si attiveranno delle riunioni, in tempi brevi, per attuare il progetto" si legge in una nota unitaria diffusa dalle segreterie nazionali di Cisl, Uil, Fim-Cisl, Uilm-Uil e Fismic.
E ancora: "In questo modo si raccoglie anche il grande consenso dei lavoratori ottenuto nel referendum del 22 giugno. L'avvio dei piani operativi su Pomigliano consentirà anche lo sblocco del piano complessivo della Fiat sugli altri stabilimenti italiani, finalizzato all'incremento delle produzioni e alla stabilizzazione dell'occupazione, denominato 'Fabbrica Italia'. Le organizzazioni sindacali -conclude la nota- esprimono grande soddisfazione e si ritengono impegnate nel massimo sforzo in questa grande opportunità per i lavoratori italiani della Fiat e del Paese".
A sostegno del progetto l'amministratore delegato dell'azienda torinese, in una lettera a tutti i dipendenti del gruppo Fiat, ha chiesto un nuovo patto sociale, un grande sforzo per non rimanere schiacciati dalla competizione internazionale. “Non siamo noi - scrive Marchionne - ad aver scelto le regole del gioco, possiamo solo scegliere se stare dentro o fuori dal gioco".
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23/06/2010
Pomigliano in bilico: dopo il voto i dubbi di Marchionne
Pomigliano in bilico: dopo il voto i dubbi di MarchionneSacconi: «Sono fiducioso». Bonanni: «Il lingotto rispetti l'accordo». L'azienda orientata a non trasferire la produzione della Panda dalla Polonia all'impianto campano
| Sergio Marchionne in una foto d'archivio |
MILANO - Dopo il risultato del referendum tra i lavoratori dello stabilimento di Pomigliano, dove una maggioranza di poco più del 60 per cento ha detto sì all'intesa con l'azienda, la Fiat starebbe ripensando al piano di trasferimento della produzione della Panda dalla Polonia. Secondo alcune indiscrezioni il Lingotto si aspettava una percentuale di favorevoli più vicina all'80 per cento. In queste ore la Fiat sta valutando tutte le opzioni, non escludendo la rinuncia agli investimenti sullo stabilimento campano. A questo punto il futuro dell'impianto di Pomigliano diventerebbe molto incerto.
SACCONI : «NON VOGLIO NEMMENO PENSARCI...» - «Non voglio nemmeno ipotizzare che Fiat cambi idea» dice il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, alla luce del risultato del referendum. «Non ho parlato direttamente con Marchionne, ho sentito l'azienda dopo l'esito e sono fiducioso sugli investimenti su Pomigliano». «Al momento - aggiunge però Sacconi - non è previsto alcun incontro. Il governo opera quando le parti lo chiedono».
BONANNI: «LINGOTTO RISPETTI GLI ACCORDI» - Secondo il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, il Lingotto adesso «deve rispettare gli impegni». «Mi rifiuto di pensare che Marchionne non garantirà l'accordo - dice Bonanni a margine di una conferenza stampa a Pomigliano - se si dovesse verificare un'ipotesi del genere, con la stessa forza con la quale abbiamo difeso i posti di lavoro così saremo contro un abbozzo di ripensamento». Il leader sindacale afferma che sulla vertenza c'è stata «una campagna che hanno voluto politicizzare in tutti i modi sia a destra che a sinistra. Tutto sommato i lavoratori hanno preso la posizione giusta». «Ci sono le condizioni per fare gli investimenti - aggiunge - e garantire Pomigliano, anzi per garantire lo stabilimento e anche altri posti di lavoro». Da qui l'appello: «Chiediamo alla Fiat di procedere perché ha potuto contare su un vasto piedistallo su cui poter costruire prospettive». Bonanni invita anche le altre organizzazioni sindacali a guardare avanti. «Sono convinto che anche la Cgil si unirà a noi perché qui stiamo discutendo se la fabbrica debba stare in piedi o meno. Non è un gioco qualsiasi. Qui ci sono 5mila posti di lavoro più l'indotto e c'è l'avvenire industriale del Napoletano. Non è un gioco». Bonanni non ci sta infine a definire l'intesa siglata lo scorso 15 giugno con la Fiat una violazione dei diritti costituzionali: «È una bufala, una fregnaccia paurosa» afferma il segretario Cisl, spiegando di essere rammaricato per il fatto che la valutazione della vicenda si sia proprio fondata su questo assunto.
ANGELETTI: «CONFERMARE L'INTESA» - «Credo che l'opzione per la Fiat sia esattamente una, quella di confermare la validità dell'accordo e quindi l'investimento da realizzarsi nei prossimi mesi per trasferire la Panda a Pomigliano» concorda il segretario della Uil, Luigi Angeletti, a Sky Tg24. Angeletti sottolinea che «se in Italia si dovesse sostenere la tesi che le cose si possono fare soltanto se c'è l'unanimità, allora non si farebbe nulla». Se questa posizione può andar «bene per la politica, per le imprese sarebbe soltanto un pretesto».
AIRAUDO (FIOM): «LA FIAT SI È INCARTATA» - «Temo che la Fiat a Pomigliano si sia incartata e abbia fatto un referendum su se stessa» è il commento di Giorgio Airaudo, segretario regionale della Fiom-Cgil, a margine di un presidio dei lavoratori delle aziende in crisi in corso a Torino davanti alla Regione Piemonte. «Siamo di fronte ad un voto coraggioso dei lavoratori che hanno saputo, nonostante le pressioni e il ricatto, esprimere un dissenso sulle condizioni che vengono poste dall’azienda per portare la Panda a Pomigliano». «Non si può gestire il rapporto con il paese e con i lavoratori - prosegue il sindacalista - nello stesso modo in cui si gestisce un consiglio di amministrazione che delibera o meno un investimento». Airaudo ha poi osservato: «La Fiat deve ricordarsi che oltre ad essere una multinazionale è un’azienda italiana. Si comporti secondo le regole e le leggi italiane». Secondo il sindacalista della Fiom «siamo disposti a fare la Panda polacca ma non siamo disposti ad avere contratti polacchi. Siamo in Italia e Marchionne dovrebbe rendersene conto. Sulle regole italiane siamo pronti a riprendere il negoziato non da oggi ma da ieri».
Redazione online
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09/12/2009
Accordo Volkswagen-Suzuki: i tedeschi prendono il 20%
Accordo Volkswagen-Suzuki: i tedeschi prendono il 20%
Via a uno schema di alleanza «omnicomprensiva». L'operazione, di 1,6 miliardi di euro, avverrà all'interno di una più complessiva alleanza tra i due gruppi
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| I due amministratori delegati delle case automobilistiche: a sinistra Martin Winterkorn, con Osamu Suzuki (Ap) |
TOKIO - Volkswagen e Suzuki hanno raggiunto lo schema di alleanza «omnicomprensiva» che prevede, tra l'altro, che la compagnia tedesca acquisti una quota della società nipponica. Lo si legge in una nota congiunta. 2,5 militari di dollari). L'operazione avverrà all'interno di una più complessiva alleanza tra i due gruppi.i
OPERAZIONE DA 1,6 MILIARDI DI EURO - Le due case costruttrici sono già al lavoro sullo sviluppo delle sinergie, mentre, allo scopo di rafforzare il percorso di avvicinamento, Volkswagen, in un'operazione di 222,5 miliardi di yen (circa 1,6 miliardi di euro) rileverà il 19,9% di Suzuki che, si legge nella nota, vuole investire fino alla metà delle risorse ricevute in azioni della casa tedesca. La chiusura dell'operazione è attesa a gennaio del 2010 ed è destinata a dare vita a «una partnership di lungo termine». I rispettivi vertici di Volkswagen e Suzuki hanno siglato lo schema d'accordo che, per presenza globale e diversità dei prodotti, è «un importante passo verso il futuro».
VEICOLI ECOLOGICI - Considerando distribuzione e capacità produttiva, le due società sono complementari, ma uno degli obiettivi principali - precisa la nota - è di rispondere alla crescente domanda di veicoli ecologici. Il management of Volkswagen e Suzuki hanno concluso che le rispettive attività si integrano perfettamente rispetto alle sfide globali. «Due delle principali case costruttrici mondiali si mettono insieme e si preparano ad affrontare le crescenti sfide. Insieme possiamo massimizzare le nostre opportunità», commenta nella nota, Martin Winterkorn, numero uno della casa tedesca. Osamu Suzuki, ceo di Suzuki, rimarca il fatto che le due compagnie devono cooperare «per avvantaggiarsi dei rispettivi punti di forza, in funzione del rispetto dell'ambiente».
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11/06/2009
Fiat, intesa con Chrysler. Marchionne ad
Fiat, intesa con Chrysler. Marchionne ad
Nove componenti nel nuovo cda, tre saranno scelti dalla casa di torino. Perfezionata l'alleanza tra il Lingotto e la casa Usa. «Giorno importante per tutta l'industria dell'auto»
| (Afp) |
WASHINGTON - Le nozze Fiat-Chrysler ora sono una realtà. A benedirle, annunciando il closing dell'alleanza strategica globale, una nota congiunta delle due case automobilistiche, nella quale si precisa che Sergio Marchionne, ad del Lingotto, sarà anche ad di Chrysler. «Questa alleanza, creata con il pieno sostegno dell'amministrazione del presidente Obama, - commenta a caldo Marchionne - non risolve sicuramente tutti i problemi che attualmente affliggono l'industria automobilistica ma rappresenta un passo fondamentale per posizionare Fiat e Chrysler tra i leader della futura generazione di produttori a livello globale». Il nuovo ad della casa Usa saluta l'intesa parlando di un «giorno molto importante, non solo per Chrysler e per i suoi dipendenti, che hanno vissuto quest'ultimo anno in un contesto pieno di incertezze, ma anche per l'intera industria automobilistica». «D'ora in avanti lavoreremo alla definizione di un nuovo modello di riferimento per le aziende automobilistiche che vogliano produrre utili» promette Marchionne, assicurando inoltre che con il Lingotto Chrysler «può tornare ad essere una società forte e competitiva con una gamma di vetture affidabile che colpiscono l'immaginazione e ispirano fedeltà».
IL NUOVO CDA - La nuova Chrysler sarà guidata da un consiglio di amministrazione composto da tre amministratori nominati da Fiat, tra i quali Sergio Marchionne in qualità di amministratore delegato, quattro nominati dal Dipartimento del Tesoro statunitense, uno dal governo canadese e uno dall'United Auto Workers Retiree Medical Benefits Trust. Il consiglio dovrebbe nominare presidente Robert Kidder, afferma il comunicato di Fiat. «Chrysler Group LLC e Fiat Group - si legge nella nota del gruppo torinese - comunicano il closing dell'alleanza strategica globale già annunciata, con la piena operatività della nuova Chrysler, che da oggi dispone di risorse, tecnologie e rete di distribuzione necessarie per competere in modo efficace a livello mondiale». Fiat fornirà a Chrysler tecnologia, piattaforme e propulsori per vetture piccole e medie. «Chrysler - aggiunge il comunicato - potrà così offrire una più ampia gamma di prodotti comprese anche vetture a basso impatto ambientale, sempre più richieste dal mercato. Chrysler potrà anche trarre beneficio dall'esperienza della Fiat nelle ristrutturazioni aziendali e avrà accesso alla rete di distribuzione internazionale di Fiat, in particolare in America Latina e Russia», conclude la nota.
| (Fotogramma) |
BORSA EUFORICA - L'alleanza strategica tra Fiat e Chrysler dunque è una realtà. Ha spianato la strada alla trattativa finale la decisione della Corte Suprema americana, che respingendo il ricorso contro l’operazione presentato dai fondi pensione dell’Indiana, ha di fatto dato il via libera al passaggio della casa automobilistica americana sotto il controllo del Lingotto. In Italia, l'attesa che l'intesa venisse perfezionata ha fatto schizzare il titolo del Lingotto a Piazza Affari, che ha continuato la sua corsa in Borsa anche dopo l'ufficializzazione della chiusura dell'operazione.
SCAJOLA - Prima che l'operazione venisse chiusa, il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola aveva fatto sapere che intende mettere a punto un incontro tra Fiat e le parti sociali, spiegando anche che l'esecutivo vuole avviare «in modo chiaro un confronto sui riflessi in Italia» dell'intesa, tenendo presente che per il governo italiano «i cinque stabilimenti italiani debbano rimanere». «Il governo - ha aggiunto - è disponibile a trovare soluzioni che possano garantire il consolidamento di Fiat in Italia».
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09/06/2009
Chrysler, la Corte Suprema Usa sospende la vendita alla Fiat
Chrysler, la Corte Suprema Usa sospende la vendita alla Fiat
L'ad Marchionne: «Non abbandoneremo l'accordo. CI vuole pazienza». In un’ordinanza il giudice Ginsburg ha affermato che la vendita è «sospesa fino a nuovo ordine»
| (Ansa-Epa) |
NEW YORK - Con un colpo di scena dell' ultimo minuto, una giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, Ruth Bader Ginsburg, ha sospeso la vendita della Chrysler alla Fiat, creando nuove incertezze su una operazione che veniva data praticamente per sicura da tutti. In un’ordinanza la Ginsburg ha affermato che la vendita è «sospesa fino a nuovo ordine».
MARCHIONNE - Poche ore dopo l'ordinanza è arrivata la risposta della casa torinese: Fiat non ha nessuna intenzione di abbandonare l'accordo con Chrysler, neanche dopo la scadenza del 15 giugno. «Mai» ha detto a Bloomberg l'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, rispondendo ad alcune domande dopo la decisione di sospendere temporaneamente la vendita della compagnia americana. «Dobbiamo essere pazienti - ha precisato il manager italo canadese - e consentire al sistema di lavorare. Non abbandoneremo mai questo processo con la Chrysler».
GLI SVILUPPI - Il giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg ha reso nota la sua decisione proprio prima della scadenza fissata per la giornata di lunedì alle 16 ora locale. Se la Corte Suprema non si fosse espressa, la vendita di Chrysler a Fiat sarebbe stata sbloccata. A questo punto, Ginsburg potrà prendere una decisione da sola, o chiedere all’intera Corte Suprema di decidere. Al momento non si hanno indicazioni su come la questione potrebbe evolversi. Sta di fatto che a incombere è un’altra scadenza cruciale, quella del 15 giugno. Se l’accordo di cessione di Chrysler a Fiat non sarà completato entro questa data, Fiat potrà infatti decidere di ritirarsi dall’alleanza. Ed è quanto ha ripetuto più volte Chrysler nelle ultime ore.
LA STAMPA: «CONTRATTEMPO PER OBAMA» - Secondo i primi commenti a caldo della stampa Usa, si tratta di uno serio contrattempo per l'amministrazione del presidente Usa Barack Obama, perché c'è il rischio non solo di un fallimento per la Chrysler, ma anche di problemi in vista per il secondo colosso di Detroit in difficoltà, la Generale Motors.
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01/06/2009
Via libera all'accordo Fiat-Chrysler Gm chiede la bancarotta pilotata
Via libera all'accordo Fiat-Chrysler Gm chiede la bancarotta pilotata
Al Lingotto il 20% del capitale, potrà salire fino al 55%. GM: debito per 172,81 miliardi, 13 impianti chiusi entro 2010. Obama: «Chrysler ne uscirà più forte e competitiva»
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| Sergio Marchionne (Ap) |
NEW YORK (USA) - Tutto come previsto. Il giudice del Tribunale fallimentare Usa, Arthur Gonzales, ha approvato la vendita di quasi tutti gli asset di Chrysler al gruppo Fiat, dando così il via libera al piano del governo di Barack Obama per l'uscita della casa automobilistica americana dalla bancarotta. La vendita riguarda asset per circa 2 miliardi di dollari alla nuova società che sarà controllata al 68% da un fondo di previdenza sociale, per il 20% da Fiat (destinata a salire in futuro nel capitale fino a un 55%), mentre il restante 12% farà capo ai governi di Usa e Canada.
OBAMA: «NE USCIRÀ PIÙ FORTE» - Il presidente Obama ha detto che Chrysler uscirà dalla bancarotta nelle vesti di una «società nuova, più forte e competitiva». «Solo un mese fa il futuro di questa società era in bilico - spiega -: ora, grazie al sostanziale impegno del governo e ai duri sacrifici di tutti gli attori coinvolti nella vicenda, Chrysler può avere una nuova vita. Avevamo detto che il processo sarebbe stato rapido ed efficiente e così è stato. Decine di migliaia di posti di lavoro saranno salvati grazie a questi sforzi straordinari».
ULTIMI OSTACOLI - C'è però un ultimo ostacolo alla nascita della nuova compagnia. Tre fondi dell'Indiana, fra cui un fondo pensione per insegnanti e poliziotti, hanno preannunciato la presentazione di un ricorso in appello contro la sentenza di autorizzazione, contestando il rimborso di 29 centesimi per dollaro prestato alla Chrysler che era stato stabilito. La Chrysler aveva contratto debiti sul mercato dei bond per 6,9 miliardi di dollari, 42,5 milioni dei quali (circa l'1%) di proprietà dei tre fondi dell'Indiana frondisti che avevano acquistato i bond nel luglio del 2008 per 43 centesimi per dollaro. Dovrebbero presentare ricorso anche alcuni gruppi di concessionari, fra i 789 tagliati fuori dalle operazioni della nuova società. Questi ritengono che la Fiat debba accettare un numero più elevato di concessionari o che l'accordo debba essere fatto slittare affinché possano negoziare con la Fiat un accordo migliore.
GENERAL MOTORS - Sempre oggi il gigante americano dell'auto General Motors ha ufficialmente chiesto al tribunale fallimentare di New York l'avvio della procedura di bancarotta pilotata prevista dal cosiddetto "Chapter 11", e ha presentato la documentazione per lo scorporo delle attività più sane della casa automobilistica. Entro il 2010 saranno chiusi tredici impianti. Nell'istanza viene indicato un debito per 172,81 miliardi e il totale delle attività pari a 82,29 miliardi. I creditori sono oltre 100mila. Il caso è stato assegnato al giudice Robert Gerber. Si tratta della terza maggior bancarotta nella storia americana, dopo quelle di Lehman Brothers (a settembre 2008, debiti per 613 miliardi di dollari) e Worldcom (a luglio 2002, perdite oltre i 30 miliardi di dollari).
AIUTI PER 30 MILIARDI - Il governo potrebbe fornire aiuti per altri 30,1 miliardi di dollari (aveva già versato 20 miliardi), divenendo il maggiore azionista con una quota del 60%. Sarà lo stesso presidente Obama a spiegarlo in un discorso pubblico alle 18 ora italiana. Obama indicherà le tappe di un processo che dovrebbe compiersi in 60-90 giorni, anche se l'amministrazione Usa ha riconosciuto che la situazione di General Motors è «più complessa» di quella della Chrysler e che il processo sarà più lento. Il numero uno di Gm Fritz Henderson potrebbe annunciare la chiusura di undici impianti e la perdita di 21mila posti di lavoro.
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30/05/2009
Battuta Fiat, l'Opel va a Magna
Battuta Fiat, l'Opel va a Magna
Merkel: «Accordo politicamente ragionevole raggiunto con l'aiuto di Obama». L'annuncio nella notte del ministro delle Finanze tedesco Steinbrueck: «Non è stato facile»
BERLINO - Sarà Magna a rilevare il controllo di Opel da General Motors. Dopo aver raggiunto un accordo di massima con Gm nel pomeriggio di venerdì, il fornitore austro-canadese si è assicurato anche il via libera del governo tedesco. L'accordo tra Magna e Opel rappresenta una «soluzione ragionevole», ha dichirato la cancelliera tedesca, Angela Merkel, sottolineando che l'intesa è stata raggiunta con l'aiuto del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, con cui Merkel ha avuto un colloquio telefonico poco prima della chiusura delle trattative. «È una soluzione politicamente ragionevole». Berlino sostiene la proposta di Magna, ha annunciato poco dopo le 2 di notte il ministro federale delle Finanze, Peer Steinbrueck, al termine di una lunga riunione in cancelleria federale a Berlino. «È stata trovata una soluzione per tenere in vita Opel», ha detto Steinbrueck. Inoltre è stata raggiunta un’intesa anche sul modello dell’amministrazione fiduciaria temporanea e sul prestito-ponte da 1,5 miliardi di euro necessario per assicurare la sopravvivenza di Opel nel caso - ormai alle porte - di un’insolvenza di Gm. Per lo Stato la soluzione prevede rischi sì elevati, ma giustificabili davanti ai contribuenti, ha precisato Steinbrueck.
| Sergio Marchionne (Reuters) |
Se la decisione finale sul futuro partner di Opel spetta a Gm, il sì del governo tedesco è fondamentale, in quanto da Berlino arrivano le garanzie pubbliche sul finanziamento-ponte. Fiat ha deciso di non partecipare al nuovo vertice a Berlino, cui hanno preso parte tra gli altri il cancelliere Angela Merkel, i ministri dell’Economia, Karl-Theodor zu Guttenberg, e degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier, i governatori dei Laender con stabilimenti Opel, i vertici di Magna e rappresentanti di Gm e del Tesoro statunitense. Il Lingotto - si legge in una nota - non intende assumersi rischi «inusuali» nel negoziato per l’acquisizione della società automobilistica tedesca. La vicenda Opel «sta assumendo i toni di una soap opera brasiliana in un anno elettorale», aveva commentato l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne.
I PUNTI DELL'ACCORDO - L'intesa raggiunta si basa su tre punti: un memorandum d'intesa con la Magna, l'amministrazione fiduciaria per la Opel e un prestito ponte da un miliardo e mezzo di euro erogato dal governo federale e dai quattro Laender tedeschi che ospitano gli impianti della casa automobilistica. La Magna garantirà già dalla prossima settimana la necessaria liquidità. Ha inoltre assicurato che manterrà i quattro stabilimenti in Germania, nei quali lavorano circa 25.000 persone e, secondo l'agenzia Reuters, i tagli saranno 2.600 in concomitanza dell'acquisizione. Dopo la riunione, il ministro Steinbruck, ha voluto rassicurarli: «Posso dir loro che è stata trovata una soluzione». La firma dell'intesa finale è prevista nel giro di cinque settimane: al gruppo austro-canadese andrá il 20% della Opel, alla Sberbank il 35%, alla Gm rimarrà il 35%, mentre i dipendenti controlleranno il 10%.
FRANCESCHINI - In merito alla trattativa sfumata il segretario nazionale del Partito Democratico, Dario Franceschini ha detto: «È un'occasione perduta, mi pare che altri governi si siano impegnati in modo molto determinato per sostenere le loro imprese». «Da noi - ha aggiunto il leader Pd, criticando l'operato del governo - c'è sempre un po' di distrazione».
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29/05/2009
Opel si allontana da Fiat
Opel si allontana da Fiat
MA SCAJOLA: «LA PARTITA E' ANCORA APERTA». Accordo vicino con Magna. Marchionne: «La trattativa sta diventando una soap opera brasiliana»
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| L'amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne (Afp) |
BERLINO - Magna e General Motors avrebbero raggiunto un accordo di massima sulla Opel, secondo l'emittente tv tedesca N-24 e il canale pubblico Zdf. In serata inoltre fonti del governo tedesco hanno fatto trapelare che il piano Magna ha fatto passi avanti nel corso dell'esame in atto presso la cancelleria di Berlino. Dunque la Fiat sarebbe fuori dalla corsa per l'acquisizione della casa automobilistica tedesca.
MEMORANDUM D'INTESA - L'agenzia Reuters riporta che Magna e Gm stanno cercando adesso di arrivare a un memorandum d'intesa su cui il governo tedesco dovrebbe poi basare la decisione per il previsto finanziamento ponte da 1,5 miliardi di euro alla Opel. Sul memorandum inoltre si baserebbe la prevista amministrazione fiduciaria temporanea della società, necessaria per proteggerla dai creditori nel caso di bancarotta della casa madre americana General Motors. «Un accordo quadro è stato raggiunto - scrive la Reuters citando una fonte vicina ai colloqui -. L'obiettivo è di definire il maggior numero di dettagli possibile prima dell'incontro con la Merkel per firmare un memorandum d'intesa oggi».
VERTICE - Il governo tedesco ha rinviato di due ore il vertice in programma alle 16. All'incontro non partecipano i rappresentanti di Fiat, Magna e Gm, ma solo esponenti del governo tedesco nazionale e regionali. È improbabile che venga presa qualche decisione definitiva sul futuro partner della casa automobilista. Secondo il ministro dell'Economia Karl-Theodor zu Guttenberg non ci sono garanzie che oggi si raggiunga un accordo per Opel. Il ministro conferma però che Magna e Gm stanno ancora discutendo una possibile intesa: «Ci sono alcune idee di Magna su cui si sta ancora discutendo con Gm e che anche noi stiamo esaminando. Non ci sono garanzie che oggi arriveremo a un accordo».
MARCHIONNE: «SOAP OPERA» - Duro il commento di Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat: «Le trattative con la Opel stanno diventando una specie di soap opera brasiliana in un anno elettorale». Per Fiat, Chrysler è «l'obiettivo primario», ma non è venuto meno l'interesse per Opel e in particolare per le attività in America Latina di General Motors. Ma in ogni caso «la vita va avanti», spiega l'ad: se Fiat non riuscirà ad acquisire Opel, continuerà a cercare un accordo per Saab. Invece Fiat non è interessata a una cooperazione con Magna su Opel, né all'acquisto del marchio Saturn di Gm. Infine Marchionne ha espresso l'auspicio che la Ue, seppure in ritardo, si occupi della vicenda Opel.
«NO RISCHI INUSUALI» - Poche ore prima la Fiat aveva fatto sapere che non intendeva partecipare alle riunioni «che hanno come unico argomento all'ordine del giorno il supporto finanziario di urgenza a Opel». Il gruppo di Torino «riafferma il suo interesse alla ricerca di un possibile accordo», ma non avendo avuto il tempo necessario per una valutazione della situazione finanziaria dell'azienda tedesca non può prendersi «rischi inusuali». Ricorda le proposte fatte e aggiunge: «Di più non ci può essere richiesto».
ULTIME RICHIESTE - Nella nota, la Fiat «riafferma il suo interesse alla ricerca di un accordo con General Motors per la possibile fusione delle proprie attività automobilistiche con quelle di Opel», che porterebbe alla creazione del secondo produttore automobilistico in Europa. «Il piano proposto da Fiat - prosegue la nota - limiterebbe i costi sociali del processo di integrazione e al tempo stesso consentirebbe di ottenere significative sinergie attraverso la condivisione di piattaforme, componenti, motori e trasmissioni». La ricerca di un partner per Opel, iniziata da Gm e proseguita dal governo tedesco, «è stato un processo complicato e difficile - sottolinea Marchionne -. Siamo coinvolti in queste attività da un certo numero di settimane, ma le questioni emerse nelle ultime fasi del negoziato tra martedì e mercoledì ci hanno sorpreso negativamente, dal momento che non eravamo stati informati di certi dati e informazioni finanziarie chiave che consideriamo essenziali per la formulazione di un'offerta di fusione seria». Perciò, Fiat «non ha avuto pieno accesso alle informazioni contabili di Opel per determinare con esattezza la situazione finanziaria della stessa Opel e poter così formulare un'offerta di fusione che tenga in considerazione sia le esigenze di General Motors come venditore che quelle di Fiat». «Le richieste dell'ultima ora costringerebbero, fra l'altro, Fiat a sostenere finanziariamente Opel nell'immediato - spiega il comunicato della casa torinese -, mentre il governo tedesco determina i tempi e le altre condizioni del finanziamento ponte, esponendo così Fiat a rischi non necessari e irragionevoli». Senza il tempo necessario a una «valutazione di business» e le «usuali attività di due diligence». Marchionne ribadisce quindi l'offerta di «apportare le nostre attività automobilistiche senza debiti», ma «di più non ci può essere richiesto». Alla luce di queste considerazioni - conclude la nota - «Fiat ha deciso di non partecipare alle riunioni che il governo tedesco sta cercando di organizzare a Berlino».
SCAJOLA: «LA FIAT NON È FUORI DAI GIOCHI» - La Fiat non è fuori dai giochi: così il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha commentato le voci del presunto accordo tra Gm e la casa austro-canadese Magna. Scajola è a Bruxelles per l'incontro tra la commissione Ue e i ministri dell'industria europei per discutere del caso delle filiali europee di Gm. «L'ipotesi su cui si starebbe ragionando - ha spiegato Scajola - è quella della costituzione di una società, con un prestito ponte da 1,5 miliardi, che per sei mesi gestisce Opel e garantisce la permanenza dei siti nell'attesa che venga perfezionato l'accordo con l'acquirente, che potrà essere Fiat o Magna. Anche se per ora - ha aggiunto il ministro - General Motors sembra privilegiare Magna, pur in presenza di alcune parti un pò oscure in mancanza di una valutazione complessiva su Opel».
PRESTITO DI 1,5 MILIARDI - Il vice portavoce del governo tedesco, Thomas Steg, ha detto che Berlino intende concedere alla Opel un prestito ponte per un massimo di 1,5 miliardi di euro. «Oltre questa cifra, il governo non è disponibile - ha sottolineato -. Il salvataggio della Opel non sarà a ogni costo».
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| Tag: fiat, economia, accordi, chrysler, opel, acquisizione, automobili, case automobilistiche, borsa, polemica, comunità europea | OKNOtizie |
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