06/08/2010

Tramonta l'era del Libero Web

Tramonta l'era del Libero Web

Chris Anderson di «Wired» si prepara a lanciare il dibattito. La svolta americana che fa vacillare il mito del «tutto gratis»

 

Chris Anderson
Chris Anderson

NEW YORK - È solo un'indiscrezione che la rivista si rifiuta di confermare, ma la voce che «Wired» stia preparando un servizio di copertina dal titolo «Il Web è morto?» sta già suscitando polemiche furiose tra i blogger delle tecnologie digitali. Che un magazine considerato a lungo l'organo di riferimento degli ideologi dell'utopia digitale possa mettere in discussione il futuro della Rete ha già di per sé un sapore blasfemo. Se a questo si aggiunge che autore dell'articolo sarebbe lo stesso direttore Chris Anderson, che decreterebbe il tramonto dell'informazione offerta nella prateria gratuita e indifferenziata del Web, a favore di quella più definita (e pagata) delle applicazioni per piattaforme mobili (telefoni smart, lettori elettronici come l'iPad), lo sconcerto diventa totale. Nell'ultimo libro, Free, (Gratis, nell'edizione italiana pubblicata da Rizzoli), Anderson - assurto allo status di guru con la sua teoria della «coda lunga» - aveva infatti esaltato la totale disponibilità e gratuità dell'informazione che circola liberamente in rete, immaginandola anche come la base di nuovi modelli di business per le imprese innovative. Per i più maligni è facile collegare, ora, il cambiamento di rotta del direttore di «Wired» all'interesse dell'editore della rivista, Condé Nast, a puntare sulla nuova, redditizia, applicazione del magazine, rispetto alla versione gratuita online.

Per adesso può sembrare una discussione costruita sulle nuvole
, visto che «Wired» si è chiusa a riccio e che i titoli iperbolici spesso fanno tendenza e donano celebrità (vedi La fine della storia di Fukuyama), ma spesso hanno poca sostanza. Proprio «Wired» ne sa qualcosa, visto l'incidente di 13 anni fa, quando (in era pre Anderson) pubblicò l'infelice titolo di copertina «Dite addio al vostro browser». In realtà, depurato della terminologia a effetto (il Web non scomparirà affatto), il tema c'è tutto, visto che effettivamente il nuovo mondo delle applicazioni (soprattutto della Apple, ma non solo) sta cambiando le regole del gioco: come ha notato fa Michael Hirschorn in un'analisi appena pubblicata dal mensile «Atlantic», l'era dell'egemonia assoluta del web browser sta finendo. Gli utenti, che su Internet e sul pc sono abituati a ottenere tutto gratis, si stanno dimostrando disponibili a pagare per contenuti di qualità offerti su piattaforme mobili. È la strada che stanno sperimentando, ad esempio, i quotidiani - a cominciare proprio dal «Corriere della Sera» - con le loro versioni disponibili su iPad o smartphone.

Tutto questo non è destinato a far svanire la rete
, così come l'abbiamo conosciuta negli ultimi 15 anni, ma certamente la impoverirà (nel senso che molti contenuti di qualità non transiteranno più per il Web), la renderà uno strumento caratterizzato da un grado crescente di obsolescenza. Tutto ciò fa gridare al tradimento chi aveva scolpito nel marmo i proclami degli anni Ottanta di quanti sostenevano che «l'informazione deve essere gratuita oltre che libera». Le indiscrezioni filtrate da «Wired» meritano attenzione, perché vengono da una fortezza che ha fin qui issato con orgoglio quella bandiera ideologica, anche se da tempo molti si chiedevano come fosse possibile tenere insieme l'impresa cartacea della rivista, con l'elevato volume di vendite in edicola, ma anche il crollo delle entrate pubblicitarie negli anni della recessione, con l'attività del sito Internet gratuito. Una risposta l'abbiamo già perché, se le notizie sulla prossima cover story sono per ora delle ipotesi, sappiamo per certo che nei mesi scorsi nel gruppo è scoppiato un non troppo sotterraneo conflitto tra sito e rivista «fisica». Con Chris Anderson che, dismessi i panni del guru, è stato costretto a indossare quelli del pompiere.

Ma poi, durante una conferenza nell'istituto di tecnologia dell'Università di Rochester
, il direttore di «Wired» ha dato una spiegazione della scelta di immettere nel sito Web solo una parte molto limitata dei contenuti della rivista, che va molto al di là delle motivazioni economiche. In sostanza, oltre che al problema del «pagamento delle news», Anderson ha fatto riferimento alla difficoltà, per l'utente della rete, di leggere su uno schermo, e con la distrazione continua dei link, i lunghi e approfonditi articoli - spesso di molte pagine - che compaiono sulla rivista. Articoli molto più facilmente fruibili nel contesto meglio delimitato (e ben pagato) delle applicazioni. Insomma, anche i profeti del Web cominciano a riconoscere che esiste un problema di capacità di concentrazione: non aveva torto Nicholas Carr quando, in piena solitudine e, anzi, subissato da critiche assordanti, parlava del rischio di una superficialità da sovraesposizione a Internet: un tema al quale lo studioso ha appena dedicato il suo nuovo libro, The Shallows, pubblicato all'inizio di giugno.

Comunque, se è vero che i fattori culturali e psicologici cominciano ad avere una loro rilevanza nella revisione critica del ruolo del Web
, la tendenza di fondo al suo progressivo ridimensionamento (o superamento) ha soprattutto un'origine economica: l'esplosione del nuovo mondo delle applicazioni. Migliaia di luoghi accoglienti, ma anche con le loro pareti ben delimitate, fioriti nel villaggio dell'application store della Apple, al quale ora si stanno aggiungendo il garage della Intel e le nuove iniziative di Google, Facebook e Samsung.

Massimo Gaggi


30/07/2010

Casal di Principe grida contro la camorra: "Viva Saviano"

Casal di Principe grida contro la camorra: "Viva Saviano"

Scritte a favore dell'autore di "Gomorra" sono apparse per la prima volta nel comune del Casertano, roccaforte del clan dei Casalesi. Un inno d'apprezzamento per lo scrittore e per il suo impegno contro la malavita organizzata

 

 

Alcune scritte a favore dello scrittore Roberto Saviano sono comparse per la prima volta in alcune strade di Casal di Principe, il centro casertano noto alle cronache come roccaforte del clan dei Casalesi. "Dieci, cento, mille Saviano" è la scritta con vernice blu, completata da "Questo è per i Casalesi del clan", leggibile sul muro di cinta dello stadio comunale dove giocava l'Albanova. E poi, più in alto, un "Viva Saviano" con vernice spray nera. I carabinieri della locale compagnia hanno verificato che le scritte a favore dello scrittore sono recenti.


21/06/2010

Fonzie autore di best seller per bambini

Fonzie autore di best seller per bambini

L’ATTORE HA SOFFERTO DI DISLESSIA NELL’INFANZIA. Henry Winkler, star di «Happy Days», si è reinventato come scrittore. Ha venduto due milioni e mezzo di copie

 

Henry Winkler, lattore che intepretava Fonzie in «Happy Days»
Henry Winkler, lattore che intepretava Fonzie in «Happy Days»

Chi non ricorda il meccanico rubacuori in giubbotto di pelle della serie Happy Days che esclamava «Hey!» e faceva stragi di cuori? Diversamente da molti personaggi-icona rimasti incastrati in un ruolo per tutto il resto della loro vita, Arthur Fonzarelli al secolo Henry Winkler, ha saputo riciclarsi e rinnovarsi, scrivendo libri incentrati sul personaggio di Hank Zipzer, ragazzino dislessico che gli ha fruttato due milioni e mezzo di copie vendute negli Stati Uniti e che ora si prepara a conquistare il mercato britannico.

LA STORIA DI FONZIE – Approfondendo la sua storia non stupisce del resto che Henry Winkler, ex bulletto nato a New York, abbia una tale vena artistica e sappia parlare ai ragazzi e dei ragazzi con tanta sensibilità. Già dall’interpretazione della celebre serie si poteva intuire una certa vena comunicativa da parte del giovane Henry, oggi sessantaquattrenne padre di famiglia, tanto che Winkler riuscì a farsi scegliere per la parte di latin lover rivoluzionando i cliché estetici maschili al tempo in vigore.

LA DISLESSIA - Si aggiunga che lo stesso Fonzie soffrì di dislessia durante l’infanzia, ma all’epoca molte difficoltà scolastiche non venivano ricondotte a questo disturbo dell’apprendimento, tanto che in seguito a un test Fonzarelli venne catalogato come appartenente al 3% degli studenti più scarsi d’America e il suo disagio venne liquidato come semplice ignoranza. Fonzie insomma soffrì doppiamente per le proprie difficoltà, sentendosi oltretutto incompreso, e questa sofferenza lo portò nell’età adulta a impegnarsi con particolare forza contro la dislessia. Attraverso il suo amato personaggio Hank Zipzer, Fonzie tiene conferenze in tutto il mondo sull’argomento e promuove una sensibilizzazione capillare su questo tema che gli sta evidentemente molto a cuore. Winkler sta inoltre per iniziare una nuova serie, intitolata Ghost Buddy, che racconta la storia di un tredicenne e del suo amico immaginario. Un altro racconto che parla non a caso di ragazzini e del loro mondo, di quelle che appassionano lo spavaldo ex-meccanico Arthur Herbert Fonzarelli il cui motto era «Le ragazze si cambiano, gli amici no», ma che in realtà era pieno di timidezze e non sapeva guidare la moto.

Emanuela Di Pasqua


31/03/2010

È morto Nicola Arigliano

È morto Nicola Arigliano

 

MUSICA IN LUTTO. Il cantante, 87 anni, portò il jazz in tv. Tra i suoi successi "Un giorno ti dirò", "Amorevole" e "I sing ammore"

 

Nicola Arigliano
Nicola Arigliano

ROMA - È morto Nicola Arigliano. Il cantante, 87 anni, abitava da quattro anni a Calimera, in provincia di Lecce, nell'istituto Gino Cucurachi, un centro per anziani. Era originario di Squinzano, sempre in provincia di Lecce, dove era nato il 6 dicembre 1923. I funerali si terranno giovedì alle ore 16 presso la Chiesa SS. Maria Annunziata di Squinzano. La camera ardente è stata aperta a Calimera. Secondo quanto riferito dalla famiglia, Nicola Arigliano non aveva malattie: martedì pomeriggio ha avuto una crisi respiratoria e prima della mezzanotte è morto per un infarto. L'ultima sua apparizione pubblica era stata a Sanremo, nel 2005, dove aveva presentato il brano «Colpevole», che vinse il premio della critica. La scorsa estate doveva iniziare un tour con la sua band ma i medici glielo avevano sconsigliato. Teneva piccoli concerti, quasi in forma privata, nel Salento, dove sindaci di comuni locali lo avevano insignito di diversi premi alla carriera. L'ultima intervista, sempre la scorsa estate: una troupe della Rai era andato a trovarlo a Calimera.

LA CARRIERA - Tra i maggiori successi di Arigliano, una vita divisa tra il jazz e le apparizioni in tv, ci sono «Un giorno ti dirò», «Amorevole», «I sing ammore», «My wonderful bambina», «I love you forestiera». Nel 1958 partecipò a Canzonissima e, successivamente, si fece notare in un programma televisivo dal titolo «Sentimentale», condotto da Lelio Luttazzi, al quale partecipava come ospite fisso, insieme con Mina. L'omonima sigla diventò un disco di successo, inciso da entrambi i cantanti in due versioni differenti. Come personaggio televisivo, è diventato celebre anche il suo Carosello del Digestivo Antonetto. Nel 2008 è stato ristampato un album «dimenticato» del 1980, «L'altro Arigliano». Tra le canzoni anche una dedicata al Natale, intitolata «La sacra famiglia».


06/03/2010

Trovato l'autore gruppo choc: «Tiro al bersaglio con bambini down»

Trovato l'autore gruppo choc: «Tiro al bersaglio con bambini down»

 

Internet. È un 19enne cingalese che abita nel Lazio, affetto da disturbi psichici. Voleva raccogliere il maggior numero di «amici» possibili sul social-network

 

ROMA - È un diciannovenne cingalese che abita in una località isolata vicino Roma il promotore del gruppo-choc apparso nel febbraio scorso sul social network Facebook intitolato 'Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini down: è l'unica fine che meritano questi parassitì, che aveva come logo la foto di un neonato down con la parola «scemo»scritta sulla fronte e che in poche ore era riuscito a raccogliere oltre 1.300 iscritti. Lo hanno scoperto agenti del servizio di polizia postale e delle comunicazioni di Roma e del compartimento della Sicilia Orientale, che ha sede a Catania, coordinati dalla Procura della Repubblica del capoluogo etneo.

VOLEVA RACCOGLIERE AMICI SU FACEBOOK - Il giovane, palesemente affetto da disturbi comportamentali e da tempo sottoposto a trattamento e assistenza psichiatrica, ha reso ampia confessione spiegando di avere promosso l'iniziativa soltanto per fare «trolling», la tendenza che spinge gli utenti a creare gruppi originali su Facebook per ottenere il maggior numero di iscritti possibile. Lo scopo era quello di ottenere un record nelle adesioni. Durante l'operazione gli agenti hanno sequestrato un ingente quantitativo di materiale informatico che è al vaglio degli investigatori. Il cingalese è stato denunciato dalla polizia postale alla Procura di Catania per istigazione a delinquere. Il gruppo era stato collocato nella categoria «Salute e benessere», ed era stato fondato ed era amministrato da «Il signore della notte» e «Il vendicatore mascheratòo». Dati falsi, ovviamente, e nomi di fantasia dietro i quali si nascondeva il diciannovenne cingalese che è stato identificato dalla polizia postale che ha seguito le tracce lasciate su Internet. I proclami messi on line erano deliranti: «Perchè dovremmo convivere con questi ignobili creature... con questi stupidi esseri buoni a nulla? I bambini down - era sostenuto - sono solo un peso per la nostra società. Come liberarci di queste creature in maniera civile? Ebbene si signori... io ho trovato la soluzione: Esso consiste nell'usare questi esseri come bersagli, mobili o fissi, nei poligoni di tiro al bersaglio. Una soluzione facile e divertente per liberarci di queste immonde creature». E ancora: «Per non farli soffrire oltre questa è l'unica fine che meritano questi parassiti». (Fonte Agenzia Ansa).


09/02/2010

La scrittrice prodigio tedesca confessa: «Il mio libro? Ho copiato tutto dal web»

La scrittrice prodigio tedesca confessa: «Il mio libro? Ho copiato tutto dal web»

 

La casa editrice, la Ullstein Verlag, ha preso le distanze dalla teenager. Tradita da un blogger la 17enne Helene Hegemann. Con il suo «Axolotl Roadkill» ha conquistato i tedeschi

 

Helene Hegemann
Helene Hegemann

Maledetta fu la combinazione CRTL+C: la giovane promessa tedesca Helene Hegemann, di soli 17 anni, ha conosciuto in breve tempo l'ascesa e la caduta dall'olimpo letterario. Con il suo romanzo di debutto Axolotl Roadkill ha fatto furore in Germania, è stata lodata dalla critica e i suoi libri sono andati subito a ruba. Tuttavia, quella che inizialmente era stata ribattezzata la «nuova stella» del panorama letterario berlinese si è ben presto dovuta cospargere il capo di cenere: «Ho copiato tutto dal web», ha ammesso ora l'adolescente. E a scovare il plagio è stato proprio il web.

BESTSELLER - Le prime esperienze col sesso, il consumo di droga, la ricerca dell'amore: questi gli ingredienti del libro che ha scalato in poche settimane le classifiche in Germania - è attualmente primo nella lista dei bestseller della rivista Der Spiegel e Die Zeit. L'autrice è finita in tutti i feuilleton, elogiata come la giovane «voce radicale della letteratura». Ora Helene Hegemann ha dovuto scusarsi pubblicamente ed ammettere l'innammissibile: ha copiato, saccheggiato il web. La sua casa editrice, la Ullstein Verlag, ha preso le distanze dalla teenager berlinese. Ma la figuraccia è fatta, non solo dalla giovane, ma anche dalla schiera degli illustri critici che hanno incoronato, forse troppo frettolosamente, la nuova star della letteratura pop.

AUTENTICITÀ - A scoprire che quei passaggi nel libro non erano tutti farina del suo sacco è stato un altro blogger, tale Deef Pirmasen. L'internauta si accorto dei molti parallellismi tra Axolotl Roadkill e Strobo, un libro uscito lo scorso anno del blogger berlinese che si firma con lo pseudonimo di Airen. Parti nel libro sono trascritte parola per parola, frutto di un semplice copia-e-incolla, l'accusa. E infatti, le similitudini sono più che evidenti. Anche Hegemann, dopo il tam tam su forum di discussione e blog, non contesta le critiche, ma ribatte: «L'originalità in ogni caso non esiste più, solo l'autenticità». E aggiunge: «Arien, dal quale ho copiato complessivamente una pagina, senza doverla modificare molto, è uno scrittore grandioso». Ciononostante, Helene Hegemann si dice dispiaciuta per aver agito distrattamente, essere stata «troppo egoista» e «non aver citato adeguatamente tutte le persone i cui pensieri e testi l'hanno aiutata».

ISPIRAZIONE - Siv Bublitz, direttrice della casa che ha pubblicato il libro sulle vicissitudini di una 16enne berlinese prende le distanze: «Abbiamo chiesto alla nostra autrice se e quali fonti ha usato, ma ci ha risposto che l'unica citazione era di David Foster Wallace». La 17enne, forse per giustificarsi, fa infine riferimento anche al mondo 2.0 nel quale è cresciuta: «Credo che il mio comportamento e il modo di lavorare sia stato del tutto legittimo; non mi faccio rimproveri, ciò può dipendere anche dall'ambiente dal quale provengo e nel quale si cerca l'ispirazione un po' dappertutto».

Elmar Burchia


07/01/2010

Nexus One gli eredi di Philip Dick contro Google

Nexus One gli eredi di Philip Dick contro Google

 

Nel romanzo da cui fu tratto blade runner aveva coniato il termine «Nexus 6». Il nome del nuovo telefonino viola le leggi sul copyright, secondo la figlia del noto scrittore di fantascienza

 

 

Il Nexus One in una foto pubblicata dal sito Usa Engadget
Il Nexus One in una foto pubblicata dal sito Usa Engadget

Non è piaciuto agli eredi di Philip Dick il nome del nuovo superfonino di Google. Secondo Isa Dick Hackett, figlia del noto scrittore di fantascienza, Nexus One è un esplicito riferimento agli androidi Nexus 6 di cui parla il romanzo «Il cacciatore di android», libro del 1968 da cui è stata tratta la pellicola-cult Blade Runner.

VIOLAZIONE - «Si tratta di una chiara violazione delle leggi sul copyright», ha dichiarato Isa Dick Hacket, annunciando di aver già spedito a Google una lettera ufficiale in cui chiede di smettere di utilizzare il nome. «Google prima fa quello che vuole e poi si preoccupa delle conseguenze», ha spiegato Isa Dick Hackett a Wired , sottolineando che «si tratta di una questione di principio», dal momento che non ha ricevuto nemmeno una telefonata informale da parte di BigG.

DUBBI - Secondo gli eredi di Dick, la scelta del nome non lascia adito a dubbi. Nexus One monta infatti un sistema operativo Android, riferimento fin troppo esplicito ai personaggi del romanzo. Eppure, diversi esperti di proprietà intellettuale si dicono perplessi. Innanzitutto, il termine Nexus non è protetto da copyright: «Un personaggio di un libro non diventa automaticamente un marchio registrato», ha spiegato l'avvocato Marc Reiner al Wall Street Journal. C'è poi anche un altro problema: a differenza di nomi come Topolino o Indiana Jones, il termine Nexus viene correntemente usato in inglese con il significato di «rete», «connessione». Google potrebbe far leva su questa accezione per difendersi dagli eredi di Dick.

PRECEDENTI - Ci sono molti altri precedenti di nomi presi in prestito da romanzi per il lancio nuovo gadget elettronico. È il caso per esempio di Droid, il nuovo cellulare di Motorola, il cui nome deriva dalla saga Star Wars di George Lucas. Droid è da tempo un marchio registrato e il distributore statunitense ha presentato una legittima richiesta per l'utilizzo, ricevendo una risposta entusiasta da parte di Lucas: «Siamo davvero onorati che abbiate scelto il nome Droid». Anche a Google, forse, sarebbe bastata una cordiale telefonata agli eredi di Philip Dick per evitare ulteriori grane legali.

Nicola Bruno


02/01/2010

Tenta di uccidere il disegnatore delle vignette su Maometto: somalo arrestato

Tenta di uccidere il disegnatore delle vignette su Maometto: somalo arrestato

 

In Danimarca. Cerca di introdursi in casa di Kurt Westergaard con un'ascia. La polizia lo cattura: «Collegato ad Al Qaeda»

 

COPENAGHEN - La polizia danese ha ferito e arrestato un uomo armato che si era introdotto nella casa dell'autore delle vignette su Maometto, nella tarda serata di ieri, presso la cittá di Arhus. L'aggressore, un 28enne di origine somala, aveva con sé un ascia e un coltello e gridava: «vendetta», «sangue». Il vignettista, Kurt Westergaard, 74 anni, è riuscito a salvarsi chiudendosi e barricandosi in una stanza e riuscendo a chiamare polizia. Gli agenti intervenuti hanno poi fatto fuoco, ferendo il somalo ad una mano e un ginocchio.

Kurt Westergaard (Ansa)
Kurt Westergaard (Ansa)

MINACCIA SERIA - L'episodio è direttamente legato alla feroce polemica sulle vignette satiriche che toccavano anche Maomentto. Secondo i servizi danesi di sicurezza, l'aggressore è collegato ai miliziani islamisti somali Al Shabab e al ramo di al Qaeda in Africa orientale. «Consideriamo la vicenda molto seriamente», ha commentato il responsabile, Jakob Scharf. Diverse unitá di sicurezza sono intervenute nella casa di Westergaard e il vignettista è stato subito trasferito in un altro luogo. La vignetta di Westergaard -Maometto con le bombe nascoste nel turbante- è uno dei 12 disegni satirici che furono pubblicati nel 2005 dal quotidiano danese Jyllands-Posten, provocando un'ondata di violente proteste nei paesi musulmani nel 2006. Da allora Westergaard ha ricevuto diverse minacce di morte ed è sotto la protezione della polizia. In ottobre le autoritá americane hanno arrestato due presunti terroristi negli Stati Uniti accusati fra l'altro di un complotto per un attentato contro il Jyllands-Posten. Ma già nel febbraio del 2008 altri quattro arresti riuscirono a sventare un piano per uccidere il vignettista.


13/03/2009

Strangio, in casa un milione di euro Il blitz prima di andare a dormire

Strangio, in casa un milione di euro Il blitz prima di andare a dormire

 

'Ndrangheta, preso il presunto autore della strage di Duisburg. Il ministro Maroni: «Una giornata da incorniciare». Il superpoliziotto Cortese: «Pedinamento durato due anni»

 

Il 6 marzo la polizia fotografa ad Amsterdam Giovanni Strangio. La cattura in Olanda dei due pericolosi cognati (con lui anche Francesco Romeo) affiliati alla 'ndrangheta si è realizzata grazie al grande lavoro d'investigazione degli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria, guidati da Renato Cortese, e dello SCO di Roma, il Questore Santi Giuffrè e la DDA di Reggio

Il 6 marzo la polizia fotografa ad Amsterdam Giovanni Strangio. La cattura in Olanda dei due pericolosi cognati (con lui anche Francesco Romeo) affiliati alla 'ndrangheta si è realizzata grazie al grande lavoro d'investigazione degli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria, guidati da Renato Cortese, e dello SCO di Roma, il Questore Santi Giuffrè e la DDA di Reggio

 Un fermo- immagine tratto da un video che ritrae Francesco Romeo (Ansa)

Un fermo- immagine tratto da un video che ritrae Francesco Romeo (Ansa)

Ecco come la polizia è arrivata all'individuazione di Francesco Romeo

Ecco come la polizia è arrivata all'individuazione di Francesco Romeo

REGGIO CALABRIA - Per arrestare Giovanni Strangio ad Amsterdam c'è stata una irruzione giovedì sera in un quartierea pochi chilometri dal centro storico della città olandese. Si tratta - hanno precisato gli agenti della squadra mobile di Reggio Calabria durante una conferenza stampa - di una palazzina a tre piani. Oltre a Strangio, nell'appartamento vivevano anche suo cognato Francesco Romeo, arrestato con lui, la moglie di Strangio e il bambino di tre anni della coppia. Le persone, quanto sono state sorprese dagli agenti, stavano andando a dormire.

CHI E' STRANGIO - Ha solo 30 anni ma era un capo assoluto, nato a Siderno (Reggio Calabria), residente a Kaarst, nella Renania-Westfalia, dove è titolare di due pizzerie, Giovanni Strangio, da San Luca, arrestato dopo due anni e mezzo di latitanza, era ricercato perché sospettato di essere tra gli autori della strage di Duisburg. Prima dell'omicidio delle sei persone, davanti al ristorante «Da Bruno» della città tedesca nel Ferragosto di due anni fa, di Giovanni Strangio neanche si parlava. Non era tra quelli più in vista nella geografia mafiosa della locride, anche se era cugino di Maria Strangio, la donna uccisa a Natale del 2006 a San Luca, episodio che gli inquirenti datano come quello della nuova partenza della sanguinosa strage tra i due gruppi criminali aspromontani.

Giovanni Strangio in una foto segnaletica

Giovanni Strangio in una foto segnaletica

Diffusa dalla Polizia di Stato, una foto che mostra, tramite foto scattate a distanza di tempo , il cambiamento somatico di Francesco Romeo, arrestato insieme con Giovanni Strangio ad Amsterdam con l'accusa di coinvolgimento nella strage di Duisburg (Ansa)

Diffusa dalla Polizia di Stato, una foto che mostra, tramite foto scattate a distanza di tempo , il cambiamento somatico di Francesco Romeo, arrestato insieme con Giovanni Strangio ad Amsterdam con l'accusa di coinvolgimento nella strage di Duisburg (Ansa)

Francesco Romeo in una vecchia foto segnaletica

Francesco Romeo in una vecchia foto segnaletica


LE INDAGINI DOPO DUISBURG - Strangio il 10 agosto del 2007 aveva noleggiato un'automobile, una Renault Clio nera. Auto centrale ai fini dell'indagine condotta dalla Polizia tedesca e da quella italiana sull'agguato di metà agosto. Per ricollegare la mattanza di Duisburg al nome di Giovanni Strangio passarono, in realtà, poche ore. A Kaarst venne, infatti, perquisita la sua abitazione: lui non c'era, ma alla Polizia tedesca era apparsa subito un'abitazione abbandonata in tutta fretta e, del resto, l'identikit diffuso poche ore dopo la strage lasciava pochi dubbi. Quel testimone che racconta alla Polizia di avere visto una persona allontanarsi dal ristorante «Da Bruno» alla guida di un'automobile nera e a forte velocità sembrava essere in tutto e per tutto come la descrizione di Giovanni Strangio. Quando ad agosto 2007 viene emesso il provvedimento contro Giovanni Strangio all'inizio ne nasce anche una querelle: l'ordine di arresto sembra valido solo per il territorio tedesco in quanto il giovane non ha alcuna pendenza penale in Italia. Ma i primi di settembre l'ordine di cattura viene internazionalizzato ed eseguibile dunque in qualsiasi Paese europeo. Da allora è stata caccia all'uomo. L'uomo dagli occhi blu e dai capelli scuri non si trovava, né a San Luca e né nella Renania. Era in una casa tra i canali di Amsterdam e lì lo hanno scovato gli uomini di Renato Cortese, il capo della Mobile di Reggio, l'uomo che scova i latitanti, che prima di Strangio aveva arrestato nientemeno che Bernardo Provenzano.

CORTESE - «Non si aspettavano la nostra irruzione - dice il dirigente della squadra mobile, Renato Cortese. Da quasi due anni avevamo attuato un intenso lavoro di pedinamento delle persone che potevano potenzialmente proteggere la latitanza di Giovanni Strangio. Un primo successo l'avevamo segnato il 26 novembre del 2008 con l'arresto ad Amsterdam di Giuseppe Nirta, anch'egli cognato di Strangio. Da quel momento il cerchio si è stretto sempre più fino a quando abbiamo avuto la certezza che Strangio e la sua famiglia si trovavano dentro quella palazzina». «I due - ha detto ancora Cortese - conducevano una vita assolutamente normale, mescolandosi tra la gente di Amsterdam e spesso usando travestimenti con cappelli e occhiali. Non avevano armi, sequestrati alcuni cellulari. «Il successo dell'operazione - ha concluso Cortese - è anche frutto dell'intensa collaborazione con polizia tedesca e olandese».

UN MILIONE DI EURO IN CASA - Gli inquirenti hanno trovato in casa almeno un milione di euro in contanti. La rivelazione è venutadalla polizia di Duisburg durante una conferenza stampa tenuta venerdì mattina nella città tedesca. Oltre ai contanti, nell'appartamento di Amsterdam, al secondo piano di una palazzina con sette appartamenti in tutto, c'erano inoltre alcuni passaporti falsi e un apparecchio per realizzarli.

I MINISTRI - «Oggi è una giornata da incorniciare nella lotta alla criminalità organizzata. Con gli arresti di Giovanni Strangio e Francesco Romeo ad opera del Servizio Centrale operativo e della Squadra mobile di Reggio Calabria, e di Antonino Lo Nigro da parte dei Carabinieri di Bagheria, sono stati inferti due durissimi colpi alla 'ndrangheta e alla mafia» ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni. «Ringrazio per lo straordinario lavoro - continua Maroni - il Capo della polizia, prefetto Antonio Manganelli, il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, Gianfrancesco Siazzu, e i magistrati che hanno coordinato le indagini». E anche il ministro dell'Interno del Nord Reno-Westfalia, Ingo Wolf ha avuto parole di elogio per l'operazione: «L'arresto di Giovanni Strangio rappresenta un successo investigativo comune delle autorità olandesi, italiane e tedesche». La cattura, ha sottolineato, «dimostra che la cooperazione internazionale degli inquirenti funziona perfettamente».


03/03/2009

iPhone, tutti in coda per scaricare i programmi di un italiano a Boston

iPhone, tutti in coda per scaricare i programmi di un italiano a Boston

 

La storia Oltre 20 mila download in poche settimane. Il successo di «Skateboard» di Taibi

 

 

Giuseppe Taibi
Giuseppe Taibi

MILANO Per tre settimane è stato il programma per l'iPhone più scaricato in assoluto. Tanto che ha ormai superato i 20 mila download, al prezzo unitario di 4 dollari e 99 centesimi. Si chiama GoLearn Skateboarding l'applicazione best seller per i cellulari di casa Apple: un corso tridimensionale per imparare a correre sullo skate board. A idearlo è stato un giovane ingegnere siciliano trapiantato a Boston, Giuseppe Taibi. «Ci hanno chiamato direttamente dalla Apple chiedendoci di vedere le immagini del nostro programma in alta definizione — ha spiegato alla Reuters —. Poi ci siamo ritrovati sulla prima pagina di iTunes accanto alla Nike: noi, una piccola azienda di software bostoniano- californiana, prima in classifica per tre settimane nella categoria sport». Taibi ha alle spalle una laurea in ingegneria all'Università di Palermo, un dottorato con una tesi su intelligenza artificiale e trattamento dei segnali digitali, e periodi di insegnamento alle università di Boston e Harvard. Attualmente è titolare di SmartWorlds, una società di software specializzata nelle applicazioni per l'iPhone.

Ed è proprio la passione per il cellulare Apple che ha acceso la miccia di Taibi. Non solo lo ha acquistato appena uscito nei negozi, ma, quando la casa di Cupertino ha rilasciato il kit per gli sviluppatori di software, lui si è messo subito al lavoro. Ha contattato un imprenditore californiano e insieme hanno messo a punto un'applicazione di personal training per l'iPhone, GoLearn Fitness. «Si tratta di un programma da 30 dollari, con video e database per permettere agli utenti di tenere traccia del miglioramento della propria forma fisica», spiega Taibi. Quel programma, tanto apprezzato da Apple da collocarlo per un periodo in primo piano sulla propria pagina web, ha fatto in un certo senso da apripista a GoLearn Skateboarding (di cui Taibi sta preparando la versione 2.0), che offre immagini video e un database che consente di trovare il più vicino skate park dove andare a divertirsi. Ma adesso Taibi si è già lanciato in un altro campo d'affari. Stavolta niente di «tecnologico ». Si tratta infatti di olio d'oliva. Meglio, dell'olio d'oliva prodotto dai suoi familiari nell'Agrigentino. Non solo Taibi ha cominciato a esportarlo (o, più esattamente, a importarlo) in alcune «boutique del gusto» sulla East coast Usa, ma adesso sta preparando il salto commerciale. Alla Reuters ha infatti confessato che vuole distribuirlo online attraverso il colosso dell'e- commerce Amazon.com.

Giancarlo Radice