06/10/2010

Uova e fumogeni contro la sede della Cisl

Uova e fumogeni contro la sede della Cisl

AUTORI DEL GESTO ALCUNI MILITANTI DI «Action diritti in movimento». Blitz a Roma contro il sindacato di Bonanni

Continua...


29/03/2010

Stupro di gruppo in una scuola media nel Bresciano: arrestati due ragazzi

Stupro di gruppo in una scuola media nel Bresciano: arrestati due ragazzi

 

L'insegnante: non mi sono accorto di nulla. La gelmini: prenderemo provvedimenti. La violenza durante l'orario di lezione: coinvolti altri studenti. Il preside aveva sospeso 3 ragazzi e la vittima

 

(Ansa)
(Ansa)

BRESCIA - Uno stupro a scuola. Durante l'orario di lezione. Due minorenni di 14 e 15 anni sono stati arrestati dai carabinieri della compagnia di Salò per una violenza sessuale di gruppo, avvenuta durante l'orario di lezione in una scuola media bresciana. I fatti risalgono al febbraio scorso ma se ne è avuta notizia solo adesso. Un terzo ragazzo non è stato arrestato in quanto minore di 14 anni.

COINVOLTA QUASI TUTTA LA CLASSE - Altri 12 compagni di classe sarebbero coinvolti in quanto si sarebbero posizionati in modo da nascondere all'insegnante quanto stava avvenendo, ma sono tutti d'età inferiore ai 14 anni, quindi non imputabili. L'insegnante avrebbe detto ai carabinieri di non essersi accorto di quanto stava accadendo.

LA RICOSTRUZIONE - L’episodio secondo quanto ricostruito sarebbe accaduto durante il normale orario di lezioni ad insaputa del professore che in quel momento stava interrogando. I tre ragazzi, con la complicità di altri 12 compagni di classe, si sarebbero denudati davanti alla ragazzina per costringerla a un rapporto orale. Rapporto, che stando a quanto riferito dai genitori della vittima, non sarebbe stato consumato. Dalle indagini condotte dai carabinieri i tre sarebbero protagonisti anche di episodi di bullismo che spesso sfociavano in veri e propri reati: dal furto dei soldi a quello dei cellulari dei compagni di classe. Per quanto riguarda invece il professore, che dice di non essersi accorto di nulla, gli investigatori hanno informato l’autorità giudiziaria ordinaria affinchè valuti l’opportunità di un provvedimento.

COME E' EMERSO IL FATTO - Ma la cosa più sorprendente di tutta la vicenda è come è emersa la verità. È stato infatti un tema sul terzo canto dell'Inferno a far scoprire alla preside della scuola media di Salò quanto era successo in una delle sue classi. Dopo aver letto quanto raccontato nei compiti da numerosi ragazzi, ha deciso però di sospendere non solo i tre ragazzi colpevoli della presunta violenza sessuale, ma anche la vittima, prima di sapere come in realtà si erano svolti i fatti. Solo dopo la sospensione della figlia, i genitori hanno capito che era successo qualcosa di grave in classe. E hanno presentato denuncia ai carabinieri che hanno scoperto la violenza sessuale di gruppo che ha portato agli arresti di due ragazzi sui quali si sta indagando anche per precedenti episodi di bullismo. E ora anche la posizione della preside è al vaglio della procura. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, mentre il professore di lingue stava interrogando senza accorgersi di nulla, tre studenti della classe hanno continuato a far cadere l'astuccio della ragazza che, dopo averlo raccolto per la terza volta, si è trovata davanti un compagno con i pantaloni abbassati. La voce di quanto accaduto si è poi sparsa nella scuola e un professore ha deciso di far commentare ai ragazzi due terzine del terzo canto dell'Inferno ('Ed elli a me, come persona accorta: 'Qui si convien lasciare ogne sospetto; ogne viltà convien che qui sia morta....') in un tema dal quale è emersa la verita su quanto avvenuto.

IL MINISTRO GELMINI - Il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, ha definito «di una gravità inaudita e inaccettabile» l’episodio. «Bisogna verificare subito le responsabilità e andare a fondo», ha affermato la Gelmini, sottolineando che «il ministero è pronto a prendere i dovuti provvedimenti, se i fatti saranno accertati. Il ministro Gelmini ha telefonato al direttore dell’ufficio scolastico regionale della Lombardia per acquisire «maggiori informazioni sui fatti accaduti lo scorso febbraio. Il ministro ha «immediatamente chiesto al direttore regionale un rapporto dettagliato su quanto realmente accaduto».

Redazione online


13/05/2009

La Siae e il costo della creatività

La Siae e il costo della creatività

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Oggi la tecnologia mette favolosi strumenti al servizio di chi sia dotato di un po’ di creatività, consentendogli di produrre opere di buona qualità in totale autonomia e di distribuirle grazie agli strumenti disponbili gratuitamente online. L’approccio della legislazione e del sistema di protezione dei diritti d’autore sembra lontano anni luce dalle effettive esigenze di gran parte degli autori, che sempre di più autoproducono file multimediali e li diffondono in libertà. I sistemi digitali consentono di mettere a punto meccanismi di monitoraggio utili per remunerare al centesimo l’autore. La Siae costa uno sproposito rispetto alle attività di intermediazione effettivamente necessarie e il suo monopolio anche sui contenuti distribuiti in rete è anacronistico e contrasta con la progressiva liberalizzazione dei mercati. È ora di riconoscere e rispettare i diritti digitali dei consumatori, rendendo appetibili offerte legali di contenuti sul web con prezzi accettabili. Nell'era digitale la contrapposizione netta fra gli interessi di autori e consumatori è ormai obsoleta.

Quanto costa la Siae

Un autore che si iscrive alla Siae deve pagare 220 euro e rinnovare l'adesione ogni anno con 91,50 euro. Si ha così diritto al controllo dell'utilizzo dell'opera, riscuotendone i diritti. Ma pensare di essere remunerati per la propria creatività in questo modo è un'illusione: secondo Giorgio Assumma, presidente Siae, oltre la metà degli iscritti tra gli autori musicali sono in perdita, cioè guadagnano meno, in diritti, di quanto spendano per l'iscrizione. E all'estero fanno meglio. Per un autore musicale, iscriversi a una società straniera è meno costoso, e si paga solo una volta: confrontare con PRS, in Gran Bretagna (costo: 10 sterline), Sacem in Francia (119 euro), Sgae in Spagna (15 euro).

Il ruolo della Siae
In Italia la gestione dei diritti d'autore ha per protagonista un unico soggetto: la Siae, Società italiana autori ed editori. Fondata alla fine dell'Ottocento, questa associazione, che è un ente pubblico, è l'unica preposta a fare da intermediario tra l'autore di un'opera e chi vuole utilizzarla.

Per un autore l'iscrizione non è obbligatoria ma "consente di avere a disposizione un'organizzazione capillare, in Italia e nel mondo, che provvede a seguire le utilizzazioni delle opere ovunque e comunque avvengano", come si legge sul sito Siae. Insomma, potreste controllare voi stessi quando vengono usati i vostri brani, riscuotere i diritti e verificare che non vi siano abusi, ma sarebbe un lavoraccio.

Un'occhiata al bilancio
Sono 743 i milioni di euro incassati nell'ultimo anno dalla Siae. Di questi, 109 milioni sono stati trattenuti dall'ente come compenso per le sue attività. Che non si esauriscono con la tutela dei diritto d'autore in Italia, funzione che l'ente esercita in pratica in monopolio nel nostro Paese.

Per la vendita di biglietti e servizi di vidimazione, la Siae incassa quasi 16 milioni di euro. Di essi ben 12 milioni derivano dai bollini apposti sui libri (su richiesta dell'autore o dell'editore) e sui prodotti multimediali. Questi ultimi sono stati sospesi da una sentenza della Corte di giustizia di Strasburgo e ora reintrodotti in Italia grazie al decreto di inizio aprile della Presidenza del Consiglio dei ministri, contro la quale Altroconsumo ha presentato un esposto al Tar del Lazio.

Dall'analisi del bilancio 2007 della Società, i diritti distribuiti agli autori ammontano complessivamente a 193 milioni di euro. Una delle voci di spicco è costituita da costi strutturali: 13 milioni per i mandatari, 2 milioni per gli accertatori esterni, 2 milioni per gli organi sociali, 90 milioni per il personale, 5 milioni contribuzione ai fondi pensione, voci che insieme costituiscono il 76% dei costi della Società.



Autori in monopolio

L’autore può vantare due tipi di diritti sulle proprie opere: quello morale, che riguarda il riconoscimento della paternità dell’opera, e quello economico sugli utilizzi che ne vengono fatti. Questi si dividono in un diritto contrattuale, che deriva dal rapporto diretto tra autore ed editore, e un diritto di utilizzo: riproduzione, distribuzione, comunicazione dell’opera.
In Italia la gestione dei diritti d’autore ha per protagonista un unico soggetto: la Siae, Società italiana autori ed editori. Fondata alla fine dell’Ottocento, questa associazione, che è un ente pubblico, è l’unica preposta a fare da intermediario tra l’autore di un’opera e chi vuole utilizzarla.
Per un autore l’iscrizione non è obbligatoria ma “consente di avere a disposizione un’organizzazione capillare, in Italia e nel mondo, che provvede a seguire le utilizzazioni delle opere ovunque e comunque avvengano", come si legge sul sito Siae. Insomma, potreste controllare voi stessi quando vengono usati i vostri brani, riscuotere i diritti e verificare che non vi siano abusi, ma sarebbe un lavoraccio.


Il giro dei soldi

Vale la pena investire 220 euro alla prima iscrizione e altri 91,50 ogni anno successivo per lo scrupoloso monitoraggio delle opere? Non proprio. Qualunque locale che faccia musica dal vivo, pianobar o che diffonda musica da ballo, come le discoteche, deve stilare il “programma musicale” con la lista di tutti i brani eseguiti con titolo e autore. I programmi vanno poi consegnati o spediti alla Siae unitamente al compenso che è stabilito secondo criteri di capienza del locale o, nel caso delle discoteche, in percentuale sull’intero incasso della serata (10%). Pensereste che la Siae raccolga tutte queste liste e le usi per scoprire quante volte è stata eseguita una canzone di Ligabue e quante volte una del giovane autore Mario Rossi per poter distribuire a ciascuno l’esatta quota di diritti. In realtà i diritti riscossi per i cosiddetti “balli e concertini” sono basati in massima parte sulle verifiche campionarie: almeno 500 visite anonime ogni semestre nei locali del Paese, annotano di persona i brani che stanno suonando o diffondendo. È su questi verbali che si basa il 75% della ripartizione dei diritti per i concertini e il 50% per le discoteche. La percentuale rimanente dei diritti si basa su un campione pari a 1/5 dei programmi musicali pervenuti. Bastano 1.000 ispezioni all’anno per tutta l’Italia a determinare oltre il 50% dei diritti da distribuire? Come potrà Mario Rossi, autore in erba, vedersi riconosciuti i diritti per tutte le pubbliche esecuzioni nei locali della sua cittadina se i programmi compilati sono tenuti in così poco conto? Più che a un sistema proporzionale di distribuzione questa assomiglia per lui a una lotteria.


Pezzi grossi e giovani promesse

Il sistema di ripartizione cambia per i concerti veri e propri e per i passaggi radio, per la vendita di cd e dvd e per il gli utilizzi telematici. In tutti questi casi i diritti sono effettivamente determinati sulla base dei programmi musicali compilati dalle emittenti, sulle vendite, sul numero esatto dei download e degli streaming. Ma si tratta sempre di autori che hanno inciso dischi. Il sistema quindi funziona per chi ha un contratto con una casa discografica e ha scritto almeno qualche brano di grande successo. “Quello che è capitato a noi con i pezzi fatti all’epoca non ti capita spesso nella vita. È una cosa abbastanza incredibile, è andata bene”. A parlare è Johnson Righeira, membro del duo che negli anni Ottanta ha fatto ballare mezza Italia con una serie di pezzi fortunati ("Vamos a la playa", "No tengo dinero", "L’estate sta finendo") e che dopo oltre 25 anni percepisce ancora quella che definisce una “pensione” dai diritti d’autore per le utilizzazioni di quei brani. “Certo ricevere ancora soldi per cose fatte tanto tempo fa, forse impigrisce un po’, ma vale anche il principio che se continui a produrre canzoni i guadagni comunque aumentano”. E non dimentichiamo che le opere continuano a fruttare diritti fino a 70 anni dopo la morte dell'autore. La Siae è utile? “Non puoi fare i soldi senza: se il tuo pezzo fa successo come fai tu a controllare chi lo suona?”.


Rossi va in rosso

Ma l’autore che non ha ancora inciso un pezzo di successo difficilmente riuscirà a fare soldi grazie alla Siae: lo dimostra il fatto che circa il 60% degli autori musicali iscritti (cioè più di 44.000), per ammissione della Società stessa, è in perdita: spende ogni anno per l’iscrizione più di quanto guadagni in diritti. E una volta divenuto socio Siae, Mario Rossi non può più curare direttamente i propri diritti, perché la Società è l’unica delegata a farlo. Che non si azzardi quindi a mettere a disposizione per l’ascolto su Internet i suoi brani, come fanno tutti gli autori in cerca di fama: per non essere “fuorilegge” deve chiedere un permesso a Siae e pagare da 60 a 360 euro l’anno, perciò correte a ripulire i vostri profili su MySpace...


La copia si paga

Un consumatore paga i diritti d'autore su ogni opera che acquista. Il bello è che li paga anche quando non compra opere ma supporti vuoti. Si tratta dei cosiddetti “diritti per copia privata”, un sovrapprezzo che grava su tutti i supporti registrabili (dal cd vergine al videoregistratore, dal dvd registrabile al masterizzatore del computer). Ogni volta che compriamo un cd vergine, magari con l’innocente intenzione di riversarvi le foto delle vacanze, paghiamo su di esso un “equo compenso” che ci dà il diritto di fare su quel cd una copia privata di un’opera su cui esistono dei diritti d’autore. Questo incide sul prezzo di cd e dvd per almeno il 50% e di circa il 3% sugli apparecchi (e il consumatore non se ne accorge). Assistiamo quotidianamente alla moltiplicazione dei supporti registrabili; oggi la definizione calzerebbe a pennello, per esempio, alla maggior parte dei telefonini, e infatti i tentacoli del diritto per copia privata si stanno allungando anche su questi apparecchi: c'è la volontà di estendere l'equo compenso anche sui cellulari.
Nel 2007 questi diritti sono costati ai consumatori quasi 71 milioni di euro, redistribuiti dalla Siae ai propri soci, mentre oltre 3,6 milioni li ha incassati la Società per il proprio ruolo di gestore monopolista. Quanti ne avrà intascati il nostro giovane autore? Siae dichiara che per la musica la ripartizione avviene in base a "parametri proporzionali, che si riferiscono sia agli incassi per la vendita di supporti audio, emissioni radio e utilizzazioni su internet e telefonia, sia agli incassi generali". Anche di questa fetta a Mario Rossi non restano neppure le briciole.


Bollini d’oro

Li troviamo su tutti i cd e i dvd in vendita nei negozi: hanno il logo della Siae e riportano titolo e autore dell’opera. Sono i bollini che dovrebbero essere un baluardo contro la pirateria. Se il sistema è davvero così efficace chissà perché in Europa ce l’abbiamo solo in tre: noi, la Romania e il Portogallo. “I bollini costano 0,0365 oppure 0,0187 euro ciascuno, a seconda che il prodotto sia venduto da solo o in abbinamento editoriale (allegato a riviste)”, spiega Guido Scorza, avvocato esperto di diritto digitale. “Gli importi sono stabiliti per decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri nel 2001”.
L’obbligatorietà del bollino era stata sospesa perché la Corte di giustizia del’Unione europea ha sollevato un’obiezione sulla sua legittimità. “La Corte dice che il Governo italiano avrebbe dovuto comunicare alla Commissione il progetto del decreto, che può avere un effetto restrittivo della concorrenza”, spiega Scorza. Se un editore musicale tedesco vuole esportare i suoi cd in Italia deve pagare un balzello in più. “E sopportare le lungaggini imposte dal sistema, che rallenta la produzione. Perfino la Fimi, Federazione che rappresenta i discografici italiani, sostiene che il bollino rallenta le vendite e non serve contro la pirateria”, prosegue Scorza.
Un nuovo regolamento, pubblicato di recente in Gazzetta ufficiale, non solo conferma l’obbligatorietà del bollino, ma lo estende anche ad altri supporti come chiavi Usb, microchip e cd distribuiti insieme ai cellulari. In barba alla decisione della Corte di giustizia.


Le alternative

A un giovane autore non conviene iscriversi alla Siae per inseguire i diritti. Meglio produrre in proprio e lasciare la libertà di utilizzo dei brani. Per dimostrarne la paternità esistono varie alternative a costi assai ridotti.

  • Depositare la propria opera presso un notaio.
  • Criptare e spedire l'opera via email (anche a se stessi) con firma digitale.
  • Spedirla a se stessi con raccomandata a/r: fa fede il timbro postale.
  • Usare Copyzero (www.costozero.org/wai/copyzero.html) o il servizio gratuito Copyzero online, che tutela le opere dell'ingegno attraverso la firma digitale qualificata e la marca temporale.
  • È poi possibile iscriversi a una società straniera: Sacem in Francia (119 euro), Sgae in Spagna (15 euro), PRS in Gran Bretagna (10 sterline). Per i diritti maturati in Italia le società si appoggiano alla Siae, ma l'iscrizione costa meno e si paga una volta soltanto.

29/03/2009

Ferro: mancano autori per il pop italiano X Factor? Non ha star

Ferro: mancano autori per il pop italiano X Factor? Non ha star

 

La provocazione a pochi giorni dal nuovo tour. «Ho detto no al cinema, penso alla radio»

 

Tiziano Ferro
Tiziano Ferro

MILANO — Tiziano Ferro è pazzo. La voce è sulla bocca di tutti. «Me lo dicono anche i taxisti», conferma il cantautore che in questi giorni si prepara alla partenza del suo tour. Il segnale che c'è qualcosa che non va? Le canzoni che ha scritto e regalato a Giusy Ferreri. «Non ti scordar mai di me», «Novembre», «Stai fermo lì»: tre tormentoni che occupano le nostre orecchie da mesi e hanno trasformato la cassiera scoperta da «X Factor» in una star.

«Gaetana», debutto della Ferreri, ha venduto oltre 350 mila copie e questa settimana è all'ottavo posto della classifica di vendita; «Alla mia età», quarto lavoro di Tiziano, è a 300 mila copie e in settima posizione. Lui si giustifica così: «Questo mestiere ti scollega dalla realtà. Non è necessario essere sempre in prima linea. L'obiettivo per me non è finire sulle copertine. Quello che accaduto con Giusy è stata una goduria che non avevo mai provato prima». Chissà se le avesse cantate lui quelle canzoni... «Non è vero che chiunque poteva farle. Quanti le avrebbero rese così forti come ha fatto lei?». Beh, se non pazzo, allora generoso. Pochi altri suoi colleghi avrebbero fatto lo stesso. «È vero. In Italia ci sono più cantanti che canzoni», dice sottolineando la mancanza di autori in grado di firmare hit. «La canzone è l'elemento chiave. Senza quelle io non andrei da nessuna parte. I miei dischi vendono in funzione del successo dei singoli». E se c'è penuria di successi, si annunciano tempi duri per i debuttanti che ci provano con un talent show: «"Amici" non l'ho mai visto. Di "X Factor" quest'anno ho seguito poche puntate ma nessuno mi ha colpito». A novembre aveva parlato di una previsione sulle vendite fatta in busta chiusa e consegnata alla sua protetta. Giura che si è avverata: «Avevo scritto che nella hit parade di Natale la Ferreri sarebbe stata davanti a me. Me la aspettavo al primo posto, sopra la mia amica Pausini. Ma avevo sottovalutato il peso di Laura nella cultura italiana. Lei è una "realtà" non solo una cantante».

Il tour parte il 18 aprile a Rimini, e lungo le trenta date previste si fermerà due sere a Milano (4 e 5 maggio al Forum) e a Roma (24 giugno) occuperà la curva dell'Olimpico. Due ore di show con tutti i successi dei quattro album di Tiziano, impegno a sostegno dell'Avis per la donazione del sangue e impatto zero sull'ambiente perché Enel garantisce che pianterà alberi nelle città toccate. «Sarà uno spettacolo che vuole intrattenere anche a livello visivo senza che questo deprima i contenuti centrali che sono e restano le canzoni. Un palco grande, schermi ad alta definizione, momenti scenografici, tutto sarà variopinto e versatile...», anticipa Ferro. Per la musica il progetto prevede canzoni spogliate dalla parte elettronica, dai campionamenti e dai cori registrati. «Tutto cantato e tutto suonato», riassume lui. E aggiunge: «Con quell'atteggiamento live che hanno gli artisti r&b americani come Usher, Erika Badu o le Destiny's Child. Non si cambiano gli arrangiamenti, ma tutto è suonato». Cantautore, autore e poi che altro? «La tv non mi interessa. Al cinema mi hanno offerto delle parti ma ho troppo rispetto per un'arte nella quale non ci si può improvvisare. Farei radio. Anzi sto studiando un progetto con degli amici di un piccola radio di Latina. Vorrei un programma con musica scelta da me e tante chiacchiere con il pubblico».

Andrea Laffranchi


20/09/2008

Sgarbi: «Alla mostra sul Correggio c'è un falso clamoroso»

Sgarbi: «Alla mostra sul Correggio c'è un falso clamoroso»

Il critico: «Ho le prove, si tratta di una tela di un artista padano, vivente, di cui rivelerò anche il nome»

 

Preparativi per la mostra del Correggio (De Luca)
Preparativi per la mostra del Correggio
PARMA - Oltre duecento capolavori di Antonio Allegri, detto il Correggio. E un falso. Mentre Parma celebra il pittore con una grande mostra, appena inaugurata, arriva la rivelazione choc di Vittorio Sgarbi: «Tra i vari dipinti - assicura il critico a "Parma Ok" - c'è un falso. Si tratta di una tela di un artista padano, vivente, di cui rivelerò anche il nome».
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LA MOSTRA - Aperta al pubblico da sabato alla Galleria Nazionale, quella di Parma è la prima monografica che raccoglie la maggior parte delle opere mobili, un centinaio circa, provenienti dai musei di tutto il mondo. Ad essa si affianca la visita ravvicinata (con ascensore e ponteggi) agli affreschi delle cupole della Cattedrale e della Chiesa di San Giovanni (illuminate dal premio Oscar Vittorio Storaro) considerati il capolavoro assoluto del pittore cinquecentesco. Per il sindaco, Pietro Vignali, «questa mostra è un evento storico per la cultura italiana ed europea». Alla vigilia dell'apertura sono già pervenute all'organizzazione 70 mila prenotazioni. Ma adesso, dopo le dichiarazioni di Sgarbi, c'è da scommetterci che si aprirà la caccia al falso.

 


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