11/11/2010

«Maltrattavano i bambini» Sequestrato asilo nido a Pinerolo

«Maltrattavano i bambini» Sequestrato asilo nido a Pinerolo

I piccoli sarebbero stati picchiati e rinchiusi al buio. Emessi tre avvisi di garanzia

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03/06/2010

Mancato allarme a L'Aquila: indagata la "Grandi Rischi"

Mancato allarme a L'Aquila: indagata la "Grandi Rischi"

Già notificati sette avvisi di garanzia. La Commissione si riunì sei giorni prima del terremoto che sconvolse l'Abruzzo: l'accusa è di omicidio colposo.

 

Una delle foto simbolo del terremoto in Abruzzo
Una delle foto simbolo del terremoto in Abruzzo

L'AQUILA - Omicidio colposo: è l'accusa rivolta dalla procura dell'Aquila ai membri della Commissione Grandi Rischi che il 31 marzo scorso, 6 giorni prima del terremoto che sconvolse L'Aquila, parteciparono alla riunione che si tenne nel capoluogo abruzzese. Tra gli indagati, sette persone in tutto, ci sarebbero alcuni funzionari ai vertici del Dipartimento della Protezione Civile e dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Gli ufficiali di polizia giudiziaria stanno notificando in queste ore gli avvisi di garanzia. «Io in quella sera del 31 marzo ero il vaso di coccio che faceva domande, ma ricordo molto bene le parole di Enzo Boschi dell'Ingv: "ma che volete, all'Aquila prima o poi un terremoto arriva.."» ha raccontato il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente.

CONCLUSIONE INDAGINI - Le indagini della Procura ora sono finalizzate a chiarire se gli esperti ed i rappresentanti della Protezione Civile abbiano fornito alla popolazione elementi troppo rassicuranti in rapporto allo sciame. Tra gli indagati alcuni vertici della Protezione Civile, dell'Ingv, sismologi di fama mondiale e tecnici del settore. Il filone è stato aperto dopo la denuncia presentata da una trentina di cittadini secondo i quali la riunione della commissione Grandi Rischi fatta all'Aquila a cinque giorni dal tragico sisma aveva diffuso ottimismo e false rassicurazioni anche attraverso i messaggi di tecnici e amministratori. Il fascicolo in mano ai magistrati aquilani, titolari dell'inchiesta, è molto voluminoso e raccoglie non solo studi di settore in materia di prevenzione dei terremoti, ma anche le interviste rilasciate da politici e appartenenti alla Protezione civile subito dopo la chiusura della riunione. «Si tratta di un filone molto importante - ha commentato il procuratore capo Alfredo Rossini - che è stato portato a conclusione in maniera che gli indagati possano portare avanti le loro difese con serenità e con tutto il tempo necessario. Speriamo di arrivare ad un risultato conforme a quello che la gente si aspetta. Questo è un lavoro serio».

Redazione online


04/12/2008

Mancino: «'Why Not', pronto a lasciare» Napolitano chiede atti a Procura Salerno

Mancino: «'Why Not', pronto a lasciare» Napolitano chiede atti a Procura Salerno

Il plenum gli ha espresso totale solidarietà. Il presidente del Csm: «Vicenda senza precedenti, con gravi implicazioni». Il vice: «Mai chiamato Saladino»

 

 

ROMA - Svolta nell'inchiesta sul presunto "complotto" ai danni dell'ex pm Luigi de Magistris. Il presidente della Repubblica Napolitano, che è anche presidente del Csm, ha chiesto gli atti alla Procura di Salerno parlando di una «vicenda senza precedenti, con gravi implicazioni istituzionali». Atti e informazioni sulla vicenda de Magistris sono stati chiesti dal segretario generale della presidenza della Repubblica, Donato Marra, al procuratore di Salerno Lucio Di Pietro. La richiesta è stata avanzata su preciso mandato del capo dello Stato dopo la decisione di sequestrare atti di inchieste condotte dall'ex pm della procura di Catanzaro ora in servizio a Napoli. Nella lettera si parla di «vicenda senza precedenti» e di vicenda che «suscita inquietanti interrogativi»; viene inoltre paventato il rischio di «paralisi della funzione processuale»

LA GUERRA DEGLI ATTI - A seguito di ciò la Procura di Catanzaro ha bloccato gli atti già sequestrati dalla Procura di Salerno. Il provvedimento è stato firmato dal procuratore generale Enzo Jannelli e dai sostituti Garbati, De Lorenzo e Curcio. Il provvedimento di sequestro è stato notificato ai carabinieri di Salerno che erano negli uffici della Procura generale per effettuare l'indicizzazione dei documenti sequestrati relativi all'inchiesta 'Why Not' e 'Poseidone'. Un gruppo di carabinieri del Reparto operativo provinciale di Catanzaro è partito alla volta di Salerno per notificare ai magistrati campani il provvedimento di sequestro emesso dalla Procura generale del capoluogo calabrese. Inoltre sette magistrati della Procura di Salerno, fra cui il procuratore capo Apicella, sono indagati dalla Procura di Catanzaro.

 

Nicola Mancino (Ansa)
Nicola Mancino
MANCINO: «PRONTO A LASCIARE» - Oggi c'è stata anche la riunione plenaria del Csm con l'intervento del vicepresidente Nicola Mancino, che si è difeso dalle indiscrezioni diffuse via stampa. «Il giorno in cui una campagna di stampa dovesse incidere sulla mia autonomia non ho difficoltà a togliere l'incomodo» ha detto riferendosi alle notizie pubblicate dal Giornale secondo cui sarebbe coinvolto nell'inchiesta della Procura di Salerno sul "complotto" contro de Magistris, il cui trasferimento è stato deciso proprio dal Csm. «Non vorrei avere su di me neppure l'ombra di un sospetto - ha detto Mancino -, il giorno che dovesse accadere non avrei esitazione a lasciare. Ho sempre operato al servizio delle istituzioni e sono venuto al Csm per cercare di conciliare politica e magistratura, probabilmente me ne andrò senza aver raggiunto questo obiettivo, ma ciò dipende anche da quello che si muove all'esterno del Csm».

TELEFONATA A SALADINO - «Non ho mai telefonato a Saladino - ha chiarito Mancino parlando dell'ex presidente della Compagnia delle Opere e principale indagato nell'inchiesta «Why Not» -, la chiamata partita da uno dei miei numeri di telefono è stata fatta da un'altra persona, da un rappresentante di Comunione e liberazione, Angelo Arminio, che nel 2001 era nella schiera dei miei collaboratori. Saladino non lo conosco, mi è stato presentato nel 1985 per un comizio che fece un candidato delle liste Dc e appartenente a Cl, pensavo fosse milanese, non ho mai avuto rapporti con lui». «Nel 2001 - ha ricordato ancora Mancino parlando di Arminio - ho cessato di fare il presidente del Senato, e quel collaboratore ha smesso di far parte della mia segreteria». Inoltre, a quel tempo «de Magistris non era ancora destinato a Catanzaro, dove è andato solo nel 2002. Si fa tanto clamore, dunque per una telefonata che non ho fatto».

 

Luigi de Magistris (Lapresse)
Luigi de Magistris
LE INDISCREZIONI - Nell'articolo pubblicato dal Giornale si fa riferimento al decreto di perquisizione nei confronti dei magistrati di Catanzaro emesso dalla Procura di Salerno, in cui - alla pagina 442 - si dà conto di una telefonata giunta a Saladino da un numero fisso intestato a Mancino. Inoltre il Giornale cita un interrogatorio del dicembre 2007 in cui de Magistris parla del vicepresidente del Csm: «In questi mesi ho potuto registrare diverse dichiarazioni di appartenenti al Csm che in qualche modo hanno anticipato valutazioni negative sul mio operato. Mi riferisco in particolare alle dichiarazioni dei consiglieri (...) e del vicepresidente del Csm, Nicola Mancino. (...) Questo mi ha sorpreso perché come noto egli è presidente della sezione disciplinare che dovrà valutare la mia condotta». In una deposizione del novembre 2007 davanti ai giudici salernitani e riportata dall'Ansa, de Magistris afferma anche che «Why Not» gli è stata tolta quando «stavo praticamente per chiudere il procedimento» e «soprattutto stavo facendo degli atti anche molto importanti (...) che riguardavano esponenti di spicco della politica calabrese (Minniti, Tommasi, Adamo e D'Andria)». Si tratta di Marco Minniti, massimo esponente del Pd calabrese ed ex viceministro dell'Interno; Nicola Adamo ex vicepresidente della giunta regionale e attuale capogruppo del Pd alla Regione, Diego Tommasi (Verdi) ex assessore regionale all'ambiente, e Renato D'Andria (Psdi).

SOLIDARIETÀ - Il plenum del Csm ha espresso completa solidarietà a Mancino. «Eravamo ampiamente consapevoli che l'operazione in atto mira a colpire tutti noi - ha detto il togato di Magistratura Democratica, Livio Pepino -. Bisogna avere grande rigore e trasparenza con una risposta dura che ci porta a non farci intimidire». Giuseppe Berruti, rappresentante di Unicost, ha detto che «Mancino capirà che la sua missione è quella di questo consiglio, che riuscirà a reggere in questo momento difficile». Il vicepresidente, ha aggiunto Vincenzo Siniscalchi (laico del centrosinistra), «ha dato una grande prova di trasparenza democratica». Gianfranco Anedda (laico di An) ha criticato de Magistris: «Mi pare che anche in queste ore anteponga l'orgoglio personale all'interesse della magistratura che da tutto ciò esce delegittimata». Mancino, da parte sua, ha voluto ringraziare tutti i componenti del Consiglio per le loro parole sottolineando che «non ci dobbiamo chiudere a riccio, ho sempre rispettato l'esercizio della giurisdizione, ci possono anche essere eccessi, ma ci sono tre gradi di giudizio, il sistema permette che la verità possa emergere». Per questo rivendica il ruolo del Csm «che deve sempre essere svolto in totale imparzialità: il magistrato da valutare in sede amministrativa o disciplinare ha diritto a una giustizia imparziale».

DI PIETRO E ROTONDI - Solidarietà a Mancino anche da Di Pietro e Rotondi. «Non si getti fango su di lui: finché i magistrati non dicono che c'è un'inchiesta, si eviti di fare di tutta l'erba un fascio - ha detto il leader dell'Idv Antonio Di Pietro -. La stagione dei veleni non è finita, ma sarebbe giusto ridare a de Magistris le sue inchieste e permettergli di fare il suo dovere». E il ministro per l'Attuazione del programma Gianfranco Rotondi: «Chi conosce Nicola Mancino sa che nessuna ombra può esserci sulla sua autonomia e, soprattutto, sulla sua onestà personale attestata da mezzo secolo di presenza nella politica e nelle istituzioni». Michele Vietti (Udc): «Del presidente Mancino conosciamo e apprezziamo da sempre la lunga militanza al servizio delle istituzioni condotta con serietà ed equilibrio. Gli esprimiamo la nostra solidarietà».

PECORELLA - Secondo Gaetano Pecorella (deputato Pdl) «sta accadendo quello che non poteva che accadere, e cioè che una volta entrata la politica nella magistratura questa finisce per intaccare e tagliare le radici della stessa magistratura - ha detto a Radio Radicale -. Con questo sistema per cui le informazioni di garanzia, le notizie sui giornali, le telefonate più o meno interessanti vengono pubblicate, si finisce per lasciare in mano a questo o quel magistrato delle forme di epurazione. In questo modo si colpisce l'intero Csm perché Mancino lo rappresenta». Pecorella parla di «una guerra tra bande dentro la magistratura che hanno in mano persino la organizzazione interna. Il Paese non sa se a Catanzaro c'è una specie di associazione a delinquere fatta di magistrati con ramificazioni che arriverebbero addirittura al Csm oppure se c'è un gruppo di magistrati (quelli della Procura di Salerno, ndr) che ha sentito la necessità di scrivere 1.700 pagine per fare una perquisizione con lo scopo evidentemente di diffondere dati e notizie».

 


02/12/2008

Caso De Magistris, avvisi di garanzia per molti magistrati di Catanzaro

Caso De Magistris, avvisi di garanzia per molti magistrati di Catanzaro

In corso perquisizioni, sequestri e notifiche da parte dei pm della procura di Salerno, s'indaga sul presunto piano per delegittimare l'ex pm del capoluogo calabrese

 

 

 

 

CATANZARO - Numerose perquisizioni, sequestri e notifiche di avvisi di garanzia sono in corso da questa mattina, a Catanzaro, su ordine della Procura della Repubblica di Salerno, nell'ambito delle indagini, in corso ormai da più di un anno, sull'inchiesta ormai nota come «caso De Magistris».

Luigi De Magistris (LaPresse)
Luigi De Magistris
L'inchiesta parte dalla denuncia dell'attuale giudice del riesame di Napoli, trasferito d'ufficio dal Csm da suo posto di pm a Catanzaro, dopo che le sue inchieste che avevano scosso il mondo politico e giudiziario erano state avocate dagli stessi capi della procura di Catanzaro. Alla procura di Salerno sono aperti più fascicoli, tra cui alcuni che riguardano una serie di denunce presentate contro De Magistris ed altre, invece, su un presunto piano per delegittimare lo stesso De Magistris, poi trasferito dal Csm a Napoli al termine di un procedimento disciplinare.

L'INCHIESTA - In Calabria sono giunti diversi magistrati della Procura campana, fra cui il procuratore capo Luigi Apicella, ed i due sostituti procuratori della Repubblica Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi, fin dall'inizio titolari delle diverse inchieste sorte relativamente alle indagini portate avanti negli ultimi anni dall'allora sostituto procuratore in servizio a Catanzaro, ora in servizio a Napoli. Le perquisizioni ed i sequestri, con contestuale notifica dei relativi decreti, sono indirizzati a molti magistrati in servizio nel capoluogo di regione, e sono eseguiti dai magistrati di Salerno, da decine di carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo del Comando provinciale dei carabinieri di Salerno, nonchè da poliziotti della Digos dela questura salernitana. In questi minuti molti degli inquirenti si trovano negli uffici della Procura ordinaria e della Procura generale di Catanzaro. Il filone investigativo a cui fanno riferimento i provvedimenti odierni è relativo a presunti illeciti che sarebbero stati commessi nelle procedure di avocazione delle inchieste «Poseidone» e «Why Not» sottratte all'allora pm titolare, De Magistris.


27/10/2008

Vibo Valentia, terremoto in ospedale: 33 avvisi di garanzia a medici e dirigenti

Vibo Valentia, terremoto in ospedale: 33 avvisi di garanzia a medici e dirigenti

Disposto anche il sequestro dei reparti di ortopedia, immunematologia e pronto soccorso. Provvedimento scaturisce dalle indagini sulle inadeguatezze infrastrutturali dello «Jazzolino»

 

 

 

 

L'ingresso dell'ospedale di Vibo Valentia (Ansa)
L'ingresso dell'ospedale di Vibo Valentia 
VIBO VALENTIA - Sono 33 gli avvisi di garanzia notificati dai carabinieri del comando provinciale su ordine della procura della Repubblica, ad altrettanti medici, dirigenti e responsabili di settore dell'ospedale civile «Jazzolino» di Vibo Valentia. Il provvedimento, che scaturisce dalle indagini sulle inadeguatezze infrastrutturali del nosocomio e sulla morte di due ragazze, Federica Monteleone ed Eva Ruscio, dispone anche il sequestro dei reparti di ortopedia, immunematologia e pronto soccorso a causa delle gravi inadeguatezze evidenziate nel corso delle precedenti ispezioni e mai sanate.

I REATI CONTESTATI - I reati contestati ai 33 funzionari vanno dall'abuso d'ufficio all'illecito stoccaggio di rifiuti speciali, al mancato rispetto delle normative antinfortunistiche e sanitarie. L'operazione ha visto l'impiego di oltre 30 militari dell'Arma dei carabinieri che, dalle 9 di lunedì mattina stanno provvedendo a dare esecuzione ai provvedimenti emessi dalla Procura.

«GRAVI CARENZE» - «Durante le indagini sono emerse gravissime e reiterate carenze che creano gravi pericoli per l'incolumità pubblica» ha detto il Procuratore di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo, circa il sequestro dei reparti dell'ospedale. «Il sequestro predisposto - ha aggiunto - è un importante intervento deciso dai sostituti del pool creato per quanto riguarda la tutela dell'ambiente e della salute pubblica. Speriamo di acquisire ulteriori elementi di indagine che ci consentiranno di chiarire la situazione».

Federica Monteleone, morta nel gennaio del 2007 dopo alcuni giorni di coma a seguito di un blackout durante un'appendicectomia (Ansa)
Federica Monteleone, morta nel gennaio del 2007 dopo alcuni giorni di coma a seguito di un blackout durante un'appendicectomia

 

 

«Dalle indagini - ha proseguito Spagnuolo - i carabinieri, con grande professionalità, hanno riscontrato delle situazioni gravi dal punto di vista igienico-sanitario. Il sequestro non incide dal punto di vista della cura dei pazienti perché le attività proseguiranno normalmente. Il commissario dell'azienda sanitaria, inoltre, entro 30 giorni dovrà provvedere all'adeguamento delle strutture».

 800 INFRAZIONI - Già a gennaio scorso i carabinieri del Nas di Catanzaro, dopo un controllo straordinario disposto dal ministero della Salute, riscontrarono nell'ospedale di Vibo Valentia circa 800 infrazioni. In quell'occasione i carabinieri denunciarono in stato di libertà 30 persone tra dirigenti e medici della struttura ospedaliera accusati a vario titolo di inosservanza delle norme tese a garantire la sicurezza e la salubrità nei luoghi di ricovero e di lavoro. Durante i controlli fu rilevata la presenza di impianti elettrici non a norma; l'omessa custodia di rifiuti sanitari a rischio infettivo; la mancanza di requisiti igienico-sanitari e strutturali; umidità e scarsa pulizia negli ambienti di lavoro; l'impraticabilità delle vie di fuga perchè ostruite; la mancanza dei cartelli segnaletici di sicurezza; la non corretta tenuta dei registri di entrata ed uscita dei farmaci ad azione stupefacente.