09/07/2010
Usa, licenziata una giornalista della Cnn dopo un messaggio pro-imam su Twitter
Usa, licenziata una giornalista della Cnn dopo un messaggio pro-imam su TwitterOctavia Nasr aveva espresso «rispetto» per Hussein Fadlallah, noto per la sua vicinanza agli Hezbollah
| Octavia Nasr su Twitter |
NEW YORK - Ha espresso su Twitter il suo «rispetto» per il Grande Ayatollah Mohammed Hussein Fadlallah, morto domenica in Libano dopo una lunga malattia. Un messaggio che ha però suscitato aspre polemiche, visto che il personaggio in questione - una delle figure più famose del mondo sciita - negli anni Ottanta era considerato vicino agli Hezbollah libanesi ed era noto per le posizioni anti-americane e anti-israeliane. Per questo motivo, Octavia Nasr, una delle massime esperte di Medio Oriente della sua emittente, è stata licenziata dalla Cnn.
LA FRASE - La Nasr ha lasciato mercoledì il suo ufficio alla Cnn di Atlanta: «Abbiamo deciso che non poteva più lavorare in questa azienda», ha annunciato Parisa Khosravi, vice-presidente della rete per gli affari internazionali. La giornalista era alla Cnn da 20 anni: domenica aveva scritto su Twitter di aver appreso della morte di Fadlallah, «uno dei giganti di Hezbollah che rispetto molto». Il micro-messaggio era stato immediatamente attaccato da difensori di Israele: «È anche lei una simpatizzante di Hezbollah?», si era chiesto il sito Honest Reporting. In un altro messaggio su Twitter la Nasr aveva cercato di correggere il tiro: «Sembrava che appoggiassi tutte le opinioni di Fadlallah. Non è così». La giornalista ha spiegato inoltre che il «rispetto» per l'Ayatollah era legato alla sua «unica» posizione tra gli imam sciiti a favore dei diritti delle donne. La giustificazione non è bastata alla Cnn: «La sua credibiltà per occuparsi di affari mediorientali è compromessa», ha detto la Khosravi, che l'ha messa alla porta
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30/12/2009
Iran, stretta sui leader dell'opposizione «Sono nemici di Dio, vanno giustiziati»
Iran, stretta sui leader dell'opposizione «Sono nemici di Dio, vanno giustiziati»
Ahmadinejad: «proteste sono una pagliacciata organizzata da americani e sionisti». Teheran attacca Londra: «Basta interferenze». Arrestati la sorella del premio Nobel Ebadi e il riformista Karroubi. L'Onu: «Scioccati dal numero di morti e dalla violenza»
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| Scontri a Teheran (Epa) |
TEHERAN - «Una nauseante mascherata promossa da americani e sionisti». Così il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha definito le manifestazioni di protesta degli oppositori al suo regime, in cui sono morte quindici persone (ma il bilancio ufficiale è fermo a otto). «La nazione iraniana ha visto molte di queste mascherate: un sionista e un americano hanno ordinato la carnevalata e ne sono gli unici spettatori». Quindi la minaccia: «È uno spettacolo che fa vomitare, ma quelli che l'hanno pianificato e quelli che vi hanno partecipato si sbagliano». Le dichiarazioni riportate dall'agenzia di stampa ufficiale Irna sono le prime fatte da Ahmadinejad dopo la violenta repressione degli ultimi giorni.
ONU - Suonano quasi come una risposta al presidente iraniano le parole dell'alto commissario dell'Onu per i diritti umani Navi Pillay, che si è detta «scioccata» dai «morti, i feriti e gli arresti» nel quadro della repressione contro l'opposizione in Iran. «Sono scioccata per il numero di morti, feriti e arrestati. Le informazioni disponibili mostrano ancora una volta le eccessive azioni di violenza perpetrate dalle forze di sicurezza e dalla milizia paramilitare Basij».
LEADER OPPOSIZIONE - Sul fronte interno ci sono stati molti nuovi arresti di oppositori, due eccellenti: quello del leader riformista Mehdi Karroubi, costretto ai domiciliari, e quello della sorella del premio Nobel per la pace Shirin Ebadi. E si rischia una nuova stretta contro i leader dell'opposizione. Un rappresentante dell'ayatollah Ali Khamenei, la Guida suprema, ha dichiarato che sono «nemici di Dio» e dovrebbero essere giustiziati in base alla Sharia, la legge islamica. «Coloro che stanno dietro all'attuale sedizione nel Paese - ha detto Abbas Vaez-Tabasi, un religioso che rappresenta Khamenei nella provincia di Khorosan (nord-est dell’Iran) - sono mohareb (nemici di Dio) e la legge è molto chiara in merito a quella che deve essere la punizione per i mohareb». In Iran, la Sharia prevede appunto che siano condannati alla pena di morte. Va ricordato che tra le vittime di domenica c'è anche il nipote di Mir Hossein Mousavi, che sarebbe stato ucciso dalla polizia con dei colpi alla schiena. Mercoledì potrebbe essere un'altra giornata di tensione: il governo ha lanciato un invito a manifestare in favore del regime in tutte le città del Paese.
ATTACCO CONTRO LONDRA - Teheran attacca dunque la comunità internazionale. Il ministro degli Esteri Manuchehr Mottaki ha minacciato senza mezzi termini la Gran Bretagna, affermando che se non cesserà gli attacchi contro la repressione delle proteste «riceverà un pugno in bocca». Quindi l'ambasciatore inglese è stato convocato dal governo iraniano. Da Londra un portavoce del ministero degli Esteri ha sottolineato che il diplomatico risponderà «con forza» a ogni critica e insisterà sul fatto che l'Iran deve rispettare i diritti umani.
BOTTA E RISPOSTA - Lunedì il ministro degli Esteri inglese David Miliband aveva definito «preoccupante» la mancanza di autocontrollo mostrata dalle forze dell'ordine iraniane negli incidenti avvenuti nel giorno dell'Ashura. E condanne sono fioccate anche da altri Paesi della Ue e dagli Usa. «Le dichiarazioni di certe autorità straniere mostrano le cose vergognose che hanno fatto - ha replicato a tutti Mottaki -. Finora non abbiamo reso pubblici i loro dossier, su cosa hanno fatto e quando. Ma fortunatamente i popoli ne sono a conoscenza, e la faccenda è chiara». Dall'inizio delle proteste di piazza seguite alle elezioni presidenziali del 12 giugno, Mottaki ha affermato che il tutto era conseguenza di un complotto di Londra. Nessuna parola, invece, contro l'amministrazione americana, nonostante la presa di posizione di Obama, che ha duramente criticato Teheran e chiesto l'immediata scarcerazione delle persone «ingiustamente arrestate».
FRANCIA: LIBERATE I PRIGIONIERI - Sulla stessa linea la Francia, che chiede la liberazione degli oppositori detenuti in Iran, compresa la sorella di Shirin Ebadi. «Chiedo alle autorità iraniane di rispettare il diritto d’espressione democratica dei cittadini e dei partiti politici iraniani, di rispettare la libertà dei media e di liberare tutte le persone ingiustamente detenute» ha detto il ministro degli Esteri, Bernard Kouchner, aggiungendo che l'arresto di Noushine Ebadi «costituisce una pressione inaccettabile su questa coraggiosa militante della società civile». Kouchner ha espresso preoccupazione anche per la sorte di Emadeddin Baghi, giornalista e presidente dell’Associazione di difesa dei diritti dei prigionieri politici. Anche il presidente Sarkozy ha condannato «la sanguinosa repressione delle manifestazioni» e ammonito che altri arresti «aggraverebbero ulteriormente la situazione».
«COMPLOTTO DEI MEDIA OCCIDENTALI» - Il portavoce di Mottaki, Ramin Mehmanparast, ha ribadito l'accusa a diversi Paesi di fomentare le proteste, annunciando l'apertura di un'inchiesta. Ha poi precisato che diversi giornalisti sono stati arrestati «per aver agito illegalmente». Tra questi un siriano inviato di Dubai Tv; Mohammad Javad Saberi, Badrosadat Mofidi, capo dell'Associazione dei giornalisti iraniani; Nasrin Vaziri dell'agenzia Ilna e Keyvan Mehregan del quotidiano riformista Etemad. I Pasdaran, o Guardiani della rivoluzione, hanno diramato un comunicato affermando che i media occidentali distorcono le notizie con l'obiettivo di rovesciare il governo di Ahmadinejad. Sono stati arrestati anche due dirigenti del Fronte nazionale iraniano, storico partito nazional-liberale fondato nel 1949 dall'ex primo ministro Mohammad Mosaddeq. Il maggiore partito riformista, Mosharekat, ha chiesto ai responsabili del regime di «chiedere perdono al popolo e tornare alla Costituzione per uscire dalla crisi». Definisce gli incidenti di domenica «attacchi di forze militari contro gente indifesa» e le retate contro attivisti politici e giornalisti «vaste operazioni di arresti alla cieca».
ARRESTATO KARROUBI - La notizia dell'arresto dell'ex presidente del Parlamento Mehdi Karroubi è stata diffusa sui blog e su Twitter ed è stata rilanciata su Internet da un giornalista iraniano che ha dichiarato di aver ricevuto l'informazione direttamente dal figlio del leader riformista. È stato nuovamente arrestato anche il cognato dell'altro leader riformista, Mir-Hossein Mousavi. Shahpour Kazemi era già finito in carcere dopo le elezioni presidenziali di giugno con l'accusa di aver attentato alla sicurezza nazionale e pianificato «una rivoluzione» per sovvertire la Repubblica islamica. Era stato rilasciato il 26 novembre su cauzione.
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| Shirin Ebadi |
SHIRIN EBADI - Shirin Ebadi, Nobel per la pace nel 2003, ha reso noto che sua sorella è stata fermata dai servizi segreti iraniani, precisando che tre uomini e una donna si sono presentati lunedì sera nella sua casa a Teheran. Dopo una perquisizione dell'edificio, hanno prelevato la 47enne docente di medicina Noushine Ebadi e sequestrato il suo computer. «L'hanno arrestata per costringermi a mettere fine al mio lavoro - ha detto l'avvocatessa e attivista per i diritti umani -. Non ha fatto nulla di male, non è coinvolta nelle mie attività per i diritti umani e non ha mai partecipato ad alcuna protesta». Due mesi fa Noushine Ebadi era stata convocata dagli apparati di sicurezza. «Le fu detto che doveva convincermi a cessare le mie attività in difesa dei diritti umani, altrimenti sarebbe stata arrestata - ha aggiunto Shirin Ebadi, che vive all'estero dopo le elezioni presidenziali di giugno -. L'arresto di mia sorella è un atto illegale. Il Paese ha bisogno ora di calma più che in qualsiasi altro momento e questo può essere ottenuto solo rispettando la legge. Ogni atto illegale avrà conseguenze negative».
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21/12/2009
A Qom l'addio all'ayatollah Montazeri «In piazza centinaia di migliaia»
A Qom l'addio all'ayatollah Montazeri «In piazza centinaia di migliaia»
Una grande folla ai funerali del leader religioso anti-regime. Presente Moussavi. I siti riformisti riferiscono di slogan anti-governativi, scontri e arresti
| Il corpo del Grande Ayatollah Montazeri attorniato da fedeli in lutto nella sua casa di Qom, città santa sciita (Ap) |
TEHERAN - Una folla di «centinaia di migliaia», secondo siti dell'opposizione iraniana, si è radunata nella città santa iraniana di Qom per i funerali del grande ayatollah anti-regime Hossein Ali Montazeri. Secondo le stesse fonti, durante il corteo funebre, sono stati gridati slogan anti-governativi. Il sito riformista Balahtarin e alcuni testimoni sul posto parlano di una partecipazione stimata in circa 500 mila persone. I funerali si sono conclusi con la sepoltura della salma di Montazeri nel mausoleo di Masumeh Zahra, sorella dell'ottavo Imam sciita, Reza, meta ogni anno di milioni di pellegrini. I leader dell'opposizione avevano invitato i loro sostenitori a partecipare compatti alle esequie.
«SCONTRI» - Il sito di opposizione, Rahesabz.net, parla di scontri durante le esequie tra i sostenitori di Montazeri e milizie di Ansar Hezbollah, un'organizzazione paramilitare e vicina alla teocrazia islamica. I «seguaci di Dio» si sarebbero infiltrati tra la folla che partecipava ai funerali e avrebbero tentato di «interrompere la cerimonia»: «Se ne sono andati dopo tafferugli con alcuni presenti». Secondo il sito Kaleme, domenica sera a Teheran un autobus che portava un gruppo di persone al funerale è stato fermato dalle forze di sicurezza iraniane e alcuni dei passeggeri, simpatizzanti dell'opposizione, sono stati tratti in arresto.
MOUSSAVI - Alle esequie ha partecipato, tra gli altri, il capo dell' opposizione, Mir Hossein Moussavi. Le autorità di Teheran hanno vietato alla stampa straniera di partecipare ai funerali dell'ayatollah Montazeri, morto sabato a Qom a 87 anni.
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23/06/2009
Teheran-Londra, la rottura è ufficiale Espulsi due diplomatici inglesi
Teheran-Londra, la rottura è ufficiale Espulsi due diplomatici inglesi
L'onu: stop alle violenze. arrestato giornalista del «washington times». Brown: «Una mossa ingiustificata, faremo altrettanto». Il Consiglio dei Guardiani: «Il voto non sarà annullato»
TEHERAN - È scontro aperto tra Teheran e Londra. Dopo aver accusato la Gran Bretagna di pilotare le proteste, l'Iran ha espulso due diplomatici inglesi. Gordon Brown ha parlato di mossa «ingiustificata», sostenuta da accuse «completamente prive di fondamento». «In risposta a quell'azione abbiamo informato l'ambasciatore iraniano che espelleremo due diplomatici dalla loro ambasciata di Londra - ha detto il premier alla Camera dei Comuni -. Mi dispiace che l'Iran ci abbia messo in questa posizione».
MANIFESTAZIONE ANNULLATA - Poche ore prima l'ambasciatore iraniano a Londra era stato richiamato per «consultazioni» e due giorni fa il presidente Ahmadinejad aveva intimato a Usa e Gran Bretagna di fermare le interferenze negli affari interni dell'Iran. In giornata era attesa una manifestazione di studenti islamici pro-Ahmadinejad avanti all’ambasciata britannica a Teheran, poi annullata in quanto il ministero dell'Interno ha negato l'autorizzazione. Lunedì il Regno Unito ha richiamato in patria le famiglie dello staff diplomatico.
«NON CI SONO BROGLI» - Intanto il Consiglio dei Guardiani della rivoluzione, organo incaricato della verifica sulla regolarità del voto del 12 giugno, ha escluso l'ipotesi di annullamento delle elezioni. «Non ci sono stati grandi brogli o falle nelle elezioni - ha detto il portavoce Abbas Ali Kadkhoudaei -. I risultati non saranno annullati». Ahmadinejad giurerà davanti al Parlamento per il secondo mandato tra il 26 luglio e il 19 agosto, insieme al nuovo governo. Ma il leader riformista Mir Hossein Mousavi non demorde e dal suo staff arriva l'annuncio che a breve sarà pubblicato un rapporto completo su «brogli e irregolarità» compiuti durante lo scrutinio. Forte la preoccupazione nella comunità internazionale: dopo la Repubblica Ceca, anche Francia, Svezia e Finlandia hanno convocato i rispettivi rappresentanti diplomatici in Iran. Parigi chiede che venga fatta «piena luce sulla regolarità delle elezioni».
APPELLO DELL'ONU - Dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, arriva un appello alle autorità iraniane perché metta immediatamente fine agli arresti, alle minacce e all'uso della forza. Ban si dice «costernato dalle violenze post-elettorali» in Iran, «particolarmente dall'uso della forza contro i civili che ha portato a perdite in vite umane e a feriti» e «invita le autorità a rispettare i diritti civici e politici fondamentali, in particolare le libertà d'espressione, di riunione e d'informazione». Immediatamente da Teheran è arrivata l'accusa di ingerenza: «Ban Ki-moon, sotto l'influenza di alcuni poteri, sta ignorando la realtà delle elezioni in Iran e le sue critiche sono chiaramente in contraddizione con le sue mansioni. Costituiscono una chiara ingerenza nelle questioni interne dell'Iran» ha detto il portavoce del ministro degli Esteri. L'appello del segretario dell'Onu ricalca quello lanciato giorni fa dal presidente americano Barack Obama, rimasto particolarmente colpito dalle immagini delle donne iraniane in piazza che difendono il loro diritto a manifestare e dal video che mostra Neda, la giovane uccisa sabato durante gli scontri a Teheran. «Obama si è commosso per quello che abbiamo visto in televisione, dalle immagini risulta evidente che la giustizia non è stata rispettata» ha detto il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs.
Il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs ha detto che «abbiamo visto gli inizi del cambiamento» in Iran ma non ha dato l'appoggio degli Stati Uniti alle richieste di uno sciopero generale. «Penso che i manifestanti hanno ottenuto qualcosa, hanno attirato l'attenzione su quel che sta succedendo in Iran. Abbiamo visto gli inizi del cambiamento nel Paese», ha detto Gibbs.
GIORNALISTI ARRESTATI - Continua anche la "guerra" di Teheran contro i reporter stranieri, dopo che le autorità hanno vietato la libera attività della stampa indipendente accusandola di farsi «portavoce dei rivoltosi». Un giornalista greco che lavora per il Washington Times è stato arrestato: si chiamerebbe Iason Athanasiadis-Foden. Nei giorni scorso era stato incarcerato anche un giornalista di Newsweek, Maziar Bahari, con doppia cittadinanza iraniana e canadese: di lui non si hanno notizie. Domenica era stato espulso il corrispondente permanente della Bbc da Teheran, Jon Leyne, anche se l'ufficio di corrispondenza dell'emittente britannica è aperto. Il sito ufficiale del Fronte Nazionale, partito iraniano moderato di impronta liberale, ha dato inoltre notizia dell'arresto del suo leader, Kurosh Zahim, considerato più progressista dello stesso Mousavi.
IL VIDEO DI NEDA - Intanto si è appreso che il filmato della morte di Neda Soltani è stato messo su internet da un esule politico che vive in Olanda. Hamed, fuggito dall'Iran nel 2008 dopo che la polizia ha perquisito la sua casa a causa della sua attività di blogger, ha raccontato al quotidiano olandese Nrc di come ha ottenuto il filmato. Né lui né l'autore conoscevano Neda e loro stessi si erano conosciuti via Facebook. «Stavo comunicando con degli amici a Teheran via Facebook - racconta -, quando uno di loro mi ha scritto dicendo che avevano sparato a una ragazza accanto a lui e che aveva filmato tutto sul cellulare. Mi ha chiesto se lo volevo pubblicare su internet, l'ho fatto immediatamente». Teheran cerca invece di diffondere la notizia che si tratta di un falso.
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21/06/2009
Teheran: ancora scontri, decine di morti
Teheran: ancora scontri, decine di morti
La rivolta contro il regime portata avanti dai riformisti di mousavi. La Cnn: almeno 19 vittime. Ma la tv di stato replica: 10 vittime, bruciata una moschea
TEHERAN (IRAN) - Non si ferma la violenza in Iran dopo i probabili brogli che hanno sancito il trionfo del presidente uscente Mahmoud Ahmadinejad nelle recente elezioni presidenziali a dispetto di quello che avrebbe dovuto essere il vincitore, vale a dire il riformista, Mir Hossein Mousavi. E da sabato ormai è scontro aperto tra i sostenitori di Mousavi e il regime, dato che la Guida suprema della teocrazia iraniana l'ayatollah Kamenei si è schierato venerdì ufficialmente con il vincitore, vale a dire Ahmadinejad.
BAGNO DI SANGUE - La prima manifestazione non autorizzata verificatasi a Teheran sabato si è conclusa con un bagno di sangue. La tv Usa Cnn parla di almeno 19 morti, ma riporta voci raccolte da testimoni che ne hanno parlato sui siti internet di social network, che parlano anche di 150 morti e centinaia di feriti. Senza contare il morto e tre feriti a seguito dell'attentato provocato da un kamikaze che si sarebbe fatto esplodere nell'ala nord del mausoleo dell'ayatollah Khomeini, alla periferia meridionale di Teheran.
Su Youtube è stato pubblicato un filmato con la morte di una ragazza colpita dalle milizie Basaji (nella foto un frame). Un video atroce: la giovane, poco più che ventenne, è stesa a terra in una pozza di sangue e alcune persone provano a praticarle invano un massaggio cardiaco. Secondo i blogger, la ragazza è una delle due vittime di questa ennesima giornata di proteste per le vie di Teheran
LOTTA MEDIATICA - Ma lo scontro in Iran avviene non solo nelle piazze anche per il controllo dell'informazione. Dopo che il regime ha cacciato ufficialmente i cronisti stranieri le notizie arrivano con difficoltà. L'opposizione si affida al web, blog, siti e social network. Il regime replica con la propaganda di Stato affidandosi a tv, giornali e radio da lui controllate. Smentendo però diverse volte se stesso.
L'INCENDIO - Ecco dunque che da Teheran la tv di Stato manda prima la notizia che un numero imprecisato di persone sono morte sabato a Teheran per l'incendio di una moschea appiccato da «rivoltosi» nel corso proprio della manifestazione dell'opposizione. L'emittente ha anche mostrato immagini dell'edificio in fiamme. Poco dopo però arriva la smentita: nessun morto nell'incendio della moschea.
Secondo sempre la tv di stato iraniana inizialmente erano solo 13 le persone uccise negli scontri tra la polizia e quelli che vengono definiti gruppi terroristici. Cifra poi ridotta a 10 morti e un centinaio di feriti.
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13/06/2009
Ahmadinejad trionfa al primo turno Mousavi non ci sta e denuncia brogli
Ahmadinejad trionfa al primo turno Mousavi non ci sta e denuncia brogli
Lo staff dello sconfitto: il popolo non accetterà. Primi scontri a Teheran. Definiti i risultati delle elezioni presidenziali iraniane. Il candidato moderato si appella all'ayatollah Khamenei
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| Ahmadinejad, riconfermato alla guida dell'Iran (Ap) |
MILANO - Il presidente uscente Mahmoud Ahmadinejad esce vincitore già al primo turno delle elezioni presidenziali iraniane e spazza via le speranze dei moderati che puntavano su Mir Hossein Mousavi. Con l'81 per cento delle schede scrutinate, Ahmadinejad viene confermato con quasi il 65 per cento delle preferenze, mentre il leader riformista deve accontentarsi del 32 per cento. Molto più indietro l'ex comandante dei Pasdaran, Mohsen Rezai, con il 2 per cento e ancora più staccato l'ex presidente della Camera (Majlis) Mehdi Karroubi con meno dello 0,9 per cento. Secondo la Commissione Elettorale presso il ministero dell'Interno il presidente uscente ha raccolto 19.761.433 voti mentre l'ex premier ne ha ottenuti 9.541.056.
L'APPELLO ALL'AYATOLLAH - Mousavi ha denunciato brogli e annunciato ricorso al supremo leader iraniano, Alì Khamenei.L'esponente moderato ha inviato una lettera all'ayatollah. La notizia è stata data al canale in persiano della Bbc da Said Shariati, un portavoce dello stesso Mousavi, il quale ha affermato che i risultati sono «totalmente contrari alle notizie raccolte ieri» dallo staff del candidato moderato. «Anche se lui accetta questi risultati, non li accetteranno i suoi sostenitori», ha aggiunto Shariati, senza precisare il contenuto della lettera alla Guida. Shariati ha detto che in questo momento Mousavi è in riunione con i suoi consiglieri per discutere i prossimi passi da adottare. Il portavoce del candidato moderato ha aggiunto che ieri due uffici elettorali di Mousavi a Teheran sono stati attaccati da uomini in borghese che hanno lanciato gas lacrimogeni e usato manganelli.
SCONTRI A TEHERAN - Intanto arrivano già notizie di violenze di strada. Alcuni sostenitori di Mousavi hanno dato vita a proteste accese nelle vie della capitale, Teheran. «Vogliono rovinare il Paese e vogliono peggiorare le cose nei prossimi quattro mesi» urlavano i manifestanti caricati dalla polizia di fronte agli uffici utilizzati come quartier generale della campagna elettorale di Moussavi. Gli agenti hanno tentato invano di disperderli. «Resteremo qui, moriremo qui» ha gridato una donna colpita con una manganellata da un poliziotto. «Ho paura che abbiano giocato con il voto della gente» ha detto un'altra. La polizia ha chiesto ai gestori dei negozi nella zona di abbassare le serrande.
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